La Corte editore chiude la trilogia di Luca Buggio dedicata ai giorni dell’assedio di Torino del 1706 con La città dei santi, che racconta da un punto di vista insolito uno degli eventi più importanti della Storia europea degli ultimi secoli, capace di cambiare in maniera definitiva gli equilibri politici dell’epoca, creando nuovi regni e indebolendone altri.
Fuori dalle mura di Torino ci si avvicina alla stretta finale e si attende l’armata di soccorso al duca di Savoia guidata dal principe Eugenio, quello stesso condottiere scartato a suo tempo da Luigi XIV perché dato che è brutto non brilla alle feste di Versailles. Ma i pericoli non sono solo fuori da quelle mura dove si distingue l’abilità del minatore Passepartout, al secolo Pietro Micca, che si è arruolato per motivi economici.
A Torino un culto antico e spietato ordisce le sue trame e i suoi crimini, proprio quelli che da mesi terrorizzano i torinesi e su cui sta indagando Gustìn, spia del duca di Savoia: dietro le sparizioni di persone anche conosciute da lui e soprattutto dall’amata Laura c’è infatti una volontà integralista e criminale, che si basa su un qualcosa che nemmeno il Secolo dei lumi sembra voler o poter cancellare, un’antica lotta sanguinaria che ha attratto nelle sue fila anche degli insospettabili.
Gustìn deve rinunciare però alla sua razionalità, perché dietro a quei crimini c’è in gioco troppo, e chi li compie non sono i soliti delinquenti o spie che lui conosce, ma qualcuno e qualcosa di più antico e spaventoso, contro il quale la razionalità non serve. Ma Gustìn, Laura e i torinesi non sono soli, perché dalla loro parte si schiereranno altre forze ai confini della realtà, che arrivano dal passato e che vogliono restituire Torino sotto la protezione dei santi. L’assedio di Torino finirà come tutti sappiamo, grazie anche al sacrificio di Pietro Micca, l’indagine oltre la realtà che Gustìn con Laura affrontano verrà dimenticata, anche se resterà nascosta nel cuore di qualcuno che l’ha vissuta, per poi riemergere quando tutto sarà finito da tanto tempo, per un ultimo ricordo e un ultimo addio.
Nel terzo capitolo della saga, l’elemento fantastico, accennato nei primi due, diventa preponderante, tra sette che si rifanno alle leggende sul passato egizio di Torino e creature che vagano da secoli nel mondo, raccontando una storia alternativa e non meno affascinante di quella ufficiale, del resto si disse che la capitale sabauda si era salvata perché i santi erano comparsi sugli spalti a combattere con i torinesi e che un’eclissi nel cielo sotto la costellazione del Toro sanciva che il Re Sole veniva sconfitto da chi si richiamava al simbolo della città sotto assedio.
Tra colpi di scena, la vicenda di Gustìn e Laura si chiude, lasciando senza fiato e con un groppo in gola, rivisitando per l’ennesima volta ma in maniera nuova e interessante l’eterno archetipo della lotta tra il bene e il male. Una storia che è bella vedere arrivare alla fine, ma dalla quale è difficile staccarsi una volta finita e di cui viene voglia di cercare le tracce nella Torino di oggi, così diversa, ma con non pochi ricordi di quell’epoca.
La città dei santi è un libro per chi vive o per chi conosce comunque Torino e la apprezza, ma anche per scoprirla e apprezzarla in maniera diversa, in fondo svela tante cose che non si sanno anche agli abitanti della metropoli di oggi. Ma è anche la degna conclusione di una trilogia di narrativa fantastica originale, che mescola Storia e fantasia, leggende e eventi storici, non inferiore ad altre storie considerate più paludate straniere.
Luca Buggio è nato a Torino, dove vive e lavora. Laureato in Ingegneria, è anche scrittore, regista e attore teatrale. Ha esordito nel 2009 con La danza delle Marionette. Con La Città delle Streghe, primo romanzo per La Corte Editore, ci trasporta nella Torino del 1700, in un’atmosfera che sconfina tra il gotico e il thriller, facendocela vivere in tutta la sua magia. A questo è seguito La città dell’assedio e poi La città dei santi.
Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.
Fanucci editore continua la sua missione di promuovere e presentare fantasy scritto da autori italiani con Il dominio del sangue, primo volume di una trilogia che porta in un mondo che può rassicurare e far passare il tempo agli orfani di George R. R. Martin, in attesa degli ultimi due volumi della Saga del Ghiaccio e del Fuoco che continuano a latitare nelle nostre librerie e biblioteche, dopo la fine del serial che non ha accontentato tutti.
Le sorti della guerra civile spagnola stanno volgendo a favore del dittatore Francisco Franco, e molti spagnoli sono costretti a fine anni Trenta a scappare dal loro Paese, in particolare dalla Catalogna e Barcellona, due delle zone più ribelli, per riparare in Francia dove finiscono in campi di concentramento in attesa di un futuro incerto.
Benjamin Lacombe, acclamato illustratore francese, tra i migliori oltre che i più inconfondibili come tratto sognante e realistico insieme, torna in libreria con un volume di immagini che piacerà innanzitutto ai gattofili: Vite di gatti straordinari, su testi di Sebastien Perez, è un viaggio tra immagini e frasi nel mondo dei felini più amati del mondo, gli unici che gli esseri umani siano riusciti ad addomesticare.
Tutti o quasi i forti lettori adulti hanno iniziato la loro carriera tra le pagine dei libri con la letteratura per ragazzi, negli ultimi anni alcuni dei più importanti fenomeni letterari siano stati narrativa per i più giovani, Harry Potter in testa, ma nonostante questo, come dice l’autrice di questo agile pamphlet, nonché più giovane docente di Oxford: La letteratura per ragazzi ha una lunga e nobile storia di scarsa considerazione. Sul volto di certe persone si disegna un sorrisetto particolare quando racconto loro che cosa faccio, più o meno lo stesso che mi aspetterei di vedere se dicessi che costruisco minuscoli mobili da bagno per elfi. Scrivo narrativa per ragazzi da oltre dieci anni ormai, e faccio ancora fatica a darne una definizione. Ma so con certezza che cosa non è: non è solo per ragazzi.
L’emergenza coronavirus ha chiuso biblioteche, Musei, cinema e teatri, oltre che le scuole di ogni ordine e grado, e sta facendo posticipare o annullare vari eventi, come Cartoomics a Milano, rimandato a ottobre, Sottodiciotto film Festival rimandato in autunno, Play Festival a Modena e altri ancora, anche a livello internazionale, tra cui due delle più importanti convention sulla cultura otaku giapponesi a Tokyo e Osaka, cancellate.
La J-Pop continua la sua collana Osamushi Collection, dedicata a Osamu Tezuka, l’inventore del manga moderno, proponendo uno dei capisaldi della sua produzione, La principessa Zaffiro, antesignano e ispiratore di tutti gli shojo manga, i fumetti per ragazze, a cominciare dal celeberrimo Versailles no Bara, meglio noto come Lady Oscar, di Riyoko Ikeda.
La narrativa fantastica così come la conosciamo oggi ha avuto vari antecedenti più o meno illustri, come le famose riviste pulp inglesi e americane, che dietro copertine colorate ad effetto raccoglievano storie più o meno lunghe introducendo immaginari che hanno ispirato vari autori e autrici contemporanei, anche al cinema, visto che sia George Lucas che Steven Spielberg si sono formati su questo tipo di pubblicazioni.
A partire dal 1952 i cultori della fantascienza italiana hanno avuto ogni mese in edicola il loro appuntamento fisso con i romanzi Urania, curati da nomi prestigiosi come Giorgio Monicelli, fratello del regista Mario, Fruttero e Lucentini: si partì con Le sabbie di Marte di Arthur C. Clarke e negli anni si poterono leggere classici come Isaac Asimov, James Graham Ballard e Philip Kindred Dick, con le copertine illustrate dallo stile inconfondibile di Karel Thole.
Si pensa comunemente che in Italia non si sappia raccontare storie fantastiche, non tanto in letteratura o nei fumetti, dove ci sono tanti nomi soprattutto in questi ultimi anni che smentiscono questo luogo comune, ma al cinema e nelle serie televisive, anche se qualche eccezione che conferma la regola c’è stata.
Il Giappone è ormai da diversi decenni un Paese di grande attrattiva per l’immaginario occidentale, sarà per il cibo, sarà per il contrasto affascinante che c’è tra tradizione e modernità, sarà per la cultura pop rappresentata in particolare da manga e anime che ha saputo conquistare anche le giovani generazioni occidentali dagli anni Ottanta ad oggi.
Ci sono personaggi che sono evergreen e per tutte le stagioni e uno di questi è Dracula, oggi di nuovo di grande attualità dopo la riedizione del romanzo per Oscar Draghi e la discussa ma non priva di interesse serie su Netflix.























