Posts Tagged ‘Serge Quadruppani’

:: Un’ intervista con Serge Quadruppani a cura di Giulietta Iannone

26 settembre 2012

Serge QuadruppaniCiao Serge, bentornato su Liberi di Scrivere. Cosa sarebbe la tua vita senza letteratura?

Cosa sarebbe la mia vita senza la mia vita? Non riesco ad immaginarlo.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Un buon scrittore è un scrittore che scrive buoni libri: non riesco ad interessarmi alla personalità dello scrittore a prescindere dai suoi libri. Soltanto se sono catturato da una grande opera mi può capitare di pormi delle domande sull’autore.

Pensi che alcuni scrittori siano “cattivi maestri”? Puoi farmi un esempio.

“Cattivi maestri” è un’ espressione giornalistica strapiena di presupposti ideologici. E’ stata usata in un contesto molto particolare (i famosi anni 70) per attribuire a certe persone delle responsabilità che appartenevano ad una buona parte di un’ intera generazione. Tra i presupposti a cui alludevo, c’è l’idea che la gente abbia bisogno di maestri. Nella valle di Susa, mi sono comprato una maglietta: “Padrone di niente, servo di nessuno”.

Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Ormai, visto le scelte che ho fatto nella mia vita, le posizioni pubbliche che ho preso, il campo in cui mi sono fatto riconoscere, sono catalogato in un modo che fa si che mi danno lavoro, un certo tipo di lavoro, ma a nessuno verrà in mente di propormi una medaglia o di far parte della giuria di un premio, di una commissione che distribuisce sovvenzioni, di scrivere in un media dominante: non mi regaleranno mai l’occasione di rifiutarlo con disdegno!  Sono in un’ isola felice di non-potere, e mi ci trovo bene.

Viviamo in un periodo di crisi, anche in Francia penso l’editoria soffra di questa crisi. Quali sono i rimedi più efficaci che consiglieresti e quali i veri mali tanto da guardarli in faccia?

Il rimedio più efficace sarebbe di pubblicare sempre più libri di qualità: nei momenti di crisi, la cultura è uno dei settori che resiste meglio. Anche perché la cultura è un appoggio per la resistenza in generale.

Sei sempre alla ricerca di nuovi talenti per la collana delle Editions Métailié che curi. Cosa deve avere un libro per convincerti a pubblicarlo?

Uno stile, un punto di vista sul mondo, uno spessore del racconto.

Il più bel noir in assoluto che hai letto?

La posizione del tiratore scelto, di Jean-Patrick Manchette.

Ci sono autori francesi, non ancora conosciuti in Italia, che ti piacerebbe vedere tradotti?

Tanti. Per esempio Jérôme Leroy, che ha scritto un romanzo noir sull’arrivo al potere dei fascisti in Francia che ha avuto un bel successo oltralpi; Hannelaure Cayre una donna avvocato che ha scritto tre romanzi molto divertenti con un personaggio di avvocato corrotto ma simpaticissimo; Pascal Garnier, un grande.

Cosa pensi degli ebook? Il libro cartaceo resisterà all’attacco della tecnologia?

Penso che il libro cartaceo continuerà ad esistere accanto all’e-book. Quanto spazio per l’uno e per l’altro, per ora, nessuno lo può prevedere.

Saturne uscirà quest’anno per Einaudi Stile Libero? Ce ne vuoi parlare?

E un romanzo ambientato tra Francia e Italia che inizia con una strage nelle terme di Saturnia, in cui un gruppo di familiari delle vittime prova a capire cosa sia successo mentre la commissaria Tavianello, che avete conosciuto nella Rivoluzione delle Api, minaccia di dimettersi perché è stufa dei giochi dei poteri sporchi (in Madame Courage, il terzo della serie appena uscito in Francia, lei si dimette veramente), in cui il killer è molto più umano dei suoi mandanti, che sono tra l’altro all’origine della crisi dei subprimes… Se questo non ti ha ancora convinto di leggerlo, posso aggiungere che il Maestro Camilleri fa una apparizione breve ma decisiva…

Stai curando attualmente una traduzione? E quale autore, se c’è, avresti voluto tradurre ma per qualche ragione non l’hai fatto?

Sto traducendo I materiali del killer di Biondillo, dopo sarà il turno di Gioacchino Criaco, American Taste e Massimo Carlotto,  Respiro Corto. Mi sarebbe piaciuto tradurre tanti libri di Valerio Evangelisti che non abbiamo potuto comprare…

Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

Sono computerizzato da 20 anni.

Durante la stesura di un libro preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

Non posso dire se preferisco una cosa o un’ altra, sono tutte in un rapporto organico.

Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento?

I miei autori preferiti sono tanti, e le mie scelte non sono molto originali nella letteratura francese e mondiale. In questo momento sto leggendo Philip Roth, Pastorale americana, ma è un caso, perché sono in giro tra Francia e Italia e ho preso a casa di mio fratello quello che ho trovato tra le 8 e le 8 e cinque minuti, quando dovevo partire per l’aeroporto… Questo è il bello dei libri cartacei: un oggetto che senti nella mano e metti nella tasca, lo puoi fare mentre l’altra mano prende la maniglia della valigia… non è la stessa cosa che toccare uno schermo con l’indice.

A quarant’anni dalla morte di André Héléna l’editore italiano Aisara pubblicherà un’antologia di racconti ispirata ai suoi romanzi. Tu scriverai la prefazione. Ce ne vuoi parlare?

La prefazione è scritta. E anche tradotta da Maruzza Loria: “La poisse, « la sfiga », è il titolo di una collana creata negli anni Ottanta del secolo scorso per rieditare alcuni romanzi d’André Héléna caduti nell’oblio, ed è anche la materia con la quale egli trama i suoi racconti, il piombo del reale da cui estrae l’oro della sua arte.”: questo è l’inizio, per leggere il seguito, dovrai avere il libro!

L’intervista è finita, nel ringraziarti per la disponibilità, mi piacerebbe ancora chiederti se stai lavorando ad un nuovo romanzo? Altri progetti?

Per ora, sto traducendo. Progetti, tanti: un romanzo epistolare con Jérôme Leroy su due ex della lotta armata che, parlando parlando, si eccitano di nuovo contro l’epoca  e alla fine, si scrivono dalla galera. Un altro libro, testi di viaggio e non solo. Un altro di Simona Tavianello…

:: Intervista a Serge Quadruppani a cura di Giulietta Iannone

16 settembre 2009

Traduttore, giornalista, editore, scrittore di romanzi gialli, in realtà cosa ami più fare?

Tutto mi piace, ma mi piacerebbe avere più tempo per scrivere romanzi gialli e non gialli, saggi e d’indagine (dei non-fiction, ne ho scritto una decina).

Scrivi sul quotidiano Liberation e per la rivista Le monde diplomatique, dopo anni di impegno pensi ancora che il lavoro del giornalista abbia un utilità sociale ed aiuti la gente a capire la realtà?

Ho scritto una volta una cosa per Libération, scrivo e scriverò più facilmente per le Monde Diplomatique. Innanzitutto scrivere, mi aiuta  a capire principalmente a me, poi se il mio articolo aiuta anche qualche altra persona a capire, tanto meglio.

Nel ’68 eri molto giovane che ricordi hai di quel periodo, pensi che gli ideali e l’amore per la libertà si siano mantenuti o la nostra società si irrimediabilmente “imborghesiata”?

Ci sono un sacco di figli della borghesia che sono tornati nella la loro classe ma anche alcuni che hanno continuato a pensare contro. Sono figlio di operai e sono contento di avere incontrato questi ultimi. La società è diventata più dura, i poteri sono diventati più duri e più seducenti nello stesso tempo: un pallottola per i Carlo Giuliani, e i paparazzi sul Lido per i Noemi. Questo mondo è il nostro, ma fa vomitare lo stesso.

Sei molto attivo come traduttore, quale autore ti piace di più tradurre e dimmi se esiste un segreto per fare buone traduzioni?

Tutti quelli che sono nella mia Collana dalle Editions Métailié mi piacciono, sono come i miei bimbi: le amo tutti nella stessa misura, anche se vedo che alcuni hanno più difetti degli altri.

Hai redatto un libro sull’antiterrorismo in Francia. Pensi che a volte i metodi usati per combattere questo male siano peggiori del male stesso?

Spesso terrorismo e antiterrorismo sono una sola e stessa cosa, controllata dallo Stato, dagli Stati anche se, almeno all’inizio, i “combattenti armati” sono sinceri nella loro opposizione allo Stato.

Ti occupi anche di editoria, hai dei nuovi autori da segnalare che hanno attratto la tua attenzione?

Ho appena finito di leggere Anime Nere, di Gioachino Criaco, e ne sono stato molto colpito, lo voglio tradurre e pubblicare.

Hai lavorato come giornalista anche in Italia, che differenze ci sono tra il tuo paese e il nostro?

Non sono giornalista, scrivo ogni tanto nei giornali, ci sono poche poche differenze tra Francia e Italia da questo punto di vista, e non voglio dire che cosa penso dei giornali in generale, perchè spero di di potere ancora scrivere per denunciare qualche misfatto dei potenti o segnalare un bel libro.

Il classico “polar” francese ha fatto scuola, pensi ci sia una rinascita del genere o la tendenza predominante porta ad una esaltazione della violenza fine a se stessa?

C’è qualcosa di peggio dell’esaltazione della violenza fine a se stessa: è l’esaltazione della violenza per fare vendere della Coca Cola. Il classico “polar” francese mi annoia.

Ti è piaciuto “Fiumi di porpora” di Jean-Christophe Grangé?

Non mi è piaciuto, anche se non l’ho letto! Ho visto il film, per me era veramente ridicolo.

Ho conosciuto i tuoi libri perché pubblicati nei Gialli Mondatori, distribuiti principalmente nelle edicole sono in progetto delle riedizioni complete delle tue opere in lingua italiana?

Marsilio ne ha già pubblicato un bel po’ e dovrebbe continuare.

Cosa pensi del fenomeno letterario della Trilogia di Millenium di Stieg Larsson, è una trovata di marketing o c’è del vero talento?

Sicuramente, c’è del vero talento. Non so perchè ha avuto tutto questo successo, ci sono centinaia di altri libri molto più belli. Forse è perchè il libro è costruito come una serie televisiva, e funziona molto bene cosi: in fatto quando lo leggevo, mi sembravo di leggere la televisione!

Ho letto “L’assassina di Belville” molte volte e tutte le volte ho trovato delle sfumature inaspettate, per te il genere giallo crea solo opere di intrattenimento o vuoi trasmettere messaggi più profondi?

Non voglio trasmettere messagi, voglio raccontare delle storie e storie veramente belle che, per non anoiarmi (non dimenticare che sono il mio primo lettore) devono avere di spessore. Poi le scrivo con quello che sono, e non ci posso fare niente, raccontando il mondo così come è, mi incazzo. Allora, cerco di incazzarmi con eleganza e ironia.

Hai trattato anche opere di spionaggio, pensi di tornare sul genere in futuro?

Io non faccio veramente delle categorie, giallo, noir, spionaggio. Il mio prossimo libro è ambientato tra Italia e Francia e parla di complotti mondiali, tanto per cambiare!

Che rapporto hai con la tv da noi si dice che l’unico pregio è che ha insegnato l’italiano agli italiani. Pensi che sia massificante o trasmette ancora cultura?

Ma ché italiano? Io preferisco di gran lungo l’italo-siciliano del Maestro Camilleri, il kaleidoscopo di lingue di Lucarelli nell’Ottava Vibrazione, il wumingese, il carlottese, che questa lingua tanto noiosa quanto il francese della tivù francese.

L’humor nero, l’ironia, il paradosso sono tue armi vincenti per tenere desta l’attenzione del lettore e combattere la noia, le usi solo nei tuoi libri o anche nella vita di tutti i giorni?

Spero di usarli anche nella vita di tutti i giorni, anche nelle interviste.

La critica letteraria francese è ancora piuttosto snob o sta iniziando ad apprezzare il noir?

Da sempre, c’è tutto una parte della critica che ha apprezzato il Noir, anche i più grandi scrittori, da Gide a Sartres e tanti altri. Poi, ci sono sempre, in Francia come in Italia, dei dinosauri.

Hai letto “Il codice da Vinci” di Dan Brown? Se sì pensi che questo genere di libri abbia un futuro o li trovi fumosi e noiosi?

Uffà, ma non finisce mai quest’intervista? Ma chi se ne frega di Dan Brown?

C’è un aneddoto bizzarro nella tua carriera di scrittore e giornalista che ti torna spesso alla mente e di cui vorresti parlarci?

Un giorno, in un treno per Praga, un tizio ha parlato male del mio ultimo romanzo a una ragazza molto carina e ho pensato, quando è andato al bagno, di buttarlo discretamente sul binario per fare poi la corte alla ragazza ma non ho fatto niente. Purtroppo. Perchè dopo è diventato molto più famoso di me e ha guadagnato molto più soldi. Ci ripenso spesso.

Cosa pensi del noir nipponico, autori come Kitakata con le sue storie di yakuza venate di poesia ti piacciono?

Non so assolutamente niente del noir nipponico.

Hai un sogno nel cassetto un progetto che per scaramanzia non hai mai detto a nessuno?

E se non l’ho detto fin’ora, perchè lo dovrei dire a te?

Tieni corsi di giornalismo all’università? Te l’hanno proposto, ti piacerebbe che lo facessero?

No, no, no.

Ora è proprio l’ultima domanda. Stai lavorando ad un nuovo romanzo, se si puoi anticiparci qualcosa?

Si chiama Saturne (Sarturno). Saturno ha mangiato i suoi figli e poi il tempo di saturno era, nella mitologia, quello in cui tutto era di tutti.