Oggi il blog intervista unāautrice che non conoscevo ancora, ma che ha attirato immediatamente la mia curiositĆ . Lei si chiama SHANMEI e ha allāattivo numerosi libri e una passione sconfinata per la scrittura e la lettura. Dopo lāintervista, troverete i link dei suoi romanzi, in modo da andare a curiosare e conoscerla meglio. Intanto leggiamo cosa ci racconta, sono molto curiosa e voi?
1)Chi ĆØShanmeinella vita, cosa fa?
Innanzitutto grazie di queste belle domande, sarĆ un piacere per me rispondere.ShanmeiĆØ il mio nome dāarte, conquistato sul campo delle palestre di scrittura che cāerano molti anni fa, agli albori di internet in Italia. Sono però italianissima sebbene ami lāOriente e tutto quello che vi ĆØ legato dalla letteratura, alla musica, alla pittura. Oltre alla mia attivitĆ di scrittrice sono anche una blogger e mi va di ammantarmi di un poā di mistero, come le dive del cinema mutodāantan.
Individuati i tre autori vincitori e finalisti del Premio āEmilio Salgariā di Letteratura Avventurosa, presentati mercoledƬ 1 giugno nella Sala Rossa della Provincia di Verona. A meritarsi il riconoscimento per il premio letterario che valorizza la letteratura contemporanea dāavventura sono stati: Gian Luca Barbera con “Mediterraneo” (Solferino, 2021), Luca di Fulvio con “La ballata della cittĆ eterna” (Rizzoli, 2020) e Orso Tosco con “London Voodoo” (Minimum Fax, 2022). Il Premio, giunto alla sua IX edizione, ĆØ organizzato e promosso dallāAssociazione āIlcorsaroneroā di Verona, dal Comune di Negrar di Valpolicella (VR) e dallāUniversitĆ del Tempo Libero di Negrar (UTL) in collaborazione con lāAssessorato alla Cultura del Comune di Negrar di Valpolicella, lāAssessorato alla Cultura del Comune di Verona, Valpolicella Veneto Banca, la casa editrice Il Rio-Oligo di Mantova, lāAzienda Agricola Cantina Corte San Benedetto, altri enti pubblici e privati, con il patrocinio della Provincia di Verona e del Comune di Negrar di Valpolicella e con il sostegno di varie associazioni culturali nazionali e far riscoprire la Valpolicella, terra veronese dove il famoso scrittore Emilio Salgari trascorse gli anni dellāadolescenza e dalla quale trasse ispirazione la sua creativitĆ .
Ora spetterĆ alla giuria popolare la scelta del nome del vincitore, decretato dai lettori per la quale ĆØ prevista la cerimonia di assegnazione dei premi il 25 novembre a Negrar di Valpolicella.
Nel centesimo anniversario della morte di Verga, con grande chiarezza espositiva Antonio Catalfamo ripercorre le principali tappe della critica allāopera e allāideologia dello Scrittore siciliano, esaminando i saggi e gli indirizzi critici più significativi del Novecento, collegati ai vari mutamenti culturali del Secolo scorso. Il saggio ĆØ diviso in tre parti.
Dagli Anni Sessanta, ricorda Catalfamo,la critica stilistica, che ha eluso il problema dellāideologia verghiana, la quale si riflette nello stile, e poi lo strutturalismo hanno isolato il ātestoā dai ācontestiā. In Debenedetti, invece, lāinterpretazione psicanalitica ha tenuto conto della dimensione storica. Proprio la posizione conservatrice, infatti, induce Verga a scegliere la figura del contadino sottomesso e rassegnato e a infangare tutte le classi con un pessimismo assoluto.
Catalfamo ritiene āingegnosaā, ma anche āartificiosa e contraddittoriaāla critica di Baldi, che, sulla scia di Spitzer, intende distinguere Verga da un narratore esterno. In merito a questo aspetto, però, fanno chiarezza prima Luperini, per il quale nello scontro fra conservazione e progresso, fra i Malavoglia e i compaesani, prevalgono infine questi ultimi, facendo sembrare āstranaāla visione di vita dei Toscano, portatori dei valori di Verga, e poi Masiello, il quale dimostra che le varie teorie sul narratore āinternoāvogliono eludere il discorso sulla posizione politica di Verga, base della sua narrativa che, attraverso la āregiaāe lāorganizzazione del testo, dĆ vita a una āformaā che ĆØ insieme āesteticaāeāmoraleā, frutto della sua āideologiaā. Masiello non condivide lāinterpretazione di Baldi sul mancato stacco fra i due romanzi, espressione del pessimismo e del āmaterialismo scientificoā verghiano, ribadendo la centralitĆ de āI Malavogliaā, concretizzazione del mondo popolare immaginato dallo Scrittore catanese, la cui grandezza di narratore ĆØ nella dimensione tragica, dāimpronta nicciana. Dal romanzo emerge, infatti, lāideologia di un ā āanticapitalismo romanticoāche contrappone alla logica del profitto, alla corruzione economica e morale, che dominano la āciviltĆ urbana e industrialeā ā, i valori di cui sono portatori i āMalavogliaā, destinati alla sconfitta, la quale però dĆ loro una dimensione tragica, che conferisce una grandezza alla narrazione sul piano artistico, facendo apparire Verga come un āAngelus novusā.
Nellāultima parte del saggio, āElementi per una nuova critica āintegraleā ā, Catalfamo mostra come lāopera di Verga sia stata adattata unilateralmente ai tempi in cui operavano i critici, dei quali aggiorna gli interventi fino agli Anni Ottanta-Novanta, per concludere che non si può āsemplificareā sulla figura dello Scrittore catanese, la quale risulta arricchita dai vari contributi degli studiosi.
Bisogna perseguire, secondo Catalfamo, la definizione di una visione critica dāinsieme, āintegraleā, inerente lāanalisi āinternaāed āesternaā del testo e i relativi contenuti āideologiciā. In tale ottica conduce unāattenta analisi delle successive tappe delle opere verghiane, nelle quali fa rilevare la conoscenza, da parte dellāAutore, delle tradizioni popolari siciliane, ricavate dai maggiori studiosi, come Salomone Marino. Funzionale alla sua ideologia, la rappresentazione che Verga dĆ del popolo non ĆØ āoggettivaā e lā āimpersonalitĆ ā serve a mascherare la sua visione, tipica della classe agraria, che emerge chiaramente in āMastro-don Gesualdoā, in cui la sfiducia ĆØ totale e smaschera la falsa āoggettivitĆ ā.
Lo sbocco finale del suo pessimismo di destra, sottolinea Catalfamo, si ritrova in āDal tuo al mioā, pubblicato come romanzo nel 1906, che conferma sia il falso ārealismoā che la posizione politica di Verga, che si riconosce nellāazione antilibertaria di Crispi, nel nazionalismo e nellāinterventismo del 1914, prefigurazione dellāimminente presa del potere del fascismo.
Il saggio āVerga veristaā ĆØ ricchissimo di spunti critici e metodologici, in quanto Catalfamo conduce unāilluminante lavoro testuale e intertestuale, segnando un punto fermo per ulteriori approfondimenti, togliendo la maschera allo Scrittore siciliano, di cui mai disconosce la grandezza di narratore, per cui si può concludere parafrasando la famosa interpretazione di De Sanctis su Leopardi: più lāAutore de āI Malavogliaāe di āMastro-don Gesualdoā difende le ragioni dei ricchi possidenti, più stimola il desiderio, da parte di un lettore avvertito, di una realtĆ priva di ingiustizie e di discriminazioni sociali.
Antonio Catalfamo, Verga verista. Ideologia e forme narrative, Solfanelli, Chieti, 2022, euro 15.
Stavo riordinando uno degli scaffali dei libri, qui in casa, stamani, e mi sono trovato a sfogliare Il Tuo Orto per Negati, che sarebbe poi la guida āfor Dummiesā su come impiantare e condurre un piccolo orto. Ne ho parlato con mio fratello ed abbiamo deciso che con lāautunno cominceremo le operazioni per impiantare un orto come si deve.
Avevamo un orticello da diporto, che avevo messo in piedi appena trasferito qui in Astigianistan, soprattutto per trovare qualcosa da fare quando era stato evidente che questo territorio era moribondo e non offriva assolutamente nulla. Speravo anche che occuparsi di un orticello potesse aiutare mio padre a sfuggire al campo gravitazionale della depressione. Sbagliavo. Piantai prevalentemente erbe aromatiche e poi cipolle, aglio e insalata. Per un poā riuscii a portarlo avanti, ma poi con i problemi di salute di mio padre divenne troppo impegnativo ā cāera altro da fare, eā¦
Richard Lloyd Parry ĆØ corrispondente dallāAsia per Ā«The TimesĀ» e scrittore. Nato nel 1969, ha studiato a Oxford. Ha raccontato storie da ventuno paesi, tra cui Iraq, Afghanistan, Indonesia, Timor Est, Corea del Nord, Papua Nuova Guinea, Vietnam, Kosovo e Macedonia. Suoi scritti sono apparsi anche sulla āLondon Review of Booksā e sul āNew York Times Magazineā.
āGiada Rossa- Una vita per la libertĆ ā edito da Fiori dāAsia Editrice ĆØ il romanzo-veritĆ di Fiori Picco, nel quale lāautrice bresciana racconta le vicissitudini esistenziali di Giada Rossa, una donna che vedrĆ stravolta la sua esistenza da un viaggio che la porterĆ dalla Cina allāItalia. Ne abbiamo parlato con lāautrice.
Come ĆØ nata lāidea di scrivere la storia di Giada Rossa?
Ć nata da un incontro speciale con la protagonista e voce narrante del mio libro: una signora cinese che ho assistito durante un intervento e nel post-operatorio durante la mia esperienza di mediazione culturale presso gli Spedali Civili di Brescia. La signora non parlava italiano e necessitava del mio aiuto. Nel tempo mi ha raccontato la storia della sua vita che, fin da subito, ho trovato straordinaria e di valore, anche se molto drammatica e, in certi momenti, addirittura scioccante. Per questo ho deciso di trasformarla in un romanzo veritĆ e di denuncia. Il mio intento era dare voce a tutte quelle persone che, come Giada Rossa, hanno sofferto e sono state vittime di violenze, soprusi e discriminazioni.
La protagonista e voce narrante vive una vita segnata fin dallāinfanzia da soprusi, cosa la spinge a sopportare tutte le vessazioni?
Gli orientali per natura hanno una capacitĆ di sopportazione del dolore fisico e mentale maggiore rispetto agli occidentali. Per millenni, Taoismo, Confucianesimo e Buddismo hanno insegnato a sopportare e a non reagire dinnanzi alla violenza. Durante gli otto anni di vita in Cina, ho assistito a situazioni di estrema intollerabilitĆ , come un cesareo o una salpingografia eseguiti senza anestesia, e le pazienti accettavano senza protestare. Giada Rossa si ĆØ sempre chiesta se ci fosse un percorso prestabilito che doveva obbligatoriamente intraprendere, se il destino avesse giĆ determinato ogni suo passo. Da quando si ĆØ avvicinata al Buddismo, crede fermamente nella legge del Karma, che spiega molte cose. CāĆØ sempre una chiave logica a tutto ciò che succede; la sofferenza contribuisce alla nostra evoluzione. Le esperienze sono legate a eventi accaduti nelle vite pregresse; ci sono nodi karmici da sciogliere per potersi liberare dal dolore nelle vite future.
Come vive la protagonista il viaggio dalla Cina verso lāItalia?
Giada Rossa non voleva lasciare la Cina; sarebbe rimasta volentieri nel suo Paese svolgendo un lavoro umile, ma ĆØ stata imbrogliata da alcuni suoi connazionali: dei ciarlatani che lāhanno obbligata a emigrare illegalmente promettendole un futuro migliore allāinsegna del benessere economico. Il viaggio verso lāItalia ĆØ stato durissimo, sia per la condizione di schiavitù e di forte disagio in cui si ĆØ trovata, sia per le brutalitĆ a cui ha dovuto assistere. Ć stata testimone di uno stupro e di un omicidio; lei stessa ha rischiato di morire per una grave crisi ipertensiva. Quando ha implorato le compagne di viaggio di salvarle la vita, una di loro ha trovato il coraggio di bucarle la vena con uno spillone per capelli. Durante la traversata in mare, ĆØ rimasta per tutto il tempo seduta in un acquitrino lurido e stagnante, con le gambe paralizzate a causa del freddo invernale. Il ricordo dei genitori e della figlia adottiva le ĆØ stato di grande conforto e, per brevi momenti, ha alleviato la sua angoscia.
Giada Rossa si troverĆ in un mondo del tutto nuovo, come riuscirĆ a far convivere i suoi principi, valori e tradizioni cinesi in una realtĆ del tutto nuova come quella italiana?
Nonostante le avversitĆ e le problematiche incontrate in Italia, Giada Rossa ĆØ un ottimo esempio di integrazione. Pur avendo avuto difficoltĆ linguistiche e sociali, si ĆØ avvicinata con rispetto alla nostra cultura e si ĆØ sforzata di interagire con gli italiani. Ć rimasta fedele ai suoi valori e alla sua fede, ma ha saputo adattarsi alla nostra mentalitĆ . Ancora oggi, puntualmente mi invia gli auguri di Natale e partecipa con entusiasmo alle nostre festivitĆ . Non rifiuta i nostri piatti tipici, anzi ĆØ curiosa di assaggiare particolaritĆ gastronomiche come il gorgonzola. Ha abbracciato le tradizioni locali senza dimenticare le sue origini. Ć quello che ho fatto io in tanti anni di vita in Cina. Lāintegrazione può avvenire solo con lāimpegno e con una buona dose di rispetto e di umiltĆ nei confronti del Paese ospitante.
Tanti sono i personaggi con i quali Giada si relaziona, ma due di loro – il padre e il secondo marito ā hanno un maggiore peso sul suo destino. Che rapporto ha la protagonista con loro?
Giada Rossa ĆØ stata privata della figura paterna allāetĆ di tre anni, e ne ha avuto un vago ricordo fino a quando, molti anni dopo, per miracolo o casualitĆ della sorte, ĆØ riuscita a ricongiungersi alla sua famiglia dāorigine. Per lei i genitori sono sempre stati un esempio di forza interiore e di coraggio; dal padre ha ereditato il carattere scherzoso e a tratti fanciullesco, che le ha permesso di affrontare con spirito positivo ogni disgrazia. Il padre ĆØ sempre stato perseguitato da un destino ostile, ma ha dimostrato molta dignitĆ . La sua immagine di uomo buono e onesto lāha accompagnata durante il terribile viaggio verso lāItalia, rassicurandola e dandole conforto. Giada Rossa ĆØ stata spinta a emigrare in modo illegale dal secondo marito: un uomo freddo e calcolatore a cui ĆØ rimasta legata, anche se la coppia vive insieme saltuariamente. Lei stessa ha dichiarato che alla sua etĆ non vuole più ricorrere al divorzio. Si concede lunghe pause di riflessione lontana dal marito; i periodi di solitudine la rafforzano rendendola più determinata e combattiva. Giada Rossa rappresenta tante donne cinesi di mezza etĆ , ancora legate a un concetto vecchio e tradizionalista di matrimonio. Preferiscono salvare le apparenze e rinunciare alla propria felicitĆ piuttosto di complicarsi ulteriormente la vita.
Quanto ĆØ importante la madre per Giada Rossa?
La madre di Giada Rossa ĆØ stata una figura determinante nella vita della figlia, rappresenta la donna maoista definita ālāaltra metĆ del Cieloā: una lavoratrice instancabile, la colonna portante della famiglia. Non si ĆØ mai voluta adagiare, nemmeno quando il marito ha aperto unāattivitĆ commerciale. Si ĆØ sempre rimboccata le maniche ritenendosi āparte attiva e produttiva della societĆ ā. Ha lavorato molti anni come manovale di cantiere rischiando la salute e la vita per mantenere i figli. A un certo punto si ĆØ trovata sola e in difficoltĆ ma non si ĆØ mai arresa. A Giada Rossa ha trasmesso un messaggio importante: āOgni donna ha risorse proprie e una ricchezza interiore che possono aiutarla durante le avversitĆ . Bisogna innanzitutto fare affidamento su noi stesse, sulle nostre capacitĆ ā. Ancora oggi Giada Rossa la ricorda come un grande esempio di coraggio.
Come ĆØ stato trattare in un romanzo temi che vanno dallāimmigrazione clandestina, al traffico di essere umani, per passare alla fede e al riscatto?
Queste sapienti Ā«strategie comunicativeĀ» tagliano fuori dal grande (per dimensioni, non per qualitĆ ) mercato editoriale numerose opere letterarie di valore (etico ed artistico), che rimangono marginalizzate, affidate alla generositĆ di piccole case editrici periferiche, che non hanno la forza di farle arrivare nelle vetrine delle librerie su una vasta area del Paese. Tutta una letteratura, che attinge specialmente ai succhi vitali del territorio, e che, in tal senso, definiamo Ā«regionalistaĀ», viene confinata al āpassaparolaā, allo slancio volontaristico di chi ama veramente la cultura e si impegna a farla circolare seppur in circuiti ristretti. CosƬ sembra finita la Ā«letteratura meridionalistaĀ», che ebbe il periodo di massima affermazione negli anni del Ā«neorealismoĀ» e, poi, dellāĀ«impegnoĀ».
Una delle āvittime sacrificaliā di questo āgioco al massacroā, ĆØ, a nostro avviso, Maria Teresa Liuzzo, radicata nella sua Calabria, che ha deciso di autoprodursi, dando vita ad una piccola casa editrice, A.G.A.R. di Reggio, con la quale stampa i suoi libri di poesie e di narrativa, compresi gli ultimi due romanzi, che fanno parte di una programmata Ā«trilogiaĀ» in via di completamento: ⦠E adesso parlo! (2019); Non dirmi che ho amato il vento! (2021). Siamo in presenza di Ā«romanzi di formazioneĀ», incentrati sul mondo dellāinfanzia sofferta, vissuta in terre desolate e condannate allāarretratezza culturale da tutta una serie di scelte storiche che costituiscono, nel loro insieme, la plurisecolare Ā«questione meridionaleĀ», sulla scia della migliore letteratura calabrese: La teda (1957), Tibi e Tascia (1959), Il selvaggio di Santa Venere (1977) di Saverio Strati e, soprattutto, La ragazza del vicolo scuro (1977) di Mario La Cava.
La specificitĆ ĆØ rappresentata, innanzitutto, dal fatto che lāautrice di questi due romanzi ĆØ una donna, una di quelle donne di Calabria che dimostrano di avere, al di lĆ dellāapparente fragilitĆ e ritrosia, una forte tempra di combattenti, in un mondo dominato dal maschilismo estremo, una grande ricchezza interiore, una poeticitĆ naturale che, poi, si trasfonde con perizia in arte. Possiamo dire che Maria Teresa Liuzzo si muove lungo la strada segnata da figure come Alba Florio (Scilla, 1910 ā Messina, 2011), poetessa calabrese sottostimata dalla critica ātogataā (ed oggi, purtroppo, quasi dimenticata), scoperta nel suo reale valore poetico da Antonio Piromalli, che, non a caso, ha voluto assegnare, nel 1993, alla Liuzzo proprio il Premio intitolato allāillustre conterranea. La Giuria era costituta, in quellāoccasione, da autorevoli studiosi: oltre a Piromalli, Mario Sansone, Giuliano Manacorda, Lucio Pisani, Toni Iermano. Lo stesso Piromalli ha incluso la Liuzzo nella sua monumentale Letteratura calabrese, procedendo, in tal modo, ad unāattivitĆ di storicizzazione e classificazione della sua opera.
Ai caratteri della Ā«poesia solitaria e drammaticaĀ» (la definizione ĆØ di Piromalli) della Florio sembra proprio ispirarsi Maria Teresa Liuzzo nei suoi versi e anche, per quel che ci riguarda più da vicino, nei due romanzi in questione. Protagonista di questi ultimi ĆØ una bambina, Mary, che giĆ allāetĆ di cinque anni scrive poesie e vive in una dimensione poetica la sua tragica esistenza, contrapponendo questa ricchezza interiore a un mondo cinico e crudele, che ĆØ quello del paese calabrese in cui ĆØ nata ed ĆØ costretta a vivere, ma ĆØ anche quello familiare, che rappresenta una sorta di Ā«microcosmoĀ» nel quale si riproducono tutte le brutture del Ā«macrocosmoĀ», costituito, per lāappunto, dallāambiente sociale paesano.
Maria Teresa Liuzzo rinuncia programmaticamente al mito, coltivato dal suo conterraneo Corrado Alvaro, di una Ā«necessaria realtĆ contadina ricca di valoriĀ» (Antonio Piromalli) e descrive il mondo paesano in tutta la sua istintiva violenza, nella sua brutalitĆ , primitivitĆ e bestialitĆ , quasi fosse una proiezione della dimensione del Ā«selvaggioĀ», del barbarico, dellāirrazionale, presente, secondo il Vico, lungo il percorso esistenziale dellāumanitĆ . La scrittrice si discosta dalla rappresentazione idillica del mondo contadino che ha nutrito tanta letteratura, non solo meridionale, accostandosi, per converso, ad opere che sono espressione di altre aree geografiche, come Paesi tuoi (1941) di Cesare Pavese e La malora (1954) di Beppe Fenoglio. Ricordiamo, in particolare, che nel citato romanzo pavesiano il protagonista, Talino, ha un rapporto incestuoso con la sorella Gisella e la uccide piantandole un forcone nella gola. Tutto il mondo contadino langarolo descritto da Pavese in Paesi tuoi, cosƬ come quello de La malora fenogliana, ĆØ dominato da una cieca violenza istintiva e primordiale.
La religiositĆ di cui ĆØ portavoce Maria Teresa Liuzzo, attraverso il personaggio letterario di Mary, ĆØ quella popolare, una religiositĆ elementare, ma fortemente sentita, radicata nellāĀ«ioĀ», che ha lontane scaturigini, ctonie ed ipoctonie, nellāanimo delle persone buone, che, di fatto, costituiscono unāalternativa etica al Ā«mondo vile ed infernaleĀ» (per dirla con Cesare Pavese) che le circonda. Eā stato osservato da una parte della critica il legame che esiste nei romanzi della Liuzzo tra religiositĆ e sentimento poetico che fa da sfondo, nonostante si tratti di opere in prosa. Il legame tra religione e poesia non ĆØ casuale, rimonta nei secoli, ed ĆØ proprio della cultura popolare. Giuseppe Bonaviri, in unāintervista, ha ricordato che al suo paese, Mineo, cāera una rocca, chiamata la Ā«Pietra della poesiaĀ», davanti alla quale nei secoli si incontravano i poeti popolari per recitare i loro versi. Bonaviri dice che si tratta di uno dei luoghi Ā«miticiĀ» in cui il mondo terreno ĆØ collegato a quello sotterraneo, dal quale promanano onde gravitazionali che generano benessere spirituale per gli uomini (e ispirazione poetica), tanto che in questi luoghi spesso sorgono i templi o le chiese.
Certo lāopera letteraria di Maria Teresa Liuzzo dimostra abilitĆ tecnica, conoscenze āprofessionaliā, capacitĆ di usare le regole della Ā«narratologiaĀ», di procedere alternando Ā«prolessiĀ» ed Ā«analessiĀ», di intrecciare i piani narrativi, pur nellāambito di un andamento perlopiù paratattico, ma al fondo sta questa religiositĆ pura, semplice, espressione di poesia spontanea, cristallina, limpida, che ĆØ radicata nellāanimo popolare e che ha una dimensione Ā«miticaĀ», che sprofonda nel Ā«misteroĀ».
Vogliamo, infine, evidenziare lo spessore psicologico di cui lāautrice ha dotato il personaggio di Mary, che le ha permesso di non rimanere prigioniera del Ā«bozzettismoĀ», che rappresenta un limite a cui non ha saputo sottrarsi lo stesso Corrado Alvaro, al pari di tanti altri scrittori meridionalisti e regionalisti, in quanto quello che viene considerato il suo capolavoro, Gente in Aspromonte (1930), risente del Ā«naturalismoĀ», per lāappunto, bozzettistico che inficia la letteratura Ā«realisticaĀ» italiana degli anni Trenta del Novecento, al quale ha saputo, per converso, porre rimedio, nelle sue forme migliori, il Ā«neorealismoĀ» letterario dellāimmediato secondo dopoguerra, anche per la sua capacitĆ , in autori come Pavese, di innestare il Ā«mitoĀ» sul ceppo della Ā«realtĆ Ā» (Enzo Siciliano).
Carmen ha 15 anni. Carmen con la sua valigia di cartone parte per lāArgentina, quella di Perón, lasciandosi alle spalle le Asturie. Nella casa dāinfanzia, la ragazza lascia la mamma e i fratelli e questa partenza sarĆ per lei un distacco che pianterĆ nel suo animo segni indelebili. Carmen ĆØ la protagonista di āMamĆ”ā, romanzo di Jorge FernĆ”ndez DĆaz, tradotto per Nutrimenti editore da Letizia Sacchini e Andrea Monti. Arrivata in Argentina, la giovane si troverĆ a vivere con una zia paterna e suo marito e, nonostante la vita comincerĆ lentamente ad andare un poco meglio, per lei sarĆ del tutto impossibile risanare quello strappo che lāha costretta a lasciare il suo pesino incastonato tra i monti della Spagna. A raccontare la storia di Carmen ĆØ Jorge, autore del romanzo e figlio della protagonista. Quello che colpisce ĆØ come Carmen sia la rappresentazione classica della figura del migrante che sale su una nave (in questo più per volontĆ altrui che per sua) alla ricerca di una possibilitĆ di vita migliore. Carmen infatti vive nella realtĆ della Spagna dei primi anni Quaranta, quando al guerra civile che ha dilaniato al terra ĆØ finita da poco. La madre, che ha altri figli oltre alla protagonista, la obbliga a partire per garantirle una vita migliore, dove povertĆ e fame non ci saranno più (ma sarĆ vero poi?) e le promette che appena potranno, andranno da lei. Peccato che per Carmen questa promessa resterĆ un sogno, un miraggio lontano, e lei, da sola, affronterĆ lāinserimento nella vita nel nuovo mondo dove diventerĆ grande, andrĆ a scuola e troverĆ marito. Un stabilitĆ e una identitĆ ricostruite a fatica, che verranno messe in crisi quando i suoi figli e nipoti, a causa anche del collasso economico argentino decideranno di andarsene (scappare sarebbe più adatto) da Buenos Aires. Per Carmen sarĆ un salto indietro nel tempo, in quella partenza da incubo di tanti anni prima che le cambiò per sempre l’esistenza. Quello che colpisce del libro ĆØ la capacitĆ narrativa di Jorge FernĆ”ndez DĆaz di narrare la madre in modo realistico, ordinato dal punto di vista cronologico, ma anche emotivo, proprio per andare ad indagare i luoghi interiori della sua anima e la destabilizzazione che il cambio di vita, terra e emisfero scatenarono nella donna. Altro aspetto interessante ĆØ quella sensazione di perenne esilio che attanaglia in modo costante la donna, quel suo non sentirsi mai parte di un mondo fino in fondo. Un stato emotivo comune a molti migranti e quando Carmen arriva vicina allāequilibrio, esso viene messo in crisi da una nuova partenza. Jorge FernĆ”ndez DĆaz in āMamĆ”ā narra due storie in parallelo e intrecciate tra loro. Da una parte, cāĆØ la vicenda della madre e della sua famiglia divisa in continenti e più le emozioni raccontate grazie a unāaccurata ricostruzione genealogica, storica e emotiva. Dallāaltra parte, sulla scia del vissuto della propria famiglia, lāautore narra le trasformazioni e i cambiamenti storici della Spagna e dellāArgentina. Un raccontare storie di vita che in āMamĆ”ā di Jorge FernĆ”ndez DĆaz Ā dimostrano quanto la Storia e le storie di gente comune si intreccino in modo indissolubile, magari non nei libri di scuola, ma nelle vite di coloro che la storia la vivono ogni giorno. Ā
Domenico Wanderlingh lavora per una societĆ di gestione del risparmio. Dopo aver autopubblicato due romanzi e unāantologia di racconti molto apprezzati sul web esordisce adesso in libreria con questa indagine poliziesca inedita.
Quando Abdullahi parte da Mogadiscio ha 19 anni. Alle spalle si lascia una nazione nel pieno di una guerra civile in cui ĆØ difficile capire le forze in campo e vedere una speranza oltre agli attentati e alla distruzione. La sua idea ĆØ raggiungere un posto in cui poter studiare e mettere da parte qualche soldo che serva a dare un futuro a lui e ai suoi fratelli. Il viaggio che affronta passa attraverso lāinferno del Sahara, la Libia e un attracco a Lampedusa dove verrĆ accolto e caricato su un aereo per la destinazione che qualcuno ha pensato per lui: la provincia di Torino. Comincia da qui la nuova vita di Abdullahi, a Settimo Torinese, dove diventa un cittadino attivo dedicandosi al lavoro di mediatore culturale e impegnandosi nelle scuole dove ha incontrato migliaia di studenti per parlare di migrazioni, accoglienza, culture, popoli, diritti. Nel 2016 diventa cittadino italiano.
Tra gli obiettivi più importanti raggiunti da Abdullahi, ci sono il Festival dellāEuropa e del Mediterraneo a Ventotene e lāassociazione Generazione Ponte con la quale fa dialogare i ragazzi somali con quelli italiani, per scambiare punti di vista ed esperienze, guardando allāEuropa come luogo del possibile. Dopo tredici anni, Abdullahi si sta preparando a tornare in Somalia con alcune borse di studio per i ragazzi di Mogadiscio che ancora devono costruire il proprio mondo.
Il libro ĆØ una storia e un punto di partenza, pensato anche come strumento didattico, che unisce il racconto di un viaggio e la bellezza di un approdo, la paura per un futuro difficile da immaginare e la gioia di lavorare per migliorare la vita degli altri.
Abdullahi Ahmed, nato a Mogadiscio nel 1988, ĆØ arrivato in Italia nel 2008. Oggi ĆØ cittadino italiano e ideatore del Festival dellāEuropa e del Mediterraneo a Ventotene, un racconto collettivo di pratiche vincenti per superare il razzismo e la discriminazione e promuovere una cultura europea fondata sui valori della pace e dellāaccoglienza. Uno degli obiettivi del Festival ĆØ portare sullāisola la voce di rifugiati e richiedenti asilo.
Alessandro lavora in un SerT e sul lavoro ha il vizio di affezionarsi troppo ai pazienti. La sua ex, Emma, lāha lasciato per un altro. Ogni sera va a trovare il padre ricoverato in una struttura per anziani, anche se per il genitore, che lui vada o non vada, non fa alcuna differenza. Non lo riconosce nemmeno e vive solo nel rimpianto dellāamata moglie Ada. Sua madre
Alessandro va a trovare il padre per tacitare i sensi di colpa e fatica a staccarsi da Emma e dalla fede che porta al dito. Ć un pasionario in tutto. Ma la sua vita deve cambiare e si trova costretto a comprare una casa sua e a creare uno stacco netto con la ex, anche se non vorrebbe. E qui il destino ha qualcosa in serbo per lui. Sarah arriva quando meno se lāaspetta. In un momento delicato, dopo la morte di un paziente a cui era sinceramente affezionato. Si incontrano di sfuggita in un negozio di dischi. Lei senza volere gli scippa il disco che cercava da anni. Il tempo di inseguirla e di vederla sparire dietro lāangolo che la ritrova dal notaio al momento del rogito. Ć lei la proprietaria dellāappartamento che sta per comprare. E per Alessandro ĆØ un colpo di fulmine. Nei giorni a seguire se la ritrova più volte sotto casa. Sarah con la H dice di avere nostalgia del suo vecchio appartamento. Lui la fa entrare. Fanno lāamore. Ma saranno davvero i batticuori di cui Alessandro ha tanto bisogno? La sua vita cambia drasticamente e passare dalla felicitĆ al dolore ĆØ un niente. Ma fino a che punto siamo disposti ad arrivare per amore?
Un susseguirsi di emozioni in crescendo trascineranno il lettore a un finale inaspettato. Dopo il successo di Mio padre era comunista ecco di nuovo la bella scrittura di Luca Martini in una storia personale e sensibile. Una scrittura che ti fa sentire a casa.
Luca Martini – Bologna – 1971 – presente in numerose antologie e riviste letterarie – ĆØ autore di romanzi, poesie, racconti, monologhi teatrali e favole illustrate. Ha pubblicato i romanzi: Mio padre era comunista, Il tuo cuore ĆØ una scopa, le raccolte di racconti: Lāamore non cāentra, Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili, Il nostro due agosto e ha curato le antologie: Vinyl – Storie di dischi che cambiano la vita con Gianluca Morozzi e On The radio – Storie di radio, DJ e rockānāroll con Barbara Panetta.
La casa editrice Il Castoro amplia il suo sguardo sull’immaginario fantastico per un pubblico giovane e non solo, proponendo una graphic novel recente sulle origini di Wonder Woman, in quest’anno senza fiere del fumetto e dove non si sa quando uscirĆ il secondo capitolo cinematografiche delle avventure di quella che ĆØ un’icona femminista per antonomasia.
Nell’attesa, ĆØ senz’altro interessante immergersi nelle nuove avventure della principessa delle Amazzoni, raccontate in un’ottica diversa rispetto alle storie che si sono succedute da William Moulton Marston in poi, in un universo creato da tre donne, tra storia, disegni e adattamento.
Nella storia raccontata nel volume troviamo Diana, desiderosa di mettersi alla prova con le sue leggendarie sorelle guerriere, sull’isola di Themyscira: ad un certo punto però trasgredisce la legge delle amazzoni, salvando una mortale, Alia Keralis, ragazza alla deriva nel mare intorno all’isola e a rischio di vita.
Alia però non ĆØ una semplice ragazza del mondo esterno, ĆØ una Warbringer, discendente diretta di Elena di Troia, destinata a provocare un’era di guerre e catastrofi.
Sulle sue tracce, ci sono infatti varie fazioni, mortali e divini, che vogliono o ucciderla o impossessarsi di lei per usarla come arma: Diana e Alia si trovano a dover fuggire insieme per cercare di salvare i loro mondi.
Una storia indipendente rispetto alle altre su Wonder Woman uscite anche in tempi recenti, capace di rifondare un personaggio e un universo, ricordando i forti legami con l’immaginario dei miti e non dimenticando le sapienti mescolanze tra universi diversi del fantastico che sa fare, per esempio, un Neil Gaiman, a cui lo stile grafico si rifĆ in vari punti. Wonder Woman Warbringer ĆØ senz’altro per le nuove generazioni, che hanno conosciuto il personaggio grazie al film con Gal Gadot, ma piacerĆ anche ai fan più anziani, quelli che ricordano i telefilm con Linda Carter e la stagione di fumetti di DC Comics dei decenni passati, testimoniando come certi personaggi sappiano reincarnarsi sempre in mille nuove vite e avventure.
Del resto, la forza dei super eroi e super eroine dei comics ĆØ proprio quella di vivere nuove storie grazie ad autori e autrici che, in ogni generazione, continuano a raccontare le loro gesta guardando anche al mondo di oggi e ai suoi cambiamenti e sapendo sempre appassionare fan vecchi e nuovi.
Leigh Bardugo ĆØ autrice bestseller del New York Times con i suoi racconti brevi e romanzi fantasy di enorme successo, tra cui la serie fantasy Grishaverse che ha venduto oltre tre milioni di copie nel mondo. Ć nata a Gerusalemme, cresciuta nella California del Sud, e si ĆØ laureata allāuniversitĆ di Yale. Ora vive e scrive a Los Angeles. Louise Simonson scrive fumetti su mostri, fantascienza, supereroi, e personaggi fantasy. Ć autrice di molti titoli bestseller per Marvel e DC Comics. Ha scritto anche molti libri per bambini. Ć sposata con il fumettista Walter Simonson e vive vicino a New York City. Kit Seaton ĆØ cresciuta nutrendosi di fumetti, cartoni animati e tonnellate di fiabe illustrate. Ha fatto molti lavori prima di trovare finalmente la sua strada come fumettista. Ha conseguito un master in illustrazione e ha insegnato in diverse universitĆ . Divide casa con il suo gatto Gus e un cagnolino di nome Panya nellāentroterra nord-occidentale.
Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona ĆØ questa! In tutta lāInghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto cosƬ totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione.
Che tipo interessante!
Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi cosƬ sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto.
«Signor Heathcliff!» dissi.
Per tutta risposta, un cenno con la testa.
Ā«Sono Lockwood, il suo nuovo affittuario, signore. Mi onoro di renderle visita appena arrivato, per esprimere la speranza di non averla disturbata con la mia insistenza nel chiedere in affitto Thrushcross Grange. Ieri ho sentito dire che lei pensavaā¦Ā»
Ā«Thrushcross Grange ĆØ roba mia, signoreĀ» māinterruppe, con un fremito. Ā«Non permetterei a nessuno di disturbarmi, se potessi impedirlo. Entri!Ā»
Quellāāentriā fu pronunciato a denti stretti, e con un tono che significava āvaā al diavolo!ā. Perfino il cancello su cui si appoggiava non manifestò alcun movimento in sintonia con le parole. Credo che proprio questa circostanza mi spinse ad accettare lāinvito: sentii interesse verso un uomo che sembrava ancora più esageratamente riservato di me.
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