:: La stagione degli innocenti, Samuel Bjørk (Longanesi, 2015)

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Dopo Domani tocca a te di Stefan Ahnhem, un altro poliziesco nordico, uscito in questi giorni, ha attirato la mia attenzione questa volta edito da Longanesi, tradotto da Ingrid Basso e dal titolo italiano, non troppo fuorviante sebbene diverso dall’originale, di La stagione degli innocenti (Det henger it engel alene i skogen, 2013).
Come il precedente un esordio, ma questa volta ambientato in Norvegia, con protagonista un’ anomala coppia di investigatori di una speciale unità investigativa della omicidi di Oslo, Holger Munch e Mia Krüger, che indaga su un caso particolarmente efferato che vede all’ opera un serial killer che ha per vittime bambine di sei anni rapite dal loro asilo (almeno le prime due, le due seguenti dalle loro camerette) e trovate impiccate con una corda per saltare ad un albero nel fitto del bosco.
La prima Pauline Olsen, sei anni, vestita con un vestito da bambola adattato alla sua misura, uno zainetto sulle spalle, e un cartello della compagnia aerea Norwegian con scritto “Io viaggio da sola“, uccisa da una dose letale di narcotico, prima della macabra messinscena nel bosco in Maridalen. Solo Mia Krüger guardando le foto scattate dalla scientifica riesce a decifrare un’ enigmatica scritta e a vedere un particolare sfuggito agli altri investigatori che rende evidente che non sarà l’unica, ma la prima di una lunga serie e infatti poche settimane dopo un’ altra bambina viene rinvenuta cadavere nel bosco con le stesse modalità.
Ripristinata in tutta fretta la speciale unità investigativa con a capo Holger Munch, ha inizio un’indagine difficile e quanto mai delicata che forse non ha precedenti nei casi della polizia di Oslo, che metterà a dura prova il talento investigativo dei nostri, prima di scoprire le vere ragioni del killer e il suo oscuro piano di vendetta.
Che il poliziesco nordico, non ostante sia stato dato per morto in diverse occasioni, stia vivendo una nuova stagione è indubbio viste le nuove uscite di queste settimane, tutti successi in patria (forse di qualche anno fa e solo oggi pubblicati ed esportati all’estero), ma soprattutto è interessante notare l’utilizzo di una scrittura sempre più letteraria, come appunto in questo caso. Piacevole contrasto con i temi sempre più oscuri e drammatici.
L’uccisione di bambini credo sia l’incubo peggiore degli investigatori anche con anni e anni di esperienza nel mondo criminale a contatto dei crimini più efferati. La violenza contro i più piccoli mette a disagio, angoscia, lascia uno strascico di inquietudine, e la consapevolezza che non si sia niente di peggiore. Ed è così anche nel mondo rarefatto e fittizio di un romanzo poliziesco.
Non solo, anche le vite dei protagonisti non hanno niente di edulcorato o stereotipato. Soprattutto il personaggio di Mia Krüger (una sorta di detective alla Lisbeth Salander norvegese, non a caso la immaginavo col volto di Noomi Rapace, stesso sguardo intenso, stessi capelli corvini) che incontriamo ad un passo dal suicidio, imbottita di alcol e antidepressivi, ritirata dal mondo su un’ isola, colpevole di aver ucciso in servizio il compagno tossico della sua sorella gemella morta di overdose.
Holger Munch dal canto suo anche lui non ha niente di accattivante e affascinante: di mezza età, divorziato, sovrappeso, un nerd appassionato di enigmi, giochi enigmistici e di scacchi con non poche ombre nella sua vita apparentemente tranquilla di padre e di nonno. Due eroi improbabili insomma sulle tracce di un serial killer anche lui così anomalo nella tranquilla Norvegia, terra di boschi, case di legno, fiordi  e maglioni a treccia.
Senza dubbio di carne al fuoco ce ne è tanta: dal fanatismo religioso (per non parlare delle sette che estorcono le eredità degli anziani), alla tossicodipendenza, dalla malattia mentale appunto agli omicidi seriali, uniti a colpi di scena abbastanza imprevedibili e intuizioni investigative credibili e allo stesso tempo sconcertanti. Insomma un buon poliziesco norvegese, forse non siamo ai livelli del primo Nesbo, ma senz’altro una serie di cui sentiremo ancora parlare.

Samuel Bjørk è lo pseudonimo di Frode Sander Øien, poliedrico artista norvegese. Autore di pièce teatrali, musicista e cantautore, ha tradotto alcune delle opere di Shakespeare. Vive a Oslo.

Ingrid Basso (1976) è ricercatrice in Filosofia teoretica presso l’Università Cattolica di Milano. Si è avvicinata alle lingue nordiche grazie al filosofo danese Søren Kierkegaard, che l’ha spinta a studiare la lingua danese prima come esterna all’Università degli Studia di Milano, poi all’università di Copenaghen. La passione per la letteratura che affianca l’amore per la filosofia l’ha portata a dedicarsi alla traduzione della narrativa danese e norvegese contemporanea. Tra gli autori da lei tradotti: Morten Brask, Jakob Ejersbo, Kim Leine, Anne-Lise Marstrand-Jørgensen, Simon Pasternak.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio Stampa Longanesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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