Malefica luna d’agosto di Cristina Guarducci, uscito a Marzo per Fazi editore, è un libro misterioso, strano, che mi ha ricordato Italo Calvino, ma anche certi scritti di Alberto Savinio (il fratello di Giorgio De Chirico) e di Iginio Ugo Tarchetti. La sua trama dà come la sensazione di entrare in un mondo surreale nel quale i diversi personaggi presenti portano le loro attenzioni e azioni a focalizzarsi su situazioni di vita quotidiana. Al centro dell’intreccio narrativo creato dalla Guarducci, che con questo libro è alla terza pubblicazione con Fazi, c’è una famiglia nobile fiorentina ormai decaduta, alle prese con una eredità contesa in una immaginaria località della Maremma. La famiglia in questione è quella dei Guastaldi, i cui componenti hanno tutti una caratteristica animalesca derivante da una sorta di malefico incantesimo, o forse più un difetto ereditario dovuto alle unioni tra consanguinei, che porta a far nascere dei primogeniti muniti da caratteri animaleschi e, spesso, mostruosi. La moglie del conte Gherardo, a conoscenza di questa imperfezione e in barba al divieto imposto dal marito, metterà al mondo in gran segreto due gemelli – Ugonotto e Gaddo- che lei stessa, poco prima di morire, affiderà a due contadini dipendenti della famiglia. Ugonotto diventerà adulto e, a conferma della tara genetica, avrà un aspetto disgustoso, ma la sua presenza fisica lo renderà una figura di tutto rispetto che, con il suo solo apparire e muoversi, riuscirà a conquistare le persone e pure gli animali della terra maremmana. E non a caso Ugonotto si sposerà la bella e ricca Marisa. La coppia avrà tre figli, anche loro con caratteristiche fisiche e comportamentali fuori dalla normalità, che in realtà riflettono patologie e comportamenti presenti anche nella società odierna. La vita della famiglia Guastaldi verrà destabilizzata quando da loro arriverà, volando con le proprie ali, come un fulmine a ciel sereno, Gaddo, il gemello odiato da Ugonotto. Questo uomo–pipistrello ha un fascino ammaliante che metterà a dura prova l’animo di Marisa. Il mondo proposto della Guarducci a tratti può sembrare una favola e fuori dalla realtà, ma leggendo con attenzione le vicende dei Guastaldi e comprendendo a fondo i caratteri dei diversi personaggi presenti nella narrazione, ci si rende conto che questi esseri letterari non possono essere etichettati solo cattivi, da una parte, e buoni, dall’altra, perché le caratteristiche del dire e del fare di ognuno dei presenti, rende i loro caratteri un misto di bontà e cattiveria. La presenza di entrambi i valori in queste creature letterarie dagli aspetti animaleschi, li porta ad essere simili agli uomini della realtà, cioè a coloro che come noi lettori stanno fuori dall’intreccio narrativo, a dimostrazione del fatto di quanto una storia scritta possa trasformarsi in uno specchio del mondo nel quale viviamo. Malefica luna d’agosto di Cristina Guarducci è una favola universale per adulti, rimandante alla dimensione dell’inconscio, nel senso che è vero che tutto accade nell’arco di tre giornate del mese di agosto, ma l’impossibilità di dare una collocazione temporale precisa alla vicenda raccontata rende i suoi contenuti validi ieri, oggi e domani. L’atmosfera narrativa, nella quale anche la natura stessa che fa da sfondo sembra essere viva e partecipe alle vicende di protagonisti, è caratterizzata da tinte fosche e noir che incutono timore, ma non fanno paura. Esse pongono il lettore davanti al fatto e alla presa di coscienza che le paure e le preoccupazioni quotidiane della spiantata e originale famiglia dei Guastaldi, forse, sono le stessi di tutto il genere umano.
Cristina Guarducci è nata a Firenze e vive a Prato. Per oltre vent’anni, ha lavorato a Parigi come psicanalista junghiana. Il suo romanzo d’esordio, Mitologia di famiglia (Fazi, 2006), è stato molto apprezzato dalla critica per la sua originalità nel panorama narrativo attuale. Nel 2010 è uscito, sempre per Fazi, Nonchalance.
Alle fronde dei salici comparve per la prima volta nel 1946, a Milano, nella raccolta Con il piede straniero sopra il cuore, in “Quaderni di costume” di Giancarlo Vigorelli. Poi nel febbraio del 1947 fu pubblicata da Mondadori nella raccolta Giorno dopo giorno.
Benvenuto professore Bonanate su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. È docente di Relazioni internazionali presso la Scuola di Studi Superiori dell’Università degli Studi di Torino Ferdinando Rossi e la Struttura Universitaria Interdipartimentale in Scienze Strategiche. L’ho invitata a parlare con noi della crisi russo – ucraina, in un quadro internazionale piuttosto instabile, che vede l’Europa da un lato minacciata dal terrorismo islamico dell’ ‘ISIS di al-Baghdadi e dall’altro da una crisi si potrebbe definire interna in Ucraina. La storia dell’integrazione europea non è mai stata facile, ma si aspettava minacce di tale portata?
Il libro illustrato è un qualcosa presente nell’editoria italiana, sia come traduzione di titoli stranieri che come proposta di prodotti italiani, considerato spesso, e non sempre a ragione, riservato ad un pubblico molto giovane.
Per chi frequenta il mondo di manga, cosplay, steampunk e simili, il nome di Anna Castelli torna periodicamente come quello di una personalità eclettica, cosplayer e scrittrice, organizzatrice di eventi e studiosa del Giappone, oltre che intrinsecamente veneziana fino al midollo. Liberi di scrivere ha incontrato Anna per parlare con lei delle sue molteplici e interessanti attività.
La quinta edizione di Mondo d’autore si svolgerà da aprile a giugno a 
Idolatrati da più di una generazione ed emblema di un immaginario che si manifesta oggi in fiere ed eventi in tema sparsi anche qui in Italia, i cartoni animati giapponesi sono passati nella saggistica da una fase di demolizione ad una di esaltazione eccessiva e spesso acritica. I tempi, però, sono maturi per una trattazione più ampia e interessante, fuori dai pregiudizi ma anche dal fandom.
Forse dovrei lasciar decantare con i tempi giusti la sensazione che mi accompagna dalla fine della lettura de “Il dio della bicicletta” di Marco Ballestracci, uscito l’anno scorso per Instar Libri, ma letto da me solo qualche giorno fa. Le analisi migliori hanno bisogno di tempo e di sedimentazione dei pensieri. Eppure non mi importa. Anzi, mi sento di scattare in avanti, in fuga. Quelli più bravi di me, quelli che sanno scrivere di sport e sanno riconoscere chi di sport sa scrivere, potranno riprendermi e dirmi: “Ma dove volevi andare?”. Io, al momento, non riesco a fare a meno di sentirmi dire, da una voce lontana “Coza t’hoi dit? Va’ giù, Fausto. Va’ giù!“, anche se non mi chiamo Coppi, anche se non c’è nessuno, dietro di me che bestemmia contro una foratura.
Allora è semplice, ci hanno chiesto di essere uno dei diversi media partner della Terza edizione del Premio letterario “Narratori della Sera”, organizzato dalla casa editrice Edizioni della Sera di Stefano Giovinazzo. Vedrete il nostro logo nella pagina fan ed è la prima volta che aderiamo ad un’ iniziativa del genere.
Aiace Pardon, protagonista di La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon di Alessandra Selmi, edito da Baldini&Castoldi, è un placido senzatetto che bazzica nei pressi della Stazione Centrale di Milano. Fin qui nulla di strano. L’uomo, come molti altri clochard, riceve qualche spicciolo che gli permette di sopravvivere davvero con poco. Poi, per Aiace qualcosa cambia, perché ogni giorno c’è un misterioso donatore che comincia a dargli prima 5, poi 10, 20, 50 e pure un bigliettone da 100 euro. Pardon, chiamato così per la sua abitudine di scusarsi sempre e con chiunque, avendo problemi di vista non riesce a vedere bene il filantropo che ogni giorno gli da’ sempre di più, ma è colpito da un particolare: il suo benefattore indossa sempre- in barba alla pioggia, al gelo o alla neve- delle eleganti, costose e sempre pulite scarpe. Ad un certo punto Aiace scompare nel nulla e la sua amica di sempre, pure lei una senzatetto, è convinta che sia l’uomo dalla scarpe lustre l’assassino del mite Pardon. La donna, che all’intero commissariato vien scambiata per un fagotto parlante fatto di stracci, denuncia l’accaduto. Tra tutti i membri delle forze dell’ordine c’è solo un giovane poliziotto, Alex Lotoro che, incuriosito dalla clochard e dalla sua incredibile intelligenza, comincia a parlarle e a frequentare con lei, i luoghi dove il povero Aiace trascorreva le sue giornate. La strana coppia scaverà sempre più a fondo nella vita di Pardon, trovando non solo il suo cadavere, ma scoprendo anche la sua vera identità e quel sottile filo che lo lega al suo assassino. La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è il primo romanzo di Alessandra Selmi, giovane editor lombarda che, in questo giallo ambientato in una Milano uggiosa, rende protagonista una parte del mondo dei senza fissa dimora presenti nella città della Madonnina, facendo conoscere a chi legge le situazioni che hanno condotto i clochard alle loro attuali condizioni di vita; facendoci scoprire anche quello che fanno e i luoghi che frequentano per sopravvivere. Davvero sfiziosa e interessante è poi l’alleanza tra Alex Lotoro e la barbona che lo affianca nella ricerca dell’assassino. Lui è sì poliziotto, ma nei confronti della donna sembra essere una sorta di “scolaretto alle prime armi”, perché la sua aiutante, piccola, goffa e su di età, assomiglia ad una enciclopedia fatta persona. Ad ogni incontro la clochard si presenta a Lotoro con un nome diverso, recuperato dalla letteratura o dalla storia, e lo istruisce su alcuni piccoli, ma importanti dettagli (le scarpe del presunto assassino sono lustre e non lucide; la vittima è stata strozzata e non strangolata), che permetteranno loro di trovare il colpevole. Lei, pungente, ironica e a tratti sarcastica, fornisce nozioni di ogni tipo al giovane poliziotto a volto imbranato, tanto che lui stesso ad un certo punto la apostrofa come «quella palla da bowling che ha mangiato un dizionario» e la ricompensa con dolci sfiziosi per la complicità fornita nell’indagine. La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è davvero un poliziesco avvincente, ricco di suspense e di imprevedibili colpi di scena. La Selmi però non si limita a raccontarci la rocambolesca trafila necessaria alla risoluzione del caso, perché lei ci mostra l’umanità, la solidarietà, l’amicizia e lo scambio di saperi che ci possono essere tra persone appartenenti a due mondi diversi. Basta solo andare oltre le apparenze, superare i pregiudizi e tutto diventa possibile.
La giovanissima Alice Ranucci è autrice del commosso e disincantato romanzo In silenzio nel tuo cuore, ritratto di un’adolescenza al femminile a Roma tra drammi, aspirazioni, sogni, scoperte. Le abbiamo chiesto qualcosa in più su se stessa, abbastanza diversa ma non del tutto dalla sua protagonista Claudia.
























