Posts Tagged ‘Davide Mana’

:: Davide Mana, un anno dopo

22 novembre 2025

Il 22 novembre di esattamente un anno fa ci lasciava Davide Mana e siamo qui oggi a ricordarlo con quella vena di umorismo e leggerezza che lo caratterizzava, lui che spaziava tra dinosauri, investigatrici dell’occulto e cartografi persi nelle lande cinesi. È passato ormai un intero anno ma manca ancora molto ad amici e lettori e sappi Davide che qui noi non ti dimentichiamo. Poi c’è il suo bellissimo blog Strategie evolutive per chi non lo conoscesse, un tesoro di curiosità, aneddoti, film, musica, buone ricette, scrittura ancora online e un invito a leggerlo, mi ringrazierete, anche per tenere viva la sua memoria. Sapevo di alcune iniziative di antologie per raccogliere i suoi tanti racconti, e le sue novelle, molto scriveva in inglese, per cui penso c’è ancora molto materiale da tradurre in italiano. Spero qualcosa si faccia per conservare la sua memoria, sono certa che chi seguiva il suo lavoro ne sarà solo contento. Non era un un uomo triste, nè si scoraggiava facilmente, anzi mi ha sempre incoraggiata, spronata e valorizzata, per cui queste mie poche righe per ricordarlo cercheranno di conservare il suo spirito arguto e divertente. Era un uomo buono, profondamente buono, generoso e intelligente, forse tra le persone più intelligenti e sensibili che abbia conosciuto. Suo fratello Alessandro, a cui era molto legato, cura il suo lavoro e spero si accordi per pubblicare, anche se in modo postumo, i suoi inediti se ce ne sono. All’estero era molto stimato e conosciuto, tra gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l’Australia, magari in futuro qualche editor, con cui ha lavorato negli anni, raccoglierà i suoi lavori, anche valorizzando la sua narrativa breve persa tra riviste e antologie. Per chi volesse su Amazon c’è la sua Pagina autore. Se avete già i suoi ebook lasciate anche solo un commento in suo ricordo. Bene sono felice di averlo conosciuto, ed è ancora un piacere leggere i suoi scritti, era uno scrittore davvero pieno di talento, avrebbe meritato di più dalla vita, questo sì, più riconoscimenti, più tranquillità economica, meno grattacapi, ma si sa la vita è spesso ingiusta, ma sappi Davide hai lasciato qualcosa in questo mondo, il tuo passaggio ha avuto un senso e un significato rendendo questo nostro terribile e meraviglioso mondo un posto migliore.

:: Singularity, un racconto di Davide Mana

10 dicembre 2024

Cosa lega la fantascienza, l’uncinetto e un portale multimensionale? Un racconto che Davide Mana scrisse per la rivista “Shoreline of Infinity“, e che fu scelto per una prima scrematura nella long list per il BSFA Award, il premio che, annualmente, viene conferito dalla British Science Fiction Association. Chissà a quanti premi sarebbe stato candidato o avrebbe vinto in futuro? A volte si rimanda, e non si sa che non c’è più tempo, e la vita non ti permette di tornare indietro. Comunque il racconto è breve e divertente, un esempio dell’umorismo gentile con cui Davide giocava con le parole, con buona pace di Ayn Rand e del suo Atlas Shrugged. Se vi va leggetelo, lo si può fare ancora gratuitamente sul sito della rivista, ecco il link: Singularity. E se vi va il racconto è pubblicato in Shoreline of Infinity 19, disponibile in cartaceo e digitale.

Ciao, Davide

24 novembre 2024

Nella notte tra giovedì e venerdì 22 novembre è morto nel sonno Davide Mana e credo sia giusto dirgli addio, ma davvero nei giorni scorsi non riuscivo a spiccicare una frase di senso compiuto senza scoppiare a piangere. Davide era troppo buono per volere che i suoi amici piangano per lui, ovunque è ora, e io l’immagino in Cielo in compagnia della sua mamma, che se Davide era l’uomo meraviglioso che era molto lo dobbiamo a lei, l’ha educato come ogni madre vorrebbe educare un figlio, ci sta guardando e non vuole assolutamente che ci abbandoniamo alla depressione. Davide per chi l’ha conosciuto e gli è stato amico, o anche per i semplici lettori che hanno letto i suoi libri era così come appariva, colto, intelligente, amante dell’arte della bellezza, e soprattutto della musica, divertente, generoso, sincero, buono e forse non tutti sanno anche un ottimo cuoco, la sua zuppa di cipolle faceva epoca e se aveva un dono era quello di sapere insegnare. Ci siamo scritti per molti anni, e seguiti sui social, se ho iniziato a scrivere e pubblicare su Amazon, è stato per suo consiglio, mi ha sempre incoraggiata, apprezzata, ha tradotto in inglese alcuni miei racconti (era praticamente bilingue, conosceva e scriveva in inglese tanto e forse meglio che in italiano, se la cosa fosse possibile). Quando ha lasciato Torino per ritirarsi in provincia di Asti per assistere suo padre assieme a suo fratello ha potuto iniziare una carriera facendo ciò che amava, scrivere storie e mantendosi con esse, chi può dire altrettanto in Italia. Forse è più conosciuto all’estero, che in Italia, nei paesi anglofoni era un nome rispettato e amato. Pubblicava sulle riviste internazionali e con i migliori editori di genere, ed era un traduttore sofisticato e incredibilmente creativo e preciso, anche Mondadori ultimamante se ne era accorta e gli aveva commissionato opere importanti da tradurre. Per voi posso consigliare il suo blog in italiano Strategie evolutive e quello in inglese Karavansara e gli articoli che ha scritto per il nostro blog e di cercare i suoi lavori su Amazon e in rete. Ci restano i suoi scritti con i suoi consigli di lettura, le sue riflessioni sulla vita, sull’amore, sull’arte, e la sua calda umanità ed empatia. Voi perdete un artista di incredibile talento, io perdo un amico a cui ho voluto molto bene, forse uno dei miei migliori amici che mi mancherà ogni singolo giorno.

:: Davide Mana (Torino, 1967-Asti, 2024)

23 novembre 2024

Ieri è mancato Davide Mana, dopo lunga malattia, ne do notizia oggi, dopo avere avuto conferma, ad amici e lettori con il cuore carico di dolore. Ho sperato fino all’ultimo in un miracolo ma il suo percorso terreno era finito e ora è passato oltre. E’ stato per me un caro amico oltre che collaboratore. Era uno scrittore, un traduttore, un divulgatore culturale, uno scienziato, un insegnante e soprattutto un essere umano meraviglioso. E’ difficile per me scrivere queste righe, spero di elaborare il lutto e scrivere in futuro un suo profilo che gli renda giustizia. Per chi desiderasse dargli un ultimo saluto la cerimonia di commiato si terrà mercoledì 27 novembre alle ore 15.00 al Tempio Crematorio di Asti.

:: Piemontesi ai confini del mondo – 22 storie di esploratori atipici e navigatori irrequieti di Davide Mana (Edizioni Savej 2022) a cura di Giulietta Iannone

20 febbraio 2023

Per chi ama l’avventura, quella vera, quando il mondo era ancora una terra inesplorata che poteva riservare sorprese, e il concetto di ignoto aveva intatto il suo fascino arcano, c’è un libro uscito l’anno scorso che potrebbe riservare molte sorprese. Si intitola Piemontesi ai confini del mondo – 22 storie di esploratori atipici e navigatori irrequieti di Davide Mana ed oltre a essere ricco di aneddoti, dettagli di viaggio, tradizioni, paesi e culture è arricchito da mappe, timeline, fotografie e illustrazioni che lo rendono un piccolo tesoro da collezione. Protagonisti di questo libro sono piemontesi avventurosi di Ottocento e Novecento che dall’Antartide all’Oceania, dall’Africa all’Asia, passando per l’Africa, hanno vissuto storie straordinarie ai confini con l’incredibile. Esploratori, mercanti, archeologi, missionari, militari di carriera, nobili, avventurieri tanti sono i piemontesi che hanno lasciato il loro paese e sono andati all’estero in cerca di fortuna, fama, avventura. Il lavoro d’archivio dell’autore e curatore dell’opera è poderoso: archivi, fondazioni, collezioni private, biblioteche sono stati setacciati in cerca di notizie, storie, reperti, fotografie. Un libro davvero ben fatto, che si legge in un soffio, interessante e ricco di rare foto d’epoca, i piemontesi descritti, quasi a contraddire la vulgata popolare di piemontesi bugia nen, sono invece perlopiù intraprendenti, coraggiosi, e soprattutto ingegnosi. Sì arrangiano, anche in situazioni estreme e pericolose, come in Artide e Antartide o durante guerre e insurrezioni. Una curiosità: un paragrafo è dedicato al mio bisnonno Luigi Paolo Piovano, militare di carriera nella Cina dei Boxer.

Davide Mana, classe 1967, è un paleontologo, blogger, traduttore e autore freelance.  Ha pubblicato racconti, articoli e scenari per giochi di ruolo in Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone. Dal 2013, affianca alle sue pubblicazioni tradizionali, racconti e saggi autoprodotti in formato elettronico. Fra i suoi lavori, la serie di racconti autoconclusivi Gli Orrori della Valle Belbo, e il ciclo di avventure sword & sourcery Aculeo & Amunet. Il suo primo romanzo The Mynistry of Thunder è stato pubblicato nel 2014 da Acheron Books.

Source: libro inviato dall’editore che ringraziamo.

:: Kane. La saga di Karl Edward Wagner (Mondadori 2022)

10 ottobre 2022

Kane porta il marchio dell’uomo maledetto: si narra che abbia strangolato suo fratello e da allora sia condannato da una divinità folle a vagare per il mondo senza pace, fino a quando sarà distrutto dalla stessa violenza che ha creato. Guerriero spietato e sottile tessitore di intrighi, vive da millenni passando di regno in regno, di avventura in avventura, senza posa. Personaggio complesso e sfaccettato, è uno dei più riusciti protagonisti del genere Sword & Sorcery.

Uscito il 22 settembre nella pregiata collana Draghi di Mondadori Kane di Karl Edward Wagner, volume deluxe da collezionare per una volta senz’altro in cartaceo, capostipite del dark fantasy, è un fantasy che piace anche a chi non ama il fantasy tanto che è ben scritto, appassionante, ricco di avventura, ironia e azione. Tradotto da un manipolo di giovani traduttori, di cui mi pregio di conoscere uno di loro il mitico Davide Mana, (un’autorità in materia di fantasy) è senz’altro un’edizione di lusso da intenditori. Appena avrò i 28 Euro non mi sfuggirà, ne ho letto l’anteprima su Amazon e devo dire ero tentata di far sforare il budget familiare pur di comprarlo, poi sono tornata in me (mio fratello ringrazia, Amazon forse mi maledice), e posticipo l’acquisto appena mi arriva un pagamento che mi devono, lo investirò almeno in parte in questo libro prezioso da conservare sulla mensola più alta della mia biblioteca personale. A dire il vero era mia madre che adorava il fantasy e collezionava libri dei classici di questa narrativa, (e sicuramente Karl Edward Wagner è uno di loro, anzi un caposaldo) ma questa nuova traduzione merita senz’altro. Buona lettura!

Segnalo un’intervista a Davide Mana: Tradurre il fantasy moderno.

Edward Karl Wagner (Knoxville, Tennessee, 1945-1994). Ha scritto soprattutto opere di horror, fantascienza e fantasy eroico; curatore dei racconti di Conan il Barbaro, è stato tra i fondatori della Carcosa Press, specializzata in lussuose edizioni di autori pulp.

:: Piemontesi ai confini del mondo di Davide Mana

16 Maggio 2022

I piemontesi hanno fama di possedere una tenacia stolida, un carattere affidabile e ben poco portato al rischio. Tuttavia, la storia è popolata di piemontesi avventurosi − per quanto possa sembrare una contraddizione in termini l’accostare l’avventura alla “piemontesità”.

Viaggiavano, i piemontesi, ben da prima di essere etichettati come bugianen. Originari di uno Stato piccolo e per lungo tempo marginale, furono soldati, avventurieri, artisti. Persone che viaggiavano per la necessità di doversi guadagnare da vivere − accoppiata, certo, allo spirito d’avventura, alla curiosità. Ma sempre di necessità si trattava, intellettuale o materiale che fosse.

È solo nel tardo XVIII secolo, tuttavia, che i piemontesi diventano esploratori. Per metterli sulla strada serve l’Illuminismo, con la sua visione razionale di un universo ordinato e conoscibile, e la volontà di scoprire, descrivere e classificare il mondo. Quando li incontreremo, questi piemontesi avventurosi si presenteranno a noi indossando di volta in volta maschere diverse: diplomatici, seri accademici, militari ligi al dovere, commercianti in cerca di un onesto profitto. E tuttavia sotto a questa patina di rispettabilità, più o meno visibile, non potremo non scorgere quell’irrequietezza, quell’insoddisfazione. Questa è, dopotutto, la natura degli avventurieri. Ed è per questo che continuiamo a provare curiosità per le loro storie, forse con un pizzico di invidia.

Paradossalmente, rappresentano l’emblema stesso del concetto di bugianen, di soggetti incredibilmente caparbi, tenaci, risoluti, decisi a tutto. A costo di contrabbandare i luoghi natii con le vette dell’Himalaya e del Nanga Parbat, con i vicoli di Tientsin in piena rivolta dei Boxer, con la Valle del Nilo e i suoi trafficanti di antichità o con la Terra del fuoco e i suoi indiani Aónikenk.

Piemontesi ai confini del mondo racconta di loro, ricostruendo viaggi e percorsi con l’aiuto di mappe, timeline, fotografie e illustrazioni. Conosceremo così la passione per l’Egitto di Bernardino Drovetti, il grande spirito avventuriero del Duca degli Abruzzi, la missione religiosa in Africa di Guglielmo Massaja e la passione per l’alpinismo di Alberto De Agostini passando per l’eroe del Polo Nord Umberto Cagni, le circumnavigazioni del globo di Camillo Candiani e molti altri in un viaggio indimenticabile alla scoperta dei nostri avventurieri piemontesi

:: Viaggio nel Giappone Sconosciuto di Massimo Soumaré (Edizioni Lindau 2021) a cura di Davide Mana

19 giugno 2021

La passione per l’Oriente è qualcosa che da sempre solletica la cultura Europea, stimolata da resoconti di viaggiatori, storie e leggende trasportate sulla Via della Seta, fantasie e pregiudizi costruiti sull’effetto che il passaparola ha di distorcere parole, idee e concetti, come in un lungo gioco di telefono senza fili, lungo i secoli ed i chilometri. E poi certo, romanzi, film, fumetti, cartoni animati.

Di questa disorganizzata immaginazione dell’Oriente, e di questa curiosità che non accenna a placarsi, si nutre una ricca letteratura di divulgazione, ma è raro imbattersi in un lavoro che riesce a coniugare erudizione e divertimento, e che anziché limitarsi a raccontare le stesse storie da capo, riesce davvero a sorprendere anche i vecchi “addetti ai lavori”.

Viaggio nel Giappone Sconosciuto, di Massimo Soumaré (Lindau, 2021) è un esattamente questo – è accessibile ma non semplicistico, colto ma non serioso, approfondito ma non inutilmente nozionistico, e ci presenta davvero aspetti sconosciuti del Giappone.

È una lettura piacevole che potrebbe sorprendere chi si considera già un esperto sulla cultura del Sol Levante – e potrebbe risvegliare l’interesse di coloro che si sono visti ri-presentare le solite quattro idee (di solito “soffiate” a Lafcadio Hearn) negli ultimi trent’anni, e cominciano a provare una certa stanchezza. È al contempo anche un libro eccellente per chi volesse avvicinarsi alla cultura giapponese essendone completamente a digiuno – e costituisce un ottimo punto di partenza per future esplorazioni. Il volume di Soumaré (che è un apprezzato traduttore e divulgatore con una conoscenza di prima mano del Giappone) tocca la cultura giapponese tradizionale e le tendenze del Giappone contemporaneo, la storia e la letteratura, l’archeologia ed il folklore, fino ad arrivare a quella cosa che i pedanti chiamano “cultura pop”. Lo fa con leggerezza, restando in poco più di 250 pagine, e con un ricco apparato iconografico – e questo significa che non ci offre solo un bel libro, ma anche un libro bello. Una piacevole aggiunta per lo scaffale di orientalistica, e consigliato a chiunque abbia un interesse per la cultura giapponese, e sia stanco delle solite storie.

Massimo Soumaré è traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Ha collaborato con riviste specializzate sulle culture orientali e con riviste di cultura letteraria americane, giapponesi, irlandesi e italiane. Ha inoltre tradotto numerose opere di romanzieri giapponesi. Come autore, suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie e riviste, e tradotti e pubblicati in Cina, Giappone, Scozia, Spagna e USA. Suoi scritti e traduzioni sono stati pubblicati da Asahi Shinbun Shuppan, Atmosphere Libri, Bietti, De Agostini, Kadokawa, Kōbunsha, Kurodahan Press, Mimesis, Mondadori, Tōkyō Sōgensha, Utet. Per le edizioni Lindau ha tradotto Storie del negozio di bambole di Tsuhara Yasumi e due manga.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Lindau.

:: Edgar Allan Poe – The Horror Gamebook, Intreccio di Valentino Sergi, Illustrazioni di Francesco Corli (Officina Meningi, 2021) a cura di Davide Mana – spoiler free

26 Maggio 2021

È impossibile riassumere in un paragrafo l’importanza di Edgar Allan Poe (1809-1849) per la cultura e la letteratura, e non solo in Occidente. Scrittore, saggista e poeta, Poe ha nel corso di due secoli scavalcato ogni confine fra letteratura “alta” e letteratura “di intrattenimento”, influenzando l’opera di decine, centinaia di artisti, scrittori, registi. Oltre un secolo e mezzo dopo la sua morte, Poe è un classico, e rimane estremamente popolare.
Gli estimatori di Poe sono arrivati a conoscere lo scrittore e la sua opera attraverso strade diverse – pochi, forse, attraverso la lettura imposta a scuola. I più attraverso il passaparola fra appassionati dell’orrore, dalla lettura di saggi sul frantastico. Altri passando per il cinema, coi film di Roger Corman, o i fumetti, dove l’ombra lunga di Poe non pare destinata ad affievolirsi.
Ora, il volume pubblicato da Officina Meningi offre un nuovo punto di accesso all’opera di Poe per i neofiti, ed al contempo propone un interessante esperimento agli appassionati.
Come si può intuire dal titolo, Edgar Allan Poe The Horror Gamebook è un libro-game.
Per i non-iniziati, si tratta di un’opera di narrativa interattiva, nella quale il lettore viene invitato a condividere le esperienze del protagonista, a seguirne il cammino, ad influenzarne le scelte. Estremamente popolari a partire dalla metà  degli anni ’80, i libri-gioco sono stati per una generazione un invito a scoprire la lettura, il fantastico, i giochi di proiezione e di ruolo, ed il nuovo millennio ha portato ad un nuovo rinascimento di questo genere ibrido, al confine fra narrativa e gioco di società.
Nel mettere mano alle storie di Poe, Valentino Sergi tesse una narrativa che mescola e “remixa” i grandi classici, dalla Maschera della Morte Rossa al Cuore Rivelatore, creando una narrativa unitaria e coerente che è Poe ma è anche qualcosa di nuovo ed originale. Lo fa con un linguaggio diretto ma mai banale, che rende molto bene l’esperienza onirica di trovarsi immersi nell’universo di Edgar Allan Poe. In questo davvero il volume di Sergi ricorda le pellicole di Corman, capaci di rubare, adattare e trasformare elementi presi da diverse storie, creando incubi in technicolor indimenticabili. Ed il volume di Officina Meningi ha una splendida copertina in technicolor, ed è arricchito da una quantità  di illustrazioni e mappe che accompagneranno il giocatore/protagonista nel suo percorso, tra incontri inquietanti ed enigmi da interpretare e risolvere.
La struttura usata da Sergi è ingegnosa ed originale, e come tale non mancherà  di deliziare i veterani dei libro-game, pur restando perfettamente accessibile ai neofiti.
Ed è vivamente consigliato, soprattutto agli appassionati del Poe letterario, che potrebbero essere inizialmente diffidenti davanti a questa opera meta-narrativa.
Abbandonate la diffidenza, ed affrontate l’incubo.

:: Un’intervista con John Woods autore di Lady Chevy, a cura di Fabio Orrico

5 febbraio 2021

Ho trovato impressionante leggere Lady Chevy due settimane dopo gli incidenti di Capitol Hill. Cosa ne pensi di quello che è successo?

Grazie. Penso che LADY CHEVY sia un romanzo importante per il nostro momento attuale negli Stati Uniti. In molti modi, aiuta a illustrare come siamo arrivati ​​a questo punto.
Sono profondamente addolorato per l’assalto al nostro Campidoglio, ma non sono affatto sorpreso. Durante l’era Bush/Cheney, sono diventato un pessimista apolitico. Ho lasciato andare molti miti americani. Per anni ho sentito che siamo una nazione in crisi sociale, economica, ambientale e politica. Le nostre istituzioni si sono guadagnate la nostra sfiducia. La pandemia ha acuito tutte queste tensioni, ha rivelato la terribile fragilità del nostro sistema. Nonostante le differenze, credo che molti americani di ogni provenienza stiano soffrendo e condividiamo la stessa paura di un futuro incerto. Ma la rabbia che divide sembra essere l’emozione dominante e infestante. I legami civili si stanno erodendo. L’empatia sta morendo. Venendo dall’Appalachian Ohio, è mia percezione che Trump abbia attinto a un sottoinsieme di questo dolore e paura, abbia manipolato questa rabbia e poi l’abbia usata come arma contro i valori democratici. L’attacco al nostro Campidoglio incarna questo.
Cerco di essere fiducioso, ma rimango sopraffatto dalla paura per il futuro dell’America.

I found it impressive to read Lady Chevy two weeks after the Capitol Hill incidents. What do you think about what happened?

Thank you. I feel LADY CHEVY is a relevant novel for our current moment in The United States. In many ways, it helps illustrate how we reached this point.
I am deeply saddened by the assault on our Capitol, but I am not at all surprised. During the Bush / Cheney era, I became an apolitical pessimist. I let go of many American myths. For years, I have felt we are a nation in social, economic, environmental, and political crisis. Our institutions have earned our distrust. The pandemic has heightened all of these tensions, revealed the dire fragility of our system. Despite any differences, I believe many Americans of all backgrounds are hurting, and we share the same fear of an uncertain future. But divisive anger seems to be the dominant, festering emotion. Civil bonds are becoming untethered. Empathy is dying. Coming from Appalachian Ohio, it is my perception that Trump tapped into a subset of this pain and fear, manipulated this anger, and then weaponized it against democratic values. The attack on our Capitol epitomizes this.
I try to be hopeful, but I remain overcome with dread for America’s future.

Vedi Tom, lo zio di Amy, irrompere in Campidoglio, insieme agli altri rivoltosi? Avrebbe interpretato l’azione come il segnale di qualcosa che sta per iniziare o avrebbe prevalso il suo estremo individualismo?

Penso che Tom sosterrebbe i sentimenti dei rivoltosi, ma mi è difficile immaginarlo lì, mentre prende parte a un caotico tentativo di prendere il potere per conto di Trump. Mi piace sperare che la bontà in lui possa prevalere e che non si farebbe mai coinvolgere nella violenza politica. Ma temo anche che se persone come Tom si coordinassero seriamente con forze di polizia e militari che la pensano allo stesso modo, i risultati avrebbero un successo disastroso. Penso che Tom interpreterebbe quanto accaduto al Campidoglio come un atto di nazionalismo bianco, e lo vedrebbe come un’ulteriore prova che l’esperimento democratico americano sta fallendo. Indipendentemente dalla sua partecipazione, avrebbe visto l’attacco al Campidoglio come un segno di ulteriori violenze a venire. Come dice ad Amy, “Questo impero sta crollando”.

Do you see Tom, Amy’s uncle, breaking into the Capitol, along with the other rioters? Would he have interpreted the action as the signal of something that is about to begin or would his extreme individualism prevail?

I think Tom would support the sentiments of the rioters, but I have a hard time picturing him there, taking part in a chaotic attempt to seize power on Trump’s behalf. I like to hope the goodness in him would prevail, and he would never engage in political violence. But I also fear that if people like Tom were to seriously coordinate with like-minded police and military forces, the results would be disastrously successful. I think Tom would interpret what happened at the Capitol as an act of white nationalism, and he would see it as further proof that America’s democratic experiment is failing. Regardless of his participation, he would see the attack on the Capitol as a sign of more violence to come. As he tells Amy, “This empire is collapsing.”

Consideri il tuo romanzo un noir? Mi sembra che si discosti molto velocemente dal genere, utilizzando alcuni codici linguistici ma in funzione di una definizione più precisa dei personaggi.

Penso che la mia scrittura sia difficile da classificare, al di fuori del termine poco chiaro “narrativa letteraria”. Ma mi piace lavorare all’interno delle forme del genere, sovvertendo aspettative e tropi confortevoli. Per me, LADY CHEVY esiste all’incrocio tra i generi Noir e Horror.

Do you consider your novel a noir? It seems to me that it diverges very quickly from the genre, using some linguistic codes but in function of a more precise definition of the characters.

I think my writing is difficult to categorize, outside the unclear term “Literary Fiction.” But I enjoy working within the forms of genre, while subverting comfortable expectations and tropes. For me, LADY CHEVY exists at the intersection of the Noir and Horror genres.

Ho trovato straordinario il capitolo verso la fine in cui Amy fa jogging ed elenca lo spargimento di sangue della contea. Una piccola, martellante poesia in prosa all’interno del romanzo. Sei anche un lettore di poesie?

Grazie. Questo è anche uno dei miei capitoli preferiti. Amo la poesia. Come lettore, spesso non faccio distinzione tra prosa e poesia. Le forme sono, ovviamente, diverse, ma il mio apprezzamento per la lingua è lo stesso. Apprezzo il potere del linguaggio di creare immagini belle e orribili, sentimenti astratti, ritmi misteriosi e simboli subliminali. Per me, la buona prosa è poesia.

I found extraordinary the chapter near the end in which Amy jogs and lists the bloodshed of the county. A small, pounding prose poem within the novel. Are you also a poetry reader?

Thank you. That is one of my favorite chapters as well. I love poetry. As a reader, I often make no distinction between prose and poetry. The forms are, of course, different, but my appreciation for the language is the same. I value the power of language to create beautiful and horrific images, abstract feelings, mysterious rhythms, and subliminal symbols. For me, good prose is poetry.

È stato difficile gestire la voce in prima persona di una ragazza di 18 anni? Il risultato mi è sembrato molto naturale e coeso.

C’erano aspetti che erano impegnativi e ho cercato di farli bene, ma non ho trovato difficoltà. La voce di Amy mi è sembrata molto naturale. La mia narrativa coinvolge molti personaggi e narratori diversi, uomini, donne e bambini. La prima persona è una cosa speciale. Prima di scrivere in prima persona, una voce deve venire da me, e poi devo abitare lo spazio mentale e il linguaggio di quella voce distinta. Può sembrare strano, ma è vero. Ascolto le voci. Queste voci, ovviamente, sono influenzate da persone che conosco. E le donne nella mia vita sono sempre state forti. E sono sempre state forti alle loro condizioni, senza aderire a nessuna convenzione sociale di questo o quello. Sono i loro sé autentici e non si scusano. Sono sopravvissute.

Was it difficult to manage the first person voice of an 18-year-old girl? The result seemed to me highly natural and cohesive.

There were aspects that were challenging, and I strived to get them right, but I did not find it difficult. Amy’s voice felt very natural to me. My fiction involves many different characters and narrators, men and women and children. First person is a special thing. Before writing in first person, a voice must come to me, and then I must inhabit the mental space and language of that distinct voice. That may sound odd, but it’s true. I listen to the voices. These voices, of course, are influenced by people I know. And the women in my life have always been strong. And they have always been strong on their own terms, without adhering to any societal conventions of this or that. They are their own authentic selves and make no apologies. They are survivors.

Il tuo modo di costruire i personaggi è molto convincente: permetti loro di essere contraddittori e quindi più autentici. Amy è l’esempio perfetto. Vorrei sapere quanto – se non del tutto – pensi abbia sentito l’influenza di Tom e Hastings, i suoi padri surrogati, nelle sue scelte più estreme.

Mi piacciono i personaggi complessi e interessanti, tormentati da incongruenze. Penso che le ideologie e i sistemi di credenze posseggano le persone e corrompano le loro vere identità. In un ambiente tossico, le orribili visioni del mondo possono diventare attraenti e responsabilizzanti. Per molti versi LADY CHEVY parla del potere insidioso di queste influenze. Questa è la dinamica tra Tom e Amy. La loro relazione è una forma insolita di influenza, perché non sono sicuro nemmeno che la trasmissione stia avvenendo. Amy non è razzista, ma è negativamente influenzato dall’idea di Tom che “la forza è diritto”. Tom alla fine arriva a capirlo. Ma è troppo tardi.
Hastings è perso di fronte a queste forze e credo che alla fine influenzi molto Amy.

Your way of building the characters is very convincing: you allow them to be contradictory and therefore more authentic. Amy is the perfect example. I would like to know on how much – if at all – you think she felt the influence of Tom and Hastings, her surrogate fathers, in her more extreme choices.

I enjoy complex and interesting characters, tormented with incongruities. I think ideologies and belief systems possess people and corrupt their true identities. In a toxic environment, horrific worldviews can become attractive and empowering. In many ways LADY CHEVY is about the insidious power of these influences. This is the dynamic between Tom and Amy. Their relationship is an unusual form of influence, because I am not certain either knows transmission is happening. Amy is not a racist, but she is negatively affected by Tom’s greater “might makes right” ethos. Tom eventually comes to understand this. But it is too late.
Hastings has lost himself to these forces, and I feel he influences Amy greatly in the end.

Quanto è importante il paesaggio (e più in generale i luoghi) nella tua narrazione? Anche se non ti soffermi sulle descrizioni, infatti, riesci a trasmettere molto bene la fisionomia delle ambientazioni.

Catturare il tono di un paesaggio o di un’ambientazione è molto importante per me. Credo fermamente nel potere che l’ambiente esercita sull’individuo. La creazione di un’atmosfera determina una narrazione. Per quanto riguarda le descrizioni, voglio sempre fornire dettagli sensuali senza essere troppo specifici e concreti, in modo che il lettore possa immaginare le proprie scene. Anche questo è molto importante per me, quell’intimo legame tra il linguaggio e l’immaginazione e il modo in cui i lettori diventano partecipanti attivi nella creazione di mondi. È una cosa bellissima, ed è il potere distinto della lettura che le arti visive non possono replicare.

How important is the landscape (and more generally the locations) in your narrative? Even if you do not dwell on descriptions, in fact, you manage to convey the physiognomy of the settings very well.

Capturing the tone of a landscape or setting is very important to me. I strongly believe in the power environment has over the individual. The creation of an atmosphere determines a narrative. As for descriptions, I always want to provide sensuous details without being too specific and concrete, so the reader can envision their own images. This is also very important to me, that intimate link between language and the imagination, and how readers become active participants in the creation of worlds. It’s a beautiful thing, and it is the distinct power of reading that the visual arts cannot replicate.

Che rapporto hai con le serie televisive? Te lo chiedo perché molti giovani autori sembrano esserne un po ‘ossessionati, spesso esagerando, dal mio punto di vista, con colpi di scena e cliffhanger. In Lady Chevy, l’uso del twist è frugale e quindi potente, non volto a sorprendere ma piuttosto a rappresentare un’ideologia, un’irrazionalità sottostante della vita, una natura imponderabile del mondo.

Mi piacciono alcune serie televisive, ma è difficile trovare quelle che mi lasciano veramente soddisfatto. Mi piacciono i colpi di scena e gli stravaganti, ma devono essere fatti bene, guadagnati, radicati nel carattere autentico piuttosto che nella trama fabbricata.
Volevo che i colpi di scena in LADY CHEVY fossero rari, ma colpissero forte, essere più inquietante che sorprendente. È così che un’opera d’arte risuona con me; crea un’impressione inquietante e misteriosa. Questo è difficile da trovare in televisione, perché il mezzo spesso sembra richiedere una risoluzione univoca. E questo potrebbe essere ciò che la maggior parte del pubblico desidera. Ma questo va contro le mie intuizioni e interessi.
Mi piace la frase “la natura imponderabile del mondo” e sono felice che tu l’abbia intuito nel racconto.

What relationship do you have with television series? I ask you because many young authors seem to be a little obsessed with it, often exaggerating, from my point of view, with twists and cliffhangers. In Lady Chevy, the use of the twist is frugal and therefore powerful, not aimed at surprising but rather at representing an ideology, an underlying irrationality of life, an imponderable nature of the world.

I enjoy some television series, but it is hard to find ones that leave me truly satisfied. I do enjoy twists and cliffhangers, but they must be done well, earned, rooted in authentic character rather than manufactured plot.
I wanted the twists in LADY CHEVY to be sparse, but to hit hard, be more disturbing than surprising. This is how a work of art resonates with me; it creates an unsettling and mysterious impression. This is difficult to find in television, because the medium often seems to demand unambiguous resolution. And this may be what most audiences want. But this goes against my intuitions and interests.
I enjoy the phrase “imponderable nature of the world,” and I’m happy you sensed this in the narrative.

Vorrei che dicessi qualcosa su Nonno Shoemaker. Ho avuto l’impressione che, raccontandolo in modo impressionistico e studiatamente incompleto, finisse per incarnare il cuore dell’oscurità del romanzo, la sua scatola nera.

Apprezzo molto questa osservazione. La presenza violenta di Barton Shoemaker mette in ombra la famiglia di Amy, in particolare sua madre. È l’influenza più oscura nella vita di Amy. E la visione del mondo che incarna, infesta e corrompe la città stessa.

I would like you to say something about Grandpa Shoemaker. I had the impression that, by telling about him in an impressionistic and studiously incomplete way, he ended up embodying the novel’s heart of darkness, its black box.

I really appreciate this observation. Barton Shoemaker’s violent presence overshadows Amy’s family, particularly her mom. He is the darkest influence in Amy’s life. And the worldview he embodies haunts and corrupts the town itself.

Infine, vorrei che ci dicessi qualcosa sui tuoi gusti letterari, scrittori e libri che ami.

Sono un figlio letterario dell’orrore. Senza un’attrazione iniziale per le storie dell’orrore, dubito che sarei un avido lettore o scrittore. Stephen King, Anne Rice e Edgar Allan Poe furono le mie prime influenze. Il signore delle mosche di William Golding è stato un punto di svolta per me; ha fuso l’orrore con la realtà e rimane il romanzo più formativo della mia vita. E così, mentre i miei gusti si allargavano alla narrativa letteraria, sono sempre stato attratto dalle opere più oscure. Apprezzo l’arte che è disposta ad andare in luoghi molto oscuri per raccontare le storie tragiche che devono essere raccontate e gestisce quel contenuto in modo responsabile e significativo. Alcuni dei miei autori preferiti provengono dalla tradizione “The Southern Gothic”: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash e Tom Franklin, seguiti dagli autori dell’Ohio Toni Morrison e Donald Ray Pollock. Amo anche le opere di Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck e Raymond Carver.
Come scrittore, sento la maggiore affinità con Cormac McCarthy e Sylvia Plath. Penso che stiamo scrivendo da posti simili. Hanno sbloccato il potere del linguaggio in me, mi hanno aiutato a scoprire la mia voce.

Finally, I’d like you to tell us something about your literary tastes, writers and books you love.

I am a literary child of Horror. Without an early attraction to Horror stories, I doubt I would be an avid reader, or writer. Stephen King, Anne Rice, and Edgar Allan Poe were my earliest influences. William Golding’s Lord of the Flies was a turning point for me; it fused horror with reality, and it remains the most formative novel in my life. And so, as my tastes broadened into Literary Fiction, I was always drawn to the darker works. I appreciate art that is willing to go to very dark places to tell the tragic stories that need to be told, and handles that content in a responsible, meaningful way. Some of my favorite authors come from “The Southern Gothic” tradition: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash, and Tom Franklin, followed by Ohio authors Toni Morrison and Donald Ray Pollock. I also love the works of Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck, and Raymond Carver.
As a writer, I feel the strongest kinship with Cormac McCarthy and Sylvia Plath. I think we are writing from similar places. They unlocked the power of language in me, helped me discover my own voice.

Traduzione a cura di Davide Mana.

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Davide Mana

22 giugno 2020

Davide

Ecco il resoconto del settimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 22 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuto Davide nel gruppo di Liberi e grazie di aver accettato questa strana e bizzarra intervista. Non ho bene idea di dove ci porterà, ma negli incontri precedenti questa formula di intervistare gli autori (con domande sia mie che dei lettori) si è rivelata vincente, ti avviso solo che l’ora volerà in un lampo. Allora come prima domanda ti chiederei di farci un bilancio della tua carriera fino a ora: blogger, traduttore, autore, editor. Una carriera molto poliedrica non trovi?

Grazie per l’invito e per l’ospitalità 🙂
E per rispondere, una “carriera” (virgolette d’obbligo) molto disordinata.
Io dovrei essere là fuori a dare la caccia ai dinosauri. Tutto il resto sono incidenti e imprevisti, e fare di necessità virtù.
Ho iniziato a scrivere ai tempi del liceo, ho venduto il mio primo lavoro professionale nel 1999 (quindi MOLTO dopo il liceo), ho iniziato a tenere un blog nel 2007, dal 2015 mi pago i conti (a malapena) scrivendo.
Ho iniziato a fare traduzioni molto prima, in effetti – dal 2000, più o meno, traducendo i lavori dei colleghi di università che dovevano pubblicare su riviste internazionali.
Anche quella è diventata una attività utile per pagare i conti quando tutto il resto è svanito.
Ed editor… non molto spesso, e solo in casi disperati.

Sei una autore italiano pubblicato all’estero, forse più conosciuto all’estero che in Italia, come ti spieghi questo paradosso? Sicuramente la tua approfondita conoscenza della lingua inglese, sviluppata da tante buone letture fin dagli anni giovanili, ti ha aiutato. L’avresti mai immaginato?

Mah, immaginarlo… immaginarlo forse no.
Ma alla fine è stata una scelta quasi obbligata – se si vuole vivere scrivendo, ci si deve rivolgere al mercato più vasto possibile, e avendo la fortuna di conoscere molto bene l’inglese, non aprirmi al mercato di lingua inglese sarebbe stato impensabile.
Col passare del tempo, il mercato anglosassone è quello che si è dimostrato più ricettivo, diciamo così.

Sei un traduttore molto stimato dall’inglese all’italiano e dall’italiano all’inglese. C’è ancora spazio nel mercato internazionale per letteratura nostrana? Insomma, nella tua esperienza ci sono autori italiani stimati fuori confine, in America, Gran Bretagna, Australia, limitandoci al mercato anglofono?

C’è molta curiosità per ciò che facciamo, e c’è sempre più interesse per sentire delle voci diverse – per cultura, formazione e area geografica – sul mercato di lingua inglese (e anche su altri, da ciò che mi dicono).
Il gioco di equilibrio consiste nell’essere contemporaneamente italiani ma vendibili all’estero – molto di ciò che si produce e si vende benissimo qui da noi, all’estero non ha mercato.
Ma sì, c’è interesse per ciò che facciamo, e c’è spazio per i nostri autori (speriamo!)

Se aprissero una casa editrice italiana dedicata al fantastico e all’avventura e ti chiedessero di dirigere una collana di romanzi finora inediti in Italia quali sono i nomi che proporresti e quali i romanzi più significativi.

In effetti c’è una casa editrice per cui faccio esattamente questo lavoro – Acheron Books – e se dovessi consigliargli qualcosa,in questo momento, credo che consiglierei “A Memory Called Empire”, di Arkady Martine, e probabilmente “Gideon of the Ninth” di Tamsyn Muir.
Ma loro conoscono il mercato italiano meglio di me, e probabilmente non mi darebbero retta 😀

E degli investigatori dell’occulto ne vogliamo parlare? Quali sono i tuoi personaggi e le tue storie più significative in merito?

Ho al momento due serie più una che vanno genericamente sotto all’etichetta di “investigatori dell’occulto” – vale a dire il genere di storia che accoppia una indagine di tipo poliziesco a fenomeni sovrannaturali.
C’è la serie del Contubernium – sono storie ambientate ad Alessandria d’Egitto nel terzo secolo d.C., su un manipolo di legionari romani che si trovano ad affrontare maledizioni egizie ed alttri orrori. La prima storia della serie è uscita sulal rivista Occult Detective Quarterly… ora ne hanno una seconda in valutazione.
Poi c’è la serie di Valerie Trelawney, che ha un impianto più “sherlockiano”, e le storie si svolgono in Europa durante la Belle Epoque. La serie ha debuttato in una antologia intitolata “Sherlock Holmes and the Occult Detectives”, una raccolta di storie in cui Holmes si rivolge a colleghi dediti al sovrannaturale per risolvere dei casi inspiegabili.
E sto lavorando a una serie su un personaggio non mio – Mercy Dee, dei polizieschi sovrannaturali ambientati negli anni ’30. Mercy Dee è un personaggio creato nell’38 ed ora di dominio pubblico. La prima storia della serie dovrebbe uscire (incrociando le dita) in tempo per Halloween.

Quali sono gli autori di fantascienza (donne) che più apprezzi, italiane e straniere?

Autrici di SF, prima fra tutte C.J. Cherryh, che è e resta la mia autrice preferita.
Poi certamente Tanith Lee.
Fra le contemporanee, Mary Gentle e Liz Williams.
Mi piaceva molto e mi manca terribilmente Kage Baker, che era straordinaria ed è morta troppo giovane. E posso dire lo stesso per Jo Clayton.
E ne sto certamente dimenticando, per cui le aggiungerò qui sotto mano a mano che mi vengono in mente 🙂

E di Mary Gentle ne vogliamo parlare? Non credo di averla mai sentita nominare se non nel tuo blog (ricordo agli appassionati bibliofili che “Strategie Evolutive” è il tuo blog pieno di tesori).

Mary Gentle è una autrice estremamente originale, che ha scritto una serie di romanzi forse troppo diversi e sperimentali – ragion per cui hanno avutopoca diffusione in patria, immaginarsi all’estero.
È una esperta di storia militare rinascimentale, per cui è sempre estremamente tecnica nel descrivere personaggi e ambientazioni. Il suo lavoro più popolare anche in Italia è certamente Ash, che prende le mosse dalle avventure di una compagnia di mercenari rinascimentali per poi deragliare nella fantascienza…
E nel suo classico Rats & Gargopyles ha creato un universo che funziona secondo le regole della magia ermetica e dell’alchimia anziché quelle della fisica.
È sempre una lettura impegnativa, ma è straordinaria.
Ora mi risulta abbia ridotto moltissimo la sua produzione, proprio per via del pessimo trattamento ricevuto dall’editoria anche in patria. Ed è unpeccato – l’ultimo romanzo – ambientato a Napoli – è di dieci anni fa.

Felice di averne saputo di più, spero che anche altri lettori si incuriosiscano.

I suoi libri sono abbastanza facili da reperire in inglese, nonin italiano.
C’è un romanzo che si intitola 1610 che ha per protagonista Rocheford, il cattivo dei Tre Moschettieri.
Ed è un fantasy.

Nelle tue storie ci sono tanti rimandi a quell’immaginario un po’ vintage che aveva l’Oriente come terra di elezione. La Cina degli anni ‘20 e ’30, il Giappone degli anni ’40, gli avventurieri e viaggiatori a bordo di bolidi dell’Aria, la via della Seta, con anche personaggi femminili di tutto spessore al centro delle storie, donne forti volitive, che sanno il fatto loro. Questo immaginario è ancora attuale nella narrativa moderna?

Io credo ci sia sempre stato e ci sarà sempre un mercato per delle buone storie, che sappiano intrattenere e – per citare i classici – migliorino la vita di chi le legge, o l’aiutino a sopportare la vita se non gliela migliorano.
Poi certamente io mi rivolgo a una nicchia, ma anche questo ha i suoi vantaggi. All’estero, quello che viene chiamato New Pulp – il genere di storie che tu hai descritto qui sopra – ha ancora un buon mercato. Ed è un “genere” estremamente flessibile ed adattabile.

Bene, l’ora è volata ringrazio tutti, Davide per primo che nonostante gli inconvenienti tecnici ha risposto (senza fare neanche errori di battitura). La mia ultima domanda è: progetti futuri.

Sopravvivere 😀

No, OK.
Ho appena consegnato la prima stesura di un romanzo scritto come ghost-writer.
In settimana (salvo incidenti) consegnerò la stesura definitiva di un saggio storico.
Ho due contratti per due novelle da un editore americano, e due articoli da consegnare ad una rivista in Italia.
Ho una traduzione da finire ed una (colossale) da cominciare.
Ed una terza traduzione da finire per… ieri.
E dovrei anche riuscire a mettere insieme un nuovo gioco di ruolo in tempo per settembre.
… intanto, come dicevo sopra, sto preparando una nuova storia del Corsaro e una nuova storia di Buscafusco… ed aspetto risposta da una mezza dozzina di riviste.
In tutto questo, non posso che ringraziare di cuore la mia banca, i cui solleciti di pagamento sono una incessante fonte di ispirazione.

Le domande dei lettori

Annarita Verzola

Buonasera all’Amministratore e a Davide. Ho una curiosità: la tua carriera professionale iniziata nel 1999 ti ha portato subito a scrivere in lingua inglese per il mercato straniero o è una scelta alla quale sei giunto successivamente e perché?

La prima cosa che ho venduto è stata un falso articolo scientifico per una casa editrice americana – uno studio sulla biologia degli Shan, una delle razze dell’universo lovecraftiano.
Per cui sono subito partito dall’estero.
Ed essenzialmente sono partito da lì perché c’era una possibilità, ero parte di una comunità internazionale di autori molto attiva, arrivò la proposta, e… perché no? Proviamo!

Fabrizio Borgio

Dal momento che il grosso delle tue pubblicazioni esce sul mercato anglosassone hai sicuramente più metri di paragone tra lo stato attuale della narrativa di genere. Quali differenze noti tra i panorama anglosassone e quello nostrano?

Sulla base delle mie esperienze, il mercato internazionale è molto più variato, e quindi trovano spazio anche generi e sottogeneri qui molto poco praticati.
La competizione è fortissima, ma in generale il mercato è molto più accessibile rispetto a noi: è più facile sapere quando un editor cerca storie, è più facile spedire il proprio lavoro ed avere una risposta.
Potrei aggiungere che è più facile essere pagati, ma poi suonerei gretto.

Cosimo Mannucci

A questo punto, mi butto:
Visto che scrivi sia in inglese che in italiano, ci sono personaggi o situazioni di cui potresti scrivere solo in italiano o in inglese? La lingua in cui scrivi ti “impone” anche delle scelte per quanto riguarda la trama e/o i personaggi?

In inglese e in italiano ho due voci diverse, e due diversi ritmi. Sono dell’idea di essere meglio in inglese.
E sì, ci sono personaggi dei quali riesco a scrivere solo in inglese – ad esempio le storie di Leo Martin… tradotte in italiano suonano zoppe.
Lo stesso vale anche, io credo, per Buscafusco – c’è un romanzo di Buscafusco in italiano, ma è un personaggio diverso, e la storia non ha il ritmo delle novelle in inglese.

E certamente usare l’inglese mi permette di usare un certo slang, una certa costruzione delel frasi per cui certi generi “vengono meglio”.

Flavio Troisi

Davide, puoi tracciare una linea di demarcazione netta e spiegarci in cosa consista, fra scrittore indie e scrittore amatoriale?

Non so se sia possibile tracciare una linea netta.
In generale, si dovrebbe dire che se una parte consistente dei tuoi introiti deriva dalla scrittura, allora sei più o meno un professionista. Se sei un professionista e non sei legato a una casa editrice, allora sei indipendente – anche se oggi indie si usa soprattutto per gli autoprodotti.
Se invece ti mantieni facendo un altro lavoro e puoi permetterti di regalare le tue storie scritte nel tempo libero, sei un hobbista – niente di male in tutto ciò, ma sarebbe bello se i due livelli, professionale ed amatoriale, fossero separati.
Qui da noi non lo sono.
Ma la demarcazione non è così netta, precisa e definita.
In prima battuta, se paghi i conti scrivendo non sei un amatore, è forse la definizione più semplice e brutale.
Poi ovviamente il professionalismo comporta tutta una serie di competenze, ecc.
Ma pagarci i conti è il primo passo.

Alexandra Fischer

Davide, ti piace anche Bulgakov?

Il poco che ho letto, mi piace – Il Maestro e Margherita, Cuore di Cane.
Non ho letto altro.
Però sì, mi piace.
Non riuscirei mai a scrivere come lui, ma dopotutto non sono russo 🙂

Ti piace anche Mc Carthy?

Cormac McCarthy?
No, il poco che ho letto non mi ha acchiappato per niente. Forse era il momento sbagliato, forse non sono abbastanza sensibile o sofisticato. Riconosco la tecnica, è molto bravo, ma non è un autore che faccia per me, per lo meno ora.
Poi chissà, magari fra cinque o dieci anni cambierò idea – non sarebbe la prima volta.

Fabrizio Borgio

Com’è cambiato, se è cambiato il tuo sentimento nei confronti della scrittura quando è diventata un lavoro a tempo pieno?

Domanda difficile.
La scrittura continua a piacermi, e continua ad essere (anche) uno dei miei due passatempi preferiti (l’altro è leggere).
Riesco ancora a usare la scrittura per distrarmi – lascio ciò che sto scrivendo per pagare le bollette, e scrivo qualcosa di solo mio (che poi magari rifilo ai miei sostenitori su Patreon).
Forse ciò che è cambiato è la necessità di sforzarmi per non farlo diventare un obbligo.
Devo comunque continuare a divertirmi scrivendo,o è la fine – in questo caso, DAVVERO la fine… niente nuove storie, niente cena.

Laura Pugiotto

Buonasera a tutti! Davide, potresti raccontarci della tua esperienza con i giochi di ruolo e di come ha influenzato la tua scrittura (se l’ha influenzata)?

Annarita Verzola

Ho anche io la medesima curiosità, inoltre vorrei sapere se è nata prima la passione per i giochi di ruolo o per la scrittura.

Prima la scrittura, decisamente.
I giochi mi hanno insegnato a pensare alle storie in maniera più “tecnica”, scomponendole in scene e sequenze di scene.
E mi hanno anche insegnato, al tavolo da gioco, a improvvisare.
Questo è MOLTO utile perché può succedere che i personaggi in una storia partano per la tangente e facciano qualcosa di inaspettato.
Scrivere giochi mi ha anche insegnato a fare ricerca in maniera economica, e a strutturare meglio le mie idee.

Paolo S. Cavazza

Buonasera a tutti. Ciao Davide, sono Paolo. Volevo chiederti: prevedi sviluppi per il ciclo del Corsair? E Buscafusco tornerà in italiano o solo in inglese? In effetti anch’io lo preferisco in inglese: è più esotico.

Sto lavorando a una nuova storia del Corsaro in questo momento – mi piacerebbe uscire ad agosto con un nuovo volume, che includerà due racconti, uno ambientato a Venezia, ed uno sulal costa africana.
E c’è un nuovo Buscafusco in macchina, speriamo che esca per fine mese.
Come ho detto altrove in questa chiacchierata (nota: io odio i commenti annidati di Facebook, perché ci si perde), sia il Corsaro che Buscafusco vengono meglio in inglese. Tradurli è un lavoraccio – molto più èesante che tradurre il lavoro di un estraneo. E a parità di lavoro e fatica, preferisco a questo punto scrivere una nuova storia in inglese.

Fabrizio Borgio

A proposito di scrittrici ( e qui ti ringrazio pubblicamente per avermi fatto scoprire Lucia Berlin) mi sembra interessante e doveroso un tuo commento sullo scenario italiano, da quel che hai avuto modo di constatare…

Io il panorama italiano lo conosco pochissimo.
So che ci sono molte bravissime scrittrici.
So che ci sono ancora editori che selezionano autori e autrici sulla base dei follower su Facebook.
Questo non è un buon mix.

Annarita Verzola

A proposito di Buscafusco, potresti dirci come nascono le sue storie?

Io dico di solito che le storie di Buscafusco si scrivono da sole: basta leggere il giornale.
Ad esempio… c’è una banda di truffatori che qui in provincia sta vendendo chiavette USB spacciandole per un sistema capace di neutralizzare gli effetti nefasti del 5G.
Trecento euro per una chiavetta USB.
Come potrei mai inventarmi un’idea del genere?
Buscafusco è davvero facile da scrivere per questo – essendo un investigatore che non si occupa di omicidi e crimini “grossi”, posso usare tutte le piccole e grandi meschinità che caratterizzano la vita in provincia.
Gente che da fuoco ai rifugi per gatti per pura cattiveria, gente che per pagare il mutuo di casa cerca di truffare alle slot machines…
Le storie si scrivono da sole.

Fabrizio Borgio

A questo proposito mi incuriosisce sapere, attualmente, quali sono i tuoi modelli di riferimento sia per tematiche che per stile

L’impostazione del lavoro dei pulp è indispensabile in un mercato che paga sei centesimi a parola – se si vogliono pagare i conti bisogna scrivere TANTO.
Per cui sì, io dai vechi scrittori pulp ho cercato di imparare il più possibile.
Che poi, Chandler e Hammett erano autori pulp – ce ne fossero.

Qui Davide aveva tradotto l’intera intervista in inglese: qui. https://karavansara.live/2020/06/23/imperfect-interview/

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Davide Mana

16 giugno 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Davide Mana.

Sarà con noi lunedì 22 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

Davide

Davide Mana (Torino, 1967) ha studiato conseguito una laurea in Paleontologia a Torino e un dottorato in Geologia a Urbino.
In passato è stato insegnante, ricercatore, conferenziere a contratto, venditore di auto usate, interprete, creatore di siti web, spaventapasseri, riparatore di biciclette.
Da alcuni anni lavora come autore, divulgatore, traduttore e creatore di giochi. Attualmente vive fra le colline del Monferrato, in Valle Belbo.
Ha pubblicato saggistica e narrativa con editori sia italiani che stranieri, e nel tempo libero ascolta musica, legge romanzi e saggi storici e scientifici, e scrive sui suoi blog strategie evolutive (http://strategieevolutive.wordpress.com), in italiano, e Karavansara (http://Karavansara.live) in inglese.

Elenco titoli essenziali

Romanzi e Romanzi Brevi
The Ministry of Thunder (Acheron Books)
The House of the Gods (Severed Press)
The Corsair: Chasing the Mermaid (Raven’s Head Press)
The Corsair: The Devil Under the Sea (Amazon)
BUSCAFUSCO: Santi & Fattucchiere (Amazon)

Racconti nelle antologie
Alternative Air Adventures (Pro Se Press)
Explorer Pulp (Pro Se Press)
All that Weird Jazz (Pro Se Press)
Dark Italy (Acheron)
Zappa & Spada (Acheron)
Zappa & Spada 2 (Acheron)
Tales from Dry Gulch (Science Fiction Trails)
Sherlock Holmes & the Occult Detectives (Belanger Books)

Giochi di ruolo
Deadlands: Messico & Nuvole (GGStudio)
Hope & Glory (GGStudio/SpaceOrange42)

Saggistica
Avventurieri sul Crocevia del Mondo (Amazon)
La storia fatta coi cialtroni (Amazon)

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!