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:: Galizia. Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa, Martin Pollack, (Keller, 2017) a cura di Viviana Filippini

13 Maggio 2017
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Galizia un nome che spesso ci è capitato di sentire e che corrisponde ad un luogo che molti di noi non hanno mai visitato. Galizia, intendo quella terra compresa tra Polonia e Ucraina, è la protagonista del libro “Galizia. Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa” di Martin Pollack, pubblicato da Keller editore. Il testo è un vero e proprio mix di itinerari e di racconti del passato che portano il lettore a rivivere e conoscere il cuore di quella che fu tra il 1772 e il 1918 la più grande e popolosa provincia dell’Impero Austro-ungarico. Ciò che emerge dalla pagine è l’immagine di una terra ormai scomparsa per sempre ma, allo stesso tempo, essa era la culla della cultura di un Europa in fermento. Il libro di Pollack è interessante perché ripercorre in lungo e in largo la terra della Galizia attraverso itinerari ferroviari e grazie al recupero di testi (romanzi dell’epoca, vecchi reportage di viaggio, articoli di giornale) che raccontano i fatti di cronaca di un tempo e ricostruiscono le peculiarità della Galizia stessa come fu. Quella che emerge è l’immagine di una terra attraversata da una ragnatela di linee ferroviarie e da tante popolazioni diverse contraddistinte da usi e costumi specifici che permettevano a queste etnie di essere facilmente riconoscibili da tutti. C’erano per esempio gli Huzuli, uomini e donne, che avevano capelli lunghi, pantaloni rossi, camicie bianche e abiti tutti intrisi di burro e cenere. Accanto a loro i Ruteni (un popolazione slava orientali oggi corrispondente agli ucraini) e anche tanti ebrei. A confermare la varietà delle etnie presenti in Galizia ci pensavano anche le tante lingue parlate che il viaggiatore poteva udire pure stando in un solo posto. Da una parte, nel corso della sua storia, la Galizia subì le pressioni degli Stati che la circondavano e che facevano di tutto per imporre i loro usi, costumi e abitudini. Dall’altra, non mancarono da parte galiziana esplicite volontà di imporre e far valere la propria identità, autonomia e indipendenza, tanto è vero che la Galizia riuscì a divenire una provincia autonoma dell’Impero austroungarico dal 1873. Un fatto molto importante che permise di bloccare il processo di germanizzazione messo in atto da altri Stati pronti a dominarla. Questo volume, corredato anche da foto che mostrano i luoghi e le persone dell’antica terra, ha per protagonisti una serie di testi di quegli autori molto legati alla terra galiziana perché ci sono nati o ci hanno vissuto (Henry e Joseph Roth, Paul Celan, Bruno Schulz, Ivan Franko per citarne alcuni) che, con i loro scritti, ci hanno lasciato la testimonianza di una terra ormai scomparsa per sempre. “Galizia. Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa” di Pollack è un viaggio fisico, filosofico ed emotivo nella memoria in luoghi che nel corso del tempo hanno cambiato aspetto, denominazione e struttura, ma nei quali si riverbera sempre un po’ del passato andato, ma mai scomparso del tutto a dimostrazione che la radici di ieri vivono ancora nell’oggi. All’interno un testo di Claudio Magris. Traduzione Fabio Cremonesi.

Martin Pollack è nato nel 1944 a Bad Hall, ha studiato slavistica e storia dell’Europa orientale. È traduttore dal polacco, giornalista e scrittore. È stato corrispondente dall’estero per la rivista «Spiegel» a Vienna e a Varsavia, tra il 1987 e il 1998. Durante la sua carriera ha ricevuto diversi premi per il suo impegno e lavoro. Vive a Vienna e Stegerbasch, nel Burgerland meridionale. Tra le sue pubblicazioni in Italia Il morto nel bunker (Bollati Boringhieri, 2007) Paesaggi contaminati (Keller, 2016) e Galizia (2017)

Source: inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio stampa dell’ Editore Keller.

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:: Libri al Mufant di Torino, a cura di Elena Romanello

13 Maggio 2017

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Continuano gli eventi al Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza di Torino, in via Reiss Romoli 49 bis, e i libri sono da sempre uno dei punti forti di una collezione che vuole raccontare una storia tra fandom e cultura popolare.
Nelle prossime settimane ci saranno alcuni eventi sui libri, in collaborazione anche con il Salone Off.

Domenica 14 maggio, in occasione anche della festa della mamma, appuntamento su Quando la fantascienza è donna, in vista della prossima uscita del nuovo film su Wonder Woman. Si inizia alle 16, si parlerà di Wonder Woman, delle ragazze dell’anime Neon Genesis Evangelion a cura dell’associazione Distopia Evangelion, di Buffy, Xena e le altre eroine degli anni Novanta in tv, e poi si presenterà il libro Quando la fantascienza è donna. Dalle utopie femminili del secolo XIX all’età contemporanea di Eleonora Federici, edito da Carocci Editore, con l’intervento dell’autrice di fantascienza e noir Nicoletta Vallorani.
Infatti l’apporto delle donne al genere fantastico è stato forte fin quasi dalle origini, basti pensare che uno dei caposaldi dell’horror e della fantascienza, Frankenstein, fu scritto da una donna, Mary Shelley. Una storia che è continuata fino ad oggi, con tanti nomi di autrici e di icone femminili, in un filone che non si è mai esaurito.

Sabato 20 maggio dalle 16 in poi, nell’ambito del Salone Off, intervento di Giovanni Mongini che parlerà di fantascienza e cinema, partendo dai libri che ha scritto. A seguire, tributo a Stephen King, autore festeggiato quest’anno a Torino per i suoi settant’anni, con una performance dell’attore Gianluca Bottoni tratta dal racconto del 1985 L’arte di sopravvivere.

Domenica 21 giornata dedicata invece all’immaginario fantasy, per celebrare Tolkien, altro ospite d’onore virtuale del Salone, con La festa degli orchi e degli elfi. Si parlerà delle origini del fantasy, con William Morris fino ad arrivare alla rivista pulp Weird Tales, di Tolkien con l’AIST, Associazione Italiana Studi Tolkeniani, della riedizione della rivista storica Der Orchideengarten da parte delle edizioni Hypnos, dell’associazione Sentieri Tolkeniani che organizzano il 27 e 28 maggio il loro importante raduno, del libro Quando la storia diventa leggenda di Adriana Comaschi, di vari modi di scrivere fantasy. Inoltre si inaugurerà ufficialmente la nuova sezione in tema, che parte dalle fiabe per arrivare a George R.R. Martin, con anche l’esposizione di libri d’epoca in tema, di fumetti che hanno fatto la storia del genere e dei più importanti romanzi in edizioni di pregio. A questo si aggiungeranno i quadri di Emanuele Manfredi ispirati al mondo di Tolkien e i costumi di Veerena Stima della Medusa Creation Art sempre dal Signore degli anelli.

Ingresso per i tre eventi sette euro ridotto a sei per Abbonamento Torino Musei. Per ulteriori informazioni visitare il sito http://www.mufant.it

:: Maggio dei libri: Panorami di inchiostro & Ricordi di inchiostro

12 Maggio 2017

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In occasione della manifestazione Il maggio dei libri, Liberi di scrivere partecipa al blogtour Panorami di inchiostro. Di seguito l’elenco di tutti i blog aderenti e i giorni in cui pubblicheranno il loro contributo. Per una volta Liberi di leggere!

Per Panorami d’inchiostro:

15 Maggio 2017

http://chroniclesofabookaholicblog.blogspot.it/ http://libriilmiopassatopresentefuturo.blogspot.it/
https://thesistersroom.wordpress.com/
https://insaziabililetture.blogspot.it/
https://liberidiscrivereblog.wordpress.com/

16 Maggio 2017

http://www.lafenicebook.com/
https://milionidiparticelle.wordpress.com/ http://ifyouhaveagardenandalibrary.blogspot.it/ https://rachelsandmanauthor.wordpress.com/
http://thebookishteapot.blogspot.it/

17 Maggio 2017

http://librilibrettilibracci.blogspot.it/
https://atavolacoilibri.wordpress.com/
http://questionedilibri.altervista.org/
http://letazzinediyoko.blogspot.it/
http://leparolesegretedigaia.blogspot.it/

18 Maggio 2017

http://libridicristallo.blogspot.it/
https://avidolettore.blogspot.it/
http://chelibroleggere.blogspot.it/
http://hookingbooks.blogspot.it/
http://annidinuvole.blogspot.it/

19 Maggio 2017

https://nonsololibriblog.wordpress.com/
https://the-mad-otter.blogspot.it/ https://secretlifeofapotterheadgirl.wordpress.com/
http://lilysbookmark.blogspot.it/
http://camminando-tra-le-pagine.blogspot.it/

20 Maggio 2017

http://librielibrai.blogspot.it/
http://lanicchialetteraria.altervista.org/
http://liberatrailibri.blogspot.it/
http://www.scheggiatralepagine.net/
http://bauledinchiostro.blogspot.it/

Per Ricordi d’inchiostro:

22 Maggio 2017

http://unbuonlibrononfinisce-mai.blogspot.it/-> Arthur Conan Doyle

23 Maggio 2017

https://the-mad-otter.blogspot.it/ -> Isaac Asimov https://secretlifeofapotterheadgirl.wordpress.com/ -> I 20 anni di Harry Potter

24 Maggio 2017

http://chelibroleggere.blogspot.it/-> Jane Austen
http://atavolacoilibri.wordpress.com/ -> Jennifer Niven

25 Maggio 2017

http://questionedilibri.altervista.org/-> Stephen King
http://diariodiunalettricesognatrice.wordpress.com-> Douglas Adams

26 Maggio 2017

http://www.lettoreungransognatore.it/-> Luigi Pirandello
http://libridicristallo.blogspot.it/ -> Rick Riordan

27 Maggio 2017

https://www.youtube.com/channel/UCsCsxrz7qjL3sYCtqNZvEOA J.R.R. Tolkien
https://milionidiparticelle.wordpress.com/ -> Suzanne Collins

28 Maggio 2017

https://nonsololibriblog.wordpress.com/ -> Licia Troisi

:: Leggete autoprodotti?

12 Maggio 2017

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Oggi vorrei aprire un dibattito, (con piccolo sondaggio per chi ha fretta). Si parla molto in questo periodo di autoproduzione, di autori self, o indie. Editor, scrittori, responsabili di Case editrici hanno varie opinioni, c’è chi appoggia questo “movimento”, chi ne vede i difetti e le limitazioni. Ma ciò che a me interessa sapere è: voi lettori li leggete? Avete trovato autori interessanti tra loro? O li evitate ritendo che pubblichino esclusivamente opere di scarsa qualità? Mi piacerebbe iniziare una discussione (seria) in cui tutti possano dire la loro. Nel rispetto naturalmente dell’educazione e delle opinioni altrui. Lascio anche un piccolo sondaggio a risposta secca, che poi commenteremo assieme. Sono invitati naturalmente a partecipare tutti, e più i commenti sono argomentati e meglio è.

PS: Se volete citare link esterni al blog è permesso, sempre che siano funzionali alla discussione.

:: Il Salone Off a Torino, a cura di Elena Romanello

12 Maggio 2017

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In parallelo al Salone del libro a Torino dal 18 al 22 maggio, tutta la città subalpina si attiva con il Salone Off, che animerà le serate (al Lingotto quest’anno si chiude alle 20) e non solo, in posti come musei, biblioteche, case del quartiere, librerie, negozi, ma anche in sei ospedali e in quattro case circondariali del Piemonte, oltre che la mongolfiera Turin Eye al Balon, il Cimitero monumentale e il sommergibile Provana al Valentino, mescolando quindi luoghi aulici e della cultura a posti insoliti. Ci saranno anche dei privati che faranno eventi a casa propria, svelati poco prima del loro svolgimento.
In totale, sono previsti cinquecento eventi a Torino e in dieci Comuni dell’area metropolitana, tra reading, feste, incontri, performance, concerti e tanto altro, per rendere Torino sempre più una città del libro e della cultura, in una grande festa per coinvolgere tutti, in particolare nell’orario serale.
Gli eventi sono quasi tutti ad ingresso gratuito o comunque con varie convenzioni di riduzioni, per formare un vero e proprio Salone parallelo, come ha detto l’Assessora alla cultura del Comune di Torino Francesca Leon. In ogni caso, le tariffe a pagamento sono indicate chiaramente, così come gli eventi a ingresso gratuito.
Impossibile elencare tutto, tra gli altri eventi sono da segnalare domenica 14 dalle 14 al Cecchi Point di via Cecchi 17 Cerea, evento per scoprire fumettisti e illustratori piemontesi e torinesi, una realtà in crescita e che pubblica con editori italiani e stranieri, dalla Disney alla Marvel, da Bao a Bonelli.
Non mancherà la poesia con i versi di Kerouac, Ginsberg e tanti altri autori americani in vari locali della città oltre a Metro Poetry con letture nella metropolitana di Torino di vari autori, con anche poi Poetry Slam, il torneo di poeti, in finale il 22 da Luna’s Torta, bar libreria di via Belfiore, nel cuore di San Salvario.
Non manca la musica, con i concerti di Narrazioni Jazz, mentre tra gli eventi con gli autori spicca Daniel Pennac al Grattacielo Intesa Sanpaolo il 18 maggio alle 21, il reading di Furore di Steinbeck di Alessandro Baricco e l’omaggio a Murakami venerdì 19 maggio alle 20 e 45 alla Cascina Roccafranca con Igor Tuveri, in arte Igort, Fabio Geda ed Antonietta Pastore, sua traduttrice in italiano, atto finale di Leggermente.
Per gli amanti del fantasy, da non perdere la festa su Tolkien di sabato 20 al Borgo medievale a partire dalle 19, con incontri e concerti in tema, e l’evento fantasy di domenica 21 al Mufant. Ma c’è davvero tanto e per tutti i gusti, sparso per Torino e dintorni.
Il programma completo è nel sito http://www.salonelibro.it, con possibilità di poter selezionare e cercare solo gli eventi del Salone Off, anche per luogo, costo e zona.

:: Intrigo a Ischia, di Piera Carlomagno, (Centauria, 2017) a cura di Federica Belleri

12 Maggio 2017
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Ischia, estate 1999. La cronaca nera si occupa di un misterioso delitto all’hotel Mikadi.
Lussuoso e dall’invidiabile posizione, è di proprietà della famiglia Scotto De Falco. Mina, la matriarca, viene ritrovata cadavere nella bellissima piscina dell’hotel. La ricchezza e il buon nome dei De Falco, vengono minacciati da questa terribile vicenda. Dove sta la fama di questa casata di costruttori senza scrupoli e dalle dubbie licenze? Come si sono procurati tutto il denaro che possiedono?
Il commissario Ernesto Baricco si occupa del caso. Bell’uomo, cinquantenne di Torino,trapiantato a Napoli; numerosi i suoi arresti nella malavita napoletana, tra informatori bizzarri e donne che si strappano le vesti. Baricco e Napoli, che in qualche modo lo accoglie. La sua Napoli, fra mille contraddizioni e pericoli. La sua città, fra vicoli odorosi e tradizioni da tramandare. Sul luogo del delitto, perché di delitto si tratta, compare Annaluce Savino, cronista di nera de Il Mattino. È in vacanza proprio nell’hotel in questione, e non manca di intromettersi facendo domande e scrivendo articoli che fanno imbestialire il commissario. Fra i due c’è un rapporto piuttosto difficile. L’indagine ha inizio, tra forze dell’ordine e medico legale. È un’indagine a 360 gradi, che scansiona tutta la famiglia Scotto De Falco e la pone sotto i riflettori, anche dei giornali scandalistici. Egoismo, denaro e fama, portano gli attori protagonisti sullo stesso palcoscenico, per recitare una parte molto diversa dalla loro vita reale. Al punto tale da confondere il commissario Baricco, creando dubbi e lasciandolo perplesso di fronte a qualcosa che gli sfugge. Già, ma cosa?
Famiglie di camorra, sospetti e capricci. Donne seducenti e pericolose contro uomini schiacciati dal peso di pretese troppo gravose. Abbandoni e preghiere. Femminielli e sacralità. Protezione e sfortuna. Rispetto e riconoscenza. Legami famigliari e feste comandate. Mistero e culto dei morti.
Napoli, da vivere in ogni quartiere, sopra e sotto. Carcere compreso. Segreti, motivo di rivalità e odio. Due verità, due modi diversi di osservare la stessa scena, o lo stesso soggetto …
La capacità di qualcuno, di allontanare Baricco dalla verità stessa. La scoperta, orribile, della sofferenza e l’inquietudine ansiosa di afferrare ciò che ci è stato portato via. Il riappropriarsi di una vita che ci spetta da sempre.
Piera Carlomagno ci accompagna in modo fermo ma delicato nella vita passata e presente degli Scotto De Falco. Intrigo a Ischia è un giallo ricco di suoni e profumi, di sfumature e colori decisi. È un giallo di passioni e di segreti, di odio e amore.
Lettura assolutamente consigliata.

Piera Carlomagno, giornalista professionista, scrive su «Il Mattino» di Napoli. Grazie ai precedenti romanzi con protagonisti il commissario Baricco e Annaluce Savino, Le notti della macumba (2012) e L’anello debole (2014), ha vinto numerosi premi. È presidente dell’associazione noir «Porto delle nebbie», che cura la sezione «Largo al giallo» del Festival Salerno Letteratura. È laureata in lingua e letteratura cinese e ha tradotto un’opera teatrale dello scrittore Premio Nobel Gao Xingjian.

Source: omaggio al recensore da parte dell’autore.

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:: La ragazza di prima, J P Delaney, (Mondadori, 2017) a cura di Micol Borzatta

10 Maggio 2017
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Londra passato.
Emma e Simon sono una giovane coppia. Dopo che una notte due delinquenti sono entrati in casa, sorprendendo Emma da sola, decidono di cambiare casa.
Dopo aver girato varie case, senza trovare quella giusta, si imbattono in un appartamento tutto tecnologico in Folgate Street numero 1 in cui Emma si trova subito al sicuro.
Per poter affittare la casa devono superare vari step: il primo è rispondere a un questionario, il secondo superare un colloquio con il padrone di casa e il terzo accettare una serie di regole intransigenti e molto ferree.
Emma e Simon riescono a superare tutti gli step e trasferirsi nella nuova casa, ma per una serie di vicissitudini legate alla rapina subita precedentemente la loro storia finisce.
Emma, ritrovatasi sola e subendo un corteggiamento da Edward, il padrone di casa, inizia con lui una strana relazione, che però finisce con la morte di lei. Morte che non si sa se accidentale o provocata.

Londra oggi.
Jane ha poco più di trent’anni. Dopo aver partorito una bambina morta, di cui il padre era il suo capo, decide di licenziarsi e cambiare casa.
Anche lei si imbatte nell’appartamento tecnologico di Folgate Street numero 1, vuoto da più di un anno, e si prepara ad affrontare tutti gli step per poterla affittare.
Dopo aver superato tutti i passaggi Jane si trasferisce immediatamente. Tutto è stupendo e sembra andare per il meglio, se non fosse che per un mese intero, una volta a settimana trova un mazzo di fiori fuori casa senza nessun biglietto. All’inizio crede che sia un regalo di Edward, ma con il passare delle settimane inizia a dubitarne. Chiamando il fioraio, il cui nome è stampato sulla carta, scopre che loro non hanno mai consegnato nulla. Dopo un mese finalmente nel mazzo di fiori compare un biglietto destinato a una certa Emma.
Jane è impaurita e incuriosita, così la settimana successiva riesce a beccare chi mette i fiori e a chiedergli come mai continui. Viene così a scoprire che Emma è una ragazza che ha abitato in quella casa e in quella casa è morta assassinata.
Incuriosita Jane inizia a indagare sul passato della casa, e quando inizia una relazione con Edward, continua a farlo di nascosto essendo anche lui coinvolto negli avvenimenti.
Durante le indagini Jane scopre che sia la moglie morta di Edward che Emma le assomigliano molto, e come lei anche Emma aveva avuto una relazione con Edward.

Romanzo molto entusiasmante che ha saputo colpirmi e rapirmi totalmente, al punto che l’ho letto in un pomeriggio.
Fin da subito incuriosisce con la descrizione della casa da parte degli agenti immobiliari. Infati, nonostante il titolo sia legato a una delle protagoniste, la vera protagonista in assoluto di tutto il romanzo, per me, è proprio la casa. Tutto gira intorno a lei.
Effettivamente, come dicevo, il titolo richiama la fissazione di Jane per Emma, e la storia si svolge alternando capitoli che narrano di una ai capitoli che narrano dell’altra, ma ogni scelta fatta, ogni decisione presa da ogni singolo personaggio è legata alla casa, che perde il suo ruolo di dimora, ma diventa una scuola di pensiero, un rifugio mentale diverso dal canonico, uno stile di vita che obbliga prima di tutto a un viaggio interiore, a una conoscenza profonda di se stessi, per poter rinascere.
Rinascita che come vediamo non è così scontata, infatti c’è chi esce distrutto da tutta questa consapevolezza del proprio io e chi invece fa i passi giusti e ne esce fortificato, accresciuto e arricchito.
Descrizioni e colpi di scena sono talmente ben fatti e ben posizionati che non saltano subito all’occhio, ma penetrano dentro la mente del lettore senza che se ne accorga, così ci ritroviamo a vivere dentro il romanzo, a porci le stesse domande di Jane ed Emma e a percepire le atmosfere e le ambientazioni tutte attorno a noi come se fossero reali.
Una scrittura lineare e semplice permette di non interrompere il pathos e l’atmosfera, così che ci si possa immergere e assaporare parola dopo parola.
Un thriller che è anche una scuola di vita e che merita il posto tra i migliori romanzi dell’anno.

Joseph Henry Delaney nasce a Preston nel 1945.
Finito il Preston Catholic College inizia la sua carriera lavorativa come tecnico e riparatore mentre nel frattempo si laurea alla Lancaster University, che gli permette successivamente di iniziare a lavorare come insegnante di Inglese al Blackpool Sixth Form College.
La sua carriera di scrittore la inizia sotto lo pseudonimo J. K. Haderack, ma dal 2004 decide di usare il suo vero nome per le sue pubblicazioni.
La sua prima saga, The Wardstone Chronicles, è tradotto in 24 paesi vendendo più di un milione di copie, che gli permette dall’uscita del secondo volume di ritirarsi dall’insegnamento e diventare scrittore a tempo pieno.

Source: pdf inviato al recensore dall’ufficio stampa Mondadori, ringraziamo Anna.

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:: Mia figlia, don Chisciotte, Alessandro Garigliano, (NN editore, 2017), a cura di Viviana Filippini

9 Maggio 2017
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Un padre disoccupato fa lavoretti saltuari per contribuire alla vita familiare però, alla figlia di tre anni lui racconta storie con cavalieri, re, regine e, come le chiama la piccoletta, tante “Principeffe”. Questo padre che si finge professore universitario impegnato in una importante ricerca letteraria è il protagonista di “Mia figlia, don Chisciotte” di Alessandro Garigliano edito da NN editore. L’uomo stravede per la sua bimba, per il coraggio che la anima e che la porta a non avere, a differenza di lui adulto e insicuro, paura del mondo che la circonda. Garigliano sviluppa un intreccio narrativo nel quale si alternano i momenti di vita di ogni giorno vissuti dal protagonista con la propria piccoletta, a parti che hanno invece più la natura di saggio letterario dedicato alla figura di Don Chisciotte della Mancia, uno dei personaggi fra i più importanti della letteratura mondiale, nato dalla mente di Miguel de Cervantes Saavedra. Leggendo il libro ci si accorge di come il narratore svolga una doppia analisi, nel senso che il padre finto professore narrando il proprio rapporto padre e figlia, mette in relazione il loro agire a quello dei personaggi del romanzo spagnolo seicentesco che sta analizzando. In questo modo il narratore, un po’ imbranato, timoroso che qualcosa di imprevisto possa accadere a loro, si paragona allo scudiero Sancho Panza, mentre l’impavida figlia che non ha paura di nulla è un Don Chisciotte in gonnella. Ad un certo punto nel romanzo si percepisce una sorta di svolta, nel senso che è sempre presente la riflessione sul cavaliere spagnolo e sul suo essere un sognatore, però si ha come la sensazione che il narratore protagonista cominci a dedicare molta importanza alla ricostruzione dei fatti e degli eventi che caratterizzarono la gravidanza della moglie e che portarono alla nascita e alla vita della figlia. Quello che emerge è ancora un volta la grande temerarietà e il forte attaccamento alla vita della piccoletta che, già durante la gestazione e il parto, si trovò ad affrontare delle difficoltà. La bimba è valorosa da subito, il padre è invece troppo premuroso, sempre minato da una specie di preoccupazione e di timore cronici nell’affrontare la vita, perché in lui c’è la consapevolezza che non solo sarà responsabile per se stesso e per la moglie. Ci sarà nelle loro esistenze adulte, una nuova vita da amare, curare e proteggere: la figlia. Saranno proprio il coraggio di questa piccola vita da accudire a far capire al narratore aspirante scrittore saggista che il ruolo primario del suo esistere sarà quello di essere padre/scudiero di una figlia/cavaliere audace come Don Chisciotte della Mancia. “Mia figlia, don Chisciotte”, di Alessandro Garigliano è un romanzo-saggio, con sfumature ironiche, nel quale il rapporto tra verità esistenziale e fantasia sono usati dall’autore per raccontare il legame viscerale tra un padre e una figlia, simile alla passione cronica che il narratore ha per la letteratura, e come dal mondo di parole scritte e lette lui riesca a trovare gli strumenti per fare la cosa più importante: il genitore.

Alessandro Garigliano è nato nel 1975 a Misterbianco. Collabora con i blog minima&moralia e Nazione Indiana. Il suo primo romanzo, Mia moglie e io (LiberAria edizioni, 2013), è stato segnalato al Premio Calvino.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa NN editore.

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:: Le bambine dimenticate, Sara Blaedel (Fazi, 2017) a cura di Micol Borzatta

9 Maggio 2017
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Louise Rick, agente del Dipartimento Investigativo della Polizia di Stato, viene convocata dal medico legale dopo il ritrovamento del cadavere di una donna sconosciuta.
Louise ed Eik Nordstrom, il suo partner, decidono di inviare una foto della donna a tutte le testate giornalistiche, in modo da chiedere aiuto ai cittadini per il riconoscimento.
Vengono così a sapere che si tratta di Lise Andersen, che risulta morta insieme alla gemella Mette a diciassette anni e mezzo, e che era ricoverata dall’età di tre anni a Eliselund, un ricovero per minorati mentali, a causa di imprevisti durante il parto della madre che ha causato danni al cervello a lei e alla gemella.
Le gemelle, a Eliselund, erano considerate bambine dimenticate, ovvero facevano parte di quel gruppo di pazienti che non avevano più nessun rapporto con la famiglia, a volte per volere della famiglia, a volte per imposizione della direttrice.
Ovviamente il certificato di morte è falso, visto che il cadavere ha circa quarant’anni ed è morto due giorni prima.
Louise ed Eik iniziano allora a indagare per trovare anche la gemella, ipotizzando la falsità anche del suo certificato.
Romanzo molto coinvolgente e particolare per il suo genere.
Per essere un thriller nordico, infatti, ha un ritmo molto veloce e scorrevole, molto più americano rispetto a quello che altri autori del genere ci hanno abituato.
Le descrizioni sono molto minuziose, portando a vivere appieno e in prima persona ogni emozione dei personaggi, provando così la rabbia e l’angoscia di Louise, la calma, a volte apparente, di Eik e la curiosità di Camilla. Stesso discorso vale per le ambientazioni che sembra di poterle toccare con mano, come se ci stessero circondando per tutta la durata della lettura.
Unica critica che mi viene da fare, ma è solo un giudizio personale, secondo me l’autrice avrebbe potuto approfondire maggiormente la parte relativa a Eliselund, descrivere più approfonditamente quello che avveniva e come erano trattati i bambini ricoverati, per il resto il romanzo è eccezionale e colpisce appieno coinvolgendo fino all’ultima molecola, tant’è che una volta iniziato non si può più smettere di leggerlo.

Sara Blaedel nasce nel 1964 a Copenhagen e cresciuta a Hvalso in Danimarca dove ambienta tutti i suoi romanzi. Autrice danese è molto conosciuta per la serie di romanzi gialli con protagonista Louise Rick.
Figlia di un giornalista e di un’attrice, ha ricevuto in Francia numerosi premi e i suoi libri sono tradotti in 31 paesi.

Provenienza: pdf inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Cristina dell’ Ufficio Stampa Fazi.

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:: Review Party – Una famiglia diabolica, Salvo Toscano (Newton Compton, 2017)

8 Maggio 2017

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Dopo Insoliti sospetti e Falsa testimonianza, sempre edito da Newton Compton, nella collana First esce un nuovo giallo del giornalista Salvo Toscano, semifinalista al Premio Scerbanenco, dal titolo Una famiglia diabolica. Per l’uscita di questo libro Newton Compton ha organizzato un nuovo Review Party, che vede coinvolti oltre al nostro blog, La Fenice Book, Il flauto di Pan, Libro Fatato, e Penna d’oro. (Vi consiglio di visitarli per conoscere e confrontare i giudizi). Allora comincio col dire che non conoscevo Salvo Toscano, perlomeno non avevo letto ancora nulla di suo, sebbene abbia all’attivo diversi libri, oltre a quelli pubblicati con Newton Compton. E devo dire che mi piace come scrive, proprio a livello di scrittura, affatto banale e piuttosto ironica. Insomma congegnale ai miei gusti, sebbene non legga molti gialli classici di ambientazione italiana. Toscano ambienta le sue storie in Sicilia, ma a differenza di Camilleri, che utilizza spesso il dialetto siciliano proprio nella struttura narrativa, rendendomelo di difficile comprensione, le poche volte che mi sono cimentata, Toscano scrive in italiano, prevalentemente, non ostante qualche parola in dialetto la utilizzi, ma parole credo ormai entrate nel gergo comune. Insomma anche se non conoscete il dialetto siciliano, la comprensione è immediata e diretta. Lo stile è fluido, essenziale, adatto a una storia di indagine condotta oltre che dalle forze dell’ordine da due personaggi (i fratelli Corsaro) che si alternano in prima persona nella narrazione, rendendo pittoresche e personali le loro osservazioni, e il loro modo di affrontare la vicenda. Insomma se amate il giallo classico, di ambientazione italiana, è un libro che potrebbe farvi passare ore piacevoli. Si legge velocemente, scorre verso la verità, che come tradizione si scoprirà nelle ultime pagine. Le parti narrate da Roberto Corsaro (l’avvocato) le ho trovate più interessanti di quelle del fratello Fabrizio (il giornalista), ma nel complesso ben si amalgamo nell’intrecciare questo rapporto tra fratelli un po’ lontani che si avvicinano per scoprire la verità. Senza anticipare troppi colpi di scena, posso dire che la storia inizia a Palermo, narrata da Roberto Corsaro. Una sua carissima amica, Valeria, per motivi di salute non può accompagnare la sorella Greta a Sperlinga, un antico e bellissimo borgo medievale in provincia di Enna, per la divisione di un’ eredità. Così chiede a Roberto Corsaro di rappresentarla e difendere Greta dal parentado, che ben presto si rivelerà una manica di arpie. Tra segreti di famiglia, veleni, e colpi bassi, l’omicidio di zia Rosetta, una dei beneficiari della ricca eredità lasciata da zia Fifi (davvero morta per cause naturali?), innescherà le indagini che porteranno a imprevedibili sviluppi che certo non vi anticipo. Ma la prima domanda è chi ha ucciso zia Rosetta, e soprattutto perchè? I sospetti sono circoscritti, come trazione vuole, nessuno è al di la dei sospetti e tutti bene o male hanno qualcosa da nascondere. Starà al duo Corsaro capire il chi, come, cosa, e nessuno di noi dubita che ci riusciranno. Buona lettura!

Salvo Toscano, giornalista, ha già pubblicato i romanzi Ultimo appello, L’enigma Barabba e Sangue del mio sangue. È stato semifinalista al Premio Scerbanenco e finalista al Premio Zocca Giovani. Con la Newton Compton ha pubblicato Insoliti sospetti, Falsa testimonianza e Una famiglia diabolica. È stato tradotto nei Paesi di lingua inglese. Il suo sito è http://www.salvotoscano.com

:: Canale Mussolini. Parte seconda, Antonio Pennacchi, (Mondadori, 2015), a cura di Daniela Distefano

8 Maggio 2017
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25 maggio 1944 – ultimo giorno di guerra a Littoria, nel breve intervallo tra la partenza dei tedeschi e l’arrivo in città degli angloamericani – Diomede Peruzzi entra nella Banca d’Italia devastata e ne svaligia il tesoro. E’ qui che hanno inizio – diranno – la sua folgorante carriera imprenditoriale e lo sviluppo di Latina tutta. Ma sarà vero?
Intanto, la guerra continua. E’ una guerra di liberazione, ma anche un conflitto civile crudele e fratricida. E la famiglia Peruzzi è schierata su tutti i fronti. Paride al nord nella Rsi – mentre sogna di tornare dall’Armida e da suo figlio – perseguita i partigiani. Suo fratello Statilio combatte i tedeschi in Corsica.
Il cugino Demostene è partigiano della brigata Stella Rossa.
Accanto a loro, lo zio Adelchi; il mite Benassi e zia Santapace, rabbiosa e bellissima; l’Armida con le sue api, e la nonna Peruzzi.
E su tutti c’è Diomede, il demiurgo della nuova città.
In un marcato e ben amalgamato impasto linguistico veneto-ferrarese Antonio Pennacchi ci riporta indietro nel tempo, e nel mondo di pionieri bonificatori, eroici spiantati, lunatici allunati. Sullo sfondo, la costruzione della nostra Italia democratica e repubblicana.

C’è tutto il bene e tutto il male del mondo, in ognuno di noi. Si tratta di imparare a governarli e a questo serve la Storia, poiché è un cammino lungo.

Un romanzo corale, “Canale Mussolini. Parte seconda”. Eppure una voce sgomita per far sentire la potenza del suo parlare. E’ quella che racconta la parabola di Diomede, il figlio di tutti e di nessuno. Il ragazzo che impara l’esistenza senza mai riuscire davvero a viverla. Le pagine che descrivono i suoi anni giovanili sono le più toccanti dell’intero romanzo, forse tra le più belle della nostra letteratura contemporanea. Diomede è un ragazzo che cerca la fortuna sbarcando il lunario. Incontra un ufficiale tedesco e i due cominciano a scambiarsi confidenze e quotidianità. Non accade nulla di eclatante tra i due, amicizia e spensieratezza in mezzo alla guerra e alle sue divisioni. Solo ogni tanto l’ufficiale, ragazzo come Diomede, si struscia contro la sua gamba. Imbarazzo reciproco, poi il tedesco viene ucciso e in punto di morte dice a Diomede: “Ich liebe dich”, ti amo. E’ un evento minuscolo in mezzo agli eventi giganti di questa saga familiare e nazionale, però è bello (Gertrude Stein direbbe: “è interessante”) leggere una storia d’amore universale, perché non solo omosessuale. Erano due anime che si sono ritrovate, ma Diomede lo capirà tardi, anni dopo, quando diventerà l’ago della bilancia della sua città e dovrà allora fare i conti con il cinismo e la complessità del Potere. Un romanzo lucido e commovente, graffiante e godibile, nel quale concetti come la dignità e la libertà assurgono a motori di una macchina fatale che sposta le vite e le montagne con la fede e la giustizia.

Cosa vuole che ne sapessimo noi prima, della libertà? Ma neanche che esistesse. Se lei nasce e fin da piccolo è abituato a stare attento a quel che dice, anzi, a ripetere sempre quel che affermano gli altri, se no chissà che succede… come vuole che le salti per la testa di uscirsene con un qualcosa di diverso? Neanche lo sa che si può fare(..) Ma quando poi all’improvviso viene a sapere che c’è finalmente la libertà e che ognuno può dire quello che vuole senza che nessun altro glielo vieti o gli faccia qualcosa, lei permette che è un bel passo avanti che non se lo sarebbe nemmeno mai aspettato?

Antonio Pennacchi è nato a Latina, dove vive. Operaio fino a cinquant’anni, è scrittore e ha pubblicato per Mondadori i romanzi Mammut (2011), Canale Mussolini (2010, Premio Strega), Il fascio comunista (2003, premio Napoli), da cui è stato tratto il film Mio fratello è figlio unico, e i racconti di Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni (2006). E’ autore anche di Camerata Neandertal (Baldini&Castoldi, 2014), Storia di Karel (Bompiani, 2013), Palude (Dalai,2011), Fascio e martello – Viaggio per le città del Duce (Laterza,2008). Collabora a “Limes”.

Source: Libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa Mondadori.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: L’equazione, Daniele Mosca, (Les Flaneurs, 2016), a cura di Elena Romanello

8 Maggio 2017
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In una Torino piegata da un alluvione che mette a repentaglio la sua esistenza, all’ex contrabbandiere di origini pugliesi Davide Porta viene affidata una missione di recupero di un oggetto, da qualcuno con cui lui aveva avuto a che fare già tempo prima, con conseguenze imprevedibili.
Tra ex fidanzate che ricompaiono, sette che commettono omicidi efferrati per risvegliare antiche forze, dispositivi moderni che possono essere messi in tilt e provocare disgrazie, i Templari che non hanno mai smesso di influenzare il mondo, si dipana un intreccio incalzante e affascinante, con sullo sfondo un apocalissi che sembra inarrestabile e con comunque una base di veridicità scientifica.
Il giallo esoterico o se si preferisce il thriller fantastico ha alle sue spalle già vari nomi illustri, essenzialmente in ambito anglosassone, che spaziano dal serial The X-Files ai libri di autori e autrici come Dan Brown, Kate Mosse, Glenn Cooper, Kathleen McGowan. Daniele Mosca dimostra di essere più che sulla buona strada dei suoi colleghi, anche perché come enigmi e misteri in Italia non si è secondi a nessuno, a Torino in particolare, vertice dei due triangoli della magia e non solo.
Proprio la scelta di Torino, città emblematica per tante cose, anche e soprattutto per il discorso legato all’esoterismo, risulta essere vincente: probabilmente la storia delle dighe che preserverebbero Torino con l’aiuto di un’equazione segreta è frutto della fantasia dell’autore, anche se si è visto nella vita reale come un‘alluvione può mettere in ginocchio una città, ma l’insieme funziona, con richiami all’attualità e alle tradizioni leggendarie, a cominciare da quella dei Templari, ordine storicamente esistito ed entrato nel mito, pronto ad essere rispolverato in storie che portano nuova linfa a persone che un re di Francia voleva cancellare dalla Storia ma che ha consegnato alla leggenda.
Interessante anche la scelta dei protagonisti: Davide Porta non è un eroe, un poliziotto o un intellettuale come Robert Langdon, è una persona che ha alle spalle un passato che vorrebbe dimenticare e da cui non riesce a liberarsi, e anche gli altri comprimari, a cominciare dalla sua ex Adriana senza dimenticare le ricercatrici del CNR Simona e Isabella, non sono perfetti non sono eroi senza macchia e senza paura, ma persone travolte da un disegno perverso più grande di loro che cercheranno di sventare.
L’equazione è un libro che piacerà ai fan dei thriller esoterici, che troveranno spunti e archetipi del genere, non meramente copiati ma reinterpretati, ma anche a chi conosce, abita o ama semplicemente Torino, qui vista in una luce inquietante, simile a quella della Firenze di Inferno di Brown, ma molto appassionante e efficace.
Il libro fa parte della collana Maigret di Les Flaneurs edizioni di Bari, che si prefigge di pubblicare gialli scritti da autori e autrici italiani, con vari toni.

Daniele Mosca vive a Torino, dove lavora come ingegnere per l’ambiente e il territorio. Inoltre svolge attività come blogger e cantautore e ha scritto racconti e testi poetici. L’equazione è il suo primo romanzo, in cui ha messo dentro il suo amore per la scienza, l’esoterismo e gli enigmi della Storia, oltre che la sua città.

Provenienza: omaggio dell’editore, si ringrazia l’ufficio stampa dell’editore Les Flaneurs.

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