Archive for the ‘Recensioni’ Category

::La Lunga notte di Emerio Medina, (Oligo editore 2025) A cura di Viviana Filippini 

2 aprile 2025

“La Lunga notte” di Emerio Medina, edito da Oligo editore, comprende due racconti: “La lunga notte” e  “La partenza”. In tutte e due le storie ci sono sì dei personaggi che impariamo a conoscere, ma accanto a loro, la principale protagonista è Cuba, con le sue atmosfere torbide cupe e capiamo che essa c’è,  sembra lei, ma non la percepiamo in modo netto e nitido. Nel primo racconto – “La lunga notte”-  quello che domina è l’oscurità che tutto avvolge, nasconde e rende irriconoscibili le cose e le persone per giorni. Ogni elemento che compare nella storia -dagli edifici, alla giovane coppia di sposi e al comitato di persone in cammino verso la luce- è velato dalle tenebre tanto che nulla si vede in modo netto, anche se ne deduciamo le forme e i rumori. Medina ci pone sullo stesso livello dei protagonisti che si muovono all’interno di questa oscurità senza poterla comprende e vanno avanti a tentoni tra luci che si accendono e spengono, nella speranza che il chiaro torni e renda più luminoso il presente, ma anche il futuro. Nel secondo racconto – “La partenza”- torna ancora quel senso di vago, indefinito, di un partire per allontanarsi  e di andare per arrivare nella località nota come Il Punto. I protagonisti sanno che attraversare la boscaglia non è facile, anzi sono consapevoli che ciò comporta difficoltà e imprevisti e a testimoniarlo ci sono i corpi ritrovati di chi purtroppo non è riuscito nell’impresa. Non importa però, perché per cambiare si deve partire. Andare, allontanarsi verso una meta che è la libertà, anche se del tutto sconosciuta e tutta da scoprire. Con un linguaggio avvolgente l’autore ci porta alla scoperta dei mondi esteriori e interiori dei diversi personaggi protagonisti di queste due storie, permettendoci così di entrare a fare parte delle loro vite, di muoverci al loro fianco e di scoprire cosa li tormenta  nell’animo, ma anche quello che loro desiderano. “La lunga notte” di Emerio Medina è un libro appassionante che ci porta dentro i meandri di un mondo lontano capace di conquistare con il suo misterioso fascino e con un’umanità pronta a rischiare per lasciare ciò che la opprime e dare il via ad un nuovo inizio, anche se non mancano dubbi e perplessità, in un mondo tutto nuovo e da scoprire. Traduzione di Davide Barilli.

Emerio Medina (Mayarí, Cuba, 1966) ha studiato ingegneria meccanica nell’ex URSS. Ha iniziato a scrivere tardi, nel 2003, ma ha ottenuto i più importanti premi letterari di Cuba, come il Casa de las Américas, nel 2011, con il libro di racconti La bota sobre el toro muerto. Tra i suoi libri ricordiamo “Sarubì; el preferido de la luna” (romanzo per bambini, 2009); “Café bajo sombrillas junto al Senna” (2010, Premio UNEAC per il racconto 2009); “La linea en al mitad del vaso” (2016, Premio Alejo Carpentier per il racconto); “Los fantasmas de hierro” (2015); e “Los Habaneros nunca invitan a comer” (2024). (Fonte bio Oligo Editore)

:: Per vincere il male. La lotta contro i demoni nel monachesimo antico di Anselm Grun (San Paolo Edizioni 2025) a cura di Giulietta Iannone

31 marzo 2025

Ispirandosi alla sapienza degli antichi monaci, l’autore presenta gli otto vizi capitali – impudicizia, crapula, cupidigia, tristezza, ira, accidia, avidità di gloria, superbia – messi in moto da altrettanti demoni oggi come nell’antichità, ai tempi dei combattimenti memorabili tra Sant’Antonio del deserto e Satana. La natura e le tecniche dei demoni, i mezzi e i metodi per combatterli anche alla luce della psicologia moderna, si presentano al lettore di oggi come una strada per crescere nella conoscenza di sé e nella potenza del bene e della fede.

Il tema del male non cessa di tormentarci, poiché il male sembra farla da padrone nel mondo, oggi come ieri. La psicologia spiega il male a partire dalla storia personale: cerca le cause del male guardando indietro, osservando ed elaborando le ferite del passato. I monaci antichi, invece, descrivono il male come qualcosa di presente, opera dei demoni; cercano di comprenderne strutture e modi di agire, per poterlo poi affrontare con successo nel presente. Le loro esperienze e i loro insegnamenti possono costituire uno stimolo ad affrontare la sfida del male, a osare la lotta ora senza ripiegarsi sul passato.

Anselm Grun affronta in questo libro il tema del male, e delle sue origini e di come opera e tormenta l’uomo. In questa lotta spirituale comunque l’uomo non è solo, il bene ha i suoi strumenti di lotta, la preghiera, i canti sacri, la fede, l’autocoscienza che si acquista venendo a patti con il passato, l’uomo insomma può raggiungere uno stadio in cui il male non può più operare in lui coi ricordi, le pulsioni, i desideri. Anselm Grun espone tutto ciò con estrema chiarezza partendo dalle lotte dei monaci con il male nel monachesimo antico per estrapolare lezioni di vita che servono anche oggi all’uomo contemporaneo.

Anselm Grün (1945) è un monaco benedettino dell’abbazia di Münsterscharzach. Dopo aver compiuto studi filosofici, teologici e di economia aziendale, dal 1977 per trentasei anni è stato “cellerario”, ossia responsabile finanziario e capo del personale dell’abbazia di Münsterschwarzach. Con numerose pubblicazioni e conferenze raggiunge milioni di persone in tutto il mondo. Apprezzato consigliere e guida spirituale, è attualmente tra gli autori cristiani più letti al mondo. Tra le pubblicazioni per le Edizioni San Paolo ricordiamo: La gioia dell’armonia (2005); La gioia della gratitudine (2005); La gioia dell’attenzione (2006); La gioia dell’incontro (2006); La gioia della salute (2007); La gioia di chi si contenta (2007); La gioia dell’amore (2007); La fede dei cristiani (2012); Lottare e amare (20155); Felicità beata (20152); Autostima e accettazione dell’ombra (20187); Regina e selvaggia (2018); La vera felicità (2019); L’arte di vivere dei Benedettini (2019); 75 domande sulla vita e sulla fede (2020); La piccola farmacia della cose che consolano (2020); Dimmi, zio Willi (con Andrea J. Larson, 2021); Per vincere il male (2025).

:: BRICS. Scacco Matto. L’ultima scelta: vivere o morire di Margherita Furlan, a cura di Giulietta Iannone

29 marzo 2025

Sentii parlare per la prima volta dei BRICS qualche anno fa, in una conversazione informale in cui si discutevano i nuovi equilibri mondiali e come l’Occidente sottovalutasse questo organismo nato per riunire le economie di alcuni paesi emergenti (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) ai quali pian piano si sono uniti nuovi stati e altri si aggiungeranno. Che l’Occidente troppo concentrato su se stesso, troppo viziato da secoli di predominio ed egemonia, sottovalutasse la questione è anche plasticamente evidenziato dal fatto che a Kazan lo scorso ottobre al XVI vertice BRICS ci fosse un unico giornalista occidentale, Margherita Furlan, che ha raccolto le sue riflessioni in un libro BRICS. Scacco Matto. L’ultima scelta: vivere o morire, che consiglio sicuramente di leggere perchè è uno dei primi lavori disponibili tesi a cercare realmente di capire cosa siano i BRICS e in che maniera stiano cambiando la storia di questo nostro martoriato pianeta. A Kazan, dal 22 al 24 Ottobre 2024, si sono dunque riuniti i vertici delle principali economie emergenti per decidere una strategia comune, comunitaria oserei dire, per affrontare le sfide che ci prospetta il futuro. Non in un’ottica smaccatamente antioccidentale c’è da dire, sempre che questa deriva non prenda piede nei prossimi anni, per la miopia e l’arretratezza di chi non si sta accorgendo che il mondo sta cambiando, che la maggior parte delle risorse naturali si trovano in quella fetta di mondo, e che quei paesi ne stanno prendendo coscienza e si stanno organizzando di conseguenza. Nel vertice di Kazan si sono gettate le basi per una concreta rivoluzione copernicana sul piano geopolitico che permetta l’emergere di un Nuovo Mondo orbitante intorno agli stati aderenti ai BRICS, superando secoli di egemonia anglosassone, questo in sintesi dice Roberto Quaglia nella prefazione. Dunque il mondo è multimopare. Jalta non esiste più. Questa volta è ufficiale e alla luce del sole, dice Margherita Furlan mettendo a disposizione nel suo libro, dati, statistiche, e prospettive. E si evince che da fuori, forse meglio di noi, questi paesi ci osservino e scorgano le nostre principali debolezze, scorgano un Occidente relativistico, individualistico, materialistico, borghese, che ha rifiutato le tre grandi forze che ne hanno fatto lievitare l’esistenza spirituale: la cultura antica, il cristianesimo, l’intreccio di arte, letteratura, scienza e tecnica, condannandosi a una lenta o veloce, non si sa, decadenza. Che questa lezione ci arrivi dai nostri maggiori competitor economici è assai curioso, ed evidenza un tratto saliente: la Cina non sarà il solo competitor con cui avranno a che fare gli Stati Uniti, e mentre loro si alleano, cercano politiche comuni, in un’ottica democratica, noi ci disgreghiamo, gli Stati Uniti sembrano volere abbandonare l’Europa, definita parassitaria, e l’Europa non trova di meglio per difendere i suoi privilegi che un’anacronistica corsa agli armamenti. Tutto assai curioso, finirà che i singoli stati chiederanno di aderire ai BRICS. E non dubito che alcuni analisti ci abbiano fatto un pensierino davvero. Ma tornando al libro in questione, interessanti le riflessioni sul neoliberismo, e mentre noi rimpiangiamo il passato, a Kazan hanno progettato il futuro, diventando a tutti gli effetti un “laboratorio del futuro”. Non si sottovalutano le criticità e gli ostacoli, ma si cerca una strada comune per una coesistenza pacifica per la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale che succederà al vecchio ormai in fase di decadenza. Tutto con cautela e senza un’opposizione netta e diretta. Sebbene nel libro viene descritta la dedollarizzazione nella pratica, per farci capire che fanno sul serio. E noi Occidente in decadenza cosa facciamo? che prospettive abbiamo? quali sono le nostre speranze?, per popolazioni sempre più anziane, in cui la denatalità è solo in parte compensata dalle migrazioni, in cui la transizione ecologica e la ricerca di nuove vie energetiche si fa sempre più difficoltosa, in cui crisi, disoccupazione, abbattimento del welfare, erodono i privilegi che per anni hanno caraterizzato il nostro tenore di vita? Non resta che la strada della cooperazione tra Stati Uniti e BRICS, è dunque sempre più necessario prenderne coscienza, prima del passo nucleare che non prevederebbe ritorno.

Margherita Furlan è giornalista, scrittrice, direttore editoriale de La Casa Del Sole TV. Si occupa principalmente di Russia e Medio Oriente. Già vice direttrice e co-fondatrice di Pandora TV, prima web tv italiana diretta dal noto giornalista Giulietto Chiesa. Sceglie di fare informazione per essere al servizio del bene comune. Perché non sappiamo più cosa realmente sta succedendo nel mondo, così come a casa nostra, e se non sappiamo dove siamo, non sapremo orientarci. Dai padroni universali. O da chiunque. “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

:: Oltre la porta socchiusa di Lucia Guida (Arkadia 2024) a cura di Patrizia Debicke

23 marzo 2025

Immagini flash con una valenza quasi cinematografica per questo romanzo diario di Alice Bellucci, benestante impiegata quarantacinquenne single, non per sua colpa viene coinvolta in un gravissimo  incidente automobilistico. In una pausa emotiva dedicata a introspettivi pensieri non gioiosi, mentre oppressa dal caldo  di fine giugno sta  tornando dall’ufficio diretta a casa con la sua macchina, resta   incollata per pigrizia dietro la maleodorante scia di un camioncino. Ma la puzza di gasolio le attanaglia la gola. Basta decide e via con il sorpasso. Ma  sarà una  mossa  sbagliata,  una decisione quasi fatale addirittura perché un attimo dopo sprofonderà nel caos.
Un bolide a cento all’ora infatti, con al volante un pirata della strada, la scaraventerà  in aria mandandola a spiaccicarsi contro la fiancata del camioncino puzzolente prima di dileguarsi nel nulla.  E niente e nessuno, sia le meticolose ricerche battendo  a tappeto tutti i carrozzieri  della zona  che le approfondite  indagini  condotte dalla polizia, approderanno mai  a qualcosa.  Chi l’ha quasi ammazzata e la sua macchinona sono spariti per sempre .  
Quello spaventoso incidente  costringerà Alice a mesi di ospedale, per frattura a cranio, costole, gamba e a una lunga successiva riabilitazione, accompagnata dal fattivo aiuto degli psicoterapeuti. Regalandole poi però, quasi  come una ciliegina sulla torta, anche un licenziamento concordato.  Tutto da quel momento sarà diverso per lei: abitudini, mentalità e obbligate scelte di vita.  Una vita che in qualche modo dovrà rimodellare completamente.
Non riesce a ricordare nulla degli attimi prima e dopo il suo incidente. Niente, buio totale. Il coma indotto dai medici per favorire il recupero a una paziente con un grave trauma cerebrale e i successivi giorni su giorni di sfibrante dolore solo alleviato dai farmaci, la relegheranno in una specie di nuvola. Unica rassicurante certezza, la costante presenza di sorella e cognato al suo fianco sempre pronti ad accudirla e sostenerla anche economicamente e con munifica generosità. Ma non saranno solo loro perché potrà contare anche su Matias il nipote quasi diciottenne che sceglierà  volentieri di istallarsi a casa della zia,  per poter  studiare più comodamente in città  e frequentare gli amici. Tutta una famiglia quindi vicina, talvolta forse un tantino troppo avvolgente ma che, a conti fatti, diventerà per lei un essenziale punto di riferimento. Pilastro portante: Betty sua  sorella  che, pur non approvando spesso le sue scelte, l’ha sempre sostenuta  anche in passato, persino cercando di farle trovare un compagno giusto, magari tra i single amici e colleghi del marito.
La vita affettiva di Alice infatti è sempre stata costellata da relazioni  spesso egoisticamente sbagliate, da scelte impulsive, da errori anche banali come intestardirsi a fare un lavoro poco esaltante. Senza mai riuscire a scegliere davvero qualcosa di diverso di quanto le capitava.
Forse oggi l’essere diventata quasi una sopravvissuta la spingerà a cambiare?.
E allora forza, via, si torna a casa, lasciando dietro di sé in quella camera di clinica persino il meraviglioso mazzo di rose mandato  da una  generosa mano anonima.
Primi mesi di  adattamento per Alice in cui proverà a ricostruire la sua vita. L’avvocato del cognato ha negoziato per lei una discreta liquidazione, ora deve solo  riassestarsi e ripartire.
Ma come e per dove? Intanto si sforza a  riprendere le vecchie abitudini, leggere, rivedere le poche  vecchie amiche e magari camminare un po’ per favorire il ricupero della gamba rattoppata.
Un fortuito incontro al parco le farà conoscere Carlo, uomo affascinante e sfuggente, che entra nella sua vita e risveglia in lei strane  emozioni e con il quale intraprenderà  un’amicizia idealistica destinata tuttavia  esaurirsi in fretta e a chiudersi , mentre, a casa di sorella e cognato, conoscerà Paride, perversamente imprigionato in una inquieta relazione con una donna sposata e  forse in cerca di cambiamenti. Con lui, pur senza mirare un legame coinvolgente davvero, nascerà un rapporto sentimentale e di più forse ma poi qualcosa si romperà maldestramente tra loro …
Ma come prevedere il futuro del destino? Insomma quali sorprese si preparano per Alice?
L’autrice conduce la narrazione della trama, altalenandola con quella misteriosa di Carlo, cartina di tornasole di una personalità complessa, e stuzzica le attese del lettore con indicazioni che sollecitano dei dubbi.  Paride, invece pare per Alice, una vera e preziosa amicizia,  un personaggio, positivo che stimola maggiore ottimismo, regalandole il sogno di una possibilità  anche nei momenti peggiori.
Oltre la porta socchiusa è un romanzo che  evidenzia la capacità  di Lucia Guida  di saper accompagnare  chi legge la sua storia tutta da  interpretare e scoprire, rivelandone i suoi  segreti pian piano  attraverso i diversi punti di vista e i caratteri dei suoi  personaggi..
 Un romanzo soprattutto sulla vita e sulla difficile ricerca della felicità, un viaggio che diventa  quasi un risveglio introspettivo per Alice, una donna costretta a rimettere il suo vissuto di tanti anni   in discussione. Arrivando a una rinascita intrigante e non scontata che le consentirà di scegliere liberandosi orgogliosamente da una quasi auto-prigione intellettuale.

Lucia Guida abita e lavora a Pescara come docente di lingua inglese. Ha partecipato ad antologie di prosa di AAVV per varie case editrici pubblicando per Nulla Die “Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile” (2012), e nel 2013 il romanzo di narrativa “La casa dal pergolato di glicine”. Ha dato alle stampe per Amarganta “Romanzo Popolare” (2016), e la silloge di poesie “Interlinee” (2018). “Come gigli di mare tra la sabbia”, (2021) di Alcheringa Edizioni, è stato segnalato in premi nazionali e internazionali e vincitore del Marchio Microeditoria di Qualità 2023. “Oltre la porta socchiusa” per i tipi di Arkadia è il suo quarto romanzo e la sua sesta pubblicazione.

:: L’intruso, di Astrid Sodomka, Edizioni le Assassine (2024) a cura di Massimo Ricciuti

21 marzo 2025

Amir Moghaddam, giovane afghano che svolge attività di volontariato presso un prestigioso asilo di Vienna, viene ucciso durante la festa di compleanno di un bambino. Sebbene il suo corpo sia stato rinvenuto sul roof garden della struttura, nessuno ha idea di come la vittima sia arrivata lì. Trattandosi di un “semplice” volontario, per di più straniero, i responsabili dell’asilo decidono di mandare via i bambini, prima di chiamare la polizia. Sul posto giunge la squadra guidata dall’ispettore capo Giorgos Hansmann, cui viene immediatamente spiegato che quello è un asilo parentale, gestito direttamente dai genitori. La struttura si trova all’interno dell’altolocato quartiere di Josefstadt. L’ispettore incontra un po’ alla volta i genitori, ognuno dei quali si occupa di qualcosa all’interno dell’asilo. Emergono da subito i contrasti, le incomprensioni e le meschinità che caratterizzano un luogo tutt’altro che perfetto. Nel frattempo, una foto del cadavere viene caricata su Facebook. Chi è stato e con quale scopo? Sono solo due dei tanti interrogativi che dovrà risolvere la squadra guidata da Hansmann.

L’intruso è un romanzo particolare, a cominciare dalla sua struttura narrativa. I capitoli, infatti, sono costituiti da paragrafi, più o meno lunghi, che raccontano gli avvenimenti dalla prospettiva dei vari personaggi. Non mancano i flashback e i post presi direttamente da Facebook e Instagram, a sottolineare la grande importanza che da anni rivestono i social network. Siamo di fronte a un giallo di natura “sociale” in cui la ricerca del colpevole passa quasi in secondo piano. Emergono varie tematiche, soprattutto l’accoglienza riservata agli stranieri. Si avverte, infatti, un razzismo, neppure troppo latente, da parte di alcuni genitori che esprimono il proprio dissenso nei confronti di Amir e dei rifugiati in genere. La patina di perbenismo che circonda l’asilo è destinata a sgretolarsi ben presto e le indagini s’indirizzano verso gli ambienti dell’estrema destra austriaca. Per quanto riguarda un giudizio globale sul romanzo, all’inizio il lettore potrebbe trovarsi spiazzato di fronte alla particolare struttura narrativa. Una volta entrati in sintonia con l’autrice e il suo modo di esporre gli avvenimenti, la lettura procede spedita verso un finale sorprendente che non può lasciare indifferenti.

Astrid Sodomka è nata nel 1982 a Vienna, dove tuttora vive. Ha studiato Arti Applicate e dal 2009 lavora come artista freelance: ha esposto le sue opere in più di trenta mostre. Inoltre tiene workshop di introduzione alle arti visive per bambini e insegna in un ginnasio viennese. Nel 2021 pubblica il suo primo romanzo, Josefstadt, di cui sta curando la trasposizione televisiva.

:: La bella virtù di Marisa Salabelle (Arkadia 2025) a cura di Patrizia Debicke

16 marzo 2025

Seguito de “Gli ingranaggi dei ricordi”, nelle pagine di La bella virtù tornano i giovani Felice e Maria Ausilia e li conosceremo ancora meglio attraverso il  periodo di guerra  a Sanluri e quello subito successivo  del loro lungo fidanzamento e infine del loro matrimonio a Sassari.
Carla poi, forse la  vera protagonista  e sicuramente il  pilastro  di questo  romanzo, la  terzogenita di Felice Dubois e Maria Ausilia Zedda. Lei  che vive a Pisa ed è l’unica persona rimasta vicina  ai genitori ormai anziani rievoca con composta mestizia i particolari  della penosa malattia paterna, un tumore aggressivo e la sua morte.  Gaia, la sorella, sei anni più di lei, la secondogenita vive da tempo con marito e figli  in Canada. Il fratello  maggiore Piero, invece,  amatissimo  e viziato dalla madre,  e spesso  in rapporto conflittuale con il padre  che lo considerava  moco motivato e un debole, è scomparso giovanissimo in un incidente stradale quando frequentava ancora l’università.
Attraverso  lo sguardo affettuosamente  obiettivo di Carla  e  la voce degli stessi  genitori,  nei capitoli  in cui parlano in prima persona , chi legge avrà modo  di conoscere più a fondo Felice e Maria Ausilia, due personalità forti e contrastanti, unite da un legame saldo e sincero nato negli anni dell’adolescenza,  mentre  l’Italia era in guerra. Un legame  segnato  con il tempo dalle differenze tra loro, pur   uniti  e vincolati in un matrimonio indissolubile.  A suo modo un matrimonio buono e sereno, in cui per fortuna, pur con tempi e regole strettamente  provinciali di quegli anni del dopo guerra,  ha consentito a Maria Ausilia,  per  la sua determinata  volontà di indipendenza, la  piccola libertà concessale dall’insegnamento. Ma un matrimonio il loro sicuramente appesantito dalla austera severità morale di Felice. Uomo intelligente ma  diventato quasi l’emblema della rigidezza, caratteristica  costruita su un’infanzia sregolata e infelice, la morte della madre ha pesato molto su di lui, seguita da un’adolescenza caratterizzata da un eccessivo rigore e  religiosità  che ai nostri occhi  appare apparentato al  bigottismo. Un insieme di fattori  che tuttavia indirizzandolo sulla strada dello studio allo spasimo per raggiungere l’obbiettivo  prefissato dell’insegnamento, l’ha successivamente condotto a lasciare la natia Sardegna e a trasferirsi con tutta  la famiglia  nel continente ed accettare una, per lui, prestigiosa cattedra universitaria a Pisa.  
In La bella virtù esploriamo al loro fianco, da interessati testimoni, la nuova e articolata trama di ricordi costruita dalla Salabelle. Una trama  in cui il passato si fa largo con prepotenza riuscendo spesso  a trasformarsi nel  vero palcoscenico della storia. Un romanzo collegato al precedente e come quello   costruito su diversi piani temporali in cui il legame e filo conduttore con il presente saranno altre lunghe e articolate  ricerche mirate  alla tesi di laurea di Kevin il  nipote , figlio di Carla l’ultima nata  della famiglia negli anni  2019/20,  avvolti e accompagnati dalla cupa atmosfera  del Lockdown italiano per il Covid.  Ricerche con le quali,  Kevin riuscirà,  tramite i social, a ricreare  e ripescare lontani legami, complicate parentele e andare a frugare e  trovare in carte e  documenti che attraverso i meandri infiniti e le profondità dell’web si sovrappongono confusamente,  ricordi e  vite passate e presenti  di famiglie a loro collegate. Con anche i Dubois, schiatta di mercanti e grandi viaggiatori dell’Alvernia, che offriranno sorprendenti verità.
Kevin, figlio di Carla, studente universitario, dedicherà però  soprattutto  la propria tesi magistrale alle vicende della famiglia del nonno materno, ricostruendo i lontani e poi successivi intrecci tra casate più o meno nobili del sassarese, del  napoletano e dell’avellinese e indagando sul legame di parentela tra il nonno Felice e il santo Giuseppe Moscati.  In questa nuova puntata, affascinante e densa di profondità di una complessa saga famigliare, che si srotola velocemente  come una proiezione cinematografica avanti e indietro  nel tempo e si dipana nel periodo tra il dopoguerra e l’oggi, attraverso plurime voci narranti, conosceremo sempre più a fondo i personaggi della storia creata  da Marisa Salabelle .  
La bella virtù spazia soprattutto dagli anni Cinquanta e Sessanta ma si dilata fino alla pandemia di Coronavirus, dando potente  voce a quattro personaggi, colti nelle vita  di tutti i giorni.
Li enumeriamo di nuovo : Felice,  un tempo giovane risoluto e poco espansivo oggi forse con il pensiero rivolto anche agli altri figli, uno morto e l’altra lontana, forse troppo lontana,  Maria Ausilia, sua moglie,  una ragazza e una donna sicura, che  rispecchia  il cambiamento di ruolo della donna nella società  italiana negli anni,  ragion per cui  intellettualmente onesta è  intimamente e talvolta apertamente critica nei confronti del marito, per il quale tuttavia prova una tenerezza quasi condiscendete.  Mentre  Carla l’ultimogenita , da sempre legatissima al padre, con il quale condivide il piacere della lettura e  delle discussioni sui libri ne scusa e tollera gli ostinati  difetti e i limiti. E ultimo ma non ultimo Kevin, figlio di Carla, nipote di Felice e Maria Ausilia, studente a Bologna, imprigionato dal Covid e, benché all’inizio  restio,  catapultato in  una complessa ricerca genealogica sulla parentela del nonno con San Giuseppe Moscati, popolare medico napoletano, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987.
Una ricerca , che mischiata  ai ricordi dei nonni e alle considerazioni di Carla, regala qualcosa in più al romanzo , facendolo diventare persino  una specie di giallo/thriller familiare.
Un ritratto intimo, ma al tempo stesso multiforme di una famiglia che si è aperta e continua ad aprirsi al mondo con generosità,  messa a confronto  con le eredità  intellettuali  del suo passato e con le tante sfide di un imprevedibile presente.

Marisa Salabelle è nata nel 1955 a Cagliari e ora vive a Pistoia, dove insegna in un Istituto Tecnico. Nel 2015 pubblica presso Piemme il suo romanzo d’esordio, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu. A cui fanno seguito L’ultimo dei Santi e Gli ingranaggi dei ricordi.

“Mistici e Purgatorio. Storie, visioni, rivelazioni” (Edizioni  Segno) di Giulio Giacometti e Piero Sessa, a cura di Daniela Distefano

14 marzo 2025

Questo volume occupa un posto  notevole nella classifica dei libri dell’anno da leggere, meditare,  riprendere a distanza di tempo; consultandolo a caso si trovano miniere di scoperte conoscitive: su noi stessi, sulle nostre anime, sulla vita che faremo quando non ci saremo più.

E’ composto di varie voci sante. Brani tratti dalle opere di Santi e Sante che hanno vissuto in Terra le pene del Purgatorio, in espiazione dei peccati loro e altrui. Riportiamo pagine ricche di nozioni per chi é digiuno in materia.

Suor Maria Della Croce (1840-1917) nel suo Manoscritto del Purgatorio (1874-1890) parla di vari gradi del Purgatorio: nel secondo si trovano le anime di coloro che muoiono colpevoli di peccati veniali non espiati prima della morte, ovvero di peccati mortali rimessi, ma di cui non hanno pienamente soddisfatto la giustizia divina. Vi sono anche in detto Purgatorio diversi gradi secondo i meriti delle persone. Così il Purgatorio delle persone consacrate o che hanno ricevuto più grazie è più lungo e penoso di quello della più comune delle anime. Infine il Purgatorio di desiderio, che viene chiamato Vestibolo. Ben poche persone lo evitano; per evitarlo bisogna aver desiderato ardentemente il Cielo e la visione del buon Dio, e questo è raro, più raro che non si creda, poiché molte persone, anche se pie, hanno paura del buon Dio e non desiderano con abbastanza ardore il Cielo. Detto Purgatorio ha il suo martirio ben doloroso al par degli altri; essere privi della visione del buon Gesù, quale sofferenza!

Dove si trova il Purgatorio? Si trova nel  centro della Terra vicino all’inferno. Le anime vi stanno come in un luogo ristretto, la maggior parte vi rimane da 30 a 40 anni, altre molto più a lungo, ed altre meno.

Anticipo del Purgatorio

Quando il buon Dio vuole un’anima tutta sua , comincia con lo stritolarla, press’a poco come i pomi sotto le macine d’uno strettoio per spremerne il succo, nelle sue passioni, nella ricerca di se stessa, in una parola, in tutti i suoi difetti; di poi, quando tale anima è stata così stritolata, Egli le dà la forma che vuole.

E’ difficile trovare in S. Veronica uno sviluppo dei suoi insegnamenti vissuti sul Purgatorio, ma piuttosto un crescendo continuo, come di motivo musicale, delle sue sofferenze offerte per amore di Gesù crocifisso e delle anime dei purganti. Nelle sue opere (specialmente nel diario) troviamo una miniera di pensieri e di esperienze vissute relative al Purgatorio.

I difetti alla luce del Purgatorio, dice santa Veronica Giuliani:

“So bene che, se mente umana potesse comprendere cosa è il Purgatorio, si starebbe molto attenti a non commettere difetti”.

Maria Valtorta (1897-1961)

Visione della mamma nel Purgatorio

4 ottobre 1949, ore 15:30

“Dopo tanto vedo mia mamma. E’ fra le fiamme del purgatorio. Non l’ho mai vista nelle fiamme. Grido. Non riesco a reprimere il grido che poi giustifico a Marta con una scusa, per non impressionarla. La mia mamma non è più così fumosa, grigiastra, dall’espressione dura, ostile al Tutto e a tutti, come la vedevo nei primi tre anni dopo la morte quando, benché la supplicassi, non voleva volgersi a Dio… né è annebbiata e mesta, quasi spaventata, come la vidi per gli anni successivi. E’ bella, ringiovanita, serena. Sembra una sposa nella sua veste non grigia ma bianca, candidissima. Emerge dalle fiamme dall’inguine in su.

Le parlo. Le dico:”Sei ancora lì mamma? Eppure ho tanto pregato per abbreviarti la pena e ho fatto pregare. Stamane per il sesto anniversario ti ho fatto la S. Comunione. E sei ancora lì!”. Ilare, festosa, mi risponde:”Sono qui, ma per poco ancora. So che hai pregato e fatto pregare. Questa mattina ho fatto un gran passo verso la pace. Ringrazio te e la suora che ha pregato per me. Ricompenserò poi.. Presto. Fra poco ho finito di purgarmi. Ho già purgato le colpe della mente…la mia testa orgogliosa… poi quelle del cuore… i miei egoismi… Erano le più gravi. Ora espio quelle della parte inferiore. Ma sono un’inezia rispetto alle prime”. “Ma quando ti vedevo così fumosa e ostile…non volevi volgerti al Cielo…”. “Eh! Ero ancora superba …Umiliarmi? Non volevo. Poi è caduto l’orgoglio”. “E quando eri così triste?”.

“Ero attaccata agli affetti terreni”.  “Non ci pensare più, mamma. Ora è passato”. “Sì, è passato. E se sono così ti ringrazio. E’ per te che sono così. Il tuo sacrificio… Mi ha ottenuto il Purgatorio e fra poco la pace”.

“E papà? Dov’è papà?”.

“In Purgatorio”.

“Ancora? Eppure era buono: Morì da cristiano con rassegnazione”. Più di me. Ma è qui. Dio giudica diverso da noi. Un modo tutto suo”.

Ho voluto segnare questo. Contiene insegnamenti. Dio punisce prima le colpe della mente, poi del cuore, ultime le debolezze della carne. Bisogna pregare, come fossero nostri parenti, per i purganti abbandonati; il giudizio di Dio è ben diverso dal nostro; i purganti capiscono ciò che non capivano in vita perché pieni di se stessi. A parte il dispiacere per papà…sono contenta di averla vista così serena, lieta anzi, povera mamma!”.

Santa Margherita Maria Alacocque (1647-1690)

“Intendo parlare della nostra povera suora J.F.. (…) Questa buona sorella mi fece vedere il pietoso stato in cui si trovava dicendomi: “Oh! Mia povera sorella, quanto atroci tormenti soffro! E, benché io soffra per diverse ragioni, ce ne sono tre che mi fanno soffrire più di tutto il resto. La prima è il voto di ubbidienza che ho osservato molto male, poiché ubbidivo solo quando mi piaceva; e tali ubbidienze sono una condanna davanti a Dio. La seconda è il voto di povertà, volendo che nulla mi  mancasse, dando al mio corpo molti conforti superflui. La terza cosa, è la mancanza di carità, e per aver causato disunione e non essere andata d’accordo con le altre. Per ciò, le preghiere che qui si fanno non mi sono applicate, e il sacro Cuore di Gesù Cristo mi vede soffrire senza compassione, perché io non ne avevo per chi vedevo soffrire”.

Concludo questo mio articolo con Santa Teresa  che diceva: “meglio soffrire e non morire”. Meglio purificarci da vivi che desiderare Dio e non poterlo vedere da morti.

::Vini, spezie, pastelli volativi e confetti di zucchero, Davide Chiolero (Graphe.it, 2025) A cura di Viviana Filippini

13 marzo 2025

“Vini, spezie, pastelli volativi e confetti di zucchero. Breve storia della cucina e dell’alimentazione nel Medioevo” è il libro di Davide Chiolero, edito da Grpahe.it, che porta i lettori alla scoperta di come si mangiava in Europa in epoca medievale. Quello che emerge dalla pagine del saggio, non è solo il fatto che nel Medioevo alcuni degli alimenti che oggi utilizziamo in cucina non fossero presenti in Europa. Tra di essi ricordiamo il mais, la patata, il pomodoro, il cacao, i fagioli, il tacchino per citarne qualcuno. Ciò che si scopre è che l’uomo medievale ha definito se stesso e anche il suo mondo pure in base al cibo, a come lo cucinava, condiva, o se era legato a delle ritualità sociali e religiose. Cibo quindi non solo come nutrimento, ma come elemento fondamentale per definire se stessi e il proprio ruolo, o della propria famiglia/casata, all’interno della società. La cosa interessante del saggio è che ci permette di scoprire come, per esempio, in epoca medievale fossero molto usate spezie, non solo per insaporire, ma per nascondere l’odore sgradevole che esso poteva assumere, visto che non c’erano i frigoriferi per la conservazione come ai tempi nostri.  Spezie alla portata di tutti perché avevano costi accessibili e spezie più eleitarie che, invece, potevano essere comprate solo dai ricchi e questo era per loro un modo di dimostrare la propria potenza. A raccontarci però come si cucinava e cosa si mangiava ci sono, e vengono citati in apposita sezione, alcuni antichi trattati che ci aiutano a capire di più, compreso il fatto che esistesse una cucina più ricca di solito per i nobili che, avendo maggiori fondi economici, potevano anche permettersi di acquistare alimenti e condimenti più costosi. Accanto ad essa c’era una cucina povera, non solo perché tipica delle classi meno abbienti, ma perché proprio basata su ingredienti meno costosi. Un esempio pratico, i più ricchi prediligevano prodotti freschi e il pane bianco, i più poveri il pane nero e fonti di proteine alternative alla carne, come le uova. Certo è che oltre al potere economico, il cibo veniva scelto in base alla stagionalità e a quello che essa offriva e alla religione che dettava ieri, più di oggi, basi su come gestire l’alimentazione in rapporto al calendario liturgico. Non solo perché c’era un sistema alimentare ispirato all’epoca romana e uno più vicino ai barbari. La differenza?  Nel caso dei romani c’erano alcuni elementi come pane, vino e olio, mentre quella barbarica aveva al centro carne, lardo e birra. In epoca medievale questi alimenti si mescolarono determinando l’alimentazione del periodo dell’anno mille. Altri due tratti fondamentali della cucina medievale erano, uno, i sapori/ gusti che prevalevano in cucina, principalmente forte-dolce-acido. L’altro aspetto era più legato alla presentazione scenografica del cibo con l’ostentazione della propria ricchezza grazie, per esempio, all’esaltazione dei colori e attraverso  le pietanze di qualità e presenti in gran in quantità, accuratamente preparate e mostrate come gioielli agli occhi dei commensali.  Tra di essi “il pastello volativo”, una torta ad effetto con sorpresa. Altra curiosità è che in un Europa medievale dove era molto diffuso il consumo di carne, il pesce era usato nei monasteri ed era legato al segno di rinuncia e ai pasti di magro. Altri alimenti molto utilizzati nella cucina medievale erano i cereali (segale, avena, sorgo, miglio e panico) e i legumi (piselli, fave, cicerchie) e quando c’erano momenti di carestia, entrava in gioco in modo più consistente il consumo di formaggio come fonte calorica. “Vini, spezie, pastelli volativi e confetti di zucchero. Breve storia della cucina e dell’alimentazione nel Medioevo” di Davide Chiolero è un viaggio curioso e ricco di dettagli nella cultura gastronomica medievale, alla scoperta di un’identità culinaria fatta di gusti, colori, sapori, aromi e cibi strettamente legati alla sopravvivenza e nutrimento umano e alla dimensione socio-culturale-religiosa- econmica del Medioevo.

Davide Chiolero (1991) dopo la laurea magistrale in Scienze Storiche all’Università degli Studi di Torino è docente di lettere e storia dal 2017. Nel 2023 è diventato titolare di cattedra presso l’istituto di istruzione secondaria di primo grado di Montechiaro d’Asti. Nel 2021 è entrato a far parte della redazione di “Arma Virumque”, rivista universitaria torinese di storia militare, per la quale ha pubblicato “Elmi con le corna e asce bipenni: l’equipaggiamento del vero guerriero vichingo” (2021). I suoi interessi principali riguardano numerosi aspetti della storia culturale e materiale del periodo medievale. È autore de “I vichinghi e la morte. La ritualità funebre scandinava fra migrazione e stanzialità” (sec. VIII-XI) e “Il bestiario del Trésor di Brunetto Latini”, editi  da Il Cerchio

:: Mostri e streghe della mitologia classica di Alessandra Pagano (Newton Compton Editori 2024) a cura di Valentina Demelas

8 marzo 2025

Fin dall’antichità, le storie di creature terrificanti hanno aiutato l’uomo a dare una forma alle proprie paure, trasformandole in figure mitologiche potenti e suggestive. La mitologia greco-romana è ricca di mostri e incantatrici, esseri straordinari che hanno plasmato l’immaginario occidentale: dal Minotauro intrappolato nel labirinto di Cnosso al ciclope Polifemo, dalla letale chioma di serpenti di Medusa, all’Idra dalle teste che ricrescono, fino alle enigmatiche figure di Circe e Medea, celebri per il loro dominio sulla magia e per le loro azioni crudeli.

Nel suo libro Mostri e streghe della mitologia classica, edito da Newton Compton, Alessandra Pagano accompagna il lettore alla scoperta di queste figure leggendarie, proponendo una rassegna esaustiva delle creature più inquietanti dell’antichità. Con un approccio chiaro e coinvolgente, l’autrice esplora le origini, le caratteristiche e i significati di queste entità mitologiche, attingendo alle principali fonti classiche per ricostruire le diverse versioni dei racconti che le vedono protagoniste.

Ogni capitolo è dedicato a una figura specifica, arricchito da una prosa semplice, scorrevole, ma accurata e minuziosa ricca di approfondimenti, ricostruzione delle genealogie, caratteristiche e vicende narrate nei testi antichi. La narrazione permette di seguire l’evoluzione dei miti attraverso il tempo, grazie a un’attenta analisi delle interpretazioni fornite dagli autori classici. Il risultato è un libro accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta alla mitologia, ma al contempo dettagliato e ricco di informazioni per chi ha già familiarità con l’argomento.

Sfogliando le pagine, si incontrano figure emblematiche come Argo, il gigante dai cento occhi, la ninfa Scilla, i selvaggi Centauri, il serpente Pitone e la “madre di mostri” Echidna, oltre ai già citati Polifemo e Minotauro. Un ruolo significativo è riservato anche alle donne della mitologia dotate di poteri straordinari e non mancano riferimenti a creature meno conosciute, esplorate in un’appendice dedicata ai miti meno noti, che permette di scoprire figure spesso dimenticate.

L’autrice offre un quadro completo, evitando di spettacolarizzare le leggende, ma al contempo mantenendone intatta la forza evocativa con uno stile fluido e mai eccessivamente accademico, rendendo la lettura piacevole senza sacrificare l’accuratezza storica. Ogni racconto è supportato da riferimenti letterari e citazioni tratte direttamente dalle opere di autori antichi, come Omero, Eschilo e Diodoro Siculo, per dare maggiore profondità al discorso e permettere ai lettori di entrare in contatto diretto con le fonti.

Più che una semplice raccolta di storie, questo magnifico saggio invita a riflettere sul significato simbolico delle figure mitologiche: i mostri rappresentano il caos e l’ignoto, la minaccia all’ordine imposto dagli dèi e dagli uomini, mentre le streghe incarnano il timore dell’arcano e della trasgressione delle leggi naturali. Questi racconti non solo affascinavano gli antichi, ma servivano anche a trasmettere insegnamenti morali, ammonendo, ad esempio, contro l’arroganza, la sete di potere e l’eccesso di fiducia nelle proprie capacità.

Un’opera generosa di spunti di riflessione che si rivolge sia a chi desidera avvicinarsi per la prima volta a questo universo narrativo, sia a chi è già appassionato di miti antichi e vuole approfondire la conoscenza di figure straordinarie. Perfetto per chi ama le storie senza tempo e il fascino dell’immaginario mitologico.

Alessandra Pagano è nata a Cosenza nel 1982 e si è laureata in Conservazione dei beni culturali presso l’Università della Calabria. Insegnante nei licei, è anche giornalista pubblicista dal 2011. Collabora, tra gli altri, con «Storica National Geographic». Si interessa di storia dell’arte, ricerca genealogica e storia della Chiesa. La Newton Compton ha pubblicato 1001 quiz sulla storia dell’arte, La storia d’Italia in 100 opere d’arte e Mostri e streghe della mitologia classica.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton Editori.

:: Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda di Paolo Gulisano (Newton Compton Editori 2024) a cura di Valentina Demelas

6 marzo 2025

Tra boschi incantati e pietre intrise di leggenda, nel cuore dell’Inghilterra medievale, Paolo Gulisano ci conduce nel regno di Camelot con il suo saggio Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, edito da Newton Compton. Nel seguire le gesta di Re Artù e dei suoi fedeli cavalieri, il lettore viene coinvolto da una sapiente ed emozionante narrazione. C’è la meraviglia pura di fronte alle imprese eroiche di Lancillotto e Galahad, l’ammirazione per la saggezza di Mago Merlino e per il coraggio incrollabile dei cavalieri. Ogni capitolo è un viaggio emotivo: dalle esultanze per vittorie nelle battaglie feroci fino alla commozione per i sacrifici compiuti in nome dell’onore e dell’amicizia. Le pagine scorrono con un ritmo avvincente, facendo riecheggiare nel cuore del lettore il clangore delle spade, il battere degli zoccoli e i sussurri di segreti custoditi nei boschi di Avalon.

La bellezza di questo libro risiede nella sua potenza evocativa. Gulisano infonde nuova vita alla leggenda di Artù, presentandola con una freschezza che fa risplendere personaggi e luoghi come se si rivelassero per la prima volta. Le descrizioni sono vivide e poetiche: si può avvertire il profumo dell’erba bagnata nei giardini di Camelot all’alba e si può vivere la trepidazione dei cavalieri in partenza per un’impresa rischiosa. Il racconto, pur rispettando il sapore epico della tradizione, tocca corde intime dell’animo umano, affrontando sentimenti universali: il tradimento che lacera il cuore, l’amore che redime e consola, l’amicizia che perdura oltre il tempo e le avversità.

Tuttavia, Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda non è solo un’opera narrativa, ma anche un vero e proprio saggio. Attraverso un’analisi dettagliata, l’autore inserisce la leggenda arturiana nel suo contesto storico e geografico, offrendo una panoramica affascinante sulla Britannia pre e post romana. Gulisano ci guida attraverso le antiche radici della leggenda, partendo dalla resistenza dei Britanni contro gli invasori sassoni e arrivando alla mitica corte di Camelot.

L’opera ripercorre la storia di Re Artù con attenzione, soffermandosi sugli autori che hanno contribuito alla sua immortalità nel tempo, come Goffredo di Monmouth, autore dell’Historia Regum Britanniae, e Sir Thomas Malory, che con La Morte di Artù ha consolidato il mito nella letteratura occidentale. Ogni episodio chiave viene trattato con precisione e passione: dall’ascesa di Artù alla sua ultima battaglia contro Mordred, dalla ricerca del Santo Graal ai tormenti d’amore tra Lancillotto e Ginevra, senza dimenticare la storia di Tristano e Isotta.

Alla fine del viaggio, il lettore chiude il libro con la sensazione di aver vissuto un’avventura straordinaria. Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda è molto più di un semplice resoconto storico o di una narrazione epica: è un’opera che cattura l’anima della leggenda, rendendola accessibile a tutti e davvero coinvolgente. Gulisano riesce a far rivivere il mito con una scrittura avvincente, capace di trasportare chi legge in un’epoca di eroi e di valori senza tempo. Il risultato è un tributo splendido a una delle saghe più amate della storia, capace di ispirare generazioni e di mantenere viva la fiamma della cavalleria e dell’onore.

Paolo Gulisano è saggista, scrittore, profondo conoscitore della cultura celtica, autore di numerosi saggi biografici e storici dedicati a personaggi e temi della cultura britannica, è considerato uno dei maggiori esperti italiani di letteratura fantasy. Ha scritto oltre 40 libri su figure come Tolkien, Lewis, Chesterton, Wilde, Melville, Newman, Thomas More, Stevenson e Conan Doyle, oltre che testi storici sulla Scozia e l’Irlanda. Molti dei suoi libri sono stati tradotti e pubblicati all’estero. Vice presidente della Società Chestertoniana italiana, collabora con diverse riviste e siti web. La Newton Compton ha pubblicato Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton Editori.

:: SeGreta Garbo La prima diva queer di Stefano Mastrosimone (Love – Compagnia Editoriale Aliberti 2024) a cura di Valentina Demelas

5 marzo 2025

Pubblicato sotto il marchio Love della Compagnia Editoriale Aliberti, SeGreta Garbo. La prima diva queer di Stefano Mastrosimone offre un ritratto inedito e affascinante di una delle più grandi stelle del cinema mondiale, un’icona senza tempo. Il libro non si limita a raccontare l’ascesa artistica di Greta Garbo, ma ne svela il lato più autentico e rivoluzionario, restituendole il ruolo di pioniera queer in un’epoca che ancora non aveva parole per definirla.

Pagina dopo pagina si va oltre la storia conosciuta dell’attrice, oltre la sua immagine: si scopre e si abbraccia un simbolo di libertà, eleganza, modernità e ribellione. Greta Garbo fumava, guidava, indossava pantaloni e giacche maschili con disinvoltura e parlava di sé stessa al maschile, scardinando le convenzioni di genere già alla fine degli anni Venti. Mastrosimone ricostruisce con precisione e passione il percorso di questa donna straordinaria, nata in una famiglia operaia di Stoccolma nel 1905 e diventata, nel giro di pochi anni, una diva inarrivabile. Il libro segue la sua carriera fulminante: dagli esordi in Svezia alla scoperta da parte del regista Mauritz Stiller, fino alla consacrazione a Hollywood grazie alla casa di produzione cinematografica Metro Goldwyn Mayer, di cui divenne rapidamente l’attrice di punta fra gli anni Venti e gli anni Quaranta.

Oltre alla carriera, il libro illumina la sua complessa vita sentimentale, raccontandola senza morbose curiosità, mostrando la sua inclinazione affettiva al di là delle etichette. Ne emerge un ritratto di donna libera, poco incline ai compromessi e determinata a rimanere padrona della propria esistenza. È proprio nell’indagine della sua identità e della sua immagine pubblica che questa biografia trova il suo punto di forza. L’autore sottolinea come il fascino androgino della Garbo fosse al tempo stesso il segreto del suo successo e la causa di una certa diffidenza da parte dell’industria cinematografica maschilista. Con straordinario anticipo sui tempi, la Garbo incarnò un’idea di genere fluida e un’identità che oggi definiremmo non binaria, anticipando molte battaglie contemporanee.

Un passaggio molto interessante dell’opera è l’analisi delle ragioni del ritiro dalle scene della Divina,avvenuto nel 1941 quando aveva solo 36 anni. Mastrosimone analizza le ragioni di questa scelta: la disillusione nei confronti di Hollywood, il desiderio di sottrarsi alle pressioni dello star-system e il bisogno di autenticità. Dopo due decenni di successi, l’attrice scelse il silenzio, rifiutando offerte milionarie e lasciando dietro di sé un’aura di mistero che alimentò il suo mito.

SeGreta Garbo. La prima diva queer è una biografia avvincente e rigorosa, capace di restituire la Garbo non solo come leggenda del cinema, ma come donna moderna, anticonformista e coraggiosa. Un libro imperdibile per chi vuole riscoprire un’icona che ha sfidato il suo tempo e continua a ispirare ed emozionare ancora oggi.

Stefano Mastrosimone è autore/ideatore di programmi televisivi, ha lavorato con alcuni dei volti più amati della televisione: Fabrizio Frizzi, Lorella Cuccarini, Amadeus, Antonella Clerici, Gerry Scotti, Enrica Bonaccorti, Alberto Castagna e Al Bano. Ha pubblicato i libri: “Una specie di follia” (Aliberti editore, 2010) e “Donne dell’altro mondo”. È ideatore e sceneggiatore dei due film documentario “Conversazioni con Alda Merini” e “Valentina Cortese. L’ultima Diva”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Love – Compagnia Editoriale Aliberti.

:: Uccidi i ricchi di Sandrone Dazieri (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

5 marzo 2025

Mai come in questo momento par diventare d’attualità questo intrigante romanzo  di Sandrone Dazieri: “Uccidi i ricchi”  il mondo in cui deve confrontarsi , l’ex vicequestore Colomba Caselli rassegnate le dimissioni di servizio e riciclatasi come detective privato.
Una Caselli coinvolta in un’apparentemente cervellotica indagine da Donatella Sermonti, vicedirettrice del Dis – il Dipartimento informazioni per la sicurezza, che coordina l’attività delle agenzie dei Servizi segreti per conto del governo –  in cui sarà costretta a confrontarsi con “I Ricchi” quelli che ormai sembrano avere tutto il potere e peggio, perché possono davvero tutto in  questo mondo. Proprio contro i Super Ricchi (qui si parla di una specie di cerchio magico dei 400) i componenti di quell’oligarchia che governano l’economia e gli equilibri mondiali. I primi venti poi dispongono di  assoluto potere. E naturalmente comandano su tutto. E ciascuno di noi contribuisce ad accrescere la loro disumana ricchezza . Chi di noi  non si serve di un qualche loro servizio? Web, farmaci, armamenti.  Proprio così : ci siamo, eh direte, e  lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle in questa epoca che fa da scenario ai Trump,  ai Musk, al business condotto dai colossi del web nell’arroventato scacchiere geopolitico dove le superpotenze decidono la vita e la morte di popoli  e giocano pericolosissime  sulle teste di noi tutti ? Un’altra guerra è cominciata, quante ce ne saranno ancora per appagare la loro fame di volenza e predominio?
Un titolo geniale poi : UCCIDI I RICCHI. Un invito alla rivolta? Beh senza dubbio visto le mostruose  disuguaglianze tra l’1 per cento dei super ricchi e il resto della popolazione mondiale, costantemente sbattute in faccia al resto della popolazione  schiacciata dalle immani  prepotenze , di cui ormai godono pochissimi. I nuovi duchi, re , imperatori del ventunesimo  secolo smaniosi solo di monarchia assoluta, che giocano  con il potere e la vita di tanti sudditi inermi.
Lei Colomba Caselli, per questioni non facili da superare ovverosia: “sopravvissuta a due attentati e a un coltello nella pancia” pareva scomparsa dalle scene. Io però, sono sicura che ve la ricorderete, Si vero? Una   bella donna, capelli corti neri, colore degli occhi verde cangiante, spalle larghe da nuotatrice, zigomi alti, armoniosi. Nella sua nuova veste di detective privato, dovrà indagare su uno strano incidente che acquisterà presto le nette caratteristiche di un omicidio.  
A Milano, il multimiliardario ex calciatore Jesús Martínez è atterrato appena il giorno prima con il suo Dassault Falcon 2000lxs a Milano, dove possiede un favoloso appartamento al venticinquesimo piano della Jungla Urbana . In uno di quei grattacieli di cristallo che schiaffeggiando i normali cittadini  con le loro facciate coperte di rigogliose piante,  rimandano alle città abbandonate del Pianeta delle scimmie. Jesús Martínez, quarantanove anni, da giovane giocava nel Paris Saint-Germain, ora invece (cioè, poco prima di esser ritrovato morto sotto i nostri occhi nelle prime pagine di Uccidi i ricchi) è un colosso nel settore delle macchine per il fitness e degli integratori. Tanto, ma tanto denaro guadagnato a palate.. E infatti è atteso a cena dagli amici al ristorante del Bulgari. Una cena  in suo onore  visto che  “Forbes” l’ha appena inserito tra i 500 uomini più ricchi del mondo.
 Nella Jungla Urbana non troverete mai una foglia fuori posto, un filo di polvere  e tutto è sempre sotto il  costante controllo di telecamere.  Ma la mattina Martinez, dopo aver fatto colazione, un’ora di esercizi con i pesi e mezz’ora di meditazione,  entrerà  nella sua spettacolare  criosauna, di ultima generazione, fabbricata dalle sue aziende: un cubo di cristallo di tre metri per lato e  avvierà  a voce il trattamento,  ma quel comando sarà  il suo ultimo segno di vita.
Il  suo cadavere infatti verrà rinvenuto congelato  nella criosauna dalle guardie del corpo alle nove del mattino. Un incidente?  Un guasto? Effettivamente parrebbe,  ma poiché Martinez è  uno dei cinquecento uomini più ricchi al mondo, bisogna far piena luce su quella morte, anche se la ferrea privacy garantita ai proprietari fin dai suoi primi passi nell’ambiente non trasparente e vischioso dei multimilionari finisce con rendere l’indagine molto più impegnativa, intricata e pericolosa del previsto. Ma Colomba che, dopo  il sopralluogo a casa della vittima dove  troppi particolari non  tornano, ha accettato lo stesso  l’incarico, deve  darsi da fare e cominciare a superare uno a uno gli ostacoli davanti a sé , pur appoggiata e spronata dal fratello ed erede dell’impero del morto,Glenn Martinez . E per riuscirci davvero avrà bisogno anche dell’indispensabile aiuto del suo amico e  socio, Dante Torre, uomo dalle intuizioni geniali e mago delle tecnologie digitali , ma affetto da  claustrofobia  traumatica  e semiparalizzante  che ha vissuto e subito con lei i tempi di un  difficile  passato. Un passato che ha regalato loro una particolare complicità affettiva che li tiene praticamente in  collegamento mentale, anche quando sono lontani l’uno dall’altra.
I due, dopo avere appurato che l’incidente della sauna nasconde un omicidio, si renderanno  conto che la morte  di Martínez non è l’unica sospetta tra quelle verificatesi  tra  i membri del ristretto gruppo di multimilionari. E peggio perché una serie di comunicati online, a firma A. Train, gridano lo slogan: “Uccidi i ricchi”. Nascondendosi infatti dietro l’ipotetico intervento della mano di un diabolico vendicatore sociale, oppure  del  machiavellico intento di un gruppo di anarchici e  complottisti, il killer sembra inafferrabile.
Altre atroci e imprevedibili azioni di sangue ci saranno e  verranno rivendicate,   e Colomba e Dante, mentre la suspence  vola in  vertiginosa ascesa,  dovranno battersi contro un fantomatico assassino seriale,  districandosi  in una girandola di false piste, colpi di scena e inattese scoperte.
Ma  qualcosa si muove, qualche plausibile indizio salta fuori. Ci siamo, è il  momento di stringere i tempi e  mettere finalmente in trappola l’assassino.
Grazie  alla  penna di Sandrone Dazieri, un thriller implacabile, che senza concedere scuse,  ci spiega cosa potrebbe  accadere  attorno a noi e con noi  in un prossimo futuro, molto prossimo? Brrr….
Creatore della serie del Gorilla, Dazieri ci regala oggi questo super thriller interpreto dai due personaggi altrettanto super che i suoi lettori hanno già potuto apprezzare: Colomba Caselli e Dante Torre.

Sandrone Dazieri è uno dei maggiori interpreti italiani del noir e del thriller. Inventore della serie di culto del Gorilla, ha pubblicato la Trilogia del Padre tradotta in più di venticinque Paesi. Per Nero Rizzoli ha pubblicato La danza del Gorilla (2019). Il suo ultimo romanzo è Il male che gli uomini fanno (HarperCollins, 2022).