
Georges Simenon risiedette una decina d’anni negli Stati Uniti, pressapoco tra il 1945 e il 1955, e questo periodo americano fu particolarmente prolifico, come tutti i periodi della sua carriera. Qui scrisse una trentina di Maigret e 26 romas durs, tra cui nel 1954 L’Horologer d’Everton, romanzo di introspezione psicologica più che noir, scritto ispirandosi a episodi di cronaca nera prettamente americana sulle orme di storie tragiche e violente alla Bonnie e Clyde. Gioventù bruciata (Rebel Without a Cause) diretto da Nicholas Ray, con prodagonista James Dean, uscirĆ solo l’anno dopo, nel 1955, pressapoco toccando gli stessi temi, con al centro appunto quel grumo di rabbia e ribellione che le giovani generazioni provavano per la famiglia e la societĆ .
Protagonisti de L’orologiaio di Everton sono un padre e un figlio, Dave Galloway e Ben, e il loro complicato e torrmentato rapporto. Dave Galloway, di professione orologiaio, ha una bottega di cui ĆØ proprietario, e un appartamento sopra la bottega. Ha praticamente allevato il figlio da solo, poichĆØ la moglie Ruth, donna piena di relazioni occasionali, l’ha lasciato con il figlio in fasce, per poi chiedere i divorzio tre anni dopo. Per Dave Galloway Ben ĆØ il centro del suo mondo, la sua unica ragione di vita, si può comprendere perciò lo sbalordimento quando scopre che ĆØ fuggito, con una ragazzina pressapoco sua coetanea, ed ĆØ inseguto dalla polizzia di cinque stati per alcuni fatti criminosi di cui si prenderĆ sempre la responsabilitĆ fino alle estreme conseguenze.
Questi fatti drammatici che interrompono la placida e incolore routine tra bottega e i sabati a giocare a jacquet con l’amico Musak aprono per Dave una frattura che si propagherĆ in una serie di domande senza risposta: sono stato un buon padre? come ho fatto a convivere con un assassino senza scorgere in lui la minima avvisaglia? amo davvero mio figlio? e ora cosa posso fare per aiutarlo?
Dave Galloway, come suo padre, ĆØ un uomo mite, abituato ad abbassare la testa e subire le vicessitudini che ci riserva l’esistenza. Suo padre l’unico atto di ribellione lo compƬ passando una settimana fuori casa con una donna, lui sposando Ruth, una donna ben diversa dalla classica massaia americana di quegli anni. Ben facendo quello ha fatto.
Dave Galloway arriva a stabilire che nella vita ci sono due tipi di uomini: quelli che non superano mai il limite, integrati, vincenti, capaci nelle loro professioni come il nuovo marito di sua madre o l’avvocato di Ben e poi gli uomini come i Galloway che di padre in figlio si passano il gene della ribellione e della rabbia a lungo repressa. Ecco il segreto degli uomini che Dave ĆØ ben felice di poter tramandare al nipotino che sta per nascere. Un altro Galloway. CosƬ si chiude un romanzo solido e ben strutturato, di ambientazione americana per alcuni dettagli (come la descrizione delle varie fasi di un processo) ma europeo se non spiccatamente francese nello spirito. Tavernier ne fece un film con il titolo L’orologiaio di Saint Paul, con Philippe Noiret e Jean Rochefort.
Georges Simenon ā Scrittore belga di lingua francese (Liegi 1903 ā Losanna 1989). Tra i più celebri e più letti esponenti non anglosassoni del genere poliziesco, la sua produzione letteraria, soprattutto romanzi gialli, ĆØ monumentale: essa conta poco meno di duecento romanzi, fra cui emergono ā per popolaritĆ in tutto il mondo e per salda invenzione ā quelli della serie di Maigret, quasi tutti tradotti in italiano. Dopo il suo primo romanzo, scritto a 17 anni (Au pont des arches, 1921), si trasferƬ a Parigi dove pubblicò sotto svariati pseudonimi opere di narrativa popolare. Nel 1931 con Pietr le Letton, che uscƬ sotto il suo nome, inaugurò la fortunatissima serie dei romanzi (circa 102) incentrati sul commissario Maigret, che rinnovarono profondamente il genere poliziesco. Negli USA dal 1944 al 1955, tornò poi in Europa, stabilendosi in Svizzera; nel 1972 smise di scrivere, limitandosi a dettare al magnetofono, e tornò alla scrittura solo per redigere i MĆ©moires intimes (1981). Autore straordinariamente prolifico, con stile semplice e sobrio ha narrato nei suoi romanzi, caratterizzati da suggestive analisi di ambienti, la solitudine, il disagio esistenziale, il vuoto interiore, lāossessione, il delitto (La fenĆŖtre des Rouet, 1946; Trois chambres Ć Manhattan, 1946; La neige Ć©tait sale, 1948, trad. it. 1952; Lāhorloger dāEverton, 1954; Le fils, 1957). Gran parte di questa abbondante produzione, che ha ispirato molti film ed ĆØ stata tradotta in 55 lingue, ĆØ stata riunita nelle Oeuvres complĆØtes (72 voll., 1967-73) e in Tout Simenon (27 voll., 1988-93). Ricordiamo inoltre i racconti e le prose autobiografiche (Je me souviens, 1945; Pedigree, 1948, trad. it. 1987; Quand jāĆ©tais vieux, 1970; Lettre Ć ma mĆØre, 1974, trad. it. 1985; la serie Mes dictĆ©es, 21 voll., 1975-85), e le raccolte di articoli Ć la recherche de lāhomme nu (1976), Ć la decouverte de la France (1976), Ć la rencontre des autres (1989). Nel 2009, in occasione del ventennale della morte, ĆØ stato pubblicato in Francia a cura di P. Assouline il monumentale Autodictionnaire Simenon, lungo le cui voci (in gran parte tratte da interviste, carteggi e appunti dello stesso S.) si snoda unāoriginalissima e dettagliata biografia dello scrittore.
Source: acquisto del recensore.







Georges Simenon ĆØ un genio che aveva in testa la grande letteratura, solo la sua mente poteva partorire il ciclo infinito dei romanzi duri.
RaphaĆ«l Krafft ĆØ un autore di reportage radiofonici e appassionato di viaggi in bicicletta. Da queste sue esperienze lo scrittore prende spesso ispirazione per scrivere dei libri, lāultimo dei quali arrivato in Italia, grazie a Keller editore, ĆØ āPasseurā. La vicenda narrata nel testo prende forma da quello che Krafft ha visto, vissuto e conosciuto nel 2015, nella zona al confine franco-italiano delle Alpi Marittime, tra Mentone e Ventimiglia. Qui lāautore si era recato per raccogliere il materiale necessario alla realizzazione di un servizio dedicato ai migranti. A coloro che sono bloccati alla frontiera tra Italia e Francia e che sono pronti a tutto (pure ad ingressi clandestini) pur di andare in Francia, fare richiesta di asilo politico e poi continuare il viaggio diretti in altri Paesi dellāEuropa, per raggiungere parenti e amici che giĆ in precedenza hanno vissuto esperienze simili. Quello che nota Krafft ĆØ la precarietĆ delle condizioni di questi migranti abbandonati a loro stessi e in fuga da una vita a rischio nel loro paese di origine. In particolare lāautore incontra gente comune, viaggiatori, ex pompieri, insegnanti, politici e religiosi che intrecciano le loro esistenze con quelle di queste persone alla ricerca di un futuro migliore. Ciò che resta impresso nelle pagine dei Krafft ĆØ la diversitĆ di trattamento che i migranti subiscono in Italia e poco oltre il confine, in Francia. In territorio italiano, dove cāĆØ il Presidio per questa umanitĆ in fuga, gli ospiti vengono trattati con maggiore attenzione e cura, mentre in Francia, lo scrittore nota una maggiore distanza verso questi migranti, spesso e volentieri abbandonati a loro stessi. Tra la massa di coloro che fuggono, ci sono Satellite e Adeel arrivati in Italia del Sudan. Krafft non esiterĆ ad aiutarli facendo lāascesa al Colle di Finestra, seguendo il sentiero che sale da San Giacomo di Entracque, in Italia, e scende nella valle VĆ©subie, in Francia. Un tragitto, come si scoprirĆ durante la lettura, fatto da tantissime altre persone che – indipendentemente dal colore della pelle e dalla cultura- si sono mosse, nel presente e nel passato (tanti italiani e molti ebrei durante il Fascismo), alla ricerca di una speranza e di un futuro migliore. Il viaggio a piedi e con mezzi di fortuna sarĆ per tutti i protagonisti di “Passeur” unāesperienza dal grande valore emotivo e simbolico, perchĆ© durante questo percorso il giornalista avrĆ la possibilitĆ di conoscere direttamente da Satellite e Adeel le loro storie di vita e le drammatiche sofferenze patite non solo nella terra di origine, ma anche nei campi di transizione (in Libia) dove chi ĆØ migrante ha un passaggio obbligato. āPasseurā ĆØ un libro che narra pezzi di vita vera e vissuta e questo gli ha permesso di diventare anche reportage radiofonico premiato ai NYFās International Radio Program Awards for The Worldās Best Radio Programs nel 2017. Leggere āPasseurā ĆØ addentrarsi nel libro di Krafft e compiere un viaggio nel quale sorgono tante domande, perchĆ© i temi considerati -la vita, la diversitĆ , la migrazione, lāamicizia, il bisogno di un vita degna e il riscatto sociale- sono valori e bisogni universali che vanno oltre i confini territoriali, culturali e temporali e che hanno al centro lāintera specie umana. Traduzione dal francese di Luisa Sarlo.
Ginette Kolinka, nata Cherkasky, ĆØ una degli ultimi sopravvissuti tra i pochi deportati che sopravvissero ai campi di concentramento nazisti. Oggi ha 95 anni, e la luciditĆ e il brio di una donna che ha lavorato tutta la vita, aveva un banco di maglieria al mercato con il marito, e solo dopo essere rimasta vedova ha iniziato a parlare del suo passato. Un passato difficile: a soli 19 anni lasciò Parigi con il padre, un fratellino e un nipote diretta, pensava lei, verso un campo di lavoro tedesco in Polonia. Arrivò invece a Birkenau. Lāidea che i campi di concentramento e sterminio fossero campi di lavoro era un’ idea diffusa, orchestrata attivamente dalla propaganda nazista che aveva creato anche campi fantoccio, con belle sale areate, biancheria pulita nei dormitori, e tutti i confort per portare in visita i delegati della Croce Rossa nei loro giri di ispezione. Ma Birkenau era unāaltra cosa. E la giovane Ginette lo scoprƬ amaramente a sue spese e sulla sua pelle. Più grande di Auschwitz, (secondo una stima con una superficie pari a quella di 325 campi da calcio), era un immenso campo di sterminio dotato di efficienti camere a gas e forni crematori che trasformavano in cenere i corpi delle vittime. Se non lāavesse visto con i suoi occhi forse anche lei non ci avrebbe creduto. Era tutto troppo orribile per crederlo vero. Credere che lāodio e la malvagitĆ umana fossero cosƬ reali e portassero lāuomo contro lāuomo, fino a queste derive di indicibile crudeltĆ . Ginette, con lāaiuto della giornalista francese Marion Ruggieri, ne ha voluto lasciare testimonianza scritta di questa esperienza nel libro Ritorno a Birkenau, caso letterario lāanno scorso in Francia, e ora dal 9 gennaio disponibile anche in Italia per Ponte alle Grazie, tradotto da Francesco Bruno. Un testo breve, meno di un centinaio di pagine, essenziale, brutale se vogliamo nella sua semplicitĆ e autenticitĆ . La sporcizia, le botte, i maltrattamenti, le violenze gratuite subite, la mancanza di umanitĆ dei carcerieri tutto ĆØ descritto āsenza fronzoliā come ama dire Ginette. Ć un testo doloroso, un breve excursus allāinferno, esorcizzato dal potere delle parole, dal potere catartico della memoria condivisa e tramandata alle nuove generazioni perchĆ© prendano coscienza di cosa ĆØ avvenuto, perchĆ© non si ripeta. Presto di testimoni diretti non ce ne saranno più, ma resteranno queste memorie scritte, e il ricordo dei giovani che hanno conosciuto Ginette e lāhanno ascoltata. ToccherĆ a loro farsi carico di questo compito per tramandarlo a figli e nipoti. Lāascolto diretto di queste memorie ĆØ caratterizzato da unāassoluta mancanza di retorica, il dolore provato ĆØ stato troppo grande per poterselo permettere, e questa autenticitĆ giunge incredibilmente forte e potente anche a chi legge questo libro. In un’epoca di revisionismi e negazionismi vari ĆØ essenziale accogliere opere come questa, capaci di infrangere le barriere della diffidenza e della indifferenza. Nel rispetto delle vittime, nel rispetto della veritĆ storica, nel rispetto dei giovani che cercano sinceramente di capire, di conoscere, per costruirsi un modello etico su cui basare le loro vite. Ritorno a Birkenau ĆØ un testo evocativo e nella sua semplicitĆ sconvolgente. Ha il potere di portare anche noi per qualche ora in qui luoghi di dolore, in compagnia di Ginette, Marceline Loridan-Ivens, Simone Veil, e tutte le sue compagne. La frase che forse mi ha scosso di più, ĆØ incredibilmente una frase semplice, dopo bisogna viverci con questi ricordi. Tanto vera per le vittime che per i carnefici. PerchĆ© se cāĆØ una giustizia, esiste senzāaltro nella memoria, e per questo ĆØ cosƬ preziosa. Termino questo mio commento al libro invitandovi a leggere anche lāintervista che Stefano Montefiori su Il Corriere della Sera ha fatto a Ginette, a questo link:
L’Orma editore continua la sua proposta dei romanzi di fantascienza di Rene Barjavel, con Sfacelo, scritto dall’autore sotto i bombardamenti su Parigi nel 1942 e inquietante apologo distopico molto attuale ancora oggi.
Conosco Pierre Loti per aver letto Gli ultimi giorni a Pechino: un avventuroso viaggio nella Cina dei Boxer e grande ĆØ la sua fama di viaggiatore e di narratore fedele dei suoi viaggi per cui sono stata molto felice di leggere Lāisola di Pasqua, Diario di un allievo ufficiale della Flore, (Titolo originale: LāĆ®le de PĆ¢ques. Journal dāun aspirant de la Flore, 1899) appena edito da Bordeaux edizioni, tradotto da Paolo Bellomo.
Il nostro piccolo mondo di provincia. 
























