:: Human Authored Certification: un bollino che certifica che un libro è stato scritto dall’ingegno umano

31 gennaio 2025 by

Arriva dagli USA una novità che farà discutere: la Authors Guild – una delle più grandi associazioni di scrittori negli Stati Uniti – ha istituito per i suoi autori una certificazione che garantisce che l’opera letteraria che i lettori leggeranno è unicamente frutto dell’ingegno umano e non generata da algoritmi e AI. In un mondo letterario dove l’Intelligenza Artificiale sembra aver fatto un ingresso trionfale, saturando quasi del tutto il mercato, si corre ai ripari con un bollino di qualità che dovrebbe garantire genuinità e trasparenza. Si sa si crea una connessione tra autore e lettore e interagire non con un essere umano ma con una macchina, per quanto sofisticata, è un qualcosa che ancora fa paura e sconcerta. Non tutti i lettori sono pronti a leggere opere generate dall’AI e vogliono che quello che leggono sia scritto da un essere umano. Desiderio legittimo a cui si è ovviato con questa certificazione in un mondo dove è sempre più difficile distinguere l’opera umana dall’opera generata da una macchina. Resta una questione di fiducia, un tacito patto tra lettore e autore, una sottile forma di resistenza che distingue chi sa scrivere da chi no. L’utilizzo intensivo dell’AI anche per uso creativo genererà una sorta di atrofia rendendo le persone incapaci di scrivere autonomomante? Questa è un’interessante domanda che si collega al discorso abbastanza spinoso dei bollini di qualità, che di per sè discriminano più che includere. Chi darà, quale autorità decreterà che un’opera è scritta prevalentemente dall’ingegno umano? Come si farà a distinguere un’opera umana da una generativa? Basta la fiducia, e la parola dell’autore? Che controlli si faranno sul testo? Insomma non è tutto così semplice. Anche a livello legale e di diritti d’autore. Un’opera generativa ha lo stesso valore di un’opera umana, plagiare un’opera scritta da una macchina è meno grave di plagiare un testo scritto da un essere umano. Più scaviamo e più gli interrogativi di moltiplicano. E voi cosa ne pensate? Lasciate le vostre opinioni nei commenti.

:: A rischio di Patricia Cornwell (Giallo Mondadori 2025) a cura di Patrizia Debicke

30 gennaio 2025 by

A rischio è un romanzo poliziesco breve della scrittrice statunitense Patricia Cornwell pubblicato nel 2006. Si tratta del primo libro della coppia di storie con in veste di protagonista il fascinoso detective mulatto Winston (Win) Garano della polizia di Boston (padre e madre italianissima e della quale usa il cognome), sempre vestito e calzato benissimo solo con roba di marca firmata comprata oculatamente a ottimo prezzo da Hand Me Up prezioso indirizzo di un negozio di abiti usati. Winston Garano sta frequentando un corso di specializzazione alla National Forensic Academy sugli ultimi sviluppi nelle scienze forensi e sulle nuove tecniche di repertamento, quando il Sostituto procuratore, la fascinosa Monique Lamont, una donna che si serve delle persone solo per i suoi giochi di potere, lo convoca d’urgenza per uno strano incarico. Giudica Win Garano l’uomo giusto per chiarire un vecchio caso. Non sa, però, che Garano è furbo, coscienzioso e poco incline a credere solamente alle apparenze. Il detective dovrà indagare sull’omicidio di Vivian Finlay, anziana benestante uccisa e seviziata nella propria casa matronale. Il fatto, che risale a vent’anni prima, avvenuto a Knoxville nel Tennessee e di cui non è mai stato scoperto il colpevole. L’omicidio è stato presumibilmente perpetrato nel corso di un fallito tentativo di furto.
L’indagine dovrebbe essere legata a un nuovo progetto investigativo, “A rischio”, che utilizza le tecniche più recenti di trattamento ovverosia strumenti innovativi di indagine criminale in grado di identificare gli assassini attraverso il DNA.
Ma nella mente del detective Garano qualcosa non quadra: perché la Lamont avrebbe scelto proprio lui per quell’incarico? E perché poi riprendere in mano un omicidio avvenuto in un altro Stato e per di più così lontano nel tempo?
La scaltra e bella Monique è ben nota per essere oltre a una divoratrice di uomini, una incontrollata arrampicatrice che cerca in realtà solo di scalare posizioni per velocizzare la sua carriera (vuole arrivare al posto di governatore del Massachusets) e giocarsi il tutto per tutto. Ma come potrebbe la soluzione di questo caso favorire le sue aspirazioni politiche? Sicuramente favorirebbe una grande notorietà mediatica e tutto va bene purché si parli e si scriva di lei e solleverebbe un polverone sia che Garano non raggiunga l’obiettivo sia che invece fortunatamente riesca a sbrogliarlo e trovare l’assassino. Una cosa è certa: stampa e televisioni da lei ben oliati ci andranno a nozze e le regaleranno grande visibilità.
Intanto pur andando a scavare nei vecchi archivi Garano troverà ben poco sulla vecchia signora. Dell’autopsia effettuata allora resta solo una fotocopia da microfilm. Mancano sia le relative foto che il verbale sull’accaduto. Il dossier, chissà come, sembra essersi volatilizzato Ma quando sarebbe successo? Nel corso di qualche trasferimento di uffici? Ma è andato perso oppure è stato rubato?
Quello che all’apparenza sembrava solo un vecchio caso da risolvere, magari sfruttando al meglio tutte le moderne tecnologie scientifiche, si rivelerà invece una specie di Idra, il mostro dalle molte teste, che nasconde una complessa trama di poteri, dalle impensabili conseguenze, in cui il detective Garano, e non solo lui, rischia di restare tragicamente coinvolto.
E per di più pare evidente che qualcuno ha deciso di ostacolare l’indagine e peggio , a tale punto che nell’arco di poche ore, mentre lui sarà minacciato, all’ambiziosa e prepotente Monique succede molto ma molto peggio.
Tra Win Garano e Monique Lamont , stuprata, ma salvata appena in tempo da morte certa proprio dal suo detective, la tensione arriva alle stelle evidenziando l’umana meschinità della donna, non in grado di mostrare gratitudine ma solo furiosa per essersi lasciata prendere di sorpresa e cogliere impreparata. E ciò nonostante il detective Garano, ignorando quella esecrabile reazione, sentendosi ormai coinvolto di persona con la sua indiscussa capacità professionale porterà avanti caparbiamente la sua indagine senza avere idea dello spaventoso ginepraio in cui sta per andarsi a ficcare . Ma Garano non demorde e insiste fino a quando il suo fiuto lo porterà non solo a risolvere il delitto, ma anche a smascherare un sistema di potere marcio e corrotto.

Tradotta da Anna Maria Biavasco.

Patricia Cornwell è una scrittrice statunitense, discende dall’autrice de La Capanna dello Zio Tom. È stata cronista di nera prima di diventare analista informatico presso l’ufficio di medicina legale della Virginia. È tra i fondatori dell’Istituto di scienze e medicina forense della Virginia e Senior Fellow dell’International Crime Scene Academy del John Jay College of Criminal Justice, nonché membro del McLean Hospital’s National Council, dove è un sostenitrice della ricerca psichiatrica. Ha esordito nella narrativa nel 1990 con il romanzo Postmortem (in Italia nel 1995), l’unico romanzo ad aver vinto nello stesso anno i premi Edgar, Creasey, Anthony, Macavity e il Prix du Roman d’Aventure. Il successo, raggiunto a livello mondiale con Oggetti di reato (1993),ecc.

:: La porta delle stelle di Ingvild Rishøi (Iperborea 2024) a cura di Valentina Demelas

30 gennaio 2025 by

La porta delle stelle, pubblicato in Italia da Iperborea con la traduzione accurata di Maria Valeria D’Avino, è una favola moderna che illumina le ombre della realtà – rievocando le atmosfere di Lindgren, Dickens e Andersen – ma è anche, e soprattutto, un ritratto nitido della contemporaneità, capace di intrecciare sogno e crudezza, poesia e realismo, attraverso una narrazione che pulsa di umanità.

La storia è ambientata a Tøyen, un quartiere periferico di Oslo, durante un inverno rigido e ostile. Qui incontriamo Ronja, una bambina di dieci anni dalla vivace intelligenza e dal cuore grande, e sua sorella Melissa, appena diciassettenne, ma già costretta a indossare le vesti dell’adulta in una famiglia difficile. Il padre, nonostante il suo affetto sincero, è troppo fragile per essere un vero sostegno, mentre la precarietà economica e sociale si insinua in ogni aspetto della loro esistenza.

La voce di Ronja, infantile, diretta e priva di artifici, guida il lettore tra le difficoltà della vita con uno sguardo che, pur ingenuo, non manca mai di profondità. Melissa, invece, incarna il peso delle responsabilità troppo grandi per una ragazza della sua età. Il loro rapporto, fatto di tensioni, ma anche di affetto e di una solidarietà indistruttibile, è il vero perno emotivo del testo.

Il periodo natalizio fa da sfondo alla narrazione, donandole un’aura senza tempo. Le lucine, la neve e i piccoli rituali del Natale richiamano le fiabe più classiche – ad esempio La piccola fiammiferaia – senza mai scivolare nel didascalico. Questa atmosfera, densa di simbolismo, si fonde con una contemporaneità spietata, creando un contrasto potente che amplifica il coinvolgimento del lettore.

La forza del racconto risiede nello stile di Ingvild Rishøi: minimalista e delicato, ma capace di scavare a fondo nel cuore di chi si immerge in questa esperienza di lettura. Ogni frase è calibrata con precisione, ogni immagine evoca un’emozione o una riflessione. Attraverso una prosa essenziale e poetica, l’autrice trasforma le piccole vicende quotidiane in un racconto universale, esplorando con sensibilità temi complessi. Eppure, accanto a ogni ombra, pulsa una luce potente: quella dell’innocenza dei bambini, della capacità di resistere e della speranza che a Natale un miracolo possa davvero capitare.

L’autrice evita con maestria le insidie del sentimentalismo, si muove con equilibrio tra durezza e tenerezza, lasciando spazio a momenti di solidarietà, piccoli gesti commoventi di umanità che illuminano anche le situazioni più cupe. Pur trattando temi intensamente emotivi, la narrazione non scivola mai nella retorica o nel patetico. Ogni lacrima che il libro può suscitare è autentica, mai forzata.

La porta delle stelle è un libro da assaporare e custodire, una lettura che invita a guardare oltre le apparenze e a scoprire la bellezza nascosta nelle piccole cose, anche nei momenti più difficili. È una favola classica che parla al cuore senza essere stucchevole, capace di emozionare, far riflettere, ma è anche «un lucido racconto della contemporaneità, crudo e onirico, che con sottile eleganza si muove tra la cura dell’altro e lo sconforto, tra la bellezza della speranza infantile e la fame che rende le prede predatori».

Consigliato a chi cerca storie capaci di toccare l’anima con grazia e profondità, questo libro è una piccola gemma che non lascia indifferenti.

Ingvild Rishøi è nata nel 1978, è una delle più importanti scrittrici norvegesi contemporanee. Ha conquistato i lettori con la sua narrazione essenziale ma potente, con un occhio attento per le meraviglie della vita quotidiana e per i personaggi vulnerabili ai margini della società. Le sue storie rievocano le atmosfere di grandi scrittori del passato come Astrid Lindgren, H.C. Andersen e Charles Dickens. I suoi libri, pubblicati in oltre venti paesi, hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Brage, il Premio della critica e il Premio Dobloug dell’Accademia svedese.

Maria Valeria D’Avino è nata a Roma, ha studiato letterature della Scandinavia in Italia, dove si è laureata presso l’Università La Sapienza, e a Copenaghen. Ha lavorato per circa dieci anni per la RAI (Radio, Multimedia), collabora con l’Associazione Asinitas come insegnante di italiano L2 in corsi rivolti alle persone migranti e tiene seminari di traduzione e scrittura. Collabora con varie case editrici per consulenze e scouting e traduce soprattutto narrativa danese e norvegese (Iperborea, Marsilio, Feltrinelli, Orecchio Acerbo). Tra gli autori tradotti, Knut Hamsun, Cora Sandel, Jørn Riel, Dag Solstad, Thorkild Hansen, Johan Harstad, Dan Turèll, Monica Kristensen, Gaute Heivoll, Jussi Adler-Olsen, Gunnar Staalesen, Janne Teller, Gunnar Gunnarsson.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca Gerosa, ufficio stampa Iperborea.

:: Pallottole sull’Orient Express di Shanmei – in prenotazione

29 gennaio 2025 by

Torna Jack Burton in una storia che se vogliamo precede “Pallottole su Shanghai” in una storia ambientata sull’Orient Express che da Parigi parte per Costantinopoli. Il nostro eroe avrà a che fare con un temibile ladro di gioielli internazionale che nasconde una gemma di inestimabile valore, dal nome “il diamante del Maraja”. Missione di Jack e trovare la pietra a impossessarsene prima che il treno arrivi a Costantinopoli. Non sa chi sia, non sa dove la nasconda, sa solo che è a bordo. Ed è molto pericoloso. Una storia di avventura dunque ambientata negli anni ’20, a bordo di uno dei più eleganti treni della storia, tutti fregi dorati, mogano scuro, e cristalli di Lalique. La copertina molto old stile e Art Nouveau e di Luca Morandi. Bene voi non dovete fare altro che salire a bordo!

In uscita il 28 febbraio 2025

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:: Editoria in versi Fare e pubblicare poesia presentazione di Maurizio Cucchi (Edizioni Santa Caterina 2024) a cura di Valentina Demelas

29 gennaio 2025 by

Il volume Editoria in versi Fare e pubblicare poesia, curato dal poeta, critico letterario, pubblicista e traduttore Maurizio Cucchi e pubblicato dalle Edizioni Santa Caterina, offre un’analisi dettagliata del processo che porta alla nascita e alla diffusione di un libro di poesia. Con uno sguardo attento al “dietro le quinte” dell’editoria, il testo rappresenta un’indagine coinvolgente, molto interessante e approfondita sull’intero percorso editoriale. Nato dal Master in Professioni e prodotti dell’editoria dell’Università di Pavia, il testo è stato presentato in anteprima a BookCity Milano il 16 novembre 2024 presso il Centro Internazionale di Brera. L’evento, moderato da Roberto Cicala e arricchito dall’intervento di Cucchi, ha visto la partecipazione degli studenti del Master, che hanno condiviso il lavoro di ricerca e scrittura alla base del progetto. Durante l’incontro sono stati affrontati temi fondamentali come la storia delle collane poetiche, l’influenza della tecnologia sulla poesia contemporanea e le prospettive future di questo genere letterario.

Nel panorama editoriale attuale, la poesia si colloca tra tradizione e innovazione, cercando di affermarsi in un mercato in continua trasformazione. Il lettore è guidato a esplorare da vicino il processo creativo e professionale che porta alla realizzazione del “prodotto poesia”. Un aspetto di grande interesse è lo studio delle abitudini dei lettori e delle loro preferenze, con dati utili per comprendere il pubblico odierno. L’approccio multidisciplinare è un elemento distintivo del libro: tramite interviste, saggi e approfondimenti, Editoria in versi Fare e pubblicare poesia analizza tutte le fasi della pubblicazione, dalla selezione dei manoscritti all’editing, fino alla promozione e alla distribuzione. Particolare attenzione è dedicata all’impatto delle tecnologie digitali e al ruolo crescente dell’intelligenza artificiale in ambito editoriale.

Un aspetto rilevante è lo spazio dedicato a generi meno esplorati, a dimostrazione della capacità della poesia di rinnovarsi e di adattarsi a pubblici e contesti differenti. Non sorprendono la ricchezza e la varietà degli argomenti trattati: dai testi introduttivi, si passa a un’analisi del lavoro degli autori e dei curatori, con un focus su figure di spicco come Biancamaria Frabotta e Bruno Tognolini. Ampio spazio è dedicato alla traduzione, con approfondimenti sulla resa della poesia giapponese e sulle edizioni curate da Mondadori. Un’interessante sezione è riservata al paratesto e al lavoro redazionale, con esempi che spaziano dalle edizioni de I fiori del male alla poesia per ragazzi di Gianni Rodari. Il volume esplora anche le principali collane di poesia italiane, come la Bianca di Einaudi e gli Oscar Mondadori, senza trascurare le nuove contaminazioni tra poesia e altri linguaggi e si sofferma sulle nuove forme di espressione nate nell’era digitale. Fenomeni come la graphic poetry, le sperimentazioni musicali di Kae Tempest e la poesia diffusa sui social media hanno contribuito ad ampliare il pubblico e a trasformare le modalità di fruizione del testo poetico, offrendo nuove opportunità agli autori emergenti. Infine, il libro si interroga sulla ricezione della poesia nel mercato editoriale, analizzando il ruolo dei festival e il fenomeno della poesia contemporanea più commerciale, come il caso editoriale di Rupi Kaur.

Oltre a rappresentare un punto di riferimento per chi opera nel settore editoriale, questo libro si rivela un contributo prezioso per i lettori appassionati, curiosi di scoprire la storia e l’evoluzione della poesia e i meccanismi che ne determinano il successo. Il volume richiama un’affermazione significativa: «La cultura ha guadagnato soprattutto da quei libri con cui gli editori hanno perso», evidenziando come, pur essendo spesso considerata una nicchia, la poesia continui a svolgere un ruolo essenziale nella produzione culturale.

Il Master “Professioni e prodotti dell’editoria” dell’Università di Pavia presso villa Necchi del Collegio universitario S. Caterina da Siena, collegio di merito, dal 2008 ha lo scopo di formare professionisti nel mondo dei libri in grado di inserirsi nelle diverse fasi della filiera produttiva. La preparazione offerta dal Master offre, attraverso lezioni frontali, incontri con esperti e professionisti, infine stage, la possibilità di acquisire e mettere a frutto le competenze richieste dal settore. Frequentato da studenti provenienti da ogni parte d’Italia, si è distinto tra i migliori master italiani in tema editoriale, con citazioni e riscontri positivi su quotidiani e riviste.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa di Edizioni Santa Caterina.

:: Grazie ai lettori di Liberi di Scrivere!

28 gennaio 2025 by

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:: Autobahn di Fabrizio Borgio (Delos Digital 2025)

28 gennaio 2025 by

“Roberto e Maurizio, due amici alla soglia della mezza età, vivono la loro vacanza perfetta. In viaggio per l’Europa, passano attraverso scoperte, incontri ed esperienze come se ogni giorno fosse l’ultimo. E insieme ritrovano una maggiore confidenza, un confronto più profondo.

Ma tra Amsterdam e Heidelberg, Strasburgo e Colmar, Berna e la val d’Aosta, piccole incongruenze si palesano. Paesaggi, edifici e geografie che non sono esattamente come dovrebbero essere. Viaggiare significa muoversi attraverso differenti dimensioni parallele?

In un’atmosfera da film nouvelle vague, tra riferimenti politici, proteste sociali e teorie delle stringhe, con uno stile ricercato e piacevolmente démodé, Fabrizio Borgio evoca le inquietudini dell’età di mezzo. Una continua, disperata ricerca dell’equilibrio tra voglia di vivere e disincanto, trasgressione e conformismo, razionalità e delirio.

Come se solo nel tempo sospeso del viaggio si potesse raggiungere un più intimo contatto con il proprio sé.”

Copertina di Dante Primoverso (IA).

Fabrizio Borgio, classe 1968, piemontese. Ex militare, membro della Croce Rossa italiana. Fantascienza, horror, mystery, fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo interessano, ma non si pone paletti di sorta nella scrittura. I suoi libri sono usciti per i tipi di Fratelli Frilli editori e Acheron Books. Attualmente pubblica per Segretissimo Mondadori. Autobahn, primo lavoro per la collana Frattali di Delos Digital, è l’ennesimo sconfinamento di genere.

:: Ti ricordi di Sarah Leroy? di Marie Vareille (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

27 gennaio 2025 by

Anni Novanta. Sarah Leroy e Angélique Courtin si erano stranamente conosciute nel cimitero di Bouville-sur-Mer, piccolo paese sulla Manica. Tutte e due avevano sette anni ed era il giorno del funerale della mamma di Sarah. Sarah aveva lasciato la chiesa in preda a una crisi di pianto e aveva raggiunto Angélique che a gambe incrociate e con addosso un impermeabile giallo troppo grande, stava seduta su una tomba nel cimitero di Bouville- sur – Mer. Quel cimitero descritto nel romanzo, molto suggestivo, non è a Bouville ma a Varengeville-sur-mer ed è ancora in cima alla scogliera bianca a picco sul Canale della Manica poco lontano da Cap Gris-Nez e di là, se il tempo è bello, si riesce persino a vedere l’Inghilterra .
Angelique “adorava i cimiteri”. Un hobby forse un tantino inquietante, penserete ma in quel momento Sarah non ci aveva fatto caso, anzi in un attimo di rabbia aveva persino tirato un sasso contro quella ragazzina sconosciuta ma Angelique si era alzata, si era avvicinata e l’aveva stretta tra le braccia. Profumava di mare e di cioccolata calda e quell’abbraccio le aveva dato conforto e offerto amicizia. La solidarietà è l’unica soluzione per le brutte cose della vita, le aveva detto allora Angélique. E le aveva piazzato sulle orecchie le cuffie del walkman preso in prestito dalla sorella Maggiore Fanny, che trasmetteva Sensualité di Axelle Red.
Nel 2001 Sarah era una sedicenne tranquilla, gradita a tutti, brava nuotatrice e studentessa modello. Angélique è bella ma Sarah ha il grande vantaggio di far parte di una famiglia benestante. Per un periodo le loro strade si erano divise, dopo le medie, ma prima della scomparsa di Sarah erano tornate amiche, molto amiche. Tanto da formare con altre due coetanee il gruppo delle Disincantate. Un giorno di fine estate tuttavia Sarah non farà ritorno a casa. Dov’è finita e cosa le sarà accaduto? La notizia, divampando su tutti i media francesi, terrà gli spettatori incollati davanti agli schermi televisivi per giorni e poi settimane. Verranno ritrovati i suoi vestiti, le sue cose, si supporrà che sia stata uccisa e buttata in mare, ma non si rinverrà mai il suo corpo. Ciò nonostante un giovane, qualcuno a lei vicino e che le aveva già fatto torto, finirà in prigione con l’accusa di omicidio. E il caso verrà chiuso.
Ciò nondimeno a vent’anni dalla sua scomparsa, il 3 settembre 2001 in Francia, nel paesino di Bouville-sur-Mer,” i riflettori si riaccendono all’improvviso sul caso di Sarah Leroy. Chi era stato condannato per la sua morte sta per uscire di prigione…
E succede proprio il giorno in cui Fanny Courti, vice-caporedattore della rivista per cui lavora e prossima alla promozione a direttore editoriale della versione online della rivista Mesdames, viene convocata da Catherine, il suo capo. Una convocazione in un giorno per lei tremendo. Tremendo perché è lo stesso in cui ha appena ricevuto dalla sorella minore Angélique la notizia della morte della loro madre e quello in cui la vicepreside della scuola della figliastra l’ha chiamata con urgenza per un colloquio. L’adolescente Lilou, figlia del marito di Fanny, Esteban, stavolta l’ha fatta grossa e si è beccata una sospensione. Di ben tre settimane e in più, avrebbe dovuto iscriversi a uno stage previsto dal suo percorso scolastico, cosa che naturalmente si è ben guardata dal fare. Senza contare che i rapporti fra Fanny e Lilou sono piuttosto difficili, neppure migliorati dalla nascita del piccolo Oscar, di quattro anni, benché da subito adorato dalla sorella maggiore .
Stanca e snervata, Fanny sarà costretta a trascinare Lilou con sé in ufficio dove si sentirà dire dal suo capo che la rivista online prevede una serie di articoli dedicati a Sarah Leroy, a vent’anni dalla sparizione. E chi meglio di Fanny, originaria di Bouville, sorella maggiore di Angelique, la migliore amica di Sarah e dunque più che informata dei fatti, potrà occuparsene? E visto che Lilou ha approfittato dell’occasione per intromettersi, potrà fare il suo stage, accompagnandola.
Fanny prova a resistere con tutte le sue forze all’incarico, persino a costo di veder sfumare la promozione, ma alla fine si vede costretta ad accettare. All’epoca, anche lei in un certo senso aveva avuto un ruolo nel fattaccio per cui cui – benché il corpo di Sarah non fosse mai stato ritrovato – era stato condannato a vent’anni di galera Éric Chevalier, figlio della matrigna di Sarah – per la ragazza una specie di fratellastro, sebbene questi si sia sempre dichiarato innocente. Ma su lui giravano da tempo nella cittadina voci che non si fosse comportato bene con qualche altra ragazzina e alcuni particolari parevano collegarlo irrimediabilmente alla sparizione di Sarah.
Fanny ricorda ancora bene di aver mentito alla polizia avvallando i movimenti di sua sorella minore Angélique e scagionandola. Ma è stata solo lei a mentire? In quanti allora non dissero tutta la verità e ancora tacciono? Cosa per esempio facevano e pensavano le Disincantate?
Loro, le quattro grandi amiche d’infanzia: Sarah, Angélique, Jasmine e Morgane. Legatissime tra loro in un speciale momento della loro vita.
E saranno dunque proprio le due investigatrici dilettanti, Fanny la giornalista affiancata, suo malgrado, dalla figliastra con la quale ha un rapporto tumultuoso, che si ritroveranno a indagare insieme sul mistero che circonda ancora la scomparsa di Sarah.
E per farlo dovranno recarsi sul luogo della tragedia per interrogare i testimoni di allora, in particolare Angélique, la sorella di Fanny che ancora vive là ed era la migliore amica di Sarah.
Se Lilou porta avanti il suo stage indagando con passione, Fanny invece si muove in modo più riservato, con maggiore circospezione. Il suo comportamento in un certo senso stupisce la figliastra che sospetta la matrigna di nasconderle qualcosa.
Insomma, l’enigma Sarah imbocca una strada oscura, che par volersi infittire a ogni passo, lasciando intuire troppi confidenziali segreti nascosti, parole mai dette collegabili ad alcune inesplicabili zone grigie e a definitivi giudizi di condanna .
E man mano che Marie Vareille, l’autrice, solleva il velo su quel passato, alternando le voci di Fanny, Lilou, Sarah, Angélique, riuscirà infine a fornire un’ ipotesi su quanto accaduto. Ma la realtà non potrà mai essere svelata.
Ambientato sulla Costa d’Opale, quel tratto di costa sulla Manica della Francia settentrionale, situato di fronte alla costa sud-orientale dell’Inghilterra, questo romanzo, giusto, incisivo, sapientemente diretto e con un finale inaspettato, dà ovviamente il posto d’onore a tutte queste donne, all’amicizia, alla sorellanza, ma affronta anche argomenti più seri come lo stupro, le molestie, le famiglie allargate, le apparenze, i lutti, le rivalità… Tutti questi ritratti di adolescenti/donne che portano avanti il romanzo sono infatti minuziosi e perfettamente rappresentati.
Un romanzo che è allo stesso tempo accattivante e commovente… e beh sì magari anche un po’ nostalgico per chi è cresciuto negli anni ’90.

Marie Vareille è nata in Francia nel 1985 e ora vive nei Paesi Bassi con il marito e le due figlie. Il suo bestseller, “La vie rêvée des chaussettes orphelines”, è stato tradotto in molti paesi e ha venduto più di 200.000 copie in Francia. Il libro ha ricevuto il Charleston Readers’ Prize nel 2020.

:: Tre libri Marsilio in occasione del Giorno della Memoria

27 gennaio 2025 by

Frediano Sessi
Quando imparammo la paura. Vita di Laura Geiringer, sopravvissuta ad Auschwitz

La nuova uscita di uno dei massimi esperti della Shoah e del campo di concentramento di Auschwitz. Sessi ci presenta la storia di una sopravvissuta: Laura Geiringer, tornata a casa con la consapevolezza di dover impiegare tutte le sue forze per ricominciare a vivere. Per Marsilio è autore di numerose pubblicazioni in cui riscopre e racconta storie dimenticate dell’Olocausto e di opere divulgative, tra cui Auschwitz. Storia e memorie (2020) e Oltre Auschwitz. Europa orientale, l’Olocausto rimosso (2024).

Il giorno e l’ora della liberazione dai campi di concentramento vengono spesso raccontati e rappresentati come un ritorno alla vita e la fine di atroci sofferenze. Non è stato così per molti dei prigionieri dei Lager, tanto meno per le poche donne scampate all’orrore. E non è stato così per Laura Geiringer, unica sopravvissuta della sua famiglia, tornata a casa con la consapevolezza di dover impiegare tutte le sue forze per ricominciare a vivere. La vergogna e il disgusto per quanto subito la spingono a tacere: chi le crederebbe? A chi parlare dei tremendi esperimenti che il professor Carl Clauberg conduceva sui corpi delle donne ad Auschwitz? Chi non aveva esperienza del Lager non poteva capire, forse non sarebbe nemmeno riuscito ad ascoltare. Unico sfogo per sfuggire al ricordo delle abiezioni di Birkenau è il diario di memorie a cui affida i suoi pensieri.
Grazie a quelle parole, a nuovi documenti e a testimonianze inedite, Frediano Sessi ricostruisce la tragica storia di Laura e della sua famiglia, dalla serenità dell’infanzia all’ignominia delle leggi razziali; dalla tentata fuga a Gruaro alla detenzione a Venezia; dal tragico trasferimento ad Auschwitz sul medesimo convoglio di Primo Levi al tentativo di riprendere, dopo la liberazione, un’impossibile normalità. Accanto alle storie sia degli aguzzini sia delle compagne che con lei hanno condiviso torture e vessazioni, emerge con forza in queste pagine il desiderio di resistere con ogni mezzo a quel male assoluto.

Uwe Wittstock
1940. Il grande esodo della letteratura in fuga da Hitler

Dall’autore del bestseller internazionale Febbraio 1933, l’odissea di artisti e scrittori tedeschi in fuga verso la libertà e la vicenda dimenticata di Varian Fry, l’uomo che li ha tratti in salvo. Tra i protagonisti: Hannah Arendt, Walter Benjamin, Heinrich Mann e Franz Werfel.

Tra maggio e giugno del 1940, l’esercito nazista marcia su Parigi, costringendo a una fuga precipitosa otto milioni di persone. È un vero e proprio esodo, che coinvolge anche gli esuli austriaci e tedeschi che in Francia credevano di aver trovato un rifugio sicuro dalla minaccia hitleriana nel 1933. La Gestapo si mette subito sulle tracce di Hannah Arendt, Walter Benjamin, Heinrich Mann, Franz Werfel, e di tanti dissidenti che dovranno nuovamente scappare. I loro destini e quelli di altri scrittori e artisti, nonché di centinaia di profughi meno noti, convergeranno nel 1940 a Marsiglia. Qui Benjamin affiderà copia del suo ultimo saggio ad Arendt, nella speranza che almeno i suoi scritti possano sopravvivergli. Qui riparerà Max Ernst, evaso dai campi di internamento che il governo francese ha predisposto per i potenziali nemici stranieri. Ed è qui che Varian Fry, un giornalista poco più che trentenne venuto da New York, metterà a rischio la propria vita per far uscire clandestinamente dal paese i perseguitati. Con stile avvincente e ritmo serrato, Uwe Wittstock ricostruisce l’odissea di artisti e intellettuali alla conquista della libertà e riporta alla luce la figura e l’operato di Fry e delle persone straordinarie che riunì intorno a sé per trarli in salvo. Restituendo voce e profondità a queste vite, l’autore racconta come dalla disperazione possa nascere un incredibile coraggio e come, anche nei tempi più bui, ci siano stati «donne e uomini che hanno saputo tenere alto il vessillo dell’umanità».

Petra Rautiainen
Terra di neve e cenere

Romanzo di esordio di una promettente scrittrice finlandese. Un racconto potente e profondamente poetico ambientato nella Lapponia finlandese del 1947, dove la protagonista si trova ad affrontare le verità scomode del passato, in cerca di una possibilità per ricomporre le ingiustizie.

Nel 1947, quando la guerra è ormai alle spalle, Inkeri raggiunge una piccola città della Lapponia finlandese per documentare con le sue foto la ricostruzione della zona. Ufficialmente, deve mettere insieme un reportage per un giornale della capitale, ma il suo vero obiettivo è un altro. Più personale. Quel lungo viaggio da Helsinki a Enontekiö, nel profondo Nord del paese, ripercorre in realtà le tracce del marito di cui non ha più notizie: quello è l’ultimo posto dove Kaarlo è stato visto prima di scomparire. Molte risposte alle sue domande potrebbero trovarsi in un diario. Contiene le parole di un soldato che, chiamato come interprete, ha registrato gli eventi dell’ultimo anno di guerra e sembra fornire un punto di partenza per risolvere finalmente il mistero che avvolge il destino di Kaarlo, e non solo.
Ma sarà l’incontro con una ragazzina sami e la sua comunità ad aprirle davvero gli occhi. Giorno dopo giorno, in quel paesaggio polare di grande bellezza, i ricordi di un popolo che abita le terre artiche da sempre porteranno alla luce fatti sconvolgenti, storie taciute di oppressione e di sopravvivenza.
In un racconto potente e profondamente poetico, dove ognuno dei protagonisti porta con sé un segreto fino alla fine, Inkeri si trova ad affrontare le verità scomode del passato, in cerca di una possibilità per ricomporre le ingiustizie.

:: Giornata della Memoria: La porta aperta, Mario Pacifici  (Gallucci, 2025)A cura di Viviana Filippini

27 gennaio 2025 by

Ricordare è fondamentale, è un modo per tramandare a chi verrà domani un passato da non scordare e da conoscere per provare a evitare gli errori di chi ci ha preceduto e provare a fare meglio, anche se non sempre è facile come sembra. Ricordare quello che accadde con la Shoah e che ritorna ogni 27 gennaio con la Giornata della Memoria, è anche l’invito del libro per bambini “La porta aperta” di Mario Pacifici edito da Gallucci, già segnalato qui su Liberi di scrivere. Un libro che ho letto e che fa pensare a quanto è stato fatto e quanto ancora dobbiamo fare come collettività per continuare a ricordare. Il tema del testo per bambini, con le illustrazioni di Lorenzo Terranera, ha al centro una storia vera accaduta nel ghetto di Roma  ai tempi dei rastrellamenti nazisti nei confronti degli ebrei residenti nell’Urbe.  Protagoniste Mirella e Marina, due giovani sorelle ebree salvate dalla cattura grazie all’intervento di un vicino di casa fascista, Ferdinando Natoni. Durante i rastrellamenti, non trovando rifugio da chi lo aveva promesso loro, le due sorelle già si sentivano spacciate,  ma l’intervento di Natoni residente nella loro stessa palazzina e che le fece passare per sue figlie, portò i  soldati nazisti a stare lontano dalle ragazze. Un gesto eroico che Natoni fece con coraggio,  mettendo a repentaglio la sua stessa vita e quella dei suoi familiari pur di salvare quella di due innocenti. Un azzardo che andò a buon fine, perché Mirella e Marina, grazie al gesto eroico di Natoni, riuscirono a ricongiungersi ai familiari evitando la deportazione, i campi di concentramento e le camere a gas. A raccontare la storia nel libro di Pacifici è Marina stessa, che narra il suo vissuto ai nipoti (Ghila e Asher), e quello che emerge dai fatti e dalle parole, oltre alla grande commozione e attenzione dei piccoli verso la storia della nonna, è la profonda riconoscenza di Mirella e dei suo familiari verso il loro salvatore, così grande da spingere Marina a far sì che lo Yad Vashem riconoscesse Ferdinando Natoni Giusto tra le Nazioni, perché lui non ebreo, con il suo impavido gesto, aveva permesso a due giovani vite ebree di continuare ad esistere. “La porta aperta” di Mario Pacifici è un libro per bambini, e ideale è leggerlo assieme, adulti e bambini, per fare sempre Memoria, non solo il 27 gennaio, ma in ogni momento dell’anno. Dobbiamo continuare a ricordare coloro che sono state le innocenti vittime della Shoah ieri, con un occhio di riguardo e attenzione anche alle innocenti vittime dei conflitti di oggi, perché la guerra purtroppo non fa differenze e sconti, cambia il contesto e la forma, ma le vittime sono sempre i più deboli. Per tale ragione è importante fare Memoria del passato, per non dimenticarlo, nella speranza (sempre fragile purtroppo) che non si ripetano gli errori di un tempo.

Source: ufficio stamp Gallucci.

:: La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena di Marilù Oliva (Solferino 2024) a cura di Patrizia Debicke

22 gennaio 2025 by

Dal fratricidio di Caino alla violenza dell’Apocalisse, le pagine della Bibbia sono bagnate di sangue: omicidi, sacrifici umani, torture, martirii, stupri, vendette…
Singoli uomini e interi popoli sono gli interpreti di orrendi racconti, vittime di efferate e sanguinarie atrocità, senza voler citare l’inaudita barbarie del diluvio universale… oppure gli Egizi sterminati dalle crudeli piaghe divine, atterriti dalla morte dei primogeniti, con l’acqua del Nilo trasformata in sangue, con la piaga di “ulcere che si trasformarono in pustole sulle persone e sugli animali” e infine con l’ennesima epidemia, che sterminò tutto il bestiame d’Egitto “ma del bestiame dei figli d’Israele non morì neppure un capo. “E come dimenticare per esempio il divino ordine a Gosué: “Ma delle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, perché essi non v’insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio. Quindi Giosuè (successore di Mosè) conquistò tutto il paese: le montagne, il Negheb, il bassopiano, le pendici e tutti i loro re. E come gli aveva comandato il signore, Dio di Israele: non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira. Eccetera , eccetera …
E che dire poi di Salomè che danzando offre su un vassoio d’argento la testa mozzata di Giovanni Battista…
Una rassegna insomma di storie cruente, di episodi terrificanti legati all’Antico e al Nuovo Testamento, che propongono al lettore le contraddizioni di una religione teoricamente votata al bene del prossimo. La Bibbia spiegandoci con dovizia di particolari la mano violenta di un Dio, che punisce chi non rispetta le sue leggi e ci mostra tutta la crudeltà insita nel primo libro stampato (Bibbia di Gurtenberg) quello forse più noto se non letto al mondo, che nei secoli ha ispirato artisti e scrittori. Un’immensa opera letteraria che sembra anticipare i moderni generi legati all’universo del male, come il thriller e l’horror. Un inquietante viaggio nelle mitiche origini della cronaca nera.
E Marilù Oliva con la sua consueta intelligenza e arguzia sceglie di raccontarcela anche al femminile, e benché il compito appaia arduo lei ci riesce alla grande.
Dunque sappiamo che le antiche popolazioni del Vicino Oriente, avevano tutte una storia patriarcale. Insomma esiste qualcosa di più “patriarcale” della Bibbia, vedi Vecchio Testamento? Un mondo di vecchiacci assolutisti e prepotenti che vivevano troppi non anni ma secoli. Fin dalla più antica narrazione biblica poi le donne spesso vengono tenute da parte. La Bibbia ci insegna che le donne valgono meno. A partire dalla creazione con Eva realizzata da una costola di Adamo scopriamo immediatamente quale era il primo dovere delle donne: fare figli… Maschi e femmine è evidente, anche se la faccenda all’inizio appare un po’ nebulosa, per poi potersi riprodurre tra loro. Ma ora passiamo al cupo e intrattabile Noè. Chi era sua moglie? E quali femmine aveva caricato sull’Arca oltre ai figli? O pensiamo al peggio… o forse alla partenogenesi? Nooo. Mah. Tanto quello, Il Signore, può fare e disfare tutto.
Ma spieghiamo meglio di Eva creata egoisticamente solo per far compagnia ad Adamo, ma lei no. Lei voleva vivere, essere lieta, libera. Non le bastava tutto quel ben di Dio del giardino dell’Eden. No lei ha accettato il suggerimento del serpente e ha mangiato, per sua volontà, un frutto dall’unico albero proibito. E l’ha fatto mangiare anche ad Adamo… Ma mal gliene incoglierà perché patatrac! Tuoni e fulmini. Adamo, vigliacco e meschino le appiopperà persino la colpa. Ma sono scuse farlocche, non bastano perché a quel punto cala come una falce l’implacabile condanna divina: tutti e due via! Puniti, scacciati dal Paradiso Terrestre . E dopo, mamma mia, sarà peggio molto peggio per la povera Eva costretta a lavorare, partorire con dolore, patire disperata per la morte del figlio più amato, ucciso da suo fratello, dall’altro suo figlio, Caino. Ma Eva dovrà andare avanti per forza e per tutto il tempo che le resterà da vivere ( centinaia d’anni sapete, mica noccioline) avrà altri figli e figlie alle quali magari insegnerà qualcosina su come destreggiarsi con i maschi. Ma la faccenda è dura, ne sapranno qualcosa Lia e Rachele impotenti, costrette a gareggiare per i favori di uno sposo, Giacobbe che quel potere ce l’ha e per l’inusitato favore di dargli dei figli. Donne che vivevano per anni, secoli, nell’angosciosa attesa di un concepimento, convinte che il loro unico scopo fosse fare bambini. Cosa pensavano queste donne? Donne troppo spesso condannate a fare solo da spettatrici, a un inerte mutismo, solo e sempre in attesa.
Conscenza, potere, libertà: parole che nella Bibbia, come in tutta la grande storia scritta, sono troppo spesso attribuite solo agli uomini, ai maschi. Ma le donne della Bibbia di Marilù Oliva che ne ha scelte nove, tra il Vecchio e il Nuovo Testamento, Eva, Agar e Lia dalla Genesi, Miriam dall’Esodo, Micol dal Libro di Samuele, Susanna dal Libro di Daniele, Ester dal Libro di Ester (l’unica con un libro dedicato) , Maria Maddalena dai Vangeli non accettano di stare solo ferme a guardare e staccandosi da una narrazione essenzialmente patriarcale cominciano ad alzare la testa, a bussare forte e a uscire con prepotenza fuori dalle pagine. Un’esemplare raccolta di esempi femminili, che vanno dalle più sottomesse alle più battagliere , dalle sante alle seduttrici, che siano sovrane o donne del popolo.
Miriam per esempio sorella maggiore di Mosè spesso ignorata da Dio, che preferisce lasciarla in ombra rispetto al fratello, anche lei avrebbe voluto nascere libera e non prigioniera, schiava in Egitto. Miriam che come Mosè si spenderà strenuamente per il suo popolo. Miriam che danza, intona inni e poi sceglie il nubilato. Lei non si piega e come lei altre coglieranno ogni occasione per andare avanti, sia adattandosi, sia sfruttando ogni opportunità: cambiamenti, dissenso e complicità femminile. Succede ogni tanto. Parliamo anche dunque della profetessa Anna per arrivare a Zipporah, moglie di Mosè, senza dimenticare Dalila che incantò Sansone, la casta Susanna pronta ad affrontare la morte per affermare la verità, la ferrea determinazione di Giuditta che liberò il suo popolo dall’assedio di Nabucodonosor prima incantando e poi decapitando Oloferne. E cosa dire di Raab, meretrice di Gerico, che aiutò gli Israeliti a conquistarla e poi con la ricompensa ottenuto cambiò vita e fu persino un’antenata di Gesù. Senza dimenticare Salomé, che incanterà Erode a prezzo della testa di Giovanni Battista, arriveremo alla sofferta passione alla croce di Maria Maddalena, Maria di Magdala. Tante altre insomma e tutte disposte a battersi con una forza che affronta e supera ogni emarginazione.
Marilù Oliva ha dedicato questo suo libro alla memoria di suo padre. A lui, alle sue accurate analisi e dettagliate annotazioni sul sacro testo che temeva di avere perso negli anni e nei traslochi. Ai preziosi ricordi di un padre amatissimo, mancato purtroppo quando lei aveva appena sei anni. Ai ricordi di un dotto e fervente cattolico temperati oggi dalla serena ma intelligente interpretazione di una miscredente che le ha consentito di riportare in scena declinate al femminile alcune grandi protagoniste del libro più letto o per lo meno più famoso del mondo.

Marilù Oliva, nata a Bologna, è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero.
Per Solferino ha pubblicato i bestseller mitologici L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020), L’Eneide di Didone (2022), L’Iliade cantata dalle dee (2024), il romanzo Biancaneve nel Novecento (2021), il saggio I Divini dell’Olimpo (2022)e le riedizioni di due dei suoi noir di successo Le Sultane (2021) e Repetita (2023).

:: Il libro segreto degli elfi d’Islanda di Rán Flygenring e Hjörleifur Hjartarson (Iperborea 2024) a cura di Valentina Demelas

21 gennaio 2025 by

Un viaggio incantato, un’esperienza che intreccia parole e illustrazioni per guidare il lettore nel cuore dell’immaginario islandese: Il libro segreto degli elfi d’Islanda di Rán Flygenring e Hjörleifur Hjartarson, edito da Iperborea, è una lettura imperdibile per chi ama la cultura e il folklore nordico, raccontato per mezzo di un’ottima scrittura, tra sogno e ironia.

In occasione della presentazione milanese del libro, nell’ambito di Bookcity, il pubblico è stato guidato in un’esperienza che si è rivelata tanto immersiva quanto illuminante. La traduttrice del libro Silvia Cosimini ha saputo, con grande maestria, grazie ad aneddoti e passaggi molto interessanti, trasferire l’anima dell’opera, restituendo ai partecipanti non solo la bellezza delle storie raccontate, ma anche la vibrazione magica che permea la cultura islandese, dove la natura, le leggende e il quotidiano si mescolano in un’unica narrazione.

Iperborea, casa editrice sempre attenta a proporre testi che risuonano con l’essenza delle tradizioni, ha colto appieno la sfida lanciata da questa opera: un viaggio tra il visibile e l’invisibile. Illustrazioni e testo sono complementari, veri e propri compagni di viaggio. Le immagini evocate dal testo si materializzano in disegni che rivelano, oltre la superficie, un mondo nascosto fatto di suggestioni, misteri e leggende senza tempo.

Nel cuore di questa narrazione, troviamo una nuova visione degli elfi, più complessa e profonda rispetto all’immaginario comune. Questi esseri non sono creature fiabesche, ma entità che popolano la cultura islandese con una presenza tangibile, capaci di influenzare la realtà con poteri misteriosi. Gli autori, con uno stile che mescola leggerezza e serietà, ci guidano alla scoperta di un popolo nascosto che vive accanto a noi, ma al di là della nostra percezione. Gli elfi islandesi non sono solo un prodotto di racconti antichi, ma sono figure capaci di sconvolgere il corso degli eventi senza mai dimenticare il loro carattere imprevedibile.

Il tuo vicino è diventato ricco e non ti spieghi come? La costruzione di una nuova strada si arena di colpo? Questo libro ti racconta perché. Ogni capitolo è un viaggio che mescola storia e mito, da amori impossibili resi possibili da un intervento invisibile a storie di trasformazioni e prodigi. Le narrazioni sorprendono, ma non si limitano a raccontare le leggende. Gli elfi, in questo libro, emergono come entità sorprendentemente moderne: combattenti per l’ambiente, progressisti nelle loro riflessioni sociali, e custodi di una tradizione che resiste al passare del tempo.

Una delle caratteristiche più affascinanti dell’opera è la sua capacità di affondare nelle radici più profonde del folklore, ma anche di trasformare questo materiale in qualcosa di completamente nuovo. Lo stile limpido e incisivo è capace di evocare immagini potenti senza mai appesantire la lettura. Le parole non si limitano a raccontare storie, ma ci invitano a entrare in esse, a diventare parte integrante di un mondo che è simultaneamente tangibile e surreale. La scrittura, ricca di umorismo e poesia, riesce a fondere la leggerezza della narrazione con una profondità che lascia il lettore pensieroso e affascinato.

Le illustrazioni di Flygenring, con il loro stile giocoso, ma ricco di dettagli, non sono solo una cornice, ma un dialogo continuo con il testo. Le sue immagini non fanno che accentuare la sensazione di trovarsi di fronte a un mondo che sfugge alla nostra comprensione, ma che possiamo comunque percepire.

Un libro che è dunque molto più di una semplice raccolta di leggende. Ogni pagina invita a essere sfogliata più volte, per cogliere dettagli nascosti o semplicemente per il piacere di perdersi nell’arte visiva. Ogni pagina del libro è un invito a guardare più da vicino, a scoprire i dettagli nascosti che arricchiscono la storia e le storie, riuscendo a trasformare la lettura in un’esperienza sensoriale completa. Un’opera unica, capace di regalare leggerezza e profondità allo stesso tempo. È un invito a rallentare, a osservare il mondo con occhi nuovi, a riscoprire la bellezza che si cela nell’invisibile. In un’epoca in cui siamo costantemente proiettati verso l’esterno, questo libro rappresenta una pausa rigenerante, una porta verso un altrove che risuona con le corde più intime della nostra immaginazione.

Consigliato a chi cerca un rifugio dalla frenesia quotidiana, a chi ama le storie che sfidano la realtà senza prendersi troppo sul serio e a chi desidera sorridere e riflettere nello stesso momento. È un libro da leggere con una tisana calda in mano e perché no, un pizzico di meraviglia nel cuore.

Non soltanto un omaggio alla cultura islandese, ma anche una celebrazione della magia nascosta nel mondo e dentro di noi. Sfogliare questo libro significa accettare l’invito a esplorare un regno che si svela solo a chi è disposto a fermarsi a osservare e ascoltare, consapevole che la magia, dopotutto, non ci abbandona mai.

Rán Flygenring è nata nel 1987. Spesso viene definita «una bizzarra via di mezzo tra un’elfa e una severa aguzzina», in realtà è una scrittrice e disegnatrice. Dal 2011 ha illustrato di tutto, cimentandosi non solo con gli uccelli di Fuglar, ma anche con francobolli, rapporti sulla caccia alle balene e sulla parità di diritti, inviti a matrimoni e fiere campionarie, vulcani e donne alla presidenza della Repubblica.

Hjörleifur Hjartarson è nato nel 1960. Si occupa di scrittura, musica e teatro, ma anche di tanto altro. Ha pubblicato romanzi e raccolte di versi e insieme al suo gruppo musicale Hundur í óskilum (Cane sciolto) ha scritto e messo in scena spettacoli teatrali e musical dai toni sociali. Con Rán Flygenring ha realizzato anche Fuglar. Inventario non convenzionale degli uccelli d’Islanda, pubblicato in Italia da Quinto Quarto nel 2021.

Silvia Cosimini è nata a Montecatini Terme (PT) nel 1966. Si laurea in filologia germanica a Firenze e nello stesso anno si trasferisce in Islanda per un progetto di ricerca all’Istituto Arnamagnæano, laureandosi in lingua e cultura islandese all’Università di Reykjavík con una tesi sulla traduzione. In Italia frequenta il Master in traduzione letteraria della Ca’ Foscari di Venezia e il corso di specializzazione «Tradurre la Letteratura» della SSIT di Misano Adriatico. Da più di vent’anni si dedica esclusivamente alla traduzione e alla promozione della letteratura islandese contemporanea e medievale: ha tradotto autori quali Halldór Laxness, Thor Vilhjálmsson, Guðbergur Bergsson, Arnaldur Indriðason, Hallgrímur Helgason, Jón Kalman Stefánsson, Andri Snær Magnason e molti altri. Nel 2011 le è stato assegnato il premio nazionale per la traduzione dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, e nel 2019 il premio Orðstír dal Presidente della Repubblica islandese. È tutor didattico presso il dipartimento di Filologia Germanica dell’Università degli Studi di Bologna e docente a contratto di lingua e letteratura islandese all’Università Statale di Milano.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca Gerosa, ufficio stampa Iperborea.