:: Intervista a Tupelo Hassman, autrice di Bambina mia (66thand2nd – 2013) a cura di Lucilla Parisi

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tupelo_bambina_scheda-sitoGentilissima Tupelo, il tuo romanzo è stata un’autentica sorpresa. Era da molto tempo che non leggevo qualcosa di così coinvolgente: sono stata letteralmente risucchiata dalla lettura di Bambina mia, uno di quei libri che ti senti di dover consigliare.

D. Rory Dawn è una bambina straordinaria nell’ordinaria quotidianità della sua vita. Nonostante tutto ciò che le accade intorno, riesce a prendere le distanze dallo “schifo” che la circonda. Così piccola e così forte: è lei la vera “grande” della storia. Come nasce questo personaggio da “alba ruggente”?

R. Sento che ho avuto fortuna con Rory Dawn. Volevo tenerla intrappolata nel suo ambiente ma lei si è rifiutata di rimanervi. Nonostante quello che le accade, Rory riesce a mantenersi libera. Avevo sperato di creare un personaggio che fosse indipendente nel suo modo di pensare: era nelle mie intenzioni, perchè speravo di poter affrontare, attraverso di lei, alcune questioni come il mito del Sogno americano. Rory è diventata più di ciò che sperassi. Non è il prodotto del suo quartiere, la Calle, ma il prodotto di un Paese, gli Stati Uniti.

D. Leggo nella tua nota biografica che hai vissuto a Reno. I luoghi di Rory sono i tuoi luoghi. La tua descrizione di questa città del Nevada è impietosa. La sua periferia, scrivi, è “imbrattata di rum e sperma”. Cosa c’è di autobiografico in questo tuo primo romanzo?

R. Come la maggior parte dei primi romanzi, Bambina mia all’inizio presentava alcuni elementi autobiografici. Rory Dawn e io eravamo molto simili. Nel corso degli anni, lavorando al romanzo è affiorata la personalità di Rory. Ora siamo come care amiche che hanno alcune cose – aspetti fondamentali in realtà – in comune. Come Rory, ho trascorso diversi anni fuori da Reno e, come Rory ero “accademicamente” originale e questo mi ha creato un certo disagio. Credo che sia un aspetto importante nella storia di Rory: anche con questo dono, lei rimane “bloccata” e la sua intelligenza non è per lei un’occasione. Entrambe, infatti, la malediciamo un po’.

D. La discendenza di Rory Dawn è matriarcale. Sua nonna, sua madre e poi lei. Gli uomini della sua vita sono un nonno che conosce a malapena, un padre assente e dei fratellastri che appaiono e scompaiono come fari d’auto nel deserto. Poi c’è l’esperienza di violenza che le toglie la voce. Gli uomini sono personaggi secondari capaci però di segnare irrimediabilmente le esistenze “femminili” del tuo romanzo. E’ così?

Questo è un bel modo di spiegare le cose. E’ proprio così. Gran parte della ricerca che Rory Dawn fa è proprio diretta a trovare una voce da seguire, la sua. Lei è bombardata dalle opinioni che provengono dall’uomo della ferramenta, dall’assistente sociale, dal sistema educativo, da sua nonna e da sua madre. Ricomincerà da zero, fisicamente ed emotivamente. Gli uomini nella sua famiglia (come in famiglie come quella di Rory) non sono lì, ma ciò non toglie che ci siano stati. Vi è, in qualche modo, una grande miseria in questa realtà priva di modelli maschili e in cui si è soggiogati sessualmente prima ancora di riuscire a concepire se stessi come dei soggetti sessuali.

D. La Calle de las Flores, alla periferia di Reno, sembra non lasciare molte speranze per il futuro. Un marchio di fabbrica difficile da togliersi di dosso. I figli sembrano essere destinati a rivivere gli errori dei genitori. Un percorso forzato verso il fallimento. Senza svelare troppo del finale del tuo libro, è possibile per le persone liberarsi veramente dal fardello lasciato loro in eredità dall’ “ambiente” familiare e sociale in cui hanno vissuto?

R. Sembra che io sia pessimista, ma in realtà non lo sono affatto. Comunque la mia risposta è no. Non credo sia possibile. E ciò che speravo di scrivere in Bambina mia era proprio questo, come sia impossibile. Tuttavia credo che si possa andare avanti nella vita con il proprio bagaglio e meravigliosamente. Certo non l’ho sempre creduto. Ero frustrata dal fatto di dovermi trascinare in giro il mio passato. Un giorno, però, durante un lungo viaggio in auto lungo la costa della California ho superato un cartello che diceva: “Peacock Crossing. ” Ho iniziato a pensare ai pavoni! Ho pensato alle loro belle piume e a come servissero alla loro protezione; ho pensato a come fossero animali apprezzati e protetti fino ad avere addirittura dei segnali stradali a loro dedicati. Quindi le piume non sono più necessarie. Ho immaginato che qualcuno suggerisse loro di togliere tutte quelle piume inutili, dicendo: “Quelle appartengono al tuo passato. Ora sei al sicuro. Non c’è più bisogno di portare quelle piume pesanti”. E ho capito così che il bagaglio che odiamo portare con noi è in realtà ciò che ci rende unici e preziosi: queste sono le cose che i nostri cari amano. La domanda è: possiamo farne a meno? Non senza farci del male.

D. Il Manuale delle girl scout per Rory è un vero e proprio vademecum su come sopravvivere alla Calle. Da dove nasce questa idea?

Ho ereditato il manuale di Rory Dawn da mio padre, ma non so perché lo avesse. Non l’ho mai nemmeno aperto fino a quando mi è stato assegnato un esercizio di scrittura da Aimee Bender, una mia insegnante. Dovevamo andare a casa quel giorno e recuperare dal terzo scaffale un libro verde e aprirlo a pagina 47: quindi dovevamo scrivere per cinque minuti. Il primo libro verde sul terzo scaffale era il manuale e sono rimasta letteralmente scioccata dalla sua politica (si tratta di una versione dal 1940), e dal fatto che ogni pagina in cui erano elencate delle attività da fare era stata segnata da qualche appassionata girl scout da chissà quando. Delle bambine avevano amato quel libro. Ho iniziato a scrivere a partire da lì e alla fine quel manuale è entrato in Bambina mia.

Rory è molto brava con le parole. Partecipa a gare di spelling bee in cui riesce a primeggiare. Quello delle parole è in realtà il mondo in cui trova rifugio dal “resto”. I libri sono, in qualche modo, la sua àncora di salvezza. Quale ruolo hanno o dovrebbero avere i libri – e la lettura – nella vita e nella formazione dei più giovani?

R. Posso solo sperare che la risposta sia importante. Certo, io sono di parte, ma credo che la prosa offra più condivisione dei moderni mezzi espressivi, perché il lettore può immaginare se stesso all’interno di una storia attraverso la lettura molto più facilmente. Quando troviamo personaggi con i quali ci identifichiamo possiamo trovare speranza, compagnia o forse solo un modo per affrontare un altro giorno. Cosa potrebbe esserci di meglio?

D. Ho trovato riuscitissimo l’escamotage narrativo che alterna alla narrazione in prima persona, le annotazioni delle scout, le relazioni dei servizi sociali, le lettere e i ritagli di giornale. Come sei arrivata a questa scelta?

R. E’ molto naturale per me per includere molte voci. Forse sento delle voci?! Nel caso di Rory Dawn in particolare, però, la sua è una storia di traumi e fratture. Ci sono tante voci proprio a causa del dramma che si consuma intorno a lei e della sua impotenza di fronte a ciò che accade.

D. Bambina mia è il tuo romanzo d’esordio. Domanda doverosa: stai lavorando a un altro romanzo?

R. Sto scrivendo una biografia dal titolo The scar farmer.

[Traduzione dall’italiano all’inglese a cura di Davide Mana]

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