Sabato 17 ottobre ha aperto a Torino, in via Reiss Romoli 49 bis, il Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza, nella sua nuova e definitiva sede. Si tratta del primo Museo in Italia e in Europa (e forse anche al mondo) dedicato all’immaginario fantastico in tutte le sue forme, fantascienza, fantasy, horror e gotico visti nella letteratura, al cinema, nei fumetti, nei telefilm, nei videogiochi, nell’illustrazione.
Dalle 16 in poi quindi appuntamento in quella che è una ex scuola diventata centro di attività culturali nella Circoscrizione 5 per i saluti istituzionali e la scoperta delle varie anime del Museo: si presenteranno i murales realizzati fuori dall’artista XEL del MAU, museo di arte urbana, il progetto Videogamelab dedicato ai videogiochi, la GAF, Galleria d’arte fantastica che ospiterà personali di artisti visivi dedicati all’immaginario inerente il Museo, i gruppi di cosplayer Fausto Avaro Duke Fleed Italian impersonator & Go Nagai Cosplay Group e The Avengers Italian Division, le collaborazioni con altre realtà come il TOHorrorFilmFest.
Il Mufant si snoda su mille metri quadri di esposizione, che comprendono due sale per le mostre temporanee, una stanza dedicata alla prefantascienza, con un occhio di riguardo per la letteratura da Jules Verne a Yambo passando per Salgari e Luigi Motta, due saloni che ripercorrono la storia del fantastico in tutte le forme espressive con varie teche tematiche su argomenti quali la narrativa gotica, le serie tv di culto, gli anime giapponesi, uno spazio su Star Wars e uno su Star Trek, intitolato ad Alberto Lisiero, fondatore dello STIC, il club italiano, recentemente scomparso, una sala proiezioni e dibattiti. La mostra temporanea ospitata da sabato è Il Futuro Immaginario, la prefantascienza dal Settecento al Novecento, con materiale prestato da Piero Gondolo della Riva, esperto di Jules Verne e delle visioni del passato nel futuro.
All’interno del Mufant trova spazio anche una Biblioteca, dedicata al fantastico in tutte le sue accezioni, con narrativa, saggistica, fumetti, riviste, audiovisivi. Nella narrativa trova posto una collezione abbastanza esauriente degli Urania, ma anche collane come quella della Nord e della Libra, mentre la saggistica comprende libri sull’astronomia, la conquista dello spazio, il cinema, i telefilm, i fumetti, l’illustrazione, la sociologia, il mito, il folklore. Inoltre, non mancano fumetti Marvel, DC Comics, di case editrici indipendenti, manga, italiani a cominciare da quelli di Sergio Bonelli, riviste italiane e straniere inerenti fantascienza, fumetto, fantasy, misteri e astronomia, dvd e vhs di film di ieri e di oggi di genere, serie tv, cinema d’animazione, documentari. La Biblioteca, che sarà prevalentemente di consultazione e non di prestito, come la Mario Gromo del Museo del cinema, sarà intitolata nella giornata di sabato a Riccardo Valla, studioso, traduttore e curatore di numerose collane di fantastico, entusiasta del Mufant fin dalla prima ora, scomparso nel 2013.
Il Mufant sarà aperto poi dal giovedì alla domenica dalle 15 alle 19, lunedì e martedì su prenotazione e da gennaio sarà inserito nel circuito Abbonamento Musei Torino Piemonte. Per informazioni i contatti sono via mail mufant2013@gmail.com, via Internet http://www.mufant.it (ci sarà poi anche un sito per la Biblioteca Valla), via Facebook Stella Mufant.
Archive for the ‘Segnalazioni’ Category
:: Arriva a Torino il Mufant, museo del fantastico, a cura di Elena Romanello
23 ottobre 2015:: Torna a Torino Portici di carta a cura di Elena Romanello
9 ottobre 2015Sabato 10 e domenica 11 ottobre si rinnova anche quest’anno a Torino l’appuntamento con Portici di carta, la kermesse letteraria che trasforma il centro storico sotto la Mole in una gigantesca libreria all’aperto, tra piazza Carlo Felice, via Roma, piazza San Carlo e piazza Castello.
L’edizione di quest’anno è la nona, realizzata come sempre dal Salone Internazionale del Libro, promossa da Città di Torino e Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, realizzata con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione Crt e la partecipazione dei librai piemontesi coordinati da Rocco Pinto, titolare de Il ponte sulla Dora in via Pisa, una delle librerie indipendenti più vive e vitali di Torino.
I portici subalpini saranno anche quest’anno piacevolmente invasi da oltre 120 librerie indipendenti, di catena, remainders, d’antiquariato, e da una quarantina di piccoli e medi editori piemontesi. Purtroppo da diversi anni a Torino si registrano chiusure di librerie, tra le ultime vittime ricordiamo FNAC, Coop, Millevolti, la libreria Giolitti, ma per fortuna c’è sempre una buona partecipazione a questo evento che è diventato uno dei più amati dai bibliofili non solo torinesi.
Librerie ed editori sono organizzati in diciotto aree tematiche, mentre piazza Carlo Felice ospita un’edizione straordinaria de Il Libro ritrovato, il mercatino di ogni prima domenica del mese.
Non mancano in parallelo gli inconti con gli autori, le presentazioni e le tavole rotonde, oltre che lo spazio per ragazzi: quest’anno il loro teatro è cornice l’Oratorio di San Filippo Neri in via Maria Vittoria 5. Gli ospiti di quest’anno vedono i nomi di Arturo Brachetti, Alessandro Barbero, Paolo Cognetti, Giuseppe Culicchia, Fabio Geda, Antonio Manzini, Paola Mastrocola, Vittorio Nessi, mentre si ricorderanno Sebastiano Vassalli e Luca Rastello.
Portici di carta ripropone anche le passeggiate letterarie (con prenotazione obbligatoria a passeggiate@salonelibro.it) e lo spazio dedicato al Concorso Lingua Madre. In parallelo si svolge in piazza Carlo Alberto il festival dell’Oralità popolare, dove ci sarà anche un estratto della Biblioteca di Tullio de Mauro, con libri in consultazione davvero unici e utili.
Il programma completo è nel sito ufficiale http://www.porticidicarta.it/
:: Festival e Premio Rodari
25 settembre 2015
Il 23 ottobre si terranno a Omegna, città natale di Gianni Rodari, il Festival di Letteratura per Ragazzi e il Premio Rodari. Iniziative che mi sembra simpatico segnalare per il mio debito di riconoscenza verso Rodari. Se da piccolina ho imparato ad amare i libri è un po’ merito suo e quindi ecco parte del comunicato stampa che ho ricevuto:
I sogni dei bambini non finiscono mai. Il 23 ottobre 2015 prende il via la seconda edizione del Festival di Letteratura per ragazzi Città di Omegna, all’interno del quale, sabato 7 novembre verranno premiati i vincitori del Premio Rodari 2015, un premio che assegna il prestigioso riconoscimento ad autori e illustratori che con la loro arte proseguono nel segno di Gianni Rodari l’opera di incantare con storie fantastiche e poetiche.
Per questa edizione, per le sezioni albi-illustrati e fiabe e filastrocche, la giuria del Premio, presieduta da Pino Boero e composta da Maria Teresa Ferretti Rodari, Walter Fochesato, Anna Lavatelli e Alessandro Buzio, ha selezionato i due vincitori e assegnato anche tre menzioni speciali.
Mentre per la sezione teatro, una giuria, composta da ottanta ragazzi delle scuole cittadine, ha assegnato il Premio alla Compagnia Teatrale Il Dottor Bostik di Torino.Con il titolo “H2rOdari – i racconti si trovano… nuotando sott’acqua” Gianni Rodari torna a casa.
Durante la kermesse sarà possibile anche visitare una mostra che raccoglie una grande quantità di scritti originali; tra le opere presenti, inedita al grande pubblico, c’è la poesia che Rodari scrisse al suo maestro in terza elementare, primo segno del suo futuro talento.
Giovanni Francesco Rodari, in arte Gianni Rodari, nasce il 23 ottobre 1920 a Omegna, sul Lago d’Orta.
Nel 1937 si diploma maestro, poi si iscrive all’Università Cattolica di Milano che lascia dopo pochi esami.
Durante la guerra milita nella resistenza lombarda e dopo il 1945 inizia la carriera giornalistica, scrivendo per il giornale ciclostilato Cinque punte, dirigendo poi L’Ordine Nuovo e approdando in seguito alla redazione milanese de L’Unità dove diventa responsabile della rubrica La domenica dei piccoli.
Collabora con Paese Sera, con la BBC e con la Rai, come autore della fortunata trasmissione per bambini Giocagiò. Nel 1968 accetta l’offerta di Giulio Einaudi a collaborare con la sua casa editrice e nel 1970 vince il premio Hans Christian Andersen, primo scrittore italiano a riceverlo. Nel 1973 pubblicò il saggio La grammatica della fantasia, considerato ancora testo formativo per insegnanti ed educatori per ragazzi. Si spegne a Roma il 14 aprile del 1980. La sua opera ha inaugurato una nuova stagione per la letteratura italiana per l’infanzia mutandone profondamente il segno e aprendo una nuova epoca.
Info e social:
cultura@comune.omegna.vb.it
http://www.comune.omegna.vb.it
https://www.facebook.com/festivalrodari
https://instagram.com/explore/tags/premiorodari/
:: BookCrossing – Prima tappa: Torino, 25 settembre 2015
25 settembre 2015Allora ci siamo, ecco la prima tappa del nostro BookCrossing Day, il libro che vedete nell’immagine è stato liberato questa mattina verso le 10 su una panca di pietra del Piazzale Monte dei Cappuccini di Torino. Sul retro ho incollato le istruzioni che sono poche e semplici: chi lo trova è invitato a leggerlo e a liberarlo a sua volta in una piazza, possibilmente di un’altra città, naturalmente fotografandolo come ho fatto io e mandandomi la foto all’indirizzo email del blog. Aprirò una pagina e posterò tutte le foto con le tappe. Non siete curiosi come me di vedere dove arriverà?
[Ora sulla panca non c’è più, quindi qualcuno l’ha preso. Siamo fiduciosi di potere postare a breve la seconda tappa].
Aggiornamento: il nostro gioco finisce qui, il libro è stato preso ma non è stato compreso lo spirito di questa specie di caccia al tesoro. Nessuno mi ha mandato la foto della seconda tappa. Un po’ di amarezza c’è ma che dire, magari ne avvierò uno nuovo, organizzandomi meglio. Grazie a tutti per aver aderito con entusiasmo all’iniziativa.
:: Dal 27 agosto “Quello che non uccide” di David Lagercrantz (Marsilio, 2015), quarto capitolo della saga Millenium
12 agosto 2015L’attesa sembra stia per finire (sempre che qualche colpo di scena non blocchi tutto all’ultimo minuto) il 27 agosto esce in contemporaea mondiale, – in Italia per Marsilio-, Quello che non uccide (titolo originale Det som inte dödar oss), quarto capitolo della saga Millenium, questa volta non più scritto da Stieg Larsson (con la collaborazione della compagna Eva Gabrielsson) ma da David Lagercrantz.
Tutto è avvolto dalla massima segretezza, forse paragonabile a quella durante gli studi sulla macchina Enigma a Bletchley Park, ma qualcosa è trapelato, a patto di conoscere lo svedese.
Innanzitutto sappiamo che sarà un tomo di 500 pagine, in piena tradizione Larsson, che la copertina almeno dell’edizione italiana è questa affianco, che le strade di Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander si rincontreranno, lei sempre impegnata nel suo ruolo di hacker e lui a cercare scoop, che ci sarà un professore principale autorità nella ricerca sull’ Intelligenza artificiale pronto a fare scottanti rivelazioni. E poi ci saranno Erica Berger, Holger Palmgren, l’ispettore Jan Bublanski, Sonja Modig, e molti altri, insomma tutto il cast letterario che i fan della serie hanno imparato ad amare.
Trovata pubblicitaria, frutto del marketing più estremo o libro di reale spessore letterario? Beh mancano pochi giorni per svelare questo mistero dell’estate. Non è sicuramente le prima volta che una serie iniziata da un autore, che nel frattempo è morto, è continuata da un altro scrittore, anche se questa volta tra beghe legali, risse tra eredi, e scrupoli morali, tutto assume un sapore più amaro.
Delle 200 pagine di Larsson per l’abbozzo del “suo” quarto capitolo David Lagercrantz non se ne è servito (come poteva?) è tutto insomma farina del suo sacco. Ma vediamo di saperne di più di David Lagercrantz. Innanzitutto è nato nel 1962, qualche anno dopo Larsson che era del 54, è un giornalista e uno scrittore. Ha debuttato nel 1997 con un libro sull’ ascesa del Monte Everest dell’avventuriero svedese Goran Kropp. Il suo romanzo più recente Syndafall i Wilmslow ha per protagonista lo scienziato britannico Alan Turing famoso per aver lavorato per il controspionaggio inglese e aver decifrato la macchina Enigma dei tedeschi, personalità che forse l’ha ispirato per il personaggio di Frans Balder. Il suo più grande successo è un libro su Zlatan Ibrahimovic, Io sono Zlatan, che è uscito nel 2011.
Il libro, come tutti voi, naturalmente non ho avuto modo di leggerlo, ma il titolo mi ha fatto sorridere e ricordato una frase che diceva sempre mia nonna: “Quello che non ammazza ingrassa“. Modo di dire più grezzo di “Quello che non mi uccide, mi fortifica” di Friedrich Nietzche. A risentirci allora dopo il 27 agosto.
:: Al via il Festival ‘Il Libro possibile’ di Polignano a Mare, a cura di Elena Romanello
10 luglio 2015Dall’8 al 13 luglio torna a Polignano a Mare, in Puglia, il festival letterario Il libro possibile, giunto alla tredicesima edizione.
Ogni sera, alle 20 e 30 sono previsti incontri a ingresso gratuito con varie personalità letterarie, nell’ottica di mettere il libro in piazza: quest’anno si prevedono 100mila visitatori, italiani e stranieri, con 350 ospiti e 150 interventi, per coinvolgere un borgo a strapiombo sul Mediterraneo, in piena estate, con un modo per completare la propria vacanza partendo dai libri e proponendo incontri, conferenze, reading, spettacoli, lection magistralis, tavole rotonde sugli argomenti più disparati.
In questa nuova edizione sono previste alcune novità, come la presenza di carri del Carnevale di Putignano che celebrano il mondo dei libri, lo spazio Libri verdi dedicato ai bambini con laboratori creativi, interventi e un reading con Geronimo e Tea Stilton
Tra gli ospiti ci sono Luca Bianchini, Pietrangelo Buttafuoco, don Luigi Ciotti, Carlo Freccero, Nino Frassica, Gabriella Genisi, Michela Marzano, Paolo Mieli, Ferzan Ozpetek, Federico Rampini, Lidia Tavera, Katia Ricciarelli, Farian Sabahi, Vittorio Sgarbi, Luca Telese, Marco Travaglio, Roberto Vecchioni. Tra gli eventi da segnalare l’11 la presenza del segretario della CGIL Susanna Camusso e il reading su Pasolini di Nichi Vendola.
Per il programma completo visitare il sito www.libropossibile.com
:: Liberi di Scrivere al Salone Internazionale del Libro di Torino 2015 – tra il quarantennale della morte di Pasolini, piccoli editori e modernità, a cura di Federica Guglietta
19 Maggio 2015Piccola premessa a quest’articolo (no, scherzo, chiamatelo post, sproloquio, riassuntone, fate un po’ come volete) straordinariamente di parte (e c’era da aspettarselo): io amo i libri, ma generalmente odio le fiere. Di qualsiasi tipo.
Per quale motivo?
La gente, il rumore, gli spintoni, il vociare, le code, il caldo, gli altoparlanti, l’aver dimenticato il trolley vuoto da riempire di libri, perdersi incontri con scrittori e/o su vasti ambiti dell’editoria vecchia e nuova, così come ci si perde fisicamente in uno spazio enorme, per fortuna ben organizzato. Non stiamo parlando di un evento letterario così come si parla della prima sagra di paese che potrebbe balenarvi in mente, sia chiaro.
Insomma, il Salone Internazionale del Libro di Torino al Lingotto Fiere, giunto ormai alla sua XXVIII edizione (dal 14 al 18 maggio 2015), è un evento imperdibile.
Eppure io non ci ero mai stata.
Quest’anno, grazie alla mia collaborazione con Liberi di Scrivere, ho avuto modo di partire ed esserci, almeno per un giorno.
Vi racconto com’è andata.
Sabato 16 maggio. Mattina.
In programma una miriade di cose da fare, vedere, leggere e, perché no, comprare.
Meno male che, per facilitarci le cose, il SalTo2015 è stato organizzato in modo tale da essere girato senza paura di perdersi, non avevamo bisogno di bussole, mappe e navigatori: l’App ufficiale dell’evento si dimostrata in grado di fare da Cicerone senza intoppo alcuno.
Una gigantesca fiera dell’editoria, quindi. Grandi e piccoli editori si incontrano e si scontrano, non si si incrociano quasi mai. I grandi nomi acclamatissimi, gli emergenti hanno avuto la fortuna di farsi conoscere di più o se ne stanno lì con l’amaro in bocca.
Alla base di tutto c’è la commercializzazione della cultura. In tutti i settori. Quella cultura che dovrebbe essere alla portata di tutti viene, se si può dire, mercificata.
Cosa ci vai a fare alla Fiera del Libro, se poi pensi queste cose? – direte voi. Ci sono andata per gli eventi, gli incontri e la possibilità di scambio di idee. Niente di più. I grandi editori dovrebbero limitarsi un pochino, i piccoli, al contrario, dovrebbero imparare a cacciar fuori un po’ gli artigli. Soprattutto attraverso i social, grande mezzo per far conoscere il proprio lavoro dappertutto. Molti sottovalutano questo aspetto… e fanno male.
Altra parentesi criticona a parte, per me è stata una bellissima esperienza dal punto di vista formativo e professionale e spero di ripeterla anche in futuro.

Infatti, da brava neofita di un evento di tale portata, avevo riempito la mia to do list di mille, ma che dico, diecimila eventi, incontri e conferenze. Della serie: o tutto o niente.
Qualche esempio?
L’incontro con Marco Santagata sui 750 anni dalla nascita di Dante, quello su Moravia, Calvino e Sciascia, un altro incontro su Dante, con Dante, per Dante, un workshop su scrittori e social network e un altro sullo storytelling digitale… e ancora un altro sul mondo dei blogger e del selfpushing, per non parlare di quello sulla distribuzione degli e-book messa in relazione al mondo dell’editoria cartacea… e, quel giorno, poi c’erano Alberto Angela, Daria Bignardi e tanti altri.
Mancando, purtroppo, del dono dell’ubiquità ho scelto col cuore e ho assistito all’incontro tenuto alle 17 in nella Sala Rossa, quello su Pasolini fuori dal mito. Fila chilometrica e conseguente sala gremita di gente. Quella sala di un bel rosso acceso che tanto sarebbe piaciuto allo stesso P.P.P.
A fare da relatori c’erano Lidia Ravera, scrittrice e giornalista, madrina del SalTo2015, assessore alla Cultura della Regione Lazio e membro della Commissione tecnico-scientifica che ha il compito di promuovere e coordinare le iniziative culturali in ricordo di Pasolini a quarant’anni dalla sua scomparsa; così come fa parte della stessa commissione Walter Veltroni, ora regista e scrittore, ma con una lunga carriera politica alle spalle, in cui ha avuto anche il privilegio di conoscere il Pasolini ideologo da vicino negli anni ‘70; presente anche Walter Siti, curatore dell’opera omnia di Pier Paolo Pasolini per la collana I Meridiani (Mondadori), di cui scrive anche l’introduzione; last but not least, la relatrice anagraficamente più giovane, Chiara Valerio, scrittrice e critica letteraria.
Al centro dell’intera conferenza c’era la figura di Pasolini come quella di scrittore più discusso che letto e più ammirato che amato. Questo a causa della risaputa aggressione del tutto pasoliniana verso l’altro da sé, del suo essere un classico – non classico perturbante e moderno. Più moderno dei moderni.
Pasolini amava la verità, in tutte le sue forme.

Non si sarebbe mai fatto seppellire dalla benevolenza dei trapassati.
Secondo Lidia Ravera, l’opera tutta di P.P.P. non è da considerarsi un classico, è sì immortale, ma ancora si dimostra divisivo. Più che un classico, è diventato un brand: da una parte per la sua rappresentazione delle borgate romane, dei ragazzi di vita, dell’opinione pubblica, della tanto amata campagna friulana e dall’altra parte per la sua “preveggenza” ideologica e sociale e per il suo pensiero sempre fuori dal coro. Figura intellettuale “postumamente post moderno”, è capace di esibire la sua vita e la sua omosessualità. Anche queste due caratteristiche fanno parte della sua verità.
Walter Siti considera P.P.P. un artista completo: sicuramente come scrittore non è stato il migliore della sua epoca. Era diventato più un’icona pop, poco letto, ma apprezzato molto più per il suo cinema. Altra peculiarità dell’uomo Pasolini era la sua onnipresente inquietudine: non stava mai fermo, non era mai soddisfatto. Da solo cominciò la sua battaglia contro i media, come un titano puramente intellettuale. Tuttavia, non va idealizzato: nelle sue convinzioni, molte volte, aveva anche torto e, a metà degli anni ’60, scatenò non poche polemiche, come quella mossa contro il suo cinema dai semiotici, sulla sua concezione di Dante mossagli da Segre e sull’aborto. Inoltre, all’inizio del suo operato, non era il Pasolini coraggioso degli ultimi anni, ma ha saputo reagire solo quando venne toccata la sua opera. Anche il suo profetismo si rivelò tante volte inesatto, come quando in Betulle Nane immaginò l’URSS come un posto piacevole per vivere a vent’anni da quella parte.
Si interessava al mondo per capire se stesso, come se fosse per lui un bisogno fisico e carnale: “Io non riesco a respirare, se il mondo diventa così brutto.”, in quest’affermazione è racchiusa anche buona parte della sua visione politica.
Pasolini provava uno spropositato amore per il dubbio, le certezze non esistono, non sono altro che figlie del dubbio.
Walter Veltroni incontra per la prima volta Pasolini alla sezione del PCI di via Scarlatti a Roma, al comitato di base del Tasso : entrò si mise in fondo e cominciò a prendere appunti anche delle ‘castronerie’ che allora che quei giovani militanti dicevano. Probabilmente, dice, è da quelle visite che nacque la celebre invettiva di Valle Giulia a difesa dei poliziotti – figli dei poveri e contro i figli di papà. Concorda con Siti sul fatto che sia stato molto in tutti gli ambiti, ma mai il primo.
Chiara Valerio pone l’accento sul libro – documentario L’odore dell’India in cui lo scrittore avrebbe paragonato l’Italia all’India: una casta fatti di dominanti e dominati, ricchi e poveri, immobilità in un paesaggio metafisico. Anche la Valente concorda sul fatto che per P.P.P. si dovesse guardare fuori di sé per guardarsi dentro.
Sul delitto Pasolini, una sola ed unica verità: Pino Pelosi non era solo.
L’incontro si conclude con l’assunto che non esiste né, probabilmente, esisterà mai un altro Pier Paolo Pasolini perché la nostra società dà per scontato che un cambiamento sia politico che culturale radicale sia del tutto negativo.
Sono stata sinceramente stupita di trovare la Sala Rossa così piena di persone interessate alla vita e alla memoria di questo artista poliedrico e per l’affluenza al SalTo2015 più che positiva.
Che dire, costruiamoci un Salone delle Meraviglie personale continuando a leggere, leggere, leggere ad infinitum.
© foto Enrico Tribuzio
:: Al via il Salone del Libro di Torino 2015, a cura di Elena Romanello
12 Maggio 2015
Ormai ci siamo quasi: dal 14 al 18 maggio torna a Torino, nello spazio fieristico del Lingotto, il Salone del libro, la più importante manifestazione fieristica italiana dedicata ai libri e all’editoria e uno dei più importanti a livello europeo.
Quattro sono i padiglioni in cui si snoda l’evento: l’1, dedicato all’editoria indipendente con lo spazio Officina gestito da Giuseppe Culicchia e l’Incubatore, il 2 e il 3 con le proposte editoriali di editori grandi e non, il 5 incentrato sulla letteratura per bambini e ragazzi del Bookstock Village.
L’argomento di quest’anno sono Le meraviglie d’Italia, meraviglie in senso lato, dalla cucina alla letteratura passando per cinema, moda, arte, paesaggio, mentre gli ospiti d’onore sono la Germania come Paese straniero e il Lazio come Regione.
Nei cinque giorni si parlerà di cucina, nello spazio CookBook, di libri e tecnologie, in Book to the future, di fumetti e graphic novel nel Bookstock village, delle professioni legate al libro, di schierarsi contro le ingiustizie per i più giovani, dei settant’anni dalla fine della guerra, oltre agli incontri con autori e autrici, nelle Sale dai vari colori, presso il Caffè letterario e nell’Auditorium.
Come sempre, tanti gli ospiti, molti ormai fissi dell’evento: oltre a Lidia Ravera, madrina dell’evento, ci sono i nomi di Corrado Augias, Camilla Lackberg, Licia Troisi, Mauro Corona, Catherine Dunne, Jann Assmann, Valerio Massimo Manfredi, Aldo Busi, Zerocalcare, Aldo Cazzullo, Gianrico Carofiglio, Margherita Oggero, Vanessa Diffenbauch, sono solo alcuni nomi presenti in cinque giorni che si preannunciano intensissimi.
Ma il Salone del libro è anche il Saloneoff, cinquecento eventi, tra mostre, spettacoli teatrali, passeggiate letterarie, concerti, presentazioni, reading, bookcrossing, mercatini, in tutte le Circoscrizioni di Torino e in tredici Comuni della nuova Città metropolitana. Gli eventi avverranno in scuole, biblioteche, librerie, bar, palestre, piazze, parchi e altri luoghi non canonici.
A questo vanno aggiunti anche gli incontri di Voltapagina, in alcuni istituti penitenziari del Piemonte, punto finale di percorsi di lettura fatti.
Il programma completo è www.salonelibro.it
:: Al via il conto alla rovescia per il Salone del Libro di Torino 2015, a cura di Elena Romanello
21 febbraio 2015
Dal 14 al 18 maggio torna al Lingotto di Torino il Salone del libro e fervono ormai i preparativi e il conto alla rovescia, ricordando che grazie all’iniziativa Salone off 365 ormai tutto l’anno Torino è la città del libro, con incontri in biblioteche e luoghi vari che vanno oltre i giorni del Salone.
Un’edizione che si presenta con conferme e novità, come è ormai nella tradizione di quella che è la più grande kermesse in tema sul mondo del libro e della cultura italiana: tornano ovviamente tutti gli appuntamenti di sicuro successo, come il Bookstock Village con un angolo sulle graphic novel nel Padiglione 5, lo spazio Officina editoria di un progetto, nel Padiglione 1, a cura di Giuseppe Culicchia sull’editoria indipendente, l’iniziativa Adotta uno scrittore, Nati per leggere, il Concorso Nazionale Lingua Madre, lo spazio Incubatore per i nuovi nati in ambito editoriale, lo spazio goloso Casa CookBook e tutti gli incontri del Salone Off, che quest’anno si allargheranno ancora ad altri Comuni e luoghi. Confermata la presenza di tutti i più importanti stand editoriali italiani nei padiglioni, con un’ampia scelta di proposte di libri di tutti i tipi.
Il tema quest’anno, dopo vari tentennamenti perché si pensava di avvicinarlo all’Expo, sarà le Meraviglie d’Italia, diverso e complementare con Milano, e si parlerà di arte, architettura, letteratua, musica, lingua, paesaggio, moda, cinema, cucina e di tanto altro ancora, partendo tra le altre cose da un compleanno illustre, il 750esimo di Dante Alighieri. Tra gli ospiti che parleranno di questo ci saranno Flavio Caroli, Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Salvatore Settis e uno degli argomenti caldi sarà la gestione dei beni culturali, vero tesoro italiano.
Il Paese ospite d’onore è la Germania, già al centro delle iniziative di Torino incontra Berlino, con vari nomi come Markus Garbriel, Wolfgang Streeck, Gunther Walrauff e l’egittologo Jan Assmann, oltre ad una presenza cospicua all’IBF di editori tedeschi. La Regione italiana ospite d’onore è invece il Lazio, con la presenza fissa dell’Assessore alla cultura e politiche giovanili Lidia Ravera e vari momenti interessanti, tra cui spicca un ricordo di Pasolini nel quarantennale della morte, oltre a colazioni e apericena letterari con ospiti e discussioni.
Tanti i temi trattati, come il far leggere a scuola, la situazione in Medio Oriente, con la presenza di esperti come Domenico Quirico, i vari aspetti della letteratura oggi, le eccellenze italiane, il rapporto con la Germania e altri Paesi, i nuovi media e gli editori emergenti.
Non resta quindi che tenere d’occhio il sito www.salonelibro.it per gli aggiornamenti in tempo reale e le aggiunte man mano da qui a maggio, con ospiti, eventi, fino al calendario completo.
:: Classici al femminile per Neri Pozza a cura di Elena Romanello
27 febbraio 2014
La casa editrice Neri Pozza presenta, in occasione dell’8 marzo, la nuova collana, Le Grandi scrittrici, dedicata ai classici della narrativa femminile, per leggere o rileggere opere entrate nell’immaginario e scoprire figure di donne in anticipo sui loro tempi, sia tra i personaggi proposti che tra le autrici.
Non si può non iniziare con Charlotte Brontë e la sua Jane Eyre, prototipo dell’eroina moderna, in contrasto con le svenevoli fanciulle dell’epoca vittoriana: una ragazza non bella, molto intelligente, che lavora per vivere ma anche per affermare se stessa e che trova l’amore in maniera totalmente anticonformista. Jane Eyre, uno dei libri più amati da Virginia Woolf, viene presentato nella traduzione di Monica Pareschi, con l’introduzione di Tracy Chevalier, una delle migliori autrici contemporanee di romanzi storici al femminile, a cominciare da La ragazza con l’orecchino di perla. Jane Eyre è stato l’alter ego di Charlotte Brontë, autrice che creò scompiglio con i suoi personaggi di donne nuove nella rigida società vittoriana, tanto che dovette in un primo tempo firmare i suoi libri con uno pseudonimo maschile. Sorella di Emily e Anne, anche loro scrittrici, Charlotte volle raccontare per la prima volta di donne che cercavano la loro indipendenza dallo sguardo maschile e dai ruoli familiari tradizionali: il libro Jane Eyre ha ispirato vari adattamenti cinematografici, tra cui quello del 1996 di Franco Zeffirelli con Charlotte Gainsborough e quello del 2011 con Mia Wasikowska e Michael Fassbender.
Da leggere o rileggere La casa della gioia di Edith Wharton, ritratto di Lily Bart, ragazza di buona famiglia nella New York di fine Ottocento, che resta vittima di un mondo in cui conta l’apparire e dove è facile rimanere vittime del sistema. Una storia attuale, tradotta da Gaja Cenciarelli e con l’introduzione di Benedetta Bini, che torna dopo quasi quindici anni in libreria, da quando uscì il bel film, da riscoprire, di Terence Davies con protagonista Gillian Anderson. Edith Wharton è stata una delle testimoni più interessanti e efficaci della vita delle classi agiate tra Otto e Novecento negli Stati Uniti: per molti la sua vera eroina è proprio Lily Bart, ma non si può dimenticare nemmeno Ellen Olenska de L’età dell’innocenza , portata sull schermo da Michelle Pfeiffer.
Il terzo titolo proposto di questo primo giro è La piccola Fadette di George Sand, apologo sulla diversità e sui pregiudizi sociali, ambientato nella Francia rurale dell’Ottocento, con al centro un’eroina che lotta per affermare la sua individualità, in un mondo che la discrimina in quanto donna e perché vive con la nonna accusata di essere una strega. Un alter ego dell’autrice, intellettuale anticonformista che creò scandalo nella Francia del XIX secolo, per i suoi amori sia maschili che femminili, per le sue idee sociali progressiste e per la sua abitudine di vestirsi in abiti maschili. La piccola Fadette rivive con una nuova traduzione di Alexandre Calvanese e l’introduzione di Daria Galateria.
Grazie a Neri Pozza quindi si potrà fare un viaggio tra classici e riscoperte scritti dalle donne sulle donne e per far nascere nuove consapevolezze nelle medesime. Un discorso quanto mai attuale oggi, particolarmente qui in Italia.
:: Segnalazione di Sono stato un numero Alberto Sed racconta (La Giuntina, 2009) a cura di Natalina S.
9 novembre 2013
“Le pagine più belle non sono di carta, le scrive il cuore”. Parto da questa frase che, insieme a tante altre contenute nel libro, mi è entrata dentro durante la lettura. La mia testimonianza non vuole essere una recensione, semplicemente un consiglio per avvicinarsi ad una narrazione reale, significativa, profonda, oserei dire, catartica di cui solo il cuore può esserne l’autore. Arrivata fino in fondo, con gli occhi carichi di lacrime, la voce interrotta dal singhiozzo e il cuore strozzato dalla crudeltà di cui il genere umano, quello stesso a cui appartengo, si è reso artista maledetto, sento il bisogno di preservare coloro che non sono pronti ad affrontare una lettura tanto forte, così come lo stesso Riccardi raccomanda. Al contrario, se il vostro cuore si sentisse pronto, apritelo, perché oltre al dolore, in questa historia, è contenuta la freschezza della vita. Al signor Alberto, che lo immagino con il volto buono di mio nonno, il mio grazie perché dall’orrore è riuscito a far sgorgare solo amore come lo stesso De Andrè cantava “dal diamante non nasce niente, dal letame può nascere un fiore”. A Riccardi, la più sincera gratitudine per aver raccolto e fatto giungere a noi quel cuore che l’Olocausto non è riuscito a sporcare ma intingere di sentimenti più puri.
Roberto Riccardi (Bari, 1966), colonnello dell’Arma e giornalista, dirige la rivista Il Carabiniere. Ha esordito per Giuntina con Sono stato un numero. Alberto Sed racconta (2009), che ha vinto il Premio Acqui Storia ed è arrivato in finale al Premio dei Ragazzi dell’Adei-Wizo. Con Legame di sangue (Mondadori, 2009) si è aggiudicato il Premio Tedeschi, annuale del Giallo Mondadori. Ha pubblicato racconti per il Giallo Mondadori e per Hobby & Work Publishing.
:: Segnalazione: Margherita Buy legge Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg (Emons Audiolibri, 2013)
31 ottobre 2013
“Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: – Non fate malagrazie!”.
In Lessico famigliare, il riaffiorare alla memoria di parole, espressioni, frasi e modi di dire sentiti tante volte in casa da Natalia Ginzburg, scandisce, con ironia e tenerezza, la storia della sua famiglia – i Levi – ebrei e antifascisti, nell’Italia tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del Novecento.
A cinquant’anni dalla prima pubblicazione e dal Premio Strega, Margherita Buy dà voce al Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Esce, infatti, il 20 novembre per Emons: audiolibri Margherita Buy legge Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg. Qui potete leggerne un estratto.
“Lessico famigliare – scrive la Ginzburg – è un romanzo di pura, nuda, scoperta e dichiarata memoria. Non so se sia il migliore dei miei libri: ma certo è il solo libro che io abbia scritto in stato di assoluta libertà”. Con la stessa libertà la Buy lo legge oggi, restituendoci l’intimità e insieme l’universalità di ogni sua pagina.
Natalia Ginzburg (1916 – 1991) è autrice di romanzi, saggi e opere teatrali, tra cui ricordiamo La strada che va in città (1942), Tutti i nostri ieri (1952), Le voci della sera (1961), Caro Michele (1973), La famiglia Manzoni (1983) e la raccolta di saggi Le piccole virtù (1962) di cui Emons ha pubblicato l’audiolibro nel 2011.
Margherita Buy ha recitato con i migliori registi italiani, tra i quali Nanni Moretti (Il caimano, Habemus Papam), Ferzan Ozpeteck (Le fate ignoranti, Saturno contro e Magnifica presenza), Paolo Virzì (Caterina va in città), Silvio Soldini (Giorni e nuvole) e Sergio Rubini (tra gli altri, La stazione ). Ha vinto più volte il David di Donatello e il Nastro d’Argento. Per Emons ha già letto Mal di pietre di Milena Agus, pubblicato nel 2008.






























