Se muoio prima di svegliarmi (If I Die Before I Wake, 1938), dello scrittore americano Sherwood King, quinto titolo della collana I Mastini dedicata dalla Polillo all’hard boiled, è diciamolo subito un classico del noir che ispirò, con alcune licenze, la celeberrima trasposizione cinematografica dal titolo La signora di Shanghai, (che Orson Welles girò nel 1946 con Rita Hayworth, al tempo sua moglie, che con questo film divenne la famme fatale per eccellenza del cinema hollywoodiano degli anni ’40).
Il romanzo fu già edito in Italia nella collana Il Giallo Mondadori nel 1972, numero: 1226, con il titolo L’altalena della morte, traduzione di Dino Falconi, ma grazie alla Polillo torna con una nuova traduzione di Bruno Amato, moderna e filologicamente accurata.
New York. Laurence Planter è un giovane ex marinaio assunto come autista da un ricco avvocato di nome Mark Bannister, un uomo infelice che vive ritirato, a causa di una gamba malandata ricordo di guerra, in compagnia della bellissima moglie Elsa, di parecchi anni più giovane di lui. Un giorno riceve una strana proposta da Lee Grisby, il socio di Bannister: riceverà 5 mila dollari se fingerà di ucciderlo permettendogli così di sfuggire dalla moglie e con una nuova identità di rifarsi una vita nei Mari del Sud.
Laurence, seppur tentato dai soldi, percepisce subito che qualcosa non quadra, ma ormai per tirarsi indietro è troppo tardi. Accusato di omicidio, con la prospettiva di finire i suoi giorni sulla sedia elettrica del tutto innocente, Laurence farà di tutto per uscirne vivo giocando la sua partita con una dark lady spietata e senza scrupoli, la cui unica debolezza è essersi innamorata di lui.
Se muoio prima di svegliarmi, scritto magistralmente da un quasi sconosciuto Sherwood King, è un piccolo capolavoro in cui gli archetipi del genere, dall’innocente accusato ingiustamente, alla dark lady avida e corrotta, giocano la loro parte in un susseguirsi di colpi di scena capaci di creare una suspence continua e tesissima.
Noir dal meccanismo impeccabile ed equilibrato, in cui ogni tassello si incastra alla perfezione l’uno nell’altro, raggiunge il suo vertice grazie soprattutto ad un nervoso gioco psicologico registrato dalla voce del protagonista che racconta l’azione in prima persona.
Bello anche il personaggio del sergente McCracken, poliziotto onesto e ligio al dovere, un eroe all’antica, che crede nell’innocenza di Laurence non ostante tutto giochi a suo sfavore, e non si arrende fino a che non avrà assicurato alla giustizia il vero colpevole.
Stile, dialoghi, personaggi semplicemente perfetti.
Raymond Sherwood King (1904-1973) nacque a Yonkers, New York, ma crebbe tra il Kansas e Milwaukee, nel Wisconsin, dove si laureò alla Marquette University. Trasferitosi a Chicago, dopo esperienze nel campo della pubblicità e delle vendite, divenne collaboratore fisso del quotidiano Chicago Tribune. Pur essendosi dedicato alla narrativa, con una predilezione per quella poliziesca, fin da giovanissimo, pubblicò il suo primo romanzo, il mystery Between Murders, solo nel 1935. Oggi la sua fama è legata al libro successivo, If I Die Before I Wake (Se muoio prima di svegliarmi), che risulta essere la sua ultima opera.


Il passato si sconta sempre, The Far side of the dollar, vincitore nel 1965 del Gold Dagger Award, e ora edito da Polillo Editore in una versione riveduta e corretta tradotta da Giovanni Viganò, è sicuramente per gli amanti dell’ hardboiled classico uno di quei libri imperdibili che hanno fatto la storia del genere. Macdonald, in un certo senso l’erede e il continuatore di due mostri sacri come Chandler e Hammett, ha eletto la California degli anni 50 e 60 a terreno privilegiato dove mettere in scena i vizi e le poche virtù di una società irrimediabilmente corrotta, minata dalle fondamenta, (non a caso l’impietosa analisi dei legami famigliari è sempre al centro delle sue strutture narrative). Lew Archer, personaggio cardine delle sue storie, investigatore privato che prende ancora molto sul serio parole antiquate come etica e morale, è senza dubbio il perfetto termine di paragone che permette a Macdonald di utilizzare il romanzo poliziesco come una leva per portare alla luce il male e la violenza alla base della ricchezza e del cinismo di una società malata, intrisa di peccati e di crimini piccoli e grandi che vanno dalla semplice avidità all’omicidio più spietato. Macdonald ben lungi dal fare del facile moralismo o della psicologia da quattro soldi, analizza la realtà così com’è senza alcuna ipocrisia e scava nelle anime dei suoi personaggi riportando in superficie le radici contaminate del crimine, evitando le trappole dei luoghi comuni e del conformismo. Il passato si sconta sempre in un certo senso racchiude in sé tutte le caratteristiche che hanno fatto grande Macdonald ed è considerato da molti critici uno dei migliori romanzi della sua produzione. La trama è scarna, lineare. Un giovane di famiglia molto ricca, che è stato messo in un collegio molto rigido, fugge e subito dopo il padre milionario riceve una richiesta di riscatto. Lew Archer viene così incaricato dal direttore del collegio di indagare e ritrovare il ragazzo. Scopre che è stato visto in compagnia di una donna parecchio più vecchia di lui, mentre il padre mette insieme i soldi del riscatto e va a consegnarli nel luogo stabilito. Archer nel ricercare la donna misteriosa la trova in un motel, morta. Sembra che il marito della donna abituato a picchiarla questa volta l’abbia pestata a morte. Archer viene trovato svenuto dalla Polizia nel luogo dell’omicidio e portato in carcere. Poi viene ucciso anche il marito ed alla fine si dipana la vicenda fino al colpo di scena finale in cui un segreto di famiglia spiega tutta la vicenda. La prosa stringata e essenziale di Macdonald rende la storia avvincente dalla prima all’ultima pagina. Davvero uno di quei libri che si leggono e si chiudono con una sorta di nostalgia che ti spingerà al più presto a riprenderli in mano. Azzardare una superiorità di Macdonald rispetto a Chandler e Hammett, come alcuni critici anche autorevoli hanno fatto mi sembra un po’ azzardato, ma quello che è certo è che Ross Macdonald ha sicuramente dato profondità a spessore al genere, dopo di lui infatti l’ hardboiled non è stato più lo stesso.
Sebbene inglese lo scrittore Lee Child, pseudonimo di James R Grant e fratello dello scrittore Andrew Grant, è sicuramente un maestro dell’action thriller di stampo americano: tutto adrenalina, ritmo frenetico, inseguimenti e combattimenti anche corpo a corpo.
Ci sono più cose in cielo e in terra che in un rapporto su un caso di omicidio.



“La prima volta in cui tenni in mano un pancreas ebbi un’erezione”.
Ci aveva già pensato Alfred Hitchcock a giocare al delitto perfetto; dimostrando, con rigoroso cinismo, che non esiste e non aveva certo scelto uno sprovveduto per impersonare il marito Barbablù deciso a far fuori la moglie per ereditare la di lei lauta fortuna.
























