:: L’ultimo bicchiere di Klingsor, Torgny Lindgren, (Iperborea 2016) a cura di Viviana Filippini

13 luglio 2016 by
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Klingsor. Quando ho letto il nome nel titolo del libro L’ultimo bicchiere di Klingsor di Torgny Lindgren edito da Iperborea, ho cominciato ad avere un chiodo fisso in testa, perché mi ricordava qualcosa. A forza di scavare nella memoria mi sono ricordata che Klingsor è anche il protagonista del romanzo autobiografico di Herman Hesse (L’ultima estate di Klingsor), uscito nel 1920, con protagonista un pittore dalla vita appassionata e, ad un certo punto, in crisi. In realtà, anche il Klingsor di Lindgren è un artista, lui fa il pittore e chi leggerà il libro conoscerà la sua storia seguendo i passi e le ricerche che due critici stanno raccogliendo per farne un libro. La vicenda, ambientata nei paesi nordici, parte dal momento in cui il pittore Klingsor cammina nel bosco e trova su un ceppo di legno, ben saldo e ritto, un vecchio e antico bicchiere – l’ultimo- utilizzato da un suo lontano parente per sbronzarsi a Pentecoste. Quel bicchiere, rimasto intatto dopo un secolo, diventa per Klingsor una sorta di oracolo, dal quale il protagonista prende spunto per una propria riflessione personale – e molto particolare- sul senso della realtà. Klingsor afferma che ogni cosa esistente sulla faccia della terra è materia viva e pulsante, anche quando essa appartiene a quegli oggetti e cose che si ritengono inanimati. Per esprimere quella che per Klingsor è una vera e propria rivelazione, lui inizia a prendere lezioni di pittura per corrispondenza da una certa Fanny. Nella trama narrativa le loro lezioni a distanza diventeranno il mezzo per lo scambio di opinioni pittoriche ed esistenziali, e quando Klingsor comunicherà alla docente la sua sacra verità, lei si dimostrerà molto scettica. Lo additerà come un visionario e come un artista molto vicino agli uomini primitivi che veneravano gli oggetti o si creavano feticci. Klingsor non si farà intimorire da nulla e da nessuno, anzi reagirà con la sua ironia congenita, quell’arma che lo sostiene sempre, senza tradirlo mai, nella sua indagine esistenziale e filosofica. Il pittore non ascolta le critiche e gli attacchi, ma procede nel suo creare e cercare, facendo quadri su quadri, anche se in realtà le tele ritraggono solo oggetti e sempre gli stessi. La ricerca di Klingsor diventa per lui una vera e propria ossessione, e chiodo fisso è pure la indefinibile, ma squisita, zuppa ribollita più volte, che l’uomo usa come pasto dal quale recuperare energia e lo stimolo per continuare a cercare la sua verità. Questo impegno costante non impedirà al pittore di trovare moglie (la stessa Fanny) e di andare oltre la critiche di tutti coloro che non coprendono il suo bisogno di dipingere. Il personaggio creato dallo svedese Lindgren è un uomo originale, fuori dai canoni tradizionali, a tratti potrebbe sembrare folle e un individuo strambo da tenere ai margini della società ma, per Klingsor, protagonista di L’ultimo bicchiere di Klingsor i giudizi altrui sono irrilevanti, per lui dipingere non è solo un semplice mettere colori sulla tela. Per il pittore Klingsor muovere la mano sul quadro è un atto fisico ed emotivo, è un raccontare e sostenere il fatto che per lui non esiste confine tra la vita e la morte, perché la materia – anche se inanimata- è vita e la vita è materia. Traduzione Carmen Giorgetti Cima. Postfazione Lucio Morawetz.

Torgny Lindgren nato nel 1938 nel Västerbotten, nel nord della Svezia, è uno degli autori più originali ed eclettici per temi e scrittura della narrativa scandinava contemporanea. Accademico di Svezia, insignito dei più prestigiosi premi in patria e all’estero, dal Premio del Consiglio Nordico al Prix Fémina, e definito da Le Monde “tra i veramente grandi”, è noto anche in Italia per gli otto titoli già tradotti, tra cui BetsabeaPer amore della verità e La ricetta perfetta.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca dell’ Ufficio Stampa Iperborea.

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:: Tutta la verità su Gloria Ellis, Martyn Bedford (De Agostini, 2016) a cura di Micol Borzatta

13 luglio 2016 by
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Gloria è una ragazzina di soli quindici anni che odia la sua vita. Da quando il fratello maggiore Ivan è andato via di casa per frequentare il college, lei ha dovuto cambiare molto di se stessa per adeguarsi e conformarsi con la realtà che la circondava, ma sempre più spesso si ritrova a pensare che la sua vita è solo una menzogna, vorrebbe scappare, ma non ne ha il coraggio. Almeno fino a quando nella sua scuola non arriva Uman Padeem. Un ragazzo molto particolare che non ha paura di sfidare i professori o qualsiasi altra persona e non si lascia convincere a fare niente che non voglia.
Una sera Gloria dice a sua madre che dorme a casa di una sua amica, ma invece sparisce per due settimane.
I genitori sono distrutti e la polizia non smette di cercarla, quando compare come dal nulla.
La poliziotta Ryan è obbligata a interrogarla e Gloria racconterà tutto quello che le è capitato in quei quindici giorni, quello che ha pensato e perché lo ha fatto. È il momento della verità e soltanto la verità.
Un romanzo diverso da tutti i romanzi.
Già in partenza possiamo notare che Bedford ha voluto scegliere uno stile tutto particolare. Il romanzo infatti si apre con un interrogatorio, e per la precisione quello di Gloria Ellis, dando subito al lettore le informazioni di quella che sarà la protagonista del libro, che ci viene comunicato anche nel titolo, e del fatto che il mistero sottointeso è la sua sparizione per ben quindici giorni. Informazioni che invece di portare il lettore a distaccarsi dalla lettura, lo intrigano e lo coinvolgono perché rimangono in sospeso fino a quando dal secondo capitolo non sarà proprio Gloria a narrare in prima persona raccontandoci i suoi pensieri e quello che ha vissuto, seguendo quello che è il punto di vista di una bambina di quindici anni.
La trama, molto ben sviluppata, va a toccare tutti quegli argomenti caldi per un’adolescente, Gloria infatti racconta il suo sentirsi fuori luogo, il suo diventare convenzionale solo per uniformarsi con la società, il suo malessere emotivo causato da una famiglia che non la capisce fino in fondo e il suo primo amore.
Temi molto importanti che purtroppo colpiscono quotidianamente quasi ogni ragazzo e ogni ragazza e che spesso non hanno il coraggio di raccontare e di aprirsi. Il tutto farcito da eventi misteriosi che appaiono in un modo ma in realtà sono completamente l’opposto.

Martyn Bedford nasce a Croydon, nella zona sud di Londra, nel 1959.
Dopo aver ottenuto un Master of Arts in Scrittura creativa all’università dell’Anglia orientale lavora per 12 anni come giornalista.
Ha insegnato scrittura creativa all’Università di Manchester e all’Università di Leeds.
Nel 1996 pubblica Acts of Revision, nel 1997 Exit, Orange & Red, nel 1999 The Houdini Girl, nel 2000 Black Cat e The Virtual Disappearance of Miriam, nel 2006 The Island of Lost Souls, nel 2011 Flip – Scambio di persona, e nel 2016 Tutta la verità su Gloria Ellis.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Riccardo dell’ Ufficio Stampa De Agostini.

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:: The Graveyard Book, Neil Gaiman, P. Craig Russell (NPE, 2015) a cura di Elena Romanello

13 luglio 2016 by
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Prima di scrivere vari romanzi, per adulti e ragazzi, Neil Gaiman nasce come fumettista, visto che è autore della monumentale saga di Sandman, e non c’è da stupirsi se è rimasto questo suo legame con il mondo delle nuvole parlanti, dove spesso torna per raccontare in un altro modo le sue storie scritte.
The graveyard book è una graphic novel, uscita in italiano per il piccolo ma interessante editore Nicola Pesce, ispirata al romanzo di Gaiman noto in italiano come Il figlio del cimitero (Mondadori) e con i disegni di P. Craig Russell. Anche in fumetto, la storia rispetta perfettamente la vicenda originale, un romanzo fantastico certo, ma anche una storia di formazione su modello dei grandi romanzi dell’Ottocento, Dickens in testa, con archetipi come il rapporto con la morte e il cimitero che è luogo di passaggio tra vivi e morti e anche quindi di confronto tra dimensioni diverse dell’esistere.
Un vecchio detto africano dice che c’è bisogno di un villaggio per crescere un bambino: per Nobody, piccolo sfuggito al massacro della sua famiglia, sarà il cimitero dove si rifugia a crescerlo, con l’ombra della morte a cavallo, fantasmi di varie epoche anche dimenticati, come una strega morta poco più grande di lui che il protagonista aiuterà a trovare pace, un vampiro che è l’unico aggancio con il mondo fuori. Gli anni passeranno per Nobody detto Bod, con incontri con l’universo dei vivi, il pericolo incombente che qualcuno torni e finisca il lavoro per un oscuro disegno esoterico e il desiderio di scoprire il mondo fuori e nello stesso tempo rimanere con quella che è la sua famiglia.
The graveyard book, metafora del crescere e del significato vasto di famiglia, funziona quindi anche in disegni, accurati e pronti a riflettere le atmosfere tra vita e morte dell’odissea di Nobody nella ricerca di se stesso. Uno stile grafico, quello di Russell, che in questo caso si avvicina alla tradizione di illustrazioni britanniche, quell’immaginario fantastico in cui Gaiman pone le sue radici, tra fiaba, mito, folklore, leggenda.
Un libro, compendio del romanzo ma anche godibile a se stante, che non può mancare se si ama Neil Gaiman, autore dai mille volti e dalle mille sperimentazioni, ma che può essere anche un primo approccio al suo mondo. Perché vale per tutti, anche se non cresci in un cimitero con un vampiro come mentore, il sapere che un giorno sul cavallo della morte si salirà comunque ma che prima c’è la vita, in cui bisogna entrare con gli occhi e il cuore spalancati.

Neil Gaiman, inglese di origine e statunitense di adozione, è fumettista e scrittore, autore di opere come Sandman, Death l’alto costo della vita, Stardust, American Gods, Coraline. Vincitore di numerosi premi è considerato uno dei più grandi autori del fantastico viventi.

Craig Russell, vive nell’Ohio e ha alle spalle una carriera quarantennale come disegnatore di fumetti e graphic novel. Nel suo curriculum figurano supereroi e adattamenti di opere classiche come le Fairy Tales di Oscar Wilde. Di Neil Gaiman ha già adattato Coraline e The Dream Hunters.

Source: acquisto del recensore al Salone del Libro di Torino.

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:: Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2016, a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari (Bordeaux, 2016)

12 luglio 2016 by
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La battaglia da vincere affinché tanti giovani musulmani non si trasformino in “attentatori fai da te” pronti a fare strage nei paesi dove sono nati e cresciuti è soprattutto culturale. Per questo la guerra della comunicazione è tanto importante.
Spegnere gli account dei sostenitori dell’Isis, arrestare chi diffonde sulla rete i proclami del Califfato o replicare con gli stessi mezzi sembra insufficiente di fronte alla determinazione e alla spregiudicatezza dell’esercito dei tagliagole.
Forse sarebbe più efficace interrompere il flusso di denaro che sostiene le campagne militari e mediatiche dello Stato islamico. Indagare davvero su chi c’è dietro ai finanziamenti a questi estremisti, su chi fornisce loro le armi e le attrezzature video di ultima generazione, su chi li aiuta a montare e a diffondere i loro raccapriccianti filmati. Nello stesso tempo è utile smascherare le false informazioni che circolano in rete, perché il confine tra vero e verosimile sembra confondersi ogni giorno di più. I media e i professionisti dell’informazione dovrebbero valutare con maggior attenzione provenienza e attendibilità dei materiali prima di pubblicarli, soprattutto se presi dal web, soppesandone l’utilità informativa più che la logica di “cassetta” o il timore di “bucare” quello che appare in rete. Bombardati da tante immagini di violenza e notizie frutto di propaganda i cittadini rischiano di perdersi. L’asticella dell’indignazione dell’opinione pubblica si sta spostando di giorno in giorno sempre più in alto, come avviene nei programmi televisivi in cui la ripetitività richiede sempre nuovi colpi di scena per ridestare l’attenzione. Il rischio è quello dell’abitudine.

Oggi voglio presentare ai lettori di Liberi di scrivere un testo se vogliamo complesso, ma anche interessante e di stretta attualità, che potrà essere utile sia ai cosiddetti addetti ai lavori (studiosi, docenti, analisti, giornalisti) come ai semplici lettori, coscienti del mondo che li ci circonda, persone che si fanno domande, che cercano di analizzare e comprendere la realtà alla luce di un più serio approccio interpretativo. Insomma se non siete animati da questa curiosità, l’accostarsi a questo testo potrà sembrare decisamente ostico, ma se invece come avete familiarità con testi storici e di geopolitica, non potrete che trovarlo una lettura degna di attenzione e densa di spunti di approfondimento. Per coloro che non hanno questa familiarità cercherò comunque, nel mio modesto ruolo di cultore della materia, di fornire le più semplici chiavi interpretative per un’ agevole lettura.
Il testo si intitola Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2016 (Bordeaux, 2016) ed è il frutto del lavoro congiunto di numerosi esperti, – storici, analisti politici, analisti economici- , che hanno unito le loro forze nel tentativo immane di fare chiarezza, di evidenziare punti certi di analisi, di giungere a sicure conclusioni, per quanto la materia, quanto mai magmatica, lo permetta. Come è stato sottolineato in un dibattito viviamo in un mondo velocissimo, tutto ciò che si scrive è già parte del passato, per cui è bene sottolineare che questo testo, la cui pubblicazione ha una cadenza annuale, (esistono già due volumi riguardanti l’anno 2013 e 2014), è aggiornato al 31 ottobre 2015. Tenuto conto di questo, e partendo dal principio che attingendo alle radici storiche si può meglio capire l’attualità, e il presente, cercherò di darvi le informazioni basilari, anche piuttosto schematiche, per avvicinarvi al testo.
Innanzitutto la realizzazione della ricerca e della pubblicazione dell’ Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2016 rientrano nell’ambito delle attività scientifiche dell’area di ricerca storico- politica dell’Istituto di Studi Politici S. Pio V di Roma, in collaborazione con il CeSI (Centro Studi Internazionali). Responsabili scientifici e curatori dell’opera sono il professore associato di Storia contemporanea Andrea Ungari e il dottore in Storia d’Europa Francesco Anghelone. La prefazione è a cura di Antonio Iodice (presidente dell’Istituto di Studi Politici San Pio V). L’ introduzione è di Andrea Margelletti (presidente del Centro Studi Internazionali (CESI). E la postfazione, dal titolo L’Europa e il Mediterraneo, è di Stefano Polli (vice direttore dell’Agenzia ANSA).
Il corpo del testo è composto da due brevi saggi introduttivi di approfondimento, Media e Social Media dalle primavere arabe allo Stato Islamico di Alfredo Macchi e Lo stato Islamico: nascita e ascesa del nuovo modello di riferimento del terrorismo globale di Gabriele Iacovino. Seguiti da undici schede paesi, composte da una parte storica e una parte contemporanea, cadenzata da un profilo politico, economico e sociale. Andrea Ungari si occupa del profilo storico di Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Israele, e Autorità Nazionale Palestinese. Marco Di Liddo del profilo contemporaneo di Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Turchia. Francesco Anghelone del profilo storico di Egitto, Libano, Siria, Giordania e Turchia. L’analista Francesca Manenti del profilo contemporaneo di Israele. Stefania Azzolina del profilo contemporaneo della Autorità Nazionale Palestinese, Libano e Giordania. E infine Francesco Tosato del profilo contemporaneo della Siria, se vogliamo il più scottante data la guerra in corso e l’occupazione di parte del suo territorio da parte dello Stato Islamico.
Come dicevo l’utilità di questo testo non si limita a interessare gli addetti ai lavori, (molto di quello di cui si parla è conosciuto, ma qui viene espresso in modo sistematico, organico e sintetico, rispettando naturalmente l’aspetto scientifico e i rimandi bibliografici puntuali ed esaurienti) ma si estende anche ai lettori comuni grazie all’agilità di consultazione.
Non è un testo da leggere dalla prima pagina all’ultima, per lo meno io non mi sono approcciata con queste modalità. Ho letto certo in ordine prefazione e introduzione, per farmi un’idea degli argomenti che sarebbero stato trattati, poi ho letto la postfazione. Inseguito i due saggi introduttivi, che focalizzano gli argomenti principali dell’edizione di quest’anno: il ruolo dei mass media e lo stato islamico come modello di riferimento del terrorismo globale, solo pochi anni fa rappresentato da Al-Qāʿida. Inseguito sono passata a leggere le schede paese, partendo dalla Siria, la Turchia e l’Egitto. Poi sono passata a studiare le due schede rispettivamente dedicate e Israele e Autorità Nazionale Palestinese, e poi via via tutte le altre, in ordine casuale. Insomma ho gestito lo studio del testo con un approccio molto libero, e il testo fortunatamente lo permette.
Se vogliamo focalizzare i principali punti che possono interessare più o meno tutti, direi innanzitutto di considerare quanto la guerra in atto compiuta dallo Stato Islamico, non è esclusivamente una guerra di conquista territoriale, ovvero svolta su piano militare, ma lo scontro avviene ad un piano più alto ed esteso, in prima analisi culturale, politico, economico e sociale. Sembra un’ ovvietà, ma non lo è affatto in quadro quanto mai complesso e vittima di disinformazione. A quest’ ultimo tema si ricollega l’interessante approfondimento di Alfredo Macchi, e per chi volesse approfondire ulteriormente anche l’ intervista da noi condotta a Bruno Ballardini, autore di ISIS®. Il marketing dell’apocalisse (Baldini Castoldi 2015). Un altro tema è il disimpegno statunitense, prima in un certo senso paladini e propugnatori delle varie primavere arabe con la collaterale democratizzazione del Medio Oriente e Nord Africa, e poi chiusi nelle loro questioni interne o se mai rivolti a guardare verso il Pacifico e la Cina. Altro tema è le colpe e il ruolo dell’ Unione Europea, quanto mai essenziale per la normalizzazione delle sponde Sud del Mediterraneo.
In conclusione una lettura davvero proficua, che forse non giunge a conclusioni inequivocabili, (come potrebbe) ma aiuta a far luce su questioni da molti affrontate con superficialità e pressappochismo. La difficoltà dei temi non le giustifica, e non le scusa. Non in un momento storico così difficile e delicato.

In memoria di Nahel

Francesco Anghelone Coordinatore scientifico dell’Area di ricerca storico-politica dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, è dottore di ricerca in Storia d’Europa presso la “Sapienza” di Roma e collabora con «Aspenia online». È autore di numerose pubblicazioni su Grecia, Turchia, Cipro e l’intero Mediterraneo sud-orientale.

Andrea Ungari Professore associato di Storia contemporanea presso l’Università Guglielmo Marconi e docente di Teoria e Storia dei Partiti e dei Movimenti politici presso l’Università Luiss-Guido Carli. I suoi studi si sono concentrati sulla storia politica dell’Italia liberale e di quella repubblicana e sulla storia militare, con una particolare attenzione al ruolo dell’Esercito e dell’Aeronautica nella Prima guerra mondiale. Recentemente, ha collaborato con lo Stato Maggiore dell’Esercito all’elaborazione del volume Prospecta, sulle linee evolutive dell’Esercito italiano.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Bordeaux.

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:: Il Settimino, Fabrizio Borgio (Acheron Books, 2016) a cura di Micol Borzatta

11 luglio 2016 by

indexDavide Bo sembra all’apparenza un ragazzo normale, ma è nato al settimo mese di gravidanza, oltretutto figlio di settimino. Questa sua condizione lo porta a manifestare dei poteri speciali.
Dopo che da ragazzo ha fatto saltare in aria la testa del padre con la forza del pensiero, dopo che lui uccise con un fucile la madre e la sorella, Davide è tenuto d’occhio, anche se a distanza, dal DIP, il Dipartimento Indagini Paranormali, più specificatamente da Stefano Drago.
Sarà proprio Drago che, anni dopo, interverrà per proteggere Davide da un gruppo dell’AISI che lo vuole rapire per utilizzarlo nel loro progetto Caino.
Tuttavia una terza forza in campo tenterà di confondere le acque e intralciare le indagini di Drago con lo scopo di uccidere Davide.
Drago si troverà a dover combattere contro il tempo e scoprire cos’è il progetto Caino, chi sono i resposabili coinvolti arrivando a smascherarli fin nelle più alte sfere e nello stesso tempo proteggere se stesso e Davide da morte certa.
Romanzo molto particolare con una partenza subito a tutto gas che fa capire subito al lettore il ritmo di narrazione a cui deve abituarsi per stare dietro alla lettura.
I fatti vengono descritti molto dettagliatamente, ma nello stesso tempo Borgio riesce a mantenere un’aurea di mistero che incuriosisce il lettore invogliandolo a leggere sempre di più dimenticandosi del mondo esterno.
Anche le indagini del DIP sono descritte molto minuziosamente, e anche se a volte sembrano noiose, come quando descrivono i filmati visionati, rendono il tutto molto più realistico, infatti nella realtà ci sono anche le parti noiose nelle indagini che non possono essere saltate se si vuole arrivare alla giusta conclusione. Ed è proprio quello che l’autore fa, una descrizione realistica con i giusti ritmi così da dare senso di realtà anche al lettore che percepisce il romanzo come un avvenimento concreto che gli si sta svolgendo intorno, dove non si ritrova nel ruolo di spettatore ma di protagonista.
Un’altra qualità del romanzo sono le parti accademiche che permettono al lettore di imparare cose nuove rendendolo sempre più interessante ed entrando sempre più nel profondo della narrazione, anche se una piccola critica viene spontanea, almeno per chi non è piemontese: l’autore usa troppe frasi scritte in dialetto che rimangono incomprensibili al lettore, a meno che, come dicevo prima, non è piemontese.
Per quanto riguarda la trama si può dire solo stupefacente. Un ottimo mix tra realtà e finzione che unisce due generi totalmente diversi, noir e fantasy, in un unico romanzo, in un’escalation vincente che il lettore non potrà mai dimenticare dopo averla assaporata fino alla fine.

Fabrizio Borgio nasce nel 1968 ad Asti. Nato prematuramente, e in anni inquieti, passa la sua infanzia e la sua crescita sviluppando fantasia e creatività leggendo libri e fumetti.
Appassionato di cinema e letteratura, nella fase adolescenziale, inizia a scrivere racconti.
Congedato dall’Esercito e buttato nel mondo del lavoro inizia a scrivere. Segue stages di sceneggiatura. Partecipa al premio letterario Il nocciolino di Chivasso ricevendo un premio dalla giuria.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Samuel dell’ufficio stampa Acheron Books.

:: La filosofia di Charlie Brown, Charles M. Schulz (Magazzini Salani, Anno 2015), a cura di Daniela Distefano

11 luglio 2016 by
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Dopo “Peanuts. E’ dura nascondersi dietro qualcuno che è verticale quando tu sei orizzontale” (2014) e “La filosofia di Snoopy. Era una notte buia e tempestosa” (2014), “La filosofia di Charlie Brown” (2015) è il terzo evento letterario di una trilogia che consacra la maestria di Charles M. Schulz nel far sorridere il lettore di ogni età convergendo la sua simpatia nei confronti di un “adorabile perdente”.
Apparso per la prima volta il 2 ottobre 1950, il buon vecchio Charlie Brown è capitano della peggiore squadra di baseball al mondo, non riesce a trovare il coraggio per parlare con la ragazzina dai capelli rossi, ma continua a sperarci, non si preoccupa mai di come comincia la giornata, è come andrà a finire che lo turba. Se la vita è come un gioco.. a volte si vince, a volte si perde, Charlie Brown sarebbe contento anche di pareggiare. Ecco due perle della sua scalmanata saggezza:

Battuti di nuovo, sono così stanco che non riesco a muovermi, sono perfino troppo stanco per piangere, se mi mettessi a piangere, le lacrime non mi correrebbero giù, scenderebbero camminando.

Una volta cercavo di prendere ogni giorno come veniva.. sai, vivere alla giornata.. la mia filosofia è cambiata… mi sono ridotto a vivere alla mezza giornata!

E’ un universo colorato quello di Charlie Brown, eroe incompreso persino dal suo cane. Vorrebbe trovare il coraggio di esorcizzare  le sue paure, ma  dirige una squadra che lo boicotta ad ogni partita. Il suo personaggio è sempre fedele a se stesso, vive di grandi slanci di amicizia, è pessimista creativo, si allena nella palestra del pensiero come antidoto ai malesseri della sua età. Il segreto del suo perenne successo? La tenacia nell’accettare le sconfitte.

Charles M. Schulz nasce a Minneapolis, nel Minnesota, il 26 novembre 1922. Schulz disegna Snoopy e la sua banda per 50 anni senza interruzione. Muore nel 2000, il giorno prima della pubblicazione della sua ultima striscia, dopo aver realizzato 17.897 strisce quotidiane e tavole domenicali.

Source: inviato al recensore dall’editore.

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:: La vita a rovescio, Simona Baldelli (Giunti, 2016) a cura di Elena Romanello

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Un paio d’anni fa lo storico Marzio Barbagli ha scritto un interessante e scorrevole saggio, Storia di Caterina che per ott’anni vestì abiti da uomo, che raccontava la vita di Caterina Vizzani, vissuta nel Settecento in Italia centrale, ragazza travestitasi da uomo per poter esercitare un mestiere che le permettesse di vivere ma anche per poter assecondare il suo amore per le altre donne, cosa allora messa sullo stesso piano della stregoneria.
Tra le persone rimaste colpite dal libro di Barbagli c’è Simona Baldelli, che ha scelto nel romanzo La vita a rovescio di raccontare la storia di Caterina come in un romanzo: del resto, di materia ce ne era, in questa epopea tragica e picaresca, da un’infanzia segnata dal vaiolo e dal desiderio di essere diversa fino alla prematura morte in un duello per seduzione, tra luci, abbastanza poche, e tante ombre del Secolo dei Lumi, un mondo comunque dominato dai maschi e dove le donne, ancora più di oggi, erano viste solo in funzione del potere patriarcale.
La vita a rovescio è quindi un romanzo storico, che racconta la vita materiale, anche nei dettagli più allucinanti come le abitudini igieniche, di chi per secoli non è comparso nei libri di scuola, sia perché appartenente ad una classe sociale non agiata, sia perché donna e per lo più lesbica, qualcosa di cui per secoli si è negata la stessa esistenza. Una vita materiale descritta con vivacità e spietatezza, scavando anche nell’intimità di donne oppresse da regole arcaiche ma capaci di cercare, sia pure di nascosto, una sorta di felicità.
C’è anche molto femminismo nella storia di Caterina, deturpata dal vaiolo, da sempre attratta da ruoli non certo consoni ai pochi offerti alle donne, che fa i conti anche con la condizione subordinata delle sue amanti, prostitute, cameriere, ragazze di buona famiglia, nobildonne, monache, ereditiere, tutte alle prese con i limiti del loro sesso che lei riesce a evitare grazie al suo travestimento. Poi ovviamente c’è anche la tematica omosessuale, e fa piacere vedere come anche in Italia, in un momento cruciale per i diritti, stiano uscendo tanti romanzi in tema, mentre in fondo si capisce come ancora oggi, in tempi di riproposta di ruoli di sottomissione per la donna e di stereotipi eterosessisti, certi discorsi siano attualissimi.
Caterina del resto è modernissima, un’eroina di romanzo storico non stupida e sottomessa al desiderio maschile come è stato per decenni, ma una ragazza in cerca di amore, desiderio, libertà e felicità, con il suo lavoro, con la sua intelligenza e il suo desiderio di amare chi incontra. E la cosa importante è che è esistita davvero.

Simona Baldelli è nata a Pesaro e vive a Roma. Ha esordito con Evelina e le fate, finalista al Premio Calvino e vincitore del premio John Fante opera prima. A questo hanno fatto seguito Il tempo bambino e La vita a rovescio, tutti e due per Giunti.

Source: inviato al recensore dall’editore.

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:: In che direzione stiamo andando

10 luglio 2016 by

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Ricevo a cadenza fissa una quantità interessante di cv di laureate in Lettere (alcune specializzate in Editoria) che vogliono collaborare con il blog. La cosa è sicuramente positiva, mi fa piacere, significa che il blog è conosciuto ed è stimato il nostro lavoro. Specifico che sono un blog, non ci sarà nessuna retribuzione, perché nessuno di noi è retribuito. Gli editori non ci pagano, si limitano a mandarci i libri (alcune volte, non sempre). Non penso sia giusto, ma è un’altra questione. Solo se riuscissi a rendere produttivo il blog, potrei direttamente io retribuire i collaboratori. Ma nonostante i miei sforzi (e le ho provate davvero tutte) questo non si è ancora verificato.
Dicevo tante ragazze (sono per lo più ragazze) preparate, brillanti, amanti dei libri si rivolgono a me e per alcuni versi non so se la strada intrapresa sia quella giusta o meno. L’idea che il mio blog sia collettivo, mi piace, mi piace la pluralità di voci, ognuna ha il suo stile, la sua particolare propensione per un genere o un altro, insomma credo che anche per i lettori sia arricchente, o per lo meno interessante.
Dirigere la baracca non è semplicissimo, e non sono poche le volte in cui la fatica mi fa dire: ma ne vale davvero la pena? Negli anni mi è stato detto che il blogging (specialmente letterario) è un hobby, si fa per passione. Ma non credo sia vero del tutto, si impara anche molto, si allacciano relazioni, si impara a gestire lo stress, per un futuro in cui si potrà mettere tutte queste skill a servizio di un lavoro vero nell’ambito editoriale, remunerato. Per cui sono sempre felice, anzi incoraggio i collaboratori a cercare una dimensione lavorativa, e non sono triste quando ci lasciano.
Insomma il blogging è come una palestra, una forma di volontariato letterario, per me addirittura una vocazione, se ha senso definirla tale. A ondate crescono fenomeni di sensibilizzazione riguardo al fatto che il lavoro editoriale vada retribuito, che lavorare gratis non sia giusto (se vuoi fare volontariato fallo per gli anziani, per i bambini, per le fasce disagiate, per i malati mi è stato detto) ma il lavoro del blogger non viene quasi mai considerato lavoro gratuito. E’ un hobby appunto, non che non esistano blogger professionali che tengono in piedi siti aziendali, scrivano articoli retribuiti, pubblichino saggi etc… con partita IVA, insomma veri professionisti.
Ma cosa permette di fare questo salto? e poi è un salto davvero voluto da tutti? Molti blogger preferiscono essere amatoriali, non avere impegni, ne rapporti regolati da contratti, pagamenti, tasse da pagare. Scelta legittima di solito praticata da chi un lavoro ufficiale già ce l’ha. E il blogging è appunto un hobby, da fare nei ritagli di tempo, la sera tardi, o la mattina presto. Insomma senza scadenze, impegni, aspettative. E sono tante le blogger animate da questo spirito, di solito lavorando per un blog personale, con pubblicazioni aperiodiche e un po’ anarchiche.
Il mio blog non è più amatoriale (da molto) e non ancora professionale. Viviamo come in un limbo e l’unica cosa positiva è il flusso ininterrotto di lettori. Non tantissimi, ma fedeli, costanti, sia che aggiorniamo che no. Per lo più lettori italiani, al secondo posto americani. Poi molti dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna, dalla Russia, in misura minore dai restanti stati del mondo libero. Insomma senza di loro il blog morirebbe. Dicevo è una nicchia piccolissima di gente a cui interessa conoscere la nostra opinione.
Quanti di questi lettori si trasformino in compratori di libri, non lo so, e avendo una collaborazione con un negozio online come Libreria universitaria, candidamente posso dire che mi piacerebbe se comprassero dai nostri link. Ancora lo fanno in pochi. I rapporti con gli editori sono buoni, civili in alcuni casi anche cordiali. Ci inviano le loro segnalazioni, ci invitano a fiere, eventi, presentazioni in Casa editrice, se vogliamo intervistare un autore si fanno in quattro mettendo a nostra disposizione anche i loro traduttori (è successo, continua a succedere). Fiere come il Salone del Libro di Torino hanno elevato anche i blogger al rango di operatori professionali.
Insomma non tutto va male dal nostro versante, ci sono spiragli di schiarita. Solo che bisogna avere tanta pazienza, e umiltà.
Perché ho scritto questo post? Per fare chiarezza, soprattutto con me stessa. Per fare il punto. Per capire in che direzione stiamo andando. E se vale ancora la pena lottare. Ecco forse ho più domande che risposte, ma so che è quello che amo fare, è quello che mi arricchisce come persona e mi da l’opportunità di conoscere gente interessante, che se fossi stata chiusa nel mio guscio non avrei mai incontrato. Ecco in conclusione penso che questi 8 anni e 11 mesi non siano stati perduti.

Vuoi saperne di più della mia esperienza di book blogger? Leggi Come diventare una book blogger (felice) un agile e divertente manuale di facile consultazione in cui racconto la mia esperienza di blogger in rete dal 2007.

:: I racconti di Shanmei (Amazon Media, 2015)

9 luglio 2016 by

copertina ShanmeiC’è chi dice che dietro ogni blogger si nasconda uno scrittore (mancato), penso sia vero, nel mio caso uno scrittore problematico. Ho iniziato a scrivere eoni prima di diventare blogger, e non con l’idea di pubblicare, anzi proprio convinta che non avrei fatto mai leggere niente a nessuno. Lo so è un atteggiamento malsano, forse nasconde qualche trauma infantile, che so un brutto voto preso alle elementari, la paura del confronto. Poi mi regalarono un computer, e una connessione a internet e mi si aprì un mondo. Entrai in una comunità di scrittori online, (che ora non esiste più) nacquero delle amicizie, e della sana competizione. Non credete, gli scrittori sono degli amiconi, e amano la convivialità, anche un po’ boccaccesca, goliardica. E’ una vecchia tradizione. Così aprii un blog e ci misi su i miei racconti.

shanmei2Piacquero, o almeno così mi dissero. Poi smisi, smisi proprio di scrivere, scegliendo molto nobilmente di dedicarmi ai libri degli altri, scrivendo recensioni. Ma dato che di recensioni non si campa, ho deciso di autopubblicarmi, sì con la segreta speranza di farne un lavoro. Sì, lo so manco di scrittura si campa molto probabilmente in italia, figuriamoci nell’arduo sentiero della pubblicazione. Ma insomma perché non provare. Perché non mettersi in gioco. Queste che vedete nel post sono le prime copertine degli ebook che raccoglieranno i miei vecchi racconti. Cliccandogli su andrete direttamente allo store di vendita. Il primo resterà per sempre a 99 cent, gli altri costano tutti 1. 50 E. Credo solo su Amazon siano cifre, è difficile comprarci altro al mondo d’oggi.

poNon avrei fatto niente senza l’aiuto e l’incoraggiamento di diversi amici che qui ringrazio. Senza di loro non avrei mai trovato il coraggio o la forza di intraprendere questa strada. Per ora ho pubblicato i primi 4 volumi, 5000 parole l’uno. Racconti brevi, very short fiction, ironici, grotteschi un po’ noir, qualcuno anche di fantascienza.  Vedrò se continuare e se pubblicare anche storie più lunghe, anche se la pirateria un po’ mi inquieta. E a volte mi fa dire non ne vale la pena. attualmente sto lavorando a un romanzo un poliziesco ambientato nell’America degli anni ’60. al tempo che lo scrissi mi sembrava bellissimo, ora temo dovrò fare numerose correzioni. Ho già la copertina molto bella, vedremo cosa ne verrà fuori. Che dire, penso sia sufficiente. Spero i racconti vi piacciano.

tre3E spero anche vogliate lasciare traccia delle vostre letture e dei vostri giudizi su amazon o sui vostri siti, o mandandomi commenti anche in privato.  Anche con critiche perchè no? Ditemi cosa non vi piace, cosa migliorereste. si impara molto dalle critiche. Parlare dei libri deglia ltri è molto più facile che parlare dei propri. si ha sempre l’idea di disturbare. Spero in questo caso di non averlo fatto. Ah, dimenticavo oltre alla serie di racconti ho pubblicato anche un racconto un po’ più lungo a sè, Il castello di sabbia, anche quello ha un suo perché. Buona lettura!

Nota: acquistabili solo su Amazon.

:: Presunto innocente, Scott Turow (Mondadori, 1991) a cura di Giulietta Iannone

9 luglio 2016 by

presunto

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Alla fine degli anni ’80 un giovane avvocato di Chicago, allora trentottenne, esordì con un romanzo destinato a diventare una pietra miliare del legal thriller, un sottogenere piuttosto felice all’interno del thriller, specialmente statunitense. Si intitolava Presunto innocente (Presumed innocent, 1987), e l’autore avvocato era l’allora sconosciuto Scott Turow.
Probabilmente, (anzi è quasi certo) manco Turow era del tutto consapevole della portata che avrebbe avuto il suo libro, mentre lo stava scrivendo sul treno dei pendolari che lo portava ogni giorno in ufficio (un’ abitudine, quella di scrivere in treno, che portò avanti per decenni).
Non che prima di allora non esistessero casi di polizieschi o noir ambientati nelle aule di tribunale, nel vasto panorama della letteratura nordamericana, pensiamo al bellissimo Anatomia di un omicidio di Robert Traver (era il 1958) o addirittura ai polizieschi di Erle Stanley Gardner, scritti ancora prima, fin dagli inizi degli anni ’30, e c’è chi si arrischia, andando ancora più indietro nel tempo, pure a fare il nome di Wilkie Collins (se siete interessanti a una breve storia del legal thriller è disponibile online: qui), ma dopo Presunto innocente le cose non furono più le stesse.
Sicuramente nessuno prima di Turow aveva messo mai una tale tensione, tra contenuti sessualmente espliciti, paura e violenza, in un thriller a sfondo legale, forte di una struttura narrativa prettamente letteraria. Insomma sdoganò un genere e il successo che travolse l’autore resta per certi versi ancora misterioso, pensiamo solo che per ben 45 settimane restò nella lista dei best seller del NY Times. Un piccolo miracolo, se vogliamo.
Neanche Turow riuscì a scrivere niente di simile dopo, niente perlomeno di così innovativo, estremo, disperato. Quello che è certo il legal thriller esplose letteralmente grazie a questo romanzo. Schiere di avvocati di giorno, scrittori di notte, si lanciarono a emularlo, con alterne fortune, ma sempre avendo ben chiaro che la materia legale, seppur apparentemente caotica, se non proprio complessamente noiosa, si prestava invece inaspettatamente a diventare un humus narrativo di prim’ordine per mettere in luce dissidi etici, scrupoli morali, impegno sociale e civile.
La storia del vice procuratore capo della contea immaginaria di Kindle, Rozat “Rusty” Sabich, della bella e sexy collega Carolyn Polhemus, di Nico della Guardia, Sandy Stern, Tommy Molto, è difficile che non la conosciate, il film diretto da Alan J. Pakula, interpretato da Harrison Ford e Greta Scacchi, ha abbondantemente colmato ogni lacuna. Ciò non toglie che è un piacere rileggere questo libro, (dopo anni) pure se si conosce la storia, pure se già si sa il nome dell’assassino, le sue motivazioni, la sua rabbia. La bravura dell’autore è così manifesta nel costruire una trama perfetta, e perfettamente plausibile, oltre che psicologicamente inattaccabile, che è decisamente un piacere vedere la sua arte di “stratega” e costruttore di indizi, falsi indizi, prove presunte, all’opera.
Scott Turow non aveva grandi successi recenti con cui competere, per cui andò decisamente a mano libera e piazzò il funerale della Polhemus subito all’inizio (scelta interessante) dopo un breve preambolo (di una pagina, fronte retro) in cui rifletteva sul “mestiere” di pubblico accusatore (lo stesso che svolgeva nella vita l’autore nell’ambito della pratica legale) e sul sistema giudiziario nel suo insieme.
Veniamo così a conoscere le modalità della morte della donna (Law & order – Unità vittime speciali, non era ancora di moda, non si era soliti parlare di dettagliati referti ginecologici, quindi l’effetto era ancora più destabilizzante), come era considerata dai colleghi e che era l’amante di Rusty Sabich, a cui rovinò il matrimonio per poi lasciarlo per il suo superiore, (movente più che plausibile per fargli vincere il posto di presunto colpevole, data l’ossessione che l’uomo aveva per questa donna) a cui viene affidato il caso come pubblica accusa.
Scelta anche coraggiosa se vogliamo, che innesca una serie di spiegazioni a ritroso, filtrate dalle sedute con Robinson, lo psichiatra da cui Rusty andò quando tutto finì, capaci di generare la giusta suspense. Pian piano, (subito dopo l’elezioni che incoronano Della Guardia nuovo procuratore distrettuale) Rusty Sabich (di padre serbo, figlio della periferia, senza privilegi) viene incriminato, (accusato di stupro e omicidio), ed è a questo punto che le dinamiche interne della procura saltano, vendette, inimicizie, invidie, fanno da detonatore a una storia che molto deve alla personalità carismatica della morta (e alla sua disinvolta vita sessuale).
A questo punto tutto si giocava sull’ambiguità (morale) del personaggio, “mi augurai disperatamente che fosse morta” e di tutti i comprimari che ha intorno.
Essere accusati di un delitto non commesso, (specie in America in cui in alcuni stati si rischia tranquillamente la pena di morte) è sicuramente una paura concreta, ancora più per un avvocato che sulla vita e sulla morte di colpevoli e innocenti basa la sua carriera e la sua credibilità. Per non parlare dell’ aspetto mediatico di un processo (Il mio caso è uno di quelli che fanno parlare i giornali scandalistici venduti nei supermercati) e delle falle di un sistema penale (tema molto caro a Grisham e perché no, anche a Connelly) fatto anche di errori e troppo burocratizzato. Questa parte è dannatamente realistica, e cosciente. Insomma Turow sa di cosa parla.
Rusty Sabich per dimostrare la sua innocenza (ma è davvero innocente?, o è un inguaribile bugiardo che ci ha preso in giro per tutto il romanzo?) deve scoprire a tutti i costi come sono andate le cose, perché alcuni particolari proprio non tornano, (l’indizio del bicchiere viene posto in bella mostra già nei primi capitoli, senza alcuna enfasi, come si sa le cose in piena luce sono le cose a cui si dà minore o nessuna importanza), chi c’è dietro a quella apparentemente perfetta macchinazione (ai suoi danni?). I sensi di colpa non giocano a suo favore, (verso il figlio, verso la moglie, verso Carolyn stessa) ma anche i meccanismi più perfetti hanno falle e punti deboli, e l’assassino non è così freddo e infallibile come può sembrare. Per chi non conosce ancora la sua identità, scoprirla è sicuramente spiazzante, e in un certo senso il punto più riuscito del romanzo.
Oltre al meccanismo giallo, Turow è straordinario nel delineare caratteri, il capitolo in cui il giovane Marty parla della madre, o la descrizione della sensibilità della vittima nel trattare con i bambini, sono di una sottigliezza e lucidità disarmanti. Turow scava nelle motivazioni, anche le più banali. Evita digressioni superflue e rende necessaria quasi ogni frase. Insomma non può che lasciare ammirati e stupiti per la sua bravura.
Turow ci riprovò anni dopo con Innocent a dare un seguito al romanzo (ne fecero pure un film), non l’ ho letto quindi non do giudizi, ma credo questo sì, che una cosa perfetta vada lasciata così com’è. E Presunto innocente ha davvero il fascino delle cose perfette, o per lo meno delle cose che pericolosamente vi si avvicinano a questa chimerica perfezione. Ogni scrittore penso si meriti uno stato di grazia, almeno una volta nella vita, che gli permetta di scrivere un libro davvero riuscito. A Scott Turow è capitata questa fortuna.
Traduzione di Roberta Rambelli.

Scott Turow è autore di nove dei maggiori best seller di fiction, tra cui Presunto innocente, La legge dei padri, Prova d’appello, Innocente e L’onere della prova, tutti pubblicati da Mondadori. Si è cimentato anche con la saggistica in Harvard, facoltà di legge, incentrato sulla sua esperienza di studente universitario. I suoi libri sono stati tradotti in oltre venticinque lingue, hanno venduto più di trenta milioni di copie nel mondo e hanno fornito spunto per film e produzioni televisive. L’autore pubblica saggi e articoli su “The New York Times”, “The Washington Post”, “Vanity Fair”, “The New Yorker” e “The Atlantic”. Sito web: www.ScottTurow.com

Source: acqusito personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il pozzo, Catherine Chanter (Marsilio, 2016) a cura di Elena Romanello

9 luglio 2016 by

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In un’Inghilterra di un futuro prossimo vittima di una siccità senza fine, Ruth si trasferisce con il suo compagno vicino all’unico pozzo d’acqua nel raggio di chilometri, suscitando invidie e gelosie che sfociano nell’accusa, reale o presunta, di aver ucciso il nipote di soli cinque anni.
Raccontato come flash back dalla protagonista, che si trova imprigionata nella sua stessa casa, Il pozzo è un romanzo d’esordio interessante e non facile da classificare come genere, con tante suggestioni.
Innanzitutto ci sono molti elementi del thriller, perché in fondo si parla di un’indagine su un omicidio, raccontata dalla principale indagata, che non ricorda fino in fondo come sono andate le cose e pian piano andrà lei in cerca di una verità che può rivelarsi terribile. Poi ci sono richiami ai romanzi al femminile e alle saghe familiari, la protagonista è una donna, tra l’altro non giovanissima, già nonna, con un rapporto non facile con la figlia Angie, che vede il proprio universo spiazzato completamente. Gli elementi preponderanti sono però quelli della fantascienza distopica, una società futura dove tutto è andato nel peggiore dei modi possibili, con al centro una catastrofe ambientale, non del tutto spiegato ma presente in tanti romanzi degli ultimi decenni, da La morte dell’erba di John Christopher al recente Deserto americano di Claire Vaye Watkins. Il tutto èi visto di nuovo in un microcosmo in cui si riflettono i cambiamenti sociali, tra cui la nascita di una religione tutta al femminile, le Sorelle della Rosa di Jericho, non certo priva di integralismo e dove come in tutti i futuri negativi esce fuori il peggio dell’animo umano.
Per questi motivi Il pozzo è un libro che può piacere a pubblici anche diversi, una metafora del nostro tempo attraverso l’immaginario, una ricerca di se stessi partendo dagli abissi in cui si può cadere, proprio come nel pozzo del titolo, simbolo di invidia sociale ma anche luogo dove si può scatenare il peggio. Si può restare catturati dal voler scoprire la verità su cosa ha fatto Ruth e nello stesso tempo seguire l’evoluzione di una società futuribile ma con dentro tante delle storture del nostro tempo, in un’opera prima in ogni caso interessante che fa ben sperare che si sia affacciata una nuova voce alla letteratura di genere e non solo contemporanea.

Catherine Chanter è originaria della zona a Sud Ovest dell’Inghilterra e ha ottenuto un master in scrittura creativa alla Oxford Brookes University. Ha già scritto vari racconti con cui ha ottenuto anche premi, Il pozzo è il suo romanzo d’esordio.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Sondaggio del sabato #3

9 luglio 2016 by

Vince, piuttosto a sorpresa, “Denaro nero” di Ross Macdonald, con 18 voti su 34.

E continuando questo giochino dell’ estate mi sono ingegnata e ho scelto tre nuovi libri, tutti bellissimi. Buon voto.