:: Patrizia Catenuto intervista Jonathan Anthony Burkett

5 febbraio 2010 by

Jonathan_Burkett_9_-238x250Chi e Jonathan Burkett?

Il mio nome è Jonathan Anthony Burkett e sono nato 1 febbraio 1987, io sono un giovane scrittore, e poeta. Mi piace scrivere racconti e poesie. Ho intenzione di diventare un giorno un attore.

Vuole parlarci dei suoi libri?

Sì mi piacerebbe condividere con voi  tutti i miei libri tuttavia al momento attuale sono ancora in cerca di una società editrice che li pubblichi.

Dove trova ispirazione per i suoi libri?

Sono stato ispirato a scrivere i miei libri da molte persone nella mia vita, per lo più dai miei nonni e dalle famiglie che mi hanno aiutato nella vita, mentre io vivevo per la strada ad un età giovanissima mi dicevano di  non mollare mai, non importa quali ostacoli  si incontrano nella vita bisogna ricordarsi sempre che  Dio è un padre orgoglioso dei suoi figlii. Ho scelto di condividere la mia storia con la gente per mostrare che non sono l’unico che stia attraversando un periodo difficile nella vita, anche se  una volta ho sentito che la mia vita è stata peggiore di molte altre tuttavia, se si prende una  ferma presa di posizione in tutto si vedrà la vittoria alla fine di tutto questo.

Ha mai pensato di fare tradurre i suoi libri in altre lingue?

Sì, ho intenzione di far tradurre i miei libri in diverse lingue.

Da quanto tempo  scrive?

Scrivo da 2 anni, però ho iniziato a scrivere poesie sin da quando avevo 8 anni

Le piacerebbe parlare con noi del luogo in cui vive?

Sì mi piacerebbe parlare con chiunque in qualsiasi momento.

Sta lavorando a qualche altro progetto, ha un libro nel cassetto?

Sì ho un libro su cui sto attualmente lavorando.

E ‘facile per lei  pubblicare i suoi libri?

No, non è facile trovare una casa editrice professionale a causa della quantità di concorrenza che c’è là fuori al giorno d’oggi, ma avere fede e non rinunciare vi guiderà attraverso la strada giusta.

Oltre a scrivere cosa fa?

Io amo gli sport e ho intenzione di essere un uomo d’affari nel futuro.

Le piace l’Italia? E’ mai venuto in Italia?

Sì mi piace, ho sentito molto parlare dell’Italia e mi piacerebbe visitare il vostro paese un giorno perché ho sentito che la gente è molto gentile e affabile.

Ha qualche sito dove potremmo conoscerla meglio?

Sì, è possibile visitare il mio sito http://www.jonathanburkett.com per saperne di più su di me. Spero di poter pubblicare presto i miei libri in Italia e farmi conoscere dal pubblico italiano.

:: Intervista a Luca Rinarelli

4 febbraio 2010 by

inperfettoorarioBenvenuto Luca su Liberidiscrivere. Iniziamo con le presentazioni. Descriviti ai nostri lettori.

Trentaquattrenne nato a Torino, città in cui vivo solo dal 1995. Questo per il libro è importante, credo. Impiegato in una ditta di rappresentanze industriali, studi in Scienze Politiche. Appassionato di tante cose, ma soprattutto di storia del novecento e di politica internazionale. 

Raccontaci alcuni tuoi pregi e alcuni tuoi difetti.

Difetti: testardo, irascibile, egocentrico. Potrei continuare all’infinito… Pregi: curioso, empatico, intuitivo, burlone. 

Fotografo e poi scrittore definiscimi cos’è un artista per te.

E’ difficile definire un artista. Non so nemmeno se lo sono. Io penso che sia semplicemente uno che ha delle cose da dire e cerca di dirle, ma ha anche due qualità che rendono ciò che vuol comunicare “esportabile”, entrando nell’anima degli altri. La prima di queste due abilità credo sia il dono della sintesi: devi saper comunicare molto con poco (con poche parole, pochi colpi di pennello, in poco tempo, etc.), altrimenti nessuno ti ascolterà. Per me è così da sempre: un grande quadro comunica molte cose importanti, ma sta tutto dentro qualche metro quadrato al massimo. Mi piacciono gli scrittori che hanno questo dono, e che “pennellano” o “fotografano” le cose che vogliono trasmetterci, senza tirarla troppo per le lunghe, ma facendoci “entrare” nella situazione. La seconda qualità necessaria ad un artista è per me un certo tipo di empatia: se non si “sentono” i dolori e le gioie di chi ci circonda, alla fine si ha poco da comunicare. 

Parliamo del tuo debutto. Hai fatto fatica a trovare il tuo primo editore?

Non ho fatto fatica. Ci ho messo molto tempo. Ho deciso di spedire il manoscritto ad almeno una trentina di case editrici interessate alla narrativa, quelle che conoscevo. Ho predisposto un formato piccolo, in modo che costasse poco sia come carta che come spedizione. Robin è il primo editore che mi ha risposto positivamente.

C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?

Devo ringraziare innanzitutto i miei genitori, che mi hanno sostenuto con entusiasmo. Poi vorrei ringraziare Natascia Pane dell’Agenzia Letteraria Contrappunto, perché pur sapendo che non avrei potuto darle migliaia di Euro, mi ha aiutato fornendomi consigli preziosi. Un ringraziamento particolare va a quegli amici che mi hanno aiutato rendendo possibili tutte le serate di reading che abbiamo fatto in giro per promuovere e presentare il libro: Silvia Lorenzo ed Emanuele Buganza, che hanno prestato le loro voci e la loro abilità di attori per le letture, Andrea Quaglino che li ha accompagnati con la sua chitarra, Loredana Colloca, Fabrizio Fulio-Bragoni, Luisella Francios e tutti gli altri che si sono prestati a presentare il libro. Ovviamente devo ringraziare anche tutte le librerie e i locali che ci hanno ospitato. Sono davvero tanti. 

Immagine“In perfetto orario” è un libro bellissimo che ho letto stupendomi quasi che fosse scritto da un italiano. Da dove deriva la tua internazionalità?

Ti ringrazio per l’apprezzamento. Quel che ti dicevo prima sul mio interesse per la storia contemporanea e la politica internazionale si è riversato nel romanzo, nella scelta dei personaggi e dei loro “passati”. Un killer che viene dalla Germania Est che ormai non esiste più e una giovane prostituta russa erano perfetti per me. Non riesco a immaginare una storia del novecento senza Russia e Germania. Si tratta di due paesi che mi hanno sempre affascinato perché, nonostante degli altissimi picchi culturali raggiunti, hanno anche un passato tragico, spesso autoprocurato. Siccome l’umanità è per me piuttosto autolesionista, il collegamento metaforico mi è venuto immediato. Alla fine tutto il libro è una metafora a scatole cinesi, dal particolare al generale. Un uomo che arriva da un paese che non esiste più, in una città che cerca di reinventarsi dopo la crisi industriale, che fa parte di un paese che non sa dove sta andando in un mondo, quello occidentale di oggi, che ha molte più incognite che certezze. L’attuale crisi economica internazionale ha messo a nudo tutta la debolezza di certi assiomi.

Torino è una città industriale e nello stesso tempo piena di storia. Cosa ti affascina di più? Da fotografo quali sono le zone che ti danno più vibrazioni? 

Come ho accennato prima, io a Torino ci sto solo dal 1995, e sono stato fortunato, perché sono capitato nel decennio in cui la città è cambiata maggiormente, allontanandosi progressivamente, e anche dolorosamente, dalla sua vocazione industriale. Certo l’industria è rimasta, ma con molti meno occupati rispetto a vent’anni prima. Se si vuole guardare il lato positivo, la città è stata costretta a reinventarsi, sperimentando nuove vie, come la cultura e il turismo. Trovo che i luoghi in mutamento sprigionino un’energia particolare, sopratutto in campo culturale. Da questo punto di vista Torino è sicuramente una città molto viva. Da fotografo sono rimasto affascinato dalle fabbriche in dismissione che avevo fotografato nel 2003, e che sono diventate il lavoro “La sconfitta dell’uomo meccanico. Scatti dall’ex capitale industriale”. Quei capannoni mezzi distrutti, pieni di macerie e vetri rotti, a volte abitati da disperati senza casa, mi hanno ricordato il paesaggio lunare della Stalingrado ricreata da Jean Jacques Annaud ne “Il nemico alle porte”, che avevo appena visto. Allora, perché non rendere questi luoghi “post-bellici” di Torino l’habitat per un assassino? 

Che consigli daresti ai giovani scrittori in cerca di editore? Si può  vivere al giorno d’oggi solo di letteratura?

Non saprei cosa consigliare, esattamente. Ti ho detto prima come ho fatto io a trovare il mio editore. Quello può essere un metodo. La seconda domanda ha una risposta scontata, ahimè. No, non si può vivere oggi solo di letteratura, a meno che non si abbia dietro una macchina promozionale molto potente e capillare. Si scrive e si cerca di pubblicare ciò che si è scritto per passione. Sapere che hai trasmesso qualcosa agli altri, che questo qualcosa è piaciuto e che stimola le persone a parlarne con te, è la soddisfazione più grande.  

Ti occupi di volontariato, assisti persone senza fissa dimora e questo in un certo senso ti pone in una posizione privilegiata per conoscere le vite dei cosidetti più sfortunati. E poi così  difficil
e al giorno d’oggi finire a dormire in strada?

Guarda, ormai sono dieci anni che svolgo questa attività. Mi piace molto, perché  conosco molte persone che hanno delle esperienze pazzesche alle spalle. Non so se possiamo essere veramente d’aiuto, ma a volte basta semplicemente “esserci”. Quello che ti posso dire è che la tipologia di persone che cade nel disagio è molto cambiata rispetto agli anni 90. Ci sono le categorie che potremmo definire “classiche”, vale a dire i vecchi clochard, coloro che abusano di sostanze stupefacenti e chi ha patologie psichiatriche e che per una ragione o per l’altra non viene preso in carico dal sistema sanitario nazionale. Negli ultimi anni hanno cominciato a chiedere aiuto anche famiglie normalissime che non ce la fanno economicamente, molte persone di mezza età licenziate prima di arrivare alla pensione, che a causa di ciò cominciano a bere, perdono casa e famiglia. Sì, è  veramente facile al giorno d’oggi finire in strada. 

Ci sono scrittori esordienti che ti hanno particolarmente colpito?

A me è piaciuto molto “Il mondo in un piazza”, primo romanzo del giovane torinese Fiorenzo Oliva. E’ un romanzo che parla della zona di Porta Palazzo, e di tutta la sua ricchezza e problematicità umana. Divertente e commovente allo stesso tempo. 

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

E’ difficile dirlo. Ho dei libri preferiti: “La variante di Lüneburg” di Paolo Maurensig e “Lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde” di Stevenson. Ma anche molti altri.

2ewqTi piace partecipare alle presentazioni dei tuoi libri? Raccontaci un aneddoto curioso di uno di questi incontri?

All’inizio ho pensato che fosse necessario fare tante presentazioni, per far conoscere il romanzo. Sai, io sono un esordiente che non ha alle spalle una casa editoriale di grandi dimensioni e potenza. Poi ho cominciato a trovare interessante e divertente questa formula del reading-presentazione con accompagnamento musicale, per cui ringrazio ancora una volta gli amici che mi hanno aiutato a realizzare il tutto. Siccome sono molto bravi, il pubblico partecipante è sempre rimasto molto interessato, e sono riuscito a vendere un buon numero di copie, anche fuori dal circuito delle librerie. 

Che rapporto hai con i tuoi lettori? Vi scambiate mails, lettere, molti sono diventati amici?

Con molti di loro sono rimasto in contatto, anche grazie al web. Con alcuni siamo diventati anche amici. Dirò una banalità, ma il romanzo mi ha fatto conoscere moltissime persone, alcune delle quali davvero valide. Questo è bellissimo. 

C’è una recensione che ti ha particolarmente fatto piacere?

La tua, e non per piaggeria. Ma anche quella Di Fabrizio Fulio-Bragoni su Nonsolonoir, quella di Luca Giudici sul Recensore.com e la divertentissima intervista immaginaria di Chiara Bertazzoni a Werner, il protagonista della storia, per Thriller Magazine. Ma in realtà tutte le recensioni mi sono piaciute, ed è bello vedere come ogni critico legga il libro con i suoi occhi, dando importanza ad aspetti differenti. 

A che libro stai lavorando in questo momento? Puoi anticiparci qualcosa?

Sto lavorando ad una seconda storia, che ha sempre per protagonista Werner Hartenstein. Solo che non voglio che rimanga uguale a se stesso, come molti personaggi del noir o del poliziesco. Voglio che si evolva, infatti ti anticipo che non farà più il sicario, ma un onestissimo lavoro precario. Solo che un personaggio del suo passato tornerà a scombinargli i piani…

:: Nicola Fabio Vitale recensisce Fiore Crudo di Paolo Alvino

3 febbraio 2010 by

fiore crudoTitolo: Fiore Crudo

Autore: Paolo Alvino

Anno: 2009

Pagine: 136

Prezzo: € 12,50

Editore: Giulio Perrone

Celebrare la vita dopo la morte, non prendersi cura di chi ti sta vicino – un essere che avrebbe solo bisogno d’amore – condannare una persona per il semplice fatto di essere nata. Sono alcuni dei misteri che caratterizzano l’animo umano, alcune fra le più evidenti contraddizioni della nostra natura. I protagonisti di queste strane vicende, spesso, sono coloro che esaltano il valore del martirio e della sofferenza nel corso del nostro breve passaggio terreno accampando motivazioni di ogni genere. Anche per loro, però, arriva il momento in cui percepiscono la follia di queste contraddizioni, succede quando il dolore tocca la loro esistenza in prima persona. Le pagine di Fiore crudo raccontano la storia di un’esistenza sventurata destinata, condannata, a svelare queste tristi e folli verità. Rivelazioni che avvengono in maniera violenta e brutale, come il destino che è toccato alla protagonista. Fiore Crudo, il primo romanzo di Paolo Alvino, vincitore della II edizione del premio letterario “Fili di parole” bandito da Giulio Perrone editore, conduce, inevitabilmente, a questa conclusione. L’inizio del libro scorre veloce, una serie di telegrammi che sembrano spediti direttamente dall’inferno scandiscono i passaggi fondamentali che caratterizzano la vita della protagonista, Maura. Messaggi che avvelenano l’anima, una sequenza infinita, di cui, inizialmente, è difficile capirne il senso. Maura, al centro di una trasformazione drammatica, se mai nel corso della sua esistenza sventurata c’è stato un tempo migliore per poter parlare di trasformazione, quella di chi vive senza amore e trova il modo di dimostrare il suo malessere uccidendo. La brutalità della vita che trasforma la protagonista, a sua volta, in un essere brutale, talmente brutale che, nonostante numerosi motivi che potrebbero far cedere alla tentazione della comprensione nei suoi confronti, non lasciano spazio alla compassione. Poi, quando tutto è compiuto, dopo la celebrazione di un’esistenza votata a esaltare la follia dell’abbandono e della mancanza di amore tutto è chiaro. Un’esistenza, quella di Maura, destinata a svelare verità che spesso non vogliamo o non sappiamo percepire perché molti di noi cercano comode risposte in situazioni capaci di dare conforto a interrogativi che in altro modo ci tormenterebbero, risposte talmente comode che spesso ci dimentichiamo di noi stessi, ci dimentichiamo di chi ci sta al nostro fianco e di quel che potremmo essere, diversi e, sicuramente, migliori. Come spesso succede nella vita bisogna arrivare fino in fondo, è necessario farlo anche per comprendere al meglio questo libro.

:: Intervista con Tess Gerritsen

2 febbraio 2010 by

tessCiao Tess. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Tess Gerritsen?

Sono una viaggiatrice, un’ esploratrice, e una persona curiosa che ama esplorare ogni sorta di argomenti nei suoi  romanzi.

Tu sei un medico. Perché sei diventata una scrittrice? Quando hai iniziato a scrivere?

Sono stata una scrittrice prima di diventare un medico. Ho scritto il mio primo romanzo quando avevo sette anni, e da sempre ho voluto essere un narratrice di storie. Ma mio padre mi ha detto che non avrei mai potuto mantenermi  se avessi fatto la scrittrice  e  mi consigliò di andare a medicina, dove almeno almeno avrei  potuto costruirmi una vita. L’ho fatto, sono diventata un medico, ma la mia passione di raccontare storie non mi ha lasciato. Così, quando ho avuto il mio primo figlio, ho preso una pausa per il congedo di maternità e  ho cominciato a scrivere di nuovo. Dopo diversi libri pubblicati, ho lasciato la medicina, e mi sono dedicata a tempo pieno ad essere una scrittrice. La carriera che  ho sempre voluto avere!

Cosa ne pensi delle eroine dei romanzi polizieschi contemporanei? Sempre vittime o femme fatale?

Eroine può significare qualsiasi cosa, proprio come le donne possono essere qualsiasi cosa – eroine, cattive, vittime, o conquistatrici. Oggi non ci sono limiti a ciò che una donna immaginaria può compiere. Ho notato, però, che i libri con le vittime di sesso femminile tendono a vendere meglio che i libri con vittime maschili. Questo perché la stragrande maggioranza dei lettori sono donne. La mia teoria è che ogni lettore – uomo, donna o bambino – si identifica più profondamente con la vittima. Se pensiamo che potremmo essere attaccati e uccisi, ci sentiamo più coinvolti nella storia.

tess1Sei femminista? Potresti dirmi qualcosa sulla condizione della donna nella letteratura?

Sì, mi considero una femminista. Anche se forse non consapevolmente trasmetto questo nelle mie storie, ma alle mie  eroine capita spesso di essere realizzate e di successo, perché questo è il mondo che vedo intorno a me. In medicina, per esempio, la maggior parte degli studenti di medicina sono donne. Ho sempre avuto vicino donne molto intelligenti e di successo, che è il tipo di eroina che amo ritrarre.

Raccontaci qualcosa della tua città. Qual è il tuo background?

Sono cresciuta in California, nella città di San Diego, con genitori etnicamente cinesi. Ora vivo, nello stato del Maine, nel nord-est, vicino al Canada. E’ un bel posto, con un litorale molto roccioso, e numerose foreste. E ‘molto tranquillo qui, e la mia città ha solo circa 5.000 persone. Bisogna essere in grado di affrontare inverni molto freddi, e le persone qui sono molto indipendenti e autosufficienti.

Quando non stai scrivendo, quali sono i tuoi modi preferiti di rilassarti?

Amo viaggiare! Non c’è niente di meglio che prendere la valigia e volare in un posto nuovo. Amo anche suonare il violino, e molti miei amici sono musicisti. Una volta al mese, ci ritroviamo per una "jam session", in cui suoniamo insieme.

Come hai preso l’idea per il tuo primo libro?

HARVEST è stato il mio primo thriller, e aveva per tema il mercato nero degli organi umani. Ho avuto l’idea da un agente di polizia, che era stato in viaggio in Russia. Ha sentito dire che prendevano gli orfani per le strade di Mosca, e li spedivano in altri paesi, come donatori di organi. Ero così terrorizzata dall’idea che ho deciso di trasformarla in un romanzo poliziesco, che è diventato il mio primo grande bestseller.

tess2Quali sono state le tue prime influenze?

I libri per bambini. Sono cresciuta amando i romanzi gialli per ragazzi di Nancy Drew , così come gli scrittori di fantascienza come Isaac Asimov e Ray Bradbury. Ma devo a  mia madre il mio amore per la lettura,  ha sempre letto con me, ogni sera prima di andare a dormire.

Raccontaci qualcosa del tuo esordio. La tua strada verso la pubblicazione.

Ho cominciato scrivendo romanzi d’amore, perché è un genere che amavo leggere. Dopo due romanzi inediti, ho venduto il mio terzo romanzo a Harlequin Intrigue: CALL AFTER MIDNIGHT, in cui una donna scopre che  il marito morto aveva una vita segreta come spia. Ho scritto un totale di nove romanzi d’amore, e poi mi è venuta l’idea per il mio primo thriller medico, HARVEST. Che è stato il mio primo grande bestseller, e da allora ho scritto sempre thriller.

Puoi dirci qualcosa sui tuoi libri? Quale è il tuo preferito?

Questa è una domanda davvero difficile, perché amo ognuno dei miei libri. Direi che personalmente i miei favoriti sono THE BONE GARDEN e GRAVITY.Ma i miei fans sembrano amare di più THE SURGEON e VANISH.

Chi sono i tuoi scrittori preferiti?

Barbara Kingsolver e Stephen King.

I tuoi personaggi di fantasia sono spesso molto simili a te? Ci sono pezzi autobiografici?

Maura Isles è più simile a me. Siamo entrambe riservate, tranquille, e crediamo nella scienza. Altri piccoli dettagli della sua vita, da quale auto guida a quali vini preferisce, sono anche presi dalla mia vita. Lei è andata anche alla mia stessa università e alla mia scuola di medicina!

Mi piacerebbe parlare di “ The Surgeon “. Che tipo di ricerche hai fatto sui serial killer?

Ho letto diversi libri di testo sulla psicologia dei serial killer, ma non ho consultato esperti in particolare. Ho sentito che la parte più importante per capire il personaggio è semplicemente quella di immaginare il mondo attraverso i suoi occhi. Se io sono un predatore, come faccio a guardare le altre persone? Come faccio ad analizzare una vittima? Come faccio a scegliere la mia preda? È tutta una questione di essere in grado di immergersi completamente nella personalità di qualcun altro. E ‘stata un’esperienza sconvolgente, ma penso davvero di essere andata al cuore di chi "The surgeon".

Jane Rizzoli è un personaggio interessante. Può raccontarci qualcosa su di lei?

Lei è un po’ la somma di un certo numero di donne agenti di polizia che ho incontrato. Lavorano in una professione molto maschile, e devono essere molto forti e molto brave in quello che fanno per essere accettate. Mi sono d
ivertita un sacco a creare Jane perché è così diversa da me. Lei è impulsiva, irascibile, e incredibilmente coraggiosa. Io non sono nessuna di queste cose. Così, quando scrivo dal punto di vista di Jane, devo far finta di essere qualcun altro.

tess3Raccontami qualcosa del tuo ultimo romanzo.

ICE COLD (che sarà pubblicato negli Stati Uniti questa estate) è un libro di Jane e Maura. Durante un viaggio in Wyoming (nella zona occidentale degli Stati Uniti), lei e alcuni amici nel corso di una tempesta di neve devono mettersi al riparo in una città deserta dove tutta la gente è svanita. Ci sono ancora i pasti sui tavoli, e gli animali sono stati lasciati a morire di fame. Dove sono tutti? Maura si rende conto ben presto che qualcosa di terribile è accaduto agli abitanti.

Ti  piaciono i  giallisti scandinavi? Cosa ne pensi di questo fenomeno? Stieg Larsson, Jo Nesbø?

Ho  solo familiarità con Stieg Larsson, così non posso davvero dire troppo sui giallisti scandinavi. Ma mi piace il fatto che il genere crime è diventato internazionale, e si ha la possibilità di vedere punti di vista che sono nuovi per noi negli Stati Uniti

Raccontami qualcosa di divertente su di te.

Quando ero più giovane, amavo andare alle convention di Star Trek. Ho anche avuto un paio di orecchie di Vulcan!

Ti piace la poesia? Chi è il tuo poeta preferito?

Temo di non essere proprio una fan della poesia. Dico alle persone non sono abbastanza intelligente per capirla!

Cosa stai leggendo in questo momento?

Sto leggendo diversi altri autori, i cui libri saranno in uscita quest’anno.

Hai molti fan. Qual è il tuo rapporto con i tuoi lettori?

Rispondo a tutte le e-mail che  mi mandano. Amo incontrare i miei fan. E regalo un numero infinito di segnalibri ad ogni lettore che mi manda una busta affrancata!

Eventuali consigli per gli aspiranti scrittori?

Leggere, leggere, leggere. La  migliore cosa per uno scrittore, è vedere ciò che gli altri autori hanno prodotto. E quando si inizia a scrivere, non bisogna scoraggiarsi troppo facilmente. Non ho mai imparato a fermarmi e rivedere quanto ho scritto, ma è importante  per scrivere tutto il percorso fino alla fine della storia. E ‘impossibile sapere esattamente dove hai intenzione di andare fino a quando non hai scritto la prima bozza. Una vicenda può cambiare mentre si sta scrivendo la storia, e basta sentire la tua strada attraverso le tenebre.

Il_club_mefistofele2486_imgNuovi progetti per versioni italiane dei tuoi libri?

Io credo che i diritti italiani sono stati acquistati per tutti i miei thriller, e mi auguro solo di fare bene in Italia!

Il tuo esordiente preferito?

Di recente ho letto un romanzo crime meraviglioso dell’esordiente John Verdon intitolato THINK OF A NUMBER. Sarà pubblicato entro la fine dell’anno.

Progetti di film tratti dai tuoi libri?

Una serie TV con Rizzoli e Isles che inizieranno a trasmettere questa estate, sul canale TNT negli Stati Uniti, mi auguro che anche le emittenti straniere ne acquistino i diritti, in modo che i miei lettori in tutto il mondo possano vedere lo spettacolo! La star Angie Harmon, interpreterà Jane, e Sasha Alexander (la nuora di Sophia Loren) farà Maura.

Che cosa è la libertà per te?

Essere in grado di cancellare tutti i miei impegni e prendere la valigia, e viaggiare in qualche luogo esotico. Sono stata in tutto il mondo, ma ci sono molti posti che ho ancora nella mia lista dei luoghi che ho bisogno di vedere.

Stai scrivendo adesso? Può dirci qualcosa sul tuo nuovo romanzo?

Ho appena finito il libro ICE COLD, e ho iniziato una nuova storia che ha a che fare con un assassinio di massa nella Chinatown di Boston. E ‘un altro libro di Jane e Maura, ed esplora antichi racconti popolari cinesi e le arti marziali. Mi sto divertendo moltissimo!

:: Intervista con Enrico Pandiani a cura di Giulietta Iannone

1 febbraio 2010 by
Enrico
Ciao Enrico e benvenuto su Liberidiscrivere. Come tradizione inizierei con le presentazioni. Descriviti ai nostri lettori, anche fisicamente. I tuoi studi, i tuoi interessi, difetti e pregi.
Era un uomo piuttosto alto, corpulento, dava l’idea di aver fatto della ginnastica in gioventù ma di aver tirato i remi in barca da parecchio tempo. Nonostante l’età non più giovane, i capelli ancora del colore originale e le iridi chiare gli davano un’aria scanzonata e attraente, appena affaticata da un paio di borse sotto gli occhi. «Se i miei vecchi non mi avessero mandato allo scientifico» ha detto sollevando appena le spalle, «forse sarei diventato un grand’uomo. Invece, in vita mia non ho mai preso una sufficienza in matematica.» Ha ridacchiato mostrando una chiostra di denti piuttosto regolari e nemmeno tanto gialli. «È per questo che ho lasciato Architettura, non volevo che a qualche deficiente crollasse in testa una casa progettata da me.» Ha messo su un disco dei Led Zeppelin che stonava piuttosto con l’arredamento sobrio ma disordinato della sua casa, con i quadri moderni, le grandi fotografie e tutti quei libri il cui peso, prima o poi, avrebbe fatto passare l’appartamento al piano di sotto. «Mi hanno sempre dato molto, i Led Zeppelin» ha detto battendo il tempo di Misty mountain hop con la punta del piede, «Quando scrivo ascolto quasi sempre loro, oppure Brassens, a volte Aimee Mann. Ce ne sono tanti che mi piacciono, la musica mi ha sempre ispirato.» Una grossa pistola semi automatica era smontata sul tavolino accanto alla poltrona, contornata da stracci spazzolini cilindrici e olio lubrificante. Gli piacevano le armi, questo era fuor di dubbio. Del resto, dato il suo mestiere, la cosa non mi sorprendeva più di tanto. Ha preso la canna tra le dita e le ha dato due colpetti di spazzolino guardandola poi contro luce  davanti al vetro della finestra.«Non ho più voglia di fare niente» ha brontolato rimettendo l’oggetto al suo posto, «l’indolenza è il mio peggior difetto. Con l’avanzare dell’età il mio solo desiderio è quello di scappare.» Si è seduto pesantemente in poltrona. «Mi rimane solo la curiosità» ha detto con un sorriso tranquillo, «di quella ne ho ancora tanta, immagino che non si esaurirà  mai. E mi piace la gente, sorprendentemente sono ancora attratto dai miei simili.» Accanto alla porta era appesa una foto di Parigi, un lungo Senna trafficato e pieno di gente. La luce era quella del pomeriggio inoltrato, l’acqua del fiume ribolliva di riflessi. Me lo sono immaginato sul quai, davanti alla Prefettura di Polizia, immobile, le mani in tasca e lo sguardo perso su quella città che amava da morire. Sicuramente intento a pensare qualche altra cretinata da far fare ai suoi italiens.

Torinese di adozione o la torinesitudine fa parte del tuo dna? Parlami un po’ della tua Torino, ambientazione assai frequente per storie con sfumature noir. Hai in progetto di ambientarci qualche tuo libro?

Torino è una città molto bella e molto stanca. Ma allo stesso tempo molto viva, anche se pare sia una delle due più inquinate d’Italia. Io Mi ci trovo bene, ci sono nato e vissuto a parte qualche breve periodo a Milano che, invece, non mi attrae affatto. Torino ha parecchie affinità con Parigi, c’è il fiume, ci sono i palazzi, i monumenti e una certa luce. C’è troppo traffico, quello sì, troppe auto a tutte le ore del giorno e della notte. Io uso spesso la bicicletta ma questo mi serve solo a respirare un mucchio di schifezze. Non ho ambientato il mio romanzo a Torino perchè avevo bisogno di una città nella quale la politica vi si svolgesse a livello nazionale. Roma è bella ma la conosco poco, Parigi, invece la conosco come le mie tasche, così sono nati les italiens. Il romanzo che sto scrivendo, una terza storia del commissario e dei suoi colleghi, inizia a Parigi e finirà a Torino. Mi diverte l’idea di vederla con gli occhi di una persona che non la conosce per niente.

In un certo senso Torino  e Parigi si somigliano, parlami della tua Parigi.

Parigi è senza dubbio un personaggio dei miei romanzi, dico “miei” perchè un secondo uscirà a breve in libreria. È un personaggio bellissimo e discreto, che appare e scompare senza bisogno di protagonismo. Quando sono a Parigi la giro in lungo e in largo, cerco posti e ambientazioni, aiutato anche da certi amici che abitano lì. A volte sono io a cercare i luoghi che ho in mente, altre volte sono loro che trovano me suggerendomi storie e avvenimenti. Parigi è molto più grande di Torino, più vasta e complessa. Pur essendole affine man mano che la si attraversa muta aspetto molto più frequentemente. È una gran bella bestia.

Lavori come grafico pubblicitario, un lavoro creativo, raccontami cosa ami di più in questo settore.

In realtà  il mio mestiere è il grafico editoriale, la pubblicità  è un’altra cosa. La grafica ha a che vedere con la parola scritta, con i colori, con le figure e ha l’odore  della carta stampata di fresco, un profumo inconfondibile. Era un bel mestiere, una volta. Adesso è diventato una specie di catena di montaggio dove la sola cosa importante è che il prezzo sia basso. Non si ha più il tempo di pensare, di ragionare sulle cose. L’imperativo è “dev’essere fatto per ieri”. La grafica è stata spogliata della sua parte più  importante, quella del pensiero, che era fatta di ricerca, di tentativi, di ripensamenti. Queste cose non te le puoi più permettere oggi. Ho anche lavorato tanto tempo in un quotidiano, e questa è stata una grande esperienza che mi ha lasciato molte cose, volti, caratteri e situazioni.

Definiscimi il noir.

Il buio. Un movimento, uno sparo, un rivolo di sangue che attraversa la lama di luce. Lo scalpiccio frenetico di una fuga, la città che scorre e lo sguardo improvviso di una bella donna. Il sapore delle sue labbra, la morbidezza del suo seno. Una violenza improvvisa, un inseguimento e un boccone amaro da inghiottire. Nel finale, un domani incerto.

Da lettore hai apprezzato autori come Izzo, Quadruppani, Simenon, Manchette, e il polar francese?

Non li ho solo apprezzati, li ho anche molto invidiati per quella facilità  di scrivere che compare, vera o finta che sia, dai loro romanzi. Vorrei avere io le idee che molti di loro hanno avuto e sulle quali hanno costruito storie meravigliose. Una per tutte. Principessa di sangue di Manchette, la sua straordinaria e poetica incompiuta che nel momento stesso in cui si interrompe ti lascia in bocca il sapore amaro tipico del noir. Mi piacciono le differenze stilistiche, le trovo molto stimolanti. Questi autori hanno scritto storie memorabili facendo letteratura di altissimo livello.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti e quelli che ti hanno maggiormente influenzato?

Sembrerà  assurdo, ma i romanzi che per la prima volta mi hanno fatto venire voglia di scrivere sono quelli del commissario San-Antonio, d
i Frédéric Dard. Avventure esilaranti, senza capo né coda assieme ai suoi sottoposti Berurier e Pinuche. Da allora parlo addirittura come loro. Poi il grande sentimentalismo di Philip Marlowe, che ti rimane attaccato alle dita e non te ne puoi più liberare, neppure nel comportamento di tutti i giorni. E senz’altro la volenza del buon Polar di annata, l’ironico surrealismo di Japrisot, la calma riflessiva di Maigret, la violenza vsionaria di Manchette e il grande humour degli scrittori anglosassoni contemporanei. Negli italiani trovo che manchino un po’ l’umorismo e l’ironia, c’è troppa serietà, molta tristezza. Nonostante l’altissima qualità della scrittura, non ci si diverte molto. Capisco che in questo paese ci sia poco da ridere, ma qualche risata ogni tanto fa proprio bene.

Che libro stai leggendo in questo momento?

Ho appena cominciato Su nella stanza di Honey di Elmore Leonard. Tanto per cambiare è molto divertente, una storia un po’ noir un po’ di spionaggio che si svolge verso la fine della seconda guerra mondiale. Credo che Elmore potrebbe tenenrti incollato alle pagine descrivendo semplicemente ciò che fanno due vecchiette al mercato. Uno scrittore coi fiocchi.

Ti piacerebbe fare lo scrittore a tempo pieno?

Diciamo che è il mio sogno. Alla mia età, uno dei pochi che mi sono rimasti.

“Les italiens” è il tuo romanzo d’esordio vuoi parlarcene?

Les italiens è la storia di una fuga, due persone costrette a scappare perchè  qualcuno le vuole uccidere. Sono un commissario della brigata criminale disilluso e scanzonato e una giovane pittrice transessuale, bella e fascinosa, di 24 anni. È la storia del loro rapporto forzato e conflittuale, un rapporto che nei tre giorni violenti della loro fuga sanguinosa muterà trasformandosi prima in amicizia e poi in affetto. Sullo sfondo l’intolleranza, il razzismo, la sopraffazione, il fascismo e l’ignoranza, cose che camminano sempre a braccetto. La loro storia cambierà radicalmente la visione che hanno l’uno dell’altra rimettendo in discussione il loro mondo e le loro convinzioni. È un libro, credo, che professa la tolleranza e l’altruismo. In pratica, prima di giudicare un’altra persona, parla con lei.

Hai fatto fatica a trovare un editore? Come è  stato il tuo percorso verso la pubblicazione?

Finito il romanzo, sentivo di aver scritto una cosa migliore del solito, è come un formicolio sulla pelle. I personaggi mi piacevano e rileggendolo ridevo da solo di ciò che avevo scritto. Mi sembravano sintomi interessanti, così una sera ne ho parlato a una amica editrice. Lei lo ha letto e mi ha detto di darmi da fare perchè me lo avrebbero certamente pubblicato. Anche mio fratello lo ha letto e mi ha chiesto se ero diventato cretino a chiudere una storia del genere con un finale buonista. Così l’ho riscritto rendendola più amara e reale. Lo devo proprio ringraziare perchè questo ha cambiato radicalmente lo spirito del romanzo, migliorandolo molto. Alla fine c’è stata la prova paterna. È piaciuto anche a mio padre (i padri non perdono occasione per mortificare i figli) e questo mi ha fatto sentire pronto. L’ho spedito in giro a qualche editore, Einaudi, Feltrinelli e altri. Con il padrone di Instar Libri ci si incontrava sotto casa portando giù il cane a pisciare la notte. Una sera ho detto che avevo scritto un romanzo e gli ho chiesto se aveva voglia di leggerlo. Lui mi ha detto di si. Tre mesi dopo mi telefonava dicendomi che avevano deciso di fare una nuova collana e che cominciavano con il mio. È stato il giorno più bello della mia vita (mia moglie non me ne vorrà, anche il matrimonio non era male), un giorno che non dimenticherò mai.

Ho letto critiche entusiastiche da parte dei lettori, sei stato accostato ai grandi del noir, che effetto ti fa?

Mi fa un piacere immenso e allo stesso tempo mi sorprende. Sono un insicuro e quindi quando faccio qualcosa di bello e me lo dicono arrossisco. Però è bellissimo sapere che qualcuno ha letto la tua storia e che gli è piaciuta e ne parla. È una sensazione fantastica. Un signore che non conoscevo mi ha scritto un giorno una mail per farmi i complimenti. Aveva appena finito il mio romanzo in aeroporto aspettando il suo volo. Mi ha detto che rideva da solo e che tutti lo guardavano. Ho goduto come un riccio. Qualche giorno fa, mi ha scritto una persona importante, che io stimo molto come scrittore e sceneggiatore e mi ha fatto un bel complimento. È stata una grande mattina.

Ti piacciono le detestive story americane degli anni 30’?

Le ho lette e rilette in italiano e in inglese. L’hard-boiled è il seme meraviglioso dal quale è nata tutta la letteratura poliziesca moderna. Ne è fiorita una pianta dalle mille ramificazioni che alla fine è arrivata fino a me. Credo ci sia molto di quei detective nei miei personaggi, soprattutto l’umanità disincantata.

Chandler o Hammett?

Il sentimentalismo di Chandler e la scanzonata violenza di Hammet. Come fare a meno di una delle due?

Ti piacciono i fumetti? Quali sono i tuoi preferiti? Ti piacerebbe trasformare Les Italiens in un fumetto?

I fumetti sono stati l’inizio della mia carriera, i miei primi racconti. Ho pubblicato sul Mago le mie storie poliziesche e su Orient Express la fantascienza. Mi divertivo molto, ma facevo fatica. Il disegno non mi veniva fuori liscio come la scrittura, tendevo a scopiazzare i grandi senza riuscire a trovare la mia strada. Così ho abbandonato l’idea, anche se alla fine ho semplicemente tolto le vignette continuando a raccontare le mie storie. Mi piacciono molto i fumetti francesi e belgi, Tintin, ovviamente, e tutta la scuola di Hergé. Mi sbalordiscono autori come Moebius, Bilal, Tardi eccetera. Leggevo volentieri Corto Maltese e le storie di Giardino. Il mio preferito, comunque, rimane “The Spirit” di Will Eisner. Per quanto riguarda Les italiens sto lavorando con un amico fumettista a una versione comics delle mie storie, una “graphic novel” come si dice oggi. Se son rose fioriranno.

Hai mai letto Derek Raymond? Ti ha influenzato in qualche modo?

Ho letto un libro di Raymond comprato all’aeroporto di Atlanta prima di prendere l’aereo per tornare a Torino. Non ne ricordo il titolo (My name is Dora Suarez?), ma parlava di un detective che indaga sull’omicidio brutale di una prostituta e su una serie di delitti terribilmente efferati. Forse la violenza nei suoi libri e la descrizione minuziosa e rivoltante di alcuni crimini trascende il limite che io mi sono imposto di rispettare parlando delle stesse cose. In Raymond mi è piaciuta però l’ossessione di certi personaggi e i dialoghi molto ben riusciti. Come tutti i libri di genere che leggo, sicuramente mi ha lasciato qualcosa attaccato alle dita. Con la violenza ho capito che non bisogna superare il limite del gratuito, a meno che non si voglia sconvolgere il lettore. Nonostante questo, qualche lamentela l’ho avuta lo stesso…

Che consigli daresti ai giovani autori in cerca di editore?

La mia esperienza non è così vasta da poter dare
grandi consigli, ma penso che la cosa più importante, una volta finito un romanzo, sia quella di trovare delle persone, amici o parenti, di cui ci si fida e che sappiano dirti se la storia funziona, se è ben scritta e se scorre. Persone che sappiano soprattutto dirti se nel romanzo ci sono delle incongruenze, cosa che capita spesso. Dico persone di cui ci si fidi perché a loro si deve dare retta, avendo il coraggio (ce ne vuole parecchio) di rimettere le mani sulla propria creatura per cambiarla, se del caso, e spesso togliere pezzi che magari a noi sembravano funzionare. Io non finirò mai di ringraziare coloro che lo hanno fatto con me. Poi, una volta pronti, lo si spedisce agli editori. A quel punto, chi ha conoscenze nel settore, tipo qualcuno che possa garantire la lettura del manoscritto, trovo faccia bene a usarle. Credo ci voglia anche un po’ di fortuna.

Trovato un editore la promozione di un libro è la parte più  complessa. Tu provenendo dal mondo della pubblicità, che soluzioni proporresti?

Un libro, alla fine, è un oggetto come tutti gli altri, lo comprano i lettori appassionati, ma anche coloro che seguono le mode e comprano quello che “devono” comprare. Più un libro viene pubblicizzato, più vende, che sia bello o mediocre non ha importanza. Penso sia tutta una questione di potenza di fuoco da parte dell’editore. Si dice che sia tutto pilotato, che gli spazi in libreria siano a pagamento, che i premi letterari si decidano a tavolino. Io non so se sia così e non mi interessa, vorrei che la gente leggesse il mio libro perchè altri ne hanno parlato bene. Le trasmissioni televisive sarebbero un gran bel trampolino di lancio, ma sono solitamente appannaggio di autori già affermati e conosciuti. Se dipendesse da me, sui giornali e in televisione darei più spazio agli autori emergenti, li farei parlare, li inviterei alle trasmissioni. Trovo che sarebbe molto interessante sentire cos’hanno da dire. Giocherei pulito, insomma. Invece, se non sei in classifica, al grande pubblico non ci puoi arrivare. Del resto, business is business, da li non si scappa.

Raccontami un episodio insolito o curioso che ti è successo durante la presentazione del tuo libro.

Il mio libro è uscito nell’aprile del 2009, in autunno c’è stato il caso Marrazzo e questo ha fatto si che, alle presentazioni del romanzo, la curiosità del pubblico riguardo alle persone transessuali è aumentata parecchio. Se ne parla sempre molto, così mi sono dovuto informare bene sulla materia. Una volta, a metà di una presentazione, si stava parlando delle armi e del loro effetto sulle persone, un sottufficiale della Guardia di Finanza mi ha portato via la parola e si è messo a raccontare cosa succede e non succede durante una sparatoria. La cosa incredibile è che parlava per esperienza personale, quindi era piuttosto agghiacciante. Qualche signora è rimasta impressionata. È stato divertente e interessante.

Quale è la scelta più difficile che hai dovuto fare nella tua carriera?

Probabilmente smettere di scrivere e disegnare fumetti. Mi piaceva moltissimo ma sentivo di non essere all’altezza, ho capito che non ce l’avrei mai fatta.

Ci sono progetti di trasposizioni cinematografiche de “Les italiens”? Ti piacerebbe magari una coproduzione italo-francese? Che attore vedresti bene nella parte del protagonista? Magari qualche produttore cinematografico passasse di qui, cosa gli diresti?

Non esiste attualmente alcun progetto. Un amico regista ama molto il romanzo e sta provando a vedere se si riesce a combinare qualcosa.  Io sono terribilmente critico con il cinema italiano, perchè secondo me il cinema è prima di tutto recitazione e in Italia non c’è nessuno che sappia veramente recitare. Ci si sforzano, ci provano, ma, secondo me, recitare è un’altra cosa. Generalmente gli attori e le attrici italiane sanno a malapena interpretare sé stessi. Certo, una coproduzione italo-francese sarebbe molto interessante perchè  vorrebbe dire Parigi. E Parigi è  essenziale per les italiens. Nei panni del mio personaggio vedrei un’attore con la bella indolenza di Mastroianni mescolata alla fascinosa e sbruffona bruttezza di Vincent Cassel. A un produttore direi che sono convinto che Les italiens sarebbe un gran bel film, con tutti gli ingredienti per una storia appassionante. Gli direi anche che nella parte di Moët vorrei una vera transessuale, giovane e bella e non la solita attrice che finge di esserlo.

Hai un agente letterario? Hai mai pensato di cercarne uno?

Non ho un agente e qualcuno mi ha detto che lo dovrei avere. Non lo so, mi trovo bene con le persone di Instar Libri e mi fido di loro nel senso più ampio del termine. Soprattutto delle loro opinioni. Sono un esordiente attempato, e la mia storia letteraria è ancora tutta da scrivere.

Ti sei affidato ad un’agenzia letteraria per l’editing del tuo romanzo?

L’editing del mio romanzo è stato fatto all’interno della casa editrice. Hanno fatto un gran lavoro. All’inizio veder cambiare certe cose mi seccava, ma rileggendo mi sono reso conto che avevano ragione. L’editing ben fatto è importantissimo. So di editori che non lo curano affatto, mi è capitato di leggere i loro libri e di sentirne tanto la mancanza. Dell’editing, non dei libri.

Hai un blog, cosa pensi del rapporto internet – letteratura?

Ho aperto un blog, lesitaliens.wordpress.com, che cerco di tenere aggiornato il più possibile  compatibilmente con il tempo che ho a disposizione. Credo che Internet sia un grande strumento di diffusione e di contatti, ma non lo fa da solo. Bisogna stargli dietro, essere interessanti e divertenti e parlare con gli altri. Altrimenti non si muove. D’altra parte, per uno scrittore, Internet è una fonte illimitata di informazioni e di idee. Per la letteratura, poi, è un paradiso, una specie di immensa libreria dove puoi trovare non solo i libri che cerchi, ma anche le informazioni sugli autori, le interviste e le critiche più disparate. È molto, molto stimolante.

Che rapporto hai con i tuoi lettori?

Con alcuni di loro ho rapporti molto stretti, parlo delle cose che scrivo, accetto i consigli e ne discuto. Con molti altri ho un rapporto quasi quotidiano sul web. Cerco di rispondere a tutti quelli che mi scrivono parlando degli argomenti che mi propongono e rispondendo alle domande che mi fanno. Non lo faccio per cortesia, lo faccio perchè mi piace, perchè alla fine uno scrittore scrive per i suoi lettori e la cosa che mi interessa di più è parlare con loro del mio lavoro. Capita che alla fine di una presentazione i presenti facciano poche domande; in quel caso provo una sorta di delusione. La scrittura dovrebbe sempre scatenare una discussione.

Hai amici scrittori? Li frequenti?

Essendo un esordiente sto cominciando adesso a conoscere altri scrittori. E un altro dei lati affascinanti di questo mestiere, lo scambio con persone che hanno cose interessanti da dire, con i quali è divertente scambiare idee, progetti e opinioni. Vorrei avere più tempo per frequentare saloni, incontri e presentazioni in giro per il mondo.

Stai lavorando ad un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Il prossimo romanzo si intitola “Troppo piombo” e uscirà a fine marzo. È una storia invernale, cupa e senza speranza, una piccola palla di neve che rotolando diventa velocemente una valanga. Giornaliste assassinate, moda, violenza, un’indagine molto drammatica per i miei poliziotti. Sullo sfondo una Parigi gelida investita da una nevicata opprimente che ricopre tutto senza riuscire a nascondere il marcio nel quale i flic della Crim dovranno scavare per trovare la soluzione. Mentre Les italiens era una fuga, Troppo piombo è una vera inchiesta, c’è un assassino, ci sono delle vittime e la squadra dovrà indagare. E ci sarà una novità. Il commissario, che nel primo romanzo non aveva nome, finalmente ne ha trovato uno: Jean-Pierre Mordenti.

:: Intervista con Karin Slaughter a cura di Giulietta Iannone

31 gennaio 2010 by

Karin SlaughterKarin grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te, il tuo background, i tuoi studi.

Siete voi i benvenuti. Grazie per aver pensato a me. Quanto alla tua domanda: quando ero al college ho studiato la poesia del Rinascimento, ma ho abbandonato due classi  prima della laurea, perché avevo aperto una mia azienda e volevo concentrare la mia attenzione sugli affari. Sebbene, mi  fosse stato detto dal mio advisor che  avrei potuto frequentare due corsi di matematica mi è sembrata una scelta migliore lasciare piuttosto che cercare di fare trigonometria!

Perché sei diventata una scrittrice? Era un tuo sogno già da bambina?

Ho scritto la mia prima storia quando avevo sei anni. L’ho illustrata da me, ho  persino modellato il libro con una vecchia scatola di detersivo per lavatrici. Mi sono messa nei guai perchè ho utilizzato le forbici, ma credo che mio padre ora finalmente mi abbia perdonato. Mentre ho sempre voluto essere una scrittrice, non ho mai pensato che sarei stata in grado di guadagnarmi da vivere con la scrittura, così è stato qualcosa che ho tenuto per me. A partire dall’età di diciotto anni, da quando ho finito  il liceo, ho lavorato cercando di migliorare il mio modo di scrivere e ho cercato di ottenere un agente incaricato di rappresentarmi (negli Stati Uniti, devi avere un agente se vuoi  ottenere un contratto editoriale con i grandi editori ). Quindi, ci sono voluti circa otto anni, ma finalmente sono riuscita ad avere un agente che credesse nel mio lavoro.

Mi piacerebbe sapere quali sono gli scrittori che ti hanno maggiormente influenzata.

Sono un’ americana del sud, così naturalmente amo Via col vento di Margaret Mitchell. Il film è meraviglioso, ma nulla può eguagliare il libro. C’è una ragione la Mitchell ha vinto il Premio Pulitzer per la letteratura con questo romanzo. E ‘una storia incredibilmente avvincente, ed è uno dei libri più tradotti nella storia dell’editoria. Ho anche amato leggere i racconti di Flannery O’Connor. Per me è stata una rivelazione leggere gli scritti di una donna che parlava di violenza da un punto di vista morale. Lei è stata un’ abile narratrice, e credo che stia rapidamente diventando un’arte perduta. Mi è piaciuto anche leggere F. Scott Fitzgerald e Harper Lee. Sin da giovanissima mi ha sempre affascinato  la  differenza di classe e  come la nascita può incidere su di noi.

Qual è stato il tuo primo lavoro scritto? Parlaci del tuo esordio e della tua strada verso la pubblicazione.

Il mio primo lavoro scritto è stato un racconto intitolato “If Cats Had Thumbs”, che non vedrà mai la luce. E ‘stato il mio primo tentativo di scrivere qualcosa di più di un racconto. Il mio primo lavoro che è stato pubblicato si intitolava “Blindsighted”. Questo è stato anche il primo thriller che ho scritto. Io amo l’azione veloce e cerco di raccontare una storia  analizzando i personaggi e la società attraverso la violenza. Per quanto riguarda la mia strada per la pubblicazione, penso di averti  già risposto in precedenza. Ho lavorato  molto cercando l’ agente giusto. Ho anche lavorato sulla mia scrittura, cosa che credo che la gente che non è ancora riuscita a farsi pubblicare  tende a dimenticare che deve fare. Se avessi ri-presentato più e più volte le stesse storie che ho scritto quando avevo diciotto anni, non credo che nessun agente avrebbe mai seriamente guardato il mio lavoro. Quando si cresce e si matura cambiano le nostre opinioni sulla vita, le nostre situazioni, le  nostre esperienze, tutto cambia. Il nostro lavoro dovrebbe riflettere tutto questo. Non potrei mai scrivere Blindsighted di nuovo perché non sarò mai più la stessa di allora.

Cosa ne pensi delle eroine dei romanzi polizieschi contemporanei? Sempre vittime o femme fatale?

Penso che dipenda dall’autore. A volte le donne che creano personaggi femminili tendono a renderli quasi  delle superdonne, in modo che nulla le tocchi. In altri casi subiscono tali maltrattamenti  che  le rendono personaggi completamente sgradevoli. Denise Mina e Mo Hayder scrivono spesso di donne molto complesse, a volte antipatiche, ma sempre eroiche. E non solo le donne possono fare questo. Peter Robinson scrive storie meravigliose sulle donne. Mark Billingham ha recentemente creato una splendida figura femminile. Nei miei romanzi, mi assicuro che le donne non siano mai salvate dagli uomini. Sono sempre abbastanza forti  da salvare se stesse. In uno o due casi, sono addirittura le donne che salvano gli uomini. Penso che anche importante considerare il rovescio della  tua domanda , perché nei miei libri, non sempre gli uomini  sono cattivi. Uno dei più orribili e brutali personaggi di cui io abbia mai scritto era una donna. Per me, che è stata una grande sfida, e per molti versi una svolta facile, perché le persone ritengono automaticamente che le donne  siano buone o almeno cerchino di essere buone. La verità è che alcuni dei crimini più terribili sono stati commessi da donne. Possiamo essere abbastanza cattive quando lo vogliamo.

Sei femminista?

Sfacciatamente! Credo che qualsiasi donna che dica di non essere femminista, non sa bene  che cosa è una femminista. Spesso la parola è tutt’uno con l’odio per l’uomo, che è un utile strumento per mettere le donne una contro l’altra. Le femministe amano gli uomini. Sono sposate con uomini. Hanno figli, hanno padri, hanno amici che sono uomini. Il femminismo ha un obiettivo semplice: la parità  tra  uomini e donne. Questo è un obiettivo che tutti gli uomini, che dopo tutto sono nati da una donna, tendono a sposare donne e spesso  hanno figlie, dovrebbero  sostenere.

Quali sono le tue scrittrici preferite, europee o americane?

Karin Fossum, Liza Marklund, Mo Hayder, Denise Mina, Tess Gerritsen, Kate White, Kathy Reichs, Lisa Gardner, Sara Paretsky … La lista potrebbe continuare.

Lin Anderson è una tua grande fan. Conosci i suoi libri?

Mi dispiace dover dire di no. Se è tradotta in inglese, mi piacerebbe leggere i suoi libri. Negli Stati Uniti, si pubblicano oltre 200.000 libri l’anno, quindi è un mercato molto competitivo ed è difficile  riuscire ad essere tradotti. Mentre abbiamo Stieg Larsson e Henning Menkel, non abbiamo molti autori  donne che vengono tradotti. Suppongo che questo può essere collegato alla tua domanda sul femminismo: è molto più difficile nel mondo dell’editoria, se sei una donna. Non si riesce ad ottenere l’attenzione della critica che gli uomini ottengono. Per le donne essere tradotte è doppiamente difficile.

Dimmi qualcosa sul tuo paese.

Beh, suppongo che una delle cose che la gente ha bisogno di sapere è che l’America è enorme. Si può attraversare tutto il New England fino al lago Michigan e ancora non toccare le coste. Abbiamo deserti, montagne (alcune delle quali sono le più antiche del mondo), paludi,  zone umide, due oceani, il Golfo e persino un Great Salt Lake. Se tu andassi con la  tua macchina dalla Georgia alla California, ci vorrebbero sette giorni. Viagg
iare al di fuori degli Stati Uniti (ad eccezione di Canada e Messico) è molto costoso e richiede tempo. Costa circa 1.000 dollari un biglietto per l’Europa.

Dove sei nata? Raccontaci qualcosa della tua infanzia.

Sono nata a Covington, in Georgia, ma sono cresciuta in un posto chiamato Jonesboro. Guardando indietro, vedo che ho avuto una vita un po ‘idilliaca, un’ esistenza di periferia. Ho vissuto vicino ad un lago e usavo l’autobus per andare a scuola. Tutto poi è cambiato nei tardi anni settanta quando si  sono verificati diversi omicidi di bambini ad Atlanta . Non potevo più andare in giro da sola e dovevo avere il controllo dei miei genitori costantemente. Sia  di notte che di giorno, e questo mi ha dato subito una certa comprensione  su come la criminalità, o la minaccia della criminalità, apporta cambiamenti del tessuto delle comunità.

“Kisscut” è un libro molto forte, con un tema sensibile, la violenza sui bambini. È una storia vera?

Parte della storia si basa su cose in cui  mi sono imbattuta durante le mie ricerche. Sono stata molto attenta quando ho scritto questo libro, perché c’è stata una linea che non volevo sicuramente attraversare. L’abuso dei bambini è un argomento difficile da affrontare, ma io sono molto orgogliosa di questo libro, perché penso di essere riuscita a raggiungere tutto quello che mi ero prefissata.

Ti piace il poliziesco scandinavo? Cosa ne pensi di questo fenomeno? Stieg Larsson, Jo Nesbø?

Non sono mai stata in grado di immedesimarmi nel lavoro di  Larsson, anche se ammiro ciò che stava cercando di fare. Devo ammettere che  è stato molto celebrato in America per aver scritto di personaggi femminili forti, quando ci sono un sacco di donne in tutto il mondo che lo fanno abitualmente, ma  non sono riuscite mai ad ottenere alcun  riconoscimento. Ho letto un solo libro di Jo Nesbø, ma mi ha molto impressionato. Mi piace leggere di altre culture e persone. Gli scrittori americani hanno sempre un tono smorzato perché la gente  negli altri paesi appena sente parlare di violenza pensa che quello di cui  scriviamo sia autentico. Anche se  ammetto  che  l’America è più violenta  di molti altri paesi, si tratta di un malinteso poichè la violenza è ovunque. Vediamo il sorgere stesso della criminalità a seconda dei fattori demografici e  socio-economici.

Puoi raccontarci qualcosa sulla trama di “Skin Privilege”, in poche parole. È il tuo libro preferito?

Amo veramente Skin Privilege, ma devo ammettere che sono la tipica autrice  che ama sempre il prossimo libro su cui sta lavorando. In Skin Privilege, la protagonista Lena  torna nella sua città natale Reese. Qui scopre che suo zio Hank è sparito. Si mette subito nei guai, mentre lei è lì,  Jeffrey  viene rilasciato e ottiene la libertà provvisoria. Suppongo che la gente dovrà leggere il libro per scoprire cosa succede dopo!

Nuovi progetti per le versioni italiane dei tuoi libri?

Il prossimo libro della serie Grant County è quello che ho appena finito. Si chiama Broken e uscirà in estate negli Stati Uniti, Regno Unito e Olanda. Poi ci sono tre libri in ballo che  hanno per protagonista un personaggio di nome Will Trent: Triptych, Fractured and Undone.

C’è qualche debuttante che ti piace?

C’è una donna di nome Chevy Stevens che ha scritto un libro che fa veramente paura  che si intitola “Still Missing”. Penso che uscirà nel luglio di quest’anno negli Stati Uniti.

Ci sono progetti di film tratti dai tuoi libri?

In Inghilterra, sono in procinto di avviare la produzione su un adattamento del mio romanzo, Martin Misunderstood. Sono davvero impaziente. Ci sono state alcune voci a Hollywood su altri progetti, ma non posso dire nulla ancora in proposito.

Cosa stai scrivendo al momento?

Ho appena consegnato Broken, il prossimo libro di Grant County. Il mio prossimo progetto è intitolato provvisoriamente “Fallen”, e ci riporta nel mondo di Will Trent di Atlanta. L’inizio è piuttosto stridente e grintoso. Mi sono divertita parecchio durante le  ricerche per questo libro.

Ti piace l’Italia?

Certamente! Quando ero ragazzina, io e la mia famiglia abbiamo viaggiato un po’ in Europa e io da adolescente scontrosa ostentavo un grande disprezzo e disinteresse. L’Italia è stata il primo paese che  ha incrinato la mia facciata di disinteresse. Arrivammo dalla Francia, e gli italiani furono per me un raggio di sole!

Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente su di te.

Alcuni anni fa, ho deciso che ogni volta che mi sarei trovata in un paese nuovo avrei provato a fare qualcosa  di tipico. A Parigi, sono andata in giro su un moto-taxi. A Melbourne, ho nuotato con gli squali e percorso a piedi il ponte di Sydney Harbour. In Finlandia, ho fatto una sauna e  sono saltata nuda nel gelido Baltico. Beh, non so se quest’ ultima cosa  è divertente, quanto stupida, ma vi prego voglio che i miei lettori italiani  sappiano  che se verrò in  Italia,  sarò disposta a mangiare un sacco di pasta e a parlare di politica!

:: Intervista con Dana Cameron

30 gennaio 2010 by
DanaCameronHeadShotCiao Dana, benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Dana Cameron?

Grazie per avermi invitato, Giulia! Sono una scrittrice di romanzi polizieschi e di racconti di ogni genere, compresi detective dilettanti, storici, noir, hurban  fantasy , e thriller. Il mio lavoro ha vinto il Premio Anthony (per la miglior brossura originale per "ASHES AND BONES") e il Premio Agatha (per il miglior racconto breve per "The Things Night Changed", che è stato anche nominato per un Anthony Award e un Macavity).

Qual è il tuo background? Dove sei nata?

Sono nata e cresciuta in Massachusetts, dove ho vissuto tutta la mia vita (a parte per brevi periodi all’estero, a Londra e in New Jersey). La mia professione originaria era l’archeologia, e mi sono concentrata sulla archeologia storica del New England coloniale. Ho trascorso 20 anni felici in biblioteche, musei, aule, e in campo, studiando il modo di comportarsi degli antichi  attraverso  gli artefatti che si sono lasciati alle spalle. Tutto ciò che ho fatto sia la ricerca, le letture e la scrittura in campo accademico è stata un’ ottima formazione anche per la scrittura narrativa.

Quando hai iniziato a scrivere? Raccontaci qualcosa del tuo debutto.

Ho cominciato a scrivere narrativa, dopo che un rapinatore ha minacciato me e alcuni amici con una pistola. E’ stato spaventoso, ma grazie  a Dio nessuno è rimasto ferito. Diversi mesi dopo, stavo raccontando ad un amico questo incidente, e altri aneddoti sulla vita nel campo archeologico, e lui mi ha detto "hai bisogno di scrivere questo". Ho cominciato a scrivere un mistey, perché avevo letto misteri tutta la mia vita. Tutto questo ha portato al  mio primo romanzo, SITE UNSEEN, che ha per protagonista Emma Fielding, un’ archeologa del New England. Sono seguiti  cinque libri su Emma Fielding, tra cui uno, che è stato tradotto in italiano (come "La Verità Perduta") che ho poi proseguito con una serie di racconti.

Parlaci della tua strada verso la pubblicazione.

In un primo momento, ho scritto in segreto, per vedere se riuscivo a finire un romanzo. Poi mi sono iscritta ad un corso di scrittura e quindi ad un gruppo di scrittura, per tutto il tempo della formazione ho cercato di modificare il mio lavoro e migliorarlo. Alla fine, ho frequentato il Pane Loaf Writers Conference at Middlebury College, dove ho trovato il mio primo agente, che ha venduto Site Unseen ad Avon. Scrivere una serie è stato un grande esercizio, mi ha isegnato tutto quello che so sull’ editoria, dalla disciplina della scrittura all’ editing, fino alla promozione dei miei libri.

Che tipo di ricerche hai fatto per i tuoi libri?

La maggior parte delle ricerche che ho fatto per i miei libri – entrambi pubblicati e non ancora venduti – è stato per gli altri personaggi. Sapevo già come doveva essere un archeologo, così quando ho scritto il mio romanzo di spionaggio, ho dovuto fare un sacco di ricerche sugli agenti dei servizi segreti e i giornalisti. I libri e le interviste che ho fatto hanno riempito il mio ufficio! D’altra parte, il mio racconto, " The Night Things Changed", narra di lupi mannari e vampiri eroici che vivono vicino a me a Salem, nel Massachusetts. La loro famiglia, i Fangborn, non è basata sui racconti tradizionali dei mostri, così ho creare la loro storia dall’inizio.

Raccontaci  qualcosa su Emma Fielding e i suoi  misteri archeologici. Emma è simile a te?

Molti dei miei lettori mi dicono che ci sono delle analogie tra di noi. Siamo entrambe felicemente sposate e ho certamente tratto dalla mia esperienza professionale per dare forma al suo personaggio, ma molto di più l’ho aggiunto, tutto quello che riguarda il pericolo e l’eccitazione! Gli archeologi e gli investigatori hanno posti di lavoro molto simili, esaminanano gli indizi materiali per trovare le prove su qualcosa che è accaduto in passato. Ho sempre pensato Emma, molto più coraggiosa di me.

Quali sono i tuoi autori contemporanei preferiti , e quelli che ti hanno influenzato?

Credo che per la mia scrittura le più grandi influenze sono state Shakespeare, Edith Wharton, e Dorothy Sayers, i quali sono stati tutti autori brillanti capaci di dar vita ai personaggi che creavano. Ho sempre amato le storie d’avventura, e i libri di Robert Heinlein e Alexandre Dumas ancora affollano la mia libreria. I miei scrittori contemporanei preferiti? Per quanto riguarda la letteratura poliziesca, amo leggere Charlaine Harris, Chuck Hogan, Tess Gerritsen, Lee Child, Denise Mina, e, naturalmente, Elizabeth Peters. Per gli altri tipi di fiction, sono una grande fan di Sherman Alexie, Roddy Doyle, Nick Hornby, e Tim Moore.

Qualche consiglio per gli aspiranti scrittori?

Vorrei raccomandare di lavorare sul proprio libro il più possibile prima di cercare un agente letterario. Credo anche che sia importante trovare persone che vi dicano sinceramente cosa pensano dei vostri scritti  ma che anche vi trattino con rispetto, si è estremamente importante a mio avviso. 

Ci sono progetti di film tratti dai tuoi libri?

Il mio thriller di spionaggio ha suscitato un grande interesse.

Che cos’è il "coraggio" per te? Sei un’ archeologa professionista. Sei una sorta di Indiana Jones donna?

Credo di essere l’opposto di Indiana Jones! Il vero coraggio per me è fare ciò che si pensa sia giusto. Che più spesso significa lavorare sodo ed essere pazienti, che è molto meno interessante delle risse da bar, delle sparatorie, e dei  tesori d’oro!

Ti piace l’Italia? Quando vieni a trovarci?

Sono stata in Italia due volte ed è stata sempre un ‘esperienza meravigliosa – l’archeologia, l’arte, il cibo e il vino! Ero solo a Venezia, una delle mie città preferite, questa primavera. E ‘così storicamente importante e terribilmente evocativa per uno scrittore! Mi piacerebbe andare al distretto dei laghi il prossimo anno, o forse in Sicilia.

Stai scrivendo in questo momento? Puoi dirci qualcosa sul tuo prossimo romanzo?

Certamente! Sto lavorando a diversi progetti in questo momento. Uno è un romanzo di spionaggio, in cui una spia e un giornalista, poli opposti, devono lavorare per sconfiggere un commerciante di armi. Un altro è un hurban fantasy, una romanzo, basato sui personaggi tratti da "The Things Night Changed". E sto anche lavorando ad un thriller archeologico, di cui una parte si svolgerà in Italia. L’eroina &egrav
e; una cattiva ragazza, e non potrebbe essere più diversa da Emma Fielding!

Ti piacciono gli scrittori italiani?

Ho letto e apprezzato il lavoro di Italo Calvino, ma mi sono molto più familiari gli scrittori antichi – Giulio Cesare, Augusto, Tacito; più romani che italiani.

Come i lettori possono mettersi in contatto con te?

I lettori possono raggiungermi attraverso il mio sito: http://www.danacameron.com <http://www.danacameron.com/&gt;. Essi possono anche seguire il mio blog. La ringrazio per la possibilità che mi avete dato di farmi conoscere con questa intervista al pubblico italiano – Molte grazie!

:: Intervista a Julie Reece Deaver a cura di Giulietta Iannone

29 gennaio 2010 by
Julie Reece DeaverJulie grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te, il tuo background, i tuoi studi. Ho sempre scritto, da quando ero bambina. Ho iniziato a scrivere inviando storie alle riviste e case editrici quando ero un adolescente, ma, naturalmente, ci sono voluti molti anni (e molti rifiuti) prima che il mio primo libro fosse accettato per la pubblicazione.

Perchè seidiventata una scrittrice? Era un tuo sogno già da bambina?

Sono cresciuta in una famiglia molto creativa. Mia madre era un’ artista, mio padre era uno scrittore di pubblicità, e mio fratello, Jeffery Deaver, è anche uno scrittore. Scrive i bestseller di  Lincoln Rhyme, una serie di romanzi gialli, tutti pubblicati in Italia.

Mi piacerebbe sapere quali sono gli scrittori che in qualche modo ti hanno influenzato.

Alcuni degli scrittori che mi hanno influenzato sono MJ Amft, William Wharton, Truman Capote, Carson McCullers, Neil Simon, Garry Marshall, Bill Persky, Saul Turteltaub, Bernie Orenstein, Treva Silverman, James L. Brooks. Questi ultimi scrittori non sono romanzieri, ma drammaturghi, sceneggiatori per la televisione, per il teatro e il cinema.

Qual è stato il tuo primo lavoro scritto? Parlaci del tuo esordio e della tua strada verso la pubblicazione.

Il mio primo lavoro pubblicato è una poesia per il Jack and Jill Magazine (una rivista per bambini) che è stata pubblicata quando avevo sei anni! E ‘stata intitolata “Il gatto di mia nonna,” e non ci crederai ma si trattava proprio del gatto di mia nonna!

Cosa ne pensi delle eroine dei romanzi polizieschi contemporanei? Sempre vittime o femme fatale?

Anche se il mio ultimo libro, “Quella notte Sono Scomparsa” è un thriller, generalmente i miei lavori non sono thriller. Naturalmente, io sono una grande fan delle eroine dei romanzi di mio fratello. I suoi personaggi femminili sono intelligenti e forti.

Sei femminista?

Femminista significa cose diverse per persone diverse. Credo che le donne dovrebbero avere gli stessi diritti degli uomini.

Quali sono le tue scrittrici preferiti, europee o americane?

Tre scrittori attuali mi piacciono molto e sono Halse Laurie Anderson e Meg Cabot e Francesca Lia Block.

Dimmi qualcosa sul tuo paese.

Questa è una buona domanda. Io non sono una persona molto politica, e perché questo è il paese dove sono cresciuto, non posso paragonarlo ad un altro paese.

Dimmi qualcosa di divertente su tuo fratello.

Mio fratello è di tre anni più vecchio di me, e quando sono nata, non riusciva a ricordare il mio nome, così ha chiesto ai miei genitori di mandarmi indietro per avere un bambino con un nome che sarebbe stato più facile da ricordare!

Dove sei nata? Raccontaci qualcosa della tua infanzia.

Mio fratello e io siamo cresciuti in un sobborgo di Chicago negli anni ’50 e ’60. Quando non eravamo  a scuola, abbiamo passato gran parte del nostro tempo libero scrivendo, solo per divertimento. Mio fratello oltre che scrittore è anche un musicista , e ho trascorso un sacco di tempo quando eravamo bambini e ragazzi andando con lui per i club di musica. Ha scritto ed eseguito le sue canzoni.

Ti piacciono i giallisti scandinavi? Cosa ne pensi di questo fenomeno? Stieg Larsson, Jo Nesbø?

Devo confessarti che non ho mai letto questi scrittori. Li leggerò certamente adesso, però.

Raccontaci qualcosa sulla trama di “La notte che sono scomparsa” in poche parole. È il tuo libro preferito?

“La notte che sono scomparsa” è un thriller psicologico. Il personaggio principale, Jamie, è una ragazza di diciassette anni, che scopre che non può più controllare i suoi sogni a occhi aperti. Si ritrova a visitare il suo amico Webb, ma solo nella sua mente. Ci vuole il lavoro di uno psichiatra di talento per scoprire il segreto Jamie. È il mio libro preferito? Bene, è il sequel del mio primo romanzo, “Say Goodnight, Gracie”. Che sarà sempre il mio libro preferito, credo, perché era il mio primo romanzo.

Nuovi progetti per le versioni italiane dei tuoi libri?

Mi piacerebbe che anche altri miei libri fossero pubblicati in Italia perché ho davvero  avuto una buona accoglienza dai miei lettori italiani. E ‘davvero tutto dipende dalle decisioni del mio editore se pubblicare o meno i miei libri in Italia, e finora nessuna decisione è stata presa.

C’è uno scrittore esordiente che ti piace?

Vuoi dire se c’ è un nuovo scrittore che mi piace? Mi piace Alice Sebold, autrice del libro ” The Lovely Bones”. Credo che il suo stile sia nuovo e interessante.

Ci sono progetti di film tratti dai tuoi libri?

Al momento nessuno studios cinematografico ha voluto fare versioni filmate dei miei romanzi, ma mi auguro che cambino idea, un giorno, naturalmente.

Cosa stai scrivendo al momento?

Ho appena finito di scrivere una sceneggiatura originale e speriamo che uno studio cinematografico si interessi. Si tratta di un dramma con sfumature comiche.

Ti piace l’Italia?

Non sono mai stata in Italia, ma spero di visitarla  un giorno. Per la verità mi hanno scritto molti  miei lettori italiani e mi piace avere loro notizie, sono intelligenti e piacevoli!

Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente su di te.

Qualcosa di divertente su di me è che ho una memoria insolita per le date. Mi ricordo le date di specifici compiti di scuola di quando ero bambina.

:: Lorenzo Mazzoni intervista Andrea Camilleri

27 gennaio 2010 by

1Con sottofondo di Boca Colora, di Joe Vasconcellos

E’ uscito nel maggio dell’anno scorso La danza del gabbiano, il quindicesimo con protagonista il Commissario Montalbano, un Montalbano disilluso, sempre più vecchio nell’animo, stanco. Ha voglia di parlarci di questo romanzo? La crisi di Montalbano sembra nascere da un pensiero sulla morte che sempre meno abbandona il personaggio, Lei stesso tempo fa ha dichiarato: “E poiché è avanzato con gli anni, si lamenta ed è stanco di lavorare, ma non potrà sfuggire al suo destino.” Questo riguarda solo il commissario o, in qualche modo anche il mestiere di scrittore?

A Montalbano capita quello che capita a molti uomini passata la cinquantina e a molte donne passata invece la quarantina. Cioè di diventare grandi. Il fisico inizia a cedere, la memoria perde qualche colpo, la grinta viene meno sempre più spesso e inizia un lento distacco dall’immagine giovanile  che si aveva di se stessi. Inoltre bisogna a calcolare che Montalbano è usurato dal mestiere. Soprattutto perché ritiene di avere a che fare sostanzialmente con degli stupidi. Il mio caso di scrittore è invece ben diverso. Io ho a che fare con i miei lettori, che mi creda, spesso sono i critici più attenti, scrupolosi, ed intelligenti che possa augurarmi.

Da dove nasce il personaggio del Commissario Montalbano?

Come ho detto diverse volte nasce da una mia esigenza di ordine narrativo. Il romanzo giallo in questo senso mi ingabbia dentro regole ben precise. Il successo del primo Montalbano mi ha poi felicemente “obbligato” a scriverne altri.

Quando ha iniziato a scrivere utilizzando espressioni del dialetto e del parlato siciliano pensava potesse avere così grande successo? Inizialmente ha avuto difficoltà nel presentarlo agli editori?

Neanche lontanamente, sono stato sconsigliato anche da Sciascia. D’altronde non potevo fare diversamente: è l’unico modo che ho per comunicare, anche se passati gli 80 cerco di scrivere qualcosa in italiano.

Quanta importanza ha il linguaggio cinematografico nel suo lavoro narrativo?

Tanta, ma ancor di più ha importanza il dialogo teatrale.

Oltre a lei, moltissimi autori, italiani e non, hanno creato personaggi polizieschi: Khadra, Izzo, Lucarelli, Carlotto, Montalbàan, Taibo II, Macchiavelli, Willeford, Arjouni… C’è qualche autore di genere che le piace particolarmente?

Simenon, Izzo, Durenmatt, Gadda, Chakri e tanti tantissimi altri. Tra tutti Sofocle con l’Edipo.

Quali sono, secondo Lei, le qualità per essere un buon scrittore? C’è una giornata tipo nei periodi di lavoro creativo?

Non conosco regole per essere un buono scrittore. Purtroppo non ne conosco neanche per la buona o cattiva giornata. La mia giornata è sempre la stessa, o almeno tento di fare in modo che sia la stessa, di una monotonia esasperante.

Pensa che in Italia ci sia una reale crisi del libro? Quali potrebbero essere gli strumenti per risolverla?

Non c’è nessuna crisi del libro. C’è la crisi dei lettori. In Italia c’è una fioritura di romanzieri e narratori di grande livello. Purtroppo mancano i lettori.

Sta lavorando a qualche nuovo libro?

Fino a quando ne avrò la forza io lavorerò  sempre a qualche nuovo libro.

Grazie, buona giornata e buon lavoro.

:: Intervista ad Allan Guthrie a cura di Giulietta Iannone

27 gennaio 2010 by

allan-guthrieCiao Allan. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberi di Scrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Allan Guthrie?

Il piacere è tutto mio. Grazie per avermi invitato. Sono un romanziere e un agente letterario, con sede a Edimburgo, in Scozia. Ho scritto romanzi polizieschi molto noir e a volte divertenti.

Raccontaci qualcosa della tua città. Qual è il tuo background?

Edimburgo (pronunciato Embra) è la capitale della Scozia, anche se è solo la seconda città (Glasgow è molto più grande). La città è dominata da un castello che è arroccato sulla cima di un costone vulcanico. La maggior parte del tempo ad Edimburgo è sereno e bello, ma recentemente è stata lacerata dall’ installazione di una nuova rete di tram e gran parte della città si presenta come un sito dove è esplosa una bomba. Mi occupavo di informatica prima di iniziare ad essere coinvolto nel mondo del libro. Da allora, ho lavorato per una catena di  librerie, sono stato editor per una casa editrice cult degli Stati Uniti che stampa crime fiction, e infine sono diventato uno scrittore e agente letterario.

Come è iniziato il tuo interesse per la scrittura? Quando hai iniziato a scrivere?

La mia prima storia è apparsa nel giornale della scuola, quando avevo cinque anni. Mi ricordo che si trattava di un pic-nic, ma non riesco a ricordare tutti i dettagli. Ho scritto il mio primo romanzo, quando avevo nove anni.

Come hai preso l’idea per il tuo primo libro?

Quello che ho scritto quando avevo nove o il primo che ho pubblicato? Ti risponderò il secondo perché non riesco a ricordare il primo. Ho un forte interesse per la narrativa noir, in particolare per il noir americano della prima metà del ventesimo secolo. E Two-Way Split è nato da questo. Ho scritto un paio di thriller comici che non hanno funzionato e ho deciso di scrivere qualcosa di un po’ più serio, più nello stile di David Goodis, per esempio. Io non riuscivo a eliminare il senso dell’umorismo però, quindi c’è un po’ di commedia nera nel libro.

Quali sono stati gli scrittori che ti hanno influenzato per primi?

Ho iniziato a leggere letteratura poliziesca dopo la lettura di Un’ indagine filosofica di Philip Kerr. E da li ho iniziato a leggere i  noir di Andrew Vachss. Ma mentre sicuramente questi scrittori hanno influenzato le mie letture, non sono proprio sicuro se abbiano influenzato anche la mia scrittura. La verità è che la maggior parte delle mie influenze letterarie proveniene dal palcoscenico e dello schermo. Da drammaturghi come Andrew Kevin Walker (celebre sceneggiatore).

Raccontaci qualcosa del suo esordio. La tua strada verso la pubblicazione.

TWO-WAY SPLIT ha per protagonista un pianista clinicamente psicotico diventato rapinatore che scopre la moglie a letto con un collega membro della gang. Il libro si svolge il giorno di una rapina in ufficio postale, pochi mesi dopo che l’eroe ha smesso di prendere le sue medicine. La mia strada verso la pubblicazione è stata lunga. TWO-WAY SPLIT ha vinto in Gran Bretagna il premio Dagger per le opere prime nel 2001 – un premio dato dal CWA per romanzi inediti. Ma non sono riuscito a farlo pubblicare fino al 2004 negli Stati Uniti, (2005 in Gran Bretagna). Ho ricevuto centinaia di lettere di rifiuto da agenti ed editori. Per fortuna io sono molto ostinato.

Puoi dirci qualcosa sui tuoi libri? Quale è il tuo preferito?

I miei libri esplorano il ventre di Edimburgo. I miei libri tendono a concentrarsi sui criminali e le vittime. La polizia non mi interessa molto  sono più preso dalla psicologia anormale o dal modo di reagire della gente comune quando si trova coinvolta in eventi straordinari. Il mio preferito è sempre il più recente, quindi al momento, è Slammer.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Ce ne sono troppi per parlarne. Non credo che ci sia stato un momento in cui ci sono stati tanti gli scrittori in circolazione come ora. Trovo che fare paragoni tra scrittori sia impossibile. Soprattutto quando sono amici e / o clienti. Così se me lo permetti non rispondo.

I tuoi personaggi di fantasia, spesso ti somigliano? Ci sono pezzi autobiografici?

No, semmai il contrario. Cerco di tenermi fuori dalla mia scrittura, per quanto possibile. Sono estremamente noioso, inserire me nella prosa sarebbe fatale. Ho utilizzato parte del mio background personale per il protagonista, Robin, in due-WAY SPLIT. Ha frequentato una scuola di musica e così ho fatto io. Ma a differenza di Robin, non ho mai voluto essere un pianista.

Raccontami qualcosa sul tuo prossimo romanzo.

Il più recente è SLAMMER, un romanzo ambientato in un carcere ed  ha per protagonista una guardia carceraria molto giovane e inesperta che è mal equipaggiata per il  suo lavoro. E ‘ la storia di come è usato e abusato dai suoi colleghi e dai prigionieri, e racconta l’effetto che questo stress ha sulla sua vita.

Stai scrivendo adesso un nuovo romanzo?

Ho appena finito un romanzo chiamato Bye Bye Baby, che dovrebbe uscire il prossimo anno. Ora sto lavorando ad un romanzo che è più un thriller tradizionale e si intitola Blood Will OUT.

Sei un autore acclamato dalla critica. Avete ricevuto recensioni negative?

Oh, yeah. Molte, molte recensioni negative. Io non conosco nessuno scrittore che riceva solo buone recensioni. I critici hanno aspettative diverse, opinioni diverse. E’ impossibile accontentare tutti.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho letto un sacco di manoscritti dei miei clienti in questi giorni. Più di recente, Choke Hold della straordinaria Christa Faust, un sequel di Money Shot che Newton Compton pubblicherà in Italia. La mia più recente lettura di un libro non di un mio cliente è stata della scrittrice brasiliana Patricia Melo The Killer – il miglior libro su un sicario che abbia mai letto.

Hai una base di fan molto grande. Qual è il tuo rapporto con i lettori?

Davvero? Sono felice di sentirlo. Credo che i miei lettori devono essere timidi. Ho sentito un sacco di complimenti da scrittori (che sono anche lettori, ovviamente), ma molto di rado da parte di lettori che non sono scrittori.

Qualche consiglio per gli aspiranti scrittori?

Imparare il mestiere. Essere testardi. Fortunati.

Che cosa è la libertà per te?

Mel Gibson in Braveheart, naturalmente!

:: Michele Ciardelli intervista Nicola Fabio Vitale

26 gennaio 2010 by

Caro Nicola, innanzitutto ti ringrazio per avermi concesso questa intervista a me che intervistatore non sono. Prima di iniziare ti volevo chiedere di essere più sincero possibile.

Ok, veramente sono io che ringrazio te, per il resto farò il possibile. Considerati “fortunato”, la scrittura è il modo che preferisco in assoluto per comunicare e, anche se ogni tanto devo essere interpretato, credo sia quello più vero.

Immagina di essere davanti ad un tramonto con mille colori che cangiano ad ogni istante ed il sole, lentamente, si immerge in un mare in tempesta. Che emozioni casuali ti susciterebbe?    

Rabbia, forza, energia distruttiva e generatrice al tempo stesso, imprevedibilità, determinazione. Il mare in burrasca che travolge in modo rabbioso, con tutta la sua forza, imprevedibilità, energia, determinazione quel che è stato, il sole che tramonta, e che prova lasciare nel cielo il ricordo delle sfumature del suo passaggio. È tutto inutile. Il sole è condannato ad essere inghiottito dal mare in tempesta, arriverà la notte, porterà la calma preparando l’alba per un nuovo giorno che nascerà dal mare il quale, dopo aver metabolizzato, quel che è stato restituirà la luce di un nuovo sole. Il nuovo giorno, tutto sembra uguale in realtà niente è più come prima. Il mare in tempesta, un’immagine che mi fa paura perché mi ricorda la mia infanzia, la mia voglia di distruggere tutto. Il mare calmo, quello che dona il sole pronto a illuminare e scaldare un nuovo giorno, un’immagine amica, quella del mio migliore amico, appunto il mare, mi rilassa e mi ricorda la quieta dopo la tempesta, quella dei miei percorsi interiori.

Ho voluto introdurre con una domanda un tuo libro, “Emozioni per caso…”, vuoi parlarmene?

Volentieri. È un libro cui sono molto legato, con il quale ho provato a raccontare, nel bene e nel male, molte delle mie emozioni, delle mie sensazioni, dei miei desideri, dei miei pensieri e delle mie riflessioni. Mi piace, inoltre, l’idea di aver provato a raccontare, attraverso le parole di “Emozioni per caso…”, una parte importante di quello che si muoveva nel mio animo e nel mio cuore. Io che, attraverso la scrittura, ho provato anche a rompere un muro di silenzio, solitudine, nel quale ero finito e nel quale mi sono voluto rinchiudere per un lungo periodo.

Come nascono le tue poesie? Cosa ti ispira di più?

Fondamentalmente potrei dividere le mie poesie in due categorie. Ci sono quelle in cui l’istinto regna sovrano, basta una qualunque scintilla, una parola, un pensiero, uno sguardo, io che mi sono alzato con il piede sbagliato e la poesia è fatta. Le parole nascono spontanee, mi serve solo il tempo necessario per perfezionarle. Con riferimento a “Emozioni per caso…” mi vengono in mente un paio di titoli, “Urlo ribelle” e “Loro non possono capire”. Poi ci sono quelle più “elaborate”, in questo caso lavoro molto con le immagini, fotografie che cerco nel web, oppure prendo spunto dalla lettura di brani, testi di canzoni o altre poesie. Al momento le prime sono quelle che sento più vere e che mi emozionano di più. Ti faccio un esempio, ho scritto una poesia ancora inedita  dedicata alla sorella di un mio amico morta prematuramente che non riesco a leggere. Ogni tanto mi faccio prendere dai dubbi e non so neanche se ho fatto bene a scriverla!

Quando scrivi?

Preferisco scrivere di mattina, poco dopo aver fatto colazione. Per fortuna ho ricominciato a lavorare ma, purtroppo, devo cambiare i miei ritmi per quanto riguarda la scrittura. Spero di riuscirci al più presto perché ho molta voglia di scrivere, anzi sono già in crisi di astinenza, ho diversi progetti in sospeso e tante idee che si accendono nella mente ma che, al momento, non riesco a catturare.

Hai scritto un libro dissacrante che parla delle difficoltà  che i giovani di oggi incontrano quando cercano di entrare nel mondo del lavoro. Di tu il titolo e perché proprio quello. Oltre a dirci come ti è nata questa idea.

Mi è  venuta in mente poco più di un anno fa. Dopo aver fatto diversi concorsi pubblici, 14/15 per la cronaca, averne vinto uno ed essere risultato idoneo in altri ero ancora a casa, nonostante tutti i sacrifici e le rinunce che comporta quel tipo di attività. Ho iniziato a ripensare alle mie esperienze lavorative, ho fatto un po’ di tutto, dal cameriere, al venditore di assicurazioni, co.co.co etc.etc., e, al pensiero della parola “Bamboccione”, mi sono sentito preso in giro. Confortato, purtroppo, dalle parole di altre persone che hanno vissute esperienze lavorative simili alle mie conosciute nel corso delle mie “avventure” ho deciso di rispondere in maniera divertente e dissacrante a quelli che definiscono la mia generazione quella dei bamboccioni. 

Come descriveresti Nicola Fabio Vitale?

Una persona con i pregi e i difetti di tutte le altre persone. Va bene, ma solo perché sei tu, ti dirò di più. Mi piace fare sport, leggere, scrivere, mangiare cioccolata e guardare le belle ragazze. Mi sono specializzato ad osservarle con la coda dell’occhio così evito problemi… Poi mi piace mostrarmi un po’ come un camaleonte, difficilmente trovo qualcuno a cui mi vien voglia di raccontarmi e mostrarmi fino in fondo. Forse ci riesco solo scrivendo. Ogni tanto, forse anche per questo, mi perdo, però non è detto che sia un male, posso sperimentare diversi modi di essere e potrebbe aiutare ad aprire la mente.

Ti faccio una domanda che spesso pongono a me, perché serve a spiegare una parte del carattere di una persona, di uno scrittore: che cosa significa per te scrivere?

Per me scrivere significa tante cose, a un certo punto, anche se scrivo da poco, significava tutto e ora che ho poco tempo per farlo mi sento incompleto. Scrivere è stata, in primo luogo, una scoperta per me stesso fatta in un momento difficile, un abisso di profonda solitudine e rabbia,  la prima poesia che ho scritto in assoluto, ancora inedita, si intitola “L’odio e la rabbia”. Poi, un giorno, ho deciso di fare un bilancio della mia esistenza e, in quel momento, è nata e ho sviluppato l’idea del mio primo libro in assoluto, “Lucifero, la storia di un angelo caduto dal cielo”. Un libro che spero di riuscire a pubblicare al più presto. Scrivere, oggi, significa cercarmi, confrontarmi con me stesso e mettermi alla prova, comunicare con gli altri e soddisfare un po’ della mia vanità di aspirante scrittore. Concludo con una considerazione per me molto importante, scrivere significa sentirmi libero. Poche volte in vita mia mi sento libero come quando scrivo. Scrivo quello che mi pare, quando mi pare, come mi pare. Libero rendo di più, se poi aggiungi che è una delle cose che preferisco
in assoluto…

Com’è nata la voglia di scrivere un libro come quello che hai scritto?

Per rispondere per le rime a chi pensa che la mia generazione sia fatta da buoni a nulla e non prova a capire le difficoltà che si incontrano ad entrare nel mondo nel lavoro, o, meglio, per trovare un’occupazione decente. Purtroppo se non lavori si blocca tutto il resto della vita.

Come mai hai scelto quella foto per rappresentarti nel tuo blog? Non tenere conto che io mi nascondo dietro la mia Chopy e quindi rispondermi sinceramente…

Se ti riferisci alla foto del nuovo template la risposta è molto semplice. La scelta nasce dal nome del mio blog “Freddo Angelo di Fuoco”. Il nome del mio blog è ispirato dal titolo del libro di cui ti ho parlato in precedenza – “Lucifero, la storia di un angelo caduto dal cielo” – e da quello di una poesia, anche questa inedita, che credo mi rappresenti, soprattutto in alcune circostanze, piuttosto bene, “Ghiaccio bollente”. Approfitto dell’occasione per fare ancora una volta i complimenti a chi ha realizzato il template, Runa74.

Per lavoro hai lasciato la tua bella Puglia, per andare alla conquista di Roma. Cosa ha significato per te lasciare la tua terra? E cosa ti porti nel cuore?

Lasciare la Puglia ha rappresentato una liberazione, non tanto per la mia regione e i posti dove ho vissuto fino a qualche giorno fa, quanto per la mia storia personale e familiare. Andando via mi sono tolto un grosso peso psicologico. Sapevo che per ritrovare la mia serenità avrei dovuto cambiare aria e ne ho avuto conferma in questi giorni, spero continui così. Della mia terra porto con me il ricordo del mio migliore amico, il mare.

Hai pubblicato entrambi i libri con la casa editrice “Tutti Autori”. Com’è nata questa scelta? Hai cercato qualche casa editrice e poi hai deciso di darti una possibilità con questa forma di pubblicazione?

Si è  trattata di una scelta, per così dire, da incosciente. Completamente allo scuro delle regole che governano il mondo editoriale avevo chiesto un preventivo per “Io, me, medesimo, sottoscritto, scrivente… uno della Bamboccione generation” a un’altra casa editrice. Ho ricevuto la proposta editoriale, mi è sembrata esagerata per un perfetto sconosciuto e ho scelto una delle vie più semplici ed economiche per pubblicare un libro, quella della stampa su richiesta. Diciamo che mi sono voluto togliere la curiosità di pubblicare un paio di libri. Oggi il mio desiderio sarebbe quello di trovare un editore onesto che mi dice: “Mi piace quello che scrivi proviamo a pubblicarlo facendo un lavoro come si deve”.

Leggi e recensisci. Quale libro ti è  rimasto nel cuore e che consiglieresti?

Libri che mi sono rimasti dentro ce ne sono diversi, cito dei titoli a caso. “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello, “La metamorfosi” di Kafka, “Alcatraz un D.J. nel braccio della morte di Diego Cugia. Di quelli che ho recensito per “Liberidiscrivere” mi è rimasto dentro “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa perché, a mio avviso, trasmette molto bene la sensazione di angoscia che ti inghiotte quando vivi certe circostanze e “Il purtroppo delle cose” di Dimitri Verhulst, stile di scritture molto bello che dipinge quadri di emarginazione in maniera molto realistica. Consiglierei “Alcatraz, un d.j. nel braccio della morte” perché le sue provocazioni ti obbligano a riflettere e “Il purtroppo delle cose”.

Ti ha in qualche modo condizionato?

Tutti i libri che mi sono rimasti e mi restano dentro in qualche modo mi hanno condizionato e mi condizionano, partecipando e contribuendo al mio percorso di evoluzione interiore perché, in un modo o nell’altro, mi offrono degli spunti per riflettere, per conoscermi, per sperimentarmi.

Delle tue poesie, quale ritieni che ti appartenga di più? Che rispecchi maggiormente il tuo carattere?

Credo, come ti ho anticipato in precedenza, che la poesie che mi rappresentano al meglio siano quelle più istintive, dettate da quell’istante che ti brucia dentro e che ti fa pensare “Ecco, questa, in questo momento, è la mia verità”. Non posso dirti il titolo di una sola poesia perché la risposta cambierebbe a seconda del momento. Facciamo così, ti dico qualche titolo di poesia che ho pubblicato, provando a immaginare qualche momento. Amore: Ostaggi di uno sguardo; Immortale. Rabbia: Joker; Urlo ribelle; Loro non possono capire. Riflessioni: I miei pensieri.

Adesso parliamo di futuro. Quali progetti hai in mente? Quali altri Nicola impareremo a conoscere a livello artistico?

Spero di riuscire a pubblicare un paio di libri inediti. Ti anticipo i titoli, il primo, per la verità, lo conosci già “Lucifero, la storia di un angelo caduto dal cielo” il secondo si intitola “Il vortice”. Poi, forse, pubblicherò un nuovo libro di poesie, credo di averne scritte a sufficienza.

Hai nuovi lavori in vista?

Si, ho buttato giù la bozza di un altro libro, l’idea è completa devo trovare il tempo per scriverlo. Inoltre sto maturando l’idea di almeno un altro paio di libri. Le poesie, invece seguono l’istinto, vengono quando vengono.

Posso chiederti quando scriverai il continuo di “Io, me, medesimo, sottoscritto scrivente… uno della Bamboccione generation”?

Non lo so, forse non lo scriverò mai o forse si. Questo libro lo considero, per il momento, un esperimento. Temo che il tono ironico, demenziale, dissacrante possa, in qualche modo, togliere spazio a un elemento importante, quello del contenuto. Nel caso specifico quello relativo all’ingresso nel mondo del lavoro. Però, almeno sotto questo punto di vista, mai dire mai, magari mi sveglio una mattina e scrivo “Bamboccione generation 2, la vendetta”. Solo il tempo dirà cosa avrò voglia e cosa potrò fare.

Dopo aver risposto, spero sinceramente, a tutte le domande, ce n’è una che non ti ho fatto, ma che avresti voluto sentire? Un po’ alla Marzullo… Fatti una domanda e datti una risposta, almeno non ho bisogno di lavorare.

Giuro, sono stato sincero al massimo, considerando poi che da queste parti lavoriamo tutti gratis… Eccoti accontentato, domanda: “Caro Nicola, ma ogni tanto non ti vergogni un po’? Dico ma lo sai che, almeno un po’, scrivi anche per soddisfare la tua vanità di aspirante scrittore?”. Risposta: “È vero mi vergogno un po’, perché la storia della vanità dell’aspirante scrittore è vera, però è più forte della vergogna…”.

Ringrazio l’amico virtuale Nicola che spero un giorno di incontrare e di stringere la mano perché sa sorridere alla vita che lo ha messo spesso di fronte ai reali problemi della vita. Il mio personalissimo plauso a te, caro Nicola. Che Dio ti mantenga così!

Grazie a te caro Michele per l’intervista e lo spazio che mi hai dedicato, e ringrazio anche Giulia (per lo spazio che mi ha dedicato sul suo blog). Spero, un giorno, di poterti incontrare di persona e stringere la mano. Mi raccomando, quando vieni a Roma, avvisami, farò il possibile per esserci. Chissà, proprio tu potresti essere il primo in assoluto che conosco da quando sono nel mondo dei blog! Un desiderio che mi piacerebbe realizzare con un po’ tutte
le persone che ho conosciuto da queste parti. E, infine, grazie per l’augurio, magari mi metto in congelatore, così, forse, avrò più speranze di mantenermi fresco…

Il giorno della memoria: La strada di Levi

24 gennaio 2010 by

la strada di levi

LA STRADA DI LEVI   dvd&libro  di Marco Belpoliti, Andrea Cortellessa, Davide Ferrario  LA STRADA DI LEVI Da Auschwitz al postcomunismo Viaggio alla scoperta di un’Europa sconosciuta  di Davide Ferrario e Marco Belpoliti .

Presentazioni: 23.01, ore 17.00 Torino, Libreria Coop Piazza Castello 113: Marco Belpoliti, Davide Ferrario e Cesare Martinetti  27.01, ore 18.00 Milano, Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo 14: Marco Belpoliti, Andrea Cortellessa, Davide Ferrario con Anna Bravo e Stefano Jesurum.

Trailer: http://www.chiarelettere.it/gw/producer/producer.aspx?t=/documenti/multimedia.htm