Charlotte, giovane istitutrice tedesca dell’Ottocento, è in fuga da una storia d’amore iniziata in un posto di lavoro e finita male e decide di trasferirsi in Gran Bretagna, trovando un impiego in un castello sulle colline del Surrey dove si occuperà della piccola Emily, toccata dalla recente e tragica morte della mamma.
Giunta nell’affascinante ma sinistra dimora, Charlotte percepisce subito che Emily ha non pochi problemi e si ostina a dire che la madre le appare spesso. Aiutata da Thomas Ashdown, giornalista e esperto di occultismo, Charlotte scoprirà una verità molto inquietante e incredibile, che sconvolgerà la sua vita.
Non è nuova la fascinazione che i tedeschi sentono per la Gran Bretagna, e negli ultimi anni, complici anche gli adattamenti teutonici di romanzi britannici, la cosa semmai è cresciuta. D’altro canto l’Inghilterra vittoriana è un luogo archetipo di narrazioni, amato praticamente in tutto il mondo, per atmosfere, intrecci, leggende metropolitane, misteri, tutte cose che si ritrovano nelle pagine del libro.
Susanne Goga ama molto il mondo vittoriano, conosce senz’altro bene la letteratura dell’epoca, Jane Eyre in testa, che fa da modello alla storia, ma anche Conan Doyle e Dickens, ma anche la Storia, la società, le atmosfere e le curiosità, come l’importanza dello studio dei fenomeni psichici e paranormali con un approccio scientifico e positivista, lo stesso che mosse tra gli altri in Italia anche Cesare Lombroso. Tutto questo traspare dalle pagine de I misteri di Chalk Hill, che avvincono, con una conclusione che ovviamente non va anticipata ma che è abbastanza un discreto colpo di scena, anche se, per i lettori più smaliziati, era anticipata già da un po’.
Detto questo, il libro non è molto originale, riprende schemi, personaggi, archetipi, qualche stereotipo, ed è un po’ prevedibile, soprattutto per chi è cresciuto e vive a pane e Inghilterra vittoriana, che è poi il pubblico di questo tipo di romanzi. Ma se si vuole leggere un qualcosa che immerge in luoghi e tempi amati, il libro accontenta e soddisfa, ricostruendo un mondo che piace ancora oggi, a distanza di un secolo e mezzo. E per fortuna il romanzo non scade nel rosa, ma rimane sempre ben sospeso tra il gotico, una sorta di indagine alla X-Files ante litteram, e il romanzo di ambientazione storica, in un microcosmo inquietante di un castello in cui alla fine ci si sente sempre stimolati, spaventati ma anche rassicurati.
Susanne Goga è nata nel 1967 in Germania, a Mönchengladbach, dove vive con la sua famiglia. Dopo una lunga esperienza come traduttrice letteraria, è diventata un’affermata autrice di gialli e romanzi storico-sentimentali. Ama molto la Gran Bretagna e alla fine del libro c’è una piccola guida per vedere dal vero alcuni posti descritti.
Source: prestito bibliotecario delle Civiche torinesi.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.



Non è facile scrivere questa recensione. Più che per una difficoltà oggettiva, (il libro è lungo quasi 800 pagine, è di per sè complesso, e l’ho letto in lingua originale, per cui alcune parti è molto probabile che non le abbia comprese perfettamente), non è facile perchè Lontano di Jean-Christophe Grangé l’ho finito di leggere ieri poche ore prima che la televisone mi comunicasse i fatti terroristici di cui Parigi è stata vittima. Mi dispiace funestare questa recensione con questa premessa ma è giusto che sappiate lo spirito con cui la scrivo. La televisione parla di guerra, altri morti, altra sofferenza e parlare di libri è la mia forma di resistenza. Ho ricevuto Lontano dall’editore francese Albin Michel, non è ancora uscito in Italia, penso uscirà sempre per Garzanti la prossima primavera, probabilmente in questo momento stesso c’è un traduttore al lavoro su queste pagine. Lontano è un thriller che prevede un seguito, non tutte le parti saranno chiarite, ci sarà una seconda parte che uscirà presumibilmente in Francia questa primavera. In tutto qualcosa come 1600 pagine, l’opera più ambiziosa e complessa di Grangé. Non sono un recensore imparziale, da I fiumi di porpora ho seguito questo autore anomalo con grande interesse. Amo il suo stile, il suo toccare temi seri inserendoli in trame ricche di suspense, colpi di scena e un tocco di fantascienza, e fantapolitica, con uno sguardo al sociale frutto del suo passato di giornalista. Lui sì che ha molto viaggiato e visto molte parti del mondo, anche difficili, terreni di guerra, di scontri economici. Grangé è uno che sa, e è uno che sa scrivere le cose in modo che la gente abbia voglia di leggerle. Pensiamo all’ Africa, ai danni del colonialismo, al razzismo, alle lotte finanziarie per l’accaparramento delle materie prime. Materie da studiarsi all’università direte voi. Nei suoi romanzi invece chiunque può confrontarsi con queste tematiche anche se l’autore continua a sostenere che scrive romanzi di evasione, per intrattenere i suoi lettori non educarli. Lontano resta un thriller non è un saggio socioeconomico, ha soluzioni narrative atte a creare suspense, inserisce rivelazioni drammatiche, cambi di prosepettiva e derive scientifiche che appunto potremmo definire fantascienza. Pensiamo all’eugenica di I fiumi di porpora, o agli studi sul cervello e sulla memoria de L’impero dei lupi. Un fondo di verità scientifica su una struttura narrativa fatta di pura fiction. Questo è lo stile di Grangé. Lontano ha per protagonista un clan familiare, i Morvan. E lo sviluppo dei personaggi del partriarca Gregoire e dei figli Erwan, Loic e Gaelle è il punto di forza del romanzo, la parte dove si vede l’autore ha profuso più cure. Gregoire Morvan è un uomo di Stato, un uomo che conosce i retroscena di una Repubblica piena di luci e di ombre. Un uomo che ha sempre svolto il lavoro sporco per una sua idea di onestà e coerenza. Erwan il maggiore è quello che più gli somiglia ma ha altre idee, fa parte di un’ altra generazione. Loic e Gaelle sono i due figli più fragili, più tormentati, più problematici con le loro storie di droga lui e prostituzione lei. Una famiglia insomma problematica, che sì rappresenta i buoni ma non è priva di ombre, soprattutto Gregoire Morvan. La storia prende il via partendo da un’ indagine. Un giovane pilota viene ucciso per un apparente caso di nonnismo durante un’ esercitazione in Bretagna, nei dintorni di Brest, paese d’origine della famiglia Morvan. Erwan è certo che ci sia invece in azione un serial killer, misteriosamente legato a un’altro serial killer di cui si occupò suo padre quanrant’anni prima, l’Homme-clou. Padre e figlio dovranno allearsi per fare luce su questa faccenda che unirà Francia e Africa, pratiche tribali, e strani esperimenti medici. Un colpo di scena finale ci accompagnerà verso la seconda parte, in cui forse, avremo tutte le risposte. Forse. Avviso che ci sono alcune parti molto crude e cruente. Non per tutti.
































