:: Il mio splendido migliore amico, A.G. Howard (Newton Compton, 2015), a cura di Elena Romanello

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Nei mesi scorsi Alice, icona letteraria creata da Lewis Carroll e riscoperta negli anni Sessanta dai movimenti hippy e femministi, ha compiuto centocinquant’anni e mai come in questo periodo è stata amata e citata in letteratura, al cinema, nei fumetti, dai cosplayer alle fiere dei fumetti e nelle arti figurative.
Tra tutto il materiale che è uscito in tema spicca Il mio splendido migliore amico, un seguito delle avventure di Alice, ambientato al giorno d’oggi e incentrato su Alyssa, discendente di Alice, che convive da sempre con la malattia mentale della madre, che di colpo peggiora, mentre lei inizia a sentire la voce di fiori e insetti. Per salvare se stessa e la mamma dal cadere nella follia, Alyssa dovrà visitare il Paese delle meraviglie, che esiste veramente ma non è il luogo un po’ pazzo delle pagine che tutti conosciamo, ma un posto crudele e inquietante, popolato di creature che vogliono la sua perdita e che potranno però svelarle qualcosa di nuovo su se stessa. Non sarà sola in queste sue peripezie, da una parte ci sarà Jeb, il suo migliore amico, e dall’altra Morpheus, guida nel Paese delle meraviglie e sospeso tra bene e male come ruolo e intenti.
I seguiti sono sempre terreno minato, soprattutto quando a scriverli non sono più gli autori del romanzo originale, cosa qui improponibile per ovvi motivi: ma nonostante questo il libro, penalizzato da un titolo che non c’entra niente con quello originale, Splintered, letteralmente Frantumata, si rivela una piacevole sorpresa, perché omaggia un classico senza tempo, storia della prima bambina davvero moderna della letteratura, inventando qualcosa di nuovo e di originale.
Buona l’idea di attualizzare all’oggi le atmosfere del Paese delle meraviglie, ma soprattutto di renderlo non quel mondo da fiaba folle ma un mondo di paura e di inquietudine, e buono anche lo spunto di usare la trama come metafora del disagio giovanile e della malattia mentale, due argomenti totalmente tabù, salvo poi piangere di fronte a un suicidio di giovanissimi o a un tso che degenera in tragedia. I cultori della letteratura troveranno non pochi riferimenti ad un autore come Neil Gaiman, nel cui solco l’autrice si pone in maniera originale.
Il target del romanzo potrebbe essere quello adolescenziale, ma l’autrice comunque non esaurisce il tutto nei soliti intrecci sentimentali con il supporto del fantastico, costruendo una storia interessante, sia per chi ha amato e ama l’Alice classica, sia per chi magari deve ancora scoprirla. Una storia che può piacere anche a chi non è più adolescente da tempo, perché l’autrice usa il fantastico come metafora della realtà e arricchisce la trama di riferimenti incrociati e di atmosfere non banali, in una storia che comunque continuerà con nuove avventure in quel luogo magico, inquietante, pauroso e intrigante che è il Paese delle meraviglie, comunque parte dell’immaginario di tante generazioni.

Anita Grace Howard, texana, ama da sempre le storie macabre e insolite, e ha raggiunto la celebrità con la serie di Splintered, che conta cinque libri e che ha dato vita ad un fandom molto attivo negli States. Il suo sito ufficiale è http://www.aghoward.com con cui l’autrice mantiene i contatti con appassionati e incuriositi.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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