:: Segnalazione di Sono stato un numero Alberto Sed racconta (La Giuntina, 2009) a cura di Natalina S.

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Sono-stato-un-numero“Le pagine più belle non sono di carta, le scrive il cuore”. Parto da questa frase che, insieme a tante altre contenute nel libro, mi è entrata dentro durante la lettura. La mia testimonianza non vuole essere una recensione, semplicemente un consiglio per avvicinarsi ad una narrazione reale, significativa, profonda, oserei dire, catartica di cui solo il cuore può esserne l’autore. Arrivata fino in fondo, con gli occhi carichi di lacrime, la voce interrotta dal singhiozzo e il cuore strozzato dalla crudeltà di cui il genere umano, quello stesso a cui appartengo, si è reso artista maledetto, sento il bisogno di preservare coloro che non sono pronti ad affrontare una lettura tanto forte, così come lo stesso Riccardi raccomanda. Al contrario, se il vostro cuore si sentisse pronto, apritelo, perché oltre al dolore, in questa historia, è contenuta la freschezza della vita. Al signor Alberto, che lo immagino con il volto buono di mio nonno, il mio grazie perché dall’orrore è riuscito a far sgorgare solo amore come lo stesso De Andrè cantava “dal diamante non nasce niente, dal letame può nascere un fiore”. A  Riccardi, la più sincera gratitudine per aver raccolto e fatto giungere a noi quel cuore che l’Olocausto non è riuscito a sporcare ma intingere di sentimenti più puri.

Questo libro racconta la vita di Alberto Sed dalla nascita ai giorni nostri. Rimasto orfano di padre da bambino, Alberto è stato per anni in collegio. Le leggi razziali del 1938 gli hanno impedito di proseguire gli studi. Il 16 ottobre 1943 è sfuggito alla retata effettuata nel ghetto di Roma. E’ stato catturato in seguito, insieme alla madre e alle sorelle Angelica, Fatina ed Emma. Dopo il transito da Fossoli, la famiglia è giunta ad Auschwitz su un carro bestiame. Emma e la madre, giudicate inabili al lavoro nella selezione condotta all’arrivo, sono finite subito nella camera a gas. Angelica, un mese prima della fine della guerra, è stata sbranata dai cani per il divertimento delle SS. Solo Fatina è tornata, segnata da ferite profonde: ha assistito alla fine di Angelica ed è stata sottoposta agli esperimenti del dottor Mengele.
Alberto è sopravvissuto a varie selezioni, alla fame, alle torture, all’inverno, alle marce della morte. Ha partecipato per un pezzo di pane ad incontri di pugilato fra prigionieri organizzati la domenica per un pubblico di SS con le loro donne. Dopo essere scampato a un bombardamento, è stato liberato a Dora nell’aprile 1945. Tornato a Roma, superate le difficoltà di reinserimento, ha iniziato a lavorare nel commercio dei metalli e si è sposato. Ha tre figli, sette nipoti e tre pronipoti.

Roberto Riccardi (Bari, 1966), colonnello dell’Arma e giornalista, dirige la rivista Il Carabiniere. Ha esordito per Giuntina con Sono stato un numero. Alberto Sed racconta (2009), che ha vinto il Premio Acqui Storia ed è arrivato in finale al Premio dei Ragazzi dell’Adei-Wizo. Con Legame di sangue (Mondadori, 2009) si è aggiudicato il Premio Tedeschi, annuale del Giallo Mondadori. Ha pubblicato racconti per il Giallo Mondadori e per Hobby & Work Publishing.

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3 Risposte to “:: Segnalazione di Sono stato un numero Alberto Sed racconta (La Giuntina, 2009) a cura di Natalina S.”

  1. Viviana Says:

    grazie grazie e ancora grazie un tassello da aggiungere alla altre testimonianze arrivate a noi

  2. naty Says:

    Viviana lo hai letto? Lascia il segno come la sofferenza e la gioia

  3. Viviana Says:

    devo leggerlo, perché ognuno dei sopravvissuti è un importante pezzo di storia da salvaguardare e tramandare ai posteri per non dimenticare e non compiere gli stessi errori

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