Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Sindrome cinese a Genova di Andrea Novelli (Fratelli Frilli 2022) a cura di Patrizia Debicke

28 gennaio 2023

Ancora un nuovo capitolo, il quinto addirittura, dedicato da Andrea Novelli a Michele Astengo l’uomo dal Borsalino, il cappello portato da tanti grandi attori cinematografici, in veste di investigatore privato a Genova. Un hard boiled a tinte noir con sempre protagonista l’investigatore sui generis che ricalca il modello Philip Marlowe in salsa hard boiled genovese, creato dall’autore in coppia con il compianto Gianpaolo Zarini.
Michele Astengo dopo una lunga carriera nelle forze dell’ordine, da anni ormai ha scelto un’altra strada meno impervia. Ex poliziotto, ex marito, si è riciclato a investigatore privato, gode del vantaggio di un ufficio di rappresentanza in un palazzo Doria Danovaro, ereditato alla morte di un munifico zio. Insomma un Palazzo avito che offre una sede di gran prestigio, dominata da fastosi stucchi d’epoca ma arredata con mobili stile Ikea. Poi, ah dimenticavo e facevo male, Astengo condivide l’ufficio con la bella Dalia, suo braccio destro e segretaria. Lei lo ama, vorrebbe scalfire la sua dura scorza, contare, essere per lui, magari lanciarsi in una relazione, ma lui bah??? Preferisce vegetare in una semivita orfana di grandi complicazioni. Vivacchiare pigramente insomma, sbarcando il lunario con incarichi su questioni di tradimento e di spionaggio industriale. Se possibile niente di molto impegnativo e pericoloso. Oltre a Delia, le sue uniche altre certezze sono il fido collaboratore, il mezzo uomo (non scherzo l’altezza parla) Corrado o l’implacabile divoratore di focaccia e gli appuntamenti con il suo amico Giuseppe Bazzano, ex collega della Polizia, a cui qualche volta chiede e dà aiuto.
Anche perché ogni tanto deve pure darsi da fare visto che gli anni aumentano e con gli anni anche i fili bianchi della barba, l’unica cosa che cala invece è il conto in banca. Ciò nondimeno con qualche lavoretto tanto per far cassa tutto potrebbe continuare ad andare avanti senza grosse sorprese ma la sua abulia verrà forzosamente scossa un giorno con l’improvvisa comparsa nel suo ufficio di un misterioso ragazzino cinese che parla solo la sua lingua e la successiva scoperta di un delitto nel palazzo di fronte. Conseguenze pratiche: Michele Astengo si troverà invischiato in una delicata questione internazionale che riguarda la comunità cinese della città. Tanto per cominciare scoprirà intanto che la vittima era il protagonista del tormentone che lo perseguitava da anni: lui il “cinese”, il dirimpettaio, il lavoratore indefesso della compagnia di navigazione che ogni giorno spiava attraverso la finestra del suo ufficio. Ma quella scoperta, in un certo senso si rivelerà liberatoria perché gli darà modo di sapere che quella spasmodica e per lui ossessionante operatività dipendeva, visto che gli orientali si assomigliano tutti, dal giornaliero ricambio di tre diversi impiegati a quella scrivania. Non era sempre lo stesso quindi e comunque ora proprio uno dei tre è morto, ucciso con un colpo di pistola. Ma e il ragazzino? Primo, come ha fatto ad arrivare dentro il suo ufficio? Volando oppure? E poi cosa diavolo sa e nasconde di quell’omicidio? Bisogna assolutamente, a parte il traduttore telefonico, trovare qualcuno in grado di parlarci. Intanto, pare cosa non semplice arrivare a capirne di più su una faccenda dai contorni minacciosamente oscuri, dove tutti le tracce prendono di mira gli smisurati interessi commerciali della Compagnia di Navigazione Wang, con miliardi di affari che riguardano il porto di Genova e non solo. Interessi da proteggere ad ogni costo.
Michele Astengo si troverà così a dover da solo, con per unico appoggio Bansky, Parson Russel Terrier, nuovo volto o meglio impertinente muso della storia di questa nuova indagine tutto meno che facile, soprattutto perché dalle informazioni raccolte dal fido Corrado, l’aiutante mezzo uomo, ci sono diverse zone oscure che lo costringono a confrontarsi con avversari diversi, addirittura ai massimi livelli dunque ancora più temibili e potenti, perché apparentemente intoccabili.
L’esperienza, il coraggio e l’intuito questa volta forse potrebbero non bastare: in questa nuova realtà fatta di moderni giochi economici che si nutrono di poteri e scambi e verte intorno a colossali potenziali interessi in gioco con Genova punto focale di attracco tra il mare e il nord Europa, destinata a trasformarsi nel porto decisivo di una recente e particolare Via della Seta dalla Repubblica Popolare Cinese, destinata a favorire i suoi collegamenti commerciali marittimi.
Una storia collegata all’indagine di Astengo che si lega alla grande comunità cinese di Genova ormai contagiata dalla Sindrome degli affari internazionali, che presenta ramificati contorni non quantificabili e porrà a dura prova la sua esperienza e la sua capacità di percezione e gli chiederà faccia tosta e sprezzo del pericolo per riuscire a scoprire la verità affrontando avversari influenti, e pericolosi. Astengo dovrà battersi con oscuri demoni che vorrebbero sminuire o peggio rendere impossibile la sua indagine. Per fortuna c ha ancora buoni rapporti di collaborazione, conditi dal rituale appuntamento per le trofie al pesto, con il vecchio collega Bozzano. Ha ancora un “Santo” in Paradiso, ehm nella polizia, e un Santo che per di più gode dell’ insostituibile aiuto della rossa e quasi fantascientifica, agente Salamandra.
Da citare la pungente e talvolta caustica ironia, che spesso affiora negli incontri scontri verbali tra Astengo e Corrado e azzeccate le caratteristiche psicologiche dei protagonisti compreso il terrier Banskya, al quale Novelli accollerà un vero e proprio ruolo di primo piano nella storia. Ancora la grande e maestosa Genova e i suoi tanti, infiniti pregi e segreti a fare da scenario . Bella, calda, affascinante ma che, se attaccata, sa e può difendersi alla sua maniera.

Andrea Novelli dopo aver studiato ingegneria e aver intrapreso una carriera professionale in multinazionali di settore, ha iniziato a dedicarsi alla narrativa. Scrittore, sceneggiatore e critico è autore di romanzi gialli e thriller di successo. Ha costituito per anni un collaudato sodalizio con Gianpaolo Zarini con cui ha pubblicato Soluzione finale, Per esclusione, Il paziente zero (Marsilio), Manticora (Feltrinelli), Blind spot (Ink Edizioni). Con Fratelli Frilli Editori è autore della serie gialla dedicata all’investigatore privato Michele Astengo. Ha pubblicato in Italia e Germania Gli insoliti casi del professor Augusto Salbertrand.

Source: libro del recensore.

:: Se esiste un perdono di Fabiano Massimi (Longanesi 2023) a cura di Patrizia Debicke

27 gennaio 2023

La storia quasi dimenticata dello Schindler britannico. Fabiano Massimi ci regala una straordinaria e documentatissima cronaca di quei giorni, ammantata dal leggendario incantato alone della presenza di una bambina, l‘eterea introvabile e imprendibile Bambina del sale. La chiamano la Bambina del Sale, perché tutte le sere, quando il buio dilaga in città, puoi incrociarla in un vicolo, avvolta in un mantello bianco, mentre vende una manciata di sale, merce inesistente da tempo in città, dentro dei sacchetti di tela azzurra. Un sacchetto per una moneta, si muove solo di notte e si dilegua prima dell’alba. Nessuno a Praga sa chi sia. Nessuno sa come fa a trovare quella preziosa merce… mentre un orco si mette sulle sue tracce.
Atmosfera e descrizioni da favola per le antiche e magiche ambientazioni dell’vecchia capitale imperiale dominata dal suo castello , dove le strade si intrecciano a misteriosi vicoli fatti per smarrirsi, e monasteri, e accoglienti rifugi in palazzi legati ad antichi Ordini Cavallereschi.
Quasi fosse una fatina dai capelli biondi e gli occhi azzurrissimi, Fabiano Massimi ha scelto lei a simbolo e filo conduttore della sua intrigante rivisitazione di una storia vera, di quello che fu un tragico episodio della disumana hitleriana follia e alla quale solo pochi coraggiosi e misconosciuti eroi britannici tentarono di dare un lieto fine con l’operazione Kinder transport.
Guida, capo ed eroe riconosciuto dell’organizzazione e della pianificazione della Kinder transport, che riusci a salvare in un anno ben 669 bambini ebrei, fu Nicholas Winton , battezzato protestante e nato in Inghilterra nel 1909 da una famiglia naturalizzata britannica ma di origine tedesca di religione ebraica. Finanziere di successo, Winton aveva lavorato per banche a Berlino e Parigi per entrare a far parte nel 1938, come operatore, nella Borsa di Londra.
Ma a settembre di quell’anno Hitler aveva invaso la regione cecoslovacca dei Sudeti.
Un amico, Martin Blake, che lavorava all’ambasciata inglese a Praga, lo convinse a raggiungerlo e lo coinvolse nell’assistenza ai profughi. Esisteva già in Cecoslovacchia un’organizzazione umanitaria molto attiva messa in piedi da una volontaria, Doreen Warriner Herrinton con l’aiuto di Trevor Chadwick e appoggi locali, per lo più patrioti antinazisti, che si occupava di favorire l’espatrio di ebrei e dissidenti, anche se il Regno Unito finora era stata l’unica nazione ad aprire le frontiere ai rifugiati.
Winton decise altrimenti e dirottò tutte le forze a sua disposizione a raccogliere dati a favore dei bambini e si installò in un albergo di Praga, già occupata dai nazisti poi, non facendosi illusioni sul futuro né sul continuo rischio di essere arrestato, portò avanti un progetto più ambizioso. Ottenuta l’approvazione dal Ministero degli Interni inglese, riuscì a trovare in patria famiglie che fossero disposte ad ospitare i bambini a rischio di sterminio in modo da consentir loro di salvarsi, espatriando in Inghilterra. Winton, credendo fermamente alla sua idea , tentò il miracolo: creare i presupposto con i necessari documenti e predisporre dei treni diretti nel Regno Unito per portare via e mettere in salvo quanti più bambini possibile. Tra i mille ostacoli burocratici e politici, e con per guida e appoggio logistico una giovane ceca Petra e il fattivo aiuto di un compatriota Trevor Chadwick, intendeva riuscire nel suo eroico intento. Infatti con il nazismo già incombente in Cecoslovacchia, serpeggiava il terrore , soprattutto fra gli ebrei del Ghetto. Restava pochissimo tempo , si doveva fuggire. E soprattutto provare a salvare i più deboli, compresi i bambini senza famiglia, come la sfuggente Bambina del Sale. Ma come? Anche perché la Bambina del Sale non concedeva confidenza, non dava fiducia, sembrava quasi voler coprire qualche segreto. Quale segreto?
Winton dovrà gioco forza, per motivi di lavoro, tornare a Londra, ma di là continuerà a dirigere le operazioni restando sveglio la notte, mentre il suo principale collaboratore a Praga, Trevor Chadwick, muovendosi come un giocoliere, si barcamenava tra mille insidie e seguendo le sue orme approntava le carte con le liste di bambini disposti a partire, con la certezza di una scelta senza ritorno e che, con ogni probabilità, li avrebbe divisi per sempre dalle loro famiglie.
L’atmosfera si faceva greve, la popolazione ceca era divisa. Nel paese si cominciava a respirare un’aria pesante, c’era anche chi parteggiava per l’occupante nazista. Bisogna muoversi con discrezione usando mille precauzioni. Si temeva che tra i collaboratori esterni potesse esserci una talpa. Uno dei loro cooperanti cecoslovacchi della prima ora da giorni risultava irreperibile . Cosa gli era successo? Anche l’ambasciata finirà con mettere in guardia Doreen Warriner, la sua posizione è a rischio, deve andarsene, lasciare subito il paese.
Nel marzo del 1939 Hitler invase il resto della Cecoslovacchia : ciò nondimeno nello stesso anno otto grandi gruppi di bambini (669 in totale, fra cui molti ebrei) riuscirono a partire da Praga.
I piccoli lasciarono la Cecoslovacchia su otto treni, intraprendendo un lungo viaggio per arrivare a imbarcarsi in Olanda su una nave diretta in Inghilterra e un altro viaggio era previsto il 1 settembre 1939. Ma purtroppo quell’ultimo treno non riuscì mai a partire da Praga, perché due giorni prima, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Germania aveva chiuso definitivamente le frontiere. Il treno e i 250 bambini che erano riusciti a salire a bordo, scomparvero. Si pensa che nessuno di loro sia sopravvissuto.
Durante la guerra Nicholas Winton combattè come ufficiale nella Royal Air Force.
In tempo di pace non parlò mai della sua grande impresa, neppure in famiglia. Ma nel 1988, ben cinquant’anni dopo il Kinder Transport, sua moglie Greta scopri in un baule le carte con tutti i nomi dei bambini salvati e i dati delle famiglie che li avevano accolti. Ne scrisse alla trasmissione Tht’s Life! della BBC che organizzò un primo incontro televisivo con Winton e poi un secondo raccogliendo tutti i bambini che sapevano di dovergli la loro salvezza. Da quel momento Nicholas Winton divenne un personaggio molto popolare, fu nominato baronetto dalla Regina e fu più volte candidato al Premio Nobel per la Pace.
Nel 2009 a Praga venne organizzato un viaggio in treno attraverso l’Europa per commemorare i Kindertransport. E priprio in quell’ occasione Winton ebbe a dichiarare : “La vera sfortuna è stata che nessun altro Paese abbia fatto altrettanto. Avevo provato a sensibilizzare gli americani, ma senza successo . Se l’avessero fatto…”.
In un’atmosfera straordinariamente ben ricostruita, dove dominano la reticenza, la paura, ma anche il coraggio e la volontà di riscatto, un eccellente ricostruzione romanzata di una storia. Se esiste un perdono racconta l’impresa di Nicholas Winton, Doreen Warriner e Trevor Chadwick, che ci misero la faccia e tutte le loro capacità, rischiando la vita per salvare dei bambini e dare loro un possibile futuro. Un bel romanzo che mischia passione a spy story, denso di pathos, coinvolgente e commovente, che narra l’impresa di sir Nicholas Winton, tornata alla luce più di trent’anni fa solo grazie alla toccante inchiesta della BBC, Fabiano Massimi ci accompagna in un appassionante viaggio a metà fra verità e finzione, restituendo, alla fine di quello che è il compendio una delle pagine più buie e tragiche del passato, la possibilità di perdono e un barlume di luce e di speranza.

Fabiano Massimi è nato a Modena nel 1977. Laureato in Filosofia tra Bologna e Manchester, bibliotecario alla Biblioteca Delfini di Modena, da anni lavora come consulente per alcune tra le maggiori case editrici italiane. Tra le sue pubblicazioni: L’angelo di Monaco (Longanesi, 2020) e I demoni di Berlino (Longanesi, 2021).

Source: libro del recensore.

:: Come mio fratello di Uwe Timm (Sellerio Palermo 2023) a cura di Valerio Calzolaio

27 gennaio 2023

Sellerio Palermo (prima ed. it. Mondadori 2005)

2023 (orig. Am Beispiel meines Bruders, 2003)

Traduzione di Margherita Carbonaro (entrambe le edizioni, alcune modifiche qui)

Germania. Settembre 1943. Il piccolo Uwe entra in cucina dove sono padre, madre e sorella, gira gli occhi verso l’armadio bianco per le scope, da lì spuntano capelli biondi e d’improvviso viene meravigliosamente sollevato in aria da braccia possenti in uniforme, è il fratello Karl-Heinz, più grande di sedici anni. Uno dei primi ricordi della vita, uno degli ultimi del 19enne fratello, che poco dopo si arruola per combattere nelle Waffen-SS e muore nell’ottobre 1943 durante l’invasione nazista dell’Ucraina. Il grande scrittore tedesco Uwe Timm (Amburgo, 1940) scrisse una ventina d’anni fa (dopo la morte dei genitori) lo splendido racconto autobiografico “Come mio fratello”: emozioni personali e brandelli di vita sotto il nazismo, ma anche carte ufficiali, le lettere dal fronte, il breve diario complicato da decifrare. Si macchiò il fratello di atrocità su civili ed ebrei in Ucraina? Come nell’adolescenza l’autore fu educato alla memoria, al rimprovero, alla vergogna, all’espiazione?

:: La presidente di Alicia Giménez-Bartlett (Sellerio 2022) a cura di Valerio Calzolaio

22 gennaio 2023

Valencia e Madrid. Inverno 2020. Il direttore generale della Policía Nacional Juan Quesada Montilla, forte risoluto audace, chiama dalla capitale il dottor Badía, addetto stampa della potente Vita Castellá negli ultimi sei anni della sua presidenza, dimessosi lealmente appena il partito l’aveva messa da parte come uno straccio. Gli ingiunge di non parlare a nessuno di quanto accaduto. Badía stava accompagnando a Valencia la ex presidenta della Comunità Valenciana, dove lei doveva presentarsi sola davanti alla corte suprema, intuitivamente per rivelare brutte storie; quando la mattina era andato a svegliarla nel lussuoso albergo (dove avevano preso stanze separate, ovviamente come sempre, oltretutto lei lesbica, lui gay) aveva rinvenuto il cadavere; nessun’altro poi era potuto entrare nella camera. Quesada ribadisce che l’intera vicenda va considerata un segreto di stato e, angosciato, va a parlare col ministro dell’Interno, cui si era negato. Sa che è un omicidio (avvelenamento col cianuro), una cameriera le aveva portato il caffè lasciandolo sul vassoio. Non sanno chi è stato ma chiunque possa essere quasi certamente è dei “loro”, meglio non scoprirlo, esiste una schiera di scheletri in moltissimi armadi del partito. Devono riuscire a nascondere tutto: parlare d’infarto nella versione ufficiale, lasciare il caso lontano da Madrid, far svolgere le indagini a qualche incapace. Berta e Marta Miralles sono due sorelle giovanissime appena uscite dall’Accademia di Polizia, certo inesperte, probabilmente malleabili, in apparenza l’ideale. Invece no: acquisiscono fin da subito che devono far finta di non capire niente e di far poco per individuare davvero colpevoli e mandanti. Non tutto potrà essere svolto secondo le regole, certo, andranno corsi rischi di salute e professione, la scia di sangue potrebbe non terminare. Scopriamolo.

La bravissima Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è famosa per la serie gialla che ha protagonista l’ormai quasi sessantenne ispettrice Petra Delicado (una meticolosa attaccabrighe, ossimoro vivente), anche se ha scritto più di una decina di altri ottimi romanzi (1984-2015), saggi, racconti, articoli, sempre attenta al femminismo e ai diritti civili. Qui inaugura una nuova serie con due acute investigatrici alle primissime armi dopo infanzia e adolescenza nella campagna di Càlig coi genitori contadini (soprattutto l’aranceto), sulle colline del Maestrat in provincia di Castellón. Di loro l’autrice non fornisce mai una descrizione fisica (magre però), presentandole comunque come l’una caratterialmente l’opposta rispetto all’altra, pur accomunate da nomi brevi e poco tradizionali (scelti dalla madre), dai medesimi senso della giustizia e sogno della polizia, spesso necessariamente conviventi e ora relegate in un minuscolo ufficio. Berta è la maggiore, cauta disciplinata musona fumatrice lettrice; dopo la laurea ha avuto una forte delusione amorosa (con un medico di dieci anni più grande e già impegnato), dedicandosi così poi solo allo studio e al lavoro. Marta è operativa entusiasta svelta allegra salutista; le piace ballare e cerca spesso di divertirsi con i ragazzi palestrati e con l’ultima moda. Insomma, forse Berta ha la vocazione ma non il carattere del poliziotto, Marta viceversa. Ogni tanto tornano al paesino (il figlio minore Sebastià segue le orme paterne) ma sono molte concentrate sul caso della presidenta (da cui il titolo), in modo di generare movimenti che facciano affiorare indizi e individuare vaghe piste, che nascondono fra le pieghe delle note informative inviate al misogino e pensionando giudice, piene di descrizioni, dialoghi, omissioni, frottole (tanto lui non le leggerà fino alla soluzione finale). Il Partito Popolare fa una pessima giustificata corrotta figura. I personaggi spesso “finiscono per andare dove vanno tutti in Spagna, in ogni situazione: al bar” (come in Italia). Poco convincente all’inizio, il romanzo presto decolla, intrattenendoci con ironia e curiosità. L’agua de Valencia andrà provata (arance spremute, spumante, vodka); vino (Alicante), birra (gelata) whiskini (in emergenza) più abituali.

Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è la creatrice dei polizieschi con Petra Delicado. I romanzi della serie sono stati tutti pubblicati nella collana «La memoria» e alcuni poi riuniti nella collana «Galleria». Ha anche scritto numerose opere di narrativa non di genere, tra cui: Una stanza tutta per gli altri (2003, 2009, Premio Ostia Mare Roma 2004), Vita sentimentale di un camionista (2004, 2010), Segreta Penelope (2006), Giorni d’amore e inganno (2008, 2011), Dove nessuno ti troverà (2011, 2014), Exit (2012, 2019) e Uomini nudi (2016, Premio Planeta 2015). Nel 2006 ha vinto il Premio Piemonte Grinzane Noir e il Premio La Baccante nato nell’ambito del Women’s Fiction Festival di Matera. Nel 2008 il Raymond Chandler Award del Courmayeur Noir in Festival.

Source: libro del recensore.

:: Colpe senza redenzione di Nicola Verde, (Giallo Mondadori 2022) a cura di Patrizia Debicke

19 gennaio 2023

Il commissario Ermes De Luzio da sempre si ritiene un funzionario di polizia al servizio del cittadino. Si è mosso con coscienza anche durante il regime fascista, coservandosi neutrale per quanto ha potuto. Finita la guerra è rimasto al suo posto, mantenendo con cocciuta determinazione la sua drittura morale mentre Roma veniva percossa e lacerata da scontri, ritorsioni e vendette.
E tuttavia in fondo a sé prova una punta di rimorso, teme di non essersi mai voluto impegnare, teme di non aver fatto abbastanza e alzando lo sguardo al ritratto appeso sulla parete dell’ufficio affronta di malavoglia lo sguardo del presidente Luigi Einaudi. Sguardo che sembra volerlo giudicare da dietro le sue lenti rotonde.
Ormai vicino alla pensione, però De Luzio non si fa più illusioni e si è buttato serenamene dietro le spalle le giovanili velleità di carriera. Tutto nel suo ufficio piccolo è squallido, sa di muffa, vecchiume e come sottofondo, si potrebbe quasi percepire l’odore del grasso per pistole e della polvere che aleggia per l’intero edificio.
Il suo un ufficio è una stanza dimessa in un piccolo commissariato del Quarticciolo. Davanti alla sua vecchia scrivania che ha visto tempi migliori, troneggia una cassettiera in legno massiccio che contiene i faldoni con i casi già risolti e quelli da risolvere. Poca roba di recente: risse fra ubriachi, furtarelli di piccolo calibro, come per esempio la scomparsa del proiettore dalla sala parrocchiale. Ma qualche volta a impegnare di più il commissario De Luzio sono le liti tra marito e moglie, e il guaio vero può scaturire da alcune di quelle che degenerano nella violenza.
Come forse è accaduto in uno degli appartamenti dei tanti palazzoni di periferia, tirati su frettolosamante nell’ affannata opera di ricostruzione postbellica della Roma degli anni Cinquanta, ancora in bilico tra le dolorose ferite della guerra e la crescita incontrollata, sotto la spinta di speculazioni immobiliari.
L’appartamento in questione, zona Villa dei Gordiani, dove De Luzio verrà chiamato a intervenire e dove si troverà davanti a un orrido teatro del delitto: la tragica e spaventosa scena dell’omicidio di una giovane donna, Emilia Palmieri e dei suoi due bambini. Sia la donna, che i piccoli sono stati ferocemente massacrati a colpi di ferro da stiro. Chi può aver fatto un tale macello?
L’inchiesta in un primo momento verrà presa in carico dal commissario Leopardo Malerba che tenterà di sbrogliarla in fretta, indirizzando le indagini su un delitto passionale: la vendetta di una donna, Caterina Toresin, commessa e amante del marito e padre delle vittime. Malerba organizza persino funamboliche carte false per riuscire a inchiodarla . Ma presto per lui tutta questa triste faccenda dovrà passare per forza in secondo piano.
Il barbaro triplice omicidio di periferia infatti verrà oscurato dal ritrovamento sulla spiaggia di Tor Vajanica del cadavere di Wilma Montesi, ben presto balzato sulle testate più importanti e di risonanza nazionale per l’identità di importanti personalità coinvolte e tutte le ricadute politiche e mediatiche che minacciano addirittura le sorti del governo. Ragion per cui, di necessità virtù, Malerba, anche per cronica mancanza di personale in questura, sarà costretto ad affidare gli accertamenti della strage di Villa Gordiani al commissario Ermes De Luzio.
Per De Luzio però qualcosa non torna nelle conclusioni tratte da Malerba, troppo facili e semplistiche. Per lui quella ipotesi di accusa: vendetta di un’amante abbandonata, non regge. E tanto per cominciare l’anziano commissario sa di dover approfondire interrogando a fondo l’accusata. Ciò nondimeno, dopo aver parlato a lungo con Caterina Toresin, aver sentito la sua storia e le sue giustificazioni, le sue perplessità aumenteranno, inquietandolo. La donna lo intriga ma non la crede un’assassina.
Intanto sa di dovere per forza andare avanti riprendendo le indagini da capo e muovendosi con tatto discrezione. Non sbaglia. Con l’aiuto del suo fedele brigadiere Da Ponte, porterà subito alla luce la mancanza di conferme, interpretazioni sbagliate ed errori stupidamente commessi dagli investigatori fino a quel momento. E allora bisogna ricominciare dai primi passi, risentire tutte le testimonianze dei condomini e, tra “una tirata di Nazionale e l’altra”, cercare di scoprire anche quanto più possibile sulla vittima e la sua famiglia. Il nostro commissario è un poliziotto molto serio, preciso, scrupoloso. Ma anche un personaggio particolare, assillato da qualcosa che avrebbe preferito non venisse mai alla luce, insomma afflitto da sensi di colpa e dal suo continuo rimuginare su un caso non preso abbastanza sul serio e sfociato in una tragedia, che l’ha fatto soprannominare “mister Anamnesi”. Se ne accorge persino sua moglie Elena. Ci saranno tra loro persino alcuni momenti di dubbi, di imbarazzo, prima che De Luzio riesca a sfogarsi e ad accettare il suo conforto e il suo incoraggiamento a proseguire le indagini. Che si presentano lunghe e difficili anche perché qualcuno nasconde una parte della verità. Ma qualcosa verrà fuori. Intanto che l’uccisa era incinta. Di chi?… Pare che il marito fosse all’oscuro. E qual’era la vera ora in cui è stata commessa la strage?
Aiutato anche dalla colte letture di sua moglie, e fiancheggiato dalla dedizione del fedele brigadiere Savio De Ponte, savio di nome e di fatto, il commissario De Luzio pian piano riuscirà a mettere in piedi un solido schema investigativo, in grado di driblare depistaggi e false piste e invece prefiggersi un’ipotesi in grado di offrire inattese svolte e inimmaginabili colpi di scena.
Nel suo bel romanzo giallo, Nicola Verde ci offre una puntuale ricostruzione di quei tempi, spaziando la sua ricognizione dalle borgate descritte amaramente da Pasolini ai quartieri borghesi come i Parioli con i suoi lussuosi palazzi, avvalendosi anche di continue, mirate citazioni di film e canzoni d’epoca e facendo un’approfondita analisi dell’animo umano dei diversi personaggi. Un’indagine poliziesca sì, ma su un ambiente, una città e un periodo che Nicola Verde valuta a fondo e condanna senza fare sconti inserendo con abilità le giuste notizie storiche, culturali e letterarie che fanno di “Colpe senza redenzione” un libro che va ben oltre i confini del giallo classico.
Senza voler poi calcolare i pensieri, i ricordi e gli incubi che angosciano l’assassino (riportati in corsivo nel romanzo).
Ma ad un certo punto finalmente il quid, l’idea che scaturita da un libro gli darà in mano la giusta tessera da inserire per far combaciare il puzzle di Colpe senza redenzione. Sarà quella la chiave che ha scatenato tutto, o il terrore di un’infamante test diagnostico? Come riuscirà il nostro commissario De Luzio a trovare la giusta strada da imboccare per poi proseguire fino in fondo, fino alla soluzione del caso. Ma anche a scoprire che l’origine di tutto quel male, di quella mostruosa follia omicida, deve per forza aver avuto un suo drammatico perché.

Nicola Verde è nato a Succivo (CE) nel 1951 e vive a Roma. Vincitore di alcuni prestigiosi premi dedicati al giallo, alla fantascienza e al fantastico, è presente in numerose antologie. Ha pubblicato i seguenti romanzi: “Sa morte secada”, “Un’altra verità”, “Le vie segrete del maestrale”, “La sconosciuta del lago”, “Verità imperfette”, “Il marchio della bestia”, “Il vangelo del boia”, “Maestro Titta e l’accusa del sangue”, “Il profumo dello stramonio”.

Source: libro del recensore.

:: La nave dei folli di Marco Steiner (Marcianum Press 2022) a cura di Patrizia Debicke

14 gennaio 2023

Marco Steiner bentornato.
Avevo già letto il suo “Isole di ordinaria follia”, un non romanzo e un non saggio. Forse un condensato di poesia ? Di fantastiche illusioni ? O qualcosa di più?
Steiner ci aveva regalato finora grandi orizzonti, multiformi magiche avventure dove il mare dominava la scena da protagonista. Lui sa bene cos’è il mare.
Stavolta invece l’unica, vera protagonista diventerà la mente umana con tutte le sue possibili scelte e il labirintico complesso delle possibilità e dei contenuti intellettuali e spirituali dell’individuo.
Comunque pare difficile riassumere in poche parole una trama tanto ricca e coinvolgente per la quale posso dare solo un suggerimento: attenzione alla fine perché quando tutto – o molto – sembra forse perduto si scoprirà il segreto in grado di lenire ogni male: la speranza.

In una notte illuminata da una strana doppia luna, un veliero nero accosta in silenzio a San Servolo, l’isola della laguna veneziana che fino al 1978 ospitava il manicomio veneziano.
Tutto è calma e silenzio a bordo e sul ponte deserto un gruppetto di internati s’imbarcherà frettolosamente, di nascosto, seguendo l’impulsiva scelta di Indio, provetto marinaio e capitano. Per tutti loro la speranza di una possibile fuga.
Comincia così una straordinaria e fiabesca peregrinazione alla ricerca di una sorta di libertà, una agognata e qualsiasi libertà forse generata dalla follia, un protettivo limbo in grado di offrire sponda , tregua, ma anche l’ opportunità di smarrirsi e fallire nel tentare nuove strade prima impensabili. Una salvezza dell’anima , una agognata via di fuga, da scovare forse nei meandri oscuri delle viscere di Venezia, paragonabili a una specie di gigantesco ventre umano dove cercare rifugio dalla tragedia portata dalla realtà.
Il loro timoniere, Efren Jorge Caminante detto Indio, uomo di mare di origini italo/sudamericane, e protagonista della storia, non sa solo navigare, lui riesce a comunicare empaticamente con lo sconfinato abisso oceanico e addirittura con la Luna. Indio conosce a menadito le sconfinate distese marine che man mano sveleranno a tutti universi sconosciuti da attraversare, lasciandosi trasportare dal vento e dal vibrare delle sublimi note che emergono nella nebbia.
Indio crede di aver capito di dover ritrovare il prezioso Altrove, cercandolo fra le misteriose isole che si allontanano o scompaiono all’orizzonte.
Non sono folli i personaggi della storia, ma uomini e donne solo dotati di fantasia, ciascuno in cerca di una possibile realtà, forse l’unico vero regalo per il loro lungo viaggio.
Principale scenario di tutto il romanzo il loro lento, lungo e inquieto girovagare per mare: a perenne simbolo di libertà, di movimento, di navigazione che riuscirà a costringere tutti a confrontarsi con il proprio io.
Una storia insolita, priva di modelli, che induce il lettore, insieme al protagonista del narrare, a fare omaggio alla grande letteratura fantastica di Poe, Borges e Lovecraft, ai percorsi di Conrad e alla ricerca della libertà fisica e spirituale influenzata nell’autore da Hugo Pratt che con le sue magiche vicende ha saputo spiegare l’avventura più bella: essere vivi.

Il capitano sarà la “guida” di questo ristretto e stravagante equipaggio. E tuttavia piano piano
gli uomini, le donne e il veliero perfezionano come per magia un rapporto di fusione che consentirà a ognuno di ritrovare, spartire e affrontare i tanti ricordi e dolori del passato dimenticati nel tempo. Ognuno poi a suo modo, spezzando le catene di timori e incertezze, vivrà l’ebbrezza della separazione e l’incanto di incredibili avventure tra esseri splendidi o mostruosi, veleggiando lungo coste e mari sconosciuti . Una rotta imprevedibile, quella sfidata della Nave dei Folli, che sarà densa di sorprese, pericoli, incontri e sorpassi fra onde anomale e vascelli colmi di immagini inconsuete. Per raggiungere l’armonia, l’unica meta agognata si dovrà abbandonare il passato, mollare ogni inutile ormeggio.
Durante tutto il loro viaggio Indio redigerà puntualmente il suo Libro di Bordo, descrivendo i luoghi visitati, gli incontri fatti ma e soprattutto confrontandosi ogni giorno direttamente con le storie e le traversie vissute dagli altri suoi compagni di cammino e saprà anche lui riscoprire in sé la forza di superare il suo personale dramma e la voglia di ricostruirsi.

Ma come si potrebbe definire La nave dei folli? Un manuale di navigazione? Un reportage di viaggio?

Forse. Certo l’eterogenea ciurma protagonista del romanzo naviga in posti reali che spaziano tra la Laguna Veneta, la Sicilia e il sud America, ma e soprattutto si spinge coraggiosamente oltre in quell’altrove del profondo, dell’inconscio, fino a raggiungere il fantastico, con sprazzi di fantasy che sfiorano inconfessati sogni, magari solo influenzati della Fata Morgana, da sempre signora e padrona della nebbia che gravita pesantemente sulle acque della laguna.

O uno studio critico di psicopatologia, visto che il protagonista, imprigionato all’inizio nel manicomio di San Servolo e curato brutalmente con elettroshock e terapie farmacologiche incontrerà finalmente un medico che, in virtù della letteratura, riuscirà a turarlo fuori dai vincoli di quel mostruoso carcere della sua lucida follia, provocata dall’incidente.

Ma non è certo un fumetto “La nave dei folli”, anche se il tratto di Hugo Pratt di Steiner fa capolino con prepotenza tra le righe .

Niente di tutto questo e dove quindi si dovrebbe o potrebbe classificare questo romanzo?
Fantasia? Realtà? Oppure capacità di riscatto?

Marco Steiner vive fra Roma e New York. Lo pseudonimo “mitteleuropeo” gli è stato suggerito da Hugo Pratt con il quale ha collaborato dal 1989 al 1995 e da cui ha imparato a scrivere storie. Con fotografi come Gianni Berengo Gardin e Marco D’Anna ha imparato a vedere luci e ombre. Nel 1996, dopo la morte di Pratt, ha portato a compimento il romanzo Corte Sconta detta Arcana, edito da Einaudi. È autore di numerosi romanzi: Il Corvo di Pietra (2014), Oltremare (2015, Premio di Letteratura Avventurosa Emilio Salgari), Il gioco delle perle di Venezia (2016), Miraggi di memoria (2018), Passi silenziosi nel bosco (2020), Nella Musica del Vento (2021). Per Marcianum Press: Isole di ordinaria follia (2019).

Intorno al fuoco. Fiabe e storie della terra dei Sami, (Iperborea 2022) A cura di Viviana Filippini

14 gennaio 2023

Tornano in libreria le Fiabe Nordiche edite da Iperborea, a cura e traduzione di Bruno Berni, che nel volume “Intorno al fuoco. Fiabe e storie della terra dei Sami”, si occupa anche della postfazione. Il libro è un vero e proprio viaggio nella cultura della popolazione dei Sami, alla scoperta di quelle che sono le caratteristiche delle loro abitudini, usi e costumi. Le fiabe presenti nel volume, sono giunte a noi grazie al lavoro di Emilie Demant. Chi era questa donna? La Demant, nata in Danimarca nel 1873, è stata un’artista, ma anche scrittrice, etnografa e esperta del folclore che aveva un particolare interesse e attenzione per la cultura del popolo Sami. Fu grazie a questo suo profondo coinvolgimento per i Sami che, all’inizio del XXI secolo, in diversi soggiorni in Finlandia, la donna fece un lavoro di raccolta delle storie narrate a voce dai Sami stessi, finite poi nel volume “Intorno al fuoco”. Un lavoro di ascolto e trascrizione che la impegnò dal 1907 al 1916.  Le fiabe e i racconti qui raccolti- una settantina in tutto- sono caratterizzati da un’atmosfera immediata, a tratti cruda e realistica, dove ci sono alcuni elementi – fuoco e renne per esempio- che tornano in modo costante, e questo non solo ci aiuta ad identificarli come elementi leitmotiv del libro, ma come parti fondamentali dell’esistenza del popolo dei Sami stessi. Per loro le renne, soprattutto le domestiche, sono importanti, perché incarnano compagne preziose di vita e risorse importanti per il lavoro e la vita della comunità, per ricavare vestiti, cibo, strumenti utensili dalla corna e dalle ossa. In realtà, leggendo le diverse storie presenti in questo volume si ritrovano altri animali e insetti che nei racconti atavici, trasmessi da sempre in forma orale, assumono un valore simbolico o metaforico. Curioso anche il fatto che elementi come malattie ad un certo punto si animano, prendono forma concreta e diventano persone con le quali i protagonisti si incontrano o scontrano. Il fuoco, altro componente spesso presente, è casa, e mi spiego meglio. Il focolare per i Sami è fonte di calore, è l’alleato ideale per allontanare le tenebre e gli animali pericolosi, ma è anche il punto cardine attorno al quale la famiglia e tutti si riuniscono per parlare della giornata e per raccontarsi storie, fiabe. Presenti pure alcuni personaggi come il “noiade” (a volte è uomo, altre volte è donna) da identificare come lo sciamano o sciamana, che si pongono come il punto di riferimento saggio e saldo per la popolazione. In sua opposizione ci sono diversi antagonisti, da una parte i Ciudi russi, che si riuniscono in bande di briganti pronti a discendere dal nord al sud per attaccare, terrorizzare i Sami e, dall’altra, le popolazioni di contadini stanziali che non vedono di buon occhio i nomadi Sami (migranti fino agli anni 50 del XX secolo) intenti a spostarsi in pianura in inverno e in montagna in estate. Interessanti le note e la postfazione che aiutano a comprendere ancora meglio dove affondano le radici della cultura Sami. “Intorno al fuoco. Fiabe e storie della terra dei Sami” è sì una scoperta delle fiabe e dei racconti in voga tra i Sami ma, allo stesso tempo, è un curioso e interessante un viaggio dentro alla dimensione più pura dei valori e delle tradizione sami, che ci permette di scoprire un mondo lontano da noi, dove i legami tra uomo e natura sono forti e fondamentali.

Source: richiesto dal recensore.

:: Stephen King. La guida definitiva al Re (Mondadori Electa 2022) di Bev Vincent Recensione a cura di Emilio Patavini

29 dicembre 2022

Pubblicato originariamente in occasione del settantacinquesimo compleanno di Stephen King, La guida definitiva al Re è uscita in Italia per Mondadori Electa il 15 novembre 2022. Non è la prima pubblicazione di Mondadori Electa dedicata al maestro del brivido: l’anno scorso, infatti, è uscito Il grande libro di Stephen King di George Beahm. La nuova guida di Bev Vincent, scritta in modo piacevole e scorrevole, esplora le ispirazioni dietro alle opere di King: al suo interno scoprirete quali eventi di cronaca o della vita personale di King hanno ispirato racconti o romanzi e quali influenze si celano dietro di essi, oltre a numerosi aneddoti e curiosità. Il volume ripercorre opera per opera l’intera produzione kinghiana, tracciandone l’evoluzione dai primi racconti pubblicati su riviste specializzate come Stories of Suspense e Startling Mystery Stories o sulle riviste universitarie del Maine, passando per Carrie (1974), primo romanzo pubblicato, fino all’ultimo titolo, Fairy Tale, uscito nel 2022. Una storia fatta di successi, ma anche di rifiuti, dai racconti rifiutati da Forrest Ackerman e Harlan Ellison al romanzo incompiuto Sword in the Darkness, rifiutato da un dozzina di editori. Bev Vincent analizza quasi cinquant’anni di carriera in cui King è passato da scrittore squattrinato che viveva in una roulotte in affitto e aveva difficoltà a sbarcare il lunario a icona planetaria, leggendario creatore di storie il cui patrimonio ammonta a centinaia di milioni di dollari e il cui solo nome in copertina è sinonimo di successo nelle vendite. Le sue storie sono ormai entrate a far parte dell’immaginario collettivo, anche grazie alla sterminata quantità di trasposizioni cinematografiche sul piccolo e grande schermo che hanno contribuito ad accrescerne la fama.

Il libro è inframmezzato da brevi schede di approfondimento o da più lunghi “intermezzi” che gettano luce su alcuni aspetti della vita e delle opere di King, come l’editor che lo ha scoperto, una dettagliata descrizione di Castle Rock e Derry (cittadine fittizie del Maine in cui King ha ambientato molte sue storie), o ancora i romanzi pubblicati con lo pseudonimo di Richard Bachman, i film in cui King è apparso come comparsa, la passione per i Boston Red Sox e molto altro ancora. La guida è corredata da un ricco apparato iconografico che farà felici i fan del Re: tra le sue pagine potranno infatti scoprire foto d’archivio e documenti della collezione personale dello scrittore, oltre a pagine manoscritte, copertine di libri, locandine di film…

Alla fine del volume sono presenti una bibliografia essenziale, con i titoli dei più importanti saggi per addentrarsi nel Multiverso kinghiano, e l’elenco completo delle opere complete del Re (in cui compare già il prossimo titolo, Holly, in uscita nel 2023), delle prime edizioni americane e italiane dei suoi racconti e infine tutti gli adattamenti cinematografici e televisivi.

Bev Vincent è autore di The Road to the Dark Tower e The Dark Tower Companion, due volumi dedicati alla serie della Torre Nera di Stephen King. Ha inoltre curato l’antologia Odio volare. 17 storie turbolente (Sperling & Kupfer 2019) assieme a Stephen King. I suoi racconti sono apparsi su Ellery Queen’s Mystery Magazine, Alfred Hitchcock’s Mystery Magazine, Borderlands 5, Ice Cold e The Blue Religion.

Source: inviato dall’editore. Si ringrazia l’Ufficio Stampa Mondadori Electa per aver gentilmente inviato una copia del libro al recensore.

:: A Marsiglia con Jean-Claude Izzo di Vins Gallico (Giulio Perrone 2022) a cura di Valerio Calzolaio

28 dicembre 2022

Marsiglia. 1945-2000. Esiste una città che si raggiunge abbastanza facilmente per mare, per terra e per cielo. Prenotando un traghetto dalla Corsica o dalla Sardegna, oppure dall’Algeria o dalla Tunisia. Oppure decidendo di fare sette ore di treno da Milano (meno da Parigi) o guidare in auto dall’Italia (dipende da dove partite) in una combinazione di autostrade dal pedaggio salato con una sfilza (utile) di autovelox. Oppure ancora atterrando a Marseille-Provence, l’aeroporto a Marignane, circa ventidue chilometri a nord. Inutile parlarne, però, perché: “Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c’è da vedere si lascia vedere” (Jean-Claude Izzo, Casino totale, pag. 33). Attraverso le parole di Izzo, Marsiglia diventa una città talmente reale che si riesce ad annusarla, ad assaggiarla, a “camminarla”, persino a toccarla. Non c’è bisogno che ci siate già stati o che progettiate di andarci, i suoi romanzi già consentono di “leggerla”, appagandosi del testo e del contesto. Jean-Claude è stato uno straordinario indimenticabile scrittore francese, poeta giornalista sceneggiatore drammaturgo romanziere, nato lì il 20 giugno 1945, figlio di Gennaro, immigrato di Castel San Giorgio (vicino Salerno) e di Isabelle (casalinga francese, figlia di immigrati spagnoli). La sua adolescenza ha avuto molto a che fare con i libri e con Pax Christi, il suo apprendistato lavorativo con il giornalismo e col partito comunista francese. Dopo vari libri di poesie e articoli di giornale, è del 1993 il primo romanzo con Fabio Montale (anche lui con padre italiano, di poetico cognome), pubblicato due anni dopo da Gallimard nella Série Noire, Total Kheops (1995), appunto Casino totale, da noi grazie a Massimo Carlotto (Edizioni e/o, 1998). Se cominciate, non smetterete più di leggerli, la serie e il resto, tutto con Marsiglia, immersa nel noir mediterraneo. Purtroppo, Izzo è morto lì il 26 gennaio 2000 per un tumore ai polmoni, entrando però prima e per sempre nel pantheon e nel mito. Si moltiplicano giustamente i militanti omaggi postumi.

L’ottimo scrittore, libraio e traduttore Vins Gallico (Melito Porto Salvo, Reggio Calabria, 1976) realizza un’intelligente scelta letteraria: presentare la città di Marsiglia per il tramite delle parole scritte da un’eccelsa personalità marsigliese in opere di fiction. Evviva. Organizza il suo viaggio in ventinove capitoli, intitolati ad argomenti (pied-à-terre e pieds-noirs, la vergogna e così via), luoghi (la banchina, il Panier, la Joliette e così via), collettivi (le canaglie, il PC, i marsigliesi in quattro scene e così via) e altri temi “izziani”. Dopo le brevi conclusioni colloca un lungo trentesimo autobiografico capitolo in cui spiega come e perché è voluto comunque tornare di recente a Marsiglia, capitale del mondo meticcio, pur avendo scelto di raccontarla solo con lo sguardo (sempre “occhi nuovi”) e le frasi di Izzo (tratte da sette volumi, tutti Edizioni e/o). Nel primo capitolo aveva spiegato di essersi appassionato al grande scrittore francese quando si trovava a studiare a Göttingen da emigrante politicizzato (per sette anni). In fondo al testo, poi, parla dei propri amici d’infanzia; del mare calabrese (“un certo tipo di effetto il Mediterraneo lo fa ovunque”); della moglie e dei figli che ha brevemente dovuto lasciare per partire; dell’aereo preso con un caro amico di sintonie; delle significative pratiche ricognizioni fatte, politiche e sociali, anche senza romanzi di Izzo al seguito; dei ringraziamenti innumerevoli per un testo che ha lo scrittore scomparso al centro: “dopo di lui, Marsiglia da scena si è trasformata in un anfiteatro greco, sfruttando la sua costituzione a scaloni. Uno si siede là e può scrutare il mondo. O sé stesso. O il vuoto. O il mare”. Utili e appassionanti le dettagliate argomentate appendici sui film e sui libri relativi alla città, “sempre sotto la lente di Jean-Claude Izzo”.

Vins Gallico ha pubblicato Portami rispetto (Rizzoli, 2010), Final Cut (Fandango, 2015) e La barriera (Fandango, 2017). Ha collaborato con l’Università Georg-August di Göttingen e l’Università di Brema. Ha diretto le librerie Rinascita e Fandango Incontro. Socio fondatore dei Piccoli Maestri, è una delle voci della trasmissione Tabula Rasa su Radio Onda Rossa.

Source: libro del recensore.

:: “Le risposte di Padre Pio” (Edizioni Segno; prefazione di Mons. Pasquale Maria Mainolfi) di Alberto Politi, a cura di Daniela Distefano

25 dicembre 2022

E’ giunto anche il 25 dicembre 2022, un Natale diviso per l’Italia. Al Nord il gelo, al Sud temperature temperate. Un Natale di povertà da un lato, e di spreco dall’altro, in tutto il Paese. Sotto l’albero quest’anno tanta incertezza, e un serbatoio di fiducia, la Fede. Leggendo questo libro, qualche settimana fa, mi sono imbattuta nelle conversazioni dei Santi, nei consigli dei saggi, nella lungimiranza dei vecchi. Chi lo ha scritto così si è presentato nell’introduzione: “Sono un cittadino di Benevento e ho deciso di scrivere questo libro perché, come devoto di Padre Pio, nato in un paesino, Pietrelcina, a pochi chilomentri dalla mia città, ho raccolto e conservato da oltre 30 anni molte riviste sul venerato Padre e letto molti libri a lui dedicati”.

Il titolo allude al tesoretto di consigli, rimproveri, considerazioni religiose, di battute sagge o divertenti, di profezie del Santo di tutti dei nostri tempi così assetati di Bene, così rinsecchiti di spiritualità.

Cos’era la Santa Messa per San Padre Pio? Era “Tutto il Calvario. Tutto quello che Gesù ha sofferto nella sua Passione inadeguatamente lo soffro anch’io per quanto ad umana creatura è possibile. E ciò contro ogni mio merito e per sola sua bontà”.

Come mai il Signore permette dolori fino a tale intensità? Padre Pio risponde: “Il Signore lo fa per non dire che ci regala tutto. Egli, per umiliare la sua creatura, vuole da essa quel tantino – sebbene quel tantino glielo dia Lui stesso – affinché la creatura stessa glielo possa offrire”.

Per il Santo di Pietrelcina, poi, “la severità fraterna è di più grande valore che tutto il sentimento nel mondo messo insieme”. E più avanti: “Se tu sapessi come soffro nel dover negare l’assoluzione. Ma sappi che è meglio essere rimproverati da un uomo su questa terra che da Dio nell’altra vita…”.

San Padre Pio, nel rispondere ad una figlia spirituale, che gli domandava come fosse possibile per lui vivere con tanti dolori fisici e mistici disse: “Su una spalla ho la Chiesa di Dio combattuta e calunniata, sull’altra l’umanità alleata con l’antico nemico. Prega perché non resti schiacciato! Quello che mi fa piangere è che sulla terra non ci sarà più cuore!”.

Guardiamo le nostre mani, i nostri occhi, la nostra voce, non allo specchio dove abbelliamo la nostra anima, ma guardiamo dentro di noi, all’interno del nostro cuore, cosa vediamo al suo posto? Siamo ancora capaci di amare chi ci maltratta? Chi ci sottostima? Chi si volta dall’altra parte? Chi ci dice addio senza lacrime? Siamo ancora capaci di farci amare da chi ci chiede perdono? Da chi ha bisogno ma te lo dice camuffandosi? Da chi è troppo a terra per ringraziarti della tua coperta alla stazione centrale? Un pezzetto di croce a Natale, Signore, concedila anche a noi, come spiega San Padre Pio è un dolore che ti offriamo perché Tu tutto ci doni gratis, ma fà che questa croce possa essere di Amore, un incendio che prevalga sul nostro sfruttato ego.

Tanti auguri di Buon Natale a tutti i lettori di Liberi di scrivere.

Daniela

Source: libro del recensore.

:: Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (Einaudi 2022) a cura di Valerio Calzolaio

21 dicembre 2022

Buenos Aires e, soprattutto, Napoli. Aprile 1939. Nel caffè dell’altra parte del mondo, una bella cantante cerca di interpretare meglio la struggente canzone sulla stradina delle pene d’amore, da cinque anni è fuggita impaurita dall’Italia e ora si chiama Laura Lobianco, le stesse iniziali rispetto a quelle dell’esistenza di cui ha nostalgia. Dietro a un boschetto di questa parte del mondo, il vedovo maestro in pensione Caputo alla ricerca di nespole trova per caso due cadaveri nel giardino nascosto ai percorsi abituali, dietro alle case popolari, sembra quasi che i due giovani stessero facendo l’amore prima di essere malamente uccisi. In questura il quasi 60enne brigadiere Raffaele Maione si confida col commissario Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte, hanno in sospeso soltanto la denuncia della scomparsa del primo ufficiale di una nave genovese. Prima che finisca il turno arriva però la chiamata dal posto di guardia di San Giovanni, hanno trovato i due morti, vanno insieme sulla scena del crimine. Ricciardi si concentra per abbandonarsi alla dannazione che gli fa sentire l’ultima frase pronunciata dai morti sul luogo e capisce che la coppia aveva il matrimonio in vista, si era data un appartato appuntamento e forse lui è proprio il 27enne Parodi che non era rientrato all’imbarcazione alla ritirata del giorno prima. Fra l’altro, arriva il medico Bruno Modo e se ne va sconvolto, forse lo conosceva, coinvolto in qualche attività clandestina. Cominciano a indagare, Parodi faceva il postino dei carcerati a Ventotene, potrebbe essere stato vittima dei fascisti, ordini ufficiali o meno. Però non tutto quadra, faticano a identificare la ragazza. Ed entrambi hanno pure altri pensieri per la testa: Ricciardi continuamente relativi alla figlia Marta, nata cinque anni prima mentre la moglie Enrica moriva nel parto, chissà se ha ereditato i dannati “poteri” del padre; Maione a causa dell’imperioso arrivo di un appariscente riccone che vuole sottrarre la figlia adottata dalla sua famiglia. Le minacce si addensano e complicano.

Il grande scrittore italiano Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) aveva chiuso oltre tre anni fa la sua prima e più amata serie con il dodicesimo romanzo. Dopo gli esordi con le quattro stagioni del 1931, il seguito delle feste del 1932, le svolte matrimoniale del maggio 1933 e genitoriale dell’estate 1934, aveva dovuto abbandonare alla sua sorte l’amatissimo “diverso” commissario. Ricciardi non era più certo di essere pazzo, pur mantenendo una peculiarità al limite del paranormale: nei luoghi che frequenta percepisce ancora tanto dolore, le voci di chi è morto, ascolta chiaramente ultime parole e sentimenti quando si trova sulla scena della dipartita (criminale o meno), chiama questo fenomeno il Fatto (conosciuto solo da Enrica, con la quale aveva condiviso tutto), chissà se Marta seguirà le sue (tristi e devastanti) orme. Qui vorrebbe ormai la “prova”, verificare se l’ha trasmesso, non lo ha capito bene dal colore degli occhi (verdi i suoi, praticamente neri quelli di lei). La bimba è una nuova inedita protagonista (acuta e sensibile, più alta della media, capelli corti, spesso un bel fiocco sulla testa, mani sottili e nervose del padre, volto dolce e tratti regolari simili alla madre); quattro giorni alla settimana va a studiare con l’istitutrice Edna e il figlio Federico dalla contessa Bianca Borgati di Zisa, cara amica di Luigi ed Enrica; frequenta pure spesso i nonni materni (drammaticamente condizionati dalle leggi razziali); la sempre più brutta governante Nelide la segue ovunque. La narrazione è, come sempre, in terza varia (brevemente anche fra i colpevoli). Il titolo garantisce con commozione (sentimentale) e approfondimenti (argentini) il filo lirico comune di Luigi ed Enrica (sulla loro panchina), di Luigi e Marta (verso la casina della musica), di Marta e Federico (come scopriamo alla fine). Con audacia e qualità, De Giovanni riesce in un triplo salto mortale: recuperare l’invocata serie innovandola nelle dinamiche, politiche sociali relazionali. Altro che letteratura minore di genere! Giusto che sia in testa alle classifiche di vendita. Tanti riferimenti all’isola carcere di Ventotene. Vino rosso.

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo e Il pianto dell’alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto, Nozze, Fiori, e Angeli, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato della serie di Mina Settembre Troppo freddo per Settembre (2020) e Una Sirena a Settembe (2021). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali.

Source: libro del recensore.

:: La scrittrice obesa di Marisa Salebelle (Arkadia Editore 2022) a cura di Patrizia Debicke

21 dicembre 2022

Da poco approdato in libreria, il nuovo libro di Marisa Salabelle, scrittrice che già abbiamo avuto modo di recensire nei precedenti romanzi da lei pubblicati. E proprio tornando al suo primo romanzo, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu, e alla sua protagonista donna chiusa, complessata e sgraziata, mi rendo conto quanto quel suo personaggio mi costringa a pensare a Susanna Rosso, la scrittrice obesa, tragico fulcro della nuova trama . Hanno tante cose in comune infatti Susanna e Efisia: la poca avvenenza, agli occhi della società fattore di emarginazione, le rare amicizie dovute al caratteraccio, una abitazione trasandata, oltre ogni possibile limite.
Anche Susanna come Efisia è un personaggio condannato a percorrere un buio tunnel emozionale infinito e del quale non riesce mai a intravedere la fine. Susanna dalla ragazza grassoccia di un tempo, si è trasformata ormai in una donna obesa, solo schiava della solitudine e della tristezza, ma è soprattutto sopraffatta e vittima di un pessimo carattere strettamente collegato e acuito dal suo stato di malessere.
Rimasta orfana in giovanissima età, chiusa in un ambito familiare soffocante, in rapporto conflittuale con la madre che, rimasta vedova, e unico specchio con cui confrontarsi, senza il controllo di freni educativi inibitori, quando le saltano i nervi (cosa che succede spesso) l’ha sempre trattata malissimo (finchè la povera donna è vissuta ).
Lo stesso atteggiamento negativo e scostante che ha riservato ai vicini di casa, ai pochi saltuari conoscenti, e persino alla sua migliore amica, Lorella. Amica che invano ha sempre cercato di distoglierla dalla letargia emozionale al di là delle sue pantagrueliche e croniche fissazioni. Sempre e comunque scontrosa, chiusa, Susanna, infatti, oltre al suo insano rapporto con il cibo, è preda di quello che, con espressione forse desueta, si potrebbe definire il sacro fuoco della scrittura. Coltiva infatti due passioni: leggere ( tutto il suo tempo viene dedicato ai romanzi dei quali si ingegna a scrivere appunti) e a mangiare, a dismisura e, in balia dei suoi deliri creativi che la inducono a mischiare realtà ed invenzione, non vuol ascoltare consigli né reprimende, anzi insiste nell’ampliare le sue fissazioni, in un mostruoso crescendo di dipendenza e di masochismo. La sua doppia bulimia, l’incontrollabile fame di frasi scritte e di cibo spazzatura, unita al suo brutto carattere e al suo crescente egocentrismo, che l’hanno portata a rinchiudersi in se stessa, ai limiti del patologico, finiranno con il condannarla all’isolamento e alla più brutale solitudine. A un livoroso silenzio accresciuto dalla continua rabbia di non riuscire, nonostante i continui e ripetuti sforzi, ad essere apprezzata e accettata come scrittrice dagli editori. Tutta la sua esistenza, imperniata sulla sua smodata passione per la scrittura, si è risolta nello sfornare senza posa, decine su decine di racconti. Ma i suoi tentativi di emergere e ogni suo sforzo per arrivare a pubblicare uno dei suoi romanzi, sono stati regolarmente frustrati. Sì ha preso parte e ha persino vinto, iscrivendosi a piccoli concorsi locali ma nonostante abbia un vero talento, è sottovalutata da chi le vive vicino e sistematicamente disprezzata dalle case editrici, che tormenta riempiendole di proposte e proteste. Unico suo sfogo: scrivere decine di lettere, probabilmente mai aperte o viste a scrittori, attori e cantanti di successo.
Il suo mondo pian piano, con il passare degli anni, si è ristretto al solo rapporto con i personaggi che riesce a inventare sulla carta, si commuove per le loro vicende, li immagina come persone vere. Nella vita reale, dalla scomparsa della madre, vede soltanto di tanto in tanto, l’unica vecchia amica, dai tempi della scuola, Lorella, Suor Maria Consolazione, una religiosa con cui prova a collaborare e una vicina di pianerottolo, la signora Lotti, che vorrebbe aiutarla ma…
Per mantenersi, ha lavorato saltuariamente per una piccola casa editrice della sua cittadina, e in seguito, con l’avvento della rete, si è accollata incarichi da home working: impegnandosi tra letture e valutazioni di manoscritti, traduzioni ed editing. La sua vita sentimentale sembrava avere trovato uno sbocco nella relazione con un poeta ma dopo una brevissima convivenza, anche quel rapporto si è spezzato. E benché le sue amiche tentino di tirarla fuori dal vortice di autodistruzione, Lorella coinvolgendola nella sua vita sentimentale, Suor Maria Consolazione nell’alfabetizzazione delle donne rom del campo vicino alla parrocchia, e persino la vicina provi a offrirle cibo sano e aiuto per ripulire l’appartamento, da lei ridotto a una specie di puzzolente porcilaia, Susanna si chiude come un riccio, considera i loro tentativi un’intromissione e le rifiuta al punto che tutte e tre finiranno con allontanarsi, abbandonandola al suo destino. Il tragico destino che conosciamo dal prologo: il ritrovamento del suo corpo senza vita e peggio in avanzato stato di decomposizione.
Ma la sua morte, la morte della scrittrice obesa, fa notizia. I suoi scritti snobbati dalle case editrici finché Susanna era in vita verranno, in virtù del dramma gonfiato dai media, pian piano uno dopo l’altro “riscoperti”, fino a farla diventare un’autrice ai primi posti nella classifica delle vendite.
Un’amara parabola raccontata con il solito savoir faire e con un certo compiacimento dall’autrice, che di questo mondo ben conosce i meccanismi e i retroscena, anche quelli tanto deleteri del mercato.
Marisa Salabelle tratteggia con amara ironia, una storia di emarginazione e solitudine ma approfitta dell’occasione per rivolgere una disincantata critica rivolta al panorama editoriale attuale: all’incontrollabile proliferare di premi… quanti poi davvero meritati? Alle troppo difficoltà di emergere e farsi accettare in un mondo difficile, poco obiettivo e troppo spesso legato a scelte pilotate . E il mercato italiano poi: strano panorama, un terno al lotto da giocare? Cosa conta davvero per un aspirante scrittore ? Cosa serve?
Una storia dura e cruda, che fa riflettere,

Marisa Salabelle è nata a Cagliari il 22 aprile 1955 e vive a Pistoia dal 1965. È laureata in Storia all’Università di Firenze e ha frequentato il triennio di studi teologici presso il Seminario arcivescovile della stessa città. Dal 1978 al 2016 ha insegnato nella scuola italiana. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu (Piemme). Nel 2019 ha pubblicato il suo secondo romanzo, L’ultimo dei Santi (Tarka). Entrambi i romanzi sono stati finalisti al Premio letterario La Provincia in Giallo, rispettivamente nel 2016 e nel 2020. Nel settembre 2020 è uscito il romanzo storico-famigliare Gli ingranaggi dei ricordi (Arkadia Editore) e nel 2022 Il ferro da calza (Tarka), un giallo con ambientazione appenninica. Suoi articoli e racconti sono apparsi su riviste online e antologie cartacee.

Source: libro del recensore.