:: Un’ intervista con Roberta Gallego

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Gallego_Doppia ombra2Ciao Roberta, benvenuta su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Inizierei con le presentazioni. E’ nata a Treviso, classe 1968, di professione magistrato. Ci parli di sé, punti di forza e di debolezza.

Proprio l’altro giorno una persona mi ha detto che sono una donna forte che sa di essere fragile.

Ha esordito l’ anno scorso con Quota 33, da magistrato a scrittrice. Come è nato il suo amore per i libri e la scrittura?

Leggo molto da sempre, provengo da una famiglia che ha sempre considerato i libri come nutrimento quotidiano, della mente e dell’anima. Ho sempre traslocato di casa in casa scegliendo le abitazioni anche per il numero di muri in grado di fare da appoggio alle mie librerie. La scrittura arriva in seconda  battuta, con la presunzione dei vent’anni.

Quest’anno ha pubblicato Doppia ombra, secondo episodio della serie, un affresco corale di una immaginaria procura italiana. Tanti casi intorno al caso principale, l’uccisione di un farmacista nella sua villa. Per creare la trama si è ispirata a casi reali che ha incontrato nella sua carriera di magistrato o anche solo che hai visto in tv o letto sui giornali, o sono solo frutto della sua fantasia? Cosa c’è di vero, a parte l’iter procedurale di un’indagine?  

Tutto è realistico, tutto è verosimile, nulla è realmente accaduto. Certamente l’esperienza professionale e l’arricchimento culturale contribuiscono a solleticare la fantasia.

A seguire le indagini il sostituto procuratore Alvise Guarnieri. Come è nato questo personaggio?

Alvise Guarnieri è una scommessa, perché è la rappresentazione di un personaggio senza velleità di protagonismo istrionico. Si muove in sordina, trasporta il lettore con il suo sguardo attento e riflessivo da un soggetto ad un altro, da una situazione ad un’altra, senza imporsi o prevaricare. Offre la storia, non se stesso. Low profile.

La cronaca nera dal dopo guerra in poi ha attirato in modo esponenziale l’interesse dell’opinione pubblica. Oggi esistono programmi tv,  addirittura riviste, documentari, sui casi di cronaca più eclatanti. Penso all’omicidio di Meredith Kercher o Yara Gambirasio. Non trova che c’è un aspetto quasi ossessivo, se non morboso, che forse parte dagli stessi organi di informazione, con un gran proliferare di esperti, a volte improvvisati, che disquisiscono di DNA, prove, perizie, controperizie. Da magistrato come se lo spiega?

Trovo che la cronaca nera non sia di per sé morbosa, può essere confezionata con cattivo gusto o con superficiale imprecisione, ma risponde sempre a quello che interessa alla gente. Il circo paragiudiziario che agita certe trasmissioni televisive propone un prodotto commerciale che vende, a prescindere da valutazioni morali o etiche. I mass media hanno abdicato da tempo ad obiettivi educativi dell’utente, quindi nell’ottica capovolta dovrà essere l’utente ad educare il mezzo televisivo o giornalistico, rifiutando l’offerta quando è gratuitamente volgare, inutilmente pruriginosa, colpevolmente insensibile e oscena.

Cosa pensa della pena di morte? In Italia non è in vigore, ma in molti paesi è prassi comune anche se controversa. Il carcere ostativo per crimini prevalentemente di mafia e terrorismo, il nostro equivalente della pena di morte, pensa sia invece una pena capace di rieducare o per lo meno di dissuadere dal compiere atti criminosi?

Gli studi criminali preventivi condotti negli Stati Uniti hanno dimostrato che la pena di morte non ha effetto deterrente per la commissione dei reati per i quali è stata mantenuta. La sanzione penale è dissuasiva nella misura in cui è efficace e proporzionatamente afflittiva, senza sconti. E’ riabilitativa nella misura in cui è associata a programmi di rieducazione alla socialità.

Il sovraffollamento delle carceri è un punto assai doloroso che sembra senza soluzione. Non pensa che per certi crimini come quelli finanziari, o per lo meno in cui i colpevoli non sono un pericolo per la collettività, gli arresti domiciliari potrebbero essere una buona alternativa?

Lo sono già, e non solo per i reati finanziari.

Nei suoi romanzi c’è un sottotesto educativo, o sono opere puramente di intrattenimento?

Nessun sottotesto educativo, solo un fondale etico da condividere con chi si riconosce in certi valori.

Quali sono i suoi autori preferiti, che libri legge nel suo tempo libero?

Leggo molti romanzi, non necessariamente gialli. Invecchiando, ho cominciato anche a rileggere. Non ho un riferimento unico, sono molto affezionata agli autori della formazione giovanile: Kundera, Roth, Grass,  Marquez, Tolstoj, Pennac, ma anche Starnone, De Luca, Quino.

Quando uscirà il prossimo episodio della serie? Può anticiparci di cosa parlerà?

Il prossimo romanzo della serie La Procura Imperfetta s’intitola Il Sonno della Cicala e sarà ambientato fra i vigneti del Barolo. Può la cicala dissipare la propria “estate” e permettersi la sfrontatezza di riposare innocentemente dopo, senza sensi di colpa?

Attualmente sta scrivendo?

Certo, sempre.

L’intervista è terminata nel salutarla m i permetta un’ultima domanda. Ci può parlare dei suoi progetti per il futuro?

I progetti che elaboro di continuo riguardano prevalentemente… viaggi! Viaggerei molto più di adesso, se me lo potessi permettere. L’aeroporto è l’habitat ideale del mio buon umore, il non luogo fra una destinazione e un’altra.

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