:: E per Natale regalate un libro – 2015

24 novembre 2015 by

per tempoÈ meglio prepararsi per tempo.
Lo dico sempre.
E soprattutto regalare libri.
Anche a Natale.
Questo è il terzo anno che chiedo ai collaboratori di Liberi di scegliere 5 libri da consigliare a Natale.
Ecco i libri di quest’anno.
Aggiornerò il  post manmano che mi arrivano le risposte, quindi passate a controllare spesso.
E intanto consiglio di dare un’ occhiata anche alle edizioni passate, qui e qui, sono consigli sempre validi, se un libro è bello non ha date di scadenza.
E siate coraggiosi, osate rischiare, regalare un libro dice tanto di chi lo riceve ma anche soprattutto di chi lo regala, e i libri si riciclano con grande facilità. Quindi evitate il rischio vaso-di-malachite-finta al matrimonio della cugina di 5 grado.

Questi sono i  miei 5:

Rumore bianco, Don DeLillo, Einaudi, trad. M. Biondi.
Un anno con Salinger, Joanna Rakoff, Neri Pozza, trad. M. Testa.
Storia di uno scrittore di storie, Sherwood Anderson, Mattioli 1885, trad. N. Manuppelli.
La solitudine dell’Occidente, Khaled Fouad Allam, Rizzoli.
L’imperatrice CiXi, Jung Chang, Longanesi, trad. E. Valdrè.

Marco Piva

CITTA’ DI POLVERE di Romano De Marco
PIU’ SPORCO DELLA NEVE di Enrico Pandiani
PER TUTTO L’ORO DEL MONDO di Massimo Carlotto
I MISTERI DI WAYWARD PINES di Blake Crouch
IL FIUME TI PORTA VIA di Giuliano Pasini

Valeria Gatti

Noi due e gli altri di Fionnuala Kearny;
Un lungo fortissimo abbraccio di Lorenzo Licalzi;
Il tuo corpo adesso è un’isola di Paola Predicatori;
Una più uno di Jojo Moyes;
L’uomo che metteva in ordine il mondo di Backman Fredrik

Irma Loredana Galgano

Sbirritudine, Glaviano
Contronatura, Mautino-Bressanini
Mio padre in una scatola di scarpe, Cavalli
Avarizia, Fittipaldi
Amore obliquo, Casella

Viviana Filippini

Via della trincea, Kari Hotakeinen (Iperborea)
Dio di illusioni, Donna Tart (Bur)
Delitto e castigo, Fedor Dostoevskij (Oscar Mondadori)
L’isola di Arturo, Elsa Morante (ET Einaudi)
La Cina sono io, Xialou Gou (Metropoli d’Asia)

Micol Borzatta

– i libri di Glenn Cooper, di cui non posso dirne solo uno perché sono tutti meravigliosi
– Il porto delle anime di Lars Kepler, molto diverso dai soliti romanzi dei Kepler ma davvero fantastico
– per una lettura più leggera i libri di Sophie Kinsella e Madeleine Wickham, nomi diversi ma stessa scrittrice
– i libri di Charlotte Link
– i libri di Clark Mary Higgings

Stefano Di Marino

Scarafaggi di Jo Nesbo (Einaudi) per ritrovare Harry Hole in un’ indagine dimenticata in Thailandia
Support and defend di Greaney e Clancy (uscito in versione italiana non so con che titolo da Rizzoli adesso) per chi ama lo spionaggio d’azione
Dopo la guerra di Hervè Le Corre, per chi ama il nero impegnato
Il cartello di Don Winslow (mi pare sia in uscita no?) per ritrovare un grande autore che ci parla di un argomento attualissimo
e alla fine….mi permettete una piccola autopromozione’
EROI DELL’OMBRA – il cinema delle spie raccotnato come un romanzo D.books (reperibile sul sito dell’editore, su Amazon e Ibs.) per vivere lo spionaggio con la passione che mi accomapgna da vent’anni.

Matilde Zubani

Specchi Rotti, Elias Khoury, Feltrinelli (2014)
Il museo dell’innocenza, Orhan Pamuk, Einaudi (2009)
La cotogna di Istanbul, Paolo Rumiz, Feltrinelli (2010)
Il manoscritto incompleto, Abdulla Kamal, Sandro Teti Ed. (2014)
Altai, Wu Ming, Einaudi (2009)

Andrea D’Angelo

Momo, M. Ende, Longanesi, (1993)
Memoria delle mie puttane tristi, G. García Márquez, Mondadori (2005)
Kitchen, B. Yoshimoto, Feltrinelli (2014)
L’inafferrabile Estetica delle Scelte Azzardate, A. D’Angelo, Erga Ed. (2015)
Il bagno, Tawada Yoko, Ripostes, (2003)

Lorenzo Mazzoni

DIARIO INDIANO, Allen Ginsberg (Il Saggiatore)
GUERRA E RIVOLUZIONE, Lev Nikolaevič Tolstoj (Feltrinelli)
LE VOLPI PALLIDE, Yannick Haenel (Edizioni Clichy)
EQUATORIA, Patrick Deville (Galaad Edizioni)
FIORI ARTIFICIALI, Luiz Ruffato (La Nuova Frontiera)

Lucilla Parisi

La scuola della carne di Yukio Mishima (Feltrinelli);
Uomini senza donne di Haruki Murakami (Einaudi);
Cattivi di Maurizio Torchio (Einaudi);
L’angioletto di Georges Simenon (Adelphi);
Satyricon a Napoli ’44 di Roberto De Simone (Einaudi).

Serena Bertogliatti

– “Divorati” di David Cronenberg
– “Trilogia della città di K” di Agota Kristof
– “C’era una volta la DDR” di Anna Funder
– “Quando Teresa si arrabbiò con Dio” di Alejandro Jodorowsky
– “Il libro delle cose nuove e strane” di Michel Faber

Federica Guglietta

– Uomini senza donne, Haruki Murakami (Einaudi, 2015);
Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, Raymond Carver (in edizione Einaudi Super ET, 2015);
L’età della febbre – Storie di questo tempo, AA. VV., a cura di Christian Raimo e Alessandro Gazoia (minimum fax, 2015);
Non sapevamo giocare a niente, Emma Reyes (edizioni SUR, 2015);
Il visconte dimezzato, Italo Calvino (in edizione Mondadori collana Oscar opere di Italo Calvino, 1993).

Federica Spinelli

L’ombra della montagna, Gregory Roberts, Neri Pozza. Un libro molto atteso e sicuramente una lettura che vale la pena fare per tutti gli amanti di Shantaram e non.
Gli anni della leggerezza- la saga dei Cazalet, Howard, Fazi editore. La perfetta ricostruzione di un’ epoca.
L’onda, Suzy Lee, Corraini. Per un po’ di poesia sotto l’albero.
Non scrivere di me, Livia Manera Sambuy, Feltrinelli. Per veri Nerd della letteratura.
Ragazzo di Manhattan, Brush, Castelvecchi. Adorabile.

Elena Romanello

– Il gatto che aggiustava i cuori di Rachel Wells
– La serie del Novecento di Ken Follett
Generazione perduta di Vera Brittain
– La serie della guerra delle Rose di Conn Iggulden
– La serie di Hania di Silvana de Mari.

Giovanni Choukhadarian

– Giuseppe Conte, Poesie, Milano, Mondadori: tutte le poesie del più importante poeta italiano, che parla d’amore, di mare, di mito, in sostanza di vita; e innàmora chi lo legge.
– Elisabetta Bucciarelli, La resistenza del maschio, Milano, NN Editore: un romanzo sugli uomini, o su un uomo, visto da 3 donne, o da una donna sola. Imperdibile
– Nuccio Ordine: Tre corone per un re, Milano, Bompiani. Il saggio più erudito e divertente da molti anni a questa parte
– Maurizio de Giovanni: Il resto della settimana, Milano, Rizzoli: perché de Giovanni racconta tutto, anche le esultanze dei calciatori dopo i goal, come fossero la cosa più naturale e importante del mondo
– Wallace Stevens: Tutte le poesie, Milano, Mondadori: curata alla perfezione da Massimo Bacigalupo, l’opera completa di un gigante del Novecento.

:: Letterine a Papa Francesco, a cura di Alessandra Buzzetti, (Gallucci, 2015) a cura di Viviana Filippini

23 novembre 2015 by
Letterine-a-papa-Francesco

Clicca sulla cover per l’acquisto

Letterine a Papa Francesco è il libro curato da Alessandra Buzzetti, giornalista del Tg5, che racchiude alcune delle migliaia di lettere che ogni giorno il Papa riceve dai bambini di tutto il mondo. Ogni lettera e biglietto viene archiviato dagli aiutanti del pontefice e, in breve tempo, i piccoli che si sono rivolti al Papa ricevono una risposta dalla Santa Sede. Il materiale scelto per il libro edito da Gallucci è stato raggruppato in dodici capitoli a diverso argomento, dove le lettere dei bambini sono precedute da brevi testi pronunciati in varie occasioni proprio dal Papa. Tre le pagine sono riportate porzioni delle lettere scritte a mano dai bambini, i loro colorati disegni e la cosa che stupisce è come da questo materiale emerga la tanta curiosità che i piccoli hanno nei confronti di Bergoglio. Dal chiedergli se preferisce Totti o Messi, al perché ci sono la cattiveria e la sofferenza nel mondo, al come si sentiva lui nel momento della prima comunione. Non mancano lettere nelle quali i giovani autori chiedono informazioni su come prendere i voti o diventare Papa, o scritti dove i piccoli chiedono a papa Francesco una preghiera per i propri cari malati e per chi soffre nel mondo. Quello che conquista di questo libro sono le parole pure, innocenti, simpatiche e anche le mature riflessioni che le bambine e i bambini rivolgono a Francesco. Allo stesso tempo sono importanti le parole del Papa che racconta di sé da adulto, ma anche da bambino, dimostrando un’umile umanità che porta il mittente e il destinatario profondamente allo stesso livello. Letterine a Papa Francesco è un libro che fa sorridere e allo stesso tempo commuove, perché ci si accorge che i bambini riescono a vedere il mondo attraverso una sguardo innocente e maturo, scovando il nocciolo delle questioni da subito, senza perdersi nei meandri dei ragionamenti, come spesso accade a noi adulti. Da ricordare, che il testo ha uno scopo solidale, in quanto tutti i proventi del diritto d’autore delle Letterine a Papa Francesco saranno interamente devoluti a favore dei “bambini del Papa”, assistiti nel Dispensario Santa Marta, situato proprio accanto alla residenza del pontefice. Il Dispensario fa capo all’Elemosiniere incaricato di gestire la beneficenza di Papa Bergoglio a Roma, e ogni giorno l’ente offre aiuto e ospitalità a circa cinquecento bambini e alle loro famiglie in difficoltà.

Alessandra Buzzetti è nata a Varese nel 1969. Giornalista e inviata in Italia e all’estero, oggi racconta le cronache vaticane sui diversi tg Mediaset. Ha conosciuto da vicino tre pontefici: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. Per Gallucci ha curato Letterine a Papa Francesco.

Source: inviato al recensore dall’editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il mio splendido migliore amico, A.G. Howard (Newton Compton, 2015), a cura di Elena Romanello

20 novembre 2015 by
il mi

Clicca sulla cover per l’acquisto

Nei mesi scorsi Alice, icona letteraria creata da Lewis Carroll e riscoperta negli anni Sessanta dai movimenti hippy e femministi, ha compiuto centocinquant’anni e mai come in questo periodo è stata amata e citata in letteratura, al cinema, nei fumetti, dai cosplayer alle fiere dei fumetti e nelle arti figurative.
Tra tutto il materiale che è uscito in tema spicca Il mio splendido migliore amico, un seguito delle avventure di Alice, ambientato al giorno d’oggi e incentrato su Alyssa, discendente di Alice, che convive da sempre con la malattia mentale della madre, che di colpo peggiora, mentre lei inizia a sentire la voce di fiori e insetti. Per salvare se stessa e la mamma dal cadere nella follia, Alyssa dovrà visitare il Paese delle meraviglie, che esiste veramente ma non è il luogo un po’ pazzo delle pagine che tutti conosciamo, ma un posto crudele e inquietante, popolato di creature che vogliono la sua perdita e che potranno però svelarle qualcosa di nuovo su se stessa. Non sarà sola in queste sue peripezie, da una parte ci sarà Jeb, il suo migliore amico, e dall’altra Morpheus, guida nel Paese delle meraviglie e sospeso tra bene e male come ruolo e intenti.
I seguiti sono sempre terreno minato, soprattutto quando a scriverli non sono più gli autori del romanzo originale, cosa qui improponibile per ovvi motivi: ma nonostante questo il libro, penalizzato da un titolo che non c’entra niente con quello originale, Splintered, letteralmente Frantumata, si rivela una piacevole sorpresa, perché omaggia un classico senza tempo, storia della prima bambina davvero moderna della letteratura, inventando qualcosa di nuovo e di originale.
Buona l’idea di attualizzare all’oggi le atmosfere del Paese delle meraviglie, ma soprattutto di renderlo non quel mondo da fiaba folle ma un mondo di paura e di inquietudine, e buono anche lo spunto di usare la trama come metafora del disagio giovanile e della malattia mentale, due argomenti totalmente tabù, salvo poi piangere di fronte a un suicidio di giovanissimi o a un tso che degenera in tragedia. I cultori della letteratura troveranno non pochi riferimenti ad un autore come Neil Gaiman, nel cui solco l’autrice si pone in maniera originale.
Il target del romanzo potrebbe essere quello adolescenziale, ma l’autrice comunque non esaurisce il tutto nei soliti intrecci sentimentali con il supporto del fantastico, costruendo una storia interessante, sia per chi ha amato e ama l’Alice classica, sia per chi magari deve ancora scoprirla. Una storia che può piacere anche a chi non è più adolescente da tempo, perché l’autrice usa il fantastico come metafora della realtà e arricchisce la trama di riferimenti incrociati e di atmosfere non banali, in una storia che comunque continuerà con nuove avventure in quel luogo magico, inquietante, pauroso e intrigante che è il Paese delle meraviglie, comunque parte dell’immaginario di tante generazioni.

Anita Grace Howard, texana, ama da sempre le storie macabre e insolite, e ha raggiunto la celebrità con la serie di Splintered, che conta cinque libri e che ha dato vita ad un fandom molto attivo negli States. Il suo sito ufficiale è http://www.aghoward.com con cui l’autrice mantiene i contatti con appassionati e incuriositi.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Info: titolo momentaneamente non disponibile.

:: Lettere a un amore perduto, Iona Grey (Giunti, 2015) a cura di Elena Romanello

19 novembre 2015 by
lett

Clicca sulla cover per l’acquisto

Diciamo la verità: leggere un titolo così da soap o da romanzetto non predispone bene verso il libro in questione, l’originale, Letters to the losts, lettere a chi si è perso, era più incisivo e meno fuorviante. Ma se si ha la pazienza e la voglia di prendere in mano questo romanzo, ci si troverà di fronte ad una storia che non è certo Liala o altre amenità, ma è ricca di vari punti di interesse, tra un passato storico ricostruito con perizia e un presente realistico e non melenso.
Jess, in fuga da un fidanzato violento dopo una vita di espedienti illuminata solo dal suo talento nel cantare, è praticamente una senza fissa dimora quando trova rifugio in una villetta della periferia londinese abbandonata da tempo, cercando un riparo momentaneo. Una lettera che arriva dagli Stati Uniti, scritta da un certo Dan, un veterano ormai anzianissimo, e rivolta ad una Stella che lì viveva durante la guerra aprirà a Jess una nuova curiosità per la vita, che la porterà a dare un nuovo inizio alla sua vita, grazie anche all’intervento di Will, giovane avvocato specializzato in recupero di eredità e da tempo in lotta contro la depressione.
Non è la prima volta che si raccontano storie tra passato e presente, e la Seconda guerra mondiale, tragica ma vittoriosa per gli anglosassoni, è un argomento che periodicamente torna in romanzi, al cinema, in televisione: ma Lettere a un amore perduto sa costruire un intreccio tra un amore impossibile perché schiavo di obblighi e regole oggi arcaiche, quello tra Stella, moglie infelice di un omosessuale represso e di conseguenza violento, e Dan, aviatore americano che non la dimenticherà mai, sa essere interessante, avvincente e mai melenso. La parte migliore e il personaggio meglio tratteggiato è però Jess, ragazza di oggi con nella sua vita disagio e violenza, una dei tanti invisibili che popolano le nostre città e sulle quali non ci si interroga più di tanto.
Iona Grey dimostra nelle pagine del suo romanzo grande interesse per la Storia, sia come accadimenti e eventi, sia come descrizione della vita delle persone, in particolare le donne, comunque grandi protagoniste anche in patria in Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale, dove si distinsero con varie mansioni che aprirono poi loro nuove prospettive verso la modernità.
Tra le pagine del libro, e in maniera non pedante, emergono comunque varie tematiche sociali sempre attuali: la condizione femminile ieri e oggi, la violenza domestica, l’omosessualità quando era reato e oggi, la depressione, il disagio sociale, la ricerca di nuove strade, e questo rende Lettere a un amore perduto decisamente qualcosa di più interessante e profondo di un romanzetto. D’accordo, è un romanzo nato per svagare, ma qualcosa dentro alla fine lo lascia, qualche spunto su cui riflettere e con cui confrontarsi. Traduttore: Silvia Castoldi.

Iona Grey vive nelle campagne del Cheshire. Laureata in Letteratura inglese all’Università di Manchester, ha sempre avuto una grande passione per la storia, in particolare per la vita delle donne nel XX secolo. Una passione che ha ispirato il suo romanzo d’esordio, in corso di traduzione in 12 Paesi presso i marchi editoriali più prestigiosi.

Source: prestito bibliotecario delle Civiche torinesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Noi due e gli altri, Fionnuala Kearney (Neri Pozza, 2015), a cura di Valeria Gatti

18 novembre 2015 by
cell

Clicca sulla cover per l’acquisto

“In certi momenti ho pensato di odiarti. Ho odiato quello che hai fatto. Ho odiato il tuo tradimento, la tue debolezza, le tue bugie; il fatto che tu mi abbia tenuto all’oscuro di tutto e che non fossi abbastanza coraggioso per dirmi la verità. Ma non ho mai odiato te”

Niente è come sembra, ha scritto il maestro Franco Battiato.
Niente è come sembra perché, molto spesso, la nostra mente viaggia lungo un asse parallelo tra realtà e immaginazione e ci trascina in errori e incomprensioni.
Niente è come sembra e io ho capito il significato di questa citazione dopo aver finito il romanzo di esordio della scrittrice  irlandese Fionnuala Kearney “Noi due e gli altri” edito da Neri Pozzi e tradotto da Cristiano Peddis.
Ma, andiamo con ordine.
Come sempre dinnanzi a un nuovo libro, ho sfiorato l’immagine pubblicata sulla copertina, in questo caso quella di una donna dall’aria malinconica sdraiata su un divano dal sapore retrò. Ho apprezzato la consistenza della copertina, quelle flessibili sono le mie preferite. Mi sono soffermata sul titolo e poi mi sono concentrata sulla sinossi. L’ho letta tutta d’un fiato, come se dovessi soddisfare un bisogno impellente, una sete divorante.
E lì è successo, la mia immaginazione ha iniziato il suo viaggio.
Sarei stata dalla parte di Beth, incondizionatamente, senza vincoli e sinceramente. Perché lei, Beth Hall, è l’incarnazione perfetta della donna che ha amato e che è stata tradita, della donna che nonostante tutto ama ancora,  che piange lacrime pure per la sua famiglia, la stessa famiglia che è stata distrutta dal tradimento di suo marito che a lei ha preferito, per la seconda volta in una manciata di anni, una donna più giovane, più appetibile, più fresca. Ma Beth non è solo questo. È una donna che deve fare i conti con una professione che fino a quel momento ha arricchito la sua vena creativa ma non le sue tasche, con un passato familiare doloroso e mai davvero superato, con una dura ed estenuante analisi per trovare la forza di costruire il suo futuro. Per lui invece,  il traditore, il maledetto, l’irriconoscente, lui, quell’Adam Hall che ha scelto la via della bugia e dell’egoismo avrei espresso solo una durissima condanna. La solidarietà femminile mi ha preso per mano e mi ha accompagnato nel romanzo con il dente avvelenato e una rabbia già pronta ad esplodere. Avrei iniziato la recensione con un avviso: GUERRA AI MASCHI.
Invece, pagina dopo pagina, le mie certezze, quelle di Beth, quelle di Adam, e quelle degli altri, di tutti coloro che sono parte della loro vita, si sono sciolte come neve al sole. Niente è come sembra, appunto.
C’è poco da scrivere quando ci si trova catapultati in un universo di emozioni. Potrei dire che è uno dei più dolci e commoventi romanzi moderni che mi siano capitati tra le mani, che è incredibile come una scrittrice all’esordio sia riuscita a miscelare ironia e rabbia, amore e rancore, segreti e verità, amicizia e solitudine, morte e rinascita con tanta bravura. Oppure potrei soffermarmi sui dialoghi che sono semplicemente perfetti, dosati e studiati con maestria, che sanno strappare un sorriso anche nei passaggi più tristi, o sulla scelta di affidare il racconto alla voce dei due protagonisti, che in prima persona alternano la loro voce per rendere ancora più credibile le loro esperienze. E poi potrei dilungarmi sul ritmo incalzante, sui temi profondi e complessi che vengono trattati con disincanto. Ma, in fondo, nessuno di questi commenti riuscirebbe a esprimere nel modo giusto la pienezza e la perfezione che il romanzo merita.
Taccio, dunque, perché non vorrei sciupare questa magica sensazione di completezza che provo, la stessa che nelle ultime pagine ricorda che i dolori sono parte della vita e, che in quanto tali, vanno vissuti fino in fondo, senza sconti.

Fionnuala Kearney vive ad Ascot con il marito. Noi due e gli altri è il suo primo romanzo.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Neri Pozza.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: L’invasione delle tenebre, Glenn Cooper (Nord, 2015), a cura di Micol Borzatta

18 novembre 2015 by
òi

Clicca sulla cover per l’acquisto

Con L’invasione delle tenebre ci troviamo a concludere il nostro viaggio negli inferi iniziato un anno fa con Dannati.
Infatti il secondo viaggio di Emily e John che abbiamo seguito in La porta delle tenebre per andare a salvare la sorella e i nipoti di lei e le altre persone che erano state trasportate, ha causato danni veramente rilevanti in tutto il paese, infatti si sono aperti dei nodi in tutto il territorio britannico che hanno aperto porte interdimensionali trasportando interi quartieri e un’intera classe di un college all’inferno, e ripopolandoli con esseri infernali, mostruosi e feroci.
All’assemblea dei maggiori ministri e competenti scienziati la prima soluzione che viene proposta è quella di spegnere il macchinario e chiudere del tutto il progetto avvalendosi della scusante che la perdita di pochi è meglio della perdita del territorio intero. Il primo ministro della difesa però è il padre di uno dei ragazzi e non vuole assolutamente rinunciare al figlio, e pur dando la colpa interamente al MAAC e in particolare per essere tornati una seconda volta in quel posto disgustoso causando così anomalie peggiori, li sollecita a sbrigarsi a iniziare una spedizione di recupero e a trovare una soluzione.
E una soluzione effettivamente c’è, e per assurdo che possa essere è proprio all’inferno: si tratta del defunto Paul Loomis, ex direttore del MAAC che si è suicidato dopo aver ammazzato la moglie e l’amante di lei anni prima.
Inizia così un nuovo viaggio tra le lande infernali cercando di sopravvivere il più a lungo possibile, con la speranza nei loro cuori che sia l’ultimo viaggio e la soluzione definitiva del problema.
Un romanzo spettacolare, ancora meglio delle aspettative scaturite dalla lettura dei due romanzi precedenti.
Ritroviamo lo stile inconfondibile di Cooper con le sue descrizioni minuziose che oltre a essere riferite alle ambientazioni create magistralmente, che trasmettono tutta l’inquietudine e il terrore al lettore come se si trovasse davvero all’inferno, le ritroviamo anche riguardanti ai personaggi, trasmettendoci le loro paure, le loro insicurezze, il loro terrore rendendoli concreti e tastabili fino ad arrivare all’animo del lettore che si ritrova al centro di un vortice di emozioni che lo catturano per tutta la durata del libro.
Atmosfere ancora più terrificanti che ci colpiscono direttamente perché oltre a interessare l’inferno, a cui ci siamo abituati negli altri due libri, stavolta riguardano anche il nostro mondo, infatti troviamo una Londra totalmente distrutta da sembrare una città fantasma, assediata dai Dannati che sono tornati nel nostro mondo e che si divertono ad andare in giro a mangiare persone, distruggere tutto e creare il caos più assoluto.
Un capitolo terrificante, nel senso più positivo del termine e relativo all’atmosfera, che chiude perfettamente una trilogia che ha saputo conquistare il mondo editoriale.

Glenn Cooper nasce a White Plains nel 1952. Scrittore, medico, archeologo, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore. Ha iniziato la sua carriera letteraria negli anni novanta, usandola come metodo per portare equilibrio nella sua vita. Nel 2009 pubblica La biblioteca dei morti, il suo primo libro, che ha avuto un successo enorme portandolo a scrivere i successivi seguiti. Divenuto famoso per essere uno scrittore molto amichevole con i suoi fan risponde direttamente ai suoi messaggi su Facebook e Twitter pur scrivendo per più di dieci mesi all’anno sette giorni su sette. Nel 2012 riceve la cittadinanza onoraria della città di Solofra in Campania.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Barbara e Laura dell’Ufficio Stampa Nord.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: I misteri di Chalk Hill, Susanne Goga (Giunti, 2015) a cura di Elena Romanello

18 novembre 2015 by
gog

Clicca sulla cover per l’acquisto

Charlotte, giovane istitutrice tedesca dell’Ottocento, è in fuga da una storia d’amore iniziata in un posto di lavoro e finita male e decide di trasferirsi in Gran Bretagna, trovando un impiego in un castello sulle colline del Surrey dove si occuperà della piccola Emily, toccata dalla recente e tragica morte della mamma.
Giunta nell’affascinante ma sinistra dimora, Charlotte percepisce subito che Emily ha non pochi problemi e si ostina a dire che la madre le appare spesso. Aiutata da Thomas Ashdown, giornalista e esperto di occultismo, Charlotte scoprirà una verità molto inquietante e incredibile, che sconvolgerà la sua vita.
Non è nuova la fascinazione che i tedeschi sentono per la Gran Bretagna, e negli ultimi anni, complici anche gli adattamenti teutonici di romanzi britannici, la cosa semmai è cresciuta. D’altro canto l’Inghilterra vittoriana è un luogo archetipo di narrazioni, amato praticamente in tutto il mondo, per atmosfere, intrecci, leggende metropolitane, misteri, tutte cose che si ritrovano nelle pagine del libro.
Susanne Goga ama molto il mondo vittoriano, conosce senz’altro bene la letteratura dell’epoca, Jane Eyre in testa, che fa da modello alla storia, ma anche Conan Doyle e Dickens, ma anche la Storia, la società, le atmosfere e le curiosità, come l’importanza dello studio dei fenomeni psichici e paranormali con un approccio scientifico e positivista, lo stesso che mosse tra gli altri in Italia anche Cesare Lombroso. Tutto questo traspare dalle pagine de I misteri di Chalk Hill, che avvincono, con una conclusione che ovviamente non va anticipata ma che è abbastanza un discreto colpo di scena, anche se, per i lettori più smaliziati, era anticipata già da un po’.
Detto questo, il libro non è molto originale, riprende schemi, personaggi, archetipi, qualche stereotipo, ed è un po’ prevedibile, soprattutto per chi è cresciuto e vive a pane e Inghilterra vittoriana, che è poi il pubblico di questo tipo di romanzi. Ma se si vuole leggere un qualcosa che immerge in luoghi e tempi amati, il libro accontenta e soddisfa, ricostruendo un mondo che piace ancora oggi, a distanza di un secolo e mezzo. E per fortuna il romanzo non scade nel rosa, ma rimane sempre ben sospeso tra il gotico, una sorta di indagine alla X-Files ante litteram, e il romanzo di ambientazione storica, in un microcosmo inquietante di un castello in cui alla fine ci si sente sempre stimolati, spaventati ma anche rassicurati.

Susanne Goga è nata nel 1967 in Germania, a Mönchengladbach, dove vive con la sua famiglia. Dopo una lunga esperienza come traduttrice letteraria, è diventata un’affermata autrice di gialli e romanzi storico-sentimentali. Ama molto la Gran Bretagna e alla fine del libro c’è una piccola guida per vedere dal vero alcuni posti descritti.

Source: prestito bibliotecario delle Civiche torinesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: I pesci non hanno gambe, Jón Kalman Stefánsson, (Iperborea, 2015), a cura di Viviana Filippini

16 novembre 2015 by
index

Clicca sulla cover per l’acquisto

I pesci non hanno gambe e questo lo sappiamo tutti, ma la stessa frase è il titolo del libro dello scrittore Jón Kalman Stefánsson, pubblicato in Italia da Iperborea. Nelle pagine del romanzo emerge tutto il fascino delle grandi terre islandesi e del mondo della cittadina di Keflavik, dove si sviluppa la trama narrativa, in un equilibrato gioco alternato di passato e presente. La voce narrante (un amico del protagonista) ci porta dentro alla storia che ha al centro Ari, un poeta di vocazione diventato, nel corso degli anni, un editore di fama internazionale. Non si capisce cosa o chi abbia scosso nel profondo l’animo di Ari, ma lui ad un certo punto scapperà in Danimarca, abbandonando la moglie e i figli. Qui riceverà una lettera del padre, le cui parole potrebbe portare Ari a tornare nella terra nera di Keflavik. Dalle vicende di questo singolo uomo prende il via un viaggio a ritroso nel tempo che condurrà il lettore a scoprire, da un lato, la storia familiare di Ari e, dall’altro, ad avere un quadro sul mondo islandese nel corso dei secoli. Come Ari, anche sua nonna Margrét, un secolo prima di lui, abbandonò il Canada e tornò a Keflavik, sposando l’uomo che aveva scelto fin dalla sua prima infanzia ma, poco dopo il matrimonio, la donna si accorse che la sua vita sarebbe stata caratterizzata da una profonda solitudine, perché il marito pescatore l’avrebbe lasciata spesso sola per lavorare. Da questo piccolo cosmo si tratteggia una Keflavik dove gli abitanti del passato – e anche quelli del presente- vivevano principalmente di pesca. Nel villaggio, diventato cittadina, ogni giorno è uguale a se stesso, chi non esce in mare a pescare, lavora nelle industrie che puliscono e fanno essiccare il pesce mettendolo su appositi tralicci, seguendo un ciclo continuo che rende la vita monotona e ripetitiva. L’unico elemento che portò a Kelfavik un momento di spumeggiante vitalità, ma anche molti dubbi e perplessità, fu l’arrivo degli americani che, in mezzo a quelle dure rocce di basalto, costruirono un aeroporto, un fatto che a noi potrebbe sembrare cosa da poco, ma che per la cittadina segnò un vero cambiamento. Ari e i suoi amici entrarono in contatto con realtà, mode usi e costumi del tutto nuovi. Coca-cola, caramelle gommose, cibi in scatola, jeans e musica, come quella dei Pink Floyd e Beatles, divennero dei veri e proprio oggetti da collezione, per i quali i giovani del paese erano pronti a tutto per averli, pure a mettersi nei guai. Tutto questo accade in un mondo affascinante e allo stesso tempo brullo, dove chi legge ha la sensazione di essere vicino, emotivamente e fisicamente, ai personaggi protagonisti. I pesci non hanno gambe è il primo capitolo di una saga che ha al cuore dell’intreccio Ari, la sua famiglia e il territorio islandese caratterizzato dal quel senso di deserta solitudine che, al posto di tranquillizzare, inquieta gli animi di chi vi è nato e vissuto. Onnipresente è il mare, quella massa blu che a volte dona e a volte toglie, nella quale i pesci, che non hanno le gambe, nuotano seguendo o opponendosi alle correnti delle acque. Ne I pesci non hanno gambe di Stefánsson il protagonista non è solo, ma è circondato da più voci, che creano un vero e proprio coro di storie, testimonianze, sentimenti, paure,emozioni e desideri di riscatto umano che spingono tutti i personaggi, proprio come i pesci del titolo, ad affrontare – spesso controcorrente – le insidie che la vita riserva. Traduzione Silvia Cosimini.

Jón Kalman Stefánsson (Reykjavík, 1963), ex professore e bibliotecario, è passato alla narrativa dopo tre raccolte poetiche. I suoi romanzi sono stati nominati più volte al Premio del Consiglio Nordico e pubblicati dalle più importanti case editrici europee. Luce d’estate ed è subito notte ha ricevuto nel 2005 il Premio Islandese per la Letteratura. Paradiso e inferno, primo volume della sua trilogia, è stato definito il miglior romanzo islandese degli ultimi anni.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Iperborea.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: “Amore obliquo” di Maria Teresa Casella (Streetlib, 2015), a cura di Irma Loredana Galgano

15 novembre 2015 by
cas

Clicca sulla cover per l’acquisto

Maria Teresa Casella ripropone in versione digitale Amore obliquo (Streetlib, 2015), già edito nel 2011 con EmmaBooks.
Amore obliquo della Casella è un libro che va letto domandandosi «che cos’è in fondo la pazzia?».
Pazzo è colui che non riesce a mantenere comportamenti “normali” o chi invece riesce a celare alla perfezione la sua follia dietro la maschera della normalità?

«Se provò un’emozione, le rimase intrappolata nella mente. Scambiai la sua passività per inesperienza. L’indifferenza per timore. La freddezza per infelicità.»

Pirandello, il quale ha cercato di indagare a lungo i comportamenti degli uomini e la mente umana, era giunto alla conclusione che per liberarsi dei “mali del mondo” l’uomo non avesse che due possibilità: il suicidio o la follia. Per Linda, protagonista del libro di Maria Teresa Casella, le due alternative si mescolano e si fondono fino a quando non si realizza che è necessaria una distinzione ulteriore tra suicidio fisico, che verrà poi, e suicidio mentale, alienazione volontaria che potrà anche sembrare simile o uguale alla follia ma non lo è. La vera follia è di coloro che hanno coscienza di ciò che accade e fingono di non vederlo, per ipocrisia, per comodità. Linda ha “scelto” la sua schizofrenia. Il suo essere borderline equivale a un suicidio mentale che in un primo momento le appare la soluzione ideale. Linda è crudele, è malata, deviata ma è al contempo una vittima, di se stessa e degli altri.

«Qui, rinchiuso, le emozioni sono stilettate. Ognuna è un dolore che ti fa sentire vivo, ma questa non è vita. La mia vita era con Linda. Lei diventò parte di me dal primo istante in cui la vidi. Adesso, prigioniero, capisco meglio la sua prigionia. Queste catene che stringono e costringono, reali o immaginarie restano catene.»

Umberto Capasso, giornalista per metà scrittore, come lui stesso si definisce, diventa vittima di un’ossessione che tarda a intendere non essere la sua. Crede di aiutare chi in realtà lo sta usando e cerca di salvare chi tenta di incastrarlo. Vive il suo amore obliquo con «la ragazza storta» con la medesima predestinata incosapevolezza con cui assiste e indaga i crimini efferati in cui resta, suo malgrado, coinvolto.

«No, non posso cosegnare ad altri il suo mistero. Non la do a nessuno questa agenda. Solo io posso capire, intuire, risolvere. Anche queste pagine bianche, ad esempio, raccontano qualcosa di lei: c’è la sua vita pure qui, in questi bordi bruciacchiati, in questi fori lasciati dalla punta della penna. Queste pagine non sono vuote: queste pagine sono il vuoto.»

Umberto, pur muovendosi nel caos mentale più totale, ha sempre avvertito la profonda sensazione di dover salvare Linda, l’errore è consistito nell’aver creduto che se fosse riuscito a salvarla da se stessa avrebbe risolto ogni problema. E così, ancora una volta Linda, nel totale isolamento mentale nel quale sopravvive, sceglie di agire da sola, decide per tutti perché convinta che altro non le resta da fare.

«Mi fermai a pensare proprio lì, in quella confusione. Spintonato dalla mischia. Frastornato dalla musica, dalle luci di una notte piena di vita. Da gente che voleva divertirsi, e ci riusciva. Io non ero come loro, non più. Non ridevo come loro, con quel gusto.»

Amore obliquo di Maria Teresa Casella è un libro intenso, a modo suo ribelle, come Linda e la sua storia, la «la ragazza storta» e la sua mente, come Umberto e il suo amore distorto, perché è un sentimento, obliquo.

Maria Teresa Casella, meglio nota al pubblico come Theresa Melville, dal 1996 scrive romance storici editi da Mondadori, pubblicando ad oggi ventinove titoli. L’ultimo uscito, nell’agosto del 2012, è Notte di Speranza, il secondo libro della trilogia dei Tourangeau. Dal 2008 si dedica in parallelo a un genere narrativo decisamente diverso, il noir.
Nel 2010 escono due suoi racconti in altrettante antologie: il racconto Progetti per il futuro in Eros&Thanatos (Supergiallo Mondadori) e Aspetta in Racconti erotici per un anno, Delos Book. L’Amore obliquo è il suo primo romanzo noir, una storia estrema, la cruda analisi di una passione torbida e struggente. Sito: www.theresamelville.it

Source: ebook del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Parla come mangi – Libri letti in lingua originale: Lontano, Jean-Christophe Grangé (Albin Michel, 2015)

14 novembre 2015 by

grangéNon è facile scrivere questa recensione. Più che per una difficoltà oggettiva, (il libro è lungo quasi 800 pagine, è di per sè complesso, e l’ho letto in lingua originale, per cui alcune parti è molto probabile che non le abbia comprese perfettamente), non è facile perchè Lontano di Jean-Christophe Grangé l’ho finito di leggere ieri poche ore prima che la televisone mi comunicasse i fatti terroristici di cui Parigi è stata vittima. Mi dispiace funestare questa recensione con questa premessa ma è giusto che sappiate lo spirito con cui la scrivo. La televisione parla di guerra, altri morti, altra sofferenza e parlare di libri è la mia forma di resistenza. Ho ricevuto Lontano dall’editore francese Albin Michel, non è ancora uscito in Italia, penso uscirà sempre per Garzanti la prossima primavera, probabilmente in questo momento stesso c’è un traduttore al lavoro su queste pagine. Lontano è un thriller che prevede un seguito, non tutte le parti saranno chiarite, ci sarà una seconda parte che uscirà presumibilmente in Francia questa primavera. In tutto qualcosa come 1600 pagine, l’opera più ambiziosa e complessa di Grangé. Non sono un recensore imparziale, da I fiumi di porpora ho seguito questo autore anomalo con grande interesse. Amo il suo stile, il suo toccare temi seri inserendoli in trame ricche di suspense, colpi di scena e un tocco di fantascienza, e fantapolitica, con uno sguardo al sociale frutto del suo passato di giornalista. Lui sì che ha molto viaggiato e visto molte parti del mondo, anche difficili, terreni di guerra, di scontri economici. Grangé è uno che sa, e è uno che sa scrivere le cose in modo che la gente abbia voglia di leggerle. Pensiamo all’ Africa, ai danni del colonialismo, al razzismo, alle lotte finanziarie per l’accaparramento delle materie prime. Materie da studiarsi all’università direte voi. Nei suoi romanzi invece chiunque può confrontarsi con queste tematiche anche se l’autore continua a sostenere che scrive romanzi di evasione, per intrattenere i suoi lettori non educarli. Lontano resta un thriller non è un saggio socioeconomico, ha soluzioni narrative atte a creare suspense, inserisce rivelazioni drammatiche, cambi di prosepettiva e derive scientifiche che appunto potremmo definire fantascienza. Pensiamo all’eugenica di I fiumi di porpora, o agli studi sul cervello e sulla memoria de L’impero dei lupi. Un fondo di verità scientifica su una struttura narrativa fatta di pura fiction. Questo è lo stile di Grangé. Lontano ha per protagonista un clan familiare, i Morvan. E lo sviluppo dei personaggi del partriarca Gregoire e dei figli Erwan, Loic e Gaelle è il punto di forza del romanzo, la parte dove si vede l’autore ha profuso più cure. Gregoire Morvan è un uomo di Stato, un uomo che conosce i retroscena di una Repubblica piena di luci e di ombre. Un uomo che ha sempre svolto il lavoro sporco per una sua idea di onestà e coerenza. Erwan il maggiore è quello che più gli somiglia ma ha altre idee, fa parte di un’ altra generazione. Loic e Gaelle sono i due figli più fragili, più tormentati, più problematici con le loro storie di droga lui e prostituzione lei. Una famiglia insomma problematica, che sì rappresenta i buoni ma non è priva di ombre, soprattutto Gregoire Morvan. La storia prende il via partendo da un’ indagine. Un giovane pilota viene ucciso per un apparente caso di nonnismo durante un’ esercitazione in Bretagna, nei dintorni di Brest, paese d’origine della famiglia Morvan. Erwan è certo che ci sia invece in azione un serial killer, misteriosamente legato a un’altro serial killer di cui si occupò suo padre quanrant’anni prima, l’Homme-clou. Padre e figlio dovranno allearsi per fare luce su questa faccenda che unirà Francia e Africa, pratiche tribali, e strani esperimenti medici. Un colpo di scena finale ci accompagnerà verso la seconda parte, in cui forse, avremo tutte le risposte. Forse. Avviso che ci sono alcune parti molto crude e cruente. Non per tutti.

Jean-Christophe Grangé è autore di romanzi di grandissimo successo che hanno ampliato i confini del thriller tradizionale: Il volo delle cicogne, I fiumi di porpora, Il concilio di pietra, L’impero dei lupi, La linea nera, Il giuramento, Miserere, L’istinto del sangue. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo e venduti in milioni di copie, sono pubblicati in Italia da Garzanti. Spesso sono stati portati sul grande schermo, e I fiumi di porpora ha vinto il premio Grinzane Cinema 2007 per il miglior libro da cui è stato tratto un film.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Aurore dell’Ufficio Stampa Michel Albin.

:: Diario di Vlad, aspirante vampiro, Fabrizio Casa, (Rizzoli 2015), a cura di Viviana Filippini

12 novembre 2015 by
3446512-9788817081191

Clicca sulla cover per l’acquisto

Vlad è il ragazzino di Diario di Vlad, aspirante vampiro, di Fabrizio Casa edito da Rizzoli. Però, e c’è un però, Vald non è come gli altri ragazzini. Lui è orfano, vive con genitori adottivi, è un asso nella matemagika e ha capito di non essere come gli altri. Vlad sa di essere un vampiro. Questo non gli impedirà di vivere mirabolanti avventure con i suoi compagni di classe e di affrontare con coraggio i soliti bulletti pronti a fare i guastafeste. Vlad è simpatico, a volte scapestrato, ma in lui ci sono tante qualità come la passione per l’enigmistica, per i giochi di parole. Il nostro amichetto dai canini a punta è spensierato come tutti i ragazzi della sua età: ascolta musica, legge fumetti e nelle parole dove compare il “ch” mette la “K”. Allo stesso tempo Vlad dimostra di essere anche maturo e responsabile, quando prende posizione contro i prepotenti di turno o cerca il suo amico Tariq misteriosamente scomparso. A rendere il libro coinvolgente ci sono le illustrazioni di Tuono Pettinato che, con il rosso e il nero, riesce a far entrare ogni lettore nella vita del simpatico e geniale Vlad. Diario di Vlad, aspirante vampiro di Fabrizio Cosa è una storia per bambini dai 10 anni in su, ma allo stesso tempo credo possa essere visto come un romanzo di formazione, perché il piccolo protagonista sta diventando grande cercando di comprendere al meglio la sua natura e le conseguenze che da essa derivano. Vlad vive la sua diversità rendendosi conto che alcuni suoi comportamenti riesce a comprenderli solo lui e i tormenti che lo animano possono essere visti come tutti i travagli provati dagli adolescenti alla ricerca di se stessi. Dolori necessari per comprendere il proprio io, nella speranza che anche gli altri che lo circondano, lo accettino per quello che è.

Fabrizio Casa è autore di trasmissioni TV, ideatore di giochi da tavolo, cura la rubrica RAGAZZI di RAITelevideo (pag. 586), organizza per il Consiglio Nazionale delle Ricerche Scienziati e studenti un concorso di video divulgativi premiati al Festival della Scienza di Genova. Ha pubblicato il fantasy Le metamorfosi di Ghinta (Fanucci 2001), il romanzo per adolescenti Batte forte il cuore(Sinnos 2007). Ha tradotto e adattato Il richiamo della forestaZanna biancaIl giro del mondo in 80 giorniRobinson Crusoe (Biancoenero 2008). Pioggia sporca (Sinnos 2011) è stato adottato come testo di lettura da oltre 500 studenti delle scuole medie e superiori

Tuono Pettinato è lo pseudonimo di Andrea Paggiaro, fumettista e illustratore italiano. Inizia a pubblicare fumetti autoprodotti durante la frequentazione del DAMS nel corso della prima metà degli anni duemila. Dal 2005 collabora con la casa editrice Campanila, illustrando vari libri per l’infanzia. Ha realizzato le biografie a fumetti di Galileo Galilei, Giuseppe Garibaldi e del matematico inglese Alan Turing. Insieme ai fumettisti Ratigher, LRNZ, Dr. Pira e Maicol & Mirco ha creato il collettivo Super Amici, con cui ha pubblicato le riviste Hobby Comics e Pic Nic. Il gruppo cambia nome nel 2013, diventando Fratelli del cielo, e l’anno successivo LRNZ si allontana per dedicarsi ai propri lavori. Dal 2013 collabora con il sito Fumettologica, per cui cura la rubrica Tippy Tuesday. Nel 2014 è stato premiato come “Miglior Autore Unico” a Lucca Comics & Games. Ha inoltre collaborato con le riviste XL, Animals e Linus.

Source: libro del recensore, richiesto all’editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il piu bel libro di Grangé – I risultati

7 novembre 2015 by

Dunque il più bel libro di Grangé votato dai nostri lettori é:

(rullo di tamburi)

I fiumi di porporafium

Non avete votato in tantissimi, forse se foste stati di più il risultato sarebbe stato più interessante, ma che dire forse non si discosta troppo dal vero. I fiumi di porpora è un successo editoriale piuttosto inaspettato. Europeo, marcatamente francese, in un periodo in cui il thriller per antonomasia era americano. E diciamolo quando pensiamo a thriller europei di successo pensiamo a quelli scandinavi, al massimo tedeschi se proprio vogliamo sbilanciarci. Ma alla Francia no. Seppure qualche nome si potrebbe fare e non risulterebbe del tutto sconosciuto. La Francia è famosa per il noir, anzi molti ritengono l’abbia proprio inventato. Ma il thriller d’azione, poliziesco, con sfumature horror e qualche spruzzata filosofica/sociale non ci fa venire in mente subito la Francia. Almeno prima di Grangé. Autore che mi dicono non è molto letto in America e nemmeno in Italia. I fiumi di porpora è oggettivamente un libro molto bello, cinematografico (ne hanno tratto un film forse altrettanto famoso che anche se non regge molto il confronto con il libro, assieme a L’impero dei lupi, non mi stanco mai di vedere) che tratta un tema serio e drammatico per l’Europa uscita dall’incubo nazista: l’eugenetica. A parte i tempi narrativi perfetti, il buon incontro/scontro tra i due protagonisti (uno un vecchio flic che sta sull’anima un po’ a tutti, l’altro un giovane figlio di immigrati magrebini catapultato nella polizia dalle banlieue), ben caratterizzati e simpatici, l’ambientazione insolita di montagna, la comunità chiusa, il mistero, l’orrore, I fiumi di porpora resta nell’immaginario perchè è un libro onesto, vero, credibile, pur nelle sue derive fantascientifiche. Quando arriviamo a Guernon con il commissario parigino Pierre Niémans, non abbiamo la più pallida idea di cosa andremo in contro. Di cosa c’è dietro al delitto, macabro fin che volete. Di cosa nascondono le mura imponenti, antiche e rassicuranti dell’ università di Guernon, tempio della cultura, culla dell’elite intellettuale, in un paese (come la Francia) che considera grandemente la cultura, forse più che da noi. E Grangé proprio in questo nucleo spurio ci mette il grande segreto che nasconde il libro. Un piano diabolico, che sfido io non sia venuto in mente davvero a qualcuno. Forse non così in grande stile, tipo catena di montaggio, ma quel tanto che basta da mettere inquietudine nel lettore. Ora sto leggendo Lontano, forse il più ambizioso romanzo di Grangé, fra prima e seconda parte che uscirà in Francia questa primavera qualcosa come 1600 pagine. Una storia forte come un pugno nello stomaco, davvero poco politicamente corretta. Sono davvero curiosa di scoprire che effetto farà quando arriverà in Italia.