Archive for the ‘Iniziative del blog’ Category

:: Blogathon “I migliori film tratti dai libri”: Triangolo a Rodi, di Dame Agatha Christie

20 giugno 2016

Hercule Poirot sedeva sulla sabbia bianca e il suo sguardo vagava sulla smagliante superficie azzurra dell’acqua. Era vestito con eleganza puntigliosa, quasi eccessiva; abito di flanella di taglio sportivo, e un cappello di panama a tesa larga che gli parava il capo. La sua generazione apparteneva al tempo in cui si credeva nella necessità di proteggersi con cura dai raggi solari.

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Scegliete il miglior film o la miglior serie tv tratta da un libro, sembra facile ma non lo è affatto, perché per quanto si sia sempre molto critici quando si compiono operazioni del genere (il libro era meglio, quante volte l’avete sentito dire) esistono anche casi in cui la trasposizione cinematografica è così accurata, originale, elegante, che beh ti può spingere a riscoprire un autore che per vari motivi più o meno validi non avevi mai preso in gran seria considerazione, (anche se magari monumentale come Agatha Christie).
Diciamolo chi non ama i gialli classici all’inglese con Scotland Yard, zitelle impiccione, villaggi ameni, tè delle cinque, e via dicendo non è molto tentato di imbattersi nei suoi libri, liquidati come storielle borghesi in cui il delitto è più che altro un pretesto o peggio un gioco di società. Converrete che lo spessore morale o anche solo filosofico della cosa sembra del tutto assente, il delitto quasi una burla o una scusa per parlarci di ricchi aristocratici sfaccendati, ereditiere quasi ninfomani, scrittrici eccentriche o archeologi fuori dal mondo. Insomma se si cerca uno specchio della società, lo si trova ben distorto o quanto meno privo di spunti davvero interessanti.
Almeno questo pensavo (sbagliando) prima di imbattermi nella serie tv dedicata a Poirot, Agatha Christie ‘s Poirot. Serie televisiva britannica, prodotta originariamente dalla London Weekend Television e poi dalla ITV Production and Agatha Christie Ltd, con ben 13 stagioni, per un totale di 70 episodi ispirati in parte ai racconti brevi e in parte ai romanzi di Dame Agatha Christie.
La mostruosa bravura di David Suchet, ma a dire il vero di tutti i vari comprimari da Hugh Fraser, Philip Jackson, Pauline Moran, a Zoë Wanamaker, oltre a tanti attori di teatro o vere e proprie star come Michael Fassbender, Jessica Chastain, Elliott Gould, John Hannah, Elizabeth McGovern, i dialoghi frizzanti, le scenografie sontuose, le ricostruzioni d’epoca certosine fin nei minimi particolari, gli abiti, l’arredamento, le macchine, i giornali, le riviste, insomma credo che Agatha Christie ‘s Poirot si meriti di stare qui in questo post, senza rimpianti, insomma.

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Dicevo gli episodi sono 70, e io ne ho scelto uno forse minore, Triangle at Rhodes, regia di Renny Rye, tratto da un racconto e forse neanche il più famoso, Triangolo a Rodi, che compare nella raccolta “Quattro casi per Hercule Poirot” edita da Mondadori e tradotta da Grazia Griffini e Lidia Lax, nel 1990 per il centenario dalla nascita, che ben si presta a questo mio piccolo ma entusiasta omaggio. Ho anche scelto Triangolo a Rodi perché avevo sottomano il libro, e ho potuto leggere il racconto più volte, e ho potuto rivedere anche l’episodio studiandone struttura e peculiarità e facendo i debiti raffronti.
Ma partiamo dal racconto, la cui trama se vogliamo è quanto meno esile. Poirot si trova in vacanza, (Poirot viaggia parecchio, va in Iraq, in Egitto, sull’Orient express, in Costa Azzurra o anche solo in campagna a ritemprarsi). In questo episodio va a Rodi, isola del scintillante Mediterraneo cara a tanti inglesi, giusto un accenno al fatto che era sotto il governo italiano – e vi rimase fino a metà del 1943-, (nel telefilm molti soldati italiani scorrazzano sull’ isola in tenuta da figli della lupa disprezzati dagli indigeni), poi la storia ruota intorno a un comunissimo triangolo amoroso, che in realtà non è affatto quello che appare a prima vista.
Insomma poche pagine e il lettore ha un’ idea di quanto la fantasia della Christie sia capace di creare illusioni, svelandole subito dopo sotto gli occhi (più o meno disorientati) del lettore come in un abile gioco di prestigio. Naturalmente Poirot capisce tutto, ma non ha modo di intervenire nè di fermare gli eventi che inevitabilmente porteranno al delitto. Se vogliamo questo racconto ha tutti gli elementi che poi la Christie amplierà nel romanzo Evil Under the Sun, (Corpi al sole), cambiando personaggi, nomi, moventi e anche l’isola se vogliamo, ma un senso di dejavu li unisce sicuramente.

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Da questa storia prende spunto la trama dell’episodio televisivo, prendendo numerose licenze poetiche pur mantenendosi fedele, a volte fin anche nei dialoghi, in un equilibrio forse davvero difficile da ripetere. Insomma è come se uno stato di grazia mettesse tutto al suo posto. L’episodio televisivo se vogliamo acuisce l’aspetto politico, il Poirot televisivo è fortemente antifascista, e antinazista e in molti episodi esprime chiaramente la sua avversione per Hitler e per l’occupazione del Belgio, e il suo esilio in Gran Bretagna ne è se vogliamo una diretta conseguenza, mentre nel racconto questo aspetto è forse meno marcato (unico accenno come prima dicevo che fa la Christie è l’occupazione italiana dell’isola).
Un’altra connotazione è la sua fede religiosa cattolica, spesso nelle puntate lo troviamo con un rosario in mano, o in una chiesa, testimone di una fede autentica e non posticcia, e in questo episodio proprio la conoscenza del credo cattolico lo spinge a scoprire una discrepanza che lo porterà dritto dritto a svelare la realtà dei fatti e il vero colpevole. Nel racconto è più tutto basato sulla perspicacia di Poirot nel conoscere il carattere delle persone, anche quando esse vogliono nascondere la loro vera natura.
Dicevo è una storia di inganni, di fraintendimenti, di personaggi che danno fumo negli occhi spostando l’attenzione dalla più classica dinamica che si possa pensare: un marito che ha sposato per denaro una donna e in realtà ne ama un’altra. Niente di più banale o squallido, ma la Christie nel pur minimo spazio che le concede un racconto, per dinamicità dell’intreccio, profondità psicologica dei personaggi e gusto per il paradosso dà un esempio di quanto la sua arte e la sua bravura siano capaci di fare.

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La critica sociale è velata ma ferrea e tagliente, l’avidità che porta al delitto è specchio di una società effimera e sfaccendata, di cui certo la Christie faceva parte ma ciò non le impediva di vederne le derive pur nascoste dall’effervescenza della coreografia. L’arte del pettegolezzo, all’opera nel personaggio della signorina Pamela Lyall, (una splendida Frances Low), l’ostentazione della ricchezza, che trova tragicamente ragion d’essere nel personaggio della viziata, e per certi versi ingenua, Mrs Valentine Dacres-Chantry, la parte della moglie tradita, (in cui una donna è giusto vista come vittima e sottomessa) recitata alla perfezione dall’ambigua Marjorie Gold, l’arrampicatore sociale, con i panni del bruto e sanguigno comandante di marina Tony Chantry (c’era un lui qualcosa della scimmia primordiale), e infine Mr Douglas Gold, l’uomo di paglia, di cui la Christie si limita a dire per bocca della Lyall “è un uomo tremendamente bello”.
Visione letteraria e visione filmica insomma si fondono, dando luce a mille sfaccettature diverse, meglio di così insomma è difficile trovare. E devo aggiungere che avendo avuto modo di vedere anche il telefilm doppiato in spagnolo, il doppiatore italiano Eugenio Marinelli contribuisce e non poco alla simpatia del personaggio.

Tappa del Blogathon I migliori film tratti dai libri. A questo link potete trovare l’elenco di tutti i blog partecipanti: qui.   

:: Lancio Blogathon: i migliori film tratti dai libri

7 giugno 2016

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Cos’è un Blogathon? Una maratona di blog che un dato giorno creano un evento online e tutti contemporaneamente pubblicano un articolo su un tema scelto. Detto in breve. Ma credo non esista una definizione assoluta per descriverlo. Ogni Blogathon ha peculiarità sue proprie e il suo successo è determinato da voi lettori, dai vostri commenti, dalle vostre visite. Il nostro si occuperà dei migliori film o serie tv tratti da un libro, che sia un racconto o un romanzo. La tappa è prevista per lunedì 20 giugno, per cui segnatevi questa data! Non rimarrete delusi. Il 20 giugno potrete infatti scorrere da blog a blog e trovare un post che parlerà di cinema e soprattutto di libri. Un’ occasione divertente insomma per parlare delle cose che amiamo di più. Un’ occasione per conoscere blog interessanti, film interessanti, libri interessanti. Non so se in Italia ne abbiano organizzati molti, è forse una pratica più in uso all’estero, tuttavia noi ci abbiamo messo tutto il nostro impegno e ricordatevi questo è il primo che organizziamo e a cui partecipiamo, per cui ci vorrà anche una buona dose di fortuna perché tutto sia perfetto.

Le regole:

  • Ogni blogger può scrivere un articolo in cui parla del film o della serie tv che più l’ha colpito, tratto da un libro, che sia un racconto o un romanzo. Può fare un raffronto tra film e libro, o parlare più del libro o del film, in massima libertà.
  • Ogni blogger è invitato a parlare di un libro/film diverso.
  • Nel post che si pubblicherà sarà inserito un link a questo post di lancio.
  • Il Blogathon avrà luogo il 20 Giugno. Ogni blogger posterà il suo articolo in quella data.
  • Siete ancora in tempo a partecipare, lasciate un commento con il nome del vostro blog, l’url e il film/libro scelto, sarete aggiunti nel nostro elenco. Più siamo insomma e più sarà divertente. Se volete maggiori informazioni potete contattarmi al mio recapito email: liberidiscrivere@gmail.com.

Roster con l’elenco dei blog partecipanti, in rigoroso ordine alfabetico:

Chiacchiere letterarie:  Les Miserables

Cine Fatti:  La città incantata al di là delle nebbie di Kashiwaba Sachiko

Il mondo di sopra: Spiderwick le cronache

L. Cassie Blog: Harry Potter

La finestra di Hopper: Dolores Claiborne di Stephen King

Liberi di scrivere: Triangolo a Rodi

Living for books: Jurassic Park

Milioni di particelle: Le cronache di Narnia

New Adult Italia: Colpa delle stelle

Otiumentis: Venuto al mondo

Over the hill and far away: Le nebbie di Avalon

Questione di Libri: Misery non deve morire

Romance e non solo: Divergent

Scheggia tra le pagine: Le dodici domande/ The millionaire

Storie Da Birreria: Il congresso di futurologia di Stanislaw Lem

Strategie evolutive: “Il Lungo Addio”, di Raymond Chandler

The Ink Spell: I passi dell’amore

Universi incantati: Il lato positivo

Walk in wonderland: Shadowhunters- Città di ossa

Whisper: la voce del tempo: One day di David Nicholls

 

:: Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi, Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2016) a cura di Giulietta Iannone

26 Maggio 2016

Spesso i lettori arrivano sul blog usando come chiave di ricerca: “il nuovo romanzo di Ricciardi”, per tutti loro una buona notizia. C’è, uscirà il 28 giugno e si intitolerà Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi. Ecco a voi la copertina e il blurb. E la recensione.

ricciardi

Clicca sulla cover per l’acquisto

Torna a casa, Vinnie Sannino, ventidue anni dopo essere emigrato in America poco più che ragazzino. Ha avuto successo, è diventato campione di boxe dei pesi mediomassimi: un vanto del Regime, il simbolo vivente del maschio italiano nel mondo. Ma nell’ultimo incontro il suo avversario è morto, e lui non se l’è più sentita di continuare. Adesso è qui per inseguire l’amore mai dimenticato, la bella Cettina, che il giorno della sua partenza, al porto, aveva pianto in modo disperato. La vita, però, è andata avanti anche per lei, che ora è moglie e madre. Vedova, anzi: perché all’improvviso il marito, un ricco commerciante, viene trovato morto in un vicolo. Qualcuno lo ha colpito alla tempia. Un pugno, forse, simile a quello che, in una sera maledetta, Vinnie ha vibrato sul ring dall’altra parte del mondo. Per venire a capo del mistero, Ricciardi sarà costretto a un’indagine serrata, che lo obbligherà a uno sforzo per non farsi distrarre dalle sue vicende personali.

Si ‘sta voce te scéta ‘int’a nuttata,
mentre t’astringne ‘o sposo tujo vicino,
statte scetta, si vuò’ sta scetata,
ma fa’ vedé ca dorme a suonno chino.

Nun ghi vicino e lastre pe’ fa ‘spia
Pecché nun può sbaglià ‘sta vpoce è ‘a mia…
E’ ‘a stessa voce ‘e quando tutt’e duje,
scrurnuse, nce parlavano cu ‘o vvuje.

Nono romanzo della serie dedicata a Ricciardi, Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi, pubblicato da Einaudi nella collana Stile Libero Big, ci riporta nella Napoli dei primi anni Trenta, alle prese con le indagini del commissario della Regia polizia che vede i morti. Ormai la fama di de Giovanni ha abbondantemente varcato l’Oceano, e forse proprio in omaggio ai suoi nuovi lettori americani ha costruito questa volta una storia di emigrazione, di povertà, di amore, di speranza. Una storia che si inserisce nella poetica ricciardiana, con la consueta malinconia che aggiunge tocchi vintage a noir solidi e nello stesso tempo caratterizzati da una scrittura lieve e essenziale, a tratti familiare.
Romanzi corali, dove ogni personaggio, anche il più marginale, acquista consistenza e profondità, dando vita a una commedia umana, vivida e partecipe. L’arte di de Giovanni ha molto in comune con l’arte presepiale napoletana, un’ arte popolare, per certi versi povera, ma fatta di cura, riti, delicatezza, attenzione per i particolari e di quella napoletanità calda e sentimentale, che ha punti di contatto con la tradizione del melodramma e di una certa teatralità, nella sua più nobile accezione.
La Napoli degli anni Trenta, ricostruita da de Giovanni, è insomma realistica e nello stesso tempo incantata, seppure i tocchi del noir, a volte addirittura dell’ horror, sfiorano una prosa misurata e sempre sorvegliata.
Serenata senza nome non perde queste caratteristiche, sebbene forse è percepibile una maggiore tristezza, non dovuta al tempo atmosferico (siamo in autunno, in ottobre, e piove continuamente), ma proprio per i tempi dei personaggi, tra cui emerge quello di Ricciardi sempre più prigioniero della sua follia, della sua disperazione, che gli fa sfuggire (ormai sembra definitivamente) l’unico amore che gli potrebbe dare un po’ di pace e di normalità.
Ma si sa chi vede i morti non può aspirare a nessuna normalità, e la visita alla villa di salute (sul finale), non fa che prospettargli il futuro che l’attende, in uno dei momenti più drammatici del romanzo. Ma il lettore difficilmente si arrende, difficilmente smette si sperare per questo personaggio un futuro felice con Enrica (sebbene le donne della sua vita sembrano moltiplicarsi, da Livia, ora acquista importanza Bianca, forse quella a lui più simile).
Comunque ricordiamoci che è un noir, con le cadenze di un’ indagine poliziesca, la componente per così dire sentimentale si inserisce nella tradizione del periodo storico, ne è parte integrante, capace di donare quel sapore d’altri tempi così lontano dal nostro sentire contemporaneo. E questo contrasto sicuramente arricchisce il romanzo, e giustifica se vogliamo il grande spazio che l’autore da agli amori tormentati dell’affascinante commissario dagli occhi verdi come il mare.
Dicevo all’inizio che questa è una storia di emigrazione, e infatti centrale è la vita e gli amori di Vinnie Sannino, che lasciò l’Italia durante la prima Guerra Mondiale, per trovare fortuna in America. Nella terra delle opportunità divenne pugile, e un campione, osannato persino dal Duce come campione del valore italico. Poi durante un incontro, il suo pugno micidiale causò la morte del suo avversario. Da quel momento Vinnie chiuse con la boxe, guadagnandoci accuse di vigliaccheria e la fine del suo mito. Si sa il regime non perdona chi tradisce la fiaba che ha saputo costruire, i beniamini devono restare tali, monumenti viventi alla propaganda più che persone.
E quando Vinnie è il maggior sospettato di un delitto, quale occasione migliore per schiacciarlo con tutto il peso del potere ora in mano a gerarchi e faccendieri. Certo Ricciardi, appena liberatosi da un’accusa infamante, non cede alle pressioni di Garzo di incastrare il pugile, dal pugno maledetto, e anche se costretto a porlo in stato di fermo, trova il tempo, lui e Maione, per indagare e trovare il vero colpevole.
Sarà lui l’assassino del commerciante di stoffe Costantino Irace (marito della donna che in gioventù Vinnie ha amato e per la quale canta una straziante serenata sotto il suo balcone, Voce ‘e notte)? Sarà Nicola Martuscelli, il mediatore con cui Irace aveva appuntamento al porto per concludere un grosso affare? Sarà il rivale Merolla, un negozio più in la, da Irace ridotto al prossimo fallimento, forse quello che ha il maggior movente? Sarà Jack Biasin il manager di Vinnie, per aiutare l’amico? Sarà Michelangelo Taliercio, socio di Irace e fratello di Cettina? Sarà l’avvocato Capone, cugino di Cettina? Sarà Cettina stessa, non dimentica dell’antico amore?
Di candidati ce ne sono parecchi e solo l’intuizione di Ricciardi saprà metterlo nella giusta direzione svelando chi era il tu a cui il fantasma di Irace si rivolgeva angosciosamente durante il Fatto. Questa è la trama principale, a cui si aggiungono le numerose sottotrame secondarie: Bambinella e il suo amore per Gustavo Donadio, detto ‘a Zoccola, i preparativi per il compleanno di Enrica, in cui Manfred finalmente si dichiarerà, il misterioso compito che Falco affida proprio a Livia, l’influenza che colpisce la famiglia di Maione, il ricevimento della marchesa Bartoli, la nuova cucina di Nelide, (con un capitolo tutto a lei dedicato, come splendido e poetico cammeo). Insomma tanti personaggi intrecceranno le loro storie, tutti importanti, tutti dotati di una propria caratura, fino al direttore dell’albergo Vesuvio, alle sorelle, figlie di Marolla, a Modo e il suo cane, al portiere dello stabile dove abita Cettina, ad Alfonso il più bravo e noto posteggiatore della città.

Maurizio de Giovanni nasce nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Il personaggio gli ispira un ciclo di romanzi, pubblicati da Einaudi Stile Libero, che comprende Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore e Anime di vetro. Nel 2012 esce per Mondadori Il metodo del Coccodrillo (Premio Scerbanenco), dove fa la sua comparsa l’ispettore Lojacono, ora fra i protagonisti della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, ambientata nella Napoli contemporanea e pubblicata da Einaudi Stile Libero (nel 2013 è uscito il secondo romanzo della serie, Buio, nel 2014 il terzo, Gelo, e nel 2015 il quarto, Cuccioli). Nel 2014, sempre per Einaudi Stile Libero, de Giovanni ha pubblicato anche l’antologia Giochi criminali (con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli). In questo libro appare per la prima volta il personaggio di Bianca Borgati, contessa Palmieri di Roccaspina, sviluppato in Anime di vetro. Nel 2015 è uscito per Rizzoli il romanzo Il resto della settimana.
Per Einaudi è uscito nel 2016 Il metodo del coccodrillo. Tutti i suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Russia, Danimarca e Stati Uniti. De Giovanni è anche autore di racconti a tema calcistico sulla squadra della sua città, della quale è visceralmente tifoso, e di opere teatrali.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’auore e Gaia dell’Ufficio Stampa Einaudi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Habemus vincitorem

17 aprile 2016

indexL’estrazione è stata fatta. Abbiamo i due vincitori, che si aggiudicano le due copie messe in palio da Newton Compton de Lo strano caso dell’ orso ucciso nel bosco di Franco Matteucci. Ringrazio i lettori che hanno partecipato e spero che voi tutti abbiate trovato l’iniziativa di vostro gradimento. Non c’è niente di più bello che ricevere libri, almeno lo è per me e credo lo sia anche per voi che seguite questo bl0g. Cercherò di partecipare ad altre iniziative simili, migliorando anche alcuni dettagli per rendere tutto più facile. I vincitori riceverenno una mail per i dettagli della spedizione. Siete curiosi di sapere chi sono? Seguite questo link: qui.
Alla prossima.

:: Blogtour – Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco (Newton Compton, 2016) – seconda tappa

5 aprile 2016

index

Eccoci arrivati alla seconda tappa del blogtour dedicato a Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco di Franco Matteucci edito da Newton Compton. Ricordo che l’editore metterà in palio due copie del libro che voi lettori potrete vincere seguendo le semplici istruzioni che troverete alla fine del post, trasformando questo simpatico blogtour in un’ autentica caccia al tesoro. In questa tappa ci sarà un approfondimento dei personaggi e dei luoghi del romanzo che anticipo è ambientato, come tutti gli altri volume della serie, a Valdiluce, bellissimo borgo montano. Siete pronti (e anche un po’ curiosi)? Bene, continuate a leggere.

֎ I personaggi ֎

Marzio Santoni detto Lupo Bianco, ispettore del posto di Polizia di Valdiluce e protagonista indiscusso di Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco, come della serie. Un ragazzone di montagna atletico, sportivo, lunghi capelli biondi, occhi azzurri. Appena lasciato dalla sua fidanzata, campionessa mondiale di sci. Schivo, per certi versi più un orso che un lupo, odia le telecamere e i giornalisti, ama la natura, l’aria aperta e la sua valle. Amato dai suoi colleghi, rispettato per le sue doti investigative.

Bruna, occhi marroni, tre cuccioli, esemplare femmina di orso bruno.  L’orsa di Validiluce, la mascotte del paese. Simpatica, giocherellona. Peso 100 kili, età cinque anni, alta più di due metri. Dotata di collare satellitare.

Katia Guardì, napoletana, in prestito alle montagne, veterinaria specializzata in plantigradi. A suo modo eccentrica, lo testimoniano le strie turchesi tra i capelli neri tagliati corti. Una donna minuta ma tosta. Sottile, non troppo alta, carattere determinato, ma non privo di dolcezza. Quarant’anni, profuma di bosco con una punta di felce. Volto disegnato con garbo, struccata, con un paio di occhialini tondi di metallo. Occhi grigi.

Kristal Beretta, assistente di Santoni. L’audacia non è il suo forte, mai aveva voluto salire sugli sci. Detesta neve e montagna, ma è onesto, leale, molto coscienzioso nel suo lavoro. Soffre il freddo e mangia di continuo cioccolatini, adora i Ferrero Rocher. Si veste da cittadino con giacca e cravatta e non calza scarponi ma un paio di mocassini. Fedeltà alla legge e all’ispettore colmano le imperfezioni.

Spartaco Tassi detto Zubo, guardia forestale, ragazzone sulla trentina, è un montanaro, vive nei boschi e sua ragione di vita è difendere gli animali selvatici, stanare i bracconieri, difendere gli alberi. Veste sempre in divisa, ma senza armi. Ha una forza eccezzionale e non sono pochi i bracconieri che ha mandato all’ospedale con le ossa rotte. Aveva il compito di monitorare Bruna.

֎ I luoghi ֎

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Valdiluce d’estate

Il romanzo è ambientato a Valdiluce, piccolo borgo montano tipico e caratteristico, circondato da valli, boschi e montagne. Centro internazionale di base jumping, il paese appare ordinato, con le sue strade pulite, le piste di sci, battute con cura, con i suoi impianti di risalita. Un cosmo tranquailloe  placido come quello delle favole.  Intorno foreste di abeti, intiepidite dal sole, odorose di resina mischiata al larice. Si scorgono il Monte Sassone, il monte chiamato Dente della Vecchia, la Valnera, il fiume Marti, il lago Turchino, tutti luoghi reali, non partoriti dalla fantsia dell’ autore, di un’area protetta abitata da volpi, orsi, falchi. Ci sono grotte, rifugi alpini, alberghi.  Un’area incontaminata che stride con i fatti sanguinosi narrati nel romanzo.

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Valdiluce di inverno

Valdiluce, situata a 1500 metri sul livello del mare, è circondata dalle montagne dell’arco appenninico tosco-emiliano. La Valle è dotata di 6 impianti di risalita su 14 km di piste collegate alle restanti 36 del comprensorio Abetone-Montagna Pistoiese. Chi vuole minacciare la pace della valle? Ecco l’interrogativo che troverà spiegazione solo nelle ultime pagine del romanzo. Buona lettura.

֎ Per partecipare al giveaway ֎

La Newton Compton mette in palio due copie del romanzo. Se volete concorrere all’estrazione che si terrà il 15 aprile sul blog “Il flauto di Pan” seguite queste semplici istruzioni:
–Commentate tutte le tappe del tour.
–Diventate
follower dei blog partecipanti.
–Mettete “mi piace” alla pagina FB di Newton Compton.
–Lasciate la vostra email dove potervi contattare in caso di vittoria
Sistema di estrazione: random org

Non perdete la prossima tappa su Thriller Magazine.

Tutte le tappe:

Prima tappa: Blog Expres 1 aprile
Seconda tappa:  Liberi di scrivere 5 aprile
Terza tappa:  Thriller Magazine 7 aprile
Quarta tappa: Thriller Pages 12 aprile
Quinta tappa: Il flauto di Pan  15 aprile (con estrazione giveaway)

֎ Nota ֎

Si segnala l’impossibilità per motivi tecnici di commentare su Thriller Magazine, si comunica ai partecipanti che anche non riuscenso a commentare quella tappa la partecipazione vale lo stesso, e tutti sarete conteggiati per l’estrazione che si terrà il 17 aprile.

L’estrazione è stata effettuata, potete sapere i vincitori a questo link: qui.

:: Blogtour, le tappe – Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco (Newton Compton, 2016)

25 marzo 2016

Blogtour Matteucci

Tra le novità di aprile vi anticipo un nuovo blogtour dedicato al libro Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco di Franco Matteucci, sempre organizzato da Newton Compton. Due libri in palio, 5 blog partecipanti, tra cui noi per un giallo a sfondo ecologista ambientato in una bellissima valle. Nella nostra tappa ci occuperemo di luoghi e personaggi, poi all’ultima tappa il giveaway. Vi lascio con la trama del libro di cui parleremo e un breve profilo dell’autore. A prestissimo.

Blurb: Un corpo senza vita giace sulla neve nell’apparente tranquillità del bosco. Accanto al cadavere, sul tronco di un albero, è stato inciso un cuore con all’interno il nome della vittima e una lettera greca. L’assassino ha lasciato la sua firma, un segno destinato a ripetersi e a seminare il panico tra i vicoli del paesino di montagna. L’ispettore Santoni, però, non riesce a indagare con la sua solita lucidità. Qualcosa – qualcuno – offusca la sua mente investigativa. E intanto il crimine continua a spandersi come una macchia di sangue, lentamente ma inesorabilmente. Gli abitanti di Valdiluce hanno paura: la loro cittadina, che una volta era un posto tranquillo e rilassante, rischia di trasformarsi nella tana di un pericoloso serial killer. Il tempo stringe per Marzio Santoni: stavolta in gioco c’è la vita di tutta la valle…

Franco Matteucci: Autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Insegna Tecniche di produzione televisiva e cinematografica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha scritto i romanzi La neve rossa (premio Crotone opera prima), Il visionario (finalista al premio Strega, premio Cesare Pavese e premio Scanno), Festa al blu di Prussia (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante), Il profumo della neve (finalista al premio Strega), Lo show della farfalla (finalista al Premio Viareggio – Rèpaci). È autore di una serie di gialli di grande successo che hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni: Il suicidio perfetto, La mossa del cartomante, Tre cadaveri sotto la neve, Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco. I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi.

:: Blogtour – La Mappa della Città Morta (Newton Compton, 2016) – prima tappa

1 marzo 2016

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Inizia oggi il Blogtour dedicato al romanzo di avventura La Mappa della Città Morta di Stefano Santarsiere, edito da Newton Compton. Bolognese, classe 1974, già due romanzi all’attivo, Santarsiere ci porta nell’ altopiano del Mato Grosso (grande bosco), in Brasile, sulle tracce di un mistero. Mengele, manoscritti antichi, leggende, città perdute, civiltà antiche che conservano immensi saperi, la glaciazione dell’ Antartide saranno parte del viaggio che continuerà sul web in altre cinque tappe. Siete pronti a partire con noi?

֎ A come avventura… ֎

Hugo Pratt, certo una persona informata dei fatti, un paio di decenni or sono osserva che:

la narrativa d’avventura sta alla geografia come il romanzo storico sta alla storia.”

La narrativa d’avventura ci parla di luoghi lontani, e ci offre spesso un personaggio che per qualche urgente motivo deve andare da A a B. Sull’urgenza, poi, possiamo discutere – Ulisse impiega dieci anni, ad andare da A a B.
E probabilmente per questo legame col viaggio e con l’esplorazione che la narrativa avventurosa prospera nell’era delle grandi esplorazioni e successivamente, nel periodo coloniale. Nel compiere il proprio viaggio da A a B, l’eroe scopre il mondo e, attraversdo la sua nuova conoscenza del mondo, arriva a conoscere meglio se stesso, e ad allargare i propri orizzonti non solo in termini strettamemnte geografici.
E’ il modello utilizzato da Robert Louis Stevenson, e da Kipling, e da Edgar Rice Burroughs. E’ il modello tanto di Sir Henry Rider-Haggard che di Talbot Mundi – quest’ultimo un propugnatore delle teorie teosofiche della Blavatski, e quindi fortemente sensibile al tema della conoscenza attraverso l’avventura (e viceversa). E’ il modello che Harold Lamb adatta alla narrativa storica e Robert E. Howard piega alle necessità  della narrativa fantastica.
La narrativa d’avventura accompagna gli anni fra le due guerre, e fornisce ad autori diversi una collezione di strumenti, di cliché, un linguaggio, che viene piegato alle necessità  espressive del narratore. In fondo, Hemingway e Chandler sono entrambi autori d’avventura, ma sarebbe limitativo e miope descriverli come tali.

Nel secondo dopoguerra, l’avventura (come ogni forma di narrativa di genere) comincia ad assumere un sapore spiacevole per una certa fetta del pubblico – e in particolare per la critica. La narrativa d’avventura si trasforma da letteratura di viaggio in lettura da viaggio – il libro per le vacanze, per il lungo percorso in treno, per le noiose ore sotto al sole sulla spiaggia.
Passatempi, intrattenimento, fuga dalla realtà.
Libri che si leggono per divertirsi – come se esistessero libri che si leggono per soffrire.
Sono poi venute le critiche proprio per quel passato coloniale e quella rappresentazione scortese di persone diverse da noi.
Tarzan e Mowgli sono stati eliminati dalle blioteche scolastiche perché diseducativi.
Che valanga di sciocchezze!
Eppure la narrativa avventurosa resta saldamente nella lista dei best seller – e i nomi di Smith e Cussler vengono citati proprio nel presentare “La Mappa della Città  Morta“, una novità  che è in realtà la prosecuzione di una tradizione lunga e – per lo meno un tempo – rispettabile, che ha in Emilio Salgari uno dei suoi numi tutelari.
Storie di terre lontane, di strani popoli, di antichi misteri, azione, pericolo. Narrativa d’intrattenimento.
C’è chi se ne vergogna. Sono degli sciocchi.

Davide Mana

֎ L’intervista ֎

Benvenuto Stefano su Liberi di scrivere in questa prima tappa del blog tour dedicato al tuo libro La Mappa della Città Morta. Prima di parlare del tuo libro mi piacerebbe che ci raccontassi qualcosa di te, della tua infanzia, dei tuoi studi, di come ti sei avvicinato alla scrittura.

La mia storia inizia in un piccolo paese della Lucania, dove ho assaporato la più spontanea e felice libertà, e continua a Bologna, dove ho imparato a disciplinarmi e organizzare la mia vita. In mezzo ci sono viaggi e libri letti, il lavoro all’università, i progetti, i fallimenti, le ripartenze e la famiglia.
La scrittura ha seguito lo stesso cammino: è nata nel paese come puro istinto, è cresciuta in città come sperimentazione, come studio e apprendimento, infine è diventata tutt’uno con la mia quotidianità, nutrendosi giorno per giorno di esperienze.
Mi sono avvicinato ad essa in un lontanissimo pomeriggio di infanzia, mentre guardavo insieme ai miei fratelli il film La notte del demonio, di Jacques Tourneur. E oggi, a distanza di quasi tre decenni, puntualmente vedo tra le righe che scrivo tutto quello che ho vissuto e ciò che io stesso sono diventato, come se mi guardassi in un vecchissimo specchio.
Ecco come intendo la scrittura: il riflesso di me attraverso le trame e gli eventi raccontati, ma con la magia aggiuntiva di esprimere anche i miei desideri, e le mie paure.

La Mappa della Città Morta è il tuo primo romanzo? So che è un fenomeno del web, sei stato in altre parole un autore indie, che ha auto-pubblicato il suo romanzo. Parlaci di questa esperienza, quale è stato il tuo segreto per farti conoscere dai lettori?

In realtà è il terzo, ma si tratta della prima storia che ha come protagonista questo copywriter del mistero che si chiama Charles Fort. A gennaio dello scorso anno ho pubblicato il libro su Amazon, con la formula KDP, e in tre mesi è stato scaricato poco meno di quattromila volte occupando stabilmente la top 10 dei libri più venduti. È stata una sorpresa anche per me, visto che mi sono limitato a creare la pagina Facebook del romanzo e fare un po’ di advertising con Google AdWords. È stato emozionante vedere giorno per giorno crescere il gradimento e le recensioni, fino a quando ho ricevuto una e-mail dalla Newton Compton. Spero che la seconda vita del libro sia altrettanto fortunata.

Il tuo romanzo si inserisce nel filone del romanzo avventuroso: un manoscritto antico, un tesoro, una spedizione nel Mato Grosso, popolazioni indigene, un mistero da svelare. Pensi che oggi il fascino delle spedizioni del passato sia ancora presente nelle nuove generazioni, o ormai il pianeta terra, grazie ai moderni mezzi tecnologici (penso ai satelliti, ai telefoni satellitari, agli equipaggiamenti in dotazione agli esploratori) non ha più segreti ?

In verità non sono certo che il pianeta abbia svelato tutti i suoi segreti. Fra i temi del libro v’è anche questo: quanto è solida la convinzione che ogni cosa sia ormai alla luce del sole, in bella mostra sotto i nostri occhi. Dobbiamo proprio escludere che esistano angoli ancora in grado di offrire qualcosa alla nostra onniscienza? Eppure basta pensare al sottosuolo, o al fondo degli oceani, o guardare alle nuove specie viventi che ancora vengono scoperte grazie alla ricerca, per incrinare quella convinzione.
Credo che il fascino dell’ignoto e della scoperta sia rimasto inalterato anche in quest’epoca illuminata dalla fredda luce della tecnologia e inondata di informazioni che ci raggiungono alla velocità di un click. E questo per una sola ragione: abbiamo dentro un’innata e insopprimibile sete di conoscenza, mista alla speranza che ci sia qualcos’altro oltre l’orizzonte che vediamo ogni mattina dalle finestre di casa.

Come ti sei documento per la stesura del tuo romanzo. In che misura la scienza incide nelle tue trame?

Ho fatto una ricerca bibliografica su tre elementi chiave: culture e territorio dell’Amazzonia, esplorazioni geografiche e modalità di sopravvivenza durante le spedizioni, teorie scientifiche sulle glaciazioni e in genere sugli eventi estremi che hanno caratterizzato la storia del pianeta.
Ho letto alcuni libri che propongono ricostruzioni alternative della storia umana o del passato geologico della Terra, e relazioni di antichi esploratori che hanno compiuto favolose scoperte nel profondo della giungla. Più di ogni cosa, mi sono appassionato alla storia di un avventuriero inglese del secolo scorso, che ha trascorso l’ultima parte della sua vita a inseguire il sogno di una città perduta nel cuore del Brasile.
Tutto ciò ha contribuito senza dubbio a consolidare la trama, ma con una dinamica che mi sarebbe difficile ricostruire perché ogni elemento, entrando a contatto con la storia, si è fuso indissolubilmente con essa.

Nelle tue storie vengono prima i personaggi e poi l’avventura, o i personaggi vengano creati in funzione della trama, e come?

Di norma la storia, o meglio l’idea centrale, viene prima. Gli eventi si aggregano uno dopo l’altro intorno a questo nucleo, come nella formazione di un pianeta. Ma arriva un momento in cui devo arrestare il processo e fare ordine, ed è qui che i personaggi emergono definitivamente o svaniscono nella nebbia. Quelli che restano prendono in mano la vicenda e la condizionano, la adattano al loro modo di essere e la conducono fino al termine. Il finale può essere una parziale sorpresa anche per me, ed è un piccolo dispiacere salutarli quando scrivo la parola ‘fine’.

Oltre a modelli letterari, hai avuto anche modelli cinematografici? Quali sono i film di avventura dai quali hai tratto maggiore ispirazione?

Il cinema è la mia seconda grande passione insieme alla letteratura. Ho anche girato un paio di cortometraggi, uno dei quali, ‘Scaffale 27’, è un piccolo thriller che ha avuto il suo successo a Bologna. Ho amato moltissimi film, non necessariamente di avventura, anche se pellicole come All’inseguimento della pietra verde o la saga di Indiana Jones hanno avuto una certa influenza sul mio concetto di ritmo e azione in un libro come La mappa della città morta. Ma in generale preferisco un cinema di respiro più ampio e anche, paradossalmente, dai ritmi più lenti. E sono proprio questi riferimenti che entrano maggiormente nel libro. Posso svelare, ad esempio, che nelle pagine finali c’è una citazione a 2001: Odissea nello spazio.

Come organizzi la tua giornata dedicata alla scrittura, e come concili la scrittura con gli impegni familiari e la vita di tutti i giorni?

La scrittura è per me una costante, un’abitudine, un’energia a volte latente, altre volte che si accende e mi trascina. In ogni caso è sempre lì, fissa nella mia mente, a richiedere attenzione sulla storia che sto scrivendo. Perciò mi è inevitabile trovare il modo di inserirla nella mia giornata. In genere scrivo tra le 18.00 e le 20.00, sempre. Talvolta prevale la ricerca o il lavoro sul progetto, ma è pur sempre tempo dedicato alla storia.

Grazie della tua disponibilità, chiuderei questa breve intervista domandandoti qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri.

Grazie a voi!
Ho appena concluso la seconda stesura della nuova avventura di Charles Fort. Stavolta porto il lettore nei mari del sud, sulle isole Fiji. Ci lavorerò ancora qualche mese con una terza stesura, dopo vedremo il da farsi. Molto dipenderà da quanto si farà apprezzare La mappa della città morta.

֎ Per partecipare al giveaway ֎

La Newton Compton mette in palio due copie del romanzo. Se volete concorrere all’estrazione che si terrà il 31 marzo sul blog “Il flauto di Pan” seguite queste semplici istruzioni:
– Commentate tutte le tappe del tour.
– Diventate
follower dei blog partecipanti.
– Mettete “mi piace” alla pagina FB deciata al romanzo e a quella di Newton Compton.
Sistema di estrazione: random org

Prossime tappe:

Seconda tappa: Blog Expres 8 marzo
Terza tappa: Penna d’Oro 10 marzo
Quarta tappa: Thriller Magazine 15 marzo
Quinta tappa: ThrillerPages 22 marzo
Sesta tappa: Il flauto di Pan 29 marzo

:: Blogtour, le tappe – La Mappa della Città Morta (Newton Compton, 2016)

26 febbraio 2016

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I Blogtour mi sono sempre piaciuti, un po’ ne ho organizzati, un po’ ho partecipato essendovi invitata. Oggi presento ai lettori di Liberi questo nuovo Blogtour organizzato da Newton Compton per il libro di avventura La Mappa della Città Morta di Stefano Santarsiere. Se volete dare un’ occhiata da ieri è online il sito http://www.santarsiere.it/. Noi di Liberi lo inugureremo il primo marzo con un’ introduzione al romanzo, scritta da un esperto di avventura come Davide Mana, e una breve intervista all’autore. Qui potete vedere tutte le varie tappe, i blog che parteciperanno, gli argomenti trattati. Enjoy!

:: BookCrossing – Prima tappa: Torino, 25 settembre 2015

25 settembre 2015
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Torino, Piazzale Monte dei Cappuccini, davanti all’ingresso del Museo della Montagna.

Allora ci siamo, ecco la prima tappa del nostro BookCrossing Day, il libro che vedete nell’immagine è stato liberato questa mattina verso le 10 su una panca di pietra del Piazzale Monte dei Cappuccini di Torino. Sul retro ho incollato le istruzioni che sono poche e semplici: chi lo trova è invitato a leggerlo e a liberarlo a sua volta in una piazza, possibilmente di un’altra città, naturalmente fotografandolo come ho fatto io e mandandomi la foto all’indirizzo email del blog. Aprirò una pagina e posterò tutte le foto con le tappe. Non siete curiosi come me di vedere dove arriverà?

[Ora sulla panca non c’è più, quindi qualcuno l’ha preso. Siamo fiduciosi di potere postare a breve la seconda tappa].

Aggiornamento: il nostro gioco finisce qui, il libro è stato preso ma non è stato compreso lo spirito di questa specie di caccia al tesoro. Nessuno mi ha mandato la foto della seconda tappa. Un po’ di amarezza c’è ma che dire, magari ne avvierò uno nuovo, organizzandomi meglio. Grazie a tutti per aver aderito con entusiasmo all’iniziativa.