Chi era davvero il filosofo Søren Kierkegaard? Prova a spiegarcelo Stig Dalager nel libro L’uomo dell’istante, pubblicato in Italia da Iperborea. Il testo è una biografia romanzata molto intensa nella quale lo scrittore riesce a farci percepire l’essenza fisica del grande pensatore danese. Perché dico l’essenza fisica? Per il semplice fatto che Dalager ci mostra un Kierkegaard fatto di un corpo materico, debilitato dal tormento del troppo pensare e dalla malattia. Siamo nel 1885, a Copenaghen, il filosofo ha 42 anni quando entra in ospedale perché è così ammalato e stanco di vivere, da aver deciso – in tutta autonomia – che è giunto il momento di porre fine alla sua vita di dolore (fisico e psicologico). Accanto a sé Kierkegaard non vuole nessuno. Accetta solo la presenza della signorina Fibiger, la quale lo accudisce e lo aiuta a compiere ogni singola azione: dal mangiare, al vestirsi, all’alzarsi per andare in bagno. In realtà la donna, a conseguenza del proprio passato di sofferenze e rinunce, è la sola a comprendere alla perfezione lo stato di disagio morale che attanaglia e tormenta il filosofo. Il romanzo è caratterizzato da un continuo alternarsi di flashback/sogni dai quali il lettore può comprendere cosa abbia scatenato la costante lotta interiore che spinse lo studioso ad attaccare anche la Chiesta istituzionale e non solo. Nei diversi frammenti del “tempo che fu”, che vanno a “visitare” Kierkegaard ci sono il padre dalla religiosità estrema e inflessibile che scatenò in Søren un perenne conflitto tra il senso del dovere e quello di colpa. Accanto a questa figura emergono le tante opere che il pensatore scrisse utilizzando diversi pseudonimi, identità fittizie che gli permisero di riflettere e pensare in modo completamente libero e di rispondere anche agli subìti per i propri difetti fisici. La vera costante del libro, o meglio, quello che potrebbe essere identificato con il leitmotive narrativo è senza ombra di dubbio la figura di Regine Olsen. Il grande e unico amore al quale Kierkegaard, uno dei maggiori esponenti dell’esistenzialismo, rinunciò, con grande dolore e difficoltà, per dedicare tutta la propria esistenza allo studio e alla riflessione. Dalager, grazie ad uno studio accurato dei testi e dei diari del filosofo, riesce a costruire una narrazione che va oltre la dimensione del pensiero filosofico e poetico del pensatore danese, perché questo scritto ci porta alla scoperta del lato più intimo, privato e umano di un essere vivente del passato, diventato noto soprattutto per i propri testi. Dalle pagine di L’uomo del destino esce un Søren Kierkegaard umano, fatto di carne, di sentimenti e di tutte quelle contraddizioni che lo rendono, a nostri occhi di lettori e individui di oggi, un uomo colmo di fragilità ed emozioni simili alle nostre. Traduzione e postfazione di Ingrid Basso.
Stig Dalager (1952) è uno dei più noti scrittori danesi contemporanei. Specializzato in romanzi di ispirazione biografica (oltre a Kierkegaard, tra gli altri, Hans Christian Andersen e Marie Curie) i suoi lavori sono tradotti in oltre 20 paesi. Il lavoro di Dalager come romanziere e drammaturgo si concentra sulle condizioni esistenziali più profonde, su quella ricerca del sé più vero che accomuna le storie della gente comune con quelle dei personaggi entrati a far parte della Storia.
Source: libro inviato dall’ editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Iperborea.
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Si allontana l’Unione Sovietica, una terra stanca, sporca, e il treno s’immerge nella natura, avanza pulsando attraverso un paese sabbioso, deserto. Tutto è in movimento: la neve, l’acqua, l’aria, gli alberi, le nubi, il vento, le città, i villaggi, gli uomini, i pensieri.
Eravamo usciti insieme diverse volte, eravamo andati al cinema e a bere qualcosa sulla terrazza estiva di un pub, eravamo stati addirittura a una mostra d’arte sul realismo socialista, anche se avevo cercato di oppormi dicendo che io ci avevo vissuto – non in una mostra ma nel socialismo. Alla fine l’avevo comunque accompagnata e le opre d’arte mi avevano riempito di nostalgia.
Un caldo pomeriggio di fine febbraio, in cui la primavera sembra aver fatto capolino portandosi via le ultime tracce d’inverno, Varg Veum chiuso nel suo ufficio di Bergen riceve un’insolita visita. Un bambino di otto anni, Roar, dopo aver preso una guida telefonica, scelto un numero a caso tra gli investigatori privati, preso da solo l’autobus, fa il suo ingresso e gli chiede aiuto. Una banda di bulletti che infesta il suo quartiere di casermoni alla periferia degradata della città capeggiata da Joker un ragazzo un po’ più grande davvero “cattivo” gli ha rubato la bicicletta e lui non potendo chiedere aiuto a suo padre guarda fiducioso negli occhi Varg Veum. La richiesta di aiuto commuove l’investigatore forse perché ha anche lui un figlio di quell’età lontano chissà dove, forse perché il suo passato da assistente sociale lo spinge a cercare di aiutare sempre i più deboli così recupera la bici e fa la conoscenza della madre di Roar, Wenche, abbandonata dal marito per un’altra donna, che smuove in lui qualcosa nel profondo forse semplicemente perché è decisamente troppo sensibile al fascino femminile. Joker e la sua banda naturalmente non restano con le mani in mano e meditando vendetta rapiscono Roar facendo si che Varg si ritrovi invischiato in una storia di emarginazione e desolazione, figli rifiutati, madri alcolizzate. Poi l’imprevedibile, il padre di Roar viene accoltellato e ucciso e le prove portano diritte dritte verso Wenche ma Varg non vuole credere che sia davvero colpevole, i suoi occhi blu sono così profondi, le sua labbra così morbide, e pronto a tutto per dimostrare la sua innocenza inizia a indagare nei segreti di alcuni abitanti dei casermoni scoprendo infine la verità amara e imprevista che lo sommergerà come un magma nero in cui nessuno è davvero innocente. A chi mi chiedesse quale è il mio giallista scandinavo preferito senza esitazione risponderei Gunnar Staalesen innanzi tutto perché definirlo giallista scandinavo è riduttivo. I suoi libri, quasi una ventina in patria con protagonista una città norvegese Bergen e un investigatore privato Varg Veum, tre editi da noi da Iperborea I satelliti della morte, Tuo fino alla morte, La donna nel frigo, più che gialli sono veri e propri romanzi tout court, capaci di lasciare nel lettore un eco, non semplici prodotti di consumo che una volta letti non lasciano tracce né graffi. Tuo fino alla morte pubblicato per la prima volta nel 1979 e ora tradotto dal norvegese da Danielle Braun è una storia complessa e delicata, arricchita da sfumature sociali e umane che come dicevo esulano dal semplice campo del giallo. L’autore l’ha definito un romanzo sull’amore, il matrimonio e l’infedeltà che solo incidentalmente ha i connotati del romanzo giallo e penso che non ci sia definizione migliore. Concludo con una notizia che almeno a me ha fatto decisamente piacere, gli altri romanzi della serie del detective Varg Veum sono tutti in corso di pubblicazione presso Iperborea nella collana Ombre.
Il predicatore proseguì da dove era stato interrotto. “No fratelli, non riconosciamo più Stavanger! Dico bene? Meretrici, lenoni, arpagoni, e sibariti. Viviamo in una moderne Sodoma e Gomorra, nella confusione dei giorni estremi. Il Signore chiama il suo gregge, ci da il benvenuto, ma il cammino è pieno di tentazioni. Chi ha il potere sul nostro paese, sulle nostre città? Chi adoriamo? Chi più subdolo del Levitano, si crogiola e si rimpingua del viscido e grasso petrolio del nostro mare? E’ Mammona, fratelli! Mammona che allunga i suoi avidi artigli, che soffia il suo alito pestilenziale sulla città, che trascina migliaia di persone a una morte violenta. E non avremo pace fratelli finchè ci sarà una sola goccia di petrolio sul fondo del nostro mare”.
Dal gelo dei freddi fiordi nordici culla della socialdemocrazia e dello stato sociale, periferia progredita e privilegiata dell’Impero, non arrivano solo gialli e romanzi polizieschi e per farcene un’idea basta dare un’ occhiata al vario catalogo di Iperborea, raffinata casa editrice milanese da anni impegnata a fare conoscere la letteratura scandinava in Italia.
























