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:: Recensione di Tuo fino alla morte di Gunnar Staalesen a cura di Giulietta Iannone

14 Maggio 2011

1Un caldo pomeriggio di fine febbraio, in cui la primavera sembra aver fatto capolino portandosi via le ultime tracce d’inverno, Varg Veum chiuso nel suo ufficio di Bergen riceve un’insolita visita. Un bambino di otto anni, Roar, dopo aver preso una guida telefonica, scelto un numero a caso tra gli investigatori privati, preso da solo l’autobus, fa il suo ingresso e gli chiede aiuto. Una banda di bulletti che infesta il suo quartiere di casermoni alla periferia degradata della città capeggiata da Joker un ragazzo un po’ più grande davvero “cattivo” gli ha rubato la bicicletta e lui non potendo chiedere aiuto a suo padre guarda fiducioso negli occhi Varg Veum. La richiesta di aiuto commuove l’investigatore forse perché ha anche lui un figlio di quell’età lontano chissà dove, forse perché il suo passato da assistente sociale lo spinge a cercare di aiutare sempre i più deboli così recupera la bici e fa la conoscenza della madre di Roar, Wenche, abbandonata dal marito per un’altra donna, che smuove in lui qualcosa nel profondo forse semplicemente perché è decisamente troppo sensibile al fascino femminile. Joker e la sua banda naturalmente non restano con le mani in mano e meditando vendetta rapiscono Roar facendo si che Varg si ritrovi invischiato in una storia di emarginazione e desolazione, figli rifiutati, madri alcolizzate. Poi l’imprevedibile, il padre di Roar viene accoltellato e ucciso e le prove portano diritte dritte verso Wenche ma Varg non vuole credere che sia davvero colpevole, i suoi occhi blu sono così profondi, le sua labbra così morbide, e pronto a tutto per dimostrare la sua innocenza inizia a indagare nei segreti di alcuni abitanti dei casermoni scoprendo infine la verità amara e imprevista che lo sommergerà come un magma nero in cui nessuno è davvero innocente. A chi mi chiedesse quale è il mio giallista scandinavo preferito senza esitazione risponderei Gunnar Staalesen innanzi tutto perché definirlo giallista scandinavo è riduttivo. I suoi libri, quasi una ventina in patria con protagonista una città norvegese Bergen e un investigatore privato Varg Veum, tre editi da noi da Iperborea I satelliti della morte, Tuo fino alla morte, La donna nel frigo, più che gialli sono veri e propri romanzi tout court, capaci di lasciare nel lettore un eco, non semplici prodotti di consumo che una volta letti non lasciano tracce né graffi. Tuo fino alla morte pubblicato per la prima volta nel 1979 e ora tradotto dal norvegese da Danielle Braun è una storia complessa e delicata, arricchita da sfumature sociali e umane che come dicevo esulano dal semplice campo del giallo. L’autore l’ha definito un romanzo sull’amore, il matrimonio e l’infedeltà che solo incidentalmente ha i connotati del romanzo giallo e penso che non ci sia definizione migliore. Concludo con una notizia che almeno a me ha fatto decisamente piacere, gli altri romanzi della serie del detective Varg Veum sono tutti in corso di pubblicazione presso Iperborea nella collana Ombre.

Gunnar Staalesen è nato a Bergen nel 1947. Considerato il padre del giallo norvegese, dalla sua penna è nato il famoso personaggio di Varg Veum, il detective più emblematico del noir nordico, che con i suoi conflitti interiori, la sua scanzonata ironia, e il suo contrastato rapporto con le donne e la bottiglia, esplora le ferite e i vizi della società. Dei quindici romanzi della serie, tradotti in altrettante lingue e adattati per il piccolo e il grande schermo, Iperborea ha già pubblicato Satelliti della morte, Tuo fino alla morte e La donna nel frigo.

:: Recensione di La donna nel frigo di Gunnar Staalesen a cura di Giulietta Iannone

7 Maggio 2011

donnaIl predicatore proseguì da dove era stato interrotto. “No fratelli, non riconosciamo più Stavanger! Dico bene? Meretrici, lenoni, arpagoni, e sibariti. Viviamo in una moderne Sodoma e Gomorra, nella confusione dei giorni estremi. Il Signore chiama il suo gregge, ci da il benvenuto, ma il cammino è pieno di tentazioni. Chi ha il potere sul nostro paese, sulle nostre città? Chi adoriamo? Chi più subdolo del Levitano, si crogiola e si rimpingua del viscido e grasso petrolio del nostro mare? E’ Mammona, fratelli! Mammona che allunga i suoi avidi artigli, che soffia il suo alito pestilenziale sulla città, che trascina migliaia di persone a una morte violenta. E non avremo pace fratelli finchè ci sarà una sola goccia di petrolio sul fondo del nostro mare”. 

Nuovo caso per Varg Veum, celebre investigatore privato nato dalla penna di Gunnar Staalsen padre della detective story norvegese e portato sullo schermo da Trond Espen Seim che nel 2008 ebbe anche modo di girare l’episodio Varg Veum Kvinnen i kjøleskapet tratto appunto da La donna nel frigo. Accennare alla trama è piuttosto complesso perché tutto ruota intorno al colpo di scena finale che io mi guarderò bene dall’accennare anche solo di sfuggita. Tutto ha inizio una fredda giornata di inizio novembre quando Veum si reca da un’anziana signora, Theodora Samuelson, che ha deciso di assumerlo per scoprire che fine ha fatto suo figlio Arne, tecnico di una piattaforma petrolifera. Prese le consegne Veum si reca a Stavanger antico borgo di pescatori ora trasformato in una specie di luna park per gli svaghi dei dipendenti delle compagnie petrolifere che gestiscono le piattaforme al largo della costa. Locali notturni, discoteche, bische, bordelli, donne bellissime e disponibili, tutto l’immaginabile per soddisfare il riposo del guerriero, gestito da delinquenti più o meno tollerati dalle vigili forze dell’ordine. Qui inizia a indagare recandosi nell’appartamento che Arne occupava e dopo una sommaria perlustrazione trova su un tavolo della cucina i ripiani interni del frigo. Insospettito apre lo sportello e rinviene il cadavere senza testa di una donna. L’arrivo della polizia lo estromette dalle indagini ma lui ben lontano dall’arrendersi continua a indagare con l’aiuto di una malinconica prostituta d’alto bordo, per la quale tradirà piuttosto a malincuore la sua compagna, che ha deciso di portare avanti un’ attività parallela decisamente pericolosa. Veum è curioso e proprio la sua curiosità lo metterà sulla strada giusta per risolvere il caso anche a rischio della vita perché la gente contro cui si è messo non ha nessuna intenzione di scherzare.  7° episodio della serie con protagonista Varg Veum, edito in patria nel 1981, La donna nel frigo è una storia incentrata sul protagonista, un private eye davvero sui generis, che racconta i fatti in prima persona non disdegnando schegge di umorismo, di compassione e di filosofica saggezza rubata a Groucho Marx. Siamo nel 1980, mentre alle presidenziali statunitensi Ronald Reagan sconfigge il presidente in carica Jimmy Carter, Veum si trova a indagare su un caso in cui in un certo senso il petrolio, la ricchezza, e la corruzione che ne derivano, sono il motore stesso della storia. Veum è un lupo solitario, un romantico eroe capace di commuoversi per gli occhi tristi di una prostituta, capace di volere vederci chiaro anche a dispetto di tutto e tutti anche a costo di prendersi calci e pugni in una cantina isolata. Scanzonato, un po’maldestro, non ostenta un carattere cinico e freddo, anzi è quasi sentimentale nel suo difendere la sua individualità e rifiutare l’offerta di una grande agenzia investigativa di Oslo che assorbendolo gli prometterebbe soldi e rispettabilità. Il suo no è un rifiuto ai soldi facili, ai meschini sotterfugi che sembrano inquinare una società materialista e senz’anima in cui non si riconosce. Forgiato alla scuola dei celebri investigatori privati come Lew Archer o Philip Marlowe, Veum è meno duro, forse più vulnerabile e umano dei suoi precursori, ma come dice l’autore non è un personaggio completamente solare, anche in lui si agitano i fantasmi di Ibsen che in un certo senso tormentano le sue notti e forse anche i suoi giorni.

Gunnar Staalesen è nato a Bergen nel 1947. Considerato il padre del giallo norvegese, dalla sua penna è nato il famoso personaggio di Varg Veum, il detective più emblematico del noir nordico, che con i suoi conflitti interiori, la sua scanzonata ironia, e il suo contrastato rapporto con le donne e la bottiglia, esplora le ferite e i vizi della società. Dei quindici romanzi della serie, tradotti in altrettante lingue e adattati per il piccolo e il grande schermo, Iperborea ha già pubblicato Satelliti della morte, Tuo fino alla morte e La donna nel frigo.