:: Il quinto figlio, Doris Lessing (Feltrinelli, 2008) a cura di Giulia Gabrielli

quinto

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Il quinto figlio è una storia che inizia come una favola idilliaca, con una giovane coppia che sembra essere destinata a stare insieme fin dal primo sguardo, due giovani testardamente convinti che avranno la felicità che vogliono per la sola forza del loro volerlo, ma il cui sviluppo rasenta la letteratura horror dal momento in cui il sogno verrà a scontrarsi con una forza violenta ed estranea, incarnata in un figlio che sembra essere la punizione alla loro arroganza.

«Harriet e David si conobbero a una festa aziendale a cui nessuno dei due aveva avuto molta voglia di andare, e subito capirono di non aver atteso altro. Antiquati, vecchio stampo, retrogradi, timidi, troppo esigenti, così la gente li definiva, ma non terminava qui la lista degli aggettivi poco teneri che si attiravano. Entrambi difendevano un’idea si sé a cui erano testardamente attaccati; quella di essere, a buon diritto, gente comune.»

Alla festa i due giovani restano in disparte, con un’espressione guardinga, specchio di quella dell’alto, fino a che nello stesso istante si staccano dal loro angolo per andarsi incontro. Un sorriso nervoso, una lunga conversazione e subito decidono di dividere tutta una vita assieme. Harriet e David sono una coppia di ragazzi “all’antica”, legati ad un sistema di valori diverso rispetto a quello dei libertari anni ’60 in cui è ambientata la storia, decisi a creare una famiglia numerosa: una decina di figli e una famiglia allargata, in un’enorme villa a tre piani nella campagna inglese, dove ad ogni festa possano riunirsi tutti i parenti. E nonostante il biasimo dei parenti vanno avanti: riescono ad acquistare la casa, poco importa se dovrà intervenire finanziariamente il ricco padre di David, e in sei anni mettono al mondo quattro figli, anche se Harriet è ormai stremata e solo grazie all’aiuto di sua madre, che si trasferisce a vivere da loro, riesce a badare ai bambini.
Il sogno della giovane coppia riesce a contagiare tutti e il tempo della vita familiare scorre scandito dalle festività (Natale, Pasqua e i mesi estivi), dalle riunioni con genitori, fratelli, cugini e amici nella grande casa e dalla nascita dei figli, in un’atmosfera di felicità assurda, fortissima, quasi un’euforia folle, che presagisce già la sua fine. Harriet infatti è sempre più provata dalle gravidanze, che non sono mai facili e che la lasciano sfinita e nervosa, ma pur volendo assecondare le pressioni della madre e delle sorelle affinché si prenda una pausa prima del prossimo figlio, resta di nuovo immediatamente incinta.
La nuova gravidanza si prospetta subito minacciosa per l’equilibrio della famiglia: il nuovo feto è forte, violento e si contorce scalciando dentro Harriet lasciandola a pezzi, dolorante e impossibilitata a seguire gli altri quattro bambini e la casa; solo con i tranquillanti riesce a tenere a bada il bambino abbastanza a lungo da sembrare almeno normale di fronte ai figli la sera.
Alla nascita le cose peggiorano: Ben, il quinto nato, è un bambino giallastro, grosso, muscoloso, forte, intransigente e duro, un bambino spaventoso, capace di mettere a disagio chiunque lo guardi, se non a scatenare vero e proprio terrore. Ben è violento, incomprensibile, sembra provare felicità solo nel distruggere e nel fare del male, non impara nulla dal contatto coi fratelli e non è in grado di provare affetto nei confronti della madre; è una creatura preistorica, un abitante di un mondo antico e violento che per uno scherzo della genetica è rinato in una famiglia inglese che non è preparata a confrontarsi con lui.
Parenti e amici smettono di visitare la casa mentre la famiglia va in pezzi a causa delle tensioni, della paura e delle decisioni spietate prese per gestire il bambino. Soprattutto quando Harriet si rifiuterà di lasciare il piccolo Ben nell’orrendo istituto dove vengono rinchiusi i figli anormali delle famiglie ricche e che il padre di David aveva deciso di pagare per loro.
Con la sua scelta la madre condanna la famiglia: nega il suo tempo agli altri figli e crea una frattura insanabile col marito, che non riesce ad accettare Ben come “suo” figlio. Harriet sceglie insomma il bene del singolo contro quello della comunità e per questo non sarà perdonata da sua madre, che lascia la famiglia per andare a vivere con un’altra figlia, da suo marito che svanirà inghiottito dal lavoro e dai suoi stessi figli, che fuggiranno a studiare lontano o in altre famiglie. Ma allo stesso tempo non riesce a salvare nemmeno il suo quintogenito che a malapena riesce a inserirsi nella società, se non come parte di un branco di piccoli criminali, che vivono di furti, stupri, risse e violenza.

Doris Lessing è nata a Kermanshah, nel 1919, figlia di un reduce di guerra britannico che voleva vivere il sogno vittoriano delle “terre sevagge” e ha vissuto fino a trent’anni nella Rhodesia meridionale, nel 1949 si è trasferita definitivamente in Inghilterra, dove è morta nel 2013 all’età di 94 anni. Ha vissuto il colonialismo britannico, il nazismo, il fascismo e il comunismo dell’Unione Sovietica, attraversando le grandi tappe della storia mondiale contemporanea. Viene da molti considerata una delle più grandi scrittrici femministe, ma curiosamente non si è mai riconosciuta in questa definizione, preferendo invece porre l’attenzione sulla sua produzione fantascientifica, ovvero il ciclo di Canopus in Argos dove ha condensato i temi fondamentali della sua produzione, molto legata ai temi del sufismo. Ha vinto il premio internazionale Grinzane Cavour “Una vita per la letteratura” nel 2001 e il premio Nobel per la letteratura nel 2007.

Source: acquisto del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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2 Risposte to “:: Il quinto figlio, Doris Lessing (Feltrinelli, 2008) a cura di Giulia Gabrielli”

  1. Monica Spicciani Art Says:

    Un libro tosto… A me è piaciuto seppur con qualche riserva.

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