Dopo aver recensito Il principe degli sciacalli abbiamo incontrato anche la sua autrice, Rebecca Moro, con
cui abbiamo scambiato due chiacchiere sul libro e non solo.
Come e perché è nata l’idea del Principe degli sciacalli?
Mi sono sempre divisa tra il romance e il fantasy, sia come lettrice che come autrice, ed era un pezzo che avevo iniziato a pensare alle grandi linee di una saga, dove ci fosse spazio per entrambi i generi. Però non volevo fermarmi alla solita trama con eroi maschi stile principe perfetto e eroine sempre limitata ad essere streghe folli oppure donzelle da salvare. Volevo partire, in un certo senso, dalla fine, quando l’assedio è già avvenuto e i nemici non sono stati sconfitti, ma hanno trionfato. e volevo vedere come se la potevano giocare il principe e le principesse, una volta caduti al livello più basso, schiavi oppure ostaggi o ancora spose di guerra.
E mi piaceva l’idea di contrapporre ai “perfetti” un’orda di bestie, brutte e imperfette, che fossero comunque protagoniste e non si rassegnassero a lasciare la scena agli umani.
Perché hai scelto un fantasy di questo genere?
Da buona lettrice, ho cercato di raccogliere nel mio primo fantasy tutti gli elementi che mi sono sempre piaciuti: quindi scene di guerra e battaglie, scene di intrighi politici, grandi paesaggi, qualche spazio per i sentimenti, lasciando perdere l’ossessione rigida per il lieto fine. In un fantasy sai già che non tutti i concorrenti alla partenza arriveranno sino in fondo. Il divertimento è decidere chi far arrivare e come farli arrivare.
Chi sono i tuoi maestri fantasy e comunque i tuoi autori e autrici preferiti? E magari anche in altri media, cinema, serie TV e fumetti?
Per l’epic la matrice anglosassone è indiscutibile: David Gemmel, Glen Cook, Robin Hobb, Anthony Ryan, Joe Abercrombie e Richard K. Morgan. Ma sono cresciuta con autrici di primo livello, quali la Zimmer Bradley, Tanita Lee e Carolyn Janice Cherryh.
George Martin, ovvio, è sottinteso: ormai non serve più citarlo.
Non amo solo l’epic (o heroic). Adoro anche l’urban e il paranormal fantasy: da Sherrilyn Kenyon a Kresley Cole a Jeaniene Frost, passando per la Ward (fino al decimo volume ho amato la Confraternita del Pugnale Nero).
Ho metà libreria targata Fanucci, questo può dare l’idea cosa sia vedere adesso il mio volume posizionato vicino.
Cosa pensi della situazione editoriale italiana riguardo al fantastico e non solo?
Confido in una ripresa del fantasy in Italia. All’estero il genere sta pompando bene già da qualche tempo, qui da noi è stato molto a lungo di nicchia, o confinato nelle serie per ragazzi (quindi poco epic e bellico), ma ora forse qualcosa si muove.
Penso che Fanucci abbia dato un buon segnale, provando a puntare su giovani autori italiani da inserire nel suo già nutrito catalogo.
Quando sono uscita, in effetti, con i blog è stato abbastanza faticoso. A parte i soliti lettori forti del genere, si è avvertita una certa diffidenza, che però è stata presto superata. Sono assolutamente felice dell’accoglienza che hanno avuto gli Sciacalli e questo primo volume.
I tuoi prossimi progetti?
Vorrei riuscire a portare avanti i due generi che amo di più. Quindi ho appena pubblicato un mm romance (con l’altro mio pseudonimo, S.M. May) e sto trattando con una CE per la sua versione tedesca, ma al contempo ho iniziato la stesura del secondo volume di questa saga, riservandolo a un nuovo Quadrante, quello di sudovest. I ti-jak hanno lasciato parecchie cose in sospeso e l’Impero degli uomini non può non reagire all’invasione.
Cosa ti ha dato e ti sta dando Il principe degli sciacalli?
Davvero tanto entusiasmo. Sentire i lettori che alle presentazioni oppure nelle email ti dicono che vedevano le scene come in un film, oppure che si sono sentiti parte della Schiera in marcia, ti regala una sensazione pazzesca. Scrivere mi rende felice e libera, sapere che chi legge riesce a percepire quanto voglio trasmettere è qualcosa di meraviglioso.
Fanucci editore inizia una nuova saga, La figlia del cielo, dando spazio ad una giovane voce italiana, Helena Paoli, di certo non priva di interesse, già nota per il suo blog e il suo canale youtube, con il primo capitolo, La maga tessitrice.
Torna in libreria, presso un nuovo editore per l’Italia, Newton Compton e non più Fanucci, Terry Goodkind, autore di un fantasy adulto che piacerà senz’altro agli appassionati e magari un po’ orfani di nuove opere di George R. R. Martin.
Il 28 novembre a Milano presso lo Spazio Oberdan di Milano in piazza Oberdan ci sarà Immaginifico Tolkien, un incontro presso lo Spazio Oberdan con due dei più grandi illustratori dell’opera del maestro del fantasy moderno, Alan Lee e John Howe.
Per molti cultori di oggi del fantasy, soprattutto donne, Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley è stato il primo libro del genere letto, nel lontano 1986 per Longanesi nella collana La Gaja Scienza, con una copertina indimenticabile.
Sembra davvero che la nuova terra del fantastico sarà l’Africa, continente su cui si è detto tutto e il contrario di tutto, spesso in prima pagina per ben altre vicende, alcune di tragica attualità. Dopo il successo di Nnedi Okorafor arriva una nuova voce, Tomi Adeyemi, con il fantasy atipico Figli di sangue e di ossa, basato sulla mitologia del Continente nero, in particolare su quella yoruba, su cui si sa poco ad essere buoni, meglio dire niente così si fa una figura migliore.
Crescere vuol dire confrontarsi con l’ignoto, un qualcosa che la narrativa per ragazzi ha spesso raccontato, in maniera più o meno riuscita, anche spesso per quello che riguarda le ragazze, l’altra metà del cielo, alle quali da un certo punto in poi sono state dedicate le storie forse più riuscite, con toni più realistici o fantastici.
La narrativa di genere fantastico è sempre meno di nicchia e sempre più mainstream, e inevitabilmente sta attirando anche autori e autrici soliti a scrivere altri tipi di libri, magari molto diversi, ma che in generi che si rifanno ad antichi archetipi fiabeschi trovano un modo nuovo e intelligente di esprimersi.
più importanti fenomeni letterari di successo degli ultimi vent’anni si sono proprio rivolti a loro, rilanciando gli universi dell’immaginario, tra fantascienza e fantasy.

























