Esiste il romanzo di formazione a fumetti? Certo! Dimentica il mio nome di Zerocalcare rientra appieno in questo genere letterario. La storia narrata dal giovane fumettista di Arezzo ha tutti gli elementi per esser definito un esempio di Bildungsroman a vignette, nel quale il protagonista affronta un tortuoso cammino che gli permetterà di diventare uomo (lui stesso lo dice nell’albo, quando si rende conto di aver raggiunto il livello massimo della sua impresa, come se la sua vita fosse un videogame). Tema della graphic-novel autobiografica, ambientata nel noto quartiere di Rebibbia, e ben consolidato anche nella tradizione della letteratura e del cinema, è la ricerca delle proprie radici. Alla morte della nonna materna, Calcare cerca di ricostruire la sua storia familiare per aver chiaro il proprio passato e scoprire qualcosa in più di quel poco che sa della nonna, della madre, del nonno mai conosciuto e delle zie e zii scomparsi in modo più o meno misterioso. Accanto a questa ricerca necessaria al giovane trentenne per capire chi è e per trovare il suo posto, più o meno definitivo, nel mondo, si innesta l’ elemento narrativo del fantastico (ed è qui che compare la famosa volpe rossa) che irrompe nella realtà rendendola più avventurosa e misteriosa, ma non irreale. Dimentica il mio nome è il quinto albo a disegni di Zerocalcare, ed è il libro nel quale entrano personaggi che appartengono al vero universo di vita dell’autore/protagonista, come la mamma e la nonna, coprotagoniste dell’enigma che Calcare cerca di risolvere. Dimentica il mio nome è un libro interessante nel quale l’autore scava a fondo nel proprio vissuto personale, mettendo a nudo non solo parte della vita della sua famiglia, ma anche rendendo note alcune sue ossessioni, preoccupazioni e timori sul futuro, tipiche di un giovane uomo in fase di crescita (Zerocalcare, alias Michele Rech è nato nel 1983) con riflessioni a ruota libera che ricordano il classico “flusso di coscienza”. Allo stesso tempo, il fumettista toscano sciorina una serie di meditazioni e richiami a oggetti (vedi il Pisolone, una sorta di sacco a pelo a forma di orsacchiotto, era un must per i ragazzini degli anni Ottanta come le erano le Nike Air max) a modi di dire e di fare, a telefilm, a personaggi (Chuck il castoro, David gnomo,il nonno di Heidi, Twin Peaks, il re Leonida del film 300, la mamma di Bambi e Freddy Krueger) e mode ben noti a chi è nato e cresciuto tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso. Zeroclcare/Rech non si fa mancare nulla e inserisce anche riferimenti alla storia recente d’Italia vissuta da lui e dal suo alter ego fumettistico (il G8 di Genova) in prima persona. In Dimentica il mio nome ad aiutare Calcare non ci sono solo i ricordi della nonna e la madre chioccia ma, come vuole la sua produzione, a sostenere il magrolino disegnatore nella sua quotidiana impresa eroica c’è sempre lui, l’armadillo alter-ego del protagonista, che compare per dargli “man forte” nei momenti più difficili e nei quali il protagonista sembra non avere la più pallida idea di cosa fare. Dimentica il mio nome è una bella storia di formazione a fumetti, intrigante e catartica per Zerocalcare – e anche per il lettore-, perché in essa, più che nei precedenti albi, l’autore si confronta con le proprie paure nel tentativo – dire azzeccato- di spogliarsi di esse e compiere quella crescita, umana e professionale, che lo farà sentire più uomo e meno bambino.
Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech è un fumettista italiano nato ad Arezzo nel 1983, cresciuto tra la Francia e l’Italia (Roma). Oltre ad un numero sterminato di autoproduzioni nel circuito dei centri sociali, ha collaborato anche con il quotidiano «Liberazione»,il settimanale «Carta», i mensili «XL» di «Repubblica» (spazio italian undergrund) e «Canemucco» e la divisione online della DC comics, Zuda.com. Tra le altre collaborazioni c’è il settimanale Internazionale, l’annuale antologia del fumetto indipendente «Sherwood Comix», la «Smemoranda», la rivista «Mamma!».Alla fine del 2011 ha dato alle stampe il suo primo libro, La profezia dell’armadillo, autoprodotto si, ma da Makkox. A Ottobre 2012 è uscito il secondo, Un polpo alla gola, edito da Bao Publishing. Oltre che su http://www.zerocalcare.it, lo si trova ogni mese sull’edizione cartacea di «Wired».
Nella più pura tradizione del giallo classico si collocano i mystery di Mary Fitt, nome de plume di Kathleen Freeman, insigne grecista inglese conosciuta anche per le sue opere di saggistica. Negli anni ’30 debuttò nella narrativa gialla con Murder Mars The Tour, e nel 1938 ideò il personaggio dell’ispettore Mollett (aiutato nelle indagini dal vecchio amico il dottor Fitzbrown), personaggi che compaiono anche in In una sera di pioggia (Death and The Pleasant Voices, 1946), ora edito in edizione integrale dalla Polillo, nella collana i Bassotti e tradotto da Leslie Calise.
La strada per Itaca, (The Road to Ithaca, 2014), edito da Sellerio e tradotto dall’inglese da Luigi Sanvito, è il nono romanzo dedicato da Ben Pastor al personaggio di Martin Bora, capitano della Wehrmacht, prestato all’Abwehr, il servizio di controspionaggio tedesco.
Con questa raccolta di sette racconti dal sapore autobiografico (La signora melograno, Ed. Calabuig, traduzione dal persiano di Anna Vanzan), Goli Taraghi ci guida in un viaggio sul filo della memoria, tra Parigi e Tehran, raccontandoci storie di esilio, lontananza, straniamento: piccole vicende quotidiane, mai banali, storie di vite “sospese” tra presente e passato.
La Napoli sotterranea e la popolazione che la anima sono i protagonisti di La letteratura Tamil a Napoli, il romanzo di Alessio Arena edito da Neri Pozza. Per la precisione chi vive nel ventre di Napoli sono i membri della comunità Tamil, arrivati in Italia dallo Sri Lanka, dopo l’uccisione, da parte delle forze governative, di Velupillai Prabhakaran la loro guida nella lotta tra tamil e singalesi. Arrivati nel capoluogo partenopeo nei primi anni Novanta, in venti anni la comunità Tamil ha formato nel sottosuolo la società segreta chiamata “Accademia dei sotterranei”. Questo gruppo è attivo nella riproduzione di opere letterarie napo-tamil e di tutti quei testi che vennero bruciati nella biblioteca di Jafna, durante gli scontri tra Tamil e Singalesi. Il giovane Bibberò, -che ha origini Tamil, ma si è perfettamente integrato nella cultura napoletana- è colui che guida il lettore dentro ai meandri di questo mondo nascosto nel quale si produce cultura e dove i veri personaggi progettano di farsi saltare in aria per far conoscere al mondo la tragica causa di Tamil Eelam. Il mondo narrato da Alessio Arena sembra una dimensione visionaria, fuori dalla realtà, poi però più ci si addentra nel mondo narrativo, più ci si accorge che tutti i personaggi in lotta per la causa Tamil agiscono in difesa e in funzione della salvaguardia della loro cultura originaria. Le voci narranti in Letteratura Tamil a Napoli sono due, ma in verità i protagonisti della storia di Alessio Arena sono molti di più, perché sono un’intera comunità di una minoranza etnica che non solo vive a Napoli, ma che con la città si è quasi perfettamente fusa. La mescolanza tra mondi e culture diverse non è solo data da unioni e relazioni interpersonali. A sancire questi legami si presentano per esempio i volantini attaccati ai muri dove il napoletano si mescola alla lingua Tamil, o ancora, seguendo i diversi personaggi tra le viuzze di Napoli ci si accorge di come le tipiche immagini religiose cristiane si siano fuse con quelle della religione indù per dare vita a madonne con proboscidi e code di elefante, patroni nati dalla fusione di Buddha e San Gennaro. Ogni capitolo è introdotto da una delle diverse reincarnazioni di Visnu alle quali i personaggi della storia sento di appartenere nel momento narrativo in cui agiscono, e ognuna di essa rappresenta i miti e i temi legati alla divinità che assumono il valore dell’universalità e per tale ragione riguardano tutti gli uomini. Letteratura Tamil a Napoli di Alessio Arena è un vero e proprio romanzo corale nel quale i personaggi si muovono tra il profondo attaccamento alle proprie radici culturali e la voglia di confrontarsi e fondersi con una cultura nuova (quella napoletana), per certi aspetti diversa, ma per molti altri (in particolare la sofferenza e la voglia di riscatto) uguale.
La letteratura per ragazzi è uno dei settori più stimolanti e interessanti, con alcune sorprese e non solo mode da seguire e nuovi nomi che si affacciano con proposte. Come la Runa editrice di Villafranca Padovana, che inaugura la collana in tema Apprendisti lettori con Nero di Angela di Bartolo, illustrato da Gianmaria Bozzolan.
Bentornato Piergiorgio su Liberi di Scrivere e grazie per aver accettato questa nuova intervista, dopo l’ultima concessaci nel luglio del 2012. Un po’ le cose sono cambiate da allora. Vivi a Londra mi pare? Come ti trovi all’estero?
Nella New York dove giungono gli echi della Guerra civile americana (1861-1865) e della conquista dell’Ovest vive nei bassifondi la piccola Annie, di origini irlandese, una delle tante quasi orfane con famiglie allo sbando. Ma un destino diverso è in agguato per lei: dopo varie peripezie, Annie va a servizio a casa del dottore e dottoressa Evans, specializzati in medicina per le donne, e impara il mestiere di ostetrica, che eserciterà arricchendosi ma scontrandosi anche con pregiudizi e limitazioni di leggi che, ancora più di oggi, erano fatte dagli uomini contro le donne.
John e Abigail sono i simpatici gemelli Templeton, figli di un padre inventore, neoassunto dalla Tapas (Teatral Accademia di palcoscenico e altre scienze) per inventare un marchingegno geniale in grado di salvare la scuola dal fallimento. John è un geniale batterista, Abigail invece è un asso nella risoluzione di cruciverba con definizioni fatte da crittogrammi. La loro vita sembra trascorrere al meglio tra compiti; incontri con simpatici e strampalati baby sitter che non leggono libri, perché non hanno occhiali adatti; fascinose insegnanti di teatro e le prove dello spettacolo teatrale orchestrato per salvare l’accademia. Tutto si complica quando sulla scena irrompono altri due gemelli – i guastafeste Dan D. Dan e Don D. Dann -, che non solo tenteranno di rapire Cassie, la cagnolina dei gemelli Templeton, ma cercheranno di derubare il professor Templeton della sua geniale invenzione per rovinare lui e la scuola. Abigail e John, scoperto l’imminente pericolo, daranno sfoggio a tutta la loro estrosa intelligenza e furbizia per fermare gli squattrinati gemelli D. Dann. I gemelli Templeton danno spettacolo è un avventuroso libro per ragazzi, ricco di suspense e di colpi di scena, poi c’è quell’intrigante narratore che appena può si rivolge direttamente al piccolo lettore per renderlo partecipe delle mirabolanti avventure dei gemelli Templeton. Dai 10 anni in su.
Tra gli autori di teatro di tutti i tempi, William Shakespeare ha senz’altro una posizione predominante di interesse, ed è stato celebrato in film e romanzi, raccontando la storia della sua vita di cui si sa molto poco e infatti c’è chi ha messo anche in dubbio la sua esistenza, creando un suo alter ego possibile e reale in una delle tante possibilità offerte da un personaggio di cui si conoscono benissimo le opere ma poco il vissuto reale.
Mio padre si chiamava Nicola Quartullo.
E pare che stanotte sia capitato di tutto, in città
























