
Una premessa: questa intervista ĆØ stata concordata ieri, domenica 27 febbraio, invito i gentili lettori a tenere presente questo.
Buongiorno professore e grazie di averci concesso questa intervista che verterĆ essenzialmente sulla crisi ucraina. La situazione ĆØ seria e preoccupante, inizialmente perchĆØ sembra sia gestita da irresponsabili che si dimenticano che la Russia ĆØ una potenza atomica che può innescare un conflitto atomico in qualsiasi momento. Soprattutto se si sentirĆ accerchiata e senza una qualsiasi via d’uscita. Che questo conflitto non era da iniziare lo sappiamo tutti, molti hanno cercato di impedirlo sperimentando la loro impotenza, ma secondo lei rischiamo davvero un conflitto nucleare su larga scala?
Come mi capita sovente di dire, gli storici non devono fingersi profeti e quando lo fanno di regola sbagliano anche clamorosamente. Azzardo comunque una risposta: proprio perchĆ© la situazione ĆØ ad altissimo rischio, non penso si arrivi a un conflitto generale, tanto meno con uso di armi nucleari. La ācomunitĆ internazionaleā, che ĆØ un modo scorretto e surrettizio per dire lāOccidente capitalistico, ha sempre sofferto di strabismo: vede ciò che fa comodo e ignora ciò che non fa comodo. E mi preoccupa di più lo scatenamento della russofobia, che sta travolgendo tutta la ācomunitĆ internazionaleā, ossia i paesi capitalistici. LāUnione Europea, e gli Stati Uniti in testa. Questo mi preoccupa, perchĆ© anche se non ci scoppierĆ la Terza Guerra Mondiale, tutti pagheranno caro questa perdita di buon senso, che si tradurrĆ ā si sta giĆ traducendo ā in una frantumazione generale non solo degli equilibri internazionali, delle relazioni commerciali, ma anche dei rapporti culturali, e umani. Le frasi che sono state proferite da Hollande o Letta, da Biden o dalla von der Leyen, da Johnson e da Borrell sono inquietanti, anche per la incapacitĆ politica che rivelano, ossia lāincapacitĆ di comprendere le conseguenze degli atti che si compiono. La politica ĆØ lāarte di guardare lontano. E costoro sembrano proprio ignorarlo.
Zelensky (e il suo entourage) non vuole andare in Bielorussia per sedere al tavolo delle trattative. E lo capisco ha paura di essere ucciso. Non si può scegliere un luogo più neutrale? Esiste ancora un luogo neutrale?
A questo punto, la risposta appare superflua dato che i colloqui sono stati decisi e forse iniziati quando questa intervista sarĆ pubblicata. E sarĆ una buona notizia per tutti. In fondo se le garanzie concesse dai governi russo e bielorusso a quello ucraino, sono state giudicate sufficienti da questāultimo, il problema della richiesta di un luogo neutrale appare del tutto minore, e forse non esente da elementi di pretestuositĆ .
Tutte le guerre sono sporche, questa in particolare si poteva evitare? Cosa non ĆØ stato fatto per impedirla?
Direi che non ĆØ stato fatto nulla per impedirla. Salvo poi lamentarsi e piangere, da un lato, e imprecare dallāaltro. Si sono immediatamente rispolverati i grandi topoi retorici della “guerra giusta”, quella giusta per eccellenza, il Secondo conflitto mondiale, e del gioco semplificatorio fino ad essere fasullo tra un ācattivoā (la Russia) e un ābuonoā (lāOccidente tutto, con qualche annesso extra europeo ed extra-americano). In tal senso il richiamo alla guerra mondiale ĆØ paradigmatico, fondato naturalmente di nuovo sulla semplificazione, nella comoda riproposizione della colpevolezza unica di un solo attore in campo (la Germania), come del resto aveva fatto la narrazione delle nazioni della Intesa nel 1914 che addossarono ogni responsabilitĆ del conflitto (la Prima guerra mondiale) agli Imperi Centrali. Stiamo assistendo a un nuovo, penoso capitolo di uso politico della storia. Aggiungo che gli Stati Uniti hanno fomentato, in ogni modo, hanno creato la situazione per la guerra. Volevano spingere Putin allāinvasione, per bloccare il processo in corso di ricostruzione del ruolo della Federazione Russa come grande potenza, nella convinzione che la reazione internazionale sarebbe stata talmente forte da ridurre il ruolo della Russia nel prossimo futuro. Dopo aver messo in campo esercitazioni militari NATO sempre più prossime ai confini russi, e fatto sentire a Putin che la minaccia si avvicinava, come potevano aspettarsi che non reagisse?Del resto tutti gli attori in campo sono mentalmente e culturalmente āvecchiā: papa Francesco ā su cui personalmente nutro numerose riserve ā ĆØ assai più giovane di loro. La guerra ĆØ un residuo ancestrale che appartiene alla preistoria, e andrebbe espulsa dal presente, e invece la corsa agli armamenti prosegue, e lāItalia, in mano a un gruppo di affaristi senza scrupoli e di pericolosi incompetenti, non si ĆØ tirata indietro, piegandosi volentieri ai diktat USA e alle sciagurate decisioni della UE, altra fomentatrice di odio. Oggi UE e NATO sono fattori di instabilitĆ mondiale, questa la veritĆ .
Unione europea, USA e NATO minacciano esclusivamente sanzioni economiche e finanziarie, le sembra la strada giusta per arginare il conflitto?
Le sanzioni, lo dimostra la storia, non hanno mai danneggiato veramente gli Stati contro i quali sono state emanate e applicate. Anzi sono spesso servite a compattare la popolazione intorno ai loro leader. E se recano danno, lo recano, in misura quasi paritaria, a chi le applica e a chi le subisce, soprattutto da quando lāeconomia mondiale ĆØ diventata interconnessa, globalizzata. Non si può danneggiare un attore senza danneggiare altri attori in scena. E quando lāattore che si vuole danneggiare, la Federazione Russa, ĆØ un gigante economico con rapporti rilevanti con tutti i paesi del modo, le sanzioni produrrebbero conseguenze negative, pesantemente negative, per il mondo intero.
Lei da storico e da politico cosa consiglierebbe di fare a Putin in questo momento?
Di limitarsi a dare una lezione al governo ucraino, favorendo un ricambio, con la fuoruscita della componente neonazista dalla compagine di Kiev, e limitare lāoccupazione al recupero alla Federazione Russa delle regioni del Donbass e dei territori russofoni, da confermare con un referendum.
In tutta sinceritĆ penso che la Russia abbia sbagliato i calcoli se riteneva sarebbe stata una Blitzkrieg con la quasi immediata resa del governo ucraino (per oggettiva disparitĆ di forze), in realtĆ ora si sta combattendo casa per casa, le potenze occidentali stanno inviando armi e tecnologia. E’ in corso una guarra cibernetica. Si prospetta una guerra lunga, sanguinosa, e destabilizzante non solo per i contendenti. SarĆ per Mosca un nuovo Afganistan?
Non credo, la Russia può schiantare lāUcraina facilmente, e rapidamente, se vuole. E la differenza anche morfologica del territorio ucraino rispetto alla impenetrabile montuositĆ afgana rende il paragone improponibile, e una seconda ragione ĆØ che in Afganistan vāera una guerra di guerriglia che vinse, in Ucraina cāĆØ uno scontro tra due forze armate regolari, e la differenza di potenza tra le due forze ĆØ gigantesca e la resistenza popolare contro i russi da parte degli ucraini non sembra avere reali possibilitĆ di successo, al di lĆ di una narrazione mendace, che si spinge fino a ricorrere a immagini false, provenienti da altre guerre.
La Cina ĆØ prudente, appoggia Mosca ma senza sbilanciarsi, ventilando la strada della diplomazia e della conciliazione. E’ ancora possibile una conciliazione secondo lei, od ĆØ giĆ troppo tardi? E più il tempo passa, e più i giorni di guerra si susseguono e più questa conciliazione sarĆ possibile?
La conciliazione forse no, ma una composizione ĆØ sempre possibile e forse il ruolo della Cina, potrebbe essere decisivo. Il gigante asiatico come sempre persegue, inevitabilmente e direi giustamente, i propri interessi e gioca come sempre di rimessa, ma la sua stessa forza poderosa, su tutti i piani, costituisce un deterrente per lāintero scacchiere internazionale. La Cina non parla, ma ĆØ pronta a far sentire il suo peso.
Le responsabilitĆ di Mosca nell’iniziare il conflitto sono chiare. Quali sono le responsabilitĆ dell’Occidente e soprattutto degli Stati Uniti, che come superpotenza mondiale possono decidere con maggiore incisivitĆ le sorti delle questioni del mondo.
Mosca ha compiuto non lāatto iniziale, penso, ma piuttosto quello finale della crisi. Un atto che la nostra coscienza di āmoderniā riprova, ma che nella logica antica del realismo politico, condito con una larga dose di spregiudicatezza e di cinismo, Vladimir Putin considera del tutto normale, ma almeno gli si riconosca che non si riempie la bocca con parole come Ā«democraziaĀ» et similia come fa Biden, e il coro di servi sciocchi di Bruxelles.
Se questa guerra non viene al più presto fermata, oltre a una difficile ricostruzione e conciliazione in che misura destabilizzerĆ le economie sia della Russia ma anche dell’Europa? Avere una Russia e unāEuropa deboli, favorirĆ USA e Cina?
Credo di avere giĆ risposto. La guerra e la guerra economica (le sanzioni) recheranno danni a tutti, salvo che ai produttori di armamenti e ai loro commercianti. In ogni caso la Cina, chissĆ se lāAmerica lo ha capito, ĆØ in prospettiva il vincitore. E Putin con molta astuzia e quel realismo condito di cinismo cui accennavo, lo sa e ha portato avanti una politica di sotterranea e via via più palese politica di sostanziale alleanza,almeno in prospettiva. In caso estremo, chi oserebbe mettersi contro un simile baluardo russo-cinese? Infine, la storia ci ricorda che chiunque abbia aggredito la āGrande Madre Russiaā ne ĆØ uscito con le ossa rotte.
Come ultima domanda, ringraziandola ancora del suo prezioso contributo, le chiedo da storico una riflessione sul fatto che dal 2014 la situazione in Ucraina era instabile, pronta a esplodere in qualsiasi momento. PerchĆØ non si ĆØ scelto la strada del federalismo e della neutralitĆ (sul modello dei Cantoni Svizzeri) che avrebbe salvaguardato l’integritĆ territoriale del paese, e avrebbe permesso di capitalizzare le immense ricchezze che possiede?
LāOccidente ā UE e USA ā hanno giocato col fuoco, sostenendo il colpo di Stato di Euromaidan, foraggiando bande neonaziste, che si sono macchiate di crimini orribili. La NATO ha portato avanti una politica pericolosissima di allargamento, contro tutti gli accordi presi trentāanni fa con lāURSS prima e la Federazione Russa, poi, accordi variamente ribaditi negli anni seguenti. La Russia ĆØ stata accerchiata, umiliata e messa allāangolo. Si aspettavano che continuasse a subire? Gli occidentali hanno seminato vento per anni, e ora raccolgono tempesta.
Torino, 28 febbraio 2022








































