Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Modus in rebus di Riccardo Ferrazzi (Morellini 2023) di Patrizia Debicke

23 novembre 2023

Vittorio Fabbri, un brillante trentenne uomo d’affari milanese, è molto legato per lavoro alla penisola iberica. Ma e soprattutto ama Salamanca: la splendida città universitaria, barocca e romana, dove ogni casa rappresenta quasi un monumento e ogni strada sembra voler celare l’arcano. Fabbri frequenta là un gruppo di giovani: Fernando, Javier, e soprattutto Miguel Angel, figlio di un ricco latifondista della zona, German Garcia, che allevava tori prima di cederli al suo principale rivale, Eleuterio Diaz Herrero, che gestiva la Plaza de Toros. Vittorio e Miguel Angel diventeranno buoni amici, si vedranno tutte le sere..
Sono i tempi ancora instabili, senza vere certezze, con la Spagna che sta appena uscendo dalla dittatura franchista. Miguel Angel è ossessionato dal sogno di diventare torero. Del loro gruppo di giovani fa parte anche una ragazza , Maite, che tutti corteggiano e vorrebbero, soprattutto Victor, ma lei è inquieta, ritrosa, sfuggente, si lascia solo desiderare. Quando un giovane sacerdote, Don Augustin, molto all’avanguardia, un trascinatore delle folle, verrà ritrovato per strada morto con una banderilla piantata nella schiena, e una testa di toro a coprirgli il volto, cominceranno i misteri e in un certo senso l’incubo che accompagnerà Victor per tutta la vita. Quell’omicidio gli farà perdere gli amici, un affare e un forse possibile amore con Maite. Chi ha ucciso il prete, don Agustin? La polizia indaga ma il caso verrà rapidamente messo da parte dal funzionario incaricato dell’indagine: qualcosa di poco chiaro da dimenticare prima possibile?
Certo è che tutti attorno a lui si muovono in modo strano. Potrebbero essere tutti colpevoli? Anche la sua amata Maite?
Vent’anni dopo, con il ricordo di Maite quasi diventato un’ossessione, l’ormai cinquantenne Vittorio, dopo avere chiuso l’ attività imprenditoriale che lo portava in giro nel mondo, tornerà a Salamanca per cercarla. Invano, nessuno sa ritrovarla e finirà con dover rientrare a Milano senza alcuna certezza. Là, incontrato un ex collega, Sergio Viganò, che riscopertosi innamorato della scrittura, in via Procaccini ha aperto una piccola libreria e creato una casa editrice. Vittorio si coinvolgerà emotivamente in quell’impresa, acquistando una parte delle quote societarie. La libreria di Viganò ha creato e ospita anche una specie di salotto letterario, di cui fa parte una strana donna, bella e interessante, Bianca.
Fabbri si lascia affascinare e se ne innamora, forse anche perché nei modi e nel comportamento gli ricorda il suo sogno spagnolo, Maite, e questo lo intriga profondamente. Anche Bianca come tutti gli altri assidui frequentatori del salotto letterario che si fanno chiamare “Tristeros” è un autrice.
Ma dopo poco tempo, uno scrittore , bravo e caro amico del libraio, Turchetti, verrà ritrovato morto, in casa sua, chiuso a chiave dall’interno. Un mistero della stanza chiusa, come quelli tanto celebrati dal giallo classico ? O potrebbe invece essersi trattato più semplicemente di un incidente? La polizia indaga, approfondisce. Viganò e Fabbri suggeriscono possibili sospetti, moventi, ciò nondimeno le loro parole non basteranno a fermare la falce della morte. Ferma là, in attesa ma pronta a colpire ancora e presto lo farà di nuovo, implacabile.
Nel frattempo Tormento, un libro scritto da Bianca, un vero polpettone, magari anche in virtù della macabra pubblicità scatenata intorno ai due morti che ruotavano intorno alla Libreria, va a ruba. Unico tangibile risultato, perché invece le indagini sui due amici defunti si arenano e Vittorio Fabbri resterà da solo in via Procaccini a gestire la libreria della quale aveva acquisito le quote.
Bianca che ora viaggia, è sempre lontana e brilla di luce propria e finalmente chiama Vittorio. Poi… Ma chi è Bianca veramente? Possibile che lei sia Maite? Non è forse che Maite è la Morte?
Ma il titolo dichiara: Est modus in rebus. Vi sono determinati confini…limiti oltre i quali non si può andare…
Nota sentenza di Orazio, cui fa seguito (Satire I, 1, vv. 106-107) sunt certi denique fines, Quos ultra citraque nequit consistere rectum dunque confermiamo anche noi “v’è una misura nelle cose, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto”. Sentenza ripetuta spesso per esprimere la necessità di una saggia moderazione e per richiamare al senso della misura…
E se invece Maite fosse l’apportatrice di Morte e quindi un’incontrollabile superamento dei limiti del modus in rebus?
Fulcro di Modus in rebus è il mistero che l’autore, attraverso la voce di Maite, l’amata del narratore, inaspettatamente ci rivela nel prologo. Ciò nondimeno il filo conduttore di tutta la trama è la tormentata fissazione del protagonista ,Vittorio Fabbri , per la Spagna, per Salamanca e soprattutto per lei la donna spagnola, Maite – sempre desiderata e mai forse realmente avuta . E a conti fatti anche e soprattutto per questo, tutte le parti narrative guardano al giallo, lo sfiorano , lo toccano e ci si avvicinano molto come per la storia del sacerdote misteriosamente assassinato (nella prima), quella delle morti di uno scrittore e del libraio alla testa di un circolo intellettuale misterioso e polemico (nella seconda), e soprattutto frutto di intuizione la terza. E ciò nondimeno forse non sarebbe questo il vero scopo del romanzo, in cui parrebbero soprattutto contare l’amore, la suadente nostalgia, ma anche l’amicizia, il tradimento della fiducia data , la necessità di aderenza culturale, e persino il bisogno di ritrovare il senso dell’esistenza nella quotidianità. Elementi che si mischiano e s’intrecciano con la percezione strisciante di impotenza e di angoscia del protagonista. Ma che rappresentano anche una molteplice dichiarazione d’amore per una donna, una città una terra e un mondo racchiusi dall’ideale di un passato.

Riccardo Ferrazzi vive a Milano. Ha pubblicato tre romanzi: Cipango! (Leone Editore, 2013), con cui ha vinto il Premio Fiorino d’argento 2015; N.B. Un teppista di successo (Arkadia, 2018); Il Caravaggio scomparso. Intrigo a Busto Arsizio (Golem Edizioni, 2021). Ha pubblicato anche un libro a quattro mani con Marino Magliani, Liguria, Spagna e altre scritture nomadi (Pellegrini, 2015) e due saggi: Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio. Breve discorso sul mito (Fusta, 2016) e Premonizioni (Oligo, 2023). Ha tradotto Mark Twain, Federico Garcia Lorca, Vicente Blasco Ibañez, Haroldo Conti e altri.

:: Libro delle bestemmie di Nicola Vacca (Marco Saya Edizioni 2023) a cura di Giulietta Iannone

19 novembre 2023

O vendetta di Dio, quanto tu dei
esser temuta da ciascun che legge
ciò che fu manifesto a li occhi miei!

Già Dante nel canto quattordicesimo dell’Inferno, nel terzo girone del VII Cerchio, pone, tra i violenti contro Dio, i bestemmiatori, la cui terribile punizione divina consiste nel giacere nudi su un sabbione infuocato su cui una pioggia eterna di fiocchi arroventatati cade senza posa per accrescere il dolore. Dante vi incontra il superbo Capaneo uno dei leggendari sette re che assediarono Tebe che osò con empie bestemmie offendere Giove. Ma tutti i dannati sono caratterizzati dalla bestemmia, violenta invettiva contro un Dio al quale molto probabilmente tutto al più non si crede o non lo si identifica con le religioni costituite. L’impotente grido verso una divinità crudele di cui non si capiscono né le leggi né il senso. E ogni bestemmia sembra essere un colpo di martello sui chiodi della croce e un dispiacere fatto a colui, il Dio eventuale a cui allude Cesare Pavese citato nell’epigrafe de Libro delle bestemmie la silloge poetica di Nicola Vacca edita da Marco Saya Edizioni. Un Dio che sembra nato dalla paura della morte di un uomo pavido e incoerente che non sapendo cosa ci sarà dopo l’altrove si costruisce un simulacro. Questo è il Dio a cui il poeta si oppone, un feticcio, un idolo, un’illusione a separare l’uomo dal nulla. Il poeta accusa Dio di tacere, l’offende per il suo silenzio, la sua aridità, la crudeltà che si annida nei cuori. Più che a Dio l’offesa del poeta è fatta alla moltitudine grigia dei devoti, accusati di avere paura della libertà, la cui vigliaccheria sembra guidarli verso idoli muti e freddi. Il poeta a differenza non pone in dubbio Dio, né il suo Cristo, a cui dedica versi di sofferta pietà come Eresia del Cristo velato. Si pone domande di bestemmia in bestemmia, ma ogni suo verso più che una bestemmia ci accosta al sacro con sofferta ribellione, la stessa ribellione che constatiamo in Padre David Maria Turoldo quando si accosta ai versi biblici di Giobbe, ribelle per eccellenza. Niente di nuovo sotto il sole dunque, la ribellione a Dio è già stata prevista e accetta perchè davvero la vita coi suoi orrori sembra porre Lui come capro espiatorio e infatti il Cristo sulla croce si è fatto peccato morto di una morte infame per attirare tutti i sui figli a sé. Chiudo questo mio commento con i versi stessi di Turoldo scritti poco prima di morire, lasciati sul comodino dell’ospedale.

“Benedico il Signore

che la mente m’ispira:

per questo immane

soffrire dei giusti,

per questo gioire

tante volte insperato,

per questo sperare di glorie

ogni giorno:

impossibile che sia il Nulla

l’estremo traguardo:

impossibile sarà pensarti

come realmente tu sei,

o mio Signore:

sconosciuto Iddio sei tu

la nostra unica sorte”.

:: Gli eversivi di Alessandro Berselli (Rizzoli, 2023) a cura di Patrizia Debicke

15 novembre 2023

Un avvio col botto per Gli eversivi di Alessandro Berselli con la sfarzosa e futuristica presentazione, ambientale della residenza in collina di La Marple, l’agenzia investigativa al femminile gestita dalla splendida ex anoressica guarita, Ginevra Martino.
Trentaquattro anni, fisico da urlo, in taglia da mannequin, laureata in legge con successivo master in criminologia, un curriculum da paura di successi professionali dietro le spalle, la dottoressa Martino, dopo la lunga ma riuscita terapia nelle mani della forse migliore psi bolognese, cela oggi con disinvoltura i postumi di un’adolescenza e prima giovinezza complessate da un allontanamento e successivo ritorno all’ovile di una madre farfallona.
Oggi Ginevra Martino è una donna all’apparenza molto sicura, ruvida ma di temperamento e dotata dì una inquieta vita sentimentale, che gestisce con pugno di ferro il team di tre collaboratrici investigatrici ai suoi ordini dell’agenzia investigativa più nota di Bologna La Marple. Agenzia composta da Chloe, giovane informatica, tenace virgulto dei collettivi bolognesi di sinistra, Greta, sempre attenta e la più brava nei pedinamenti, Camilla, perfetta e serenamente gay dichiarata, brillante ma dotata di spiccato senso del dovere, supportate dall’ultima arrivata, Nicole, interinale per ora e segretaria tutto fare, ancora in rodaggio.
Ed è proprio Ginevra Martino, la direttrice dell’agenzia, che il facoltoso avvocato Liam Bonaga quarantanovenne vuole ingaggiare e alla fine sarà lei che riuscirà miracolosamente a convincere, con reiterate insistenze e suppliche, di provare almeno a vedere chiaro nell’indagine che intende affidarle, per sapere di più sulle infelici frequentazioni di sua figlia Asia. Appena ventenne, Asia Bonaga, figlia unica, adorata ma fin dall’adolescenza riciclatasi da adorabile bambolotta prima a bella ribelle drogata poi a inveterata squadrista, sarebbe purtroppo, secondo il padre, impelagata fino al collo con un gruppo di sovversivi fondatori di una certo Laboratorio Hengel, un controverso movimento pseudo intellettuale. Non basta, perché la ragazza in più pare anche sentimentalmente legata a un certo nome noto tra i più assidui fiancheggiatore dell’ estrema destra, tale Omar Giordani. A supporto della sua tesi, Liam Bonaga mostra alla Martino alcuni scritti e documenti da paura che suggerirebbero intanto, se fondati e veritieri, la necessità di una preventiva denuncia alla polizia. Cosa subito dichiarata dalla sua interlocutrice, ma l’amore paterno, nonostante le sbrigative e poi circostanziate ripulse della direttrice dell’agenzia, si spingerà fino a riuscire a coinvolgerla. Ma come contropartita per la sua accettazione del caso, Ginevra Martino gli chiederà di accettare una inderogabile proposta.
Liam Bonaga pagherà a La Marple un cachet di sessantamila Euro per un mese di inchiesta sul campo senza condizioni e con l’unico patto che, alla fine, l’agenzia riferirà quanto appreso in merito. Ciò nondimeno, se detta inchiesta dovesse far saltar fuori giochi eversivi e pericolosi la Marple sarà libera di passare quanto scoperto alla polizia.
Un caso dunque ben remunerato ma che si rivelerà, a ben guardare, molto difficile e impegnativo per le nostre agenti di Bologna.
E infatti, convocata la sua squadra, Ginevra Martino, appena passate le prime istruzioni , lancia in resta andrà subito donchisciottescamente a caccia, sotto falsa identità in suolo ostile, infilandosi con molta e forse troppa spavalderia nel territorio riservato del Laboratorio Hengel, dove farà presto la conoscenza di alcuni membri e soprattutto di Asia e del suo compagno Omar Giordani, fascinoso uomo di punta del movimento.
La sua indagine dunque e quella di tutte le ragazze della Marple si proietterà sull’organizzazione di eversivi, su Asia Bonaga ma e soprattutto su Giordani, considerato l’anima del movimento. Intanto la Martino, impegnata in prima persona e purtroppo per lei emotivamente coinvolta, non si renderà conto di andare a infilarsi in un gioco troppo pericoloso e ormai pronto a sfuggirle di mano. Ben presto infatti dovrà constatare che, con tutta la faccenda avviata su di una china incontrollabile, è ormai troppo tardi per fare altre scelte, ribellarsi e cambiare il corso degli eventi. Lei e la sua squadra tutta si troveranno di fronte a un bivio: decidere se accettare la sfida e confrontarsi con l’ineluttabilità della situazione o provare in qualche modo a cambiarne i termini. Ma il cerchio si stringe fatalmente, bisogna correre ai ripari anche se per qualcuno tra loro ormai potrebbe diventare inutile.
Con una città deputata a fare da cornice e che spesso si trasforma quasi in coprotagonista della storia, scopriamo una Bologna inedita e molto particolare che dal suo cuore più antico, superando la cortina della nebbia, ci guida e ci trasporta fino al verde ancora incontaminato dei colli.
Una trama funambolica che a una persona come me nata tanti ma tanti anni fa (parlo dell’altro secolo) richiama gli indimenticabili echi delle avventure televisive, fine anni settanta-inizio anni ottanta, delle Charlie’s Angels (a detta anche dell’autore), tre donne detective con il felice supporto esterno di un capo, solo una voce senza volto, per 115 episodi.
Parole, dettagli e fatti quelli di Gli eversivi di Alessandro Berselli, puntualmente calati oggi invece in un’atmosfera a metà tra il thriller e la spy story, che però alla fine guarda fantascientificamente e con cruda preoccupazione all’attualità politica italiana.
Una storia intrigante e una analisi che costringe a riflettere su certi perversi meccanismi che ormai caratterizzano troppi fatti e quotidiani contesti della società

Alessandro Berselli, scrittore italiano, docente di tecniche della narrazione, inizia la sua attività negli anni novanta, collaborando con le riviste Comix e L’apodittico e il sito di satira on line Giuda.Dal 2003 inizia una carriera parallela come romanziere noir.
Oltre alle raccolte di racconti Storie d’amore di morte e di follia (Arpanet, 2005) e Anni zero (Arpanet, 2012), nella sua bibliografia troviamo i romanzi Io non sono come voi (Pendragon, 2007), Cattivo (Perdisa Pop, 2009), Non fare la cosa giusta (Perdisa Pop, 2010) e Il metodo Crudele (Pendragon, 2013), che sancisce il suo ritorno all’umorismo caustico e corrosivo degli esordi. Ultimo romanzo è, ad oggi, Anche le scimmie cadono dagli alberi (2014, Piemme Open).

:: Dieci motivi per uccidere di Raffaele Malavasi (Newton Compton 2023) a cura di Patrizia Debicke

6 novembre 2023

A Masone, comune ligure collegato a Genova dalla A26, Alessandria Voltri, verrà ritrovato il cadavere di una giovane donna, abbandonato in una posa scenografica che rimanda al Leonardesco Uomo Vitruviano . La giacca e la camicetta lasciate aperte sul ventre mostrano tre ferite da arma da taglio intorno all’ombelico ma il particolare disumano è quello più in basso dove, in evidenza e conficcato nella viscere aperte, si nota il manico di un bicchiere da birra, conficcato a forza nel ventre. Una sindrome manicale che rimanda inequivocabilmente ai barbari delitti del serial killer, la bestia, Vittorio Bianchi, il Mostro del Nord Ovest, ormai però da tre anni, dopo la sua cattura, imprigionato nel carcere di massima sicurezza di Genova. Tuttavia visto che l’omicidio di Masone pare volersi inserire di prepotenza in una serie di casi simili verificatisi di recente tra Torino e Genova, appare plausibile che ci sia in circolazione un suo emulatore pronto a continuare il suo sanguinoso diabolico progetto.
Tanto che all’ispettore capo Gabriele Manzi e alla sua squadra i dettagli di questo crudele omicidio appariranno quasi un macabro dejà vu.
Una situazione al di là dei limiti dell’immaginabile che, nonostante la reticenza dei suoi superiori, costringerà Manzi a informare anche l’amico, ex ispettore, il gigantesco e rosso crinito Goffredo Spada che nel 2015 con la sua squadra era riuscito a fermare e arrestare Bianchi, l’autore dei primi otto disumani omicidi. E nell’indagine si infilerà presto anche Orietta Costa, giornalista di cronaca nera de “Il Secolo XIX”. Coraggiosa e testarda, sempre disposta ad andare avanti a tutti i costi.
Ma l’inchiesta ufficiale avanza lentamente e ci vorrà il supporto di tutte le menti a disposizione per venire a capo di questo delittuoso puzzle, apparentemente un caso molto complesso e che potrebbe addirittura presentare più teste.
Dunque, per cercare di scoprire cosa e chi si celi davvero dietro questa folle ed efferata emulazione tanto, per cominciare bisogna rifarsi alle indagini di allora nel 2015, che avevano portato a incastrare il Mostro. E per intuire cosa ha provocato questo attuale disegno mortale , si dovranno risentire tutti i testimoni, compresa la famiglia del vendicativo serial killer, al quale si imputa anche di avere commissionato al fratello minore, Alessio Bianchi , suo succube, un maldestro tentativo di scambio. Ovverosia il rapimento della moglie di Spada. Tentativo conclusosi tragicamente con la morte dell’ostaggio e il successivo suicidio del suo rapitore.
Poi, per provare a decifrare il perché di questa nuova e incontrollabile sete di sangue che parrebbe teso a completare il complesso disegno mentale architettato dal Mostro e, secondo le apparenze, simbolicamente basato su una rappresentazione grafica dalla geometria pitagorica, il tetraktys, si dovrà ipotizzare anche l’identità di future potenziali vittime, ricostruendo minuziosamente tutti i perché dei passati omicidi commessi da Vittorio Bianchi. Non sarà facile, ma Magaldi, il sempre pignolescamente meticoloso vice ispettore di Manzi, avrà una felice intuizione . Non basta però perché anche se la squadra dell’ispettore Manzi, essendo riuscita a individuare un prezioso elemento temporale comune nelle vittime, potrebbe impedire altri omicidi già programmati dall’emulatore, nel corso dell’inchiesta emergeranno alcuni collegamenti che rimandano alla tragedia con per protagonista la moglie di Spada.
La cui morte ha profondamente segnato sia Spada che Lorenzo, figlio loro quattordicenne, avviato a raggiungere l’1,90 paterno ma in piena crisi fanciullesca preadolescenziale e che non riesce a dimenticare la madre e fa ancora assegnamento all’angelo custode a cui lei l’ha affidato prima di essere rapita e uccisa. Red Spada che, pur stentando a mettersi in sintonia con il figlio e senza rendersi conto di essere spiato da lui, non ha mai abbandonato l’idea di sapere di più su quella tragica morte , va avanti per la sua strada, nella sua personale indagine Un’indagine che a poco a poco lo sta portando a sfiorare il cammino di un uomo politico genovese di successo. Potrebbe esserci un qualche astruso e contorto legame che in qualche modo accosti quel politico al Mostro del Nord Ovest e a suo fratello Alessio Bianchi, il rapitore e poi l’assassino?
Magari qualcosa che potrebbe chiarire qualche altro membro della famiglia di Vittorio Bianchi?
Possibile che andare fino in fondo sulla morte di Anna sia la strada giusta o meglio l’unica chiave adatta per riuscire ad aprire l’armadio della verità .
Un giallo articolato, denso di colpi di scena e di circostanze in cui la continua falsificazione delle tracce, imprigiona spesso il lettore in un deformante gioco di specchi dove a conti fatti niente è ciò che appare la verità e mostrerà la sua faccia solo nell’ultimo capitolo.
“Dieci motivi per uccidere” è il quinto, e l’ultimo (a detta dell’autore) della serie dedicata da Raffaele Malavasi all’ex poliziotto Goffredo “Red” (per la sua fiammante chioma fulva) Spada, un padre incerto, pasticcione sul suo versante sentimentale, che ora gestisce l’escape room Mysterium. Altrettanto un investigatore speciale, diventato famoso per andare fino in fondo nelle sue indagini che segue d’istinto senza mai accettare troppo facili spiegazioni e, in ogni caso, sempre secondo una sua diversa prospettiva controllata dalla sua duttile “Intelligenza laterale, la capacità di esaminare la realtà da prospettive inusuali”, secondo addirittura il parere di Vittorio Bianchi, la bestia, il Mostro del Nord Ovest da lui incastrato.

Raffaele Malavasi è nato a Genova ed esercita la libera professione. Da sempre accanito lettore, ha una passione per i gialli. La Newton Compton ha già pubblicato con successo Tre cadaveri, Due brutali delitti, Sei sospetti per un delitto e Undici morti non bastano, con come protagonista l’ex poliziotto Goffredo Spada.

:: Marcello Simoni: La Taverna degli Assassini (Newton Compton 2023) a cura di Giulietta Iannone

2 novembre 2023

La scrittura piana, lineare e rassicurante di Marcello Simoni torna piacevolmente ad accompagnarci nel giallo gotico La taverna degli assassini, edito in questo fine 2023 da Newton Compton, che vede il ritorno di Vitale Federici, già personaggio principale de “I sotterranei della cattedrale”. Siamo alla fine del ‘700 in un castello di proprietà di un nobile che ha trasformato la sua magione toscana in un’azienda vinicola sul modello delle grandi aziende vinicole francesi. Il vino infatti sarà il grande protagonista di questo giallo che parte dal ritrovamento di un cadavere dopo una grande nevicata. Ad indagare Vitale Federici coadiuvato da un giovane collaboratore, il nobile Bernardo della Vipera. Riuscirà la nostra improbabile coppia di investigatori a svelare l’arcano e dipanare l’intricata matassa che nasconde il colpevole? Seppure appare un mistero irrisolvibile i nostri ce la metteranno tutta in un gioco di deduzioni e intuizioni per venire a capo del mistero lasciando i lettori piacevolmente stupiti dalla bravura dell’autore. I gialli a incastro nascondono sempre un gioco di rimandi e giochi di inganni e questo rispetta tutte le regole del giallo a enigma. Un giallo classico perfetto per i fan di Agatha Christie che vi farà passare ore serene. Buona lettura!

Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Ha vinto inoltre il premio Stampa Ferrara, il premio Salgari, il premio Il corsaronero e il premio Jean Coste. La saga del Mercante ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di gialli storici: i diritti di traduzione sono stati acquistati in venti Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller tra cui la trilogia Codice Millenarius Saga e la Secretum Saga.

::Dove vola la polvere Nguyễn Phan Quế Mai, (Nord 2023) A cura di Viviana Filippini

2 novembre 2023

La storia si apre con Phong, un quarantenne alle prese con la documentazione per ottenere per lui e per i suoi figli un visto per gli Stati Uniti d’America. Per il protagonista di  “Dove vola la polvere” di Nguyễn Phan Quế Mai, edito da Nord e tradotto da Francesca Toticchi, tutto però si complica e subisce una momentanea battuta d’arresto, perché serve maggiore chiarezza sulla sua vicenda personale per compilare e ottenere la documentazione. Phong, fin dal giorno della sua nascita, ha avuto un’esistenza piena di difficoltà, perché lui nato da una relazione tra un soldato americano e una donna vietnamita, durante la guerra del Vietnam, è considerato un individuo che vale «meno della polvere». Un misto tra razze diverse non visto di buon occhio nella società asiatica dove vive. Questo è valido per lui, che oltretutto è fisicamente riconoscibile come tale, per la sua pelle scura e capelli ricci,  e per tutti coloro che si trovano nelle stessa situazione. Accanto a Phong ad un certo punto arriva l’americano Dan, un ex soldato del Vietnam che da troppo tempo deve combattere con i fantasmi e i tormenti della sindrome post traumatica da stress. Un situazione che, come è accaduto a lui, ha colpito tanti altri soldati, solo che Dan vuole cercare di sistemare la sua vicenda personale del passato per poter vivere meglio la relazione sentimentale del presente, dove ci sono troppe tensioni dovute ad un qualcosa che è accaduto mentre lui era al fronte e che non ha mai raccontato a nessuno. Poi c’è la storia di Trang, una giovane che ha visto distruggere il suo villaggio dai violenti bombardamenti della guerra del Vietnam. Trang e la sorella Quỳnh vanno a Sài Gòn per salvarsi,  ma nella città le giovani, proprio perché carine, verranno costrette a vendere loro stesse per sopravvivere e, chi lo sa, trovare, quel il vero amore che salva la vita. I destini dei protagonisti de “Dove vola la polvere”, sembrano distanti, lontani tra loro, ma gli eventi della vita presenti nella narrazione evidenziano quanto i legami umani riescano ad andare oltre i confini e oltre quelle ferite del passato che lacerano e sembrano non volersi chiudere mai. Quello che accomuna tutti i personaggi, i cui destini si intrecceranno sempre più man mano si procede nella lettura, è che ognuno di loro ha dovuto confrontarsi in modo diretto o indiretto con la guerra, con la sua distruzione e con quelle a volte, imprevedibili conseguenze che lasciano segni indelebili. Un vivere che, come si scoprirà, li ha portati a compiere scelte non facili, dolorose e, a volte necessarie, per continuare esistere. Dopo lo straordinario successo di “Quando le montagne cantano”, Nguyễn Phan Quế Mai è tornata in libreria con“Dove vola la polvere”, una nuova storia, nella quella la ricerca delle proprie radici e della propria identità, è accompagnata da una speranza tenace, che spinge i protagonisti a non mollare mai per andare oltre ogni ostacolo.

Nguyễn Phan Quế Mai, giornalista e poetessa, è nata nel 1973 in Vietnam, dove ha lavorato per anni come venditrice ambulante e coltivatrice di riso. Si è trasferita all’estero grazie a una borsa di studio, che le ha permesso di dedicarsi all’analisi degli effetti a lungo termine della guerra. Attualmente vive a Giacarta con il marito e i due figli e lavora per diverse organizzazioni internazionali. Dopo il successo di “Quando le montagne cantano”, “Dove vola la polvere” è il suo secondo romanzo.

Source: del recensore

:: ROBERT STONE: DOG SOLDIERS a cura di Fabio Orrico

30 ottobre 2023

Autore stimato e affermato nel suo paese, gli Stati Uniti, Robert Stone ha avuto scarsissima diffusione in Italia. Dopo la raccolta di racconti Orso e sua figlia, databile alla fine degli anni ’90, tradotta da Einaudi ma ormai fuori catalogo, l’unico altro suo libro attualmente disponibile è Dog soldiers, appena uscito per Minimum Fax, casa editrice come sappiamo attentissima alla letteratura statunitense. Stone viene giustamente collocato nella collana Classics a fianco di altri nomi illustri quali Yates, Robison, Beatty, Hawkes, O’Hara (e si potrebbe andare avanti a lungo perché l’editore romano nell’ultimo ventennio ha riportato in libreria firme a stelle e strisce imprescindibili). Peraltro, Dog soldiers è forse il più famoso tra i libri di Stone anche presso di noi grazie soprattutto alla (notevole) traduzione cinematografica I guerrieri dell’inferno ad opera di Karel Reisz.

Il romanzo è del 1975 e letto oggi, ben cinquant’anni dopo la sua pubblicazione, è impossibile non restare ammirati per la sintesi sapiente quanto del tutto naturale compiuta dall’autore su temi e interessi squisitamente americani. Dal reducismo che proprio in quel giro d’anni diventava una tematica assai presente al cinema (si pensi a opere centrali come Taxi driver e Il cacciatore) e che peraltro aveva già una sua tradizione forte nel noir del secondo dopoguerra alla celebrazione della vita on the road, l’impossibilità per l’homo americanus di riconoscersi stanziale, la continua ricerca di una fortuna che costringe a restare in perenne, nevrotico movimento e che non di rado passa attraverso il crimine. Stone, tra l’altro, fu amico di Ken Kesey, l’autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, che lo introdusse al consumo di droghe, pratica che il Nostro imparò molto bene e che trasformò parte della sua vita, per dirla con le sue stesse parole, “in una festa cominciata nel 1963 e poi estesasi al mondo intero”. Tutto questo per dire che le reminiscenze della cultura beat, le istanze della controcultura poi raggrumatesi nei movimenti studenteschi, i neonati culti new age e il credito aperto verso le filosofie orientali intridono letteralmente le pagine di Dog soldiers e ne rappresentano vettori di grande importanza, tanto quanto la violenza, il disturbo da stress post traumatico che attanaglia i protagonisti e i codici hard boiled che Stone padroneggia con rara maestria, tenendosi intelligentemente lontano dai cliché.

Che cosa racconta Dog soldiers? John Converse, giornalista di area radicale, in Vietnam come inviato mette le mani su un grosso quantitativo di droga e decide di tentare il colpaccio: lo affida all’amico Ray Hicks, conradiana figura di avventuriero folle, chiedendogli di contrabbandarla in America e venderla con l’aiuto di sua moglie Marge, a sua volta tossicodipendente. Lui li raggiungerà poco dopo. Cosa può andare storto? Più o meno tutto, a cominciare da un terzetto di agenti della CIA sulle loro tracce e abituati a usare metodi assai brutali per ottenere ciò che vogliono. Questo l’intreccio limitato al suo scheletro, sfrondato di tutte le divagazioni che lo costellano. Sì, perché l’arte di Stone, almeno a giudicare da quest’opera, si fonda orgogliosamente sulla digressione. La prima parte ambientata in Vietnam sembra un Graham Greene sotto acido. Stone mette in scena la routine di uomini e donne febbricitanti nella mente e nel corpo, giornalisti, lestofanti, talmente imbottiti di droghe da reagire col minimo di sgomento pensabile di fronte all’esplosione di un edificio a pochi passi da loro. Quando poi l’azione si sposta in America, ecco che Stone non perde occasione per illuminare in profondità i suoi protagonisti perdendosi in lunghe e meticolose scene di dialogo, talmente dettagliate da restituirci l’aria del tempo, universalizzandola. La prosa di Stone è tanto essenziale quanto sardonica e i suoi personaggi, sballati e cupamente inclini a perdersi, sono anche persone colte, dalle buone letture (Hicks compulsa Nietzsche come fosse un oracolo) e ragionano in termini filosofici di fronte alle armi da fuoco spianate (per esempio, ecco una riflessione di Converse sotto un bombardamento vietcong: “Intuì che il mondo fisico, ordinario, che attraversiamo vagando distratti e pigri andando incontro all’inesistenza, poteva assumere la forma di un potentissimo strumento di morte e di tortura, in qualunque momento e senza preavviso. L’esistenza era una trappola; la pazienza già traballante dello stato delle cose poteva esaurirsi in qualsiasi istante”). Anche la parentesi romantica fra Hicks e Marge viene risolta sbrigativamente, in modo quasi accessorio ma non per questo si rivelerà meno intensa per la risoluzione del plot. Hicks, in particolare, si rivela un personaggio strepitoso, coerentemente bigger than life, uno psicopatico con cui è molto difficile empatizzare (e in questo si gioca forse la differenza più sensibile con la sua incarnazione di celluloide Nick Nolte, peraltro maiuscolo) ma ancorato a un suo codice d’onore e con una visione quasi spirituale dell’esistenza.

Dog soldiers è un romanzo che riesce a essere incalzante pur nei suoi, studiatissimi, rallentamenti di trama, capace di darci il quadro di un’epoca senza pedanterie e insieme è una storia di avidità e ferocia, in pratica ciò che muove il mondo. C’è solo da augurarsi di trovare presto altri titoli di Robert Stone sugli scaffali delle nostre librerie. Traduzione Dante Impieri.

Robert Stone (1937- 2015) è una delle voci più rappresentative del dopoguerra americano. Influenzato da Conrad e Hemingway, spesso associato anche al gruppo dei Merry Pranksters, Stone ha scritto otto romanzi, due raccolte di racconti e un memoir. Le sue opere gli sono valse una candidatura al pen/Faulkner Award, due al Premio Pulitzer e cinque al National Book Award, ottenuto nel 1975 con Dog Soldiers. Minimum fax pubblicherà anche A Hallof Mirrors, Damascus Gate e la raccolta di saggi The Eye You See With.

:: 1991-2022. Ucraina. Il mondo al bivio. Origini, responsabilità, prospettive Giacomo Gabellini, (Arianna Editrice, 2022) Recensione di Giulietta Iannone

27 ottobre 2023

Sebbene di stretta attualità, e ogni storico sa la difficoltà di analizzare fenomeni storici e geopolitici ancora in corso, è possibile comprendere le origini, gli sviluppi e le cosiddette “responsabilità”, per non parlare delle future prospettive, della “Questione Ucraina”? Ci prova Giacomo Gabellini, saggista e ricercatore indipendente, nel suo saggio 1991-2022. Ucraina. Il mondo al bivio edito da Arianna Editrice. Volume che è l’ampliamento, anzi la revisione e riscrittura di un testo precedente, Ucraina: Una guerra per procura che se vogliamo analizzava i fatti prima dell’ “operazione speciale” russa del febbraio 2022. Dopo il 24 febbraio 2022 tutto è cambiato, ma non le premesse di questa crisi, di cui questa data ha definito più che un inizio, un’evoluzione in uno scontro armato ancora più violento e “caldo” dalle ripercussioni e conseguenze imprevedibili. Ma per capire come si è potuto arrivare a questo punto, con tutti i rischi, economici, politici, strategici e geopolitici di un opposizione sempre più diretta Occidente – Russia, è bene partire dal breve excursus storico che Gabellini pone nell’introduzione del volume, che trova i suoi punti nodali sicuramente in alcuni fatti storici insindacabili: il febbraio del 1919, quando durante la conferenza di Versailles si richiese il riconoscimento formale della Repubblica Ucraina; il 1922 quando l’Ucraina entrò ufficialmente a far parte dell’URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina; l’Holodmor di cui l’Ucraina era rimasta vittima, assieme al Kazakistan, durante i piani di collettivizzazione agraria forzata programmati da Mosca tra il 1932 e il 1933, che causarono milioni di morti per fame, episodio non marginale per comprendere il riacuirsi dei nazionalismi e l’allergia sempre più marcata verso il “controllo” di Mosca, e in tempi più recenti, l’indipendenza dal 1991 e la rivoluzione di Majdan Nezalznosti, che ha dato l’avvio nel 2014 al conflitto interno, proseguito dal 2022 a tutt’oggi, con la conseguente politica delle annessioni dopo referendum non convalidati dal consesso internazionale. Questi fatti più che punti fermi di un’indagine storiografica servono all’autore per delineare le premesse di un fenomeno geopolitico che, come cita il titolo stesso del volume, pone il mondo a un bivio e sposta, forse irreversibilmente, il baricentro dei futuri equilibri e assetti geostrategici. I pilastri del Nuovo Ordine Mondiale come attestati, forse troppo trionfalisticamente, dal presidente statunitense George H.W. Bush dopo la fine dell’Unione Sovietica, mai come in questi ultimi accadimenti hanno vacillato ponendo definitivamente fine a un assetto unipolare in favore di un assetto multipolare che vede inserirsi nel “grande gioco” mondiale potenze emergenti sempre più agguerrite e consapevoli delle proprie ricchezze e potenzialità tra cui la Cina, più consolidata, e l’India, ancora in nuce. La crisi ucraina, con la sua chiamata a schierarsi, ha posto sicuramente una frattura e uno spartiacque nella storia contemporanea, sempre augurandoci che non degeneri in una guerra atomica che come tutti sanno non prevederebbe nessun vincitore e la fine definitiva della storia, non sicuramente nel senso ottimistico che gli attribuiva Fukuyama. La NATO invece di sciogliersi, dopo la caduta del Muro di Berlino, avendo perso il suo ruolo di contraltare del Patto di Varsavia, mai ebbe un ruolo così attivo dalle guerre balcaniche a oggi, e a questo attivismo è imputato il senso di accerchiamento e il gioco in difesa della Russia che vedendo in pericolo i suoi spazi vitali ha senz’altro reagito, forse in modo scomposto, facendo più parlare le armi che la diplomazia, sebbene canali di colloquio sono continuati forse sottotraccia. Certo l’irrigidimento in posizioni di principio, potrebbero aumentare le difficoltà oggettive nel trovare un compromesso accettabile per entrambi gli schieramenti e soprattutto la sospensione di uno scontro armato (lo scontro strutturale ormai, date le premesse, sembra insanabile) mai così pericoloso e destabilizzante per le vite non solo dei partecipanti diretti al conflitto ma di tutti i popoli, che essendo a rischio gli approvvigionamenti energetici, rischiano anche loro in prima persona. Lo spostamento a est della NATO, avversato sia dal segretario alla difesa William Perry, sia da uno specialista del calibro di George F. Kennan, con le sue analisi dolorosamente profetiche (p.75), sembra dunque uno dei punti nodali che hanno portato all’esacerbarsi di conflittualità mai sopite dalla caduta dell’URSS in avanti, ricollegandosi anche alla visione, teorizzata da Zbigniew Brzezinski, dell’Alleanza Atlantica come veicolo dell’egemonia statunitense sul continente europeo, con l’obiettivo, poi forse mai ammesso apertamente, di balcanizzazione della Russia nel tentativo di minare le basi di una potenza, forse ancora percepita come regionale, ma sicuramente valutata come ostile. L’Ucraina resta il focus del libro e le analisi dell’autore vertono a evidenziare tutti i passi succedutisi per giungere al cosiddetto “tintinnio di sciabole”. L’autore si sofferma anche su analisi culturali, economiche e sociologiche tese a sottolinea da un lato l’importanza per la Russia di mantenere rapporti culturali stabili con le comunità russe fuori confine nell’ottica di un proprio soft power vitale per la coesione sociale. Un altro principio cardine anch’esso poco noto è legato al criterio della “disomogeneizzazione etnica” principio che ha creato enormi problemi nel periodo post-bipolare segnato dalla disintegrazione dell’URSS, tra cui la derussificazione forzata, fenomeno già evidenziato da pensatori e intellettuali imparziale e autorevoli come Solzenicyn.

In fine, non tralasciando il fenomeno delle sanzioni e gli ingenti danni strutturali alle economie non solo del paese colpito dalle suddette, ma anche da chi fattivamente le ha applicate, l’autore giunge alla conclusione che la Federazione russa, ovvero Putin e i suoi collaboratori, erano perfettamente consci delle conseguenze che avrebbe innescato l’aggressione dell’Ucraina, e l’alto prezzo da pagare, perlomeno nel breve periodo, ma si evince che nell’ottica di Mosca la posta in gioco fosse ben maggiore e trascendesse ampiamente la semplice “questione ucraina”. Anzi l’obbiettivo principale fosse il riorientamento e il riposizionamento strategico in un’ottica ascrivibile più al lungo periodo. Infatti il deteriorarsi delle relazioni con un Occidente in vistosa decadenza, come conseguenza principale portò la Russia a rinunciare alla sua vocazione europea, (anche Putin coma Gorbachev ci hanno sinceramente provato), vedendo come unica alternativa il protendersi sempre più verso Oriente, allacciando assetti strategici sempre più saldi con la Repubblica Popolare Cinese, e di conseguenza sbilanciando definitivamente i rapporti di forza nettamente a scapito degli USA. Kissinger inascoltata Cassandra. Triste il destino dell’Europa, stritolata tra questi scontri di assestamento tra titani. Queste almeno sono le conclusioni a cui perviene l’autore in questo saggio denso di informazioni, nozioni e correlazioni, forse solo troppo orientato a comprendere le ragioni della Russia, senza analizzare le ragioni dell’Ucraina, vista quasi solo come pedina utilizzata forse anche surrettiziamente nei giochi di potere dello scacchiere internazionale.

:: Diventerò madre di Emma Ciccarelli e Diventerò padre di Pier Marco Trulli, tracce di riflessione per un’esperienza che cambia il mondo (San Paolo Edizioni, 2023) a cura di Giulietta Iannone

27 ottobre 2023

Oggi presento due agili volumetti delle Edizioni San Paolo che potranno essere di aiuto a chi si appresta a diventare genitore. Diciamolo subito diventare genitore in Italia sta diventando un’impresa complicata, serve soprattutto una solidità economica che le giovani generazioni non hanno. Ma è un’ impresa che ancora merita attenzione e leggere le esperienze di una coppia che ha vissuto in prima esperienza questa esperienza può essere di aiuto. Diaciamolo la gioia della maternità ( e della paternità) è una delle più intense che ci possano essere, ma non bisogna dimenticare le difficoltà che si incontrano sul cammino anche se non è saggio farci abbattare. Per chi è credente un figlio è un dono di Dio, una nuova vita che oltre a benedire l’amore di una coppia ci da la certezza che Dio non si è ancora stancato di noi. Per chi non è credente una nuova vita è sempre un dono, e può essere cossiderata la realizzazione di una vita, il tramandarsi e il perpetuarsi di una famiglia. Avere un figlio è ancora una grande avventura, un figlio è un individuo che non è detto ci somigli o segua le nostre orme.

Noi come genitori gli dobbiamo affetto, un’educazione, il sostentamento fino alla maggiore età (per legge), poi imparerà a camminare con le sue gambe, a fare le sue esperienze. Già nella Bibbia l’esperienza della maternità e della paternità era una cosa sacra riflesso di Dio (un padre che ci ama come una madre diceva Giovanni Paolo I). Leggere questi due libri, anche in coppia, discuterne con il partner può essere di aiuto se si decide di voler formare una famiglia o se si scopre che una nuova vita si sta affacciando nel nostro mondo. Un figlio non è un rivale, non è un qualcosa da plasmare a nostra immagine e somiglianza. E’ un essere da educare, con amore e tanta pazienza. Innamoriamoci ancora dell’idea di diventare genitori, nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli, sembrano dire questi due libri. Leggeteli, penso vi farà bene confrontarvi con la genitorialità, senza eccessivo timore per il futuro.

Emma Ciccarelli e Pier Marco Trulli sono sposati da quasi trent’anni e hanno quattro figli. Entrambi laureati in Scienze Politiche, condividono una passione educativa e civile che li ha portati a occuparsi dei giovani e delle famiglie, con vari impegni nella propria comunità, nell’associazionismo e nel sociale.

Emma, cresciuta negli oratori salesiani, è Salesiana Cooperatrice. Consulente Familiare, è Vice Presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari e membro dell’Osservatorio Nazionale sulla Famiglia. Da Presidente del Forum Lazio ha realizzato su Roma, con il supporto del marito, una serie di manifestazioni per la famiglia (“E…state in famiglia” e “Settimana della Famiglia”).

Pier Marco è manager in un primario gruppo bancario italiano. Cresciuto nello scautismo, ha fatto servizio come Capo Scout a livello locale e nazionale, coordinando la rivista per Capi della propria Associazione e rappresentandola presso la Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali. Insieme alla moglie sostiene le attività dell’associazione Cerchi d’Onda.

Source: libri inviati dall’editore, che ringraziamo.

:: Final witness di Wang Hongja (Il Giallo Mondadori Big, 2023) a cura di Giulietta Iannone

24 ottobre 2023

Storia romanzata di Song Ci, personaggio storico realmente esistito nella Cina del 1200, alto funzionario pubblico precursore della Medicina Legale. Già lessi un libro su questo personaggio storico molto bello, di un autore spagnolo Antonio Garrido, Il lettore di cadaveri, del 2012, questo è narrato da un autore cinese, molto conosciuto in patria, che racconta la storia del suo popolo con piglio documentaristico e grande dovizia di particolari. E’ molto interessante per chi ama la storia antica cinese e credo avrà molto successo soprattutto tra chi ama i romanzi storici avventurosi qui con taglio poliziesco e di indagine. E’ scritto molto bene, da un valente e stimato studioso e ben tradotto dalla coppia di traduttori formata da Davide De Boni e Giulia Maria Campana. E soprattutto aiuta ad avvicinare alla storia cinese i lettori italiani. Avventura, intrighi, giustizia tradita, usanze antiche gli ingredienti ci sono tutti per appassionare e sarà interessante aspettarlo in libreria tra qualche mese. Mondadori ci punta molto su questo incontro di culture e spero verrà ben accolto dai lettori di lingua italiana. Buona lettura.

Wang Hongjia, nato in Cina nel 1953, è un autore e uno studioso della cultura di fama internazionale. A partire dal 1979 ha riportato con successo all’attenzione del pubblico la figura storica ormai dimenticata dell’investigatore Song Ci, oggetto di pubblicazioni, conferenze e produzioni televisive. Con i suoi libri ha vinto numerosi premi, tra cui il Chinese Book Prize. Il romanzo Final Witness, che racconta le imprese di Song Ci, è uscito nel 2019.

Source: libro inviato dal’ editore, che ringraziamo.

:: J-Card di Laura Scaramozzino ([2][5][6] 2023) a cura di Fabio Orrico

18 ottobre 2023

Siamo in un futuro prossimo che, secondo le regole non scritte delle migliori distopie, esaspera la realtà presente, ingigantendo ciò che, a conti fatti, è sotto i nostri occhi tutti i giorni. Il centinaio di pagine di cui si compone J-card, ultimo romanzo di Laura Scaramozzino va esattamente in questa direzione. Adele, di estrazione altoborghese, vive in un mondo nel quale i ceti sociali più abbienti hanno il privilegio di possedere la tessera H, documento che consente di accedere a un cibo sano e genuino; la donna appartiene insomma a un’élite che può contare sulla salute del corpo e della mente passando direttamente per il nutrimento. Per tutti gli altri invece, i poveri, indistinto proletariato e sottoproletariato urbano, c’è invece la tessera J e la condanna a nutrirsi esclusivamente di junk food. La vita della nostra protagonista cambia radicalmente quando si trova a far da tutrice a Francesco, un bambino rimasto orfano di quella che era la donna di servizio di Adele: un gesto che, in termini di trama, avrà una ricaduta significativa e dolorosa. Parallelamente Adele gestisce una relazione incestuosa con il fratellastro Carlo, maschio alfa di rara sgradevolezza e si impegna a recidere nel più radicale dei modi il suo legame col marito. Come si può intuire Scaramozzino racconta una storia chiusa in un mondo opprimente, concentrazionario, una realtà dove anche la quiete domestica è esclusa e anzi proprio lo spazio intimo si rivela il più insidioso dei teatri di guerra.

L’autrice aveva già espresso un punto di vista originale sulla fantascienza nel precedente Louise Brooks. Due vite parallele racconto ucronico centrato sull’attrice omonima. Quella di Scaramozzino è una fantascienza minimalista e speculativa che, tradotta in cinema, potrebbe forse somigliare al Godard di Missione Alphaville o al Fassbinder di Il mondo sul filo. Un fantastico, insomma, che non necessita di decor particolarmente caratterizzanti e che anzi trova comodamente posto nelle scenografie più banali. Non così il pensiero che sottende il plot e che anzi attinge i suoi motivi d’interesse alla riflessione contemporanea più urgente. Nella sua scansione severa (un capitolo in prima persona dedicato ad Adele alternato a un capitolo in terza persona con al centro Francesco) J-card ha il coraggio di mettere in scena personaggi con i quali diventa difficile empatizzare ma solo per il timore di riconoscere in loro il proprio egoismo. Le scelte cui via via va incontro Adele sembrano radicalizzare una concezione del mondo particolarmente oscura, in cui anche l’aprirsi a nuovi affetti (l’adozione di Francesco) rivela la volontà (e forse la necessità) di strategie disumanizzanti. In accordo a questo sottofondo morale la scrittura di Scaramozzino non si tira indietro di fronte a una rappresentazione esplicita ma non compiaciuta della violenza che viene resa con rara economia e potenza. Nonostante la sua scarna foliazione (e ciò fa parte del progetto, benemerito, dell’editore 256 che punta proprio alla valorizzazione delle novelle e dei testi brevi) J-card è un libro densissimo, capace di far risuonare in profondità i propri temi che, come già detto, toccano la nostra vita quotidiana e il non sorprendersi di ritrovarli in una storia di fantascienza dà forse la misura della nostra presunzione di specie.

:: Non si uccide il primo che passa di Christian Frascella, (Einaudi 2023) a cura di Patrizia Debicke

18 ottobre 2023

Quinto capitolo con Contrera , lo scalognato protagonista di Frascella, l’investigatore privato più insolente e sbrindellato del noir nazionale. Capelli sale e pepe, una lingua che taglia e cuce anche a sproposito, e, a conti fatti un’ innata capacità di farsi male a ogni costo e talvolta ohimè di farlo anche a chi gli vuol bene. Insomma si potrebbe dire di lui: una ne fa e una ne aspetta. Per ingenuità, debolezza, istinto di autolesionismo? Beh forse, ma da questo oceano di sovrana incoscienza spesso fanno capolino anche sconsiderata generosità e voglia di menar le mai che lo costringono a provare a ogni costo ad aggiustare le cose.
Tutto questo rappresenta la fotografia di una persona che è stato poliziotto, ma si è fatto cacciare per corruzione e al quale dopo, solo per le raccomandazioni del vecchio e caro amico carabiniere, il tenente Baseggi, hanno concesso la patente di investigatore privato.
Euro in tasca pochi, praticamente zero. Ricordiamo per amor della precisione, per chi per la prima volta voglia avvicinarsi all’eroe di Frascella che proprio i persistenti problemi economici lo hanno costretto anche a ritagliarsi una specie di ufficetto, ovverosia un tavolino e una sedia di plastica, in una lavanderia a gettoni gestita da Mohamed, un anziano magrebino, contro un trattamento di favore da riservare ai suoi connazionali.
Accanto al tavolino poi c’è anche un piccolo frigo, pieno di birre Corona, a suo uso e consumo (si sa, i musulmani non bevono alcol). Di solito, salvo le rare occasioni in cui per caso o per scalogna ha dovuto diventare una specie di supereroe, tira a campare con quanto mette assieme pedinando mariti infedeli o incastrando piccoli truffatori
Ma a Barriera alzi la mano chi non conosce Contrera. La sua faccia poi ha campeggiato ovunque, qualche mese prima, in TV e poi in un video web diventato addirittura virale, mentre affrontava un assassino, trasformandosi nell’eroe del momento. Già proprio lui Contrera. In gran forma dunque ? Bah! Non direi. Anche se una cosa tutti, volenti o nolenti devono riconoscergli: Contrera sa perfettamente come muoversi nel territorio «multietnico, multiforme, multipericoloso» del quartiere torinese di Barriera di Milano, di cui il più apprezzato investigatore privato?
Ah, scusate per chiarezza, per chi non lo sapesse esiste a Torino un quartiere che si chiama Barriera di Milano. Un variegato avamposto verso il resto del mondo. Quello che un tempo una era solida roccaforte operaia. Questo all’epoca in cui la Fiat, l’Iveco, la Pirelli, la Michelin e la Ceat assumevano coloro che avevano mollato il Sud e i suoi campi per riconvertirsi in costruttori di lamiere e pneumatici. Lo stesso quartiere trasformato oggi in una babele multietnica di magrebini, slavi, e poi africani neri, cinesi, indiani e via dicendo insomma ogni tipo di essere umano. Un quartiere però dove, muovendosi bene come un pesce nello stagno, Contrera, riesce ad arrivare dove polizia e carabinieri neanche possono immaginare . Cosa che li fa sempre arrabbiare.
Ma anche stavolta la gloria e gli allori concessi dalla pubblicità mediatica, è durata poco, perché a luglio con un caldo da morire e che arroventa l’intera città, lui, ripiombato nella sua inerzia vaga stolidamente nel bollore estivo senza altro da fare che giocare a calcio coi ragazzi magrebini, deridere gli anziani in bermuda e tentare di placare la sete con una Corona dietro l’altra. Che poi sono tante, troppe Corona!!
E già perché poi tutto il resto della sua vita niente funziona anzi tutto pare un casino. Intanto la sua esistenza è decisamente cambiata: sua figlia Valentina, sedicenne, disillusa nei suoi confronti prima di andare a vivere ad Alessandria ospite del nonno fascistoide, gli ha raccomandato di far qualcosa per la madre Anna, la sua ex moglie che a dicembre ha perso il loro bambino e sta ancora da cani. E non basta perché suo cognato Ermanno è riuscito finalmente a sbatterlo fuori di casa. Contrera allora si è comprato un vetusto e scalcagnato camper dove si è trasferito e vive parcheggiato, proprio sotto il loro palazzo . Questo per fargli dispetto ma anche per controllare le sue mosse : da tempo sospetta che tradisca Paola, anzi, ne è quasi sicuro. Gli mancano soltanto delle prove inoppugnabili . Ma quella del camper è una postazione privilegiata che gli consente oltre alla sorveglianza da vicino di essere ancora sfamato, lavato e rivestito dall’incondizionato affetto della sorella.
Intanto Paola gli troverà una cliente: la sua amica Giulia che teme che il compagno, un certo Enzo Marsala, operaio qualificato, abbia un’amante Benché si capisca subito che la donna stenterà a pagare visto che parrebbe un lavoro facile, Contrera pur non impegnandosi accetta di dare una prima occhiata e riferire . Però quando c’è Contrera di mezzo è praticamente impossibile che i lavori siano facili. E infatti la sera stessa durante il primo pedinamento in cui i timori di tradimento di Giulia verranno subito confermati Marsala verrà ammazzato con due colpi di pistola. L’uomo era in macchina con una bella prostituta nera. Rendendosi conto di rischiare di brutto a cacciare il naso in quel caso Contrera vorrebbe mollarlo, ma la sua testardaggine e il suo desiderio di giustizia finiranno con l’impedirglielo.
Ragion per cui, senza accontentarsi delle conclusioni della polizia, si caccerà in un’indagine pericolosa che dalla prostituta seduta accanto alla vittima rimanda alla spaventosa mafia nigeriana preposta al controllo della zona rimanderà a vecchie storie di ragazzi dati in affido connesse a rapine malriuscite e di debiti… La vittima era un giocatore e per di più insolvente.
Insomma, a ben guardare, un largo ventaglio di potenziali assassini . Per arrivare all’illogica ma inconcepibile verità Contrera dovrà difatti confrontarsi con un’infinità di sospetti e false piste, e avrà bisogno di tanta fortuna e persino dell’imprevedibile aiuto di un passato che fu e purtroppo non può ritornare , per districarsi tra le minacce e i pericoli celati dalle strade di Barriera. Strade che possono occultare preziosi anelli ma anche quasi fatali agguati mafiosi, paurosamente corredati da affamati cuccioli di coccodrilli africani già lunghi tre metri…
In Non si uccide il primo che passa storia ricca di suspense, humor, e colpi di scena ritroviamo il nostro Contrera ancora più frustrato e senza illusioni, costretto a barcamenarsi sempre tra chi cerca di “proteggerlo” (sua sorella Paola, Dino buon samaritano, l’amica Giorgia ) e tutti coloro che tentano di sminuirlo e contrastarlo come il cognato Ermanno il commissario De Falco, sempre pronto a scherzare persino sui suoi guai ma anche a intenerirsi di fronte a un’anatra con i suoi piccoli che affronta spavaldamente il traffico di Corso Giulio Cesare.

Christian Frascella, nato e cresciuto a Torino, dopo lavori saltuari anche in fabbrica come operaio si è dedicato alla scrittura a tempo pieno. Il suo primo romanzo, Mia sorella è una foca monaca, è stato pubblicato per Fazi nel 2009 e candidato al premio Viareggio. L’anno dopo, sempre per Fazi, torna con Sette piccoli sospetti. Nel 2011, con Einaudi, pubblica La sfuriata di Bet. Segue, ancora per Einaudi, Il panico quotidiano (2013). Il 5 giugno 2018 è uscito per Einaudi il suo primo romanzo poliziesco, Fa troppo freddo per morire, in cui compare per la prima volta quello che è annunciato come un personaggio seriale, l’investigatore privato Contrera, le cui storie sono ambientate nel quartiere torinese di Barriera di Milano. La seconda avventura di Contrera, Il delitto ha le gambe corte, è del 2019. La terza, L’assassino ci vede benissimo, è del 2020 mentre la quarta, Omicidio per principianti, è del 2022. Ora, è da pochi giorni in libreria: Non si uccide il primo che passa (ottobre, 2023)