:: Liberi di Scrivere al Salone Internazionale del Libro di Torino 2015 – tra il quarantennale della morte di Pasolini, piccoli editori e modernità, a cura di Federica Guglietta

Piccola premessa a quest’articolo (no, scherzo, chiamatelo post, sproloquio, riassuntone, fate un po’ come volete) straordinariamente di parte (e c’era da aspettarselo): io amo i libri, ma generalmente odio le fiere. Di qualsiasi tipo.

Per quale motivo?

La gente, il rumore, gli spintoni, il vociare, le code, il caldo, gli altoparlanti, l’aver dimenticato il trolley vuoto da riempire di libri, perdersi incontri con scrittori e/o su vasti ambiti dell’editoria vecchia e nuova, così come ci si perde fisicamente in uno spazio enorme, per fortuna ben organizzato. Non stiamo parlando di un evento letterario così come si parla della prima sagra di paese che potrebbe balenarvi in mente, sia chiaro.

Insomma, il Salone Internazionale del Libro di Torino al Lingotto Fiere, giunto ormai alla sua XXVIII edizione (dal 14 al 18 maggio 2015), è un evento imperdibile.

Eppure io non ci ero mai stata.

Quest’anno, grazie alla mia collaborazione con Liberi di Scrivere, ho avuto modo di partire ed esserci, almeno per un giorno.

Vi racconto com’è andata.

1Sabato 16 maggio. Mattina.

In programma una miriade di cose da fare, vedere, leggere e, perché no, comprare.

Meno male che, per facilitarci le cose, il SalTo2015 è stato organizzato in modo tale da essere girato senza paura di perdersi, non avevamo bisogno di bussole, mappe e navigatori: l’App ufficiale dell’evento si dimostrata in grado di fare da Cicerone senza intoppo alcuno.

Una gigantesca fiera dell’editoria, quindi. Grandi e piccoli editori si incontrano e si scontrano, non si si incrociano quasi mai. I grandi nomi acclamatissimi, gli emergenti hanno avuto la fortuna di farsi conoscere di più o se ne stanno lì con l’amaro in bocca.

Alla base di tutto c’è la commercializzazione della cultura. In tutti i settori. Quella cultura che dovrebbe essere alla portata di tutti viene, se si può dire, mercificata.

Cosa ci vai a fare alla Fiera del Libro, se poi pensi queste cose? – direte voi. Ci sono andata per gli eventi, gli incontri e la possibilità di scambio di idee. Niente di più. I grandi editori dovrebbero limitarsi un pochino, i piccoli, al contrario, dovrebbero imparare a cacciar fuori un po’ gli artigli. Soprattutto attraverso i social, grande mezzo per far conoscere il proprio lavoro dappertutto. Molti sottovalutano questo aspetto… e fanno male.

Altra parentesi criticona a parte, per me è stata una bellissima esperienza dal punto di vista formativo e professionale e spero di ripeterla anche in futuro.

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Infatti, da brava neofita di un evento di tale portata, avevo riempito la mia to do list di mille, ma che dico, diecimila eventi, incontri e conferenze. Della serie: o tutto o niente.

Qualche esempio?

L’incontro con Marco Santagata sui 750 anni dalla nascita di Dante, quello su Moravia, Calvino e Sciascia, un altro incontro su Dante, con Dante, per Dante, un workshop su scrittori e social network e un altro sullo storytelling digitale… e ancora un altro sul mondo dei blogger e del selfpushing, per non parlare di quello sulla distribuzione degli e-book messa in relazione al mondo dell’editoria cartacea… e, quel giorno, poi c’erano Alberto Angela, Daria Bignardi e tanti altri.

Mancando, purtroppo, del dono dell’ubiquità ho scelto col cuore e ho assistito all’incontro tenuto alle 17 in nella Sala Rossa, quello su Pasolini fuori dal mito. Fila chilometrica e conseguente sala gremita di gente. Quella sala di un bel rosso acceso che tanto sarebbe piaciuto allo stesso P.P.P.

A fare da relatori c’erano Lidia Ravera, scrittrice e giornalista, madrina del SalTo2015, assessore alla Cultura della Regione Lazio e membro della Commissione tecnico-scientifica che ha il compito di promuovere e coordinare le iniziative culturali in ricordo di Pasolini a quarant’anni dalla sua scomparsa; così come fa parte della stessa commissione Walter Veltroni, ora regista e scrittore, ma con una lunga carriera politica alle spalle, in cui ha avuto anche il privilegio di conoscere il Pasolini ideologo da vicino negli anni ‘70; presente anche Walter Siti, curatore dell’opera omnia di Pier Paolo Pasolini per la collana I Meridiani (Mondadori), di cui scrive anche l’introduzione; last but not least, la relatrice anagraficamente più giovane, Chiara Valerio, scrittrice e critica letteraria.

Al centro dell’intera conferenza c’era la figura di Pasolini come quella di scrittore più discusso che letto e più ammirato che amato. Questo a causa della risaputa aggressione del tutto pasoliniana verso l’altro da sé, del suo essere un classico – non classico perturbante e moderno. Più moderno dei moderni.

Pasolini amava la verità, in tutte le sue forme.

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Non si sarebbe mai fatto seppellire dalla benevolenza dei trapassati.

Secondo Lidia Ravera, l’opera tutta di P.P.P. non è da considerarsi un classico, è sì immortale, ma ancora si dimostra divisivo. Più che un classico, è diventato un brand: da una parte per la sua rappresentazione delle borgate romane, dei ragazzi di vita, dell’opinione pubblica, della tanto amata campagna friulana e dall’altra parte per la sua “preveggenza” ideologica e sociale e per il suo pensiero sempre fuori dal coro. Figura intellettuale “postumamente post moderno”, è capace di esibire la sua vita e la sua omosessualità. Anche queste due caratteristiche fanno parte della sua verità.

Walter Siti considera P.P.P. un artista completo: sicuramente come scrittore non è stato il migliore della sua epoca. Era diventato più un’icona pop, poco letto, ma apprezzato molto più per il suo cinema. Altra peculiarità dell’uomo Pasolini era la sua onnipresente inquietudine: non stava mai fermo, non era mai soddisfatto. Da solo cominciò la sua battaglia contro i media, come un titano puramente intellettuale. Tuttavia, non va idealizzato: nelle sue convinzioni, molte volte, aveva anche torto e, a metà degli anni ’60,  scatenò non poche polemiche, come quella mossa contro il suo cinema dai semiotici, sulla sua concezione di Dante mossagli da Segre e sull’aborto. Inoltre, all’inizio del suo operato, non era il Pasolini coraggioso degli ultimi anni, ma ha saputo reagire solo quando venne toccata la sua opera. Anche il suo profetismo si rivelò tante volte inesatto, come quando in Betulle Nane immaginò l’URSS come un posto piacevole per vivere a vent’anni da quella parte.

Si interessava al mondo per capire se stesso, come se fosse per lui un bisogno fisico e carnale: “Io non riesco a respirare, se il mondo diventa così brutto.”, in quest’affermazione è racchiusa anche buona parte della sua visione politica.

Pasolini provava uno spropositato amore per il dubbio, le certezze non esistono, non sono altro che figlie del dubbio.

Walter Veltroni incontra per la prima volta Pasolini alla sezione del PCI di via Scarlatti a Roma, al comitato di base del Tasso : entrò si mise in fondo e cominciò a prendere appunti anche delle ‘castronerie’ che allora che quei giovani militanti dicevano. Probabilmente, dice,  è da quelle visite che nacque la celebre invettiva di Valle Giulia a difesa dei poliziotti – figli dei poveri e contro i figli di papà. Concorda con Siti sul fatto che sia stato molto in tutti gli ambiti, ma mai il primo.

Chiara Valerio pone l’accento sul libro – documentario L’odore dell’India in cui lo scrittore avrebbe paragonato l’Italia all’India: una casta fatti di dominanti e dominati, ricchi e poveri, immobilità in un paesaggio metafisico. Anche la Valente concorda sul fatto che per P.P.P. si dovesse guardare fuori di sé per guardarsi dentro.

Sul delitto Pasolini, una sola ed unica verità: Pino Pelosi non era solo.

L’incontro si conclude con l’assunto che non esiste né, probabilmente, esisterà mai un altro Pier Paolo Pasolini perché la nostra società dà per scontato che un cambiamento sia politico che culturale radicale sia del tutto negativo.

Sono stata sinceramente stupita di trovare la Sala Rossa così piena di persone interessate alla vita e alla memoria di questo artista poliedrico e per l’affluenza al SalTo2015 più che positiva.

Che dire, costruiamoci un Salone delle Meraviglie personale continuando a leggere, leggere, leggere ad infinitum.

(www.salonelibro.it)

© foto Enrico Tribuzio

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Una Risposta to “:: Liberi di Scrivere al Salone Internazionale del Libro di Torino 2015 – tra il quarantennale della morte di Pasolini, piccoli editori e modernità, a cura di Federica Guglietta”

  1. Bradipa Says:

    L’ha ribloggato su Un Bradipo In Famigliae ha commentato:
    Anche i Bradipi sono andati al SalTo!
    Riassuntone della giornata al Salone Internazionale del Libro​ per il blog letterario di interviste e recensioni Liberi di scrivere​.
    Torino, Lingotto Fiere, 16 maggio 2015.

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