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:: Il pozzo di Doris Lessing (Zoom Feltrinelli 2013) a cura di Daniela Distefano

14 febbraio 2018
IL POZZO di Doris Lessing

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Un ultimo ramoscello di ciliegio tra i lillà candidi e le giunchiglie gialle, in una panciuta brocca bianca…ce lo infilò coscienziosamente, a completare un disegno che aveva bisogno giusto di quell’attenzione. Gridando “Primavera!”, la brocca appoggiava su un tavolino al centro della stanza.

E’ San Valentino, per molti ma non per tutti. La festa degli innamorati è spesso un giorno triste per coloro che sono vittime di passioni incontrollate, di tradimenti, di sotterfugi sentimentali, di distorsioni affettive, di annichilimento del cuore, di spolpamento dell’anima, insomma, di dolore perché l’Amore anche quando è vero ed autentico si nutre di questa erbaccia amara. In questo racconto brevissimo si parla di un triangolo amoroso e di una scelta obbligata. Sarah, cinquantacinque anni portati con fierezza, riceve la visita di James, l’uomo di 53 anni con cui era stata sposata per dieci anni. Non sapeva perché venisse a trovarla, era trascorso del tempo dal loro ultimo incontro ravvicinato, i figli Nancy e Martin erano oramai grandi e indipendenti. James disse che voleva andare a trovarla “solo per parlare”. Già, ma di cosa? Se lo chiede con ansia e premonizione. Lui l’aveva tradita, abbandonata per un’altra donna, la magnetica Rose, però adesso non sentiva più quella fitta che accompagna sempre certe sconfitte dello spirito. In fondo, ci si abitua a tutto prima o poi. Forse voleva rimproverarla per qualcosa?
In realtà non ricordava che James avesse mai criticato le sue scelte, ma andarsene con una donna i cui gusti erano in tutto e per tutto opposti ai suoi non doveva essere considerata una critica?
James arriva col fiatone delle colpe e bussa alla sua porta del perdono:Ora sentiva che lui le era stato restituito. Può ritornare Sarah sui propri passi, può cancellare anni di silenzio interiore, accettare la proposta bizzarra del suo ex marito e partire insieme a lui verso una meta lontana come un sogno? Quando è stata ferita, solo il tempo ha rimosso le cicatrici; per lei, segretaria di direzione in una compagnia petrolifera, si era aperto un mondo ignoto e pieno di opportunità esistenziali. Si era messa a viaggiare, Parigi, New York, varie città dell’Inghilterra, un tripudio di giornate colorate dopo il monocromo fallimento matrimoniale. E adesso che si era liberata di lui, James veniva a scombinare le carte nuovamente. Forse si potrebbe dargli un’ultima chance, Sarah lo ama ancora, dopo tutto, dopo l’inferno della separazione? Ma questa storia include una ulteriore parte in gioco affatto marginale:Rose, amante e seconda moglie di James. Con lei tutto diventa pericoloso. Rose ha messo al mondo i figli di James, Rose la bugiarda, Rose la donna instabile che cerca protezione, Rose l’indomita, la sanguisuga, Rose è una minaccia per la serenità ritrovata di Sarah. Che fare? Lo scoprirete leggendo l’ultima pagina di questo “Pozzo” che può essere benefico solo se porta acqua e non ci si cade dentro. Sarah è una donna saggia come una pianta, riesce a vedere oltre la cortina di un fumo nocivo per lei e per il suo futuro. Un racconto scritto da una Doris Lessing in gran forma. Non un semplice intrattenimento o un esercizio di stile, ma un osservatorio sulle più astruse combinazioni di amore, coppia, e trappole.

Doris Lessing (Doris May Taylor) è nata in Persia (Iran), figlia di genitori inglesi, nel 1919, e ha vissuto l’infanzia a Kermanshah dove il padre lavorava in una banca. Nel 1925 la famiglia si è trasferita nella colonia britannica della Rhodesia (oggi Zimbabwe) a gestire una fattoria.
Doris Lessing ha studiato in un convento e poi in una scuola femminile di Salisbury, che ha abbandonato a quattordici anni. Ha completato la sua formazione da autodidatta, leggendo i grandi classici della letteratura. Ha lasciato la casa paterna a quindici anni.
Nel 1937 si è trasferita a Salisbury ed è iniziato il suo impegno politico, nella sinistra non razzista. A diciannove anni si sposa con Frank Charles Wisdom e ha da lui due figli, John e Jean.
Divorzia dal marito e lascia la famiglia nel 1943.
Si iscrive al Partito comunista, che abbandonerà nel 1954.
Sposa in seconde nozze l’attivista politico ebreo-tedesco Gottfried Lessing. Ma anche dal secondo marito si separa, nel 1949, dopo aver avuto da lui un figlio. Dopodiché si trasferisce in Inghilterra col figlio minore, Peter, e lì pubblica il suo primo romanzo, L’erba canta, nel 1950. Da questo momento consacra la sua vita alla scrittura.
Tra gli altri premi ha vinto il Grinzane Cavour “Una vita per la letteratura” nel 2001.
Nel 2007 ha vinto il premio Nobel per la letteratura.
In Italia i suoi romanzi sono pubblicati da Feltrinelli. Il ciclo di fantascienza invece è edito da Fanucci.
La Lessing è morta il 17 novembre a Londra.

Source: libro acquistato dal recensore.

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:: Il quinto figlio, Doris Lessing (Feltrinelli, 2008) a cura di Giulia Gabrielli

31 maggio 2016
quinto

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Il quinto figlio è una storia che inizia come una favola idilliaca, con una giovane coppia che sembra essere destinata a stare insieme fin dal primo sguardo, due giovani testardamente convinti che avranno la felicità che vogliono per la sola forza del loro volerlo, ma il cui sviluppo rasenta la letteratura horror dal momento in cui il sogno verrà a scontrarsi con una forza violenta ed estranea, incarnata in un figlio che sembra essere la punizione alla loro arroganza.

«Harriet e David si conobbero a una festa aziendale a cui nessuno dei due aveva avuto molta voglia di andare, e subito capirono di non aver atteso altro. Antiquati, vecchio stampo, retrogradi, timidi, troppo esigenti, così la gente li definiva, ma non terminava qui la lista degli aggettivi poco teneri che si attiravano. Entrambi difendevano un’idea si sé a cui erano testardamente attaccati; quella di essere, a buon diritto, gente comune.»

Alla festa i due giovani restano in disparte, con un’espressione guardinga, specchio di quella dell’alto, fino a che nello stesso istante si staccano dal loro angolo per andarsi incontro. Un sorriso nervoso, una lunga conversazione e subito decidono di dividere tutta una vita assieme. Harriet e David sono una coppia di ragazzi “all’antica”, legati ad un sistema di valori diverso rispetto a quello dei libertari anni ’60 in cui è ambientata la storia, decisi a creare una famiglia numerosa: una decina di figli e una famiglia allargata, in un’enorme villa a tre piani nella campagna inglese, dove ad ogni festa possano riunirsi tutti i parenti. E nonostante il biasimo dei parenti vanno avanti: riescono ad acquistare la casa, poco importa se dovrà intervenire finanziariamente il ricco padre di David, e in sei anni mettono al mondo quattro figli, anche se Harriet è ormai stremata e solo grazie all’aiuto di sua madre, che si trasferisce a vivere da loro, riesce a badare ai bambini.
Il sogno della giovane coppia riesce a contagiare tutti e il tempo della vita familiare scorre scandito dalle festività (Natale, Pasqua e i mesi estivi), dalle riunioni con genitori, fratelli, cugini e amici nella grande casa e dalla nascita dei figli, in un’atmosfera di felicità assurda, fortissima, quasi un’euforia folle, che presagisce già la sua fine. Harriet infatti è sempre più provata dalle gravidanze, che non sono mai facili e che la lasciano sfinita e nervosa, ma pur volendo assecondare le pressioni della madre e delle sorelle affinché si prenda una pausa prima del prossimo figlio, resta di nuovo immediatamente incinta.
La nuova gravidanza si prospetta subito minacciosa per l’equilibrio della famiglia: il nuovo feto è forte, violento e si contorce scalciando dentro Harriet lasciandola a pezzi, dolorante e impossibilitata a seguire gli altri quattro bambini e la casa; solo con i tranquillanti riesce a tenere a bada il bambino abbastanza a lungo da sembrare almeno normale di fronte ai figli la sera.
Alla nascita le cose peggiorano: Ben, il quinto nato, è un bambino giallastro, grosso, muscoloso, forte, intransigente e duro, un bambino spaventoso, capace di mettere a disagio chiunque lo guardi, se non a scatenare vero e proprio terrore. Ben è violento, incomprensibile, sembra provare felicità solo nel distruggere e nel fare del male, non impara nulla dal contatto coi fratelli e non è in grado di provare affetto nei confronti della madre; è una creatura preistorica, un abitante di un mondo antico e violento che per uno scherzo della genetica è rinato in una famiglia inglese che non è preparata a confrontarsi con lui.
Parenti e amici smettono di visitare la casa mentre la famiglia va in pezzi a causa delle tensioni, della paura e delle decisioni spietate prese per gestire il bambino. Soprattutto quando Harriet si rifiuterà di lasciare il piccolo Ben nell’orrendo istituto dove vengono rinchiusi i figli anormali delle famiglie ricche e che il padre di David aveva deciso di pagare per loro.
Con la sua scelta la madre condanna la famiglia: nega il suo tempo agli altri figli e crea una frattura insanabile col marito, che non riesce ad accettare Ben come “suo” figlio. Harriet sceglie insomma il bene del singolo contro quello della comunità e per questo non sarà perdonata da sua madre, che lascia la famiglia per andare a vivere con un’altra figlia, da suo marito che svanirà inghiottito dal lavoro e dai suoi stessi figli, che fuggiranno a studiare lontano o in altre famiglie. Ma allo stesso tempo non riesce a salvare nemmeno il suo quintogenito che a malapena riesce a inserirsi nella società, se non come parte di un branco di piccoli criminali, che vivono di furti, stupri, risse e violenza.

Doris Lessing è nata a Kermanshah, nel 1919, figlia di un reduce di guerra britannico che voleva vivere il sogno vittoriano delle “terre sevagge” e ha vissuto fino a trent’anni nella Rhodesia meridionale, nel 1949 si è trasferita definitivamente in Inghilterra, dove è morta nel 2013 all’età di 94 anni. Ha vissuto il colonialismo britannico, il nazismo, il fascismo e il comunismo dell’Unione Sovietica, attraversando le grandi tappe della storia mondiale contemporanea. Viene da molti considerata una delle più grandi scrittrici femministe, ma curiosamente non si è mai riconosciuta in questa definizione, preferendo invece porre l’attenzione sulla sua produzione fantascientifica, ovvero il ciclo di Canopus in Argos dove ha condensato i temi fondamentali della sua produzione, molto legata ai temi del sufismo. Ha vinto il premio internazionale Grinzane Cavour “Una vita per la letteratura” nel 2001 e il premio Nobel per la letteratura nel 2007.

Source: acquisto del recensore.

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