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:: Recensione di Lemmy Caution Pericolo pubblico di Peter Cheyney (Polillo Editore 2012) a cura di Giulietta Iannone

31 gennaio 2012

“Centrale di polizia dell’Oklahoma, a tutte le unità, a tutti i mezzi della stradale…
“Cercate Lemmy Caution, evaso oggi a Oklahoma City dopo aver ucciso una guardia e un vicesceriffo.
“Visto l’ultima volta in direzione del confine di stato presso Tahlequah. Probabilmente procede per Joplin. Usare cautela. Quest’uomo è pericoloso”.

Con tutto il rispetto per il mio amatissimo Philippe Marlowe, per Lew Archer, o per Sam Spade di Hammett, Lemmy Caution occupa un posto di riguardo tra gli antesignani di tutti i detective duri e puri che popolano il nutrito immaginario di noi cultori dell’ hardboiled. Senza la sua ironia tagliente, il suo sorriso da sciupafemmine, il suo fascino da duro che non disdegna di menare le mani o freddare gli avversari a colpi di pistola senza troppi scrupoli e sentimentalismi, probabilmente l’ hardboiled non sarebbe stato lo stesso. E sì che forse i suoi più amati e conosciuti colleghi splendono di luce propria e forse il ricordo di Lemmy Caution è un po’ sbiadito e ha vissuto i suoi anni d’oro tra gli anni 30 e gli anni 50, tuttavia i veri appassionati non possono non conservare un angolino speciale nel loro ruvido e polveroso cuore per il nostro agente dell’Fbi prima e detective privato poi Lemuel H. Caution. La Polillo nella collana I mastini ci riserva una chicca sicuramente imperdibile per tutti coloro che il nome di Caution non l’hanno mai sentito e non conoscono i vecchi gialli Mondadori che egregiamente hanno ospitato le sue avventure per volere dello stesso Alberto Tedeschi che aveva tentato inutilmente di pubblicarlo già nel periodo fascista e non c’era riuscito sarà perchè Lemmy Caution era un “lurido” yankee, sarà perchè decisamente aveva una maniera piuttosto spregiudicata di  trattare il gentil sesso, per non tacere le dosi di indiscutibile violenza  che turbavano i morigerati gerarchi tutti lavoro, Duce e famiglia. Nel 1936 uscì “This Man is dangerous” Lemmy Caution Pericolo pubblico, tradotto per Polillo dal bravo e divertito Bruno Amato  e il mondo fu pronto a fare la conoscenza per la prima volta con Lemmy Caution. Era pronto per davvero per cotale avvenimento? Chissà. Quello che è certo un po’ di scompiglio deve averlo messo senz’altro se non fosse per il fatto che si presenta subito come un gangster, un evaso che doveva scontare una pena di vent’anni per aver ucciso un poliziotto e durante l’evasione aveva ucciso un altro poliziotto e un vicesceriffo. Dunque questo ci appare dalle prime pagine e ci pone dalla parte dei cattivi, dalla parte di coloro che eroi non sono. Certo Lemmy ci riserverà sorprese ma il ruolo del gangster lo recita bene. Sarà per il linguaggio da gergo della mala anni Trenta che usa, sarà per il fatto che uccide con estrema facilità, vedi la nonchalance con cui  uccide Goyaz il proprietario della bisca su acqua:

Guardo oltre la spalla come se vedessi qualcosa sull’acqua. Lui si alza e si volta per guardare e io procedo. Gli piazzo cinque pallottole nel cuore e nella spina dorsale un paio per Gallat , due per MacFee e una per me. Si accascia sul parapetto. Gli metto il piede sotto le gambe e gliele alzo e lui scivola giù in acqua con un tonfo.

Sarà che incassa pugni e proiettili senza un lamento o quasi. Lemmy ha qualcosa del brutale figlio di puttana nascosto in fondo, ma ne anche tanto, ad un umorismo cinico e mordace. C’è una certa durezza, insolita e fredda che non ostante gli anni passati, lascia sorpresi, se pensiamo poi che non fu neanche un americano a crearlo ma un inglese mentre i suoi colleghi erano intenti a descrivere cacce alle volpi, tè delle cinque e a gettare tutti i sospetti sui maggiordomi, la cosa si fa ancora più interessante. Agli appassionati consiglio di fare un salto anche sul sito ufficiale dedicato a Cheyney http://www.petercheyney.co.uk/ tra copertine vintage  provenienti dai quattro angoli del mondo, aneddoti e curiosità passerete scuramente alcune ore divertenti.

:: Recensione di Se muoio prima di svegliarmi di Sherwood King (Polillo Editore 2011) a cura di Giulietta Iannone

17 luglio 2011

bnhSe muoio prima di svegliarmi (If I Die Before I Wake, 1938), dello scrittore americano Sherwood King, quinto titolo della collana I Mastini dedicata dalla Polillo all’hard boiled, è diciamolo subito un classico del noir che ispirò, con alcune licenze, la celeberrima trasposizione cinematografica dal titolo La signora di Shanghai, (che Orson Welles girò nel 1946 con Rita Hayworth, al tempo sua moglie, che con questo film divenne la famme fatale per eccellenza del cinema hollywoodiano degli anni ’40).
Il romanzo fu già edito in Italia nella collana Il Giallo Mondadori nel 1972, numero: 1226, con il titolo L’altalena della morte, traduzione di Dino Falconi, ma grazie alla Polillo torna con una nuova traduzione di Bruno Amato, moderna e filologicamente accurata.
New York. Laurence Planter è un giovane ex marinaio assunto come autista da un ricco avvocato di nome Mark Bannister, un uomo infelice che vive ritirato, a causa di una gamba malandata ricordo di guerra, in compagnia della bellissima moglie Elsa, di parecchi anni più giovane di lui. Un giorno riceve una strana proposta da Lee Grisby, il socio di Bannister: riceverà 5 mila dollari se fingerà di ucciderlo permettendogli così di sfuggire dalla moglie e con una nuova identità di rifarsi una vita nei Mari del Sud.
Laurence, seppur tentato dai soldi, percepisce subito che qualcosa non quadra, ma ormai per tirarsi indietro è troppo tardi. Accusato di omicidio, con la prospettiva di finire i suoi giorni sulla sedia elettrica del tutto innocente, Laurence farà di tutto per uscirne vivo giocando la sua partita con una dark lady spietata e senza scrupoli, la cui unica debolezza è essersi innamorata di lui.
Se muoio prima di svegliarmi, scritto magistralmente da un quasi sconosciuto Sherwood King, è un piccolo capolavoro in cui gli archetipi del genere, dall’innocente accusato ingiustamente, alla dark lady avida e corrotta, giocano la loro parte in un susseguirsi di colpi di scena capaci di creare una suspence continua e tesissima.
Noir dal meccanismo impeccabile ed equilibrato, in cui ogni tassello si incastra alla perfezione l’uno nell’altro, raggiunge il suo vertice grazie soprattutto ad un nervoso gioco psicologico registrato dalla voce del protagonista che racconta l’azione in prima persona.
Bello anche il personaggio del sergente McCracken, poliziotto onesto e ligio al dovere, un eroe all’antica, che crede nell’innocenza di Laurence non ostante tutto giochi a suo sfavore, e non si arrende fino a che non avrà assicurato alla giustizia il vero colpevole.
Stile, dialoghi, personaggi semplicemente perfetti.

Raymond Sherwood King (1904-1973) nacque a Yonkers, New York, ma crebbe tra il Kansas e Milwaukee, nel Wisconsin, dove si laureò alla Marquette University. Trasferitosi a Chicago, dopo esperienze nel campo della pubblicità e delle vendite, divenne collaboratore fisso del quotidiano Chicago Tribune. Pur essendosi dedicato alla narrativa, con una predilezione per quella poliziesca, fin da giovanissimo, pubblicò il suo primo romanzo, il mystery Between Murders, solo nel 1935. Oggi la sua fama è legata al libro successivo, If I Die Before I Wake (Se muoio prima di svegliarmi), che risulta essere la sua ultima opera.