Bentornato Piergiorgio su Liberi di Scrivere e grazie per aver accettato questa nuova intervista, dopo l’ultima concessaci nel luglio del 2012. Un po’ le cose sono cambiate da allora. Vivi a Londra mi pare? Come ti trovi all’estero?
Ciao Giulia, è un piacere essere di nuovo qui. Mi trovo molto bene. Hai sempre la sensazione di essere al centro del mondo, e la città pulsa di energia giorno e notte. E sicuramente un luogo speciale per me.
E’ uscito da poco un tuo breve romanzo per EO, L’appuntamento. Ce ne vuoi parlare? Come è nata l’idea di scriverlo?
L’idea è nata da diverse scintille. Una sicuramente è stata l’aver visto una sera che sono andato a cena fuori una donna sola al tavolo di un ristorante: dalle sue espressioni, dai suoi sguardi, dai suoi tic nervosi, era chiaro che stesse aspettando qualcuno. Io ho iniziato a mangiare, primo, secondo… ma lei era sempre sola, e il suo appuntamento non arrivava. Dolce, caffè, ammazzacaffè… e lei sempre sola. Alla fine, quando me ne sono andato, lei stava ancora aspettando. “Chi?” mi chiesi, “e perché non ti arrendi all’idea che ti ha dato buca?” da lì la mia mente ha iniziato a lavorare alla storia… perché effettivamente forse non stava aspettando ma era costretta ad aspettare.
In questo libro tratti temi di stretta attualità: l’usura, la sicurezza informatica, la violazione della privacy. Che riflessioni pensi farà un tuo ipotetico lettore una volta chiuso il libro? C’è qualche messaggio che hai voluto trasmettere?
Penso di sì. Io volevo soltanto far riflettere il lettore sul fatto che ormai gran parte delle nostre vite è sul web, e tutti noi abbiamo ormai un’identità reale e un’identità virtuale, e abbiamo consapevolezza di quali siano i limiti di entrambi. Però in qualche modo quando stiamo davanti al pc questi limiti si sfumano fino a confonderci, non per noi, ma per chi ci osserva… Mi spiego meglio: lo schermo che abbiamo davanti è come se fosse un vetro come quelli a specchio nelle stanze per interrogatori della polizia: tu vedi riflesso te stesso, ma in realtà dall’altra parte c’è qualcuno che ti guarda, ti osserva, e ti giudica. Internet è un po’ così: quando noi postiamo su FB, mitragliamo tweet, etc, dall’altra parte c’è qualcuno che ci giudica sulla base della nostra “identità virtuale” che percepisce come una summa tra quella reale e quella che invece reale non è. Ciò è sicuramente affascinante, ma anche molto pericoloso.
La prima parte è decisamente spiazzante. Un uomo e una donna ad un tavolo di un ristorante, intenti a combattere una piccola guerra fatta di umiliazioni, e offese. Mi sono sentita a disagio anche solo leggendo quelle pagine. Da pochi giorni si è svolta la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, in che misura secondo te le violenze psicologiche sono diffuse nel tessuto sociale? Sono altrettanto devastanti quanto le violenze fisiche?
Secondo me sì. Viene data a questo tipo di violenza un’attenzione minore, nonostante – a mio parere – sia un tipo di violenza molto più diffusa, soprattutto in ambiente lavorativo. Tutti noi siamo bombardati soprattutto a livello mediatico da un tipo di violenza molto materiale, morti, omicidi, torture, etc. Molta di questa violenza appariscente e splatter va addebitata a noi romanzieri, agli sceneggiatori e ai creatori di videogiochi, e in qualche modo ormai siamo tutti assuefatti al sangue, alle botte, e così via (nonostante non ci si dovrebbe mai abituare alla violenza, di qualsiasi genere sia); la violenza psicologica, quella fatta di umiliazioni, spersonalizzazione, processi di de umanizzazione, è dilagata in seguito alla crisi economica che ha avuto grosse ricadute anche a livello sociale e personale, ma soprattutto, ripeto, a livello lavorativo, dove chi è in una posizione privilegiata può abusare del potere economico/contrattuale che possiede, rifacendosi su chi invece non ha alcun tipo di potere contrattuale. Questo è un incubo degno di un horror.
La manipolazione dei dati, dei flussi di informazioni che ogni giorno immettiamo nel web, sembra il passo successivo alla semplice violazione della privacy. Ciò che descrivi nel tuo libro, sebbene portato alle estreme conseguenze, non è comunque uno scenario tanto fantastico. Su che basi hai costruito tutto questo? Hai parlato con veri hacker? Con tecnici informatici che lo fanno realmente?
Sì, entrambe le figure. A un certo punto mi sono reso conto che le cose di cui stavo scrivendo, sebbene basate su ricerche e piccole inchieste, mi sembravano fantascienza; a quel punto ho avuto la necessità di sentire il parere di persone che ne sapessero più di me e che potessero confermarmi o meno alcuni passaggi. Diciamo che mi hanno detto che ci sono andato leggero, e basta pensare al virus Regin, o allo scandalo SonyGate, o alla falla nella tecnologia SS7 che permette di intercettare qualsiasi cellulare in qualsiasi parte del mondo, per capire che avevano perfettamente ragione.
Giochi la trama su un concatenarsi di colpi di scena e cambi di punti di vista. Nessuno dei personaggi è quello che appare in un primo momento. Come mai questa scelta?
È una delle regole del noir che prendo come bussola. “Nel noir nulla è mai come sembra” l’ha detto Jim Thompson, uno dei miei autori preferiti. Per me è diventato un principio cardine delle mie storie.
Il potere sembra il tema conduttore del romanzo, il controllo che si può esercitare in un mondo sempre più virtuale e fragile. Il protagonista, lo possiamo definire un malato di controllo? Quando si sente vittima lui stesso, si scatena, e scatena tutta la sua violenza in modo estremo. Ma non ha fatto i conti con la sua vittima. Anche lui in fondo è una vittima?
Fondamentalmente tutti noi siamo vittime. Vittime di noi stessi, in primis. Vittime della società, della cultura vigente, delle scelte di chi ci ha preceduto. Paghiamo le conseguenze di una realtà a cui apparentemente non possiamo ribellarci, e questo crea conflitto e crisi che non è solo economica ma anche identitaria. Nello specifico l’uomo del romanzo è vittima della noia: è una persona ricca, ricchissima, potente, influente, ha una posizione privilegiata rispetto al 99% delle persone comuni, ha davvero tutto, eppure è annoiato. Allora per combattere questa stasi di brividi, elabora tutta una serie di perversioni che hanno a che fare con le vite degli altri. Giocando con le vite degli altri si sente vivo. Questa è la sua condanna, o meglio, è la condanna della donna che è costretta a “godere” della sua compagnia quella notte. Sul “paso doble” tra vittima e carnefice… lasciamo un po’ di suspense.
Infine nel ringraziarti per la disponibilità mi piacerebbe sapere se hai in uscita un nuovo libro e se stai scrivendo al momento.
Uscirà per le Edizioni E/O ad Aprile 2015 un nuovo romanzo di genere thriller intitolato “Il Canto degli innocenti” che inaugurerà una nuova serie, e nell’autunno del prossimo anno torneranno Mazzeo e le sue pantere con il terzo romanzo della saga. In primavera e d’estate inoltre sarò ospite di due antologie di racconti con un altro dei miei personaggi seriali, il commissario Carla Rame… Grazie a te per la tua gentilezza e disponibilità. A presto.
Susan Vreeland, autrice californiana di svariati romanzi al femminile in cui ha esaminato il rapporto tra le donne e l’arte, da La passione di Artemisia a La vita moderna, è venuta in Italia, ospite della Neri Pozza per presentare la sua ultima fatica, La lista di Lisette, una storia ambientata in Provenza durante la Seconda guerra mondiale, incentrata sul personaggio inventato di Lisette, che entra in contatto con l’arte e la salvaguardia della medesima durante uno dei periodi più bui della Storia. A Torino Susan Vreeland è stata ospite del progetto LeggerMente, che coinvolge i gruppi di lettura delle Biblioteche civiche, e del Neri Pozza Book Club, su invito del Salone OFF 365, e ha raccontato varie cose a lettori e curiosi.
Bentornato Carsten su Liberi di scrivere. E’ appena uscito per Longanesi Niceville- La resa dei conti (The Reckoning), dunque non puoi sottrarti ad alcune domande sul libro e sul tuo futuro di scrittore. Iniziamo con una domanda facile facile, sei soddisfatto di questa serie, di come è giunta al termine?
Benvenuto, Carlo, su Liberi di scrivere e grazie di averci concesso questa intervista. Inizierei col chiederti di parlarci di te. Forza e debolezza, come persona, non come personaggio pubblico. Chi è Carlo Lucarelli?
[Mia intervista apparsa su Shenoir il 30 Maggio del 2010]
Benvenuto Drew su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Dopo la laurea hai lavorato a Los Angeles come sceneggiatore sia per il cinema che per la tv. Per grandi studi come Disney, Fox, Universal, Warner Brothers and Sony, e per canali come ABC, Fox, ABC Family, and Sony TV. Raccontaci qualcosa di te, del tuo background, dei tuoi studi.
Ciao Roberta, benvenuta su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Inizierei con le presentazioni. E’ nata a Treviso, classe 1968, di professione magistrato. Ci parli di sé, punti di forza e di debolezza.
Benvenuto, Paolo, su Liberi di scrivere e grazie di averci concesso questa intervista. Raccontaci qualcosa di te, parlaci dei tuoi studi, del tuo background, del tuo esordio come scrittore.
Benvenuto Blake e grazie di aver accettato questa intervista per Liberi di Scrivere. Prima di iniziare a parlare del tuo libro, raccontami qualcosa di te. Chi è Blake Crouch? Punti di forza e di debolezza.
Benvenuto Sacha, e grazie per aver accettato questa mia intervista in occasione dell’uscita del tuo nuovo romanzo, Il Gran Diavolo, un romanzo storico questa volta, edito da Rizzoli. Innanzitutto perché non un thriller storico? Sembra sia un genere molto richiesto dagli editori.
Edith Wharton è da me una scrittrice molto amata. Da L’età dell’innocenza a I ragazzi, è stata capace di scrivere libri con al centro straordinari personaggi femminili, specchio di un’ epoca e di una classe sociale precisa certo, l’alta società di fine Ottocento, inizi Novecento, ma capaci di descrivere sentimenti e aspirazioni moderne e senza tempo. Oggi abbiamo il piacere di avere con noi Gaja Cenciarelli, che ha tradotto per Neri Pozza, La casa della gioia, (The House of Mirth, 1905), epopea di Lily Bart, bellissima e sfortunata eroina, nella New York dei primi del Novecento, e avremo l’occasione di conoscere un romanzo così celebre e amato da una prospettiva privilegiata.
Gentilissima Tupelo, il tuo romanzo è stata un’autentica sorpresa. Era da molto tempo che non leggevo qualcosa di così coinvolgente: sono stata letteralmente risucchiata dalla lettura di Bambina mia, uno di quei libri che ti senti di dover consigliare. 
























