:: Galizia. Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa, Martin Pollack, (Keller, 2017) a cura di Viviana Filippini

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Galizia un nome che spesso ci è capitato di sentire e che corrisponde ad un luogo che molti di noi non hanno mai visitato. Galizia, intendo quella terra compresa tra Polonia e Ucraina, è la protagonista del libro “Galizia. Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa” di Martin Pollack, pubblicato da Keller editore. Il testo è un vero e proprio mix di itinerari e di racconti del passato che portano il lettore a rivivere e conoscere il cuore di quella che fu tra il 1772 e il 1918 la più grande e popolosa provincia dell’Impero Austro-ungarico. Ciò che emerge dalla pagine è l’immagine di una terra ormai scomparsa per sempre ma, allo stesso tempo, essa era la culla della cultura di un Europa in fermento. Il libro di Pollack è interessante perché ripercorre in lungo e in largo la terra della Galizia attraverso itinerari ferroviari e grazie al recupero di testi (romanzi dell’epoca, vecchi reportage di viaggio, articoli di giornale) che raccontano i fatti di cronaca di un tempo e ricostruiscono le peculiarità della Galizia stessa come fu. Quella che emerge è l’immagine di una terra attraversata da una ragnatela di linee ferroviarie e da tante popolazioni diverse contraddistinte da usi e costumi specifici che permettevano a queste etnie di essere facilmente riconoscibili da tutti. C’erano per esempio gli Huzuli, uomini e donne, che avevano capelli lunghi, pantaloni rossi, camicie bianche e abiti tutti intrisi di burro e cenere. Accanto a loro i Ruteni (un popolazione slava orientali oggi corrispondente agli ucraini) e anche tanti ebrei. A confermare la varietà delle etnie presenti in Galizia ci pensavano anche le tante lingue parlate che il viaggiatore poteva udire pure stando in un solo posto. Da una parte, nel corso della sua storia, la Galizia subì le pressioni degli Stati che la circondavano e che facevano di tutto per imporre i loro usi, costumi e abitudini. Dall’altra, non mancarono da parte galiziana esplicite volontà di imporre e far valere la propria identità, autonomia e indipendenza, tanto è vero che la Galizia riuscì a divenire una provincia autonoma dell’Impero austroungarico dal 1873. Un fatto molto importante che permise di bloccare il processo di germanizzazione messo in atto da altri Stati pronti a dominarla. Questo volume, corredato anche da foto che mostrano i luoghi e le persone dell’antica terra, ha per protagonisti una serie di testi di quegli autori molto legati alla terra galiziana perché ci sono nati o ci hanno vissuto (Henry e Joseph Roth, Paul Celan, Bruno Schulz, Ivan Franko per citarne alcuni) che, con i loro scritti, ci hanno lasciato la testimonianza di una terra ormai scomparsa per sempre. “Galizia. Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa” di Pollack è un viaggio fisico, filosofico ed emotivo nella memoria in luoghi che nel corso del tempo hanno cambiato aspetto, denominazione e struttura, ma nei quali si riverbera sempre un po’ del passato andato, ma mai scomparso del tutto a dimostrazione che la radici di ieri vivono ancora nell’oggi. All’interno un testo di Claudio Magris. Traduzione Fabio Cremonesi.

Martin Pollack è nato nel 1944 a Bad Hall, ha studiato slavistica e storia dell’Europa orientale. È traduttore dal polacco, giornalista e scrittore. È stato corrispondente dall’estero per la rivista «Spiegel» a Vienna e a Varsavia, tra il 1987 e il 1998. Durante la sua carriera ha ricevuto diversi premi per il suo impegno e lavoro. Vive a Vienna e Stegerbasch, nel Burgerland meridionale. Tra le sue pubblicazioni in Italia Il morto nel bunker (Bollati Boringhieri, 2007) Paesaggi contaminati (Keller, 2016) e Galizia (2017)

Source: inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio stampa dell’ Editore Keller.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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