:: Un’ intervista con Anna Castelli, scrittrice, cosplayer e non solo, a cura di Elena Romanello

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Anna2Per chi frequenta il mondo di manga, cosplay, steampunk e simili, il nome di Anna Castelli torna periodicamente come quello di una personalità eclettica, cosplayer e scrittrice, organizzatrice di eventi e studiosa del Giappone, oltre che intrinsecamente veneziana fino al midollo. Liberi di scrivere ha incontrato Anna per parlare con lei delle sue molteplici e interessanti attività.

Ti sei laureata in lingue orientali con una tesi sul teatro kabuki e ti occupi, scrivendo anche libri in tema, di una delle espressioni moderne più amate della cultura giapponesi, il cosplay. Come nasce il tuo amore per il Giappone, Paese oggi di gran moda, e come hai messo insieme il passato e il presente di questo mondo?

Il mio amore per il Giappone nasce nell’estate del 1995 leggendo Tsugumi di Banana Yoshimoto. Al tempo dovevo decidere che tipo di università intraprendere e il romanzo mi fulminò per l’atmosfera che lo permeava. Decisi che dovevo saperne di più su quella cultura così differente dalla nostra, imperniata sul mono no aware, quel senso di tristezza meditativa causato dalla consapevolezza dell’impermanenza delle cose. Così ho deciso di iscrivermi a Lingue Orientali, ho studiato giapponese e sono diventata storica d’arte orientale.

Venezia è la tua città, che celebri in romanzi e racconti: cosa vuol dire per te essere nata e cresciuta in questo posto unico al mondo e cosa secondo te continua a farla amare così tanto?

Venezia ha una caratteristica peculiare: è una foresta di legni rovesciati. Le fondamenta delle maestose costruzioni di pietra che resistono da secoli sono migliaia di tronchi portati dalle montagne circostanti, fossilizzatisi nel fango. Poi c’è una quantità enorme di trachite euganea, la pietra di cui sono fatti i masegni che vengono calpestati ogni giorno da secoli; inoltre ci sono marmi e pietre lavorate finemente per creare capolavori circondati dall’acqua dei canali. Tutti elementi naturali che il sangue e la fatica di generazioni hanno plasmato per resistere ai secoli. Venezia racconta l’energia dell’essere umano creativo, non distruttivo: chiunque abbia la volontà di aprire la mente per ascoltare può sentire forte e chiaro questo concetto come in pochi altri luoghi al mondo.

Lo steampunk è un’altra delle tue passioni: cosa vuol dire per te e cosa pensi di come questa cultura è vissuta in Italia?

Mi piace lo steampunk perché deriva da una corrente letteraria che teorizza lo sviluppo della tecnologia a partire dal vapore invece che dall’elettricità, un concetto affascinante per una scrittrice quale io sono. Inoltre il fatto di poter vedere nella realtà i personaggi che si trovano nei libri è una cosa che mi regala sempre un sorriso di meraviglia. C’è anche da dire che gli abiti steampunk sono affascinanti perché partono da una base ottocentesca e vengono integrati con materiali “pesanti” come rame e ottone (o simulazioni di questi materiali). In Italia è una subcultura che sta prendendo piede ogni anno di più, a mio parere perché si circonda di un’aura elitaria e misteriosa, quando in realtà si tratta di persone molto amichevoli che hanno una gran passione per l’artigianato. Lo dico perché li conosco e partecipo ai loro raduni.

I romanzi che hai scritto, oltre che essere ambientati a Venezia, sono storie d’amore, più o meno paranormali: perché questa scelta e cosa pensi dello stato della narrativa rosa nel nostro Paese?

Per rispondere a questa domanda ho dovuto riflettere sulla mia vita. Ho scoperto che alla fine la scelta deriva sempre dall’amore per il Giappone: chi non conosce Miyazaki? Si resta sempre affascinati dal realismo magico delle sue storie, dai suoi incredibili personaggi (maghi, streghe, animali antropomorfi) che vivono in mezzo a noi interagendo con una società che li accetta come un qualcosa di quotidiano e comune. Anche i miei personaggi sono così: in Di acqua e di pietra un essere dall’aspetto bizzarro viene accettato dalla Serenissima, in cui si rifugia per trovare pace, mentre in Di Venezia. D’amore. Di magia è del tutto normale che una coppia si ritrovi a Venezia dopo trecento anni per risolvere finalmente una maledizione. Anche sotto pseudonimo il mio ultimo lavoro è orientato verso il realismo magico: una situazione surreale di disagio e un incantesimo finito male narrati in questa Venezia contemporanea fatta di antiche e decadenti nobiltà racchiuse nei palazzi. Per quanto riguarda la situazione della narrativa rosa nel nostro Paese, devo dire che recentemente mi sono unita a EWWA (European Women Writing Association – http://ewwa.org/ ), un’associazione senza fini di lucro volta a creare una rete di solidarietà professionale e creativa tra coloro che sono impegnate nell’editoria in Europa. Ho scoperto così che esistono cinque milioni di lettrici di “rosa”, che in questo termine racchiude un variegato panorama creativo: storico, contemporaneo, paranormale, erotico, spy… Un enorme bacino d’utenza che attende solo di essere stupito con nuove storie.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Attualmente ho programmati degli eventi per la promozione di tre libri: Di Venezia. D’amore. Di magia come romanzo rosa fantasy, Guida Cosplay – Vivere Venezia come guida turistica dedicata ai cosplayers (ma non solo) e parteciperò a uno spettacolo di teatro-danza tratto dal racconto Di acqua e di pietra, per cui devo preparare un duello all’arma bianca. Nel frattempo sto curando l’ultima revisione di due manoscritti che usciranno sotto pseudonimo nei prossimi mesi; devo dire che questi ultimi progetti mi danno molta soddisfazione perché intersecano la loro esistenza con quella di altri professionisti della scrittura e della fotografia, e io ADORO mettere in correlazione varie realtà artistiche, lo trovo un impulso culturale aggiuntivo sia per chi crea sia per chi legge!

Il sito ufficiale di Anna Castelli è www.annacastelli.com

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