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:: Un amore lontano, Daniela Distefano

12 dicembre 2016

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Anno 2097, luce solare tridimensionale, pomeriggio di afa e gelo, neve sulle Maldive, ghiaccio su Ankara, forti piogge in Siberia.
Linda prepara la cena per suo figlio che torna da scuola.
Eccolo puntuale.
“Ciao mamma.”
“Ciao caro, com’è andata oggi la lezione? Faceva caldo a Oxford?”
“No, c’era un po’ di grandine, guarda il mio dito fotografico, un tempaccio di ben quindici secondi, poi sole a picco.”
“Oh, mi dispiace, qui a Reggio Calabria il tempo non ci ha dato noie, ben trenta minuti di luce chiazzata, e ora è quasi buio.”
“A proposito, cosa c’è per cena?”
“Salmone appena pescato nel fiume norvegese Lakselva, con contorno di patate e pomodorini di Pachino che ho comprato in Sicilia proprio stamani.”
“Ottimo, anche se ho un po’ di mal di testa.”
“ Mettiti a letto, prendi il sintonizzare delle sensazioni e vai alla voce malesseri passeggeri, ti aiuterà a ritrovare l’energia giusta per il nostro pasto.”
“Farò così, grazie.”
Mamma Linda stendeva la tovaglia sulla tavola, poi con una strizzatina di palpebre chiamava il marito che si trovava in Thailandia per dirgli che la cena era pronta.
Lui arrivò nel nano-secondo successivo.
Eccoli tutti insieme, una famiglia come tante, un nucleo pronto a separarsi per poi ricongiungersi di nuovo, nell’arco di una sola giornata.
“Tutto bene a lavoro, caro?” chiese Linda al coniuge in procinto di ingollare il salmone norvegese.
“Beh, sì, nessun intoppo, solo un po’ di stanchezza: il mente-trasporto mi procura ancora vertigini.”
“Capisco.”
“E tu? Sei stata da qualche parte stamani? I pomodorini siciliani sono la fine del mondo, oppssss: scusa, non volevo allarmarti, ma è che erano davvero buoni.”
“Sempre il solito grossolano, non riesci a contenerti neanche di fronte all’evidenza che siamo davvero davanti alla fine del mondo!
E poi io so perché hai le vertigini, e non solo per il mente-trasporto.
Guarda il mio occhio filmico: sei stato nel negozio di quella pakistana-thailandese prima di venire a cenare con me, con noi, con la tua famiglia. Ora basta ne ho abbastanza dei tuoi inganni! Da domani, terapia coniugale di gruppo o divorzio istantaneo.
Ho già tutte le pratiche legali incorporate nel mio orecchio, devo solo firmare con l’unghia e sarai il mio ex marito.”
“Perché sei così drastica, io non adopero le nuove tecnologie per stanarti o per sapere se mi tradisci col pensiero.”
“Oh, suvvia! Non dire corbellerie, è da un pezzo che non vedo con chi mi tradisci mentalmente! Mi ero stancata di corriere dietro ad ogni gonna che facevi sollevare col pensiero! Erano diventate troppe le tue prede, troppe ed ero disgustata.”
“Ok, se continui così finisce che stasera vado a dormire in Alaska, non ci sono ancora stato, e questa sarebbe la volta buona!”
“Figurati! Tu in Alaska ci vai per un minuto, poi te ne ritorni in Thailandia o in Brasile dove puoi darti alla caccia delle femmine di questo pianeta!”
Linda come madre era una creatura amorevole, come moglie, invece, sapeva infierire.
Erano quasi le ventitré, il figlio di Linda andava a dormire, l’indomani avrebbe fatto una gita a Londra, poi di nuovo a Oxford, infine ritorno a Reggio Calabria.
Era una vita diversa dai secoli passati, totalmente nuova e inesplorata.
Linda adesso leggeva un libro col suo occhio sinistro, era un giallo, molto vertiginoso. Dopo che lo ebbe terminato, trangugiato fino all’ultima frase, accese una sigaretta ecologica, e si mise a pensare. Già ma a chi?
Perché finire i giorni della propria vita assieme ad un giurassico donnaiolo?
Perché lei non era mai riuscita a tradirlo neanche col pensiero?
Era perché lo amava? Ancora? Dopo tutto e nonostante tutto?
No, non era per questo. E allora azionò il suo controllo interno di fedeltà e vide che almeno in un paio di occasioni anche lei lo aveva tradito mentalmente.
Molto tempo fa, quando erano ancora due studenti della Columbia University e vivevano ad Arezzo.
Già ma come si chiamava il tizio in questione?
Linda rivisitò in un istante la memoria di quel mese, anno, ed ora.
Il nome non saltò fuori perché era uno sconosciuto incrociato nel negozio di frutta e verdura di San Francisco, però premette il tasto emozioni del suo cervelletto e scoprì di aver conservato intatto quel sentimento estemporaneo.
Lo degustò per tutta la tarda serata, poi fece una doccia calda, quindi riordinò i suoi pensieri: doveva ritrovarlo; doveva rimettersi sul cammino della gioia amorosa.
In una città svuotata, privata – nell’arco di pochi decenni – di macchine e macchinari, affidato il trasporto solo alla velocità del cervello, il verde aveva ricoperto il paesaggio urbano come se fosse ritornato quello del tardo Medioevo.
L’indomani, Linda era già in piedi quando il marito si stava radendo prima di intraprendere il solito tragitto intorno al mondo.
Il caffè era sul tavolo, accanto ad un biglietto: Stasera vestiti da top model, ti porto a Parigi!
E così tutto era rimasto uguale, il marito vuol farsi perdonare le scappatelle: proprio come un secolo, dei secoli, fa.
Linda sorseggiò il caffè e poi scelse l’abito da indossare per la cena parigina.
Sfogliò virtualmente il catalogo dei vestiti e lo acquistò con il chip –buy, un dispositivo che ti consente di comprare le cose mentalmente e poi disporne immediatamente dopo l’acquisto.
Si trattava di un abito di tessuto stretch con lavorazione double. Silhouette a tubino, con taglio sotto il seno. Vestibilità asciutta. Scollo a barchetta arrotondato. Apertura a goccia con bottone dietro. Spalle a giro. Senza maniche. Chiusura con zip invisibile sul fianco. Lunghezza sopra il ginocchio. Corpetto foderato.
Era un amore, e addosso a lei sembrava valorizzato al meglio.
Linda aveva quarantotto anni, giovanissima per gli standard di vita di adesso.
In genere, nel 2097 l’età media degli anziani si aggira intorno ai 108-115 anni.
Si muore sempre più tardi, ma poi arriva quel giorno e non sappiamo ancora perché ci tocca: la vita è diventata mostruosamente facile.
Quella mattina passò in un attimo, marito e moglie avevano azionato l’opzione nasale dell’accelerazione delle ore.
Così fu subito sera.
Il figlio era tornato da scuola nel pomeriggio, fu mandato subito dai nonni che risiedevano in Austria.
Scelsero la stagione ideale da passare in Francia: ecco la primavera in pieno gennaio.
“Pronti –su-via!”
Erano a Parigi.
Avevano camminato un po’, fianco a fianco, imbarazzati per non farlo da tempo immemore.
Nessuno dei due riusciva a dire alcunché, erano due sconosciuti che non avevano parole e interessi da scambiarsi.
“Forse dovremmo separarci, che ne pensi?”, disse lei.
“Forse, ma prima ordiniamo qualcosa: sto svenendo dalla fame.”
Si sedettero in un ristorantino che avevano visto col dito fotografico, il loro tavolo era prenotato per le ventuno, mancava ancora un minuto.
“Sei molto bella con questo tubino”, fece lui mentre adocchiava una biondina dietro la sala per drogati tecnologici.
“Molto gentile da parte tua, grazie.”
“Ehm, cosa?”
“Ho detto: grazie! Per il complimento.”
Una serata penosa, ma né lui né lei osarono accelerarla per scansare il reciproco disagio.
Pagarono col doppio applauso, poi uscirono per respirare a pieni polmoni l’aria parigina.
Un mendicante chiedeva: “Mettete un’unghia qui, ne ho davvero bisogno. Basta un’unghia e la mia vita potrà ribaltarsi.
Stavano per attraversare la strada, con l’intento di aiutarlo, ma fece prima un donatore anonimo che mise un’unghia sul braccio del barbone e questi si tramutò subito dopo nella fotocopia di Richard Gere da giovane.
Potenza della tecnologia! Miracolo della fine dei tempi.
Avanzavano come due ubriachi, stanchi della loro reciproca presenza.
Si fermarono davanti ad una Chiesa, aperta e vuota al suo interno.
Solo un piccolo crocifisso in alto, sull’ultimo oblò vicino al tetto.
Si inginocchiarono per salutare Cristo, e accesero una candela grazie ad una grattatina sulla guancia destra.
“E’ che non siamo più gli stessi.. Capisci quello che voglio dire?”, fece lei.
“Capisco perfettamente, ma devo andare urgentemente al gabinetto. Ne parliamo subito dopo, ok?”
Mentre lui, col mentre-trasporto, faceva pipì nella propria abitazione a Reggio Calabria, lei lo aspettava a Parigi seduta in uno dei tavolini all’aperto che insistevano nel centro storico della Metropoli.
“Posso sedermi, madam?”, disse qualcuno alle sue spalle.
Non ebbe il tempo di dire alcunché perché lo sconosciuto si era già seduto, aveva ordinato un caffè e la scrutava con un che di indovinello sul volto enigmatico per vedere cosa avrebbe alla fine detto lei.
In effetti, era sul punto di andare in escandescenza per il modo poco ortodosso di presentarsi, poi però rimase con il volto in stand-by.
“Non, non ci siamo già visti da qualche parte noi due?”
Lo disse come se stesse parlando a se stessa, ma lui lo prese come un incoraggiamento a dire: “Pensavo la stessa cosa, mia cara.”
“Chi è lei? Se non sono indiscreta.”
“Chi è lei,madam tutta soletta nella città degli intrighi..”
Lei non rispose, lui aggiunse:
“Bene, basta con i giochi, madam. Sono qui per un motivo ben preciso.”
“E quale sarebbe, di grazia, questo motivo?”, fece lei con la fonte imperlata di goccioline di sudore.
Ieri ho ricevuto una comunicazione dal mio <<controllo sulla memoria>>, qualcuno aveva visto la mia persona entrare ed uscire da un negozio di frutta e verdura di San Francisco circa venti anni fa. Il sensore delle emozioni era al limite della sua potenza, lei mi ha inondato di emozioni, ecco perché sono qui. E’ stato bellissimo rivivere quel frangente. Volevo scoprire chi era l’artefice di questo fortunato incontro.
Ed il sensore ha individuato lei”.
“Beh, tutto bellissimo, ma io adesso sono sposata, mio marito torna a momenti, non so, sono confusa, non so cosa mi succede, io.. io..”
Dopo lo stupore iniziale, si abituò velocemente a quegli occhi scuri che la inondavano di piaceri mai emersi.
Perché no – si disse – Cosa c’è di sbagliato nel prendere un caffè con uno sconosciuto gentile che ti reclama l’attenzione. Non c’è niente di sbagliato. Siamo esseri umani, in fondo. Viviamo non solo per e con le leggi che ci siamo dati, c’è anche il mondo del subconscio, e mio marito sarà qui a momenti, potrei farlo ingelosire, ma non credo che servirà. Siamo due barche non più complementari.
Meglio capirlo subito. Meglio cogliere al volo le opportunità che ti lancia la vita dal paracadute della fortuna.
Mentre pensava tutto ciò, il marito non arrivò, lo sconosciuto, invece, si presentò.
Si chiamava John Muratti, era italoamericano, viveva a Boston e a Trieste, contemporaneamente. Aveva tre lavori, e il suo massimo interesse era la musica di Nick Drake, cantautore del secolo scorso, morto (forse suicida) nel lontano 1974.
John le impresse col dito il profumo <<dolcezza imperitura>>( in un attimo si sentì invasa dalla gioia) e le propose un salto a Kyoto, un viaggio meraviglioso nel posto più romantico della terra.
Lei fece qualche smorfia, ma poi accettò, era strafatta di profumi orientali, lui le teneva la mano, si baciarono il momento successivo nel parco pieno di fiori di Kyoto.
“Perché mi hai cercato col pensiero?”, disse John.
“Non so, volevo sapere se mio marito era davvero la mia scelta definitiva.
“E lo è?”
“In un certo qual modo. Non avrei potuto fare un figlio con nessun altro, credo.
Però non ci amiamo più da molto tempo. Per questo forse chiederò il divorzio, non penso però ad un futuro amore. Vivrò con me stessa e per mio figlio.
Serberò nella cassaforte del cervelletto i ricordi più belli, lui se ne farà una ragione.”
“Pensi che anche lui non ti ami più?”
“Non penso a nulla, voglio solo godermi questi attimi di felicità, stare con te per me è come un riscatto, una vendetta, una vittoria.”
Si sedettero in una panchina, il vento faceva volare i fiori caduti dagli alberi, era tutto un turbinio rosa e giallo, si era fatto tardi.
“Bene, ci rivedremo”, fece lui.
“Magari”, disse lei.
Si ritrovò due secondi dopo nel proprio letto, accanto il marito russava forte, però emanava uno strano odore, un profumo inebriante. Ebbe un formicolio alle narici.
Capì che l’indomani non gli avrebbe fatto una scenata, altrimenti lui – col cambia-persona – si sarebbe tramutato nuovamente in John e lei avrebbe sposato così due volte la stessa persona.

Daniela Distefano è nata a Catania il 18/12/1976, è giornalista pubblicista dal 2008 e scrive recensioni di libri per il quotidiano “La Sicilia” dal 2007. E’ amante della musica, del Natale, del Vangelo, dei buoni pensieri. Vive a Paternò, ma viaggia spesso col suo Clavilegno un po’ in Occidente,  un po’ in Holy Land.

:: Parla come mangi – Libri letti in lingua originale: Le Piege de la Belle au bois dormant, Mary Higgins Clark, Alafair Burke (Éditions Albin Michel, 2016)

12 dicembre 2016

maryPiccola premessa: il libro di cui parlo oggi non l’ho letto in lingua originale, ma in francese. Lo so disattende un po’ il titolo della rubrica, ma ho fatto questa piccola deroga per una migliore catalogazione, e perché non penso di aprire una rubrica di libri tradotti dall’originale in altre lingue (che non sia l’ italiano). Insomma questo sarà forse l’ unico caso. Il libro, scritto originariamente in inglese americano, si intitola The Sleeping Beauty Killer, edito da Simon & Schuster quest’anno, e scritto a quattro mani da Mary Higgins Clark e Alafair Burke, scrittrice quest’ultima che non ostante l’ingombrante cognome paterno merita attenzione per originalità, e come si dice da noi impegno e palle ferme. Non sono al corrente se ci siano propositi di traduzione in italiano, o per lo meno non so i tempi, è molto probabile che fra qualche anno uscirà per Sperling & Kupfer editore storico della Higgins Clark. Io l’ho letto nella versione francese edita da Albin Michel e tradotta da Anne Damour. Ho fatto molta meno difficoltà che a leggere Grangé,  in pratica il testo è molto più semplice, e se volete cimentarvi sono certa che non avreste difficoltà. Il titolo francese è Le Piege de la Belle au bois dormant, qualcosa come La trappola della Bella addormentata nel bosco. Non è la prima volta che Mary Higgins Clark e Alafair Burke si cimentano in un’ opera a quattro mani. Hanno già pubblicato, sempre tradotti in francese, L’affaire Cendrillon e La mariéé était en blanc, titolo che fa il verso a un capolavoro di Cornell Woolrich (titoli originali, The Cinderella Murder, in Italia è uscito Così immobile tra le mie braccia per Sperling & Kupfer, sempre quest’anno, e All Dressed in White). Tornano dunque Mary Higgins Clark alla bella età di quasi novant’anni, per la terza volta insieme con una nuova inchiesta di Laurie Moran, giornalista investigativa tv che si occupa di True Crime. Questa volta seguiamo la storia di una bellissima ragazza americana Casey Carter, che a una festa data dalla famiglia del suo fidanzato viene drogata. Il fidanzato, Hunter Raleigh l’accompagna nella villa di famiglia dove la ragazza continua a dormire in preda a uno psicofarmaco molto forte. Quando si sveglia trova il suo ragazzo moto sul letto, ucciso da alcuni colpi di pistola. Lei si ritrova polvere da sparo sulle mani r viene arrestata come l’assassina di Hunter. Il giovane apparteneva ad una ricca e importante famiglia newyorkese che ha rapporti persino con la Casa Bianca. Casey si protesta sempre innocente, anche se dichiarandosi colpevole avrebbe una pena più lieve. Invece viene condannata per omicidio non preterintenzionale. Quando viene rilasciata ha ormai 40 anni e la vita compromessa. Ma non si arrende. Quando un programma televisivo Suspicion la interpella per una trasmissione che ricordi tutta la sua odissea. Lei si professa ancora innocente, ma la sarà davvero? O se no chi è l’assassino che ha escogitato tutto quel diabolico piano? Un mystery di impianto classico, insomma, sulle tracce di un cold case, con in più lo sfondo dei grandi programmi televisivi americani dedicati ai crimini realmente accaduti, imitati anche da noi con programmi come Quarto Grado. In America hanno un taglio più investigativo e non è raro che aiutino davvero a scoprire il colpevole di crimini irrisolti, o che per cui era stato incastrato un innocente. Buona lettura.

Mary Higgins Clark, battezzata dal Corriere della Sera  “la regina del thriller psicologico” è l’acclamata autrice di numerosi bestseller internazionali che hanno venduto più di 300 milioni di copie.

Alafair Burke, figlia di un mostro sacro della letteratura americana, James Lee Burke, è una giallista americana, insegnante di diritto e giornalista di giudiziaria. È autrice di due serie crime e i suoi libri sono stati tradotti in dodici lingue. Attualmente vive a New York ed è Professore di diritto penale alla facoltà di legge della Hofstra University. È autrice del libro La ragazza nel parco recentemente pubblicato da Piemme.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Ophélie dell’Ufficio Stampa Michel Albin.

:: Blogtour – I Medici- Un uomo al potere, Matteo Strukul (Newton Compton, 2016) – prima tappa

12 dicembre 2016

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Inizia oggi il blogtour, organizzato da Newton Compton, dedicato al romanzo storico Un uomo al potere, secondo libro di Matteo Strukul della Saga I Medici. Saga composta da tre libri Una dinastia al potere, Un uomo al potere, Una regina al potere, che sta avendo un ottimo successo internazionale, tanto che i diritti del primo volume Una dinastia al potere, sono stati venduti in ben 13 paesi e a marzo sarà già tradotto in Germania, dalla Bertelsmann Verlagsgruppe, Randhom House. Seguiranno Francia, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti. E ancora Turchia, Olanda, Polonia, Russia, Corea, Australia e Canada.

Questo secondo episodio è incentrato sulla vita eccezionale e turbolenta di Lorenzo il Magnifico, il suo rapporto con il potere, l’influenza determinante della madre, donna forte e intrigante, il suo amore impossibile per la bella Lucrezia Donati, sarà costretto per ragioni politiche a sposare una Orsini. Il blogtour è composto da cinque tappe, che toccheranno i blog  oltre al nostro “Penna d’oro“, “Il Flauto di Pan” e “Blog Express”  e “Peccati di penna“. In questa tappa, dopo questa breve introduzione, analizzeremo in dettaglio l’incipit di questo romanzo.

֎ La trama ֎

Firenze, 1469. Lorenzo de’ Medici sta vincendo il torneo in onore della sua sposa, Clarice Orsini, appena giunta a Firenze per le nozze con l’uomo che diventerà il Magnifico. Questo matrimonio non è un passo facile per Lorenzo: il suo cuore – ne è convinto – appartiene e sempre apparterrà a Lucrezia Donati, donna di straordinaria bellezza e fascino. Eppure asseconderà il volere della madre e rafforzerà l’alleanza con una potente famiglia romana. Chiamato a governare la città e ad accettare i costi e i compromessi della politica, diviso fra amore e potere, Lorenzo sottovaluta i formidabili avversari che stanno tramando contro di lui per strappargli la guida di Firenze. Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, dopo aver sobillato Jacopo e Francesco dei Pazzi, storici nemici della famiglia de’ Medici, e stretto alleanza con Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, concepisce una congiura il cui esito per Lorenzo sarà terribile: il fratello Giuliano verrà brutalmente ucciso davanti ai suoi occhi. E da quel momento si aprirà un periodo di violenza e vendetta da cui in pochi si salveranno…

֎ L’autore ֎

È nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

֎ L’incipit ֎

Febbraio 1469

La giostra

L’aria era fredda. Lorenzo inspirò profondamente. In sella a Folgore, avvertiva la tensione crescere. Il suo amato corsiero, dal manto color carbone, lustro e lucente, tradiva il nervosismo, scalpitando sul selciato della piazza. Girava in tondo e Lorenzo lo tratteneva a fatica.
Un mormorio si alzò come una preghiera dalle tribune e dai palchi di legno. Sospiri piovvero dalle logge e dai balconi, dalle finestre e dai porticati. Gli occhi di Lorenzo andarono a quelli di Lucrezia. Quel giorno la nobile Donati indossava un abito magnifico: la cioppa aveva la tinta dell’indaco e pareva sfumare nelle iridi d’ Ossidiana. La gamurra d’un color grigio perla era tempestata di gemme e suggeriva, prepotente, la curva del seno. Avvolta in una stola di pelliccia di volpe bianca che le cingeva le belle spalle chiare, Lucrezia aveva acconciato in maniera magnifica la gran massa ribelle di capelli neri che sembravano onde d’un mare notturno.
Lorenzo si domandò se quel giorno sarebbe riuscito a renderle onore.
Portò la mano alla sciarpa che teneva attorno al collo. Lucrezia l’aveva ricamata per lui con le proprie mani. Ne inspirò il profumo di fiordaliso e gli aprve di sprofondare nell’abbraccio dell Empireo.

Siamo a Firenze nell’inverno del 1469. Lorenzo de’ Medici, bardato di tutto punto, sta partecipando a una giostra, un torneo indetto in onore delle nozze di Braccio Martelli, suo buon amico. Strukul ci presenta per prima cosa così il protagonista: giovane, prestante, a cavallo del suo corsiero chiamato per nome, Folgore. E gli dà subito un tratto umano, tolte le vesti dell’uomo di stato e di potere. Soprattutto dando risalto al suo amore impossibile per Lucrezia Donati. Sapremo infatti, andando avanti con la lettura, che la madre gli ha organizzato un altro matrimonio, consono alla sua posizione e al ruolo politico che assumerà a Firenze. Si sa i de Medici hanno molti nemici e l’appoggio di una casata ricca e potente come quella degli Orsini risulta quasi vitale per il suo futuro politico. Ma Lorenzo resta un uomo, con propri sentimenti e passioni, e l’amore per questa bellissima nobile fiorentina resta, non ostante il dovere e gli obblighi politici e filiali. Bastano queste poche frasi dell’incipit per capire lo stile che l’autore ha deciso di adottare. Classico, lievemente solenne, attento ai dettagli, noterete termini come cioppa e gamurra, che nascono sicuramente da uno studio approfondito sulle vesti e i costumi dell’epoca. Anche solo l’uso del fiordaliso, simbolo di Firenze, è sicuramente rappresentativo come la sciarpa che emana quel profumo, simbolo del legame tra Lorenzo e Lucrezia. Amore e potere, piacere e dovere, dunque antitetici e contrapposti. Filo poi conduttore dell’intero romanzo. Strukul, salta subito all’occhio, ha scelto la terza persona, che oltre a dare un certo senso di distacco, permette all’autore, specialmente in un romanzo storico di così ampio respiro, sia di mantenere un punto di vista imparziale e esterno, sia di spaziare meglio sui luoghi e i personaggi, riportandoci sempre a quel senso di solennità di cui parlavo prima che ben si ricollega alla magnificenza e allo sfarzo del periodo storico, il Rinascimento. Dunque, a mio avviso, una scelta felice nell’economia del romanzo. Non si può giudicare certo un romanzo dal suo incipit, ma a saper vedere questo è sicuramente rivelatore e denso di significati.

֎ I blog partecipanti ֎

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:: Fiera dell’editoria indipendente, Più Libri Più liberi 2016-12-10, a cura di Giulia Gabrielli

10 dicembre 2016

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Più Libri più liberi, la fiera dell’editoria indipendente di Roma che ormai è arrivata alla sua quindicesima edizione, rappresenta un appuntamento fisso e imperdibile per tutto il mondo editoriale, ma soprattutto è un’occasione straordinaria per i lettori di conoscere e scoprire facilmente quei libri che faticano a trovare uno spazio nella grande distribuzione e nelle librerie di catena. Se siete alla ricerca di qualcosa in particolare, di un regalo per un amico, o volete solo curiosare tra gli scaffali è il posto giusto dove passare il fine settimana.
Gli incontri giornalieri sono sempre interessanti e di alto livello, alcuni più tecnici sul mondo dell’editoria italiana, altri più classici, come gli incontri con gli autori o i dibattiti letterari; ma la cosa più bella, almeno secondo me, è la possibilità di incontrare di persona chi con i libri ci lavora tutti i giorni, chi li scrive e chi li crea fisicamente, trasformandoli in oggetti fisici.
Se avete tempo vi consiglierei di fermarvi a fare due chiacchiere con le redazioni ai vari stand: ad esempio, lo sapevate che NN non distingue i suoi libri un collane vere e proprie ma in tematiche? Altri invece, come Iperborea e Voland, hanno scelto di dedicarsi al letterature di paesi di solito meno rappresentati sui nostri scaffali ed altri ancora hanno scelto l’impegno politico come linea guida, come nel caso del Becco Giallo, collana di racconti a fumetti pensati per illustrare ai ragazzi le vicende e i fatti di cronaca che hanno segnato la storia recente dell’Italia.
Ogni casa editrice indipendente, piccola o meno che sia, ha una propria “anima”, una propria particolarità che la guida nella scelta delle pubblicazioni e che vale la pena di essere scoperta e questa fiera è un’ottima occasione di conoscere meglio una realtà varia e multiforme come quella della piccola e media editoria.

:: Soltanto una vita, Laura Lombardo Radice, Chiara Ingrao, (Baldini&Castoldi, 2016), a cura di Daniela Distefano

9 dicembre 2016
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Chiara Ingrao racconta la lunga esperienza di vita della madre, una donna sommessamente speciale, una combattente che non ha mai sbrindellato il concetto di Pace.
Ecco cosa diceva di sé:

Io sono una Lombardo Radice, figlia di Giuseppe Lombardo Radice e sorella di Lucio. La nostra famiglia negli anni del regime fascista era di livello finanziario modesto, di vita monacale. Mia madre, Gemma Harasim, era una fiumana e un’irredenta socialista.. Così noi fratelli non siamo mai stati iscritti al fascio: mai balilla, mai avanguardisti, mai piccole italiane..

Essere antifascisti oggi vuol significare stare dalla parte del Vero, della Forza, della Ragione. Non era così ai tempi della giovinezza di Laura Lombardo Radice. Rigettare il Regime voleva dire cacciarsi nei guai, mettere in conto di essere perseguitati, sputare in silenzio la saliva della sottomissione.
Laura era giovane, istruita, attenta ai risvolti del destino che la vedeva lottare da una parte che si preannunciava vincente ma non lo era ancora.

Mia madre mi diceva:<< Il fascismo è andato avanti perché la gente ha avuto paura del comunismo>>. E allora bisognava fare una ricerca marxista. Si comincia da Marx.

Un impegno preciso: stare al fianco dei deboli, amare il proprio mestiere, accudire l’amore per Pietro Ingrao che fu il compagno della sua esistenza, il padre dei suoi figli, la metà della mela che combaciava perfettamente con la sua.
Laura fa parte di quell’universo di donne che hanno scoperto di essere pianeti non alienati. Non c’era solo il mondo maschile con le sue alleanze, le prevaricazioni, la prepotenza dell’essere privilegiato. La guerra è stata fatta anche da donne come Laura, come lei in prima linea nell’azione umile dell’obbedienza a principi che venivano sottoposti al macero.
Si lottava per una liberazione totale, anche per e della donna.

Quando Togliatti, dopo la liberazione di Roma, riunì per la prima volta le compagne, nel teatrino del ministero delle Finanze, aveva davanti un pubblico con tutti i difetti antichi delle donne: emotività che rasentava l’isterismo, bisogno di farsi sentire, di farsi apprezzare.. Ma aveva davanti un pubblico di non subalterne, un pubblico di donne sindacaliste, organizzatrici, propagandiste; donne italiane del 1945 che facevano comizi.

C’era voglia di gettare via la maschera della schiava che per secoli ha offuscato il vero volto celato in ogni donna del nostro mondo.

Scriveva Laura nel 1944:

La metà della popolazione non può essere lasciata nelle stesse condizioni in cui il fascismo aveva voluto ridurre l’intera popolazione: senza diritti e con tutti i doveri.

Oggi – complice il tempo di declino che respiriamo – abbiamo compiuto passi da gambero sulla strada dell’emancipazione femminile. Mancano donne che, come Laura Lombardo Radice, mettano la propria vita al servizio di un ideale di sorellanza. Siamo ridiventate monadi solitarie.
Il Potere è maschio, l’intelligenza della donna un contorno ornamentale.
Non è l’uomo che ha vinto, è la donna che non è riuscita a porgere la fiaccola alla staffetta del 2000. Corriamo troppo e rimaniamo ferme ai posti di partenza. “Soltanto una vita” (Baldini&Castoldi) è una raccolta di riflessioni sotto le quali si nasconde la biografia di una donna miracolata. Il suo pensiero è giunto a noi per vie traverse, per cunicoli di lettere, articoli, appunti, scritti che compongono il puzzle di una vita piena di gioie e lotte, sottofondo di un’epoca che si ripropone alle porte della nostra memoria come monito e mai rassegnazione.

Laura Lombardo Radice, figlia di pedagogisti innovativi, ha maturato molto presto una coscienza antifascista e negli anni ‘40 ebbe un ruolo di primo piano nella Resistenza. Nel movimento di cospirazione incontra Pietro Ingrao, suo compagno di vita. Nel dopoguerra, Laura e Pietro si impegnano nella vita politica del PCI: lui ne diventa dirigente, lei sceglie l’attività politica << di base>>. Professoressa appassionata, negli anni ’60 e ’70 Laura si impegna sui temi della scuola e della cultura, partecipa al movimento del ’68.
Negli anni ’80 è insegnante volontaria nel carcere romano di Rebibbia. Muore nel 2003, lascia cinque figli, nove nipoti e una lunga schiera di pronipoti.

Chiara Ingrao è nata nel 1949, è sposata e ha due figlie, due figliocci e tre nipoti. Scrittrice e animatrice culturale nelle scuole, ha lavorato come interprete, sindacalista, programmista radio, parlamentare, consulente del Ministro per le pari opportunità.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Mario dell’Ufficio Stampa “Baldini&Castoldi”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il giorno del giuramento di Steve Berry (Nord, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

9 dicembre 2016
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Steve Berry, come diversi altri autori americani, può vantare il fatto di avere libri pubblicati in tutto il mondo considerati bestseller internazionali. The 14th colony edito in Italia da Nord nella versione tradotta da Alessandro Storti non sarà da meno.
Ne Il giorno del giuramento si trova tutto quello a cui già Ian Fleming ha abituato i lettori, amanti del genere e non, con i libri che narrano le strabilianti avventure e prodezze dell’agente dell’MI6 James Bond.
Spionaggio, avventura, amori, paesaggi e lande sperdute, pericoli intrighi e cospirazioni ordite contro la ‘democrazia occidentale’ svelate e sconfitte sempre sul filo di lana.
La guerra fredda ha caratterizzato tutta la geopolitica della seconda metà del secolo scorso e il braccio di ferro tra gli Stati Uniti d’America e l’allora Unione Sovietica è sempre stato visto e vissuto come l’ago di una immaginaria bilancia che soppesava l’imminente scoppio o meno del terzo conflitto mondiale, di una guerra nucleare, di una temibile e terribile distruzione del ‘mondo occidentale’.
Berry ne Il giorno del giuramento immagina che non sia mai stata del tutto superata e che in un paese sperduto della Siberia il fuoco del conflitto sia perennemente alimentato al pari dell’odio contro il nemico temuto, ovvero gli americani.
Una vicenda che trova le sue origini nell’incontro avvenuto tra l’allora presidente Ronald Reagan e papa Giovanni Paolo II. Un’udienza troppo privata che viola i protocolli di sicurezza ma che garantisce agli astanti la massima riservatezza. Nessuno deve venire a conoscenza del loro segreto… della volontà condivisa di sconfiggere il nemico comune: il comunismo russo. Considerato il male più temibile del 1900 al pari del terrorismo islamico nel nuovo millennio.
Cotton Malone, l’ex agente operativo del dipartimento di Giustizia americano che si è trasferito a Copenaghen per gestire una libreria antiquaria, è richiamato in servizio, spedito nella taiga siberiana e costretto a rischiare di nuovo la vita per salvare il suo paese e fare in modo che tutto fili liscio come l’olio, soprattutto in uno dei giorni considerati tra i più importanti per gli Stati Uniti, il giorno del giuramento appunto.
Agli incombenti eventi di importanza mondiale Steve Berry affianca i più o meno gravi problemi della quotidianità raccontando, tra l’altro, dell’ansia di Stephane Nelle costretta alle dimissioni, in seguito alla decisione di sciogliere la Sezione Magellano, e quindi all’abbandono dell’unico agente ancora attivo, Malone.
Il ritmo del libro di Berry è incalzante, le vicende si rincorrono e si accavallano, il countdown prosegue impietoso ma, ovviamente, alla fine tutto si risolve per il meglio e Cotton Malone riesce a fare in modo che il giorno del giuramento sia memorabile per il presidente e il suo vice, entrambi minacciati di morte, e per tutti gli americani.

Steve Berry: Da oltre venti anni svolge la professione di avvocato nella Camden County. Grande appassionato di Storia e di narrativa a partire dagli anni ’90 ha dedicato sempre più del suo tempo alla scrittura di romanzi e racconti. Dopo che i diritti di Terzo segreto e Profezia del Romanov sono stati venduti in tutto il mondo, Berry si è confermato un autore di bestseller internazionale grazie al successo dei romanzi che vedono come protagonista l’agente Cotton Malone.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa Nord.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Gruppo di lettura – Liberi di scrivere

8 dicembre 2016
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Fritz Baumgarten

Tra le varie nuove attività che vorrei far partire dal prossimo anno, per creare aggregazione, per aumentare la partecipazione dei lettori, e anche semplicemnte per divertirci leggendo, penso che tutti i lettori del mio blog considerino la lettura un’attività privilegiata, per cui sono certa che accoglierete la notizia almeno con curiosità. Avrei in mente un gruppo di lettura online con incontri a cadenza mensile, un libro scelto, con casa non un luogo fisico, ma questo blog. Che ne dite? Vi piacerebbe partecipare, dire in pubblico, con la massima libertà cosa si pensa di un libro, cosa ci ha lasciato, anche cosa non ci è piaciuto. Io fungerei da moderatore. Massimo rispetto e dignità per le opinioni di tutti, in un clima naturalmente di educata goliardia. Inizieremo tutto da capo, dovremo imparare a conoscerci, ma in cambio della nostra costanza saremo ripagati con gli interessi. Lo so è un impegno, ma svolto in massima libertà. Senza drammi se si esce dal gruppo, o poi magari si rientra. Le regole le perfezioneremo col tempo. Ci sono già tanti gruppi di lettura in Italia, il nostro si aggiungerebbe quindi ai tanti che già diffondono la lettura nel nostro paese. Che ne dite? vi va di provare?

Le regole

Procurarsi il libro scelto.

Riunirci qui sul blog con cadenza mensile ogni ultimo sabato del mese.

Rispettare le opinioni di tutti. I comportamenti volgari, scorretti o irriguardosi saranno sanzionati.

La partecipazione è libera, gratuita e aperta a tutti.

:: Come scrivere (bene) una recensione online

7 dicembre 2016

bny

Premetto subito (meglio mettere le mani avanti, un cave canem non guasta mai) non è un post serioso, ne tanto meno brillantemente approfondito o di quelli che mettono la parola fine all’argomento. Non mi illudo di scrivere la Bibbia dei recensori, insomma. Ne tantomeno sono Harold Bloom. (Anche se giuro la tentazione di scrivere un ebook un po’ più corposo sull’argomento, con esempi pratici e tutto il resto, mi è venuta).

Allora mi chiederete perché lo scrivo? Già bella domanda. Innanzitutto perché scrivo recensioni ormai da una decina d’anni, e amo migliorarmi. Qualche segreto con gli anni comunque l’ho imparato, e infondo mi piaceva vedere nero su bianco uno schema, spero valido, a cui attenersi quando si cimenta con questa impresa. Iniziamo subito col dire che scrivere una recensione è un’arte, c’è chi c’è portato e chi no. Certo si può migliorare con la tecnica e l’esperienza, ma se si è proprio negati non bisognerebbe praticarla.

Da cosa si capisce se si è negati? C’è un criterio molto semplice, e anche se soggettivo, infallibile. Amate scrivere recensioni? Se la risposta è sì, perseverate e non arrendetevi agli ostacoli che troverete sul vostro cammino. Se è no. Beh, rivalutate l’arte del ricamo, dell’equitazione, della pesca con la mosca. Nessuno ci obbliga a scrivere recensioni. Nessuno da noi le pretende.

Chiarito questo, se digitate su Google, (è il motore di ricerca che uso più spesso, ma anche altri fanno bene il loro mestiere), Come scrivere una recensione, si aprirà sotto i vostri occhi un mondo. Circa 5 milioni di risultati. Solo in italiano. Tanto da farvi capire quanto l’argomento è sentito e dibattuto. Quindi qualcuno questa chiave di ricerca la usa, da oggi se tutto va bene troverà anche il mio post.

Molte ragazze, ma non sottovalutiamo i ragazzi, si stanno avvicinando al mondo del blogging letterario. Aprono blog, leggono riviste di critica, passano il loro tempo secondo me nell’attività più bella del mondo (sono di parte, non fateci caso). Mentre le statistiche ci dicono che la gente legge sempre meno, loro eroici resistono. E’ per loro che scrivo questo post, e per tutti coloro che pur facendolo da anni sono ancora curiosi.
Questo è il mio metodo, totalmente personale, nessuno è obbligato a seguirlo, tanto meno a condividerlo.
Dopo questo lungo preambolo arriviamo ai punti chiave.

Leggete, leggete veramente i libri che recensite. Sembra una banalità, ma leggenda metropolitana vuole che molti recensori o giornalisti non leggono davvero tutti i libri che per hobby o per lavoro sono chiamati a recensire. Voi cercate di fare la differenza. Eleggete questo consiglio a scrupolo morale. Leggete, sottolineate, cercate i passaggi più significativi, per voi. Non vi limitate a leggere le sinossi, e trasformarle in recensioni. Soprattutto all’inizio è una tentazione forte, quando non si ha ancora uno stile personale, e le sinossi sembrano scritte sempre meglio dei nostri scarabocchi.

Siate personali, unici, distinguetevi.
Leggete i generi che preferite, non quelli a più largo consumo, o più di moda. I vostri lettori lo apprezzeranno, e cercheranno sempre voi quando vogliono farsi un’ idea su un libro.

Il corpo di una recensione è abbastanza standard. In prima battuta è necessario pubblicare la foto dell’edizione che esaminerete, citando tutti i dati: titolo, autore, editore, anno di pubblicazione, eventualmente curatori, prefatori, etc… Se il testo è tradotto da un’ altra lingua non dimenticatevi mai il nome del traduttore. Lo so molti giornalisti non lo fanno, ma è un dato molto importante per il lettore e un segno della vostra professionalità. Poi potete aggiungere eventualmente anche altre informazioni come il prezzo, il numero di pagine, il genere, maggiori informazioni date, più la vostra recensione può risultare utile.

Un errore molto frequente, che mai sapremo abbastanza quanti lettori ci aliena, è scrivere recensioni fatte unicamente di trama.

La trama è importante, ma breve, un accenno, fatta di citazioni intessute nel testo, in cui mai e poi mai direte chi è l’assassino o svelerete i colpi di scena più divertenti. Scrivere troppi spoiler è paragonabile a un crimine. A meno che non lo anticipiate con un bel disclaimer, questa non è una recensione, è un’analisi del testo. Tanto spazio dedicate alla trama, altrettanto spazio lo dedicherete a cosa ne pensate del libro, a cosa avete amato di più, a cosa meno. Potrete iniziare un accenno di analisi testuale, ma ricordatevi che le regole di una recensione online sono diverse dalle regole di una recensione su carta, su riviste di critica.

Adeguate il vostro stile al medium che utilizzate. Insomma scrivete articoli a seconda delle riviste, dei siti, sui quali verranno pubblicati, a seconda del target di lettori che vi leggeranno.

E non abbiate paura di dire cosa pensate. Restando nel campo del buon senso e della buona educazione, potete dire tutto. Una recensione è un’ opinione personale. Da chiunque, autori, editori, lettori, va considerata come tale. Elogiare un libro brutto vi farà del male, aggiungerà tanta polvere sulla vostra felicità di scrivere. Piuttosto non recensite. Se avete degli impegni, spiegate le vostre ragioni a direttori di testata, editori, autori. Educati, ma fermi.

Particolare attenzione e sensibilità è necessaria con la letteratura per l’infanzia. Siate ancora più attenti, e se è il caso severi.

Ecco credo di aver detto tutto, almeno le cose più importanti. Poi magari lo scrivo un testo più tecnico, chissà.

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:: Mickey – Uomini e topo, Tito Faraci (Add editore, collana Incendi- narrazioni combustibili, 2016), a cura di Maria Anna Cingolo

6 dicembre 2016

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La collana Incendi di Add editore racconta la passione di artisti di ogni tipo, sperando che quel fuoco vivo che ha incendiato la vita di scrittori, pittori, sportivi e musicisti spinga “il lettore a fare propria quella passione, o a cercarne altre, ancora più deflagranti.” Tra queste  “narrazioni combustibili” c’è quella di Tito Faraci: “MICKEY, uomini e topo”.

Questo libro è come una chiacchierata in un bar. Come se fossimo seduti al bancone e io vi parlassi di Topolino, spiegandovi perché è così importante per me. Spiegandolo anche a me stesso (…) Quindi ora mettetevi comodi e ordinate un’aranciata (nei bar di Topolinia si beve quella). E ascoltate una storia, fatta di tante storie. Compresa la mia. (pag. 7)

Il libro di Tito Faraci inizia in modo calviniano, catturando immediatamente l’attenzione del lettore e catapultandolo inevitabilmente a Topolinia, senza quasi nemmeno aver iniziato a parlare del suo abitante più famoso.
Generazioni sono cresciute con Topolino, il settimanale che Tito distingue bene dal personaggio attraverso l’uso del corsivo, e in moltissimi hanno imparato a leggere proprio associando le immagini ai testi dei baloon. Eppure quasi tutti preferiscono Paperino e Paperopoli alle avventure del topo con le orecchie tonde che, infatti, viene solitamente considerato antipatico e troppo perfettino, come se Topolino se la tirasse e fosse sempre pronto a fare il primo della classe. Leggendo questo libro capirete quanto tutto questo non sia vero: Faraci cade consciamente nella trappola della sfida tra papero e topo, risolvendo l’agone a favore di quest’ultimo e con argomentazioni che vi sorprenderanno, soprattutto se siete tra quelli che, dopo aver fatto acquisti in edicola il mercoledì, saltano le storie ambientate a Topolinia.
Tito Faraci ci racconta un altro Topolino, quello vero, che da giovane era folle e scavezzacollo nei cartoni animati (come si vede in “Streamboat Willie” e “Plane Crazy”) ma che poi è cambiato, è diventato responsabile e ha fatto le giuste amicizie. Secondo Tito, è semplicemente cresciuto.

“L’irresponsabilità si è trasformata in autentico coraggio. La follia in capacità di accettare e affrontare ciò che sembra impossibile. L’anarchia in indipendenza e autonomia di pensiero. Imparando a uscire dai propri guai, Topolino ha imparato a togliere gli altri dai loro.” (pag. 74-75)

Topolino è gentile dentro e ha tanti amici. Faraci parla anche di loro: Pippo, Pluto, Basettoni, Manetta, Zapotec e Marlin; attraverso la penna di Faraci persino Gambadilegno diventa un nemico-amico e sono interessantissime le pagine che in “Mickey, uomini e topo” sono dedicata al buon vecchio Gamba.
L’autore, inoltre, difende il mondo del fumetto da chi vuole declassarlo e descrive il suo lavoro di sceneggiatore: gli orari, cosa pensa la gente di lui, come si scrive un soggetto, la realtà da cui si prende spunto, quali sono gli argomenti e le parole tabù in Topolino. Faraci ci parla della redazione, che è come una famiglia, e dei colleghi che stima (per citarne alcuni Cavazzano, Ziche, Artibani, Enna e Casty, secondo il fandom un nemico-amico); ci informa sui grandi nomi che hanno scritto e disegnato Topolino (Gottfredson e Scarpa per esempio) ma anche sulla sua ricerca di autori nuovi a disposizione dei quali mette tutta la sua esperienza. Insomma, come promesso nel titolo, vengono raccontati uomini e topo.
Protagonista di questo libro, però, è il rapporto privilegiato tra Tito e Topolino, al quale Faraci vuole davvero bene e ha dedicato tutta la sua vita. Anche quando durante la sua carriera si è allontanato dalla redazione, è stato per poi ottenere una visione d’insieme e capire che senza Topolino non poteva proprio stare. Topolino è suo amico anche se non si sono mai incontrati e Tito ci confessa che sta ancora sperando di ricevere una sua telefonata.

Tito Faraci (nome d’arte di Luca Faraci) nasce a Gallarate il 23 maggio 1965. Fumettista e scrittore, emerge a metà degli anni novanta. È autore di storie per Topolino, PKNA, Dylan Dog, Martin Mystère, Tex, Zagor, Diabolik, Lupo Alberto e tra i primi scrittori italiani ad essersi confrontato con personaggi della Marvel Comics, come Uomo Ragno, Devil e Capitan America. Recentemente ha pubblicato “La vita in generale” (Feltrinelli 2015) ed è autore, insieme allo youtuber Sio, di “Le entusiasmanti avventure di Max Middlestone e del suo cane alto trecento metri” (Feltrinelli, 2016)

Source: ebook inviato dall’editore al recensore. Si ringrazia Enea di Add editore.

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:: Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo (Mondadori, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

6 dicembre 2016

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Aldo Cazzullo in Le donne erediteranno la terra esordisce affermando che «il nostro sarà il secolo del sorpasso». Inizia così una nutrita serie di postulati, che l’autore elenca fin dall’introduzione al testo, volti a rafforzare la sua tesi, o meglio la sua ipotesi.
Cazzullo evoca il genio femminile, racconta di battaglie contro le ingiustizie e le violenze, contro il masochismo che «ancora le induce a sacrificarsi e a darsi all’uomo sbagliato» e va avanti con questo registro narrativo per oltre cento pagine.
La domanda che viene in mente fin da subito al lettore è: dove vuole andare a parare l’autore quando sostiene che le donne erediteranno la terra?

«Comincia il tempo in cui le donne prenderanno il potere. Perché sanno sacrificarsi, guardare lontano, prendersi cura; ed è il momento di prendersi cura della terra e dell’uomo.»

Quindi, in buona sostanza, le donne devono continuare a svolgere il ruolo che è sempre stato riservato loro, volenti o nolenti, solo che ora possono e devono farlo in grande. Devono “accudire” l’intero pianeta, per “rassettare” e riassettare il caos creato dagli uomini.
Sembra incredibile eppure è proprio questo il ragionamento che segue l’autore.
Cazzullo dedica il libro a sua figlia e a «tutte le ragazze nate nel 2000 che erediteranno la terra». Perché proprio le ragazze nate nell’anno 2000? Il voler rimarcare un grosso cambiamento in atto o solamente sperato individuando una data certa ricorda una certa prassi, tra l’altro anche un po’ superata, di inquadrare fenomeni ed eventi entro precisi limiti temporali. Così è stato fatto per la storia, per la letteratura… e così l’autore vuol fare per il “sorpasso” delle donne sugli uomini.
In realtà leggendo il libro di Cazzullo sembra più che quanto scrive siano mere speranze, desideri di un padre cresciuto secondo i dettami della ideologia “antica” che si sforza di trovare le ragioni del cambiamento più in se stesso, per il “bene” e per il futuro della propria figlia.
L’autore mette nel piatto della bilancia qualche dea romana e alcuni miti greci, le arcinote vicende di Giovanna d’Arco e Santa Caterina da Siena, qualche attrice famosa, Rita Levi Montalcini che oltre a essere stata una brava scienziata era anche ebrea. Lo sterminio è sempre un argomento che prende e infatti l’autore cita svariati esempi di donne che sono scampate alla furia nazista. Sarebbe stato interessante poter leggere anche di altri esempi, che riguardavano altri popoli, gente diversa, differenti colori ma che narravano sempre del coraggio delle donne.
Quando lo fa, elencando le donne europee che hanno scalato la piramide del potere politico, scivola in inutili commenti che demarcano una visione troppo partitica della società. «Persino l’arrembante destra populista si affida alle donne», dice parlando di Marine e Marion Le Pen, Frauke Petry e Beata Szydlo.
Secondo Cazzullo, oggi una donna per emergere «deve troppo sovente comportarsi come un uomo, muoversi come un uomo, quasi “diventare” un uomo». Lui si augura invece che «le nostre figlie potranno valorizzarsi esprimendo appieno la loro femminilità». Ritorna poi sull’argomento parlando di chirurgia estetica e sconsigliando alle donne di effettuare ritocchini in quanto il più delle volte le rendono «meno invitanti» agli occhi maschili.
Ci sono molti buoni motivi per provare a far desistere una donna dalla volontà di sottoporsi a interventi di chirurgia estetica non legati al proprio stato di salute, fisico o mentale, ma quello addotto dall’autore proprio non convince, per non dire che è irritante.
La libertà di una donna non sta anche nel fare scelte indipendenti e non condizionate dall’idea di essere o meno invitante per gli uomini?
L’ipotesi di Aldo Cazzullo si basa in prevalenza sugli esempi di “donne che hanno fatto storia”. Scrittrici, attrici, protagoniste di romanzi, studiose e scienziate, vittime… ma in tutta onestà affermare che le donne erediteranno la terra sulla base di detti esempi è una costruzione un po’ labile. Chiunque può scrivere un libro similare elencando esempi maschili, che pure ci sono, e affermare in base a questo che “gli uomini custodiscono l’eredità della terra”.
Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo sembra una sorta di canovaccio per la stesura di una lettera, non un libro, indirizzata a qualcuno in particolare non un pubblico generico, dal quale emerge con chiarezza che l’idea portata avanti dall’autore è quella di una rivincita delle donne, in particolare quelle nate nell’anno 2000, come sua figlia. Un desiderio di rivincita e di rivalsa che però è ben lontano dal concetto di rispetto parità e collaborazione necessario affinché vero cambiamento sia.

Aldo Cazzulllo è nato ad Alba, in provincia di Cuneo, il 17 settembre del 1966. Figlio di un bancario, inizia la sua carriera giornalistica a soli 17 anni, quando comincia a collaborare con un quotidiano locale di sinistra, “Il Tanaro”. Passa poi alla redazione di un’altra testata locale, il settimanale diocesano “La Gazzetta d’Alba”. Successivamente si trasferisce a Milano, dove frequenta la scuola di giornalismo. Nel 1988 inizia a lavorare, in un primo momento come praticante, alla redazione del quotidiano “La Stampa”. Nel 1998 si trasferisce a Roma e nel 2003, dopo quindici anni di lavoro con il quotidiano torinese, passa alla redazione del “Corriere della Sera” in qualità di inviato speciale ed editorialista. Nella sua lunga carriera giornalistica ha raccontato le Olimpiadi Atene, gli attentati dell’11 settembre, il G8 di Genova, gli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi, l’elezione di Benedetto XVI, la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio del 2006 e molti altri eventi significativi della storia recente. E’ autore di numerose opere. Ha esordito nel 1996 con il volume dal titolo “Il mal francese. Rivolta sociale e istituzioni nella Francia di Chirac”. Ha due figli, Francesco e Rossana.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Anna dell’Ufficio Stampa Mondadori.

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:: Il diciassettesimo conte, di Patrizia Marzocchi (Centoautori, 2016) a cura di Federica Belleri

6 dicembre 2016

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Jole e Johnny sono cugini. Hanno un’agenzia di investigazioni low cost a Bologna. Lui scrive romanzi rosa, lei li firma. Johnny è omosessuale, preso dalla filosofia Zen. Jole è in sovrappeso, fuma e non si piace per niente.
Jole ha una talpa all’interno della questura e un’amicizia burrascosa con il commissario Pedroni, uomo spigoloso ed egoista, che non esita ad usarla per avere informazioni da lei, per poi mollarla senza modo al suo lavoro di investigatrice. Jole è vulnerabile, si arrabbia spesso e ritiene il commissario un personaggio da abbandonare il prima possibile. Riuscirà davvero a fare a meno di lui?
A clienti piuttosto ordinari, se ne affianca uno con una richiesta singolare: un’indagine “non ufficiale” su una potente e antica famiglia, i Castelli della Torre. La loro storia è davvero complicata e il castello nel quale vivono, il Castellaccio vicino a Bologna, è simile a un feudo. Un vero e proprio maniero che domina tutto, tramandato da padre in figlio.
Da una parte Jole ci porta in bicicletta a zonzo per i quartieri bolognesi che conosce molto bene, ci fa sentire a casa e permette al lettore di meravigliarsi delle bellezze della sua città. Dall’altra ci fa conoscere il potere del denaro e i segreti inconfessabili dei conti Castelli della Torre. Una casata composta da uomini ricchi e troppo sicuri di sé e da donne che sembrano tristi e malinconiche. Ovunque, nel castello, si respira nobiltà, dignità e senso del dovere. È così?
Dal fascismo ai desaparesidos, da Londra a Roma, la crudeltà non ha confine. Chi decide e chi subisce. Chi organizza con freddezza e chi soffre di un dolore muto, che stratifica nel tempo. Chi fugge e chi desidera soltanto acquisire un titolo. Cosa è giusto sapere di questa famiglia? È sempre corretto cercare la verità e riesumare il passato?
Cosa nascondono le mura di Castellaccio? Omicidi o tragici incidenti?
I Castelli della Torre hanno un nome da preservare. Chi paga per tutti? Chi è stato ingannato?
Il diciassettesimo conte mi ha ricordato i gialli di Agatha Christie e di P.D. James. La sfida è stata affidare l’indagine a Jole, una donna che non ha stima di sé, teme la sfiducia da parte degli altri e si sente spesso a disagio. Sfida accolta e ben riuscita. L’improbabile e l’inaspettato formano un mix ideale, che cattura l’interesse del lettore. Un giallo che mi ha particolarmente colpito per la trama, il ritmo e la scelta dei personaggi, anche quelli minori. Consigliato.

Patrizia Marzocchi insegna Lettere nella scuola media. Ha pubblicato numerosi romanzi per ragazzi per Mursia e Salani. I più recenti sono La staffetta delle valli e Ricordare Mauthausen (Gruppo editoriale Raffaello). Ha pubblicato anche romanzi gialli, tra cui Le coincidenze necessarie (Kowalski).

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Centoautori.

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:: Il settimo manoscritto, di Fabrizio Santi (Newton compton, 2016) a cura di Federica Belleri

5 dicembre 2016

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Giulio Salviati ha scritto due romanzi gialli di grande successo. Il suo editore sta aspettando il terzo, ma le idee scarseggiano. Non riesce a produrre nulla. Fino ad un misterioso incontro con un uomo dal lungo mantello e il viso nascosto da un cappuccio. Un manoscritto del Cinquecento è stato rubato. Nasconde un enigma mai svelato. Perché l’uomo incappucciato chiede aiuto proprio a Giulio? Cosa contiene il manoscritto da meritare un’attenzione particolare?
L’autore, con “Il settimo manoscritto”, ci porta a Roma attraverso quartieri storici. Ci fa entrare a Villa Chigi, a Palazzo Corsini, a Villa Farnesina e a Palazzo Spada, solo per citare alcuni luoghi di immenso valore. Ci affidiamo poi al protagonista per visitare un monastero in Val di Susa e un convento di suore di clausura. Ci intrufoliamo in biblioteche e archivi storici, cercando la verità sugli scaffali colmi di testi speciali. Accompagnamo Salviati in un’indagine parallela, alla ricerca di un ladro e un assassino pericoloso …
Un messaggio da decifrare, con intuito e intelligenza. Un labirinto di specchi e una serie di cunicoli sotterranei. Luci intermittenti che si vedono attraverso le finestre di un palazzetto all’apparenza disabitato. Omonimie e somiglianze. False prospettive che ingannano la vista e l’udito. Equilibri di ricostruire. Una ricerca a tutto tondo attraverso l’arte, la storia, la filosofia, la scienza e la biologia. Parole su carta tramandate nei secoli, per una diversa visione del tempo e dello spazio, dove corpo e spirito si uniscono. Per dare importanza alla direzione dello sguardo, all’istinto femminile e alla concretezza che contraddistingue il maschio. Guardare per osservare, per soffermarsi e capire …
Intrigante la trama. Buono il ritmo di scrittura. Consigliato.

Fabrizio Santi è nato e vive a Roma. È laureato in Lingue e letterature straniere e insegna inglese in un liceo scientifico romano. Il quadro maledetto, il suo primo romanzo, è stato per settimane in vetta alle classifiche.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Antonella e Simona dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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