:: Intervista a Serge Quadruppani a cura di Giulietta Iannone

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Traduttore, giornalista, editore, scrittore di romanzi gialli, in realtà cosa ami più fare?

Tutto mi piace, ma mi piacerebbe avere più tempo per scrivere romanzi gialli e non gialli, saggi e d’indagine (dei non-fiction, ne ho scritto una decina).

Scrivi sul quotidiano Liberation e per la rivista Le monde diplomatique, dopo anni di impegno pensi ancora che il lavoro del giornalista abbia un utilità sociale ed aiuti la gente a capire la realtà?

Ho scritto una volta una cosa per Libération, scrivo e scriverò più facilmente per le Monde Diplomatique. Innanzitutto scrivere, mi aiuta  a capire principalmente a me, poi se il mio articolo aiuta anche qualche altra persona a capire, tanto meglio.

Nel ’68 eri molto giovane che ricordi hai di quel periodo, pensi che gli ideali e l’amore per la libertà si siano mantenuti o la nostra società si irrimediabilmente “imborghesiata”?

Ci sono un sacco di figli della borghesia che sono tornati nella la loro classe ma anche alcuni che hanno continuato a pensare contro. Sono figlio di operai e sono contento di avere incontrato questi ultimi. La società è diventata più dura, i poteri sono diventati più duri e più seducenti nello stesso tempo: un pallottola per i Carlo Giuliani, e i paparazzi sul Lido per i Noemi. Questo mondo è il nostro, ma fa vomitare lo stesso.

Sei molto attivo come traduttore, quale autore ti piace di più tradurre e dimmi se esiste un segreto per fare buone traduzioni?

Tutti quelli che sono nella mia Collana dalle Editions Métailié mi piacciono, sono come i miei bimbi: le amo tutti nella stessa misura, anche se vedo che alcuni hanno più difetti degli altri.

Hai redatto un libro sull’antiterrorismo in Francia. Pensi che a volte i metodi usati per combattere questo male siano peggiori del male stesso?

Spesso terrorismo e antiterrorismo sono una sola e stessa cosa, controllata dallo Stato, dagli Stati anche se, almeno all’inizio, i “combattenti armati” sono sinceri nella loro opposizione allo Stato.

Ti occupi anche di editoria, hai dei nuovi autori da segnalare che hanno attratto la tua attenzione?

Ho appena finito di leggere Anime Nere, di Gioachino Criaco, e ne sono stato molto colpito, lo voglio tradurre e pubblicare.

Hai lavorato come giornalista anche in Italia, che differenze ci sono tra il tuo paese e il nostro?

Non sono giornalista, scrivo ogni tanto nei giornali, ci sono poche poche differenze tra Francia e Italia da questo punto di vista, e non voglio dire che cosa penso dei giornali in generale, perchè spero di di potere ancora scrivere per denunciare qualche misfatto dei potenti o segnalare un bel libro.

Il classico “polar” francese ha fatto scuola, pensi ci sia una rinascita del genere o la tendenza predominante porta ad una esaltazione della violenza fine a se stessa?

C’è qualcosa di peggio dell’esaltazione della violenza fine a se stessa: è l’esaltazione della violenza per fare vendere della Coca Cola. Il classico “polar” francese mi annoia.

Ti è piaciuto “Fiumi di porpora” di Jean-Christophe Grangé?

Non mi è piaciuto, anche se non l’ho letto! Ho visto il film, per me era veramente ridicolo.

Ho conosciuto i tuoi libri perché pubblicati nei Gialli Mondatori, distribuiti principalmente nelle edicole sono in progetto delle riedizioni complete delle tue opere in lingua italiana?

Marsilio ne ha già pubblicato un bel po’ e dovrebbe continuare.

Cosa pensi del fenomeno letterario della Trilogia di Millenium di Stieg Larsson, è una trovata di marketing o c’è del vero talento?

Sicuramente, c’è del vero talento. Non so perchè ha avuto tutto questo successo, ci sono centinaia di altri libri molto più belli. Forse è perchè il libro è costruito come una serie televisiva, e funziona molto bene cosi: in fatto quando lo leggevo, mi sembravo di leggere la televisione!

Ho letto “L’assassina di Belville” molte volte e tutte le volte ho trovato delle sfumature inaspettate, per te il genere giallo crea solo opere di intrattenimento o vuoi trasmettere messaggi più profondi?

Non voglio trasmettere messagi, voglio raccontare delle storie e storie veramente belle che, per non anoiarmi (non dimenticare che sono il mio primo lettore) devono avere di spessore. Poi le scrivo con quello che sono, e non ci posso fare niente, raccontando il mondo così come è, mi incazzo. Allora, cerco di incazzarmi con eleganza e ironia.

Hai trattato anche opere di spionaggio, pensi di tornare sul genere in futuro?

Io non faccio veramente delle categorie, giallo, noir, spionaggio. Il mio prossimo libro è ambientato tra Italia e Francia e parla di complotti mondiali, tanto per cambiare!

Che rapporto hai con la tv da noi si dice che l’unico pregio è che ha insegnato l’italiano agli italiani. Pensi che sia massificante o trasmette ancora cultura?

Ma ché italiano? Io preferisco di gran lungo l’italo-siciliano del Maestro Camilleri, il kaleidoscopo di lingue di Lucarelli nell’Ottava Vibrazione, il wumingese, il carlottese, che questa lingua tanto noiosa quanto il francese della tivù francese.

L’humor nero, l’ironia, il paradosso sono tue armi vincenti per tenere desta l’attenzione del lettore e combattere la noia, le usi solo nei tuoi libri o anche nella vita di tutti i giorni?

Spero di usarli anche nella vita di tutti i giorni, anche nelle interviste.

La critica letteraria francese è ancora piuttosto snob o sta iniziando ad apprezzare il noir?

Da sempre, c’è tutto una parte della critica che ha apprezzato il Noir, anche i più grandi scrittori, da Gide a Sartres e tanti altri. Poi, ci sono sempre, in Francia come in Italia, dei dinosauri.

Hai letto “Il codice da Vinci” di Dan Brown? Se sì pensi che questo genere di libri abbia un futuro o li trovi fumosi e noiosi?

Uffà, ma non finisce mai quest’intervista? Ma chi se ne frega di Dan Brown?

C’è un aneddoto bizzarro nella tua carriera di scrittore e giornalista che ti torna spesso alla mente e di cui vorresti parlarci?

Un giorno, in un treno per Praga, un tizio ha parlato male del mio ultimo romanzo a una ragazza molto carina e ho pensato, quando è andato al bagno, di buttarlo discretamente sul binario per fare poi la corte alla ragazza ma non ho fatto niente. Purtroppo. Perchè dopo è diventato molto più famoso di me e ha guadagnato molto più soldi. Ci ripenso spesso.

Cosa pensi del noir nipponico, autori come Kitakata con le sue storie di yakuza venate di poesia ti piacciono?

Non so assolutamente niente del noir nipponico.

Hai un sogno nel cassetto un progetto che per scaramanzia non hai mai detto a nessuno?

E se non l’ho detto fin’ora, perchè lo dovrei dire a te?

Tieni corsi di giornalismo all’università? Te l’hanno proposto, ti piacerebbe che lo facessero?

No, no, no.

Ora è proprio l’ultima domanda. Stai lavorando ad un nuovo romanzo, se si puoi anticiparci qualcosa?

Si chiama Saturne (Sarturno). Saturno ha mangiato i suoi figli e poi il tempo di saturno era, nella mitologia, quello in cui tutto era di tutti.  

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3 Risposte to “:: Intervista a Serge Quadruppani a cura di Giulietta Iannone”

  1. chopy Says:

    Unìintervista al giorno? Troppo… lavorate troppo. Almeno 2/3 giorni. altrimenti devo prendermi una segretarie che mi tenga aggiornato 🙂
    Un saluto e grandi come sempre.

  2. Elisabhett Says:

    bella intervista….

  3. valtergiraudo Says:

    Bella intervista. Personaggio eclettico, che ha molto in cmomune co lsottoscritto.

    Un grosso in bocca al lupo per tutti i suoi progetti!!!

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