


Dopo la serie “Anna dai capelli rossi”, “Emily di New Moon”, sono in libreria le “Cronache dāAvonlea” collegate alla figura di Anna dai capelli rossi, ma anche a tanti altri personaggi del piccolo paesino nati dalla penna di Lucy Maud Montgomery, che hanno animato le pagine della letteratura mondiale. Il 24 aprile 1942, 80 anni fa, scompariva l’autrice di romanzi per bambini di origini canadesi e per scoprire qualcosa in più su di lei e sui suoi lavori, ho intervistato Angela Ricci, che per Gallucci editore si ĆØ occupata della traduzione delle opere della Montgomery.
Benvenuta Angela, come ĆØ stato occuparsi della traduzione dei romanzi della scrittrice canadese?
Ć stata insieme una scoperta e una riscoperta. Avevo letto Anna ed Emily da bambina e ne ero rimasta affascinata. Quando ho ripreso in mano questi testi da grande ho ritrovato tutta la magia che ricordavo, ma anche molto di più. Si dice sempre che i traduttori sono i migliori lettori di qualsiasi libro, perchĆ© si soffermano su ogni singola parola, ed ĆØ vero. Traducendo questi romanzi ho capito perchĆ© mi erano piaciuti cosƬ tanto da piccola e perchĆ© piacciono anche agli adulti, a più di un secolo di distanza da quando sono stati scritti. Da una parte ĆØ perchĆ© la Montgomery parla di sentimenti, desideri ed emozioni cosƬ umani che rimangono immutabili a tutte le etĆ e in tutte le epoche, dall’altra c’ĆØ il suo modo davvero particolare di descriverli. Spesso lo fa attraverso i paesaggi e la natura, ma a volte le basta un gesto, un dettaglio fisico, oppure una parola o un modo di dire messi in bocca a qualche personaggio. Insomma, il lavoro su questi testi, che ancora non ĆØ finito, mi ha fatto capire che Lucy Montgomery non ĆØ “solo” una scrittrice per ragazzi (nell’accezione sminuente che a torto si dĆ spesso a questa definizione), ma una scrittrice nel senso più alto che si può dare a questa parola.
Quali sono i temi che ritornano in tutte le opere che lei ha avuto modo di tradurre?
Ci sono tantissimi temi che ritornano nelle opere di Lucy Montgomery, alcuni più evidenti, altri che rimangono un costante sottofondo. L’ottimismo, il guardare con fiducia ed entusiasmo alla vita, ĆØ certamente un tema ricorrente e trova la sua incarnazione proprio nelle protagoniste dei romanzi. Ma quello della Montgomery ĆØ un ottimismo molto “realista”. Nei suoi libri ci sono tanti momenti cupi, e anche se le protagoniste riescono a superarli ne conservano le cicatrici. Ci sono poi tanti personaggi secondari che rimangono invece prigionieri di scelte sbagliate e preda dei propri rimpianti, a testimonianza del fatto che il lieto fine per la Montgomery non ĆØ per forza scontato. Un altro tema molto amato dai lettori ĆØ la natura, le descrizioni dei paesaggi dell’Isola del Principe Edoardo rimangono nel cuore e fanno davvero venire voglia di andarli a vedere di persona. Infine c’ĆØ un tema in particolare che affiora in tutti i libri di Lucy Montgomery e mi piace moltissimo, quello delle piccole comunitĆ . La Montgomery, come le sue protagoniste, ĆØ nata e cresciuta su una minuscola isola, in una comunitĆ piccola e spesso anche un po’ chiusa, ma ci tiene a ribadire che la gente che vive nei piccoli centri, alla periferia del mondo, non ĆØ poi tanto diversa da quella delle grandi cittĆ dove avvengono gli eventi più importanti. Ci sono ovviamente tantissime differenze, ma le grandi gioie e i grandi dolori della vita in fondo sono simili per tutti, perchĆ© riguardano l’amore, l’amicizia, la realizzazione personale, gli affetti perduti o ritrovati. Questo ĆØ un tema che emerge diverse volte nelle riflessioni di Anna e anche di Emily, ma forse trova la sua migliore espressione nelle antologie di racconti, in cui a essere protagonista ĆØ la gente di paese, dalla vita solo apparentemente banale.
Avendo lavorato sui testi della Montgomery ĆØ possibile comprendere qualcosa del carattere dellāautrice?
Io penso di sì, ma è difficile avere certezze perché Lucy Montgomery aveva senza dubbio una personalità molto complessa. Certamente si capisce quale sguardo cercava di avere sul mondo, lo stesso sguardo positivo delle sue protagoniste, che però forse nella vita reale, dove le cose non sempre sono andate come voleva, spesso le è mancato. Io credo che avesse una profondissima sensibilità , non solo letteraria ma anche umana, e una spiccata curiosità che le permetteva di trovare sempre il lato interessante e artistico della quotidianità , sua e degli altri.
Quanto lāautrice mise di se stessa nelle sue creature letterarie?
Nei personaggi di Lucy Montgomery c’ĆØ tantissimo di lei, soprattutto in Emily di New Moon, che per stessa ammissione dell’autrice ĆØ un personaggio molto autobiografico. C’ĆØ tanto di lei anche in Anna, con la quale forse ha voluto mostrare la sua parte più allegra e spensierata, che infatti si vede soprattutto nei primi romanzi della saga e poi lascia il posto a riflessioni più mature. Non bisogna però fare l’errore di identificare totalmente l’autrice con le sue protagoniste. Basta leggere la sua biografia, o i suoi diari, per scoprire tanti lati del suo carattere che non appartengono a nessuna delle sue eroine. Personalmente credo che ci sia parecchio di lei in moltissimi personaggi secondari, che sospetto possa aver costruito a partire da qualche tratto particolare, magari persino spiacevole, del suo carattere. Insomma, sparpagliato e a tratti nascosto nei vari personaggi, c’ĆØ molto di Lucy Montgomery in quello che ha scritto.
PerchĆ© ad un certo punto, dopo le “Cronache di Avonlea”, secondo lei, Lucy Maud Montgomery entrò in crisi per quanto riguarda la scrittura?
La Montgomery, stando a quando si evince dai suoi diari e dalla sua biografia, entrò, per cosƬ dire, un po’ in crisi con Anna, ovvero il personaggio che le aveva regalato il successo. Le Cronache di Avonlea furono pubblicate quando erano giĆ usciti i primi due volumi della saga, e l’autrice in realtĆ non aveva intenzione di scrivere dei seguiti, pensava giĆ ad altri personaggi. Il pubblico però aveva voglia di altre storie di Anna e non si accontentò dei racconti, dove la loro beniamina appariva pochissimo. Le pressioni dell’editore e dei lettori indussero quindi la Montgomery a scrivere un terzo libro, che in realtĆ non avrebbe voluto scrivere. Immagino che tornare a dedicarsi a un personaggio di cui pensava di aver giĆ detto tutto, e sforzarsi di scrivere un romanzo che non aveva voglia di scrivere, sia stato abbastanza per farle mettere in questione il suo rapporto con la scrittura, però in questa storia c’ĆØ sempre un elemento che non mi torna: Anna dell’isola, ovvero il famoso terzo libro di Anna che la Montgomery scrisse di malavoglia, in realtĆ ĆØ un bellissimo romanzo, e uno dei miei preferiti di tutta la saga!
Quale ĆØ stato, e quale ĆØ, il ruolo della Montgomery nella letteratura per ragazzi di ieri e di oggi?
Di certo ha regalato a tante generazioni di lettori storie e personaggi indimenticabili, come dimostrano l’eterno successo dei suoi libri e le tante trasposizioni per il cinema e la televisione. All’epoca in cui sono state inventate, le protagoniste della Montgomery erano delle vere e proprie rivoluzionarie, in anticipo sui tempi, e sono sicuramente state di ispirazione per tante donne che cominciavano a farsi spazio in ambiti prima riservati solo ai maschi. Se per le ragazze di inizio Novecento le storie della Montgomery erano un’ispirazione per immaginare un futuro diverso, per lettrici e lettori di oggi sono l’occasione per dare un’occhiata a un mondo d’altri tempi, che però per alcuni versi era più semplice, concreto e genuino di quello di oggi. C’ĆØ tanto da imparare sull’umanitĆ dai romanzi della Montgomery, però prima di tutto – e questo vale per tutte le epoche – c’ĆØ l’incontro con una scrittrice che sa far emozionare come poche altre.
Source: grazie a Marina Fanasca e all’ufficio stampa Gallucci.












































