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:: Recensione di Nero Oceano di Stefàn Màni a cura di Giulietta Iannone

11 agosto 2011

Nero oceanoFuori, il vento soffia forte da occidente, agitando le tende. Le fiammelle delle candele vacillano e sul vetro scuro della finestra si abbattono grosse gocce di pioggia, a ritmo con i baci umidi, i cuori che pulsano all’impazzata e la musica cupa. Le candele mandano un ultimo scoppiettio di cera e si spengono, e un fumo azzurro nuota come un pesce nel buio, per sparire nelle profondità del soffitto.
Nessun bene dura per sempre. Il male invece, è eterno.

Vi presento Stefan Mani. Islandese, ex pescatore, sguardo da duro, pizzetto scuro, bicipiti tatuati, canottiera nera da camionista, cappello da cowboy, un po’ Village people un po’ teppista nordico, tutto direste tranne che scrittore, e invece è l’autore di Nero Oceano Marco Tropea Editore, Collana Fuorionda, pagine 378, traduzione dall’islandese di Alessandro Storti, un noir davvero insolito che sta risollevando la mia estate. Claustrofobico, inquietante, sadico, nerissimo è un romanzo che prende alla gola e ti porta di peso in un universo costretto, asfissiante, narrando un vero e proprio dramma dell’isolamento e descrivendo un mondo tutto al maschile segnato da una lotta in crescendo per la sopravvivenza. Un gioco al massacro in mare aperto per nove uomini accomunati da segreti, a volte proprio crimini, ciascuno con un peso sulla coscienza, ciascuno con un appuntamento con il destino. Settimo dei nove romanzi che ha scritto fino ad oggi Mani, e il primo tradotto in italiano,  Nero Oceano disorienta e affascina soprattutto per le sue atmosfere vagamente horror e per un’ ambiguità di fondo carica di tensione. In breve la trama. Nove marinai islandesi partono dal porto di Grundartangi a bordo di una scalcinata nave cargo destinazione Suriname. Ma il viaggio inizia con un’ombra nera che grava come una maledizione. All’insaputa del capitano l’equipaggio ha deciso infatti, come contromisura per salvarsi dalla decisione dell’armatore di licenziarli tutti alla fine del viaggio, di scioperare, fermando le macchine a metà del viaggio, in una sorta di ammutinamento che dovrebbe garantirgli la sicurezza di un futuro. Quello che non sanno è che li aspetterà la tempesta, i pirati, continui sabotaggi, un clandestino. Solo alcuni arriveranno vivi in Antartide, ma questa terra inospitale non è certo la salvezza. Si salverà qualcuno veramente? Questa è la domanda che si insinua subdolamente nella mente del lettore nei capitoli finali seppure i presentimenti sono neri come il cielo che sovrasta l’oceano. Quasi un omaggio a Lovecraft, anzi l’autore sfacciatamente lo cita (come fonte di ispirazione?) nei ringraziamenti assieme a Sartre forse quello di Huis clos, la stanza senza né finestre né specchi metafora dell’inferno, non a caso il clandestino si chiama Satana.  Vertiginosa discesa in un incubo che lentamente ma inesorabilmente proietta i protagonisti in un abisso di dannazione e morte. Il mare come metafora dell’ignoto, della paura, del mistero, catapulta poi tutto in un nichilistico nulla. In Francia la rivista “Lire” l’ ha eletto miglior noir del 2010 e grazie all’eco di questo successo è arrivato anche da noi. Che dire di più. Leggetelo aspetto i vostri commenti.

:: Un’intervista a Massimo Carlotto a cura di Giulietta Iannone

6 agosto 2011

Massimo Carlotto

Benvenuto Massimo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Scrittore, drammaturgo, sceneggiatore. Nato a Padova nel 56, un figlio della Bassa. Raccontati ai nostri lettori. Chi è Massimo Carlotto? Pregi e difetti.

Domanda alla quale non so sinceramente rispondere. Mi e’ stata fatta diverse volte e ho (Foto di Daniela Zedda) sempre risposto allo stesso modo: passiamo alla successiva.

Nel 1994 decidi di scrivere Il fuggiasco, un romanzo autobiografico sul periodo di latitanza. I fatti. Il processo, la condanna, la fuga, tre anni di latitanza, la cattura da parte della polizia messicana,  la detenzione, la grazia. Oggi dopo tanti anni cosa ti è rimasto di quel periodo, a che conclusioni sei giunto?

Che si tratta di una vicenda figlia di quegli anni e come tale e’ memoria. Dopo Il fuggiasco ho chiuso i ponti con il passato, troppe cose da fare e da scrivere per perdere tempo a guardarmi indietro.

Hai vissuto sulla tua pelle i più deleteri risvolti del sistema giudiziario italiano. Cosa ne pensi del carcere ostativo a vita, dei suicidi di detenuti in carceri sovraffollate, dei poliziotti che picchiano a morte persone come Stefano Cucchi? La giustizia è davvero uguale per tutti?

Ovviamente no e nei miei romanzi ho sempre preso posizioni molto nette a proposito. Ne L’oscura immensità della morte, credo di aver raccontato l’ergastolo e molto altro.

Massimo Carlotto e il noir. “La letteratura ha preso il posto del giornalismo d’inchiesta. Tocca ai romanzi garantire le verità che non si leggono altrove.” Il ruolo sociale del noir è ancora così forte?

Penso di si’ ma penso che si stia creando un nuovo territorio narrativo, di contenuti e non di generi, dove gli autori raccontano le storie negate, nascoste di quest’Italia, certamente una novità in grado di soddisfare un pubblico trasversale.

Quali sono i tuoi maestri letterari? I libri che leggi e rileggi costantemente?

Questa e’ una domanda complessa perché altre volte ho risposto in determinato modo e poi ho citato altri maestri. Io credo che esistano maestri in ogni fase della propria vita. La ricerca del maestro che lascia un segno profondo nella tua esistenza e nella tua scrittura non può mai interrompersi perché il nuovo supera il precedente. In questi giorni sto rileggendo Gadda perché la sua lingua mi meraviglia sempre e il Pasticciaccio e’ il noir più bello che abbia mai letto “prima di iniziare a scrivere”…. Ma dubito che rileggerò in futuro La cognizione del dolore, proprio perché sono alla ricerca continua di nuovi modelli.

Il noir sociale, il noir mediterraneo, il neo polar francese degli anni 70, ci sono tante sfumature di noir, il tuo noir in che categoria rientra, ammesso che le categorie abbiano un senso?

Senza dubbio nel Noir Mediterraneo e cioè in quella formula letteraria che concepisce la narrazione di una storia criminale come scusa per raccontare un luogo, un tempo e una realtà sociale. Ma Alla fine di un giorno noioso chiude un ciclo e dal prossimo romanzo supererò frontiere geografiche e di genere.

Il tuo noir è fortemente radicato nel territorio, rispecchia un preciso periodo storico, parla di gente comune. Quali altri elementi distintive lo caratterizzano?

Un’indagine lunga e approfondita, verificata come nel miglior giornalismo d’inchiesta e usata come base per una trama di un romanzo e non di un’inchiesta travestita.

Padova cuore del nord est italiano, vero e proprio crocevia geografico, così ricco da risentire meno di altre regioni  della crisi economica e sociale ma tuttavia lacerato da profonde contraddizioni e intaccato nel profondo da larghe crepe in cui la criminalità si insinua  senza opposizioni, vuoi con il volto apparentemente rassicurante di imprenditori rampanti e senza scrupoli, di faccendieri vincenti e griffatissimi, di politici intrallazzatori, fino ai semplici delinquenti comuni. Si riuscirà mai a debellare questa cancrena a fermare questo circolo vizioso?  

Esiste una relazione precisa tra aumento della corruzione e radicamento delle culture criminali mafiose. Se riuscissimo a limitare (magari a debellare) la corruzione potremmo davvero sognare un Paese diverso. Il nord est e’ un esempio vincente del sistema Italia. Sta alla società civile ricordarsi di esserlo e cambiare rotta.

Marco Buratti, l’Alligatore, detective privato senza licenza amante del blues e del Calvados, è un personaggio costante nei tuoi romanzi, compare in La verità dell’alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Nessuna cortesia all’uscita, Il corriere colombiano, Il maestro di nodi, Dimmi che non vuoi morire, L’amore del bandito. Come si è evoluto negli anni? E’ invecchiato, è diventato più saggio, più deluso?  

L’ amore del bandito e’ uscito ben 7 anni dopo l’ultimo romanzo dell’Alligatore perché avevo bisogno di maturare la sua trasformazione dovuta al trascorrere del tempo e all’accumularsi delle esperienze. Da tempo credo nella necessità di evitare di continuare a percorrere la strada americana dei personaggi perennemente uguali a se stessi. Marco Buratti beve meno Calvados, forse per questo e’ più malinconico.

Giorgio Pellegrini, da Arrivederci amore ciao, a Alla fine di un giorno noioso una bella parabola discendente, ex terrorista, cinico, violento, sfruttatore, lontano da ogni ideologia,  rispecchia bene la mentalità della nuova criminalità dove ciò che conta è essere vincenti, diventare ricchi e in fretta, corrompendo, usando la politica come punto di appoggio e copertura per i propri traffici illeciti, e se una tangente è accompagnata dal sorriso di una bella escort magari dell’est ancora meglio. Un desolante scenario di corrotti e corruttori. Ma davvero questo è il vero volto dell’Italia?

Purtroppo sì. Giorgio Pellegrini nasce dalla necessità di raccontare una realtà che non abbiamo mai voluto riconoscere fino in fondo. Il cattivo vincente però fa parte del nostro quotidiano. Ormai non si nasconde nemmeno troppo, si e’ convinto di essere un modello.

Massimo Carlotto e il cinema. Da Il fuggiasco nel 2004 è stato tratto un film diretto da Andrea Manni, con Daniele Liotti di cui hai curato la sceneggiatura. Da Arrivederci amore ciao, nel 2005 il film diretto da Michele Soavi. Da Jimmy della collina il film di Enrico Pau. Sei soddisfatto? In che misura cinema e letteratura si nutrono a vicenda? Vedremo mai l’Alligatore sul grande schermo?

I diritti dell’Alligatore sono stati opzionali per un progetto televisivo da una giovane produttrice coraggiosa. Speriamo bene… Per quanta riguarda i film tratti dai miei romanzi sono sempre stato soddisfatto. Non sono un autore geloso della propria visione della storia che ha scritto. Anzi credo che contaminarla con altri punti di vista sia una grande ricchezza.

Massimo Carlotto e il teatro.  Cosa ami e cosa odi del teatro italiano?

Amo il teatro e la scrittura teatrale perché mi permettono di giocare su un piano emozionale unico nel suo genere. Ogni volta e’ una sfida dura ma di grande fascino. Il problema italiano e’ quello di un teatro in grande difficoltà e abbandono, nonostante l’altissima qualita’ e professionalita’. Poi ci sono i soliti carrozzoni ma quelli fanno parte del sistema Italia…

Massimo Carlotto e i premi. Premio Scerbanenco nel 2002 per Il maestro di nodi. Secondo posto al Grand prix de littérature policière in Francia 2003 per Arrivederci amore, ciao Premio Letterario Noir Ecologista Jean Claude Izzo 2009 per Perdas de Fogu. Che effetto ti ha fatto riceverli?

Un grande piacere. Il riconoscimento pubblico del proprio lavoro ti aiuta a continuare con quel pizzico di umilta’, necessaria per continuare a confrontarsi con un pubblico che merita solo rispetto.

Massimo Carlotto e l’amore. Che ruolo hanno le donne nei tuoi libri?

Non lo so, dipende dalle storie. Nei miei romanzi e’ la storia che comanda, i personaggi sono solo strumenti utili a raccontarla. Poi e’ evidente che nello sviluppo del romanzo, il personaggio cresce e ha delle peculiarità che ne accrescono lo spessore. In genere racconto storie di una criminalità dove la figura femminile e’ perdente, mi e’ capitato con Le Irregolari di scrivere di donne straordinarie. Anche nel prossimo romanzo ci sara’ una donna molto “intensa”…

Nel panorama italiano c’è qualche giovane da tenere d’occhio, qualche esordiente di cui sentiremo presto parlare?

Assolutamente si’. Sto curando una collana, SABOT/AGE, delle edizioni E/O che debutterà il prossimo 24 agosto con due romanzi di due esordienti, Matteo Strukul e Carlo Mazza che col pulp e il poliziesco classico raccontano due storie, molto ben scritte, ambientate nella mafia cinese e negli scandali della sanità.

L’intervista è finita. Nel salutarti, ringraziandoti della tua disponibilità, permettimi un ultima domanda. Progetti per il futuro?

Un romanzo a cui tengo molto, completamente ambientato all’estero. Uscirà a marzo…

:: Un’intervista a Franck Thilliez a cura di Giulietta Iannone

5 agosto 2011

Franck Thilliez

Grazie Monsieur Thilliez di avere accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Se ti fa piacere parlaci un po’ di te. Chi è Franck Thilliez? Vorrei conoscere i tuoi punti di forza e di debolezza.

Ho una buona trentina d’anni. Sono ingegnere informatico. Ho lavorato in azienda per una decina d’anni e ho smesso definitivamente da 5. Abito a le Pas de Calais. Oggi vivo di scrittura e ho scritto 9 romanzi tutti thrillers. Punti di forza, diciamo che amo il lavoro ben fatto e bisogna che questo si senta nei miei romanzi. La mia più grande debolezza: troppo lavoro, forse?

Sei originario della regione di Nord Pas de Calais. Sei nato nel 1973 ad Annecy. Parlaci della tua infanzia e delle tue radici.

Sono nato lontano dal centro della letteratura, i miei nonni erano operai e minatori. Sono cresciuto al Nord dove vivevano i miei genitori. Oggi vi abito ancora perchè ci sono le mie radici, i miei amici, e le persone qui sono estremamente accoglienti e aperte agli altri.

Come hai scoperto la passione per la scrittura e per il polar?

Ho iniziato a scrivere all’inizio del 2000 e quindi molto recentemente. La scrittura mi ha sicuramente appassionato per un bisogno di far tornare tutte quelle immagini di film di genere che avevo accomulato durante l’adolescenza. Verso i 27-28 anni si sono iniziati a formare nella mia testa delle sceneggiature cone dei personaggi, una trama. Mi sono detto: ” Ecco questa storia costituirebbe un film interessante, un film che a me piacerebbe”. Sono entrato nella vita professionale qualche anno più tardi, lavoravo come informatico, ma quello che volevo davvero era raccontare delle storie. allora mi sono detto: queste storie le posso scrivere nel mio tempo libero. Mi sono seduto davanti al mio computer e ho iniziato. Le mie storie contengono sempre una parte scientifica o medica, semplicemnete perchè adoro la scienza, amo i documentari e mi piace insegnare delle cose ai miei lettori, cerco di costruire storie che arricchiscano!

Quali sono le principali qualità richieste ad uno scrittore di romanzi?

Bisogna avere prima di tutto qualcosa da raccontare. La cosa più importante è la storia. Deve essere appassionante e partire da un’idea forte. Personalmente io impiego a volte parecchi mesi prima di trovare queste famose idee. Dopo durante la stesura ci vuole molto accanimento e rigore. Il genere thriller è un genere che non perdona: i lettori sono esigenti e si aspettano che un thriller sia perfetto dall’inizio alla fine! Altra qualità importante: pensare costantementea tuoi lettori, mettersi al loro posto, e tentare di sentire ciò che proveranno durante la lettura di questo o quel capitolo.

Nel 2004 hai pubblicato il tuo primo romanzo Train d’enfer pour Ange rouge, nominato al Premio SNCF del polar francese. Come è stato accolto prima dagli editori e inseguito dalla stampa?

Il solo fatto di sapere che il proprio libro è stato selezionato per un premio, quale che sia, è emozionante; ci si dice: Wow, faccio parte di quelle persone! Il mio romanzo gareggiava con i più grandi. Train d’enfer era tra i primi dieci polar nominati al premio SNCF ( poi La stanza dei morti ha avuto il premio l’anno seguente!) e ciò mi aveva incoraggiato mostrandomi che ero capace di scrivere storie che piacessero! Un autore debuttante vende in generale pochi libri: come fa a sapere se ciò che ha scritto piace? Se la gente l’ha apprezzato? Figurare nella selezione dei premi da buone indicazioni. Ricevere un premio non cambia la vita, ma rimane un momento forte, indimenticabile e soprattutto si è spinti a fare sempre meglio.

Il successo avuto con La stanza dei morti ti ha permesso di smettere il tuo lavoro di informatico a sollac Dunkerque per dedicarti completamente al tuo lavoro di scrittore. Parlaci di questa esperienza.

Ho scritto La memoire fantôme, il mio quarto romanzo, e tutti i libri precedenti avendo un’attività stipendiata. Scrivevo dunque la sera, durante il week-end, qualche volta durante la pausa del mezzogiorno, sul mio portatile, quando avevo un po’ di tempo! Ma questo diventava insopportabile… Scrivere la sera dopo una giornata di lavoro poi partire per il fine settimana per i saloni e le presentazioni, era veramente faticoso. Così mi sono deciso a prendere un anno di congedo, per l’adattamento cinematografico di La stanza dei morti. L’anno è passato bene, i miei libri vendevano bene, e dunque non ho più ripreso la mia attività professionale, per dedicarmi a tempo pieno alla scrittura.

In Italia sono stati pubblicati La stanza dei morti, Foresta nera, La macchina del peccato, con la Nord Editore.Come vorresti presentare questi libri ad un lettore che non li conoscesse?

Scrivo dei thriller che come indica il nome sono destinati a provocare dei brividi. Sono storie molto cupe che ruotano intorno a temi come il male, la malattia mentale. Non c’è mai violenza gratuita, e tutto si spiega. Le storie sono sempre dotate da numerose ricerche scientifiche, cercando di rispecchiare il funzionamento della polizia francese. Alterno spesso dei passaggi cupi con dei tratti di vita molto realistici e toccanti.

A settembre sarà pubblicato in Italia L’osservatore con l’editore Nord. Verrai in Italia per presentare il libro?

Si, verrò a Milano, intorno al 27 settembre!

Ci puoi parlare del romanzo?

Mentre scrivevo il mio romanzo precedente Fractures, facevo delle ricerche sulla storia della psichiatria e sono capitato su un fatto sociale che è accaduto negli anni ’40 in Canada. L’ho trovato talmente doloroso e incredibile che mi sono detto: un giorno ci scriverò una storia. In parallelo a questo fatto, ho condotto delle ricerche sul cervello e l’impatto delle immagini sullo spirito umano. Questo romanzo è dunque un miscuglio di scienza, di fatti sociali e di intrighi polizieschi che condurrà il lettore all’origine della violenza. E’ da notare che la maggior parte delle informazioni fornite nel mio romanzo sono veritiere, ciò che rende la storia ancora più emozionante e quando ci si dice: ” Tutto ciò è successo davvero”.

Quali sono gli autori contemporanei che hanno maggiormente influenzato il tuo lavoro?

Già da molto giovane ero attratto dalle storie ad enigmi ( è la mia parte scientifica che si manifestava). Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes, era un autore che mi piaceva moto. Amavo anche molto Gaston Leroux, Maurice Leblanc, che erano degli autori brillanti della stessa epoca. Poi c’è stato il periodo Stephen King, nell’adolescenza, che per me resta il maestro assoluto. Ha la capacità di di lasciare delle immagini molto precise vent’anni dopo aver letto i suoi romanzi. Più recentemente leggo molto gli autori francesi, penso che il monopolio del romanzo poliziesco e thriller non è più solo anglosassone o nordico. Per l’Italia ho molto apprezzato il romanzo di Donato Carrisi Il suggeritore.
Al cinema adoro tutti i film di genere noir ( film horror, di serie B, thrillers,…) Nella categoria thrillers, citerei Seven, Il silenzio degli innocenti, e ultimamnete l’adattamento cinematografico di Shutter Island, di cui il romanzo resta uno dei miei punti di riferimento.

Descrivici una tua giornata dedicata alla scrittura.

Scrivo tutti i giorni dalle 8 alle 17. Una delle parti più importanti per me e certamente la più angosciante è la ricerca delle idee per il prossimo romanzo. E’ una fase che può durare due mesi e che è molto spirituale. In questo stadio le domande che mi attraversano la testa sono numerose: Quale sarà il tema del romanzo? I personaggi, il luogo, l’intrigo? Sarà un’ inchiesta poliziesca? etc, etc. Durante questo periodo leggo molto, cerco su Internet senza uno scopo preciso, quardo i reportage, le informazioni. diciamo che divento una spugna che assorbe tutto ciò che può contenere! Il 99.9% delle idee che mi attraversano la testa le escludo, ( sono troppo semplici, già viste ) poi arriva questa piccola percentuale dove si ha l’impressione di avere una pista interessante. Allora mi metto a battere questa pista e se dura più di una quindicina di giorni si tratta dell’idea buona.  In seguito giunge la fase di elaborazione dell’intrigo che dura 3 o 4 mesi. Per me questo avviene nel medesimo tempo. La docuemntazione porta degli elementi alla mia storia e gli elementi della mia storia richiedono nuova docuemntazione! Una volta che avendo messo in scena tutto ciò, diciamo in 6 mesi, il romanzo è pronto, non resta altro che scriverlo! Inizio la redazione senza più fermarmi. So perfettamente dove vado, mi viene di aver ancora bisogno di documentazione per dei passaggi, allora lo faccio contemporaneamente. Dunque mi servano pressapoco 4 lunghi mesi per scrivere e altri due mesi sono consacrati alle correzioni e al lavoro di cesello, consistente nel proporre al lettore una storia esemplare senza mbiguità. bisogna che tutte le porte aperte si chiudano alla perfezione. Cosa che non è la più facile in un thriller complesso!

La stanza dei morti è stato adattato al cienema nel 2007 da Alfred Lot. Foresta nera è stato adattato da Julien Leclercq. Sei soddisfatto di questi adattamenti cinematografici? Ci sono attualmente nuovi progetti cimnematografici tratti dai tuoi polar?

Solo La stanza dei morti è stata adattata per il cinema. Il progetto per Foresta nera è ancora in corso di lavorazione. Il film non sarà disponibile subito. Per La Chambre non ho partecipato alla scrittura della sceneggiatura, ma sono stato sempre vicino all’equipe di produzione. Insieme ci siamo recati nei luoghi del romanzo, mi hanno chiesto come vedevo il film, mi hanno fatto leggere le diverse stesure della sceneggiatura e sono stati sempre molto rispettosi della mia posizione di autore. Ho la fortuna di amare molto il film! L’ho trovato fedele al mio universo, vicino alla storia che avevo creato malgrado gli adattamenti necessari per il cinema. In breve è stata un’ esperienza molto positiva., dove ho imparato molto sul modo in cui gli scritti possono essere trasformati in immagini.
L’osservatore interessa ad alcuni produttori, ma i negoziati sono ancora molto lunghi!

Parlaci della tua relazione con i lettori. Come possono entrare in contatto cone te?

Sono sempre molto vicino ai mei lettori è per loro che scrivo le mie storie! Ogni volta che esce un mio romanzo, vado in libreria, nelle biblioteche per poter discutere con loro. Sono presente su Internet, possono trovarmi principalmente su Facebook.

Per concludere vorrei esprimerti la mia riconoscenza per la tua disponibilità. Potresti fare qualche anticipazione sui tuoi progetti?

Non c’è di che! Per i prossimi progetti  in Francia sta per uscire un” huis clos” dove tre persone si ritrovano chiuse in fondo ad un abisso e devono sopravvivere. Adesso sto scrivendo una nuova avventura con Lucie Henebelle e Franck Sharko, i protagonisti de L’ osservatore!

Sito dell’autore: http://www.franckthilliez.com/

:: Intervista ad Alessandro Manzetti a cura di Giulietta Iannone

27 luglio 2011

Alessandro ManzettiBenvenuto Alessandro su Liberidiscrivere. Iniziamo subito con le presentazioni. Ti chiami Alessandro Manzetti, classe 1968, romano, scrittore e web editor freelance. Sei il curatore di un sito bellissimo, vera chicca per gli amanti dell’ horror, del noir, del weird che si chiama Il posto nero. Parlaci un po’ di te descriviti anche fisicamente ai nostri lettori, non tralasciando studi, background, pregi e difetti.

Ti ringrazio per le belle parole sul mio blog. Parlare di se stessi è sempre difficile, ci provo: ho una antica passione per la letteratura e il cinema horror, per l’arte in genere, la mia formazione letteraria è classica e ho il rimorso di non aver completato il corso di laurea in Filosofia, mancava davvero poco. Sono un grande curioso e un buon lettore, a volte scrivo qualcosa, sono alto e bello, assai poco modesto, tante volte me la prendo per poco, ma poi passa subito. Amo il Web, la tecnologia e gli strumenti di comunicazione. Il Pinot Nero di Borgogna e il colore blu. Per ora può bastare.

Girando per il web un giorno mi sono imbattuta ne Il posto nero. Ho letto alcune tue interviste a tipi come Jack Ketchum, Jeff Strand, Jonathan Maberry, e Brian Keene, cioè Brian Keene dico uno che mi dicevano fa fare agli intervistatori la fine del tizio dei sondaggi che bussa alla porta di Hannibal Lecter e mi son detta cavoli questo sì che sa fare un’ intervista. Ci sarà qualcuno che non sei ancora riuscito ad intervistare e ti sei ripromesso di non lasciare impunito?

L’intervista a Brian Keene deriva da una “missione speciale” che mi ha affidato Horror magazine per il nuovo numero di H. Si è vero, Keene può essere definito un osso duro e ho dovuto usare una strategia “creativa” per ottenere l’intervista, ma non posso davvero rivelarti di più. Ringrazio Brian per avermi rilasciato alla fine una bellissima intervista, appassionata e senza peli sulla lingua. Per gli altri, sto corteggiando Peter Straub, mi piacerebbe molto chiacchierare di horror con Richard Matheson e George Romero, oltre Stephen King naturalmente. Ci vorrà creatività anche in questi casi, temo. Sono curiosissimo di scambiare qualche battuta anche con Ellen Datlow, Chuck Palahniuk e Joe Hill. Ma i nomi sono davvero tanti. Il rimpianto è non poter avvicinare lo scomparso Richard Laymon.

Gli amanti dell’ horror sono una nicchia di pubblico molto rigoroso ed esigente. Quale è il tuo segreto?

Non ci sono grandi segreti da rivelare, credo sia fondamentale riuscire a creare un contatto diretto con gli autori, spesso immaginati come icone irraggiungibili. Specie per letteratura horror, che ha il suo cuore pulsante, il suo ombelico, negli Stati Uniti. Ascoltare cosa hanno da dire, cosa pensano, come lavorano e quali sogni custodiscono. Spesso si scopre che sono grandi appassionati, proprio come noi. Insomma, Umanizzare e conoscere da vicino gli scrittori che leggiamo e amiamo, comunicare i nuovi autori di talento che stanno emergendo, riuscendo ad anticipare al massimo. Tutto questo con respiro internazionale, non solo legato al nostro mercato. Poi non bisogna avere timore di affrontate argomenti più difficili, che magari garantiscono meno traffico. Questo è quello che cerco di fare sul mio blog.

Incubi e inconscio. Di cosa si nutre il mondo immaginario onirico?

Come mi hanno raccontato spesso diversi autori che ho intervistato, sono le nostre esperienze a materializzare i tanti abitanti dell’inconscio. Prendo in prestito una definizione bellissima e illuminante proprio di Brian Keene: Ogni cuore spezzato, amore, risata, lacrima, parola detta con rabbia, sospiro, frustrazione, sono piccoli grani da macinare per la mia Musa. Credo anche io che funzioni così, sia per l’ispirazione di uno scrittore che per il combustibile del nostro mondo onirico.

Il racconto breve horror più sensazionale che hai letto. Chi l’ ha scritto? Quando? Cosa hai pensato una volta finito?

Faccio una scelta molto classica: The Outsider di Howard Phillips Lovecraft. Scritto nel lontano 1921 ma ancora modernissimo; mi è capitato in mano da adolescente e ancora oggi rimane vivo dentro di me. Una sensazionale realtà capovolta che ha capovolto anche le mie emozioni, indirizzandomi definitivamente verso la letteratura horror e nera.

Steven King o Clive Barker?  

Due pianeti molti diversi, scegliere è quasi impossibile. Per non essere antipatico una risposta te la devo: dico Stephen King per la sua capacità di recitare ad altissimo livello su scenari e generi diversi.

Parlando sempre di Steven King non posso non citare Shining. Che differenze hai notato tra il libro e la trasposizione cinematografica di Kubrick? Due geni a confronto.

Spesso sono dalla parte del libro, e le trasposizioni cinematografiche mi deludono. Certo, Kubrick è immenso, e la sua interpretazione è fantastica e ispirata anche in questo caso. Però forse manca la giusta luce alle doppie letture che si colgono nel libro di King. Shining, uno dei libri più belli che ho mai letto, è pieno di interessanti metafore, come l’alcolismo, che al cinema probabilmente possono sfuggire più facilmente. Dipende sempre da come leggiamo. Però ripeto, sono sempre di parte in questi casi.

Quale è il disegnatore di cover horror che ami di più?

Proprio un paio di giorni fa ero in chat con Alan M. Clark, stavo scrivendo un articolo su di lui per il mio blog e ho voluto rappresentargli personalmente tutta la mia ammirazione. Se parliamo di mondi onirici, Alan M. Clark può essere definito un viaggiatore eccezionale, una specie di Marco Polo del genere. Penso di averti risposto.

Quale è il segreto per una buona intervista?

Sarebbe banale risponderti con preparazione o approfondimento dell’autore, e infatti lo è. Un segreto non c’è, ma cercare e stimolare l’uomo dietro lo scrittore dovrebbe essere tra i principali obiettivi di una intervista. Ma è un mio parere.

Edgar Alan Poe. Quale è il suo racconto che preferisci?

Sono indeciso tra il Cuore Rivelatore e Il Barile di Amontillado. Forse preferisco il primo, visto che soffro di claustrofobia.

Frankestein di Mary Shilley o  Dracula di Bram Stoker?

Mi proponi sempre scelte difficilissime, mi costringi a cannibalizzare. Si tratta di due opere innovative, anzi rivoluzionarie, alle quali devono molto gran parte della letteratura horror e i nostri neri archetipi. Ma con Frankenstein o Il Moderno Prometeo di Mary Shelley mi tocchi sul vivo, devo dargli una leggera preferenza. Ho riletto il libro qualche mese fa, è straordinario, come la vita stessa dell’autrice che vale davvero la pena approfondire. Provo ogni volta grandi emozioni. Chi non l’ha letto troverà qualcosa di molto diverso, inaspettato e bellissimo, rispetto agli adattamenti cinematografici e all’immaginario creato e deformato dal tempo e dal business.

C’è un progetto che ti sta particolarmente a cuore, a cui vorresti dare maggiore visibilità?

Un progetto al quale tengo molto è un antologia di racconti horror che sto curando insieme a Daniele Bonfanti, il titolo è “Arkana-Racconti da Incubo”. Uscirà il prossimo Halloween e sarà scaricabile gratuitamente in formato ebook sul mio blog Il Posto Nero. Conterrà una introduzione di Rocky Wood, scrittore saggista e Presidente della Horror Writers Association, e racconti di grandi autori horror di livello internazionale come Jack Ketchum, Lisa Morton, Lisa Mannetti, John Everson, Michael Laimo, Daniel Keohane, James A. Moore. Molti di questi autori saranno pubblicati per la prima volta in Italia, grazie anche a uno staff di editing e traduzione di alto livello che io e Daniele Bonfanti siamo riusciti a mettere in piedi, tra i quali  Luigi Milani, Alberto Priora, Nicola Lombardi, Luigi Musolino, Alfredo Mogavero. Un progetto di diffusione culturale che nasce, a tutti i livelli, da grande passione. Penso proprio che sarà un bel regalo per tutti gli appassionati di horror.

Collabori con varie testate come La tela nera, Horror Magazine, Sugarpulp.  Come hai iniziato?

La prima collaborazione che ho portato avanti in ambito letterario è con il portale La Tela Nera dell’amico Alessio Valsecchi, E’ iniziata circa un anno fa scrivendo recensioni, articoli, qualche intervista. Oggi per la Tela Nera curo “Il Ragno”, una rubrica di approfondimento sulla letteratura horror. Poco dopo sono nate altre collaborazioni: con il movimento Sugarpulp, che negli ultimi tempi sto colpevolmente trascurando, e con Gargoyle Books. Più recentemente è iniziata la collaborazione con Horror Magazine per curare una nuova rubrica sull’Almanacco H, chiamata Il Corriere di Atlantide, anche questa dedicata ad approfondimenti sulla letteratura horror. Oggi sto dedicando molto tempo alle attività della Horror Writers Association, della quale sono da tempo membro associato e che mi ha recentemente nominato Coordinatore Italia. Tra le varie attività mi occupo di The Raven-News From Hell, il notiziario ufficiale italiano pubblicato sul mio blog, e della rubrica The Italian Horror Machine pubblicata sulla Newsletter mensile dell’HWA. Insomma, tanto da fare e tutto per passione. Forse dovrei rallentare un po’.

Scrivi racconti horror e noir pubblicati in antologie e sul web. Cos’è la paura? Come si esorcizza?

Mi piace caratterizzare le mie storie con una decisa venatura psicologica e onirica. La paura spesso coincide con l’ignoto, con la grande oscurità, si esorcizza con la curiosità di conoscere il diverso, l’altro. Spesso il “mostro” è una proiezione dei nostri limiti. Fare qualche passo in più in questo senso è un grande arricchimento. La paura letteraria, quella che incontriamo tra le pagine di un libro, quella che ci regala forti emozioni e ci fa divertire, va invece espansa più che esorcizzata. Lasciamola correre libera nel nostro stomaco.

Da quest’estate fai parte della redazione di Edizioni XII come Responsabile Marketing. Una passione che diventa un lavoro. Quali sono le tue aspirazioni? Che obbiettivi ti sei posto prima dei 50 anni?

Con Edizioni XII c’è un bellissimo rapporto, è un gruppo di persone fantastiche e talentuose che sta portando avanti progetti davvero interessanti. Ho collaborato per un certo periodo con la redazione e l’ufficio stampa, poi per “colpa” di un nero incantesimo dell’amico Daniele Bonfanti, di strane e insospettate alchimie, sono stato risucchiato sempre più in questa avventura. Insomma, una specie di Maelstrom. Una collaborazione a cui tengo molto, che mi offre molto, strettamente connessa ai rapporti personali. La mia aspirazione è far diventare la passione il mio lavoro principale, oggi non è ancora così. I progetti in cantiere sono molti, a breve e medio termine. Riguardano l’horror naturalmente, la letteratura e la comunicazione, l’Italia ma soprattutto gli Stati Uniti e la Horror Writers Association. Penso che a 50 anni sarò da quelle parti.

Quali sono i siti letterari che segui più spesso?

A parte i grandi portali di genere, esistono molte realtà interessanti sul web, nate da pura passione. Sono quelle che mi piace segnalare, come Malpertuis di Elvezio Sciallis, sono anni che fa un competente lavoro sulla letteratura horror internazionale, oppure Weirdletter di Andrea Bonazzi, che è uno dei pochi, insieme a me, a scrivere anche di arte dark. Per aggiornarmi spendo molto tempo a consultare diversi magazines online, gran parte USA. Shroud Magazine è uno dei miei preferiti.

Cosa ne pensi di Liberidiscrivere? Massima sincerità voglio sapere anche i difetti.

Fate un ottimo lavoro a livello di contenuti. I contributi sono davvero molti, e come dicevo prima è fondamentale il contatto con gli autori. Migliorerei la navigazione e l’interattività con gli utenti. Metterei mano alla grafica, sia in generale che come arricchimento dei singoli post, e creerei delle rubriche tematiche. Valuterei anche piattaforme alternative per il blog, più flessibili e che offrono strumenti forse più moderni. Insomma, interventi più tecnici che di sostanza, ma che oggi fanno la differenza.

Nel panorama dell’ horror, italiani e stranieri, quali sono i nomi da tenere d’occhio?

In questo caso ci vorrebbe molto più spazio e tempo per risponderti, posso fare giusto qualche cenno. Tra gli italiani, terrei d’occhio autori come Samuel Marolla, Cristiana Astori e Claudio Vergani, poi nomi blasonati come Danilo Arona, Alda Teodorani e Gianfranco Nerozzi che continuano a proporre interessantissimi lavori e prospettive. Ma la fusione di generi attuale ci fa sconfinare nel noir soprannaturale, nomi come Barbara Baraldi e Marilù Oliva sono caldissimi. Anche Eraldo Baldini a volte entra nel genere con molta originalità e territorialità. Uscendo dalla narrativa, è da seguire con attenzione Daniele Serra che con le sue magnifiche illustrazioni è già riuscito a conquistare il mercato internazionale dell’horror, quello che conta. Uscendo dall’Italia, evitando di citare i soliti nomi ridondanti,  ci sono grandissime prospettive per Sarah Langan e Lisa Morton. Mentre Hank Schwaeble, Norman Prentiss e Nate Kenyon stanno scrivendo cose molto stimolanti. Ma dimentico tantissimi altri nomi, sia in Italia che all’estero. Dovrai farmi un’altra intervista.

E ora parlami dei tuoi gusti letterari. Parlami dei tuoi autori preferiti, dei libri che ami di più, di quelli che proprio non ti sono piaciuti.

Rimango nel genere horror per non prenderti troppo spazio. Autori come Peter Straub,  Richard Matheson, Richard Laymon,  Thomas Ligotti, Chuck Palahniuk, Jack Ketchum , Ramsey Campbell sono tra i miei preferiti. Mi piacciono molto anche i lavori di Valerio Evangelisti e Tiziano Sclavi. Tra i libri che sono rimasti attaccati alle mie cellule più profonde cito la Casa dei Fantasmi di Peter Straub e Io Sono Leggenda di Richard Matheson. I libri che non mi piacciono sono quelli troppo attenti alle logiche di mercato e di vendita.

Cannibali, zombie, vampiri. Quale è il filone che ha ancora molto da dire?

Il filone zombie è oggi molto di moda, penso che avrà ancora parecchio da dire, le storie di vampiri sono un classico sempreverde, forse il cannibalismo è un tema che può offrire di più, ispirare storie e mitologie innovative, aspettiamo qualcuno che entri nel varco aperto da Jack Ketchum anni fa e ci regali nuove visioni e interpretazioni.

Una curiosità. Cosa stai leggendo in questo momento?

Hot & Ruin di Jonathan Maberry pubblicato da Delos Books. Finora ottime impressioni. Mentre è già pronto sul comodino Il Circo dei Vampiri di Richard Laymon, uscito recentemente per Gargoyle Books. Finalmente.

Raccontami l’episodio più bizzarro o divertente che ti è successo legato a Il posto nero.

La rubrica Horror Street sul mio blog, dedicata a interviste con autori horror USA, prevede due domande fisse, una delle quali chiede: Lasciamo immaginare al lettore di percorrere una strada oscura e solitaria per tornare a casa, e di dover girare l’angolo. Chi (o cosa) incontrerà?Eroal primo numero, mi aspettavo dall’autore la materializzazione di qualcosa di terrificante, di orribile, per chiudere il bellezza l’intervista. Invece la risposta è stata: Trova me sotto il portico che gli offro un bel piatto di pasta e fagioli. Tra le tante risposte che ho poi ricevuto, quella rimane indimenticabile. Non ti dico il nome dell’autore, se sei curiosa trovi tutto sul mio blog.

E quello più inquietante.

Un giovane regista straniero tempo fa mi ha mandato qualche mese fa un cortometraggio, davvero duro, anzi dovrei dire disgustoso. Parlavamo poco fa di cannibalismo, di nuove interpretazioni, tanto per farti capire. Io però intendevo altro. Mi chiedeva un parere, non sono ancora riuscito a trovare le parole.

E ora prima di lasciarci, ringraziandoti della tua disponibilità, parlaci dei tuoi progetti per il futuro e salutaci come farebbe Howard Phillips Lovecraft.

Dei progetti futuri te ne ho già parlato, mentre il solitario di Providence probabilmente vi saluterebbe così: Buona vita e buoni libri, con la consapevolezza di  non poter contare, quel giorno, sulla compassione degli Antichi.

:: Recensione di Il mosaico di ghiaccio di Lars Rambe (Newton compton 2011) a cura di Giulietta Iannone

26 luglio 2011

Secondo romanzo dell’avvocato e scrittore svedese Lars Rambe, già autore del promettente Incubo bianco, Il mosaico di ghiaccio, pubblicato in Italia dalla casa editrice Newton Compton e tradotto da Mattias Cocco, ci riporta a Strängnäs, pittoresca ed amena cittadina svedese che esiste veramente come Rambe ama sottolineare, nella vita di Fredrik Gransjö reporter d’assalto specializzato in cronaca nera e politica locale del Strängnäs Dagblad. Direte voi l’estate è una stagione tranquilla, il tempo ideale per intrattenere turisti e indigeni con un simpatico Festival del jazz, capace di radunare i migliori musicisti di mezzo mondo. Strängnäs non potrebbe essere più idilliaca e ben frequentata di così e invece tutto sembra andare storto. Prima l’evasione di Szalas, poi i Corpi speciali sparsi nei quattro angoli della zona per cercarlo e poi attacchi ai furgoni portavalori, rapine in banca e chi più ne ha più ne metta. Decisamente un’ estate movimentata. Il mosaico di ghiaccio più che un classico thriller nordico tutto neve, fiordi e critica sociale è più che altro un’ insolita gangster story in cui il protagonista quasi sbiadisce e i riflettori vengono puntanti quasi unicamente sui “cattivi”, sui loro conflitti famigliari, sulle loro donne, sui loro piani criminosi, sul modo in cui la faranno più o meno franca alla faccia della solerte polizia svedese. Con un occhio di riguardo ai gangster movie americani degli anni Trenta Rambe ci presenta Marcin Szalas criminale di professione polacco evaso dal carcere di Bondhagen e Jimmy Phil ladruncolo con il sogno di diventare pilota professionista di rally impegnati a fare il colpo della vita non ostante il Klan, organizzazione criminale di Eskilstuna, che a quanto pare decide vita , morte e miracoli di tutti i piccoli delinquenti della zona. A indagare sui crimini del nutrito gruppo di delinquenti Fredrik Gransjö fresco padre di Hampus alle prese con notti insonni, rigurgiti di neonato e pannolini e Emilia Gibbons tirocinante per il periodo estivo dello Strängnäs Dagblad.  Diciamo che Rambe ha avuto coraggio, ha cercato di cambiare le regole classiche del genere cercando di portare una ventata di novità e forse si può dire che la sua scommessa sia in un certo senso riuscita. L’ambientazione di provincia ha un suo indubbio fascino e adempie egregiamente da sfondo per una storia forse un tantino troppo complessa ma giocata sui toni dell’ironia e del rifiuto dell’ovvio. Diciamo subito una cosa chi scrive, non ostante la saturazione raggiunta dal cosiddetto “giallo nordico”, e in effetti più che una moda sta assumendo anche caratteristiche grottesche, si pubblica di tutto basta che provenga dal freddo nord, apprezza il genere, trova interessanti autori anche da noi meno conosciuti come Gunnar Staalesen o Kjell Ola Dahl, per cui forse non faccio testo, ma tuttavia apprezzo chi cerca di cambiare le regole del già detto e si ingegna a intraprendere nuove strade. Rambe è uno di quelli.

È un avvocato svedese. il suo primo libro, Incubo bianco, pubblicato con successo in diversi Paesi, ha scalato le classifiche anche in Italia. Il mosaico di ghiaccio è il secondo romanzo che ha come protagonista Fredrik Gransjö, mentre Le donne del lago è un thriller a sé stante che riproduce però le cupe atmosfere nordiche cui Rambe ci ha abituato. Per maggiori informazioni sull’autore, visitate il suo sito www.larsrambe.se

:: Recensione di Se muoio prima di svegliarmi di Sherwood King (Polillo Editore 2011) a cura di Giulietta Iannone

17 luglio 2011

bnhSe muoio prima di svegliarmi (If I Die Before I Wake, 1938), dello scrittore americano Sherwood King, quinto titolo della collana I Mastini dedicata dalla Polillo all’hard boiled, è diciamolo subito un classico del noir che ispirò, con alcune licenze, la celeberrima trasposizione cinematografica dal titolo La signora di Shanghai, (che Orson Welles girò nel 1946 con Rita Hayworth, al tempo sua moglie, che con questo film divenne la famme fatale per eccellenza del cinema hollywoodiano degli anni ’40).
Il romanzo fu già edito in Italia nella collana Il Giallo Mondadori nel 1972, numero: 1226, con il titolo L’altalena della morte, traduzione di Dino Falconi, ma grazie alla Polillo torna con una nuova traduzione di Bruno Amato, moderna e filologicamente accurata.
New York. Laurence Planter è un giovane ex marinaio assunto come autista da un ricco avvocato di nome Mark Bannister, un uomo infelice che vive ritirato, a causa di una gamba malandata ricordo di guerra, in compagnia della bellissima moglie Elsa, di parecchi anni più giovane di lui. Un giorno riceve una strana proposta da Lee Grisby, il socio di Bannister: riceverà 5 mila dollari se fingerà di ucciderlo permettendogli così di sfuggire dalla moglie e con una nuova identità di rifarsi una vita nei Mari del Sud.
Laurence, seppur tentato dai soldi, percepisce subito che qualcosa non quadra, ma ormai per tirarsi indietro è troppo tardi. Accusato di omicidio, con la prospettiva di finire i suoi giorni sulla sedia elettrica del tutto innocente, Laurence farà di tutto per uscirne vivo giocando la sua partita con una dark lady spietata e senza scrupoli, la cui unica debolezza è essersi innamorata di lui.
Se muoio prima di svegliarmi, scritto magistralmente da un quasi sconosciuto Sherwood King, è un piccolo capolavoro in cui gli archetipi del genere, dall’innocente accusato ingiustamente, alla dark lady avida e corrotta, giocano la loro parte in un susseguirsi di colpi di scena capaci di creare una suspence continua e tesissima.
Noir dal meccanismo impeccabile ed equilibrato, in cui ogni tassello si incastra alla perfezione l’uno nell’altro, raggiunge il suo vertice grazie soprattutto ad un nervoso gioco psicologico registrato dalla voce del protagonista che racconta l’azione in prima persona.
Bello anche il personaggio del sergente McCracken, poliziotto onesto e ligio al dovere, un eroe all’antica, che crede nell’innocenza di Laurence non ostante tutto giochi a suo sfavore, e non si arrende fino a che non avrà assicurato alla giustizia il vero colpevole.
Stile, dialoghi, personaggi semplicemente perfetti.

Raymond Sherwood King (1904-1973) nacque a Yonkers, New York, ma crebbe tra il Kansas e Milwaukee, nel Wisconsin, dove si laureò alla Marquette University. Trasferitosi a Chicago, dopo esperienze nel campo della pubblicità e delle vendite, divenne collaboratore fisso del quotidiano Chicago Tribune. Pur essendosi dedicato alla narrativa, con una predilezione per quella poliziesca, fin da giovanissimo, pubblicò il suo primo romanzo, il mystery Between Murders, solo nel 1935. Oggi la sua fama è legata al libro successivo, If I Die Before I Wake (Se muoio prima di svegliarmi), che risulta essere la sua ultima opera.

:: Recensione di Scatole siamesi di Fabio Novel a cura di Giulietta Iannone

15 luglio 2011

Scatole siamesiThailandia. Kuldilok Jaisai detto Khong, figlio di un mezzo sangue nato dall’unione di un cliente italiano e di una prostituta di Phuket, è un ex pluridecorato sergente maggiore appartenente alle Forze Speciali che lasciata l’uniforme mimetica ha deciso di “seppellirsi in un’altra fottuta uniforme” diventando ispettore della polizia di Bangkok. Assegnato al quartiere di Silom con tutti i privilegi tra cui pure un appartamento in un fatiscente palazzo “ di una trentina d’anni appena”e abbandonate le illusioni di difensore della legge, impara subito l’arte del compromesso diventando un poliziotto moderatamente corrotto. Non si accontenta comunque solo dello stipendio di sbirro, per arrotondare si improvvisa anche guida turistica, lavoro che gli piace e gli da mille soddisfazioni almeno fino al giorno in cui il suo mondo vine improvvisamente messo a soqquadro. Tutto inizia una mattina di settembre del 2058, Kuldilok si aggira per la città sotto una pioggia battente tra locali equivoci e ritrovi per prostitute finchè tra l’atmosfera fumosa di un locale intravede tre uomini e due donne, 5 turisti stranieri,  4 statunitensi e un australiano, che attirano il suo sguardo. Il giorno dopo una telefonata inattesa fatta da uno del gruppo di stranieri gli propone un affare: i cinque amici cercano una buona guida e hanno pensato a lui. Kuldilok accetta senza sospettare minimamente che sarà l’inizio di una caccia senza tregua sulle orme del Fattore Freedom, un segreto che era destino non restasse nascosto per sempre. Scatole siamesi di Fabio Novel già edito nel 2002 dall’Editrice Nord e ora disponibile in formato ebook da Delos edizioni è una piacevole scoperta che propongo volentieri ai lettori di Liberidiscrivere che come me amano l’azione, l’ avventura e gli scenari esotici del Sud Est Asiatico. Non che Fabio Novel sia una new entry assoluta, ho iniziato ad apprezzare la sua scrittura immaginifica e ingegnosamente creativa più che altro leggendo i suoi racconti sparsi per il web e devo dire che il suo amore per l’Asia mi ha riportato alla mente non poche reminescenze salgariane che faranno felici gli amanti dell’avventura tout court. Ma Scatole siamesi, non è solo avventura, è un’indagine disseminata di indizi concatenati e nascosti l’uno nell’altro come appunto in un gioco di scatole cinesi, è una spy story classica in cui servizi segreti e criminali spietati si contendono un segreto in una lotta senza esclusioni di colpi, il tutto trasportato in un futuro abbastanza prossimo ma sufficiente a divertire anche gli appassionati di fantascienza. Novel utilizza uno stile ibrido, non solo spazia tra i generi, ma anche adatta i registri narrativi a seconda delle circostanze utilizzando prevalentemente le venature del thriller per creare suspence e nello stesso tempo giocando con la prima e la terza persona dando al lettore la possibilità di vedere la storia da diversi punti di vista. La parte sicuramente più riuscita o meglio quella che mi ha più colpito è senz’altro la descrizione dell’ambientazione, la Bangkok futuristica che emerge ricorda gli scenari di Philip K. Dick e sicuramente rimarrà impressa nella mente del lettore anche quando la lettura sarà finita. Novel poi ha un modo di scrivere davvero fluido e piacevole, in cui si nota la cura per la scelta delle parole, che rende interessanti sia le descrizioni che i dialoghi. Forse la prima parte è più lenta e si stenta a capire bene i meccanismi dell’azione ma da metà in poi una certa accelerazione divertirà il lettore fino al finale in cui ogni tassello sarà messo al suo posto con notevole ingegnosità

Fabio Novel è uno scrittore attivo su più generi: spy story, fantascienza, noir, fantasy, western… Ha pubblicato narrativa e saggistica per vari editori, tra cui Nord, Mondadori, Delos Books, Curcio, MilanoNera, NoReply e Delos Digital. Ha esordito con il romanzo “Scatole siamesi” (Nord, 2002; Delos Books, 2010), uno spy thriller futuristico ed esotico. Ma è soprattutto nella (varia) misura del racconto che ha trovato la sua dimensione ottimale di autore, con lavori pubblicati in libreria, in edicola (“Segretissimo”, “Il Giallo Mondadori”), su riviste, nel web e in ebook. Come articolista ha collaborato principalmente con i siti del Delos Network. Per “Segretissimo “Mondadori ha curato le antologie “Legion” e “Noi siamo Legione”. Nel catalogo Delos Digital è presente anche con gli ebook “Phuket Inferno” e “Sangue Khmer”.

:: Il bacio della vedova di Andrè Héléna (Aisara 2011) a cura di Giulietta Iannone

27 giugno 2011

Il bacio della vedova di Andrè HélénaAdesso non aveva quasi più paura. Era triste, ecco tutto, era triste. Solo i rimpianti tornavano da lui come cani fedeli ma fastidiosi. La gioia e la felicità avevano senza dubbio tagliato la corda molto tempo prima. Del resto che gioie aveva avuto? Aveva creduto di averle. Ogni felicità era stata una finzione. Erano state tutte rovinate da cose  squallide da storie di soldi o di adulterio. Anche dall’amicizia era stato tradito. Aveva finito per non credere più a niente, per avere una vita corrotta, fatta di imbrogli. Era arrivato ad un punto che la felicità la comprava come si compra un pacchetto di sigarette come si affitta una ragazza. All’ora, al mese, o all’anno. Ma infondo era sempre una questione di soldi. Fino al moneto in cui… E dire che era lui che stava per baciare la Vedova!

In una Parigi malinconica e piovosa popolata da gangster, prostitute, magnaccia, poliziotti e poveri diavoli si consumano tra bistrot e hotel malfamati le ultime ore di libertà di Maxence, un ragazzo decisamente sfortunato, a cui il destino ha truccato le carte portandolo inesorabilmente nelle braccia della ghigliottina.
“Il bacio della vedova”, così si chiama la ghigliottina dai tempi della Rivoluzione Francese, infatti porrà fine ai suoi giorni e per quanto faccia, per quanto si dibatta, nessuna grazia, nessun miracolo lo salverà da questo tragico destino.
Maxence conosce le regole del gioco sa di non essere nato sotto una buona stella, sa che se solo non si fosse innamorato di Anna Martina, se solo non avesse incontrato Robert il Lionese il gangtser appena evaso, beh forse il destino avrebbe potuto essere diverso, ma tutto congiura contro di lui, e l’inevitabile sentenza di morte che gli pende sul capo e già scritta, anche quando Mario Chilone il droghiere italiano si ferma nel suo solito bistrot a prendere un Cinzano prima di tornare a casa in seno alla sua solida famiglia borghese con la sua borsa piena di soldi, perché lui per arrotondare fa l’usuraio dissanguando i suoi compatrioti.
A casa sua con una pistola in pugno lo aspetta proprio Robert il Lionese l’ex fidanzato della sua figlia maggiore Ida, un gangster che vuole i suoi soldi e forse anche sua figlia. Chilone si fa derubare senza muovere un dito perché infondo è un vigliacco, invecchiato e impaurito da tutte le notizie che si leggono sui giornali, forse da giovane avrebbe reagito ma ora no ha bisogno di chi faccia il lavoro sporco per lui così si reca a casa di Guido lo straccivendolo e gli chiede il modo di contattare suo nipote Bruno il Siciliano, un gangster, proprietario a Pigalle di un bar il Saturne in rue Fontaine, paravento per i suoi traffici illeciti.
Incerto se tiene di più alla figlia o ai soldi Chilone chiede aiuto a Bruno che subito incarica Hector, un killer che lavora per lui, di uccidere Robert e di recuperare la borsa con i soldi.
L’esecuzione avviene proprio sotto gli occhi di Maxence in un ristorante di Les Halles e da questo momento in poi il destino del giovane è segnato.
Il bacio della vedova è un noir decisamente privo di sbavature o facili sentimentalismi. E’ un noir duro, in cui il senso di tragedia anticipato dall’epilogo posto all’inizio stempera e vanifica qualsiasi parvenza di suspense.
Maxence il protagonista è destinato a morire ghigliottinato, questa verità ci viene presentata quasi brutalmente nelle prime pagine del romanzo.
Helena non fa sconti, non indora la pillola, non cerca di abbellire il tutto con un’ aura romantica o commovente. Maxence infondo non ha nulla di eroico  è solo un piccolo delinquente senza nè arte e nè parte che cattura sì la simpatia del lettore per il suo ostinato tentativo di guadagnarsi una vita diversa, un amore, una speranza di riscatto, pur tuttavia è un vinto conscio di aver perso nel momento stesso che si permette ancora di avere speranza.
Un senso inevitabile di tragedia lo pervade e lo schiaccia in un gelido dramma esistenziale che in un certo senso accomuna l’umanità intera, l’ineluttabilità della morte. L’essenza stessa del noir.
La mala parigina, e tutto il sottobosco che la circonda fatto di spogliarelliste drogate,  prostitute minorenni, killer dagli occhi di ghiaccio sopravissuti a infanzie difficili per cui uccidere è una cosa naturale e non gli provoca la minima emozione, fanno da sfondo come un coro greco simbolo di tutta l’umanità dolente e disperata che popola questo romanzo breve e nello stesso tempo ricco di sfaccettature.
Di un lirismo a tratti struggente e a tratti patetico come il trucco disfatto di una bella donna Il bacio della vedova raggiunge vette a dir poco inconsuete. Capolavoro.

André Héléna, autore maledetto, dalla personalità controversa, considerato uno dei maestri del noir francese, scrive centinaia di romanzi molti dei quali sotto pseudonimo. Nato nel 1919 a Narbonne, si trasferisce giovanissimo a Parigi, partecipa alla guerra civile spagnola e, sul finire della seconda guerra mondiale, nel 1944 si unisce per un breve periodo alla Resistenza. A causa di una banalissima vicenda di debiti e firme false finisce per qualche mese in carcere, esperienza che avrà una grande influenza nella sua produzione letteraria. Si guadagna da vivere passando da un lavoretto all’altro (non ultimo il rappresentante di insetticidi…) e, a quanto si racconta, vende anche i propri libri porta a porta. Nel periodo a cavallo fra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta raggiunge un considerevole successo. Nel 1972, minato dall’alcolismo, muore a 53 anni.

:: Recensione di Il nostro segreto di Carlene Thompson (Marcos Y Marcos 2011) a cura di Giulietta Iannone

25 giugno 2011

Il nostro segretoQuando Marissa, giornalista di successo, torna ad Aurora Falls, tornano anche vecchi fantasmi del passsato. La morte della sua migliore amica la dolce e fragile Gretchen, avvenuta anni addietro, valente pianista le riporta alla memoria che non fu un tragico incidente, ma fu Dillon Archer che vedendola ubriaca su un cornicione invece di portarla in salvo le diede una spinta. Nessuno le credette, Dillon fu scagionato, ma Marissa sa che il sorridente e simpatico Dillon non è altro che un assassino. Ora dopo alcuni anni è Marissa a rischiare la vita, qualcuno vuole ucciderla e si salva per miracolo da un incidente stradale che non c’è ombra di dubbio è stato provocato. Il fantasma di Dillon riappare nella sua mente, è lui che la vuole morta? Per vendicarsi? Le sue paure sembrano trovare certezze quando muoiono anche tre abitanti del paese, tre morti che gettano tutti nel panico e fanno pensare alla presenza di un serial killer. Da qui in poi in un crescendo di avvenimenti si arriverà all’inaspettato finale che permetterà di svelare un oscuro segreto di famiglia che sta dietro a tutte quelle tragiche morti. Carlene Thompson di cui Marcos y Marcos ha già pubblicato: In caso di mia morte, Come sei bella stasera, Non dirlo a nessuno, Ultimo respiro, Nero come il ricordo, Non chiudere gli occhi, Stanotte sei mia e Fredda è la notte è sicuramente una notevole creatrice di trame intricate e ricche di suspense. Molto attenta allo sviluppo psicologico dei personaggi, alterna momenti di tensione ad altri in cui la normalità sembra prevalere nella narrazione. In Il nostro segreto crea un personaggio negativo decisamente sopra le righe, Dillon Archer è il classico bravo ragazzo almeno in apparenza che nasconde un animo nero, che lo spinge a manipolare e ricattare gli altri senza alcuna pietà o compassione. Ci sarà lui dietro alle tragiche morti che si succedono a Aurora Falls? Marissa l’ha visto davvero uccidere l’amica Gretchen o Dillon si era sporto solo pere trattenerla e non per spingerla? Questi e altri interrogativi accompagneranno il lettore pagina dopo pagina fino all’imprevedibile finale che permette di svelare uno di quei segreti di famiglia capaci di smuovere gli istinti peggiori delle persone. Le dinamiche delle piccole cittadine dove tutti si conoscono e tutti si odiano, vengono analizzate dalla Thomspon con sorprendente accuratezza e mostrano la faccia peggiore di una società nascosta da spesse pennellate di perbenismo e ipocrisia. L’odio e la vendetta sembrano davvero gli istinti umani peggiori e i più diffusi capaci di portare al delitto anche le persone più insospettate.

Il nostro segreto Carlene Thompson Marcos y Marcos Collana Le foglie Prezzo di copertina € 15,00 2011, 408 p., brossura Traduttore Lucia Feoli Titolo originale Nowhere To Hide.

Carlene Thompson La “voce nuova” del brivido scrive da quando aveva otto anni, e si vede. Suo padre è un medico condotto che accetta come compenso… animali domestici. L’idea di scrivere le viene dopo aver visto La carica dei centouno. Immagina la “scaletta” del suo primo thriller vero e proprio molti anni dopo, mentre porta a passeggio due cani.

Dalla campagna e dagli animali non si separerà mai. Oggi Carlene Thompson vive in una fattoria che sembra un “albergo degli animali” a Point Pleasant, in West Virginia, accerchiata da scoiattoli che ogni tanto boicottano le linee telefoniche. Carlene Thompson ha al suo attivo una decina di romanzi, tradotti in varie lingue. Romanzi promossi a pieni voti dai lettori, che scrivono pareri entusiastici sui siti di tutto il mondo.

Marcos y Marcos ha pubblicato Non dirlo a nessuno, Ultimo respiro, Nero come il ricordo, Non chiudere gli occhi, Stanotte sei mia, Fredda è la notte, Il nostro segreto, Ancora viva e Come sei bella stasera.

:: Intervista con Sergio “Alan” D. Altieri a cura di Giulietta Iannone

20 giugno 2011

altieriBenvenuto Sergio su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. È un grande onore averti sulle nostre pagine. Come tradizione iniziamo con le presentazioni. Allora ora ti dico tutto quello che so di te poi tu aggiungerai quello che manca. So innanzitutto che sei lombardo come me, nato a Milano nel 1952, ti sei laureato in ingegneria meccanica, hai vissuto negli Stati Uniti, oltre a fare il direttore editoriale sei uno scrittore, un traduttore e uno sceneggiatore. Ora a te la parola.

Anzitutto, un profondo ringraziamento per ospitarmi sulle vostre pagine, un doppio rigraziamento per lo spazio e l’interesse che dedicate agli Autori e alla scrittura. Non dimentichiamoci che la media della lettura in Italia è 0,75 libri all’anno pro-capite. Non esattamente incoraggiante. Per cui, chiunque decida d’interessarsi di autori narratori, libri, scrittura… well, gets my vote. Venendo al mio lavoro, la sintesi che ne fai è pienamente centrata. Posso aggiungere di essermi formato da ragazzino proprio sulle collane da edicola Mondadori — Giallo, Segretissimo, Urania — delle quali poi ho avuto il privilegio di diventare Editor. Quello che definisco “il demone di raccontare storie” mi ha posseduto fino dall’eta’ di circa quattordici anni. Piccoli racconti sostanzialmente di SF, molto derivati dal lavoro dei grandi maestri come Asimov, Clarke, Simak, Heinlein.

Il tuo romanzo di esordio si intitolava Città Oscura un thriller d’azione molto adrenalinico, ambientato in una Los Angeles in bilico tra Fuga da Los Angeles di Carpenter e Sin City dei fumetti di Frank Miller. Che ricordi hai dei tuoi inizi, della tua strada verso la pubblicazione?

Ti ringrazio di avere citato “Citta’ Oscura”, il mio primo libro pubblicato che ancora oggi viene da molti considerato l’antesignano dei “thriller metropolitani”. Ecco pero’ un aneddoto forse poco conosciuto sui miei esordi. In realta’, iniziai il mio primo “libro grosso” nei primi anni ’70, e gia’ da allora ero affascinato da vicende catastrofiche. Quel libro NON ERA “Citta’ Oscura”. Al fulcro della storia — inevitabile effetto della dura situazione di scontro politico e sociale di quegli anni — c’era un colpo di stato militare in Italia, seguito da guerra civile da disgregazione su vasta scala, suggerita ma mai chiaramente definita. Era gia’ un testo di grossa lunghezza, superiore alle 700 cartelle dattiloscritte: considera che a quel tempo non esisteva ancora quel meraviglioso giocattolo oggi chiamato “personal computer”. Per quel primissimo lavoro — tralascio i dettagli della presentazione del lavoro medesimo sulla scena editoriale — riuscii addirittura a ottenere un contratto di pubblicazione con un valido editore. A cui segui’ un editing prolungato e approfondito. Quell’editing — a opera di uno straordinario uomo di libri di nome Vincenzo Accame — a tutt’oggi rimane per me tra le esperienze di apprendimento piu’ fondamentali in materia di scrittura e tecnica narrativa. Purtroppo, i tempi editoriali per la pubblicazione si dilatarono su un arco di anni. Fast-forward. Tra il 1978 e il 1980 avevo gia’ scritto il mio secondo romanzo: “Citta’ Oscura”. Un diverso editore — il grandissimo Andrea Dall’Oglio, che poi divenne il mio editore primario nel marchio Corbaccio — decise di pubblicare “Citta’ Oscura” in tre settimane dopo che glielo ebbi presentato. Questo porto’ a una situazione di conflitto quasi paradossale. La mia opera prima, ormai narrativamente e politicamente “datata”, sarebbe apparsa dopo “Citta’ Oscura” e con  un diverso editore. Un conflitto che mi costrinse a prendere la tutt’altro che facile decisione di NON pubblicare l’opera prima, rimanendo poi con l’editore Dall’Oglio. Ti posso garantire, fu un boccone all’acido cianidrico. Ma ancora oggi ritengo sia stata la cosa sensata da fare. Dopo “Citta’ Oscura”, pubblicato nel 1981, esattamente trent’anni da oggi, il demone della scrittura ormai era “al top”. In meno di due anni scrissi — prima a mano e poi con la macchina da scrivere — altri due libri: “Alla fine della notte”, thriller spionistico da Guerra Fredda, e “L’occhio sotterraneo”, il mio primo, vero thriller apocalittico. Nel 1983, ebbe poi inizio la mia esperienzza negli Stati Uniti, lavorando come “story-editor” — l’equivalente di editor per una compagnia di produzione cinematografica — per il leggendario, purtroppo compianto mega-produttore Dino De Laurentiis.

Negli anni ’80 hai lavorato molto nel cinema, faccio due nomi Velluto blu e L’anno del dragone. Raccontaci un episodio bizzarro, divertente, imbarazzante che ti è successo sul set di questi film.

La domanda e’ estremamente provocatoria e pertinente. Ed e’ proprio per questo che mi piace. Da “trentenne rampante immigrato” quale ero, lavorando per Dino De Laurentiis, mi ritrovai a contatto con registi del calibro di David Lynch, Micheal Cimino, David Cronenrberg, John Carpenter, solo per citare le “leggende”. Tutti questi grandi maestri furono con me di straordinaria umanita’ e gentilezza. In “Blue Velvet” — nella “location” Wilmington, North Carolina —  David Lynch mi permise di “guidare il taxi” nella scena in cui Kyle McLachlan scende di fronte alla casa di Isabella Rossellini. Sto ovviamente parlando dei personaggi del film. Ci vollero’ quattro “takes” perche’ riuscissi a fermare il taxi proprio nel punto giusto della ripresa. In quei quattro “takes” Kyle si rivelo’ uno dei esseri umani piu’ simpatici e inaspettati che abbia mai incontrato. Osando di tutto e di piu’ — nella lavorazione de “L’anno del dragone” — cenai con Michael Cimino in uno di quei ristoranti di New York dove servono bistecche alla brace alte due dita. Gli posi una domanda che mi stava sullo stomaco fin da quando avevo visto quello che ancora e’ considerato il suo capolavoro: “The Deer Hunter” (Il Cacciatore). Ecco la domanda: “Michael, ma perche’, alla fine di tutta quella tragedia, fai cantare ai tuoi personaggi l’inno americano?” La sua risposta, straordinariamente sincera e disarmante: “Perche’ non hanno trovato niente di meglio da cantare.” D’accordo, quella cena mi e’ costata centoventi dollari. Ma ne e’ valsa centoventi volte la pena.

Cambiando del tutto genere recentemente hai scritto una trilogia a sfondo storico Magdeburg composta da L’eretico, La furia e Il Demone. Vuoi parlarcene?

Ack! La classica domanda da un milione di dollari (credo il dollaro valga ancora qualcosa). Battute discutibili a parte, la “Trilogia di Magdeburg” e’ verosimilmente il “pezzo duro” del mio percorso di narratore. Parlarne per esteso richiederebbe uno spazio web che non mi sento di infliggere ne’ a te ne’ ai nostri lettori. Cercherò quindi di metterla in forma forse anche troppo sintetica:

— il mio primo concetto arriva dagli anni del liceo, in cui appresi che in Europa, tra il 1618 e il 1648, era stata combattuta una guerra chiamata “Guerra dei Trent’Anni”;

— domanda: come accidenti e’ possibile che una guerra possa andare avanti per trent’anni?;

— risposta: non avevo ancora il concetto di “guerra generazionale”, vale a dire un conflitto in cui il bastone del testimone viene passato senza soluzione di continuita’ da una generazione alla successiva…

… fino al paradosso che ci si dimentica del perche’ si combatte. L’esempio piu’ classico di “guerra generazionale” che abbiamo a tutt’oggi e’ il coflitto tra israeliani e palestinasi.

— anni dopo, era il 1974, vidi un film chiamato “The Last Valley” (L’Ultima Valle), un grandioso affresco proprio sulla Guerra dei Trent’anni scritto e diretto dal grande autore australiano James Clavell, il cui testo letterario piu’ celebre e’ “Sho-Gun”, la saga del navigatore britannica John Blackthorne nel Giappone imperiale del XVII Secolo;

— quel film e “Madre Coraggio e i suoi figli” il capolavoro teatrale di Berthold Brecht intitolato, sono le radici di “Magdeburg”;

— quasi trent’anni piu’ tardi — la sintesi dell’intera trilogia e’ del 1993 e i primi capitoli de “L’Eretico” vennero scritti nel 2000 — con sette anni di scrittura e duemila pagine di testo, ecco quindi la “Trilogia di Magdeburg”, il mio “pezzo duro” di narrativa storica;

— in questo trittico, con l’intrigo dei personaggi in rimo piano, sullo sfondo cerco di rappresentare l’equivalente di quell’epoca, la prima meta’ del XVII Secolo, di una guerra nucleare di oggi.

— se io sia riuscito o meno nell’intento, che siano i lettori a giudicarlo.

Ho letto una tua bella e divertente intervista di Marilù Oliva dove si accenna ad un tuo vago accento da Cowboy. Tutto vero?

Ho grande simpatia per Marilu, e grande stima per il suo lavoro di Autrice. Il suo “Tu la pagaras” e’ un vero gioiello del noir contemporaneo. Quanto al mio accento da “cowboy”, con quei vent’anni di Stati Uniti alle spalle, immerso nella lingua americana, well, I guess, it’s just about inevitable, to pick up some of that drawl… Ooops, mi e’ scappato di nuovo.

Come è la situazione editoriale in Italia rispetto alla tua esperienza negli Stati Uniti?

Direi che la differenza piu’ sostanziale sia la percentuale dei lettori. L’Italia rimane uno dei paesi al mondo nei quali si legge di meno: in media 0,75 libri all’anno pro-capite, ultimo posto in Europa per la lettura dei quotidiani. Il web, in tutte le sue forme sia d’informazione che di diffusione testi, ha un po’ alzato le percentuali, ma comunque non in modo significativo. Il “mostro con un occhio solo” — la televisione, per intenderci — e’ l’idrovora che continua a fagocitare tutto e tutti. Un unico esempio che trovo molto significativo: il quotidiano piu’ venduto in Italia, il Corriere della Sera con le sue ottocentomila copie (in una buona giornata), a confronto con il telegiornale meno visto in Italia, il TG4 con quasi 4 milioni di spettatori. Al contrario, il lettore medio americano legge da 3 a 5 libri all’anno. Inoltre, nelle grandi citta’ — dove si concentra la meta’ della popolazione degli Stati Uniti — i grossi quotidiani come NY Times, LA Times, Washington Post, Chicago Tribune, tra vendite dirette, abbonamenti cartacei e utenti web hanno percentuali di lettura nell’ordine dei milioni di copie. L’altra sostanziale differenza tra la situazione editoriale italiana e quella americana e’ il rapporto tra edizioni rilegate ed economiche. In Italia, il rilegato copre i quattro quinti delle vendite. Negli Stati Uniti, il tascabile copre i due terzi delle vendite. Infine, il mercato in ascesa degli e-book: Italia 2 percento, Stati Uniti, 15%. Solamente numeri, ma a non trattarli con il massimo rispetto tornano a vendicarsi.

Hai tradotto per i Meridiani di Mondadori Raymond Chandler e Dashiell Hammett due autori che adoro in assoluto, veri maestri del hard boiled, confrontami i loro stili, i loro punti deboli e quelli di forza.

Concordo appieno con l’adorazione verso questi due straordinari maestri. In particolare, nei due volumi del meridiano Chandler, ho avuto l’onore di lavorare al fianco con la grandissima Laura Grimaldi, che considero uno dei miei mentori sia per la narrativa che per l’editoria. Tornando all’opera di Hammett e Chandler, parlare di punti deboli e’ impossibile. Semplicemente non esistono punti deboli ne’ nella loro “filosofia letteraria” ne’ nei loro scritti. Al fulcro sia di Hammett che di Chandler, la figura del “cavaliere in armatura di flanella grigia”, il detective privato duro ma non necessariamente puro, comunque ancora dotato di etica in una societa’ gia’ corrotta, forse irrimediabilmente corrotta, nel profondo. Da traduttore — ma e’ molto piu’ corretto che vi rimandi agli eccezionali i saggi critici che accompagnano entrambi i Meridiani — direi che le differenze nel lavoro di questi straordinari maestri siano sostanzialmente due:

— l’approccio al protagonista: piu’ distaccato e cinico l’investigatore di Hammett, piu’ esistenziale e crepuscolare l’eroe di Chandler;

— gli stili: essenziale fino a diventare quasi barocca la scrittura di Hammett, di cartesiana eleganza e raffinatezza quella di Chandler.

Ancora oggi voglio ringraziare Renata Colorni ed Elisabetta Risari, le due golden ladies dei Meridiani Mondadori, per avermi dato la lusinghiera opportunita’ di rendere onore al lavoro degli autori che piu’ qualsiasi altro hanno influenzato il mio lavoro di narratore.

Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento? Ci sono esordienti che ti hanno particolarmente colpito per coraggio, intraprendenza, spirito?

Dal mio personale punto di osservazione, negli ultimi anni il paesaggio narrativo italiano ha acquisito una fenomenale vitalita’. Molti nuovi autori, molti nuovi lavori, molte nuove sfide. In cima alla lista degli Autori italiani che piu’ rispetto e dei quali non mi perdo un solo libro si trovano, ex-aequo:  Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Raul Montanari, Danilo Arona, Franco Forte, Nicolo’ Ammanniti, Gianni Biondillo, Alessandro Defilippi, Mauro Marcialis, Alfredo Colitto, Giulio Leoni, Gianfranco Nerozzi, Stefano Di Marino, Bruno Arpaia, Claudia Salvatori, Elisabetta Bucciarelli, Nicoletta Vallorani.

In tutta onesta’, la parola “esordiente” non mi piace troppo. Un narratore resta comunque un narratore, sia che i suoi lavori appaiaono sul web che in rilegato da un grande editore.Sempre restando sugli italiani, ritengo che possiamo contare su almeno due nuove generazioni di talenti in rapida ascesa. Mi limito a citare solo i nomi a me piu’ vicini:

Roberto Riccardi, Piernicola Silvis, Stefano Pigozzi, Samuel Marolla, Barbara Baraldi, Adriano Barone, Vincenzo Spasaro, Simonetta Santamaria, Zarini & Novelli, le Sorelle Martignoni.

Diversissimi per tematiche e stili, ma uniti nella straordinaria voglia di narrare. Go for it, Kids!

Progetti per il futuro?

In questo scorcio pre-estivo 2011, assieme al grande maestro Gaetano Staffilato — uno tra i piu’ straordinari linguisti italiani — sono impegnato nella traduzione del nuovo, attesissimo volume della monumentale saga fantasy di George R.R. Martin “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”. A proposito: non perdete l’ottima serie televisiva prodotta dalla HBO del primo volume della saga, “Il Gioco del Trono” (A Game of Thrones). Per quanto riguarda la mia di scrittura, ho non meno di cinque libri gia’ completamente strutturati. Tra essi, i due volumi che dovrebbero concludere la “Pentalogia dello Sniper” Russell Kane, e quello che potrebbe essere il “pilot” di una nuova serie d’impianto decisamente futuristico. Al tempo stesso, il progetto al quale vorrei davvero dedicarmi nel 2012, well, okay, so be it: “Magdeburg 4: La Via della Spada”. E’ un testo che definirei un “prequel parallelo” al trittico di Magdeburg — ambientato quasi interamente nel Giappone imperiale successivo alla fine delle guerre feudali — in cui descrivo come Wulfgar e’ diventato Wulfgar. Potrei mettere altri “hamburgers on the grill” (tornando all’accento da cowboy che piace tanto a Marilu, ma credo possa bastare cosi’.  Un grande grazie a tutti per avermi seguito. E ricordate: leggere-leggere-leggere!

:: Intervista con Mykle Hansen a cura di Giulietta Iannone

15 giugno 2011

myCiao Mykle. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Mykle Hansen? Punti di forza e di debolezza.

Ciao Giulia! Sono Mykle Hansen, qualcuno mi ritiene un bugiardo. Sono alto dodici metri e sono coperto interamente da gattini. Quando rido, le automobili esplodono. D’altra parte, sono anche allergico al denaro.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

La mia infanzia è stata una fregatura. I miei genitori si sono separati, così ho vissuto con mia madre in un posacenere di tre stanze. Mia mamma  fumava 1000 sigarette al giorno, ed era sempre preoccupata per i soldi. Ero uno studente terribile così ho abbandonato l’università per lavorare nel settore industriale. Tutto quello che so, l’ ho imparato da solo.

Quando hai capito che avresti voluto fare lo scrittore?

Mia madre aveva una macchina da scrivere veramente bella, e quando avevo tre o quattro anni ho cominciato a scriverci su solo per sentire il ritmo del suono dei tasti.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

E’ importante non imitare troppo gli uni gli altri . Uno scrittore veramente bravo dovrebbe avere una serie di qualità completamente diverse  rispetto ad altri bravi scrittori. Prendete me per esempio: la mia pelle si illumina al buio, e sono coperto di vagine. Nessun altro scrittore vivente può dire questo. Inoltre uno scrittore per migliorare deve avere un forte ego e credere in se stesso, pur possedendo l’umiltà sufficiente per riconoscere i propri errori.

In poche parole: cos’è la Bizarro fiction? Puoi dirci i nomi di alcuni degli autori principali di questa corrente?

Bizarro è un genere di fiction per le persone che sono stanche della fiction tradizionale. L’obbiettivo dei Bizarro è quello di provocare una reazione, di evitare cliché, e di esplorare la follia. Molti considerano Carlton Mellick III  il padre del movimento, insieme a Jeremy Robert Johnson, Kevin Donihe, Gina Rinalli, e alcuni altri. Bizarro è una grande famiglia – si ricevono un sacco di regali a Natale. Oggi ci sono decine di autori interessanti. Caris O’Malley e Cameron Pierce, per esempio, sono giovani scrittori davvero impressionanti che sembra migliorino ad ogni nuova storia.

Vuoi descriverci una tua tipica giornata di lavoro?

Bevo un bel caffè forte e scrivo tutta la mattina, poi la sera leggo fino a quando ho sonno. Cucino la cena per la mia famiglia alle sei. Il mercoledì pomeriggio lotto con alligatori vivi.

Missione in Alaska è un pazzo, pazzo libro. Cosa ti ha spinto a scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Un grave mal di schiena. A quel tempo, non potevo nemmeno scrivere, perché non potevo sopportare di stare seduto su una sedia. Alla fine ho inventato una sorta di piano-scrivania, e ho cominciato a scrivere ogni mattina mentre stavo sdraiato sulla schiena. La storia di un uomo bloccato sotto la sua vettura è ovviamente correlata a questo, ma quel pensiero non mi è mai venuto in mente in quel momento. Stavo solo cercando di raccogliere tutte le frustrazioni della mia vita: la mia salute, il mio paese, lo stato del mio mondo. Ero arrabbiato, e avevo bisogno di ridere. Marv Pushkin ha risolto il mio problema.

Puoi parlarci un po’ del tuo protagonista, Marv Pushkin, un vero bastardo e di come la storia ha inizio?

Marv è un pastiche di tutti i generi di persone che mi danno fastidio. Ma poiché sono una Bilancia, cerco sempre di vedere le cose dalla parte del mio avversario in ogni argomento. Quindi, in ogni capitolo ho cercato di simpatizzare con pareri o idee che normalmente mi offendono: il razzismo, il sessismo, l’industrialismo, l’avidità, l’egocentrismo, l’ arroganza, e così via.

La società americana è così negativa o Marv Pushkin è una sorta di assurda esagerazione. Sei ottimista?

Non c’è un solo giudizio sull’ America. Sarebbe come se un pesce desse lezioni sull’acqua. Il nostro governo è stato gravemente danneggiato da decenni di corruzione, e alcuni miliardari stanno lavorando duramente per erodere tutti i progressi sociali del secolo scorso. Ma l’America è ancora molto viva, vivace, piena di possibilità. Invito tutti i disperati, la gente oppressa del mondo a venire in America e ad aiutarci a risolvere il problema.

Ma il vero protagonista è l’orso. Qual è il suo ruolo nel libro?

E’un modo di vedere le cose: Mister Orso rappresenta  il mondo naturale, l’ambiente, e Marv Pushkin è il suo contraltare, rappresenta tutte le azioni umane distruttive che minacciano il mondo naturale: la deforestazione, l’inquinamento, lo sfruttamento e il sovraffollamento.

Se Hollywood chiamasse, chi vedresti bene nella parte di Marv?

Morton Downey Jr., di sicuro. O Marcello Mastroianni, se solo fosse ancora vivo. John Goodman nella parte dell’orso.

Qual è stata la parte più laboriosa durante la scrittura?

In realtà, Missione in Alaska è stato il libro più semplice che abbia mai scritto. Sono stato preso da un’ ondata di ispirazione e che mi ha trasportato a riva. Naturalmente le revisioni hanno preso tempo, ma mi sono goduto ogni singolo momento.

Quali sono i tuoi autori preferiti contemporanea? Parlami  delle tue influenze letterarie.

Ho appena scoperto Sam Lipsyte e sto leggendo tutto ciò che ha scritto. Mi piacciono gli scrittori, come lui, che capiscono la poesia e la usano per scrivere in prosa. Mi piace la sua bellissima lingua, ma non per se stessa. Joy Williams è un altro grande scrittore del genere. Sono anche molto appassionato della generazione appena precedente alla mia: Martin Amis, Jim Thompson, Raymond Chandler, Donald Barthelme… Sono piuttosto ignorante per quanto riguarda i classici, ma mi piace moltissimo Moby Dick.

Pensi che i critici abbiano influenzato il tuo lavoro?

La “critica” nel senso accademico del termine non ha grande spazio nel mio paese. Ho letto un sacco di critica sociale in riviste come “N +1” o “The Baffler”, ma non voglio essere troppo analitico, o addirittura consapevole del modo in cui la mia scrittura funziona. Ho fiducia nell’istinto.

Scrivi anche racconti o solo romanzi?

I racconti sono la mia forma letteraria preferita! La mia prima collezione di racconti, Eyeheart everything,  è stata appena ripubblicata dopo dieci anni, e ho un’ altra raccolta di prossima uscita. E’ piena di storie divertenti sulla morte.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Party Like It’s 1984 è una interessante raccolta di racconti brevi in ​​inglese di scrittori della Cina contemporanea. Sono circa a metà. La prima storia, The Devoured Man di Josh Stenberg, è un vero gioiello.

Ti piace fare tour promozionali? Raccontaci qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Amo leggere ed esibirmi, e quando Missione in Alaska uscì per la prima volta ideai una performance promozionale in cui mi battevo con un orso vivo sul palco. L’orso suonò anche canzoni d’amore con la chitarra, mentre io davo corso ad una proiezione di diapositive su vari orsi reali e immaginari del Nord America. E’stato un grande successo, anche se girare gli USA con un orso nella mia macchina è stata un esperienza unica che non ripeterò.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Certamente l’Italia è un paese bellissimo! Ma non sono sicuro di come superare la barriera linguistica. Avrei bisogno di un traduttore, o forse potrei insegnare all’orso a fare il mimo.

Quando uscirà in Italia il tuo prossimo libro?

E ‘troppo presto per dirlo, dobbiamo vedere come va questo. Pubblicare un libro è un affare rischioso. Siete pregati di acquistare tutti i miei libri. Se li avete già comprati, siete pregati di acquistarli di nuovo. Acquistate molte copie. Spendete tutti i vostri soldi nel loro acquisto. Grazie.

A Marco Vicentini, il boss di Meridiano Zero, il tuo editore italiano, piace molto il tuo libro. Come vi siete conosciuti?

Non ci siamo ancora incontrati. Per quanto suoni poco affascinante, mi ha trovato su Facebook. Come ha trovato il mio primo libro è una domanda che devi fare a lui. Abbiamo solo avuto uno scambio di lettere finora. Ma penso che abbia fatto un ottimo lavoro con la progettazione del libro, e la traduzione sembra funzionare perché un sacco di fans italiani mi contattano online. (Fans Ciao!)

Parlaci del rapporto con i tuoi lettori?

C’è un piccolo campo di fronte a casa mia pieno di miei lettori. Aspettano fuori per giorni con le loro macchine fotografiche e i loro binocoli, sperando di intravedermi. Mia moglie gli porta tè e popcorn al mattino, ma ogni volta che provo a parlare con loro si comportano in modo così strano – si inginocchiano, mi baciano i piedi, mi porgono i loro bambini, piangono e così via – ed io non so cosa dire. Lo trovo molto imbarazzante. Così li saluto di tanto in tanto dalla finestra, o altrimenti provo ad ignorarli.

Come possono mettersi in contatto con te?

Online, tramite Facebook, o sul mio sito web mykle.com . (Per favore, andate via dal campo davanti al mio cortile).

Infine, la domanda inevitabile. Stai attualmente lavorando ad un nuovo romanzo? Eventuali altri progetti?

Troppi progetti, sempre. Sto scrivendo un romanzo su un unicorno gay, e sto finendo le modifiche ad una raccolta di racconti, poi sto scrivendo un insieme di saggi sui modi in cui i morti possano fornire un vantaggio economico a favore dei vivi. C’è anche una biografia che spero di iniziare presto, se riesco a ottenere l’accesso a determinati documenti, e alcuni progetti per Hollywood  e sono in pauroso ritardo. L’arte è bella, ma c’è dietro un sacco di lavoro da fare.

:: Intervista con James Rollins a cura di Giulietta Iannone

14 giugno 2011

L'altare dell'Eden di James RollinsCiao Jim. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è James Rollins pseudonimo di Jim Czajkowski? Punti di forza e di debolezza.

“James Rollins”, è uno scrittore di thriller, ma come lo pseudonimo implica, spesso indosso un paio di maschere. Sono anche “James Clemens,” scrittore di fantasy. E “James Czajkowski,” veterinario. Con tanti nomi, a volte mi è difficile tenere tutto sotto controllo.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Prima di tutto, do a mia madre la colpa per la mia carriera di scrittore. Ho sempre letto sin da quando ero ragazzo. E’ da questo tutta la follia ha avuto iniziato. Certo, ero anche interessato agli animali e alla scienza e sapevo che sarei diventato un veterinario – ma amavo anche leggere. E la lettura è stata come gettare benzina sul fuoco di una fervida immaginazione. Sono cresciuto con tre fratelli e tre sorelle,  e io ero il “narratore” della famiglia (quello che mia madre chiamava “The Liar”). Così la scrittura mi è entrata nel sangue, fin da molto giovane. Ma non ho mai considerato la scrittura come una vera carriera. Pensavo che per poterlo fare avrei dovuto essere figlio di un autore di successo, chessò di Hemingway o di Fitzgerald. Così, invece di fare lo scrittore mi sono occupato della mia altra passione: la medicina veterinaria. Ma fu un errore. Ho continuato a leggere e in qualche contorto angolo della mia immaginazione ha continuato ad albergare questo sogno e così intorno ai trent’anni ho cominciato a dilettarmi di nuovo con la scrittura. In primo luogo, ho scritto un mucchio di storie brevi, sepolte in qualche angolo del mio cortile, poi il mio primo romanzo, che effettivamente è stato un successo.

Che lavori hai svolto in passato?

Prima di diventare un veterinario ed un autore, ho fatto il cameriere, lanciato pizze in aria, e ho fatto il lavapiatti. Ho anche lavorato in un negozio di animali, in un grande magazzino, e in supermercato di alimentari. Ho anche insegnato chimica all’università.

Quando hai capito che avresti voluto diventare uno scrittore? Come hai scelto la fiction?

Come accennato in precedenza, ho sempre amato raccontare storie. Ma fu solo al liceo che ho realmente provato a scriverle. Al college poi ho messo tutto da parte per concentrarmi sui miei studi veterinari. Dopo il college, ho scritto alcuni articoli di saggistica di medicina veterinaria, che mi hanno fatto capire di voler scrivere narrativa. E così un giorno ho deciso di fare proprio questo.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Certo, ho avuto la mia parte di rifiuti: in primo luogo per tutti quei racconti, poi per il mio primo romanzo. Il manoscritto è stato respinto da 50 agenti diversi prima che uno ha finalmente accettato di rappresentarlo. Poi si è scatenata una guerra di offerte tra due editori e finalmente ne ho venduto i diritti. Ho anche venduto i diritti cinematografici. Sono contento che almeno ad un agente il libro sia piaciuto.

E’ vero che Clive Cussler, Robert Ludlum e Wilbur Smith ti hanno influenzato ?

Assolutamente. Leggo ancora Cussler e Smith, e mi manca Robert Ludlum. Ma devo anche dire che Michael Crichton mi ha influenzato moltissimo.

Chi sono i tuoi autori viventi preferiti?

Adoro Stephen King, Dan Simmons, George RR Martin, Steve Berry, Nevada Barr … oh, l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Tu sei l’autore di numerosi bestseller sia thriller che fantasy ricchi di azione e di avventura. Puoi raccontarci qualcosa dei tuoi libri? Quale è il tuo preferito?

E ‘difficile scegliere un preferito, ma il primo libro (quello che è stato respinto da così tanti agenti) occupa un posto speciale nel mio cuore. Questo libro è stato pubblicato negli Stati Uniti con il titolo Subterranean. Anche se è stato pubblicato come un thriller, alcuni personaggi sono creature marsupiali con poteri telepatici che vivono in Antartide … così anche nel mio thriller d’avventura, c’è un po ‘di fantasy. Tutto sommato, mi piace miscelare la scienza weird e i misteri storici tutti insieme.

Nel 2007, sei stato assunto per scrivere il romanzo tratto dalla sceneggiatura del film Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Raccontaci qualcosa di questa esperienza.

Prima di tutto, sono un grande fan di Indy. In effetti, mi ricordo quando ho visto I predatori dell’arca perduta per la prima volta. Ci fu un anteprima di quel film, e volevo essere il primo a vederlo. Sono un fan di questo genere di film da geek (e ne sono fiero!). Ma avevo anche prenotato un viaggio in rafting per lo stesso giorno. Mi ricordo che pagaiai molto, molto velocemente per essere sicuro di essere fuori da quel fiume in tempo per vedere il film. Non feci molto in fretta. Così andai direttamente dal fiume al cinema e guardai il film con le scarpe da ginnastica bagnate e i vestiti umidi … e tutto sommato, non è un brutto modo di guardare I predatori dell’arca perduta, ha aggiunto un qualcosa in più alla visione. Per quanto riguarda la scrittura del romanzo, l’ho trovata una sfida interessante e affascinante. E ‘stato molto coinvolgente e liberatorio: decostruire la sceneggiatura, creare i monologhi interiori, espandere alcune scene, e accorciarne altre, e inventare alcune scene nuove di zecca. Lo Studio mi ha dato massima libertà. E tutto sommato, sono stato in grado di aggiungere una dozzina di scene completamente nuove che non sono nello script o nel film. Così mi sono immedesimato così tanto che ho indossato il cappello di Indy e la sua frusta (anche se solo nella mia immaginazione).

Raccontaci qualcosa a proposito della serie Sigma Force?

SIGMA Force è la mia serie attualmente in corso che ha per protagonisti un gruppo di ex soldati delle forze speciali che sono riqualificati in diverse discipline scientifiche e inviati nel mondo per indagare sulle minacce globali. Sono fondamentalmente “scienziati con la pistola”, che si trovano in ogni sorta di guai.

Perché hai deciso di scrivere L’altare dell’ Eden, il tuo ultimo libro pubblicato in Italia dalla  Nord Editore?

Ho sempre voluto unire il mio amore per gli animali con la mia passione per la scrittura. L’altare dell’ Eden mi ha offerto questa possibilità. E ‘quello che io chiamo il primo “thriller veterinario.”

Quanto è durato il processo di scrittura di L’altare dell’ Eden?

Come per la maggior parte dei miei romanzi, trascorro circa 3 mesi facendo ricerca e lavorando sulla trama in generale, poi ci vogliono circa 7 mesi a scrivere il libro e un altro mese per perfezionare il tutto.

Quali opere ti hanno ispirato nella scrittura di questo romanzo?

La più grande ispirazione può essere trovata all’inizio di questo romanzo. Io uso una citazione tratta da  L’isola del dottor Moreau  di HG Wells.. L’altare dell’ Eden è il mio omaggio a quella grande storia.

Puoi dirci qualcosa sulla trama di questo libro senza rivelarci il finale?

Certo. Ha per protagonista una veterinaria, che si imbatte in un traffico di contrabbando di animali esotici, solo per scoprire che c’è qualcosa di terribilmente sbagliato in questi animali, frutto di alcuni devastanti esperimenti a livello genetico. Deve scoprire perché questo è stato fatto e come fermare i responsabili prima che si scateni una calamità in grado di minacciare l’intera umanità.

Puoi dirci un po’ di più sui tuoi protagonisti?

La veterinaria è la dottoressa Lorna Polk. Lei lavora per un laboratorio di ricerca nei dintorni di New Orleans che sta tentando di salvare alcune specie in pericolo. Quando è chiamata dalla pattuglia di frontiera dopo il ritrovamento di un peschereccio naufragato, deve collaborare con Jack Menard, un agente di pattuglia di confine che condivide con lei un tragico passato. La storia è piena di avventura, suspense, ed esplora il potere di redenzione dell’amore.

Quando uscirà in Italia il tuo prossimo libro?

La mia prossima uscita appartiene alla serie per ragazzi (Jake Ransom and the Howling Sphinx) e uscirà nell’estate del 2012. E il prossimo libro Sigma (The Devil Colony) sarà pubblicato nello stesso periodo … se non prima. Non mi hanno ancora detto la data esatta di uscita.

Vuoi descriverci una tipica giornata di lavoro?

Diciamo che è praticamente la stessa di tutti i giorni: scrivo 4-5 pagine ogni mattina, pranzo, e scrivo  altre 1-2 pagine facendo modifiche nel pomeriggio. Il resto del tempo (1-2 ore al giorno) lo trascorro occupandomi del lato business della scrittura: rispondo alle mail, ecc… Ho di solito giornate molto piene. Lavoro dal Lunedi al Venerdì-e mi prendo il fine settimana libero.

I tuoi libri sono stati tradotti in vari paesi. È eccitante?

Sì, è molto emozionante. L’obiettivo di ogni autore è quello di far sì che i suoi libri siano letti da più gente possibile. Sapere che le mie storie sono ora lette in oltre trenta paesi ed è al tempo stesso gratificante e preoccupante.

Sei un autore acclamato dalla critica. Hai ricevuto anche recensioni negative?

Naturalmente. Penso che sia impossibile che un libro possa piacere a tutti i lettori. Ci saranno sempre i lettori a cui non piace. Il mio obiettivo è quello di scrivere un romanzo il più emozionante e sincero possibile. Ad alcuni piacerà, ad altri no.

Scrivi anche racconti o solo romanzi ?

Scrivo anche  qualche racconto. Alcune mie storie sono state pubblicate in alcune antologie a cura di James Patterson, George RR Martin, e RL Stine. E ho appena scritto una storia disponibile in formato e-book che leggerete nel prossimo romanzo Sigma. E’ per me un grande divertimento  poter scrivere una storia più breve di tanto in tanto.

Progetti di film tratti dai tuoi libri?

Sì, ultimamente il grande Dino De Laurentiis lesse i miei libri durante un viaggio in Italia. Li ha letti in italiano e li ha amati abbastanza da chiamarmi e invitarmi a casa sua a Hollywood. Dopo questo incontro, ho finito per vendere alla sua società i diritti cinematografici della serie Sigma.

Cosa stai leggendo in questo momento?

In realtà sto leggendo i candidati all’Hugo (concorso che premia i migliori romanzi di fantascienza). Lo faccio ogni anno. Attualmente sto leggendo Cryoburn di Lois McMaster Bujold.

Ti piace fare tour promozionali? Raccontaci qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Certo. Ho anche fatto un tour in Italia un paio di anni fa. E naturalmente sono accaduti anche episodi divertenti: a volte ho incontrato persone in costume, un’altra volta un tizio mi si presentò davanti per far autografare un mio romanzo con un boa al collo … e una volta mi hanno anche fatto una proposta di matrimonio (che ho rifiutato in quanto non avevo mai incontrato questa persona prima).

Hai molti fan. Qual è rapporto con i tuoi lettori? Come possono i lettori mettersi in contatto con te?

Ho molti contatti online con i miei lettori. Il mio sito ha un pulsante  “contatta James” per l’invio di una email, ma sono molto attivo anche su Facebook e Twitter. Quindi, se volete sapere cosa sto facendo sono quasi tutti i giorni su Twitter o in alternativa potete trovarmi su Facebook.

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Sto rifinendo il volume di prossima uscita della mia serie per ragazzi, che ha per protagonista il giovane archeologo, Jake Ransom, e sto lavorando alla prossima grande avventura Sigma. Sto anche lavorando ad un progetto segreto di cui non sono ancora autorizzato a parlare. Vorrai mica porre fine ad un mistero?