:: Una guerra civile, Claudio Pavone, (Bollati Boringhieri, 2006), a cura di Daniela Distefano

28 novembre 2016 by
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In questo saggio storico sulla moralità nella Resistenza è emersa una verità che fu subito introiettata:
la sicurezza della vittoria come dato di fatto. Ma chi erano questi vincitori annunciati?
I partigiani, combattenti di un esercito di civili.
Il ruolo di rendere manifesti il destino e la missione della Resistenza fu assunto dai giornali:
la stampa resistenziale svolse una funzione di primo piano nel rapporto fra partiti e l’<<esercito di civili>>. Essa non fu soltanto une oeuvre de combat, bensì mirò a formare nuovi quadri e a svolgere una funzione educativa nei confronti sia dei partigiani che della massa della popolazione.
Natalia Ginsburg ha rievocato con efficacia lo stupore e la commozione che molti giovani antifascisti della sua generazione ebbero nel riscoprire il senso della patria da difendere:

Le strade e le piazze delle città, teatro un tempo della nostra noia di adolescenti e oggetto del nostro altezzoso disprezzo, diventarono i luoghi che era necessario difendere. Le parole <<patria>> e <<Italia>> che ci avevano nauseato fra le pareti della scuola perché accompagnate dall’aggettivo << fascista>>, perché gonfie di vuoto, ci apparvero d’un tratto senza aggettivi e così trasformate che ci sembrò di averle udite e pensate per la prima volta.

Come agì il resistente italiano al fianco degli Alleati?
L’impatto tra la società italiana e i costumi, i comportamenti, la cultura delle truppe inglesi e, soprattutto, americane, prologo al processo di americanizzazione sviluppatosi nel dopoguerra, fu particolarmente visibile a Roma e nel Mezzogiorno, dove l’occupazione alleata durò più a lungo e si svolse in larga parte ad opera di un esercito ancora belligerante e quindi generatore di tensioni acute. Un fronte che si auspicava unito perché accomunato dalla volontà di disgregare la compagine nazista.
Ma fu guerra civile? Scrisse <<l’Unità>> di Roma durante la fase di irrigidimento antibadogliano seguita all’8 settembre: << Il fallimento politico delle classi dirigenti non ha bisogno di altre prove>>.
E aggiunse:
La lotta contro i tedeschi che non sia contemporaneamente lotta a fondo contro il fascismo è affermazione priva di senso. Ma la lotta contro il fascismo implica la mobilitazione delle grandi masse popolari, e da ciò Badoglio rifugge con orrore perché alla base del governo Badoglio stanno quegli stessi ceti plutocratici e imperialisti che già furono l’anima del fascismo.

L’identificazione del regime del Duce col regime dei padroni spingeva, dunque, a credere che fosse giunto il momento di una resa dei conti anche sul piano sociale.
La parola d’ordine dopo l’8 settembre non fu più quella della pace, ma quella della lotta armata: “Vogliamo la guerra di liberazione”.
Per cambiare il mondo. Questo rese la violenza da una parte più ovvia, dall’altra più spietata. Poteva però essere necessario uccidere, ma guai se lo si trovava semplice e naturale.
No, non si doveva provare piacere nell’assassinio di un essere umano, anche se nazista, anche se fascista, anche se mostro da eliminare dalla faccia della Terra.
Un saggio ricco di voci, quelle dei protagonisti di questo conflitto civile nel mezzo della guerra mondiale. Si moriva, si cadeva come mosche sterminate, e il sacrificio veniva cercato per curare le ferite di un bellum con la propria coscienza. Non poteva durare per sempre l’agonia, forse non occorreva la soluzione finale per i fascisti, ma occorreva vincerli per ristabilire sul mondo l’immagine di una Giustizia non decapitata all’infinito.

Claudio Pavone è nato a Roma nel 1920, ha partecipato alla Resistenza. Per lungo tempo funzionario degli Archivi di Stato, ha poi insegnato come professore associato di Storia contemporanea presso l’Università di Pisa. E’ direttore della rivista <<Parolechiave>>

Source: Libro acquistato dal recensore.

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:: Domani esce “Pane per i i Bastardi di Pizzofalcone”, Maurizio de Giovanni

28 novembre 2016 by

Domani 29 novembre per tutti i fan di Maurizio de Giovanni una bella notizia, esce il suo nuovo libro Pane per i i Bastardi di Pizzofalcone. Ecco la copertina!

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:: Di metallo e stelle. L’apprendista di Leonardo, Luca Tarenzi (Gainsworth Publishing, 2016) a cura di Elena Romanello

28 novembre 2016 by
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1499: nella Milano assediata dai francesi, il centro di tutto è il Castello sforzesco, dove tra gli altri vive Giacomo, il giovane apprendista di Leonardo da Vinci, cerca di dividersi tra i suoi compiti e l’amore impossibile per la giovane Cecilia, concupita dal duca di Milano, il temibile Ludovico il Moro.
In parallelo iniziano ad accadere delle morti misteriose e inspiegabili, commesse da qualcuno dalla forza sovraumana che sfida le leggi umane e del movimento, forse nato nel laboratorio del maestro di Giacomo, dove ci sono enigmi, alchimia, veleni, esperimenti e presenze mostruose. Giacomo dovrà districarsi tra i pericoli dell’assedio e i pericoli all’interno del Castello, tra colpi di scena, fatti realmente accaduti in quell’anno lontano e pericoli sovraumani, in un romanzo che mescola suggestioni fantasy, storiche, thriller e steampunk.
Spesso si sente dire che gli italiani non sanno scrivere letteratura fantastica: questo è più un luogo comune che un fatto reale, e ci sono per fortuna case editrici come la Gainsworth che puntano su voci di casa nostra, come Luca Tarenzi, nome già noto da alcuni anni ai cultori del fantastico.
Di metallo e stelle è un libro molto interessante, agile, autoconclusivo, senza prolissità inutili, che parte dalla realtà, da un luogo esistente ancora oggi e ricco di Storia come il Castello sforzesco, anche se forse non si pensa più ai fatti di cui è stato testimone. Molti dei fatti reali, tra assedi, battaglie e personaggi storici che prendevano l’Italia divisa da allora come luogo dove affermare il loro potere, sono realmente esistiti e accaduti e testimoniano come anche in casa nostra ci sono passati tra leggenda e realtà da riscoprire.
L’autore usa il meccanismo caro al thriller classico della camera chiusa: tutto avviene all’interno del Castello sforzesco, attraverso gli occhi di Giacomo, un ragazzo che a qualcuno potrà ricordare Adso de Il nome della rosa, alle prese con fatti e persone più grandi di lui, ma desideroso di scoprire la verità. Una verità che sarà molto inquietante, con al centro anche Leonardo da Vinci, icona del passato che continua a tornare in romanzi, film, telefilm e fumetti per il suo essere stato artista e scienziato a tutto campo, ma con echi di tradizioni come il Golem e richiami al Frankenstein di Mary Shelley.
Thriller, fantastico e anche steampunk, che di solito racconta storie di tecnologie fantascientifiche nel passato nell’era vittoriana, ma che qui sceglie un altro periodo storico, non certo meno affascinante, riempiendole di tecnologie alchemiche e futuristiche che abitano armi ma anche il corpo umano. Del resto si è sempre detto che Leonardo da Vinci avrebbe potuto fare di più se solo avesse avuto a disposizione qualche strumento in più, qui presente. Una storia che parla di scienza e magia, dei limiti degli esseri umani e del desiderio eterno di migliorare la propria vita, e magari di poterla anche creare, costi quel che costi.

Luca Tarenzi, classe 1976, si è laureato in Storia delle religioni all’Università cattolica di Milano è scrittore, traduttore, saggista, giornalista. Ha scritto vari romanzi di genere fantastico per diversi editori, come Pentar, Il libro dei peccati, Le due lune, Quando il diavolo ti accarezza, vincitore del premio Italia. Vive ad Arona, sul Lago Maggiore, dove oltre a scrivere continua i suoi studi in Storia delle religioni e si occupa di occulto, cinema, telefilm e giochi di ruolo e tiene conferenze in tema tra Piemonte e Lombardia.

Source: acquisto dell’articolista da Gainsworth editore.

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:: 5° Anniversario su WordPress

27 novembre 2016 by

felice-anniversarioMe ne stavo quasi dimenticando, ciò sta a dimostrare quanto sia sbadata in questi giorni pre festivi, comq ci ha pensato WordPress a ricordamerlo. Quindi Liberi di scrivere oggi festeggia il suo quinto anno su WordPress. Come Liberi iniziammo nel 2007 su Splinder, quindi siamo molto più vecchietti di così, ma da cinque anni conteggiamo visite su questa piattaforma, (per gli anni precedenti fate una somma di 200.000 visite) quindi è come se fossimo ripartiti da zero. 5 anni sono Nozze di Legno! Urka, con una media di 100.000 visite all’anno. Stiamo infatti per toccare su WordPress le 500.000 visite, che dire, per un blog come il nostro un bel risultato, un piccolo successo, con 2.700 articoli postati, e un picco di 1.300 visite il 4 gennaio 1014.  Circa 27 collaboratori, più o meno attivi, e buone prospettive per il futuro. Farò una torta, oggi, senz’altro. e ringrazio tutti, collaboratori, lettori, editori, e autori, senza i vostri libri il nostro blog non esisterebbe. Quindi è un anniversario per chi ama i libri, nella speranza che possiamo in futuro festeggiare tanti altri anniversari, a Dio piacendo. Che dire ancora, buona lettura!

:: La bellezza non ti salverà, Francesca Battistella, (Scrittura & Scritture, 2016)

26 novembre 2016 by
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Terzo capitolo della saga dedicata alla profiler Costanza Ravizza e ad Alfredo Filangieri, quarto romanzo della scrittrice Francesca Battistella, esce nella collana Catrame di Scrittura & Scritture, La bellezza non ti salverà, un giallo classico, forse con sfumature leggermente più noir dei precedenti, ambientato in uno dei luoghi più pittoreschi della provincia italiana, tra Novara e il Lago d’Orta. Francesca Battistella ha uno stile di scrittura molto classico, molto sobrio, misurato, per cui spiccano ancora di più i due temi di stretta attualità, se vogliamo, che sviluppa nel romanzo: i pericoli della rete, del dark web, e le infiltrazioni della mafia al nord. Due sono le indagini parallele infatti di cui la profiler con i suoi colleghi si dovrà occupare: una quella più istituzionale, fortemente voluta dal suo capo, il dottor Giamasso, riguardante la morte del proprietario di una discarica di rifiuti edili adiacente al comune di Romentino, accoltellato più volte mentre si trovava a tarda sera nel suo ufficio accanto alla discarica. Un delitto in odor di mafia si ipotizza, sia per le modalità del delitto (si sospetta un killer al soldo di una famiglia di camorra), sia per le frequentazioni della famiglia della vittima. La seconda, quasi un’ ossessione per Costanza, riguardante la sparizione di tre ragazzi, (due femmine e un maschio) il cui unico collegamento sembra da trovarsi in rete, dove sembrano essere tutte e tre finiti nella rete di un predatore seriale. Anche Alfredo Filangieri, amico di famiglia di costanza Ravizza, e ospite sul Lago d’Orta della sorella Teresa, sembra volerci vedere più chiaro, e contribuire alle indagini. C’è un mafioso, presunto pentito, in soggiorno obbligato con la sua famiglia, un’ affascinante nobile che il vizio del gioco ha fatto cadere in disgrazia, facendolo finire a dirigere una beauty farm, e una camelia rarissima, che cresce solo in alcuni luoghi al mondo, che servirà da traccia alla profiler per trovare il rapitore seriale, specialmente quando anche la figlia di Giamasso, la ingenua Diamante, finirà nelle sue mani. Insomma tanta carne al fuoco, tanti termini tecnici stranieri, per descrivere il lavoro del profiler, che ormai conosciamo anche solo ad orecchio dai tanti telefilm e film americani che passano in tv, una bellissima ambientazione, dall’autrice descritta con dovizia di particolari e vero affetto, e il crimine, sempre più nero, spietato, volgare. I toni da commedia sono più stemperati, la presenza di Alfredo Filangieri dei suoi amici e della sua famiglia, che dovrebbero alleggerire insomma la tensione della trama sono più sullo sfondo, come le vicissitudini sentimentali della Ravizza (che sembra aver trovato un nuovo amore), questa volta La Battistella, da cadenze più drammatiche e noir al romanzo, ma sicuramente questo fa parte dell’evoluzione della sua scrittura, che porterà nuovi lettori ad avvicinarsi ai suoi romanzi. Insomma se volete leggere un giallo ben scritto, con temi anche attuali e personaggi ben caratterizzati, La bellezza non ti salverà fa per voi. Una nota a margine per la bellissima copertina, molto elegante. Buona lettura.

Francesca Battistella vive sul Lago d’Orta. Ha trascorso quattro anni a testa in giù (Nuova Zelanda) dove ha insegnato lingua italiana e storia contemporanea presso la Auckland University. Attrice di cinema e teatro d’avanguardia negli anni ’70 e ’80, ha alcune grandi passioni: viaggiare, ballare l’hip hop come Michael Jackson, leggere disperatamente e, naturalmente, scrivere. Suoi i fortunati, per critca e pubblico, Re di bastoni, in piedi (2011), selezionato per un adattamento in sceneggiatura cinematografica, La stretta del lupo (2012), dove mette in scena per la prima volta gli esilaranti, e a tratti ironici, personaggi che si ritroveranno poi anche in Il messaggero dell’alba (2014) e in La bellezza non ti salverà (2016).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Vincenza dell’Ufficio Stampa Scrittura & Scritture.

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:: GoodBye Marilyn, Francesco Barilli e Roberta “Sakka” Sacchi (Becco Giallo, 2016) a cura di Elena Romanello

26 novembre 2016 by
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Quest’anno Marilyn Monroe avrebbe compiuto novant’anni: la sua morte prematura a soli trentasei anni nell’ormai lontano 1962, l’ha resa un’icona senza tempo del cinema, il simbolo di una femminilità mitica, infelice ma nello stesso tempo forte, unica attrice del passato a essere celebrata ancora oggi nell’arte e nella cultura pop.
Su Marilyn si è scritto e detto di tutto: nella graphic novel edita da Becco Giallo Goodbye Marilyn di Francesco Barilli e Sakka si immagina una visione alternativa della sua vita, che non la vuole morta in quel fatale agosto per una probabile overdose di farmaci, ma scomparsa dalle scene e ritiratasi per cinquant’anni.
A distanza di mezzo secolo, un giornalista chiede e ottiene di poterla incontrare e Marilyn gli racconta alcuni episodi della sua vita, realmente accaduti, che raccontano il suo successo ma anche le sue infelicità e il suo disagio dell’essere un simbolo di desiderio e seduzione, da cui non è si liberata nemmeno dopo la scomparsa qui e la morte nella vita reale.
Tra storia alternativa e toni onirici, Goodbye Marilyn è un tributo ad una donna del Secolo breve, la più popolare di tutte, protagonista di un tragico destino, mai del tutto chiarito, che rivive in immagini basate su foto e documenti originali, visti in libri, filmati e mostre.
Curiosa la Marilyn anziana immaginata dalla disegnatrice Sakka, molti nei decenni si sono chiesti su che fine avrebbe fatto Marilyn se non fosse morta, magari sarebbe diventata una protagonista di telefilm come Angela Lansbury, magari si sarebbe occupata di cause sociali come Audrey Hepburn e Brigitte Bardot, o sarebbe scomparsa, come racconta questo fumetto e come ha fatto a suo tempo Greta Garbo. Tutte supposizioni, in ogni caso gli autori omaggiano un mito e una donna in tutte le sue sfaccettature, in una graphic novel da leggere per chi era giovane ai tempi in cui Marilyn fu famosa, ma anche per chi è nato dopo e l’ha scoperta anche solo grazie ad una maglietta o ad un magnete da frigo.
Tra l’altro l’idea del libro è venuta a Stefano Barilli dopo che sua figlia Stefania, di otto anni, gli ha chiesto chi era quella bellissima ragazza vedendo una foto di Marilyn, a testimonianza di quanto Norma Jean Baker, diventata Marilyn Monroe abbia ancora ancora tanto da dire oggi.

Francesco Barilli è scrittore e attivista ed ha partecipato a diverse graphic novel di Becco Giallo, come Ilaria Alpi, Peppino Impastato, Carlo Giuliani e Piazza Fontana, e ad altre iniziative editoriali. Il suo blog è francescobarilli.blogspot.com

Sakka, nome d’arte di Roberta Sacchi, cremonese, ha fatto parte nel 2011 della collettiva Futuro anteriore di Napoli Comicon e ha pubblicato con il Centro collettivo Andrea Pazienza Il sogno del minotauro, Elaïn, Il libro Nuovo – come la Dama e la Tigre risalirono l’ignoto. Ha partecipato ad altre raccolte collettive, per fiere come Lucca Comics and Games ed è una degli insegnanti del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona.

Source: dono dell’editore, si ringrazia l’ufficio stampa di Becco Giallo, incontrato a Lucca Comics.

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:: Un’ intervista con Diana Johnstone, autrice di “Hillary Clinton – Regina del caos” (Zambon, 2016)

25 novembre 2016 by

indexBuongiorno Mrs Johnstone, dunque ha vinto il repubblicano Donald Trump. Una domanda abbastanza ovvia e scontata: se lo aspettava?

No. Ma sono ancora più sorpresa dallo shock, dal panico, dall’isteria e dal rifiuto di così tanti americani che gli si sono opposti. Questa è stata una elezione, non un colpo di Stato.

Dopo una campagna elettorale terribile, dai toni allucinanti, Hillary Clinton nonostante i suoi più di 62 milioni di voti ha perso la presidenza. In linea del tutto teorica i grandi elettori il 12 dicembre potrebbero ribaltare il voto. Pensa lo faranno?

Mentre scrivo, stanno raccogliendo denaro per un riconteggio nella speranza di invertire i risultati. Se un tale avvenimento straordinario avesse luogo, ciò porterebbe gli Stati Uniti più vicini a un nuovo tipo di guerra civile. Non dimenticate che i sostenitori di Trump tendono ad essere molto attaccati alla loro diritto di portare armi, e spesso sono in possesso di un vero e proprio arsenale.

Al grido di Not my President, molti americani sono scesi in strada per giorni e giorni, soprattutto giovani. Crede siano stati fenomeni spontanei o pilotati?

Diciamo che sono stati “pilotati” da anni di “correttezza politica”, che ha insegnato a molti giovani a valorizzare le loro sensazioni soggettive più della realtà. A molti insegnanti e professori negli Stati Uniti era proibito dire cose o assegnare testi che potevano “ferire i sentimenti” degli studenti sensibili. Questo è un mondo crudele, e questi giovani non sono preparati ad affrontarlo. Hillary Clinton è portata all’idea che i valori democratici siano ridotti ai “diritti delle minoranze”, e in particolare, secondo la moda degli ultimi mesi, ai diritti delle minoranze sessuali.
Molti giovani elettori creduloni hanno concluso che Trump fosse un mostro razzista, sessista, omofobo soprattutto a causa della sua iperbole concernente l’ espulsioni di immigrati messicani clandestini e le severe restrizioni all’ingresso di musulmani negli Stati Uniti. Entrambe queste cose esistono già, e al massimo le può intensificare un po’. Questi manifestanti di sinistra, motivati dalla politica identitaria, si trovano in oggettiva alleanza con globalisti e neocon, che odiano Trump per il suo protezionismo e l’atteggiamento amichevole verso Vladimir Putin. Gli Stati Uniti sono affetti da una sorta di schizofrenia politica, mescolando le questioni nazionali e internazionali in combinazioni insolite e contraddittorie.

La carriera politica di Hillary Clinton si può dire virtualmente finita. La donna vista solo l’altro giorno durante la serata di gala annuale organizzata dal Children’s Defense Fund, era una donna distrutta. Ormai Trump ha letteralmente campo aperto. Cosa si aspetta farà in questi quattro anni?

Il suo shock per la sconfitta era così eccessivo quanto la sua ambizione. Si può provare pena per lei, anche se è responsabile per la sua caduta. E ‘stata una campagna davvero molto brutta, con attacchi personali feroci su entrambi i candidati, e quasi nessun vero dibattito sui contenuti. Lo spettacolo di questa campagna elettorale dovrebbe essere sufficiente a scoraggiare qualsiasi persona normale dal voler entrare in politica. La democrazia americana difficilmente sembra essere il modello che tutto il mondo dovrebbe voler emulare.
Per quanto riguarda ciò che Trump farà, ha già fatto marcia indietro sugli eccessi retorici della sua campagna – che non dovevano essere presi sul serio, come invece hanno fatto i giovani che ora piangono per le strade. Sembra pronto a portare avanti tradizionali politiche di destra sulla maggior parte delle questioni interne. Le novità nel suo programma sono di riformare gli accordi commerciali internazionali e normalizzare le relazioni con la Russia. Questi sono proprio i punti che pongono l’intero establishment globalista e neoliberista contro di lui.

Molti commentatori ritengono che Trump abbia vinto perché è riuscito a catturare il voto della maggior parte della società bianca e impoverita, ma le sue promesse appunto rientrano unicamente nel gioco elettorale, insomma i suoi eccessi verranno normalizzati dalla macchina istituzionale, capace di possedere tutti gli anticorpi necessari perché il sistema tenga. E’ d’accordo? La pensa anche lei cosi?

Il voto a Trump sembra essere stato soprattutto una rivolta economica contro la disoccupazione e una rivolta ideologica contro la correttezza politica. Corteggiando le minoranze, i democratici clintoniani hanno gettato fortemente il sospetto su tutti i bianchi della classe operaia, maschi e eterosessuali, di essere gli oppressori, colpevoli di “odio”. La classe operaia bianca poteva sentirsi sia trascurata economicamente e che insultata psicologicamente. La sua promessa di creare posti di lavoro era il suo argomento più vincente. I suoi progetti infrastrutturali dovrebbero infatti essere in grado di creare posti di lavoro, ma è improbabile che sia in grado di invertire la tendenza verso la deindustrializzazione che ha di fatto chiuso molte fabbriche.

I primi contatti sembra averli avuti con la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping. E’ fiduciosa che venga istaurato un nuovo dialogo costruttivo per stabilire relazioni stabili con questi leader?

Io non sono sicura di niente. Ma questi incontri fanno nascere la speranza che gli Stati Uniti possano allontanarsi dalla loro automatica ostilità verso i “potenziali rivali” e cooperare nella costruzione di una struttura per la pacifica risoluzione dei conflitti.

Secondo alcuni analisti Donald Trump non si dimenticherà dei suoi oppositori politici, e in un certo senso la farà pagare a giornali, ong e grandi aziende, soprattutto del settore digitale che si sono opposte alla sua elezione. Da uomo pragmatico, pensa che agirà in questa maniera?

La prima cosa che ha fatto Trump è stata quella di rifiutare di portare avanti le indagini su Hillary Clinton, contraddicendo la sua replica durante un dibattito elettorale che lui l’ avrebbe mandata in galera. Alcuni dei suoi sostenitori lo criticano per essere troppo morbido con una donna che ritengono meriti ampiamente di essere perseguita. Dovrebbe essere chiaro che, come si suol dire, il suo abbaiare è peggio del suo morso. (Can che abbaia non morde, in italiano nel testo). Egli deve essere abbastanza pratico da rendersi conto che con tutti i nemici che ha, ha bisogno di essere prudente.

Premesso che non ha la palla di cristallo, Donald Trump secondo lei sarà portatore di una più grande instabilità internazionale? O il fatto che non sia un politico di mestiere è solo un bene?

La instabilità internazionale dipende molto di più da altri fattori che dal Presidente Americano, nonostante il fatto che negli ultimi dieci anni gran parte di quella instabilità internazionale è stata portata dagli sforzi degli Stati Uniti di imporre la propria volontà su situazioni complicate e ingestibili. Tali situazioni rimangono, ed è difficile immaginare come Trump possa fare di peggio. Se davvero abbandona il progetto neoconservatore di una incontrastata egemonia mondiale degli Stati Uniti e torna al tradizionale concetto di diritto internazionale della sovranità nazionale, potrebbe invece contribuire alla stabilità internazionale. Ma è troppo presto per fare serie previsioni.

Trump ha promesso che entro i primi cento giorni del suo mandato “cancellerà” l’accordo sul clima di Parigi siglato lo scorso dicembre e “bloccherà tutti i pagamenti fatti con soldi dei contribuenti americani ai programmi sul riscaldamento globale delle Nazioni Unite”. Non le fa paura un presidente che pensa che il riscaldamento climatico è uno scherzo cinese “creato da e per i cinesi con lo scopo di rendere poco competitivo il settore manifatturiero statunitense”?

Trump è perfettamente in grado di cambiare idea su questo, come su altre questioni, una volta che è alla Presidenza e ha un migliore accesso alle informazioni. Mi auguro che gli attivisti di sinistra siano preoccupati di prevenire la guerra, in particolare la guerra nucleare, come in questo momento lo sono per il cambiamento climatico. Le cause umane della guerra sono più ovvie rispetto alle cause umane dei cambiamenti climatici. Naturalmente, i modi di affrontare il cambiamento climatico devono essere chiariti per obiettivi di studio scientifico, e ogni governo deve avere a che fare con i fatti della natura. In ogni caso, i combustibili fossili devono essere eventualmente sostituiti. Il governo cinese ha fortemente investito in energia solare, per esempio. Le principali compagnie energetiche che si occupano di prodotti petroliferi sono anche coinvolte nello sviluppo delle energie rinnovabili, e la loro influenza è probabilmente maggiore di quella degli attivisti.
Non bisogna dimenticare che tutti gli altri problemi ambientali sono direttamente causati dalle attività umane, e devono essere affrontati.

Grazie della disponibilità, e la ringrazio anche di essere presente DOMENICA 11 dicembre 2016 a Roma, alla FIERA NAZIONALE DELLA PICCOLA E MEDIA EDITORIA” “PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI” (Palazzo dei Congressi dell’Eur, p.le JF Kennedy, 1 – Sala Rubino, ore 11) assieme a Jean Bricmont (Università di Lovanio- Belgio) e Jean Toschi Marazzani Visconti (giornalista e saggista), per la presentazione del suo Hillary Clinton. Regina del caos (Zambon Editore).

:: Parla come mangi – Libri letti in lingua originale: Les racines du sang, Natacha Calestrémé (Éditions Albin Michel, 2016)

25 novembre 2016 by

9782226326096-jOggi vi parlo di un interessante polar che ho avuto modo di leggere in lingua originale, ancora inedito in Italia, di un autrice francese giunta al suo terzo romanzo in patria. Dopo Le testamente des Abeilles (2011), Le voile des apparences (2015) Natacha Calestrémé, sempre per Éditions Albin Michel, ha pubblicato quest’anno Les racines du sang, nuovo romanzo con Yoann Clivel.
Prima di parlarvi del libro vorrei parlarvi un po’ dell’autrice, nome che credo non dirà molto ai lettori italiani. Natacha Calestrémé, giornalista e documentarista molto sensibile ai temi della natura e dell’ecologia, oltre che autrice di romanzi, è nata a Bordeaux nel 1966. E’ membro della Société des Explorateurs Français e del JNE (journalistes écrivains pour la nature et écologie), oltre che autrice di ben 23 film documentari su temi di grande impatto sociale come il riscaldamento globale o il mondo della sanità, che ben dimostrano il suo rigore scientifico, che cerca di mantenere anche nei romanzi, per lo meno nell’ultimo Les racines du sang.
Insomma è un autrice impegnata nel sociale che cerca anche nei suoi romanzi di introdurre temi che facciano riflettere e sensibilizzino i suoi lettori. Il suo impegno è sincero, vissuto in prima persona e già questo basta per renderla simpatica, se si aggiunge anche il fatto che scrive bene, direi che i suoi libri meritano interesse.
Les racines du sang dunque è il suo terzo romanzo con protagonista Yoann Clivel, coraggioso poliziotto alle prese con un caso che coinvolge il mondo della sanità. L’indagine prende l’avvio con la morte di un certo Roger Bural, proprietario di un enorme laboratorio, ucciso in un parcheggio del 13° arrondissement, 102 rue Dunois, in un lago di sangue, sgozzato come un porco. Non è un caso isolato, successivamente vengono uccisi un farmacista e poi un medico.
Sembra che ci sia un serial killer che sgozza le vittime e mette loro sulle labbra dello zucchero e una rosa. Omicidi seriali, o vendetta? Tutti coloro che hanno causato la morte di una donna, morta in seguito alla somministrazione di una medicina sperimentale contro il diabete, medico, farmacista, analisti di laboratorio farmaceutico, che forniva il medicinale, tutti vengono sgozzati con lo stesso sistema e con il particolare dello zucchero che rimanda alla malattia.
Dopo un viaggio in Africa che si rivela inutile dove assiste alla morte per epidemia di Ebola di alcune persone Yoann Clivel ritorna e con l’aiuto dei suoi colleghi e di una giudice riesce finalmente a scoprire il nome dell’ assassino che non è mai sazio di vendetta.
Raccontato in prima persona dalla voce del protagonista, è un thriller psicologico di sicuro impatto, che tocca temi caldi della società e della sanità, con un certi spirito di denuncia, che rispecchia il carattere sanguigno dell’autrice, veramente sensibile a questi temi. Yoann Clivel è un bel personaggio, ben caratterizzato, insomma regge bene in una serie che dovrebbe portare a breve al quarto episodio. Chiudo la recensione con una speranza, che sia presto disponibile in traduzione anche da noi.

Natacha Calestrémé membre de la société des Explorateurs Français, membre des JNE, journaliste et réalisatrice, a démontré sa rigueur scientifique en réalisant 23 films documentaires diffusés en France et à l’étranger. Depuis mars 2016, elle présente « Sur les chemins de la santé » à découvrir sur INREES.TV.
En parallèle, son expertise liée aux sujets « surnaturels » lui a permis de réaliser les Enquêtes Extraordinaires pour M6. Elle a publié plusieurs essais et deux thrillers remarqués, Le Testament des abeilles et Le Voile des apparences, parus chez Albin Michel.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Aurore dell’Ufficio Stampa Michel Albin.

:: La quarta parete, Sorj Chalandon, (Keller editore, 2016) A cura di Viviana Filippini

25 novembre 2016 by
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Geroges è un giovane pronto a rompere gli schemi andando contro le istituzioni. Lui ama il teatro e condivide la sua passione con Samuel Akunis, un regista greco. I due, si sono conosciuti per caso in un’aula di università e sono i protagonisti de La quarta parete, romanzo di Sorj Chalandon, pubblicato da Keller editore. Georges ha bruciato la cartolina militare per non andare in guerra in Vietnam e, nella Parigi del 1968, ha preso in mano sbarre di ferro per tenere a bada gli studenti fascisti. Samuel ha origini ebraiche ed è fuggito dalla dittatura. La passione viscerale per il teatro è quella che induce i due a diventare inseparabili amici e a pensare di mettere in scena l’Antigone composta nel 1942 da Jeanne Anohuil. Il tutto non più nel teatro, ma fuori, nelle strade di Beirut tra anni Settanta e Ottanta. La proposta è un azzardo perché frantumerebbe la quarta parete che separa gli attori dalla realtà e obbligherebbe le tensioni politiche e belligeranti presenti a Beirut ad un pace forzata per il tempo della messa in scena dello spettacolo. Chi sono gli attori? Di certo, secondo le volontà della coppia Samuel Geroges, non professionisti, ma gente comune delle diverse culture (libanesi, israeliani, sciiti, drusi) in conflitto all’interno di Beirut. La quarta parete di Chlandon è un romanzo nel quale il confine tra l’azione del palcoscenico e la realtà diventa sempre più debole fino alla sua totale scomparsa. Ad un certo punto si ha come la sensazione che il teatro diventi la vita e la vita si trasformi in teatro, perché è come se i personaggi scendessero dal palco e iniziassero a vivere nella quotidianità di ogni giorno quello che avrebbero dovuto mettere in scena durante la messa in scena. Il nuovo lavoro di Chaladon dimostra come l’esperienza della guerra e della distruzione vissute da Georges sulla propria pelle, a Beirut, lo abbiano trasformato in modo irreparabile. Il trauma subìto e il senso di impotenza per non aver provato, ed essere riuscito, a fermare una strage nella quale sono morte persone innocenti, tra le quali bambini e suoi amici, minerà per sempre la sua stabilità mentale. Georges, una volta tornato a casa, a Parigi (siamo negli anni ’80), soffrirà di un costante tormento interiore che lo renderà incapace di ritrovare la pace e l’armonia con la moglie e con la figlia piccola. L’uomo sarà talmente disperato da avere improvvisi e incontrollabili scatti di rabbia e ira che getteranno nel panico lui, la moglie e la figlia. Georges, una volta perso per sempre l’amico Samuel, deciderà di farsi ricoverare in un centro per persone con disturbi mentali, ma una volta uscito, nonostante sembri stare bene, lui lascerà la famiglia e la Francia per portare a termine la messa in scena della tragedia richiestagli da Samuel. E questa volta tutto accadrà nella realtà. La quarta parete di Sorj Chalandon è il dramma di un uomo, Georges, disperato, impotente davanti alla morte e alla devastazione causate dalla guerra. Il protagonista con il suo agire incarna un sentimento universale che molti uomini hanno sperimentato nel corso della storia dell’umanità, a dimostrazione del fatto che il dolore e il male di vivere sono un valore planetario. Traduzione Silvia Turato.

Sorj Chalandon è nato nel 1952. È stato giornalista per Libération prima di passare a Le Canard Enchaîné. I suoi reportage sull’Irlanda del Nord e il processo di Klaus Barbie gli valsero il Prix Albert-Londres nel 1988. Tra i suoi romanzi precedenti Le petit Bonzi (2005), Une promesse (2006, PrixMèdicis), Il mio traditore (Mondadori 2009) e La Légende de nos pères (2009) tutti editi in Francia da Gasset. Le sue opere sono state tradotte in numerosi Paesi. Per Keller è uscito in Italia Chiederò perdono ai sogni.

Source: Keller editore inviato dall’editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Sotto il velo, Takoua Ben Mohamed (Becco giallo, 2016) a cura di Elena Romanello

25 novembre 2016 by
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Un simbolo di oppressione, di intolleranza, di integralismo, di non voler accettare le leggi e le regole del Paese in cui ci si trova, di sessismo, di sessuofobia, di misoginia: queste sono alcune delle accuse rivolte al velo portato dalle donne di cultura musulmana.
Al di là della complessità di una società multietnica e delle difficoltà del ruolo della donna in una società machista, comunque articolato e complesso, si può cercare di capire qualcosa in più sul perché ci sono donne e ragazze colte e curiose che portano il velo non rinunciando a studio, lavoro e passioni personali sfogliando Sotto il velo di Takoua Ben Mohamed, una serie di vignette che sdrammatizzano stereotipi e luoghi comuni, prima pubblicate dall’autrice singolarmente e adesso raccolte in volume.
Protagonista è una ragazza di oggi, che ama la moda e divertirsi, ma che porta il velo e che nelle vignette racconta pregiudizi, critiche, da quelle degli occidentali che pensano sia una potenziale terrorista a quelle delle connazionali che la vedono troppo moderna, luoghi comuni, battute non proprio intelligenti che si è sentita fare e altre amenità.
Il risultato è esilarante, spassoso ma fa anche riflettere sulle difficoltà del vivere insieme, sul bisogno sempre e comunque di giudicare chi è percepito come diverso, sugli stereotipi a cui sono sottoposte, ovunque, le donne e le ragazze. Ma tra le pagine e le battute, alcune allucinanti (la Musulmania come Paese di provenienza della protagonista è da inquadrare…) emerge una ragazza di oggi, che vuole comunque vivere la sua vita, che vuole viverla in Italia, che vuole portare il velo senza rinunciare a sentirsi carina e alla moda, non rinunciando a divertirsi e perseguire degli obiettivi, in un periodo storico in cui crisi, razzismo e maschilismo sembrano essersi alleati per rendere la vita difficile alle donne che vorrebbero invece affermarsi, anche con un velo in testa.
Sotto il velo racconta la modernità di tante ragazze musulmane, oltre quello che in Occidente sembra una cosa insormontabile, e cioè l’obbligo a vestirsi in un certo modo (che poi ci sono tanti tipi di veli, come ci racconta l’autrice). Senz’altro è un libro in cui molte coetanee e compagne di religione di Takoua apprezzeranno, ma va letto anche dagli occidentali, da chi crede che il fumetto e le arti possono aiutare il dialogo e aprire nuovi orizzonti. Un libro per le donne di tutte le età e non solo, che usa lo strumento delle vignette, da sempre efficace, per raccontare, prendere in giro e far riflettere sull’oggi.

Takoua Ben Mohamed, Nata a Douz in Tunisia nel 1991, cresciuta a Roma, graphic journalist e sceneggiatrice, disegna e scrive storie vere a fumetti su tematiche sociali per la promozione del dialogo interculturale ed interreligioso. Diplomata all’Accademia di cinema d’animazione Nemo Academy of Digital Arts, di Firenze, studia giornalismo a Roma, autrice del catalogo Woman story, ha fondato l’associazione Il fumetto intercultura all’età di 14 anni. Ha ricevuto molti riconoscimenti tra i quali quello della Comunità tunisina a Roma e e quello della Repubblica Italiana, il Premio Prato Città Aperta; il Premio Speciale Moneygram Award 2016. Ha collaborato con Village Universel, Italianipiù e collabora con la redazione Rete Near Antidiscriminazione dell’Unar, Riccio Capriccio, Ana Lehti (Finlandia) e la produzione Fargo Enterainment.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa di Becco Giallo, incontrato a Lucca Comics

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:: Che libri state leggendo?

24 novembre 2016 by

libriE’ una tradizione del Gruppo di Liberi di Scrivere chiedere ogni tanto: Che libri state leggendo? E così ho pensato perché non farlo anche sul blog? Con una rubrica da riproporre ogni mese. Sono molto curiosa di sapere quali libri state leggendo voi, nostri lettori. Voi che libri stiamo leggendo noi lo sapete, mi piacerebbere conoscere quali libri sono attualmente sul vostro comodino. Classici o ultime uscite, italiani o stranieri. Insomma partecipate numerosi, dite i vostri libri in lettura nei commenti, potrebbero diventare suggerimenti di lettura per gli altri. La lettura è l’unica malattia contagiosa senza controindicazioni.

:: Sporcizia, stupore e una pioggia di morte, Tommaso Galligani (Galassia arte, 2016), a cura di Micol Borzatta

23 novembre 2016 by

imagesFrancesco Caschi è un ricercatore universitario, appassionato di letteratura, specialmente se tratta di occulto o fantascientifica. Per questo, appena sente parlare dell’esistenza di un libro che contiene svariati racconti reali relativi a patti demoniaci, alieni, cacce all’uomo, decide che quel volume deve assolutamente essere suo.
Un manoscritto pulp che però fa gola a molte persone e Francesco purtroppo non è l’unico a conoscerne l’esistenza.
Inizia così un viaggio allucinante che porterà Francesco ad avere a che fare con la malavita, politici e partecipare anche a festini molto particolari.
Romanzo molto particolare, in perfetto stile Galligani, che crea un libro dentro al libro, portando il lettore in un mondo allucinogeno, ma anche reale.
Ogni racconto presentato, infatti, parte da un fatto reale che si può sentire quotidianamente accendendo la TV o la radio e viene sviluppato secondo la migliore scuola pulp stile Tarantino.
Lo stile narrativo è molto duro e crudo, in cui gli eventi vengono esasperati e portati all’eccesso, dove viene dato il peso maggiore alla violenza.
Secondo volume di una trilogia dedicata alla decadenza della società, Galligani sembra non voler tralasciare nemmeno il più piccolo e fetido particolare della rovina che il mondo sta vivendo.
Con un ritmo molto angosciante il lettore vivrà, per tutta la durata della lettura, in uno stato di terrore e orrore, dove un senso di claustrofobia stringerà il suo animo in una morsa gli ricorderà che purtroppo alla base di ogni storia c’è la realtà che viviamo quotidianamente, e la violenza è reale.

Tommaso Galligani nasce nel 1979.
Dopo essersi laureato in Giurisprudenza con una tesi in Storia del diritto penale, ha preso un master in Giornalismo.
Attualmente vive a Firenze dove scrive per l’Ansa.
Nel 2016 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Ricordami che devo ammazzarti. Sporcizia, stupore e una pioggia di morte è il suo secondo romanzo.

Source: ebook inviato dall’ autore.