Posts Tagged ‘Gialli thriller noir’

:: Codice 93 di Olivier Norek (Rizzoli 2024) a cura di Patrizia Debicke

18 marzo 2024

Benvenuti nel dipartimento 93 dove insieme alla squadra di Coste dovrete scendere nei seminterrati e nelle cantine, e dove si può trovare di tutto, perché là spesso si nascondono i peggiori rifiuti dell’umanità. Una trama irresistibile quella di “Codice 93”, fatta di pagine su pagine in cui Olivier Norek mischiando tranquillamente crimine, corruzione e integrità morale ci presenta il suo capitano Coste, poliziotto straordinario alla testa della squadra Anticrimine di questa periferia delle periferie, bell’uomo, tosto, quarant’anni, con all’angolo della bocca una sigaretta sempre accesa. Una persona che pare fatta tutta d’un pezzo e invece si muove e opera sempre senza mai perdere la sua generosità e umanità.
Un ambiente duro, violento, il dipartimento in cui spalleggiato dalla sua eterogenea squadra di fedelissimi, deve darsi da fare e cavarsela Victor Coste. Quello di Seine-Sainte-Denis, uno dei tre distretti che costituiscono l’area periferica di Parigi giustamente noto per il suo tasso altissimo di criminalità. Zona malfamata , da paura, e affollata da una variegata fauna multicolore. Fare il poliziotto nella Seine-Saint-Denis, è un vero lavoraccio. Seine- Saint- Denis rappresenta infatti un oscuro agglomerato urbano fatto di orrendi e popolosi edifici, affollati da individui ai margini, insomma un quartiere spazzatura, dove morte e delinquenza dipendono solo dalla legge della strada.
Ragion per cui quando una telefonata alle quattro del mattino sveglia Victor Coste, può significare solo una cosa: qualcuno è stato ammazzato. E infatti a Coste ormai aduso a ogni violenza a prima vista in quell’alba gelida, sulla scena del delitto, si presenterà un assassinio come tanti altri con il cadavere di un gigante nero con addosso un maglione bianco e tre fori sanguinanti sul petto, rinvenuto nel capannone di un magazzino in disuso del canale dell’Ourcq. Il medico della polizia arrivato al volo, ne constaterà la morte: nessun segno vitale.
Ma stranamente, non risultando nessuna ferita in corrispondenza dei fori dei proiettili, il successivo raccapricciante evento, benché la vittima presenti tutti i segni di un decesso, farà diventare quello che pareva un omicidio, in un caso quasi da incubo. Il “morto” infatti si risveglierà mentre è già in atto l’autopsia, trasformando la morgue in un mostruoso e sanguinoso scenario dell’orrore. E solo il fatto che sia barbaramente evirato e imbottito di barbiturici magari per un regolamento di conti sta a dimostrare quale sia stata la causa di choc in grado di provocare la morte apparente.
L’ ex cadavere, trasferito d’urgenza in ospedale e piantonato dalla polizia, verrà identificato come tal Bébé Coulibaly, attualmente non ricercato ma con sulle spalle una corposa fedina penale.
La faccenda, proseguirà sulle orme del macabro cammino intrapreso all’inizio con la scoperta, a meno di ventiquattr’ore di distanza, dello scheletro carbonizzato di Frank Somoy, localizzato tramite il suo cellulare lasciato incastrato tra le costole in una casa disabitata di Rue des Acacias in cima alla collina di Prés Saint Gervais. Ritrovamento reso possibile dall’analisi del sangue sui fori di proiettile del maglione bianco indossato da Bébé che evidenziava il dna di un drogato, schedato dalle forze dell’ordine. Ma l’incubo continua: non ci sono tracce di incendio intorno al corpo di Somoy, neppure sulla sedia pieghevole di plastica sulla quale è stato sistemato. Evidentemente qualcuno l’ha ucciso altrove e poi portato là solo per farlo ritrovare.
Potrebbe mai trattarsi di un processo di “autocombustione”. Come in certi riti voodo o che altro… O invece c’è qualcuno che ha lanciato il guanto di sfida alle forze dell’ordine? E vuole metterle in ridicolo contringendole a impegnarsi in un’orrenda caccia al tesoro.
Un bella rogna anche perché i due delitti arricchiti da una, anzi due macabre messinscena e che rischiano di compromettere la credibilità delle indagini sono già arrivati chi sa come alle orecchie della stampa (una talpa?) e infiammando l’opinione pubblica stanno scatenando il caos mediatico. Eh già perché a conti fatti, finora il dipartimento di polizia di Seine-Saint-Denis non ci fa una bella figura. E se la cosa se non piace alla diretta superiore di Coste, la comandante Damiani, piace ancor meno al gran capo e al prefetto.
Insomma il capitano Victor Coste, dovrà prepararsi subito ad affrontare il peggio.
E tutta questa brutta storia si complicherà ulteriormente quando riceverà una lettera anonima che lo costringerà a ripescare un fascicolo in apparenza sparito dagli archivi della polizia . Brutta storia perché, proprio da questa prima lettera ricevuta, scaturirà la scoperta di tutta una serie di morti, probabilmente di “invisibili” della società, spariti o peggio affossati proprio da chi avrebbe dovuto indagare… Tramite l’operazione 93, una manovra di occultamento congegnata dai piani alti solo per il loro sporco interesse.
Alla prima lettera farà seguito una seconda… É mai possibile che esista un legame, tra questo fatto e i suoi due ultimi casi? Coste stenta a raccapezzarsi. E la strada da fare per arrivare a una soluzione sarà lunga difficile anche per un cambio della guardia nella sua squadra, anche se il nuovo acquisto ben presto allineato con il punto di vista e il modo di pensare dei compagni, dopo l’indispensabile rodaggio, saprà farsi valere e apprezzare da tutti. Interessanti al di là dell’indagine i rapporti personali e di calda umanità che vanno a crearsi tra i membri del gruppo….
Una difficile pista da seguire e che intriga anche perché per riuscire a inquadrare il colpevole, avviato a trasformarsi in un killer vendicatore, si dovrà persino arrivare a superare i limiti di ogni misura, oltre a quelli della tangenziale che divide Seine-Sainte-Denis dall’ arroganza parigina e spaziare senza riguardi nei giri cittadini più altolocati per poi spostarsi fino agli estremi limiti dei quartieri più miseri. Un confronto diretto tra gli sporchi interessi della Grande metropoli e la periferia. Insomma il capitano Coste e suoi dovranno riuscire in qualche modo a controllare una brutta storia. In una rete di perversione che non risparmia nessuno, e dove a fare le spese sono sempre i più deboli. E dove il male si confonde col bene a punto di non permettere più di capire quanto e cosa sia veramente sbagliato. E come giustamente scrive Olivier Norek ohimè : “Alcune vette sono troppo alte perché la giustizia si metta a fare l’alpinista”.
Scrittura facile, essenziale, immediata e coinvolgente quella di Norek che ci regala un altro bel polar come solo lui sembra poter fare, duro, intrigante e molto alla francese .

Oliver Norek è uno scrittore francese. Ha partecipato ai soccorsi umanitari durante la guerra nella ex Jugoslavia prima di entrare nella polizia giudiziaria, dove è rimasto per diciotto anni. È autore di romanzi polizieschi con il commissario Coste, tutti tra i primi posti delle classifiche francesi. Tra due mondi (Rizzoli 2018) è il suo primo libro pubblicato in Italia. Tradotti in 14 lingue, i libri di Norek hanno venduto due milioni di copie nel mondo, ottenendo numerosi premi letterari, tra cui il Prix “Le Point” du Polar Européen nel 2016, il Grand Prix des Lectrices de “Elle” nel 2017, il Prix Maison de la Presse, il Prix Relay e il Prix Babelio per Superficie.

:: Il delitto della montagna di Chicca Maralfa (Newton Compton 2024), a cura di Patrizia Debicke

12 febbraio 2024

Due anni dopo il trasferimento ad Asiago, al comando della stazione dei carabinieri, il luogotenente barese Gaetano Ravidà, voce narrante della trama, sta cominciando ad ambientarsi.
Certo la distanza fra Bari e Asiago è maggiore di quella scritta sul navigatore. Il freddo poi picchia duro sull’Altopiano dei Sette Comuni, denso di tristi memorie legate alle trincee del fronte più sanguinoso della prima guerra mondiale. E pare anche più pungente soprattutto se confrontato con il tepore pugliese. Ma bisogna adattarsi e di necessità virtù.
La sua nuova vita lontano da Bari e dalle figlie, dopo la separazione dalla moglie che l’ha tradito con il suo migliore amico, comincia a ingranare tramite il rapporto surrogato e segreto con Maria Antonietta Malerba, medico legale? E forse anche per merito della serena “consulenza” ambientale di Lilli Pertile, anziana donna, depositaria degli infiniti retaggi autoctoni e benché non abbia ancora imparato a districarsi bene con il dialetto, in qualche modo si arrangia.
Certo non sono rose e fiori, e sono tanti i problemi e i contrasti su quell’altopiano vicentino, disalberato dalla tempesta Vaia e costantemente sotto attacco per vari reati ambientali. Un paio di vecchie cave di marmo infatti sono state utilizzate come deposito illegale di rifiuti pericolosi e l’assottigliamento eccessivo delle pareti della roccia ha provocato infiltrazioni nel bacino acquifero sottostante.
La sua operazione è stata chiamata ‘Terra di nessuno’…
Il necessario recupero della legna da parte di aziende specializzate e l’inquinamento dovuto alle ex cave sta poi provocando numerose manifestazioni di protesta di gruppi di ambientalisti schierati davanti alle cave con in testa una bella e giovane cittadina, tale Angelica Benedin.
E proprio perlustrando quegli anfratti rocciosi, in un cunicolo, Ravidà e i suoi uomini hanno ritrovato il cadavere mummificato di un uomo, che non è stato possibile identificare.
Dall’autopsia, effettuata dall’amica medico legale, risulta che la vittima è stata uccisa da un colpo di pistola alla nuca, esploso a distanza ravvicinata e che la morte risale a circa cinque anni prima.
Ernesto Costa noto imprenditore locale è l’unico a essere sparito in passato. Ma la cosa più strana è che mai nessuno abbia denunciato la sua scomparsa. Neppure sua moglie, succube e avvezza alle sue costanti fughe e tradimenti, convinta che si trattasse di un allontanamento volontario e il nipote che ha ereditato le gestione dell’azienda.
Che possa essere lui? Era un inveterato giocatore, sempre pieno di debiti. Puzzo di mala? Potrebbero esserci di mezzo i pericolosi tentacoli della mala del Brenta.
Mentre con tutte le adeguate indagini, si cerca di risalire all’identità della vittima, un incendio all’apparenza accidentale, manderà a fuoco la casa di Checo Piovan un ecologista ma anche un rompiscatole e ubriacone, mandando a fuoco l’archivio dell’Arma e mettendo a rischio persino la contigua caserma.
Ma la faccenda è molto più complicata di come parrebbe a prima vista. Anche la sua morte potrebbe non essere accidentale. E come se non bastasse presto ci sarà una terza vittima. I tre decessi/delitti? parrebbero scollegati tra loro… E se invece un invisibile filo riunisse il cold case della mummia alle due vittime più recenti?
Per saperne di più Ravidà e la sua squadra dovranno confrontarsi tanto per cominciare con la consueta e torpida diffidenza della comunità locale.
Una lunga e faticosa indagine condotta da un Ravida, ormai molto più sicuro di sé sulla nuova scena e che gode dell’appoggio del procuratore Pazienza suo conterraneo, nel periodo più freddo dell’anno, durante i gelidi giorni della merla, con tutto il paesaggio completamente coperto dalla neve. Una difficile indagine che, ignorando freddo e intemperie, per arrivare a scoprire la verità dovrà riuscire a superare la riservata e guardinga coltre di silenzio locale e saper individuare la contorta radice del male .
Solo grazie alle vaghe testimonianze, sovrapponendo e confrontando le varie fonti in una complicata e capillare indagine, Ravidà e i suoi collaboratori arriveranno a incrociare i dati e a sospettare legami e possibili connessioni tra le vittime.
Un delitto della montagna che pare voler oscillare fra il presente e il passato. Un cold case che confonde e pare voler mischiare di continuo le carte in tavola.
Una splendida ambientazione, evidenziata dalla grande e solenne bellezza dei luoghi. Una location che, a detta dell’autrice, deve moltissimo a Mario Rigoni Stern, l’idea della pernice bianca che attraversa le pagine del romanzo rimanda alla sua maestosa opera … Nel suo Libro degli animali lui scrisse che le pernici bianche sono: «rimaste a testimoniarci il tempo perché invece di andare tutte verso le tundre del Nord con gli uri e le alci, si erano fermate sulle cime più alte emergenti dell’Europa ancora primigenia, come per farci compagnia».

Chicca Maralfa è nata a Bari, dove vive tuttora. È giornalista e responsabile dell’ufficio stampa di Unioncamere Puglia. Appassionata di musica indipendente e rock d’autore, ha collaborato con la “Gazzetta del Mezzogiorno”, “Ciao 2001” e Music, Antenna Sud e Rete 4. Nel 2018 con L’amore non è un luogo comune ha partecipato all’antologia di racconti L’amore non si interpreta (l’Erudita), contro la violenza psicologica sulle donne. Festa al trullo, pubblicato nel 2018 da Les Flâneurs Edizioni, è il suo primo romanzo.

:: Notte di neve e sangue di Triona Walsh (Newton Compton 2024) a cura di Patrizia Debicke

2 febbraio 2024

Nella gelida notte di Capodanno sei vecchi amici si sono dati appuntamento a Inis Moor, un’isola al largo della costa occidentale color smeraldo dell’Irlanda.
Inis Moor è la più grande delle isole Aran, 3 isole irte, selvagge e rocciose poste a guardia dell’imboccatura della baia di Galway a circa 60 km dalla costa che conservano ancora intatta la loro sconvolgente bellezza naturale, la cultura celtica e la lingua: il gaelico.
L’isola più grande Inis Mor,con poco più di ottocento residenti e dove si trova un forte preistorico, Dún Aengus, seguita da Inis Oirr e Inis Meain. Inis Mor è nota anche per la sua perfetta piscina naturale rettangolare che sembra quasi tagliata da qualche gigantesco macchinario fantascientifico formatasi invece naturalmente per l’erosione dell’oceano. Sono stati i venti e le onde infatti a scavare questo meraviglioso fenomeno che il folklore irlandese ha soprannominato la Tana del serpente perché somiglia a un serpente avvolto nelle spire dentro la sua tana. Un splendida piscina, abbeverata da canali sotterranei che portano l’acqua dall’oceano e, benchè sia da evitare per i nuotatori inesperti per le sue pericolose correnti, viene frequentata in estate dai tuffatori che, avvalendosi di una piattaforma agganciata allo strapiombo, si lanciano dall’alto.
Sono passati dieci anni dal drammatico incidente la tragica morte in mare di Cillian, ferito e strappato dalla barca dalle onde durante un’ uscita di pesca invernale. Una sconvolgente disgrazia che li ha separati ma stavolta i sei superstiti, tra i quali è Cara, la bella rossa, sua vedova e madre dei suoi figli, hanno deciso di onorare l’anniversario sull’isola per ricordare almeno i tanti bei momenti trascorsi tutti insieme. E quindi i tre trasferitisi lontano: negli Stati Uniti Seamus, scrittore e sceneggiatore di successo, fratello di Gillian e in Inghilterra Ferdia, musicista e imprenditore discografico con Sorcha sua moglie, sono tornati a Inis Mor per riunirsi agli amici isolani: Maura, la bella rossa maestra d’asilo quasi una sorella per Cara e Daithì, insostituibile, costante e fraterna presenza per entrambe, proprietario e gestore del Derrane, l’unico pub e vero albergo dell’Isola. E proprio Cara sarà l’ultima a raggiungere il gruppo perché per il suo incarico di “Garda” agente di polizia, con il grado di sergente e unica autorità di controllo a Inis Mor , ha dovuto presenziare a una riunione di lavoro sulla terraferma e ha preso al volo l’ultimo traghetto.
Il mare era in già in tempesta e le previsioni annunciavano tempo pessimo con vento e neve per giorni. Non resta che sperare che non ci siano imprevisti ma intanto al suo arrivo deve subito scontrarsi con le stupide superstizioni che annunciano sfortuna e morte. Per la credenza popolare irlandese si dice infatti che quando un quadro cade dal muro: qualcuno morirà… E purtroppo si scoprirà troppo presto che potrebbe non essere solo una leggenda.
Intanto però gli amici l’aspettano e quindi bisogna dimenticare dubbi, stanchezza e festeggiare l’essere di nuovo tutti insieme.
A Cara non resta dunque, in barba al freddo e alla tormenta causa di guasti agli wi-fi e ben presto ohimè anche di interruzioni elettriche e telefoniche, che raggiungere con Daithí casa Flaherty, oggi di proprietà di suo cognato, il vecchio e ormai trascurato cottage di famiglia dove è previsto il raduno per quella sera. Ma Maura, l’amica, manca all’appello, lei e Daithì non l’hanno trovata quando sono passati a cercarla a casa sua e non li raggiungerà in seguito mentre fanno festa , bevendo tra chiacchiere e ricordi e una violenta tempesta di neve, ora dopo ora, rende sempre più difficili gli spostamenti. Insomma Maura sembra svanita nel nulla, anche se Cara sa che negli ultimi tempi era in contatto con qualcuno. E Maura, sempre molto riservata, non si era aperta neppure con lei, forse la sua migliore amica. Magari quella sera aveva meglio da dare e li aveva semplicemente bidonati?
Ma una telefonata dal continente che avverte di una chiamata anonima per segnalare la presenza di un corpo in fondo alla Tana del serpente, spedirà la mattina dopo alle otto, nonostante l’imperversare della bufera Cara scortata da Daithì alla scogliera e in basso, sfidando coraggiosamente il mare in tempesta, ricupereranno a fatica il corpo di una donna. Quello martoriato di Maura. Ma secondo le loro prime impressioni, poi confermate anche dal giudizio della dottoressa l’unico medico di servizio sull’isola, non si tratta di una caduta accidentale o di un suicidio: Maura è stata brutalmente assassinata. Ma chi può averla voluta uccidere e perché?
Nonostante il dolore per la perdita di una cara amica, Cara, dovrà cercare di raccogliere più indizi possibili prima dell’arrivo della polizia dalla terra ferma, senza aspettare che la neve si sciolga, le tracce vengano cancellate e la verità resti sepolta per sempre. E soprattutto dovrà farlo confrontandosi con un criminale che senz’altro ha già ucciso e magari potrebbe colpire ancora. Uno di loro dunque sarebbe l’assassino?
Il tempo sembra quasi volersi fermare, tornare macabramente sui suoi passi come per far riemergere intimi segreti che alcuni celavano perfino a se stessi. Possibile che esistano importanti legami resi immutabili dal tempo, o lesi da un diverso tempo, scavando dei profondi rancori?
Una piccola isola avvolta nel mistero, un’inarrestabile e accecante tormenta, un passato sepolto, e chissà un futuro mortale per tutta un intrigata storia in cui forse un cadavere potrebbe avere molto da raccontare.
Molto intensa e suggestiva l’ambientazione per una narrazione esaltata della potenza degli avvenimenti naturali ivi descritti.
In Irlanda un celebre detto sostiene che quando si sposa un isolano si sposa l’intera isola. A maggior ragione su queste piccole isole avamposti nell’oceano i nativi riescono spesso a trasformarsi in un’unica sentita essenza, in un qualcosa per cui la solitudine fa diventare indispensabile la partecipazione, la comunanza e la totale condivisione.
Molto interessante e ben interpretato dai vari personaggi il vivace contrasto tra paesaggio, lingua irlandese e antica cultura del paese.
Un thriller celtico ma anche tipicamente anglosassone che, a conti fatti, rimanda di continuo a certi aggrovigliati intrecci all’ Agatha Christie, pur facendo l’occhiolino al lettore suggerendogli più volte la soluzione riesce tuttavia a spronarlo e a coinvolgerlo fino all’ultima pagina.

Tríona Walsh. È una scrittrice irlandese, autrice di thriller e gialli ricchi di atmosfera e colpi di scena. Artista e graphic designer, si occupa anche dell’ideazione e realizzazione di copertine per diverse case editrici. Vive a Dublino con la sua famiglia.

:: Soledad. Un dicembre del commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (Einaudi 2023) a cura di Valerio Calzolaio

5 gennaio 2024

Sempre Napoli e, ogni tanto, ancora Buenos Aires, significativamente. Dicembre 1939. L’abitudinario commissario Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte occhi verdi, basette grigie, rughe incipienti, sa che ormai il nuovo edificio della questura è quasi completato, presto dovranno trasferire gli uffici. Ripensa ai luoghi cari e agli effetti intensi come la figlia Marta (quasi cinque anni, nata mentre la mamma moriva nel parto), alla carissima affiatatissima moglie morta e ai pochi veri amici, a una canzone commovente e pure alla 40enne Livia (che sempre lo ha amato, affiatata ma non ricambiata). Dall’altra parte del mondo, lei ora si chiama Laura Lobianco, le stesse iniziali rispetto a quelle dell’esistenza di cui ha nostalgia; fa soddisfacente sesso con il ricco magnifico innamorato 32enne Facundo Rubia; canta ammaliando nei caffè; studia un pezzo struggente e continua a pensare di tornare in patria, nonostante tutti i pericoli. Il 60enne brigadiere Maione, un metro e novanta per centotrenta chili, avvisa Ricciardi che è stato ritrovato un cadavere in via del Grande Archivio. All’interno dell’abitazione vivevano insieme la 61enne madre invalida Angelina Prudenzi e la bella figlia 32enne Erminia Cascetta, appena uccisa con un oggetto contundente, incinta. Sulla scena del crimine Ricciardi si concentra per abbandonarsi alla dannazione del Fatto (un’eredità genetica, chissà se trasmessa a Marta), che gli fa sentire l’ultima frase pronunciata dai morti sul luogo della dipartita, l’ultimo barlume di una vita spenta: questa volta “Egoista, egoista, lasciami vivere”. La porta era socchiusa e, nella reticenza e con molti dubbi, emergono via via alcuni possibili colpevoli: portinaie e apparenti amiche, un anziano ricco avvocato amante e il nuovo aitante fascista amato. Intorno c’è una grande confusione prebellica e tutti hanno pure altri pesanti pensieri per la testa. Non basterà risolvere il caso per trovare un Natale di pace.

Il grande scrittore italiano Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) aveva chiuso oltre quattro anni fa la sua prima e più amata serie con il dodicesimo romanzo. Dopo gli esordi con le quattro stagioni del 1931, il seguito delle feste del 1932, le svolte matrimoniale del maggio 1933 e genitoriale dell’estate 1934, aveva dovuto abbandonare alla sua sorte l’amatissimo “diverso” commissario. Lo abbiamo poi ritrovato ad aprile 1939 (tredicesima avventura) e ora alla fine dello stesso anno (quattordicesima), romanzi di grande qualità. La trama rimane quella di un ingegnoso delitto che Ricciardi deve risolvere. Tutto intorno prendono spazio e tempo (come nelle serie tv) le vicende parallele noir e sentimentali dei tanti coprotagonisti, questa volta imperniate sulla solitudine, privata e sociale: chi uccide, che probabilmente decide di agire per non restare solo; la splendida e raffinata Livia-Laura, che sopravvive troppo sola in Argentina e sente il richiamo dei legami precedenti in Italia; il buon Maione, che deve gestire da solo il recupero di un figlio sulla cattiva strada; l’attempato amico medico delle autopsie Bruno Modo, che milita nell’antifascismo e sente il fiato sul collo della delazione e delle repressione (l’isola carcere o confino di Ventotene sullo sfondo); la contessa Bianca Borgati di Zisa che contribuisce alla crescita di Marta (amando il padre) finalmente incerta fra il consolidarsi sola o accettare la corte di un nuovo gentile intenso spasimante; la mitica brutta governante Nelide che capisce di dover accompagnare comunque il barone pur se il bell’ambulante fruttivendolo Tanino ‘o Sarracino potrebbe aver sfiorato la sua dura solitaria scorza; addirittura l’isolato questore Angelo Ganzo, che ha la moglie ebrea ormai in pericolo (dopo le leggi razziali del 1938) e cambia atteggiamento verso la famiglia ebrea dell’Enrica di Ricciardi (solitario per definizione). La narrazione è, come sempre, in terza varia (con incursioni in prima su chi uccide e sul potente sincero avvocato). Lo stesso titolo si riferisce alla canzone Soledad (1934, testo di Le Pera, musica di Gardel), l’eterna solitudine che resta in chi vede lasciarsi per sempre. Altro che letteratura minore di genere! Altre belle musiche, d’orchestra e jazz. Champagne al bordello.

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo, Il pianto dell’alba, Caminito e Soledad (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto, Nozze, Fiori, e Angeli, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato della serie di Mina Settembre Troppo freddo per Settembre (2020) e Una Sirena a Settembe (2021). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali.

:: Morte sotto le macerie. Il commissario Oppenheimer e la banda dei fazzoletti gialli di Harald Gilbers (Emons 2023) a cura di Valerio Calzolaio

15 dicembre 2023

Berlino. Febbraio 1949. Richard Oppenheimer è un commissario quasi 50enne della polizia criminale della parte ovest e ha una lunga storia alle spalle. Ebreo sopravvissuto solo in quanto marito della cara moglie ariana Lisa, già rimosso dall’incarico investigativo per le sue origini ma poi rimesso sul campo da un gerarca nazista per interesse personale, ora reintegrato in servizio ufficiale e pubblico pur nella dinamica povera e divisa dei primordi della guerra fredda, deve indagare su tre corpi ritrovati casualmente in un’enorme discarica di detriti (una fossa comune in collina), brutalmente uccisi e abbandonati a settimane di distanza. Nella metropoli i quattro settori sono separati (rigidamente quello orientale) e la sopravvivenza ancora dipende dai voli “umanitari” che portano viveri e medicine, mentre l’elettricità è razionata, prevalgono freddo e buio, prosperano le bande criminali. I colleghi sono sulle tracce di una crudele banda di giovani senza scrupoli (riconoscibili grazie a un fazzoletto da taschino giallo), attiva in tutti e tre i settori occidentali, capace di gestire prostituzione, contrabbando e furti con il sostegno di delinquenti di lungo corso e la guida di un ventenne terribile di nome Jo, che si crede Al Capone ed elimina ogni concorrenza. Oppenheimer va a trovare il suo storico informatore nel sottobosco fuorilegge, Ede il Grande, e suggerisce al capo di istituire una commissione speciale fra i dipartimenti omicidi, buoncostume e rapine, ma i misfatti continuano, gli ostacoli oggettivi aumentano, i possibili informatori scompaiono uno dopo l’altro, i rari testimoni vengono intimoriti, minacciati o eliminati, pare si prepari un colpo davvero grosso, piovono soldi e qualcuno dei “suoi” probabilmente fa da talpa. Ci si gioca la vita in tanti.

L’ottimo giornalista scrittore e regista Harald Gilbers (Monaco di Baviera, 1969), solido storico di formazione e ricerca, ormai vive nella Germania del Nord e continua a mietere successi con la splendida premiata serie dell’omonimo, giunta al settimo episodio (l’ottavo nel 2024). Esordì dieci anni fa con Berlino 1944 (in Italia nel 2014) e intende arrivare molto in là, quasi alla caduta del muro, valutando nel frattempo come organizzare la biografia dell’interessante protagonista (nato nel 1900), già con trasposizioni cinematografiche e televisive in corso. Finora, dopo l’esordio, in originale: Odins Söhne (1945), Endzeit (1945), Totenliste (1946), Hungerwinter (1947), Luftbrücke (1948), tutti con gli stessi bravi editore e traduttrice. La narrazione è in terza varia al passato (molto sullo stesso Oppenheimer, sui suoi famigli vari, sulla villa in cui è graziosamente ospitato e sugli altri inevitabili conviventi). Come nelle avventure precedenti, la cornice storica è ricostruita con grande accuratezza. Sia l’attività delle bande criminali (almeno quarantaquattro nel Dopoguerra) che gli esordi della fiorente industria cinematografica in mezzo all’archeologia industriale sono ispirate a fatti veri, in fondo si trova una bibliografia di almeno una decina di testi consultati con competenza. Berlino era ridotta a un cumulo di macerie (da cui il titolo) in cui si aggiravano comportamenti noir fra individui disperati alla ricerca di qualunque cosa li aiutasse a sopravvivere, contando sulla eventuale benevolenza degli invasori, i vincitori della guerra. Non c’è mai “occhio pornografico” o morboso compiacimento nelle descrizioni e nei dialoghi, la violenza appare fuori scena, se ne vedono solo i drammatici effetti. Acquavite e whisky appena possibile, raro champagne e ovviamente molta birra. Richard ha fortunosamente mantenuto una bella antica collezione di dischi, questa volta sceglie Haydn e Dvořák. Traduzione di Angela Ricci.

Harald Gilbers (Monaco di Baviera, 1969) ha studiato letteratura inglese e storia moderna e contemporanea. Prima di diventare regista teatrale, ha lavorato come giornalista delle pagine culturali e per la televisione. I suoi gialli sono tradotti in francese, polacco, danese e giapponese. Il primo romanzo della serie dell’ex commissario Oppenheimer, Berlino 1944. Caccia all’assassino tra le macerie (pubblicato da Emons nel 2016), ha vinto il Glauser Preis 2014, uno dei più importanti riconoscimenti per i gialli in Germania, mentre il secondo romanzo, I Figli di Odino, ha ottenuto in Francia il Prix Historia 2016.

:: “Delitto a Dogali” (Les Flaneurs Edizioni 2023), il nuovo giallo storico firmato da Daniele Cellamare a cura di Giulietta Iannone

8 dicembre 2023

Dopo Carlo Lucarelli e Giorgio Ballario un nuovo autore ci porta nell’Africa coloniale, questa volta di fine Ottocento. In “Delitto a Dogali” di Daniele Cellamare, edito da Les Flaneurs Edizioni, ci troviamo nell’afosa atmosfera della Massaua di fine Ottocento alle prese con gli albori dell’epoca coloniale italiana in Africa Orientale voluta da quel Francesco Crispi che, dopo la disfatta di Adua, dove i soldati italiani del generale Baratieri vennero sconfitti da quelli etiopici al comando del Negus Menelik, vide tragicamente tramontare la sua stella. Protagonista del romanzo “Delitto a Dogali” è un capitano italiano di belle speranze Antonio Garofalo arrivato in Africa con il primo contingente che, coadiuvato dal tenente Umberto Palumbo, indaga sul misterioso omicidio di un prete piuttosto chiacchierato, tale padre Adelmo, da anni in terre d’Africa con la sua tonaca logora e unta di grasso. Certo il capitano Garofalo è un militare non un poliziotto ma la situazione si fa spinosa: bisogna risolvere al più presto la faccenda nella speranza che a uccidere il religioso non sia stato un militare italiano cosa che creerebbe scandalo e disonore e intralcerebbe di molto i maneggi politici della nascente colonia. Il capitano un tipo gioviale, leale e rispettoso si mette subito ad indagare e si trova immerso nell’atmosfera afosa e conturbante di un paese giovane che vede gli stranieri invadere più o meno pacificamente le sue terre e portare il tanto decantato progresso. Obiettivo del governo italiano è fare di Massaua un porto cardine nello sviluppo dei commerci ma non tutte le alte sfere militari in Africa si rendono ben conto delle reali criticità del territorio dalla mancanza di conoscenza dei mille dialetti, dalle scarse competenze e conoscenze dei territori, dalla incapacità di valutare la reale tenuta militare di bande di predoni forse mal armati ma temprati dal clima e capaci di rispondere con forte determinazione agli attacchi nemici. Il professore Cellamare, fine conoscitore della storia militare e politica del periodo, con il suo stile piano e fluido ci racconta un pezzo di storia dimenticata e ancora capace di generare interesse e volontà di approfondimento. Certo è un romanzo di avventura investigativa non un saggio ma le date, gli stralci di giornale dell’epoca, il colore locale sono autentici ed evocativi e lasciano nel lettore un senso di inquietudine e curiosa comprensione. Chi avrà ucciso con una coltellata al cuore il sacerdote? Lo scoprirermo nell’ultimo capitolo e non potrà che lasciare nel lettore un senso di amara tristezza come per le cose che avrebbero potuto essere e non sono diventate. Lettura piacevole e densa di notizie storiche e curiosità. Speriamo presto di leggere nuove avvenure coloniali del simpatico capitano Garofalo.

Daniele Cellamare è nato nel 1952 e si è laureato in Scienze Politiche all’università LUISS. È docente presso la Sapienza di Roma e il Centro Alti Studi della Difesa. Autore di numerose pubblicazioni di storia contemporanea, collabora con «Rivista Militare» e altre testate nazionali. Vive a Roma ed è appassionato di studi sulla storia militare. Ha pubblicato i romanzi storici: La Fortezza di Dio, La Carica di Balaklava, Gli Ussari Alati, Il drago di Sua Maestà, Gli artigli della Corona e Delitto a Dogali.

:: Modus in rebus di Riccardo Ferrazzi (Morellini 2023) di Patrizia Debicke

23 novembre 2023

Vittorio Fabbri, un brillante trentenne uomo d’affari milanese, è molto legato per lavoro alla penisola iberica. Ma e soprattutto ama Salamanca: la splendida città universitaria, barocca e romana, dove ogni casa rappresenta quasi un monumento e ogni strada sembra voler celare l’arcano. Fabbri frequenta là un gruppo di giovani: Fernando, Javier, e soprattutto Miguel Angel, figlio di un ricco latifondista della zona, German Garcia, che allevava tori prima di cederli al suo principale rivale, Eleuterio Diaz Herrero, che gestiva la Plaza de Toros. Vittorio e Miguel Angel diventeranno buoni amici, si vedranno tutte le sere..
Sono i tempi ancora instabili, senza vere certezze, con la Spagna che sta appena uscendo dalla dittatura franchista. Miguel Angel è ossessionato dal sogno di diventare torero. Del loro gruppo di giovani fa parte anche una ragazza , Maite, che tutti corteggiano e vorrebbero, soprattutto Victor, ma lei è inquieta, ritrosa, sfuggente, si lascia solo desiderare. Quando un giovane sacerdote, Don Augustin, molto all’avanguardia, un trascinatore delle folle, verrà ritrovato per strada morto con una banderilla piantata nella schiena, e una testa di toro a coprirgli il volto, cominceranno i misteri e in un certo senso l’incubo che accompagnerà Victor per tutta la vita. Quell’omicidio gli farà perdere gli amici, un affare e un forse possibile amore con Maite. Chi ha ucciso il prete, don Agustin? La polizia indaga ma il caso verrà rapidamente messo da parte dal funzionario incaricato dell’indagine: qualcosa di poco chiaro da dimenticare prima possibile?
Certo è che tutti attorno a lui si muovono in modo strano. Potrebbero essere tutti colpevoli? Anche la sua amata Maite?
Vent’anni dopo, con il ricordo di Maite quasi diventato un’ossessione, l’ormai cinquantenne Vittorio, dopo avere chiuso l’ attività imprenditoriale che lo portava in giro nel mondo, tornerà a Salamanca per cercarla. Invano, nessuno sa ritrovarla e finirà con dover rientrare a Milano senza alcuna certezza. Là, incontrato un ex collega, Sergio Viganò, che riscopertosi innamorato della scrittura, in via Procaccini ha aperto una piccola libreria e creato una casa editrice. Vittorio si coinvolgerà emotivamente in quell’impresa, acquistando una parte delle quote societarie. La libreria di Viganò ha creato e ospita anche una specie di salotto letterario, di cui fa parte una strana donna, bella e interessante, Bianca.
Fabbri si lascia affascinare e se ne innamora, forse anche perché nei modi e nel comportamento gli ricorda il suo sogno spagnolo, Maite, e questo lo intriga profondamente. Anche Bianca come tutti gli altri assidui frequentatori del salotto letterario che si fanno chiamare “Tristeros” è un autrice.
Ma dopo poco tempo, uno scrittore , bravo e caro amico del libraio, Turchetti, verrà ritrovato morto, in casa sua, chiuso a chiave dall’interno. Un mistero della stanza chiusa, come quelli tanto celebrati dal giallo classico ? O potrebbe invece essersi trattato più semplicemente di un incidente? La polizia indaga, approfondisce. Viganò e Fabbri suggeriscono possibili sospetti, moventi, ciò nondimeno le loro parole non basteranno a fermare la falce della morte. Ferma là, in attesa ma pronta a colpire ancora e presto lo farà di nuovo, implacabile.
Nel frattempo Tormento, un libro scritto da Bianca, un vero polpettone, magari anche in virtù della macabra pubblicità scatenata intorno ai due morti che ruotavano intorno alla Libreria, va a ruba. Unico tangibile risultato, perché invece le indagini sui due amici defunti si arenano e Vittorio Fabbri resterà da solo in via Procaccini a gestire la libreria della quale aveva acquisito le quote.
Bianca che ora viaggia, è sempre lontana e brilla di luce propria e finalmente chiama Vittorio. Poi… Ma chi è Bianca veramente? Possibile che lei sia Maite? Non è forse che Maite è la Morte?
Ma il titolo dichiara: Est modus in rebus. Vi sono determinati confini…limiti oltre i quali non si può andare…
Nota sentenza di Orazio, cui fa seguito (Satire I, 1, vv. 106-107) sunt certi denique fines, Quos ultra citraque nequit consistere rectum dunque confermiamo anche noi “v’è una misura nelle cose, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto”. Sentenza ripetuta spesso per esprimere la necessità di una saggia moderazione e per richiamare al senso della misura…
E se invece Maite fosse l’apportatrice di Morte e quindi un’incontrollabile superamento dei limiti del modus in rebus?
Fulcro di Modus in rebus è il mistero che l’autore, attraverso la voce di Maite, l’amata del narratore, inaspettatamente ci rivela nel prologo. Ciò nondimeno il filo conduttore di tutta la trama è la tormentata fissazione del protagonista ,Vittorio Fabbri , per la Spagna, per Salamanca e soprattutto per lei la donna spagnola, Maite – sempre desiderata e mai forse realmente avuta . E a conti fatti anche e soprattutto per questo, tutte le parti narrative guardano al giallo, lo sfiorano , lo toccano e ci si avvicinano molto come per la storia del sacerdote misteriosamente assassinato (nella prima), quella delle morti di uno scrittore e del libraio alla testa di un circolo intellettuale misterioso e polemico (nella seconda), e soprattutto frutto di intuizione la terza. E ciò nondimeno forse non sarebbe questo il vero scopo del romanzo, in cui parrebbero soprattutto contare l’amore, la suadente nostalgia, ma anche l’amicizia, il tradimento della fiducia data , la necessità di aderenza culturale, e persino il bisogno di ritrovare il senso dell’esistenza nella quotidianità. Elementi che si mischiano e s’intrecciano con la percezione strisciante di impotenza e di angoscia del protagonista. Ma che rappresentano anche una molteplice dichiarazione d’amore per una donna, una città una terra e un mondo racchiusi dall’ideale di un passato.

Riccardo Ferrazzi vive a Milano. Ha pubblicato tre romanzi: Cipango! (Leone Editore, 2013), con cui ha vinto il Premio Fiorino d’argento 2015; N.B. Un teppista di successo (Arkadia, 2018); Il Caravaggio scomparso. Intrigo a Busto Arsizio (Golem Edizioni, 2021). Ha pubblicato anche un libro a quattro mani con Marino Magliani, Liguria, Spagna e altre scritture nomadi (Pellegrini, 2015) e due saggi: Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio. Breve discorso sul mito (Fusta, 2016) e Premonizioni (Oligo, 2023). Ha tradotto Mark Twain, Federico Garcia Lorca, Vicente Blasco Ibañez, Haroldo Conti e altri.

:: Gli eversivi di Alessandro Berselli (Rizzoli, 2023) a cura di Patrizia Debicke

15 novembre 2023

Un avvio col botto per Gli eversivi di Alessandro Berselli con la sfarzosa e futuristica presentazione, ambientale della residenza in collina di La Marple, l’agenzia investigativa al femminile gestita dalla splendida ex anoressica guarita, Ginevra Martino.
Trentaquattro anni, fisico da urlo, in taglia da mannequin, laureata in legge con successivo master in criminologia, un curriculum da paura di successi professionali dietro le spalle, la dottoressa Martino, dopo la lunga ma riuscita terapia nelle mani della forse migliore psi bolognese, cela oggi con disinvoltura i postumi di un’adolescenza e prima giovinezza complessate da un allontanamento e successivo ritorno all’ovile di una madre farfallona.
Oggi Ginevra Martino è una donna all’apparenza molto sicura, ruvida ma di temperamento e dotata dì una inquieta vita sentimentale, che gestisce con pugno di ferro il team di tre collaboratrici investigatrici ai suoi ordini dell’agenzia investigativa più nota di Bologna La Marple. Agenzia composta da Chloe, giovane informatica, tenace virgulto dei collettivi bolognesi di sinistra, Greta, sempre attenta e la più brava nei pedinamenti, Camilla, perfetta e serenamente gay dichiarata, brillante ma dotata di spiccato senso del dovere, supportate dall’ultima arrivata, Nicole, interinale per ora e segretaria tutto fare, ancora in rodaggio.
Ed è proprio Ginevra Martino, la direttrice dell’agenzia, che il facoltoso avvocato Liam Bonaga quarantanovenne vuole ingaggiare e alla fine sarà lei che riuscirà miracolosamente a convincere, con reiterate insistenze e suppliche, di provare almeno a vedere chiaro nell’indagine che intende affidarle, per sapere di più sulle infelici frequentazioni di sua figlia Asia. Appena ventenne, Asia Bonaga, figlia unica, adorata ma fin dall’adolescenza riciclatasi da adorabile bambolotta prima a bella ribelle drogata poi a inveterata squadrista, sarebbe purtroppo, secondo il padre, impelagata fino al collo con un gruppo di sovversivi fondatori di una certo Laboratorio Hengel, un controverso movimento pseudo intellettuale. Non basta, perché la ragazza in più pare anche sentimentalmente legata a un certo nome noto tra i più assidui fiancheggiatore dell’ estrema destra, tale Omar Giordani. A supporto della sua tesi, Liam Bonaga mostra alla Martino alcuni scritti e documenti da paura che suggerirebbero intanto, se fondati e veritieri, la necessità di una preventiva denuncia alla polizia. Cosa subito dichiarata dalla sua interlocutrice, ma l’amore paterno, nonostante le sbrigative e poi circostanziate ripulse della direttrice dell’agenzia, si spingerà fino a riuscire a coinvolgerla. Ma come contropartita per la sua accettazione del caso, Ginevra Martino gli chiederà di accettare una inderogabile proposta.
Liam Bonaga pagherà a La Marple un cachet di sessantamila Euro per un mese di inchiesta sul campo senza condizioni e con l’unico patto che, alla fine, l’agenzia riferirà quanto appreso in merito. Ciò nondimeno, se detta inchiesta dovesse far saltar fuori giochi eversivi e pericolosi la Marple sarà libera di passare quanto scoperto alla polizia.
Un caso dunque ben remunerato ma che si rivelerà, a ben guardare, molto difficile e impegnativo per le nostre agenti di Bologna.
E infatti, convocata la sua squadra, Ginevra Martino, appena passate le prime istruzioni , lancia in resta andrà subito donchisciottescamente a caccia, sotto falsa identità in suolo ostile, infilandosi con molta e forse troppa spavalderia nel territorio riservato del Laboratorio Hengel, dove farà presto la conoscenza di alcuni membri e soprattutto di Asia e del suo compagno Omar Giordani, fascinoso uomo di punta del movimento.
La sua indagine dunque e quella di tutte le ragazze della Marple si proietterà sull’organizzazione di eversivi, su Asia Bonaga ma e soprattutto su Giordani, considerato l’anima del movimento. Intanto la Martino, impegnata in prima persona e purtroppo per lei emotivamente coinvolta, non si renderà conto di andare a infilarsi in un gioco troppo pericoloso e ormai pronto a sfuggirle di mano. Ben presto infatti dovrà constatare che, con tutta la faccenda avviata su di una china incontrollabile, è ormai troppo tardi per fare altre scelte, ribellarsi e cambiare il corso degli eventi. Lei e la sua squadra tutta si troveranno di fronte a un bivio: decidere se accettare la sfida e confrontarsi con l’ineluttabilità della situazione o provare in qualche modo a cambiarne i termini. Ma il cerchio si stringe fatalmente, bisogna correre ai ripari anche se per qualcuno tra loro ormai potrebbe diventare inutile.
Con una città deputata a fare da cornice e che spesso si trasforma quasi in coprotagonista della storia, scopriamo una Bologna inedita e molto particolare che dal suo cuore più antico, superando la cortina della nebbia, ci guida e ci trasporta fino al verde ancora incontaminato dei colli.
Una trama funambolica che a una persona come me nata tanti ma tanti anni fa (parlo dell’altro secolo) richiama gli indimenticabili echi delle avventure televisive, fine anni settanta-inizio anni ottanta, delle Charlie’s Angels (a detta anche dell’autore), tre donne detective con il felice supporto esterno di un capo, solo una voce senza volto, per 115 episodi.
Parole, dettagli e fatti quelli di Gli eversivi di Alessandro Berselli, puntualmente calati oggi invece in un’atmosfera a metà tra il thriller e la spy story, che però alla fine guarda fantascientificamente e con cruda preoccupazione all’attualità politica italiana.
Una storia intrigante e una analisi che costringe a riflettere su certi perversi meccanismi che ormai caratterizzano troppi fatti e quotidiani contesti della società

Alessandro Berselli, scrittore italiano, docente di tecniche della narrazione, inizia la sua attività negli anni novanta, collaborando con le riviste Comix e L’apodittico e il sito di satira on line Giuda.Dal 2003 inizia una carriera parallela come romanziere noir.
Oltre alle raccolte di racconti Storie d’amore di morte e di follia (Arpanet, 2005) e Anni zero (Arpanet, 2012), nella sua bibliografia troviamo i romanzi Io non sono come voi (Pendragon, 2007), Cattivo (Perdisa Pop, 2009), Non fare la cosa giusta (Perdisa Pop, 2010) e Il metodo Crudele (Pendragon, 2013), che sancisce il suo ritorno all’umorismo caustico e corrosivo degli esordi. Ultimo romanzo è, ad oggi, Anche le scimmie cadono dagli alberi (2014, Piemme Open).

:: Marcello Simoni: La Taverna degli Assassini (Newton Compton 2023) a cura di Giulietta Iannone

2 novembre 2023

La scrittura piana, lineare e rassicurante di Marcello Simoni torna piacevolmente ad accompagnarci nel giallo gotico La taverna degli assassini, edito in questo fine 2023 da Newton Compton, che vede il ritorno di Vitale Federici, già personaggio principale de “I sotterranei della cattedrale”. Siamo alla fine del ‘700 in un castello di proprietà di un nobile che ha trasformato la sua magione toscana in un’azienda vinicola sul modello delle grandi aziende vinicole francesi. Il vino infatti sarà il grande protagonista di questo giallo che parte dal ritrovamento di un cadavere dopo una grande nevicata. Ad indagare Vitale Federici coadiuvato da un giovane collaboratore, il nobile Bernardo della Vipera. Riuscirà la nostra improbabile coppia di investigatori a svelare l’arcano e dipanare l’intricata matassa che nasconde il colpevole? Seppure appare un mistero irrisolvibile i nostri ce la metteranno tutta in un gioco di deduzioni e intuizioni per venire a capo del mistero lasciando i lettori piacevolmente stupiti dalla bravura dell’autore. I gialli a incastro nascondono sempre un gioco di rimandi e giochi di inganni e questo rispetta tutte le regole del giallo a enigma. Un giallo classico perfetto per i fan di Agatha Christie che vi farà passare ore serene. Buona lettura!

Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Ha vinto inoltre il premio Stampa Ferrara, il premio Salgari, il premio Il corsaronero e il premio Jean Coste. La saga del Mercante ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di gialli storici: i diritti di traduzione sono stati acquistati in venti Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller tra cui la trilogia Codice Millenarius Saga e la Secretum Saga.

:: Final witness di Wang Hongja (Il Giallo Mondadori Big, 2023) a cura di Giulietta Iannone

24 ottobre 2023

Storia romanzata di Song Ci, personaggio storico realmente esistito nella Cina del 1200, alto funzionario pubblico precursore della Medicina Legale. Già lessi un libro su questo personaggio storico molto bello, di un autore spagnolo Antonio Garrido, Il lettore di cadaveri, del 2012, questo è narrato da un autore cinese, molto conosciuto in patria, che racconta la storia del suo popolo con piglio documentaristico e grande dovizia di particolari. E’ molto interessante per chi ama la storia antica cinese e credo avrà molto successo soprattutto tra chi ama i romanzi storici avventurosi qui con taglio poliziesco e di indagine. E’ scritto molto bene, da un valente e stimato studioso e ben tradotto dalla coppia di traduttori formata da Davide De Boni e Giulia Maria Campana. E soprattutto aiuta ad avvicinare alla storia cinese i lettori italiani. Avventura, intrighi, giustizia tradita, usanze antiche gli ingredienti ci sono tutti per appassionare e sarà interessante aspettarlo in libreria tra qualche mese. Mondadori ci punta molto su questo incontro di culture e spero verrà ben accolto dai lettori di lingua italiana. Buona lettura.

Wang Hongjia, nato in Cina nel 1953, è un autore e uno studioso della cultura di fama internazionale. A partire dal 1979 ha riportato con successo all’attenzione del pubblico la figura storica ormai dimenticata dell’investigatore Song Ci, oggetto di pubblicazioni, conferenze e produzioni televisive. Con i suoi libri ha vinto numerosi premi, tra cui il Chinese Book Prize. Il romanzo Final Witness, che racconta le imprese di Song Ci, è uscito nel 2019.

Source: libro inviato dal’ editore, che ringraziamo.

:: Il secondo modo di fare le cose di Roberto Zannini, Giallo Mondadori di Patrizia Debicke

30 agosto 2023

Protagonista del romanzo (arco di tempo da novembre 2021 a giugno 2022, era Covid) è la ex criminologa e patologa forense Eva Carini, con radici siciliane, basta pensare al nome, ma cresciuta e vissuta nel Nord-Est. Orfana di madre fin da piccola, era l’unica figlia di un famoso giudice, (poi morto anche lui).
Attualmente non ha problemi economici: è stata una professionista di livello, con una brillante carriera, molto ben inserita nel suo lavoro come criminologa specializzata in casi di femminicidi, soprattutto delitti a sfondo sessuale ma, dopo uno spaventoso incidente, una caduta dal quarto piano di un edificio in costruzione, dalla quale ha salvata a fatica la pelle restando a lungo in coma e risvegliandosi poi con un completo vuoto di memoria che copre l’arco di ben due anni, in virtù del risarcimento e di sufficienti mezzi propri ha deciso di ritirarsi e mettersi in pensione.
Al momento dell’inizio della storia, (novembre 2021), Eva Carini vive poco lontano da un paese incassato nel Canale del Brenta, Cismon del Grappa, dove, con i soldi ricevuti per l’invalidità, ha comprato a un’asta fallimentare un modernissimo impianto di cremazione con annessa residenza, che ha chiamato la Fabbrica Kronos. Impianto che che naturalmente di quei tempi in cui il morbo macina defunti, lavora a pieno regime. Con la mente provata da un buco vuoto di due anni, e per controllare i dolori per i traumi subiti prima di decidersi ad affrontare un pericoloso e grave intervento alla schiena in grado di riattaccarle le vertebre con dei chiodi e forse di rimetterla del tutto in sesto , ha acquisito una forte dipendenza da un oppiaceo, l’ossicodone.
Pur decisa a dedicarsi alla nuova professione, soffre d’insonnia che lenisce con benzodiapine e beve solo the e ha un cane, Dingo adottato come animale da compagnia e difesa, una specie di molosso. Per il resto, chiusa di carattere, mantiene pochi indispensabili contatti umani diretti con il resto del mondo, salvo la buona conoscenza o meglio quasi un’amicizia con la proprietaria del bar trattoria di Cismon, Irina, di origini lituane, vedova con una figlia diciottenne, Vanja.
Ma mentre Eva è in giro a Verona con il carro preposto alla raccolta delle bare, una telefonata riporterà quasi di forza nella sua vita la sua vecchia professione.
La società di intelligence e sicurezza, con la quale collaborava e con la quale mantiene un confidenziale rapporto di servizio, la informa che il mostro, un diabolico serial killer al quale dava la caccia prima del suo incidente, ha colpito ancora, uccidendo un’altra ragazza, la quarta. Dalla successiva autopsia quella morte presenta diversi elementi in comune con tutte le precedenti vittime. Soprattutto la macabra incisione fatta con il coltello, che rappresenta la sua solita firma: un otto rovesciato che va da una spalla all’altra. Bisogna scovare e incastrare il mostro , a ogni costo. Ed Eva avrebbe imparato come fare durante i tanti mesi di tirocinio passati in Messico a studiare spaventosi, locali, casi di femminicidio.
E proprio a Juárez, Eva aveva dovuto anche imparare che talvolta si deve usare un secondo e magari diverso modo per fare le cose. Che miri soprattutto e solo ai risultati.
Un sistema da applicare subito perché proprio il giorno dopo la dottoressa Carini dovrà impegnarsi di persona e prestare aiuto all’amica Irina per ritrovare la figlia Vanja, misteriosamente scomparsa durante una gita scolastica di tre giorni a Venezia. E lo farà alla sua maniera, senza mezzi termini, con metodi poco convenzionali ma di straordinaria efficacia. Altrettanto quel rapimento, da lei brillantemente sventato, si rivelerà anche una preziosa traccia che la porterà a scoprire qualcosa di peggiore, concepito da una mente perversa e criminale.
Ma il mestiere è mestiere e qualcosa le dice che spetterà a lei darsi da fare. E a rendersi conto di non essere riuscita a tagliare del tutto i suoi legami con la sua vita d’un tempo.
Da quel momento il romanzo decolla farcendo la trama di incredibili colpi di scena, con il killer che continua a insanguinare le sue vittime con la sua firma, un cabalistico 8, simbolo del suo nomignolo ovverosia Infinito, per poi sbiancarle oscenamente con della candeggina. E provare a capire il significato e il perché della minacciosa ombra di una Pandora, che scoperchiando il suo vaso di incognite, incombe su tutto lo scenario. Troveremo persino la mafia lituana con il clan “I Lupi di Vilnius”, incontreremo Demba Fayé, uno sveglio senegalese che ha fatto fortuna, il prepotente cavaliere Martini, tipico magnate dell’opulento nord, abituato a mettere a tacere tutto, pagando fior di “sghei” ad amici e nemici, e altro, tanto altro.
Un romanzo tutto italiano, ambientato soprattutto in Veneto (Venezia, Padova, Asiago), con una breve ma utile puntata appenninica: poi però si svolazza allegramente e meno anche in Centro America, in Equador , per finire con una bella vacanza premio negli splendidi paesaggi siciliani.
Ma attenti! Dov’ è poi finita la mitica Pandora???
L’autore, il veneto Roberto Zannini con questo suo romanzo “Il secondo modo di fare le cose” è da luglio in tutte le edicole, per il Giallo Mondadori.
E proprio lui, Roberto Zannini è stato premiato sabato primo luglio come vincitore del Premio “Alberto Tedeschi”, a Cattolica, da Franco Forte direttore del Giallo Mondadori, durante il MystFest, giunto quest’anno alla sua 50° edizione.

Roberto Zannini, nato nel 1959 a Mestre, trascinato dalla passione per l’alpinismo, abita in montagna fin dall’età adulta.
Ha lavorato per quarant’anni nel settore del consolidamento montano, depositando una serie di brevetti e promuovendo progetti di sviluppo per teleoperatori robotici.
E nel tempo libero scrive romanzi.

Quando la contatta la società di intelligence e sicurezza Resolvia, unico suo contatto rimasto, Eva risponde con trepidazione.

Quattro parole bastano a farle crollare il mondo addosso: “Ne abbiamo un’altra”.

Il mostro che Eva stava inseguendo prima dell’incidente ha colpito ancora. Una quarta ragazza è stata uccisa e buttata giù da un ponte. Ma prima, come da rito, la vittima è stata marchiata con il simbolo dell’infinito, inciso nella carne da spalla a spalla.

La firma dell’assassino.

Con un omicida seriale a piede libero, i morti del crematorio possono aspettare. Ora è tempo di pensare ai vivi. Di tornare a dare la caccia ai mostri, per salvare il prossimo bersaglio da una fine orribile.

Per dimostrare che, anche nelle tenebre più buie, esiste un modo diverso di fare le cose.

Ma il vecchio…amore non si dimentica, ed ecco che la società di sicurezza e di intelligence la chiama per informarla che il mostro a cui avevano dato la caccia in vano ha colpito ancora, uccidendo una quarta vittima. Ci sono vari legami con i delitti precedenti, compresa l’incisione tracciata con un coltello.Un otto rovesciato che va da una spalla all’altra è la firma dell’assassino.

E quindi la squadra viene radunata d’urgenza, Carini compresa,perchè è il momento di prendere l’assassino, a qualsiasi costo.E intanto Eva Carini pensa di aver capito il modo di agire dell’assassino.

IL Giallo Mondadori ha proclamato migliore autore di Gialli dell’anno, Roberto Zannini, vincitore quindi del Premo Tedeschi 2023 con Il secondo modo di fare le cose.Il Premio è nato nel 198o, dedicato a una delle figure fondamentale nella storia del Giallo italiano, Alberto Tedeschi, storico direttore de Il Giallo Mondadori. L’importanza del Premio è testimoniata da una lunga serie di eminenti vincitori da Macchiavelli a Lucarelli, dalla Comastri Montanari a Riccardi,da Leoni a Luceri e a tanti altri ancora, sino appunto al vincitore 2023 Roberto Zannini.

Protagonista del romanzo è una criminologa, Eva Carini, che ha perso circa due anni di memoria a seguito di un incidente ed anche rimasta s0ggetta a dipendenze farmacologiche.

Così ha preferito lasciare il lavoro di criminologa intraprendendo un’attività industriale, ma quando un nuovo delitto coinvolge nuovamente il gruppo di lavoro a cui aveva appartenuto, anche lei risponde all’appello e torna in prima linea.

Una storia originale, ben scritta, coinvolgente ,un giallo che si fa apprezzare anche per l’originalità del tema e dell’impianto narrativo sviluppato dal Zannini.

Del resto ben rispecchia la desolazione del nostro tempo, dove sempre più ci si racchiude in noi stessi, e solo un’anima che ha già vissuto su se stessa tutto il male possibile, ovvero la dottoressa Carini, che pero è riuscita fisicamente e mentalmente a ritrovare se stessa, può affrontare senza timore la caccia alla verità.

:: Morte a doppio taglio di Anne Perry (Giallo Mondadori 2023) a cura di Patrizia Debicke

3 agosto 2023

Quarto legal thriller, della serie scritta da Anne Perry con Daniel Pitt come protagonista, ambientato nella Londra del 1911, con l’avvento dei mitici taxi neri londinesi.
I lettori di lunga data del lavoro di Anne Perry riconosceranno subito il suo giovane protagonista: Daniel infatti è il figlio di Thomas Pitt, attualmente a capo della sicurezza nazionale inglese, apparso con sua moglie Charlotte, in un’ altra lunga e intrigante serie scritta dalla Perry.
Arrivando sul posto di lavoro, il venticinquenne avvocato Daniel Pitt, laureato a Cambridge e ancora ai primi passi presso il Fford Croft&Gibson, prestigioso studio legale di Londra, nota seccato che il collega e amico , Toby Kitteridge, di solito puntualissìmo non è ancora arrivato.
Ragion per cui quando poco dopo, un agente di polizia si presenta chiedendogli di accompagnarlo all’obitorio per identificare un corpo di un uomo assassinato, ritrovato con uno dei suoi biglietti da visita in tasca, Daniel Pitt teme di dover andare a identificare il collega e amico.
Per di più, al suo ingresso nell’obitorio, Daniel riconosce, appeso all’attaccapanni , lo sgargiante soprabito a scacchi di Kitteridge ma, quando si avvicinerà alla vittima adagiata sul tavolo di marmo e il medico legale solleverà il lenzuolo per il riconoscimento, scoprirà che il corpo, atrocemente martoriato con una lama, appartiene invece a un altro collega, Jonah Drake, membro anziano del prestigioso studio legale in cui lavora.
La brutale aggressione parrebbe essere avvenuta verso le due del mattino nel Mile End, in un vicolo malfamato dell’East End londinese, (quelleo di Jack lo Squartatore), dove il corpo è stato rinvenuto. Fatto che suscita molte perplessità: perché mai la vittima si trovava a quell’ora in quella zona notoriamente equivoca? Per ragioni professionali? Seguiva forse un caso riservato, di nascosto ai colleghi, oppure indulgeva a squallide debolezze personali?
Naturalmente, l’ispettore Letterman al quale è stato affidato l’omicidio vorrebbe sapere dal giovane Pitt se ha sospetti su chi potrebbe aver avuto motivo di ucciderlo, ma lui non è in grado di rispondere o dare informazioni. Non aveva mai lavorato con Drake, non conosceva i suoi casi giudiziari … E non aveva alcun significato il fatto che il suo biglietto fosse in tasca del soprabito perché il capo apparteneva a Ketterige. Drake poteva averlo indossato per non farsi riconoscere?. Altrettanto la sua uccisione potrebbe nuocere al buon nome dello studio. Tanto che il vecchio titolare, Marcus Clifford Croft che sta iniziando a soffrire di perdita di memoria, gli chiederà di esaminare alcuni dei casi recenti e più controversi su cui Drake aveva lavorato.


Chi poteva volere la sua morte? Qualcuno di insoddisfatto tra i precedenti clienti di Drake? Difficile da trovate ,visto che l’anziano avvocato era talmente bravo da vincere praticamente tutti i casi a lui affidati.
Ciò nondimeno Daniel Pitt concentrerà la sua attenzione su due tra i più recenti dei quali Drake si era occupato: entrambi di grande rilevanza: quello di Lionel Peterson, accusato di omicidio, il cui processo finito in una nulla di fatto, con la giuria impossibilitata a formulare un’accusa, e quello di Evan Faber, unico figlio del magnate costruttore di navi, Erasmus Faber, dichiarato non colpevole dell’omicidio della sua amante, Marie Wesley, bella donna, una mantenuta molto chiacchierata, più vecchia di lui.
Scartato ragionevolmente Peterson, Daniel passerà a Evan Faber , da cui tuttavia suo padre lo esorta a stare alla larga per ragioni diplomatico/politico/sociali.
Il giovanotto però incuriosito si incaponisce, sfida i suggerimenti del padre e incontra Evan, che finisce per piacergli molto. Si rivedono, poi una sera fanno insieme un giro dei pub. Ma ci sarà un grosso ma … Perché se Daniel completa la nottata solo con i postumi di una sbornia, Evan finirà invece la sua morto, disteso all’obitorio. E il suo cadavere verrà ritrovato nella stessa area di Mile End e ucciso quasi nello stesso modo dell’avvocato Drake . Evidentemente i due delitti sono legati tra loro ma dove sta la connessione?
L’indagine tuttavia condurrà Daniel e suo padre sir Thomas Pitt, capo della Sicurezza nazionale, su una pista di omicidi che si estende dai bassifondi, ai più alti livelli della società. Così pericolosamente in alto che qualcuno pare disposto a tutto pur di fermarli. Con la storia che prenderà una svolta inaspettata. I Pitt infatti sono tutti in mortale pericolo..
In Morte a doppio taglio, Anne Perry ha creato un giallo storico molto particolare, ambientato a Londra, prima della prima guerra mondiale.
Ma ciò che forse rende questo libro speciale, insomma diverso, è che al di là di un semplice giallo storico, la Perry descrive una particolare condizione umana: ovverosia cosa comporti essere il figlio di un uomo di grande successo. Uno dei figli di padre di successo è, ovviamente, Daniel Pitt. Thomas Pitt è il capo di Special Branch, un uomo molto noto in tanti ambienti. Così quando, all’inizio del libro, l’ispettore Letterman chiede a Daniel se è imparentato con Thomas Pitt, si riesce quasi sentire la stanchezza nella voce di Daniel quando dice “mio padre”. Ma nel romanzo compare anche un altro figlio di un padre famoso: Evan Faber, che era stato difeso con successo da Drake in un processo per omicidio. Suo padre, Erasmus Faber, è un titano della cantieristica navale, che sta diventando sempre più importante man mano che le tensioni pre-prima guerra mondiale tra Gran Bretagna e Germania, si stanno accumulando, ed Evan, il figlio, arranca per restare alla sua altezza.

Anne Perry è lo pseudonimo di Juliet Marion Hulme, scrittrice britannica, nata nel 1938. Figlia di Henry Hulme, rettore dell’Università di Canterbury, nell’infanzia si ammalò di tubercolosi. Doveva perciò soggiornate a lungo in Paesi caldi (Caraibi, Sudafrica…), ma a 13 anni si ricongiunse con il padre che si è trasferito all’Università di Cambridge in Nuova Zelanda. Durante il suo soggiorno si legò d’amicizia quasi morbosa con Pauline Parker. Quando i genitori decisero di divorziare Juliet pensava di poter tornare con l’amica in Inghilterra. Davanti però al deciso rifiuto della madre di Pauline, Honora Rieper, le due ragazze (quindici anni) nel 1954 l’uccisero. Arrestate furono condannate a cinque anni di carcere, vista la giovane età, e all’obbligo di non vedersi mai più. Scontata la pena, Anne si trasferì in Inghilterra, poi negli Stati Uniti e infine in Scozia.
Con lo pseudonimo di Anne Perry, pubblicò nel 1979 il suo primo romanzo e da quel momento cominciò la sua fortunata carriera di scrittrice di romanzi polizieschi storici, incentrati soprattutto sui personaggi di Thomas Pitt e William Monk.
Anne Perry si è spenta a Los Angeles il 10 aprile 2023. La sua storia è stata raccontata nel film del 1994 Heavenly Creatures (Creature del cielo) del regista Peter Jackson, in cui la scrittrice viene interpretata da Kate Winslet.