:: Piemontesi ai confini del mondo di Davide Mana

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I piemontesi hanno fama di possedere una tenacia stolida, un carattere affidabile e ben poco portato al rischio. Tuttavia, la storia è popolata di piemontesi avventurosi − per quanto possa sembrare una contraddizione in termini l’accostare l’avventura alla “piemontesità”.

Viaggiavano, i piemontesi, ben da prima di essere etichettati come bugianen. Originari di uno Stato piccolo e per lungo tempo marginale, furono soldati, avventurieri, artisti. Persone che viaggiavano per la necessità di doversi guadagnare da vivere − accoppiata, certo, allo spirito d’avventura, alla curiosità. Ma sempre di necessità si trattava, intellettuale o materiale che fosse.

È solo nel tardo XVIII secolo, tuttavia, che i piemontesi diventano esploratori. Per metterli sulla strada serve l’Illuminismo, con la sua visione razionale di un universo ordinato e conoscibile, e la volontà di scoprire, descrivere e classificare il mondo. Quando li incontreremo, questi piemontesi avventurosi si presenteranno a noi indossando di volta in volta maschere diverse: diplomatici, seri accademici, militari ligi al dovere, commercianti in cerca di un onesto profitto. E tuttavia sotto a questa patina di rispettabilità, più o meno visibile, non potremo non scorgere quell’irrequietezza, quell’insoddisfazione. Questa è, dopotutto, la natura degli avventurieri. Ed è per questo che continuiamo a provare curiosità per le loro storie, forse con un pizzico di invidia.

Paradossalmente, rappresentano l’emblema stesso del concetto di bugianen, di soggetti incredibilmente caparbi, tenaci, risoluti, decisi a tutto. A costo di contrabbandare i luoghi natii con le vette dell’Himalaya e del Nanga Parbat, con i vicoli di Tientsin in piena rivolta dei Boxer, con la Valle del Nilo e i suoi trafficanti di antichità o con la Terra del fuoco e i suoi indiani Aónikenk.

Piemontesi ai confini del mondo racconta di loro, ricostruendo viaggi e percorsi con l’aiuto di mappe, timeline, fotografie e illustrazioni. Conosceremo così la passione per l’Egitto di Bernardino Drovetti, il grande spirito avventuriero del Duca degli Abruzzi, la missione religiosa in Africa di Guglielmo Massaja e la passione per l’alpinismo di Alberto De Agostini passando per l’eroe del Polo Nord Umberto Cagni, le circumnavigazioni del globo di Camillo Candiani e molti altri in un viaggio indimenticabile alla scoperta dei nostri avventurieri piemontesi

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3 Risposte to “:: Piemontesi ai confini del mondo di Davide Mana”

  1. phileasfogg2020 Says:

    da Piemontese che non conosce abbastanza il Piemonte, mi sembra molto interessante anche scoprire un po’ i piemontesi più avventurosi…

    • Shanmei Says:

      Ho potuto sfogliarlo, ne ho regalata una copia a mio fratello, ed è davvero un libro ben fatto, e interessante e ricco di illustrazioni e foto d’epoca, sì i Piemontesi non sono affatto come ce li si immagina, anche se alcune doti “scarpe grosse e cervello fino” (come i contadini) sono riconoscibili, ma sono perlopiù intraprendenti, coraggiosi, e ingegnosi. Sì arrangiano, anche in situazioni estreme, leggi solo i capitoli su Artide e Antartide.

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