:: Harry Potter e la Maledizione dell’Erede (2016, Salani), basato su una storia originale di J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne, a cura di Daniela Distefano

13 gennaio 2017 by
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“Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di affermare di essere perfettamente normali, e grazie tante”.

E’ questo l’incipit della saga di Harry Potter, cioè del primo libro: Harry Potter e la Pietra filosofale (1998).
Con molta circospezione mi accingo a dire la mia su un bestseller che ha conquistato il mondo, e che è diventato un must per i lettori di ogni età. Una vera e propria industria del piacere per affetti da libridine mai sazi di trottole mentali, guizzi linguistici, girandole di avventure stregate.
Non chiedetemi perché proprio Harry Potter abbia raggiunto una platea vasta quanto il pianeta nel disegnare la parabola di un ragazzo che diventa uomo pagina dopo pagina, libro dopo libro, magia dopo incantesimo…
Accade spesso quando un romanzo dosa gli ingredienti senza lasciar trasparire la ricetta dei loro miscugli.

“Il signor Dursley fabbricava trapani, era un uomo corpulento, nerboruto. La signora Dursley era magra, bionda, passava il tempo a spiare i vicini. Avevano un figliolo di nome Dudley, e secondo loro non esisteva al mondo bambino più bello. (..)Possedevano anche un segreto: odiavano i Potter. La signora Potter era sorella della signora Dursley, ma non si vedevano da anni. I Potter avevano un figlioletto ….”

E’ una famiglia – quella del piccolo Harry – che surroga quella vera: l’assenza di affetto genitoriale, la vita priva di entusiasmo e prospettive. Harry cresce come una ginestra solitaria e mal tollerata dal terreno sassoso che la racchiude.
Da queste premesse tristi a aride, nasce il virgulto di un successo letterario senza precedenti. Ma come si è evoluto il percorso narrativo della scrittrice
– J.K.Rowling – che ha dato vita ad un cult? Il nuovo capitolo – che è l’ottava storia della serie di Harry Potter e la prima a essere rappresentata a teatro (la première si è tenuta nel West End di Londra il 30 luglio 2016) – regge il confronto col primo in termini di coinvolgimento, novità, leggerezza stilistica?
Ora Harry è impiegato al Ministero della Magia, è marito e padre di tre figli.
Albus, suo secondogenito, deve combattere con il peso di un’eredità famigliare che non ha mai sopportato.
Assieme al suo amico Scorpius intraprende un trip che lo porterà a scoprire rivelazioni sorprendenti sulla scia di peripezie, avvicendamenti, tortuosi camminamenti nel passato.
Albus e Scorpius non stanno sparendo e riapparendo, stanno viaggiando . Nel tempo” (..)
E’ stata rubata una GiraTempo. Ho rubato una GiraTempo. Con Albus” , dice Scorpius.
Questo libro è un agenda promemoria, un riassunto, un ripasso per chi
‘si è perso qualcosa’ della vicenda toccata ad un ragazzo sfortunato e predestinato.
Vorrei poter dire altro di questo ultimo tassello aggiunto ad un puzzle studiato e minutamente predisposto, invece mi trattengo e lascio che la Harry- Potter-mania faccia il suo corso: non c’è critica nel voler incanalare l’avidità di esseri ipnotizzati.

J.K.Rowling nasce il 31 luglio 1965 a Chipping Sodbury, un piccolo paesino nei pressi di Bristol, in Inghilterra. Già durante l’infanzia aveva dimostrato capacità e fantasia nello scrivere racconti. A soli 6 anni scrive “Rabbit”, la storia di un coniglietto con il morbillo. Dopo il liceo studia Francese all’Università di Exeter. Dopo l’università è a Londra dove lavora per Amnesty International. E’ durante questo periodo, tra un viaggio in treno e la pausa pranzo, che inizia a prendere forma il personaggio di Harry Potter. A 26 anni si trasferisce in Portogallo per fare l’insegnante di inglese. Qui conosce il marito, con il quale divorzierà poco dopo la nascita di una bambina. Dopo il divorzio, si trasferisce con la figlia ad Edinburgo, dove, essendo disoccupata, vive grazie ai sussidi statali. Per far fronte allo stato depressivo che la attanaglia, cerca conforto nella fantasia, continuando a scrivere con passione. Nel 1997 la piccola casa editrice Bloomsbury pubblica il suo romanzo, dal titolo “Harry Potter e la pietra filosofale“, avviando uno degli eventi letterari più importanti degli ultimi anni. Il successo travolgente del primo romanzo ha spinto l’autrice a proporre altre nuove avventure di Harry Potter, le quali sono state trasposte per il grande schermo. “Harry Potter e i Doni della Morte”, settimo e ultimo episodio della serie, uscito nel luglio 2007, ha venduto 72 milioni di copie in tutto il mondo solo nel primo fine settimana, diventando il libro più venduto nella storia dell’editoria. Dalla necessità di ricevere sussidi statali, l’autrice è diventata più ricca della Regina, grazie ai diritti d’autore, cinematografici e d’immagine. Joanne Rowling è inoltre nota per il suo impegno nelle opere di beneficenza in aiuto dei poveri.

Jack Thorne scrive per il teatro , il cinema, la televisione e la radio.

John Tiffany è un regista teatrale pluripremiato e di grande successo sia nel West End che a Broadway.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Simona dell’Ufficio Stampa “Salani”.

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:: Un’intervista con Piersandro Pallavicini a cura di Giulietta Iannone

12 gennaio 2017 by

chimica-bellezza-hero1Benvenuto Piersandro su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Parlaci di te, raccontati ai nostri lettori.

Sono un professore universitario di chimica, uno scienziato, un ricercatore, e sono uno scrittore. Non sono due facce della stessa persona, nel senso che non le sento in opposizione o concorrenza. Sono due cose che mi piace fare e che, credo, so fa ragionevolmente bene. Se dovessi dire due o tre cose di me direi… vediamo… che detesto i luoghi comuni, che detesto il cattivo gusto, e che amo l’eleganza, la correttezza, la cortesia e l’umiltà, che è la dote dei grandissimi. L’ignoranza esibita come valore mi fa infuriare. La protervia pure. Se questo vale nella vita reale, vale anche nell’atteggiamento dello scrittore, nel taglio dei libri che leggo (e probabilmente, spero, anche che scrivo).

Hai appena pubblicato il tuo nuovo romanzo La chimica della bellezza, per Feltrinelli, ce ne vuoi parlare?

Finalemente, all’ottavo romanzo, ho scritto qualcosa incentrato essenzialmente sul mio lavoro, quello del chimico. È come se prima – nei romanzi che ho scritto e che avevano un diverso tema centrale – io abbia voluto dimostrare di essere uno scrittore, di poter scrivere di quel che mi pare, così che, finalmente, mi sono sentito autorizzato a parlare anche del mio lavoro. Cosa che fatta d’acchito, nel primo romanzo, nei primi romanzi di uno scrittore, mi è sempre sembrata un po’ troppo semplice, misera, come se si parlasse di quel che si fa tutti i giorni perché altro non sa raccontare. Nel romanzo c’è molto: storia della chimica vera, molta chimica moderna raccontata con taglio divulgativo, e poi storie di scienziati, per lo più immaginari. Diciamo che la trama piuttosto intensa e il molto umorismo servono come contrappeso per poter tenere il romanzo in equilibrio, facendo digerire al lettore anche il difficile (la chimica, la scienza, il senso della vita per uno scienziato) insieme al facile (l’intrigo, le gag, le risate).

Come sono nati i tuoi personaggi, ti sei ispirato a persone reali, o sono solo frutto della tua fantasia.

Come sempre nei miei romanzi sono per lo più di fantasia, anche se costruiti con tinte, tic, gesti, atteggiamenti visti nella vita reale, in persone vere. Ma mi sforzo sempre di non lasciare che nessun personaggio somigli troppo da vicino a una persona vera. Mi sembra scorretto, un po’ miserello, e anche pericoloso: e se la persona si riconosce e se la prende? Non voglio offendere nessuno, mai.

Come è nato il tuo amore per la chimica e per la letteratura? Sono entrambi figli dello stesso padre? Perché ritieni, anche per la tua attività di docente, molti giovani ritengano la chimica difficile?

La chimica è la mia passione fin da bambino. Avevo non uno, ma tre scatole del Piccolo Chimico, e chiedevo spesso ai miei di integrare reagenti e vetreria con quelli che gli chiedevo di acquistare nei negozi specializzati di Milano, vicino cui abitavamo. Se devo confessare, da bambino, a 6-8 anni, ciò che mi piaceva delle reazioni chimiche erano gli spettacolari cambiamenti di colore, e il senso, da collezionista, di poter ‘mettere in collezione’ le nuove bizzarre, coloratissime sostanze che preparavo con i miei esperimenti. La passione per la letteratura (con la L maiuscola) è nata molto più tardi, all’università, essenzialmente grazie alla lettura della pagina ‘Culture Club’ che Pier Vittorio Tondelli firmava sulla rivista musicale Rockstar, e dove consigliava i suoi scrittori preferiti. Prima, confesso, leggevo massicciamente sì, ma riviste di fumetti, di musica, libri di fantascienza (Urania), fumetti seriali, libri di spionaggio (Segretissimo), un po’ di horror classico (Poe, Lovecraft). Poi, appunto su Rockstar, ho scoperto Tondelli, ho letto i suoi libri e quelli di cui parlava, ho scoperto la Letteratura e ho, come dire… notato subito, e apprezzato molto, la differenza.

Per “TuttoLibri”, supplemento culturale de “La Stampa”, parli di libri. Uno scienziato al servizio della letteratura. Come ti poni, come imposti la recensione di un libro?

Intanto lo leggo, e di solito tutto. Il che sembra una battuta ma in realtà non è così scontato. Mi aiuta a leggere davvero tutto il libro il fatto che recensisco poco, al massimo un libro al mese, quindi ho abbastanza tempo per leggerlo e scriverne. Di solito cerco di proporre io, e di proporre libri che mi sono piaciuti. Trovo molto più sensato parlare di libri che mi sembrano belli, piuttosto che fare a pezzi libri che ho detestato. Mi piace distribuire piccoli pezzi di bellezza, condividere un piacere, anziché lamentarmi, magari con l’acido che mi corrode lo stomaco, di un libro che mi ha lasciato indifferente o addirittura disgustato. Poi mi do come regola quella di far capire con chiarezza cosa c’è dentro al libro (e qui esce l’animo razionale dello scienziato), e il perché per me è interessante, piacevole, da leggere. E, infine, cerco di fare tutto questo scrivendo un pezzo che, se possibile, sia di gradevole lettura per il lettore di TuttoLibri, cercando insomma, quando si può, di usare un tono brillante, di non fare una semplice relazioncina, ma di scrivere invece ‘il pezzo’.

Ti ringrazio della disponibilità come vedi ti avevo promesso non più di cinque domande, sono stata di parola.

Piersandro Pallavicini è nato a Vigevano nel 1962. È docente all’Università di Pavia, dove svolge ricerche nel campo della nanochimica inorganica. Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Madre nostra che sarai nei cieli (2002), Atomico dandy (2005), African inferno (2009), Romanzo per signora (2012) Una commedia italiana (2014; vincitore del Cortona Mix Prize 2014 e finalista al premio Città di Vigevano 2014), La chimica della bellezza (2016) e, nella collana digitale Zoom, London Angel (2012), Racconti per signora (2013) e Dalle parti di Arenzano (2014). Collabora con “TuttoLibri”, supplemento culturale de “La Stampa”. Lo trovate su Facebook (facebook.com/piersandro.pallavicini) e su Twitter (twitter.com/Piersandropalla).

:: Il sogno di Keribe, Ilaria De Togni (Gargoyle, 2016) a cura di Elena Romanello

12 gennaio 2017 by
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La casa editrice Gargoyle, specializzata in narrativa di genere fantastico, è tornata nelle librerie, proponendo come primo titolo di questa sua rinascita Il sogno di Keribe, romanzo di un’autrice italiana suggestivo e pronto a dare una nuova visione di un genere amato ma a tratti forse inflazionato come il fantasy.
In un mondo alternativo insolito dove ci sono varie forze in gioco, esiste una dimensione oltre questo mondo, Keribe, un luogo onirico dove le coscienze ritrovano corporeità dopo la Prima Morte. Questo mondo è celato allo sguardo normale da quattro confini invalicabili: da uno di essi, Orlo, oscuro mare innavigabile, emerge Erinke, una ridestata, appartenente ad una stirpe sterminata secoli prima per i loro poteri. Tutti temono ancora le persone come lei, e il suo arrivo non passa inosservato, così come il fatto che è e resta profondamente umana come emozioni e sogni. I Guardiani dei Confini e la Resistenza, due forze in aperto contrasto, la cercano e Erinke sceglie di affidarsi a Nimpha, l’unica istituzione in grado di proteggerla.
Ruben la deve catturare per la Resistenza, ma il loro incontro sconvolgerà le vite di entrambi, scoprendo di essere uniti in ideali che porteranno Keribe sull’orlo di una guerra tra i mondi.
Una storia tra leggenda e interiorità, con un nuovo personaggio femminile interessante e insolito e una riflessione non da poco sulla paura per il diverso e l’insolito, che ha creato nella realtà e nella fantasia non pochi problemi e tragedie. Il mondo ideato da Ilaria De Togni è dominato da forze naturali che sono giudici insindacabili dei conflitti interiori e esteriori, con al centro di tutto chi combatte per sopravvivere e chi combatte per costruire un mondo per cui valga la pena sacrificare se stessi.
Più onirico di altri titoli ma non privo di azione e di suggestioni, Il sogno di Keribe svela una nuova voce del fantastico italiano, capace di creare un mondo che resta dentro: la storia può sembrare autoconclusiva, solo il tempo ci dirà se ritroveremo questo universo o altri della stessa autrice, mentre si attendono altri titoli in tema Gargoyle.

Ilaria De Togni è nata all’ombra delle mura medievali di Montagnana (Padova). Creativa per vocazione, fin da giovane si interessa di arte e simbologia, mito e psicologia. Si forma sulla letteratura pulp degli anni ’90 e 2000, incontra sulla sua strada le visioni oniriche di Alejandro Jodorowsky. Suona e canta in alcune band gothic metal locali, quindi si forma in comunicazione pubblicitaria e graphic design e diventa art director di un’importante azienda organizzatrice di eventi live. Il Sogno di Keribe è il suo romanzo d’esordio.

Source: dono della casa editrice, si ringrazia Sergio Vivaldi dell’ufficio stampa.

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:: I signori della cenere, Tersite Rossi (Edizioni Pendragon, 2016) a cura di Micol Borzatta

12 gennaio 2017 by
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Una grande battaglia sta affliggendo il mondo quasi dalla sua creazione. Il tutto inizia con il Grande Ordine, una setta monacale fanatica, con sede nei Pirenei, e la sua antagonista, la Grande Madre, con sede nell’Isola di Creta e che predica la rinascita della pace e dell’uguaglianza dei sessi, abolendo le gerarchie e le autorità.
Con la modernizzazione del mondo, anche i seguaci delle due parti si sono evoluti, così i Globocrati diventano i leader dei maggiori istituti finanziari del mondo e governano con le loro banche e le multinazionali, imponendo morte e distruzione.
Proprio per questo la Grande Madre si è sempre rifiutata di sottostare al Grande Ordine, creando piano piano un nuovo mondo, governato da una società matriarcale e non gerarchica, società vigente dal 7 mila fino al 3 mila e 500 anni prima di Cristo, quando purtroppo il patriarcato ha preso il soppravvento.
In un lungo cammino che parte dalla Creta del XII secolo a.C. fino ai giorni nostri si vedrà come i Globocrati, detti anche Signori della Cenere, saranno i potenti delle varie ere, trasformando tutto in cenere, da qui il loro nome, e come la società matriarcale fu sepolta sotto alla distruzione.
Romanzo abbastanza complesso, ma di facile e veloce lettura, grazie al suo stile narrativo di facile comprensione, pur trattando argomenti anche complessi come la finanzia speculativa e la crisi economica.
Il lettore si sente protagonista del romanzo, come se ci interagisse direttamente, e questo grazie alle molteplici domande che gli autori lo portano a porsi capitolo dopo capitolo.
Un romanzo quasi didattico e contemporaneamente libro denuncia, che unendo fantasia alla realtà dà molti spunti a cui pensare facendo capire come l’uomo ha ridotto la visione del bene e della felicità a concetti chimerici.
Un romanzo profondo e toccante adatto a qualsiasi target.

Tersite Rossi pseudonimo usato per indicare un collettivo di scrittori formato da Mattia Maistri, insegnante, e da Marco Niro, giornalista, entrambi trentini.
Esordiente nel 2010 con il romanzo È già sera, tutto è finito entra nel panorama della Narrativa d’inchiesta.
Nel 2012 pubblica Sinistri che parla dei mali della Capitale.
I Signori della Cenere chiude la trilogia.

Source: pdf inviato al recensore dall’autore, ringraziamo il collettivo Tersite Rossi.

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:: Addio a Richard Adams, l’autore de La Collina dei Conigli, a cura di Elena Romanello

11 gennaio 2017 by

image_book-phpTra gli scomparsi di quest’ultimo periodo si segnala anche Richard Adams, morto a 96 anni, autore oggi un po’ dimenticato, almeno qui in Italia, ma protagonista di un’intensa stagione di successo tra anni Settanta e Ottanta.

Classe 1920, laureato in Storia ad Oxford, soldato durante la seconda guerra mondiale in Palestina, Europa e Estremo Oriente, membro del servizio civile britannico nel dopoguerra, attivista ambientalista, cominciò a raccontare alle figlie le storie sugli animali che poi diventarono oggetto dei suoi libri.

Il suo primo grande successo nonché il suo libro più famoso fu La collina dei conigli (Watership Down del 1972), trasposto anche in un film d’animazione e epica storia di un gruppo di conigli che cercano una nuova casa. Tra gli altri suoi libri di successo sono da citare il fantasy La valle dell’orso (Shardik, 1974), I cani della peste (The plague dogs, 1977), La ragazza sull’altalena (The girl in a swing, 1980) e La collina dei ricordi. Nuove storie dalla collina dei conigli (Tales from Watership Down, 1996).

Nei suoi libri si parla di animali e ambiente, ma anche d’amore e di mondi alternativi: a torto viene considerato un autore per ragazzi, quando in realtà ha aderito alla tradizione di storie fantastiche con protagonisti gli animali, che nei decenni hanno dato vita a capolavori come Il vento tra i salici e La fattoria degli animali.

Per il resto, Richard Adams ha vissuto per la maggior parte della sua vita nell’Hampshire, Inghilterra rurale, tenendo anche corso di letteratura in alcune città statunitensi. Vincitore di numerosi premi letterari, è rimasto in contatto con i suoi lettori fino a tempi recenti: in Italia le sue opere sono state pubblicate da Rizzoli e purtroppo non sono più disponibili nelle librerie, occorre affidarsi all’usato o alle biblioteche, e non sarebbe male poterlo riscoprire come autore di storie che possono essere ancora molto interessanti, oltre ad essere ormai diventate dei classici, soprattutto per quello che riguarda La collina dei conigli.

:: Lanark. Una vita in quattro libri (Vol. 2), di Alasdair Gray (Safarà Editore)a cura di Lucilla Parisi

10 gennaio 2017 by
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Definito dal Guardian come “uno dei pilastri della narrativa del XX secolo” e da Anthony Burgess come “il miglior romanziere scozzese dai tempi di Walter Scott”, Alasdair Gray, autore, drammaturgo, scenografo e pittore riesce con l’ambizioso progetto Lanark. Una vita in quattro libri (pubblicato in Italia da Safarà Editore; traduzione di Enrico Terrinoni) a uscire dallo schema di narratore etichettabile in qualche genere, creando una sorta di biografia surrealista, gotica, e a tratti distopica, del personaggio di Duncan Thaw, antieroe enigmatico sulle strade di una Glasgow al contempo antica e futurista.

Si trovava ai piedi di una rupe di granito quattro volte la sua altezza, con un pendio formato da uno strato più basso che finiva per proiettarsi oltre quello più alto. Man mano che si arrampicava, la paura dell’altitudine raffinava la sua eccitazione. Il pendio era eroso e pieno di ghiaia, e a ogni passo sassolini crepitavano per poi rimbalzare nel cielo oltre la scogliera.

Scritto in un periodo di quasi trent’anni e considerato un classico della letteratura, Lanark. Una vita in quattro libri fonde elementi provenienti dai più diversi generi letterari, in cui il realismo si unisce all’elemento fantastico, la satira sociale al dramma e lo humour è sempre al servizio della verità della narrazione. Nei primi due volumi già pubblicati assistiamo alla formazione di Duncan Thaw, bambino e poi ragazzo, dal carattere difficile, nato precocemente da genitori indigenti dell’East End di Glasgow. Le vicende narrate iniziano con l’evacuazione del quartiere in tempo di guerra, l’istruzione scolastica di Duncan fino all’ottenimento della borsa di studio per la Glasgow School of Art, dove la sua incapacità di stringere relazioni con le donne e la sua ossessiva e visionaria concezione dell’arte lo condurranno verso un percorso di follia e nichilismo, fino al tentativo di suicidio per annegamento.

L’angoscia lo attirò a sé da un angolo della mente di cui era quasi inconsapevole, come un cucciolo che prova a catturare l’attenzione del padrone, strattonandolo per l’orlo del cappotto.

Con influenze che vanno da Franz Kafka a Aldous Huxley, l’opera può essere vista come una trasposizione letteraria degli incubi e dei presagi dell’autore nei confronti di una certa società massmediatica e contemporanea. Bizzarre, oniriche, le riflessioni di Duncan Thaw, alter ego di Alasdair Gray, rimandano continuamente a una catastrofica visione di una disgregazione umana totale, devastata dai conflitti politici, dall’avarizia, dalla paranoia e dall’endemica crisi economica mondiale.

A volte mi fai paura, Duncan. Le cose che dici non sono di uno che ci sta con la testa. Tutto perché vuoi essere superiore alla vita normale.

Lanark è parte del progetto editoriale di narrativa con il quale Safarà Editore è risultata tra le quattro case editrici italiane vincitrici del programma di finanziamento europeo EACEA, un bando che intende favorire la circolazione di opere letterarie in traduzioni di alta qualità.

Alasdair Gray (Glasgow, 28 dicembre 1934) è un eclettico scrittore, artista, poeta e drammaturgo scozzese. Personalità poliedrica del panorama artistico europeo, nelle sue opere fonde elementi provenienti dai più diversi generi letterari, in cui il realismo si unisce all’elemento fantastico, la satira sociale al dramma, e lo humour è sempre al servizio della verità della narrazione. L’opera più nota è il suo primo romanzo Lanark – Una vita in quattro libri. Scritto in un periodo di quasi trent’anni e oramai considerato un classico della letteratura, è stato definito dal New York Times Book Review «La Divina Commedia del cripto-calvinismo anglosassone». Il suo romanzo Poveracci! ha vinto il Whitbread Novel Award e il Guardian Fiction Prize.

Source: libro inviato al recensore dall’editore.

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:: “Dimmi che c’entra la felicità” di De Filpo e Corraro (Edizioni Ensemble, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

10 gennaio 2017 by
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Dimmi che c’entra la felicità di Margi de Filpo e Vincenzo Corraro è una silloge di 18 racconti, alternati per autore, che in punta di piedi e con un linguaggio pacato e misurato accompagnano il lettore nei mille mondi descritti. Piccoli universi di storie di vita ordinaria. Infiniti microcosmi di una quotidianità a volte struggente altre accompagnata da una profonda leggerezza che comunica, in ogni caso, una vocazione alla parola come narrazione di fatti sentimenti riflessioni e denuncia.
Il libro si apre al lettore con un testo di Corraro. La collina davanti al mare racconta la parabola di un uomo del Sud che le ha provate tutte, compresa l’emigrazione, prima di gettare la spugna e arrendersi. Una resa che nel protagonista equivale a una rinascita, una voglia di riscatto che si concretizza nel desiderio di azzerare tutto e ripartire, cercando di non sprecare di nuovo ciò che la vita offre o che a questa si riesce a strappare.
Una riflessione amara, quella condotta da Corraro, sulle psicosi e nevrosi della vita moderna. Sul desiderio sfrenato di “possedere”: una casa, una famiglia, dei figli, del denaro, una posizione sociale… Sul ruolo che in questa vorticosa giostra viene dato agli affetti e all’amore. Sulla vita che può essere un rettilineo oppure una curva mal progettata dove basta un attimo, un granello di brecciola, un rivolo d’acqua o una piccola distrazione per farti precipitare nel vuoto.
Se Corraro descrive la “periferia” dello Stato nella sua marginalità di luoghi dimenticati, per certi versi, dal progresso e dalla modernità, la De Filpo racconta invece quella di una grande metropoli come Roma dove “combattono” per sopravvivere giovani e meno giovani formatisi in tutti i gradi (lauree, dottorati, master…) e che lottano per un misero posto in qualche anonimo call center sempre in bilico tra il rinnovo del contratto e il licenziamento, spesso dovuto alla “necessità” di una delocalizzazione dell’azienda per ridurre i costi e poter restare sul mercato. Assurdità e contraddizioni di luoghi dove invece il progresso e la modernità sono entrati a gamba tesa e hanno manifestato il loro lato più nero. Questo raccontano i protagonisti di L’ultima chiamata al call center.
Diego de Silva ha sapientemente sintetizzato in poche battute ciò che il lettore trova in Dimmi che c’entra la felicità quando ha descritto gli autori «pazienti e sapientemente incostanti» in grado di comprendere da soli quando è il momento giusto per “affacciarsi” al pubblico, ovvero quando il loro lavoro è abbastanza maturo.
Non si trova alcunché di “acerbo” nei racconti di De Filpo e Corraro. Anzi la narrazione scorre fluida, i personaggi sono ben caratterizzati al punto che nei racconti successivi più volte chi legge spera di rincontrarli.
Il tema centrale del libro è naturalmente la felicità. Questa chimera che ognuno rincorre a proprio modo e che in pochi riescono a intuire che «non è un accidente come la tragedia, che quando la eviti arriva da un’altra parte». La felicità si nasconde «lungo la strada, dietro l’ultima curva prima del mare».

Margi de Filpo: Di origini lucane, vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi Nero di lacrime e luoghi comuni e Liza, oltre alla short story Sensation.

Vincenzo Corraro: È nato e vive a Viggianello, in Basilicata. Ha scritto i romanzi Isabella e Sahara. Vincitore del premio “Nati 2 volte” per l’opera prima, i suoi racconti sono apparsi anche in varie antologie e su testate giornalistiche.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Cristina della Sala stampa Ensemble.

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:: Manuel el Negro, David Fauquemberg (Keller, 2016) a cura di Viviana Filippini

9 gennaio 2017 by
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Manuel el Negro, protagonista dell’omonimo romanzo di David Fauquemberg, pubblicato in Italia da Keller, è un fenomeno del canto e del ballo. Lui viene dal luogo dove cantare, suonare e ballare il flamenco, sono l’essenza dell’esistere delle popolazioni gitane. Manuel el Negro e il suo travolgente talento lasceranno ben presto la terra natia per farsi conoscere al mondo. Per raccontare la vita del cantante ballerino di fama mondiale partito dal Sud Ovest dell’Andalusia, dalla terra vicina al fiume Guadalquivir e racchiusa tra le città di Cadice, Siviglia e Jerez de la Frontera, l’autore ha scelto la voce narrante di Melchior, chitarrista e grande amico del personaggio principale del libro. Melchior, soprannominato Gordo, accompagnerà in giro per il mondo Manuel.  I due amici lavoreranno gomito a gomito per far conoscere il flamenco, ma il successo e la fama cambieranno Manuel, a tal punto che dopo una tourneè a New York, tra le due “M” i rapporti si incrineranno e ognuno seguirà la propria strada. Melchior sarà attraversato da una profonda crisi personale e artistica, così grave da indurlo a smettere di suonare la chitarra, per ricominciare solo più tardi e a piccoli passi. Poi, il ritorno di Manuel porterà Melchior ad accettare di collaborare, ancora una volta, con lui per far risuonare e vibrare, con ritmo e calore, l’anima pura del flamenco. Il romanzo di Fauquemberg è la storia di un’amicizia profonda tra ragazzi diventati uomini e di una cultura – quella gitana- che scaldano il cuore e le viscere di chi ascolta il flamenco e di coloro che lo suonano. Quello che si percepisce durante la lettura è la possente forza che unisce la voce narrante e il protagonista e si ha come la sensazione che Melchior e Manuel siano le due metà diverse di una stessa moneta. Melchior è un animo solitario, è molto tecnico e riflessivo nell’esecuzione musicale e nella vita. Non a caso per lui l’unico modo per raggiungere la perfezione è il massimo esercizio. Manuel è l’opposto. È impulsivo, irregolare nel modo di vivere, non segue le regole condivise da tutti. Lui ha le proprie “leggi personali” che lo portano anche ad eccedere, pur di ottenere quello che vuole. Questo farà attorno al cantate terra bruciata. Manuel sarà lasciato a se stesso dagli amici, dai colleghi e, elemento più drammatico, dalla moglie Rocio e anche da Manolito, suo figlio. Il ragazzo, non trovando un punto di riferimento stabile nel padre, si rivolgerà a Melchior per imparare a suonare la chitarra. Il giovanotto si avvicina al Gordo non solo per la musica, forse percepisce nell’amico del padre  quella persona equilibrata capace di fornirgli l’affetto e i valori esistenziali che il genitore sembra aver dimenticato.L’autore trascina il lettore dentro alle trame di un universo di vita dove la musica è la linfa vitale che alimenta l’esistenza di Manuel el Negro e di Melchior. Manuel el Negro di David Fauquemberg non è solo la storia di due amici, in essa si percepisce la parabola di un uomo (Manuel el Negro) che ha avuto tutto dalla vita, ma non è contento di nulla. Inoltre, il romanzo è un’interessante resoconto narrativo sulla cultura gitana, sulla sua  lingua e sul come gli usi e i costumi della tradizione vengano mantenuti vivi e tramandati da chi in essa ci è nato. Traduzione dal francese Beatrice Parisi.

David Fauquemberg è nato nel 1973 e vive nel Cotentin. Ha studiato Filosofia e ha viaggiato in diversi paesi: Cuba, Patagonia, Lapponia, Andalusia, California, Europa dell’Est e solcato l’Atlantico con la barca a vela. Per due anni ha soggiornato in Australia dove un periplo tragico nell’isola- continente gli ha ispirato il suo primo romanzo Nullarbor (Hoëbeke, 2007; Folio, 2009) che nel 2007 ha vinto il premio Nicolas-Bouvier. Tornato in Francia è diventato critico teatrale, autore di guide Dakota e Gallimard, scrittore e traduttore e reporter per le riviste “XXI” e “Gèo”. Per Keller è già uscito Mal tiempo.

Source: inviato al recensore dall’ editore.

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:: Cerniera lampo, di Luca Raimondi e Joe Schittino (Il Foglio, 2016) a cura di Federica Belleri

9 gennaio 2017 by
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Una cittadina di provincia e il suo istituto alberghiero. Due ragazzi, Teo e Dino. Diversi, nel carattere e negli interessi. Si ritrovano nella stessa classe a partire dalla quarta. Questo è l’ultimo anno, quello della maturità. È il 1994. I due giovani non si parlano mai, occupano i lati opposti nella classe, ma le loro vite sono destinate a incrociarsi. Gli anni novanta ci ricordano gli 883, il programma Non è la Rai, le discoteche aperte di pomeriggio e le paninoteche viaggianti. Ci si trova a discutere di comunismo e di fascismo, di ragazze, di materie da studiare e di come superare al meglio un’interrogazione di Storia dell’Arte. Si affrontano gli attriti fra genitori e figli adolescenti. Si parla di insegnamento convenzionale e anticonformista. Ci si interroga sugli sbocchi professionali una volta usciti da scuola. Ci si muove attraverso l’istinto, fra una risata e un attacco di gelosia. Si vive nell’inquietudine, covando rancore. Il tutto è miscelato a dovere, con personaggi che paiono delle caricature e scene grottesche, pur nella loro semplicità.
L’esercizio di scrittura dei due autori è ben strutturato. Dalla prima alla terza persona, ad una voce fuori campo che sembra riprendere alcune scene dopo un “ciak, si gira”. Per un risultato che crea movimento alla trama.
Il finale è assolutamente inaspettato e invita alla riflessione sull’equivoco, sull’imprevedibilità degli eventi, sulle debolezze degli uomini.
Davvero una lettura interessante che vi invito ad affrontare.

Luca Raimondi, nato ad Augusta (Sr) nel 1977, è bilaureato in Filosofia e in Scienze dell’educazione. Ha pubblicato diverse opere narrative, tra cui i romanzi Marenigma (Aracne, 2009), Se avessi previsto tutto questo (Il Foglio, 2013) e Tutto quell’amore disperso (Il Foglio, 2014). È autore anche di alcuni saggi, tra cui Nient’altro che un sogno. Pasolini e la Trilogia della vita (Bastogi, 2005), Il pensiero pedagogico di Pier Paolo Pasolini (Sampognaro & Pupi, 2006) e Comunicare la cultura (Bonanno, 2007). Collabora con il notiziario on line “Diorama”.
Blog: lucaraimondi.blogspot.it

Joe Schittino, nato a Siracusa nel 1977, si è diplomato all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma. Tra i suoi collaboratori e interpreti: Maison d’Éducation de la Légion d’Honneur, Novosibirsk Philharmonic Chamber Orchestra, Orchestra Filarmonica Italiana, Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, Delta Saxophone Quartet, Ensemble Algoritmo, Klaus Rohleder, Steve Martland, Claudio Saltarelli, Angelo Cavarra, Mario Ciaccio. La sua musica. pubblicata da Suvini Zerboni, Edition Gamma, Ebert Musik Verlag e BAM, è stata eseguita e radiotrasmessa in undici Paesi europei, Russia, Taiwan e USA.

Source: omaggio dell’editore

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Blogtour – Il collezionista di quadri perduti, Fabio Delizzos (Newton Compton, 2017) – prima tappa

9 gennaio 2017 by

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Inizia oggi il blogtour, organizzato da Newton Compton, dedicato al thriller storico Il collezionista di quadri perduti, di Fabio Delizzos, nome conosciuto nel genere, già autore di La setta degli alchimisti, La cattedrale dell’Anticristo, La loggia nera dei veggenti.

Sullo sfondo sontuoso e oscuro del Rinascimento, Il collezionista di quadri perduti, ci porta  a Roma, la Città Eterna, città di papi, artisti, mercenari e assassini. Seguiremo le avventure di Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, sulle tracce di un pittore maledetto conosciuto come l’Anonimo. Cosa nasconde? Perchè è così pericoloso cercare di scoprire la sua vera identità? Queste sono alcune domande a cui si cercherà di dare risposta durante la lettura. Il blogtour è composto da cinque tappe, che toccheranno i blog oltre al nostro “Blog Express“, “Penna d’oro” e “GraphoMania” e “Flauto di Pan“. In questa tappa, dopo questa breve introduzione, analizzeremo in dettaglio l’incipit di questo romanzo.

֎ La trama ֎

Roma, maggio, 1555. Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, ha una missione da compiere: trafugare opere d’arte che l’Inquisizione ha giudicato eretiche, prima che vengano distrutte. Per questo è nella città eterna, nei giorni in cui si attende con ansia che il conclave elegga un nuovo pontefice. Mentre è di ritorno da uno dei suoi giri a caccia di dipinti, Raphael è costretto ad assistere a una macabra scena: il corpo senza vita di una giovane donna viene ripescato nel Tevere. Il suo bellissimo viso è molto noto in città, perché la ragazza ha posato per diversi pittori famosi. Il Santo Uffizio è convinto che dietro il suo omicidio ci sia la mano di un artista misterioso e inafferrabile, le cui tele sono ritenute opere del diavolo. Nessuno ne conosce il volto, ma tutti lo chiamano l’Anonimo. Fra monasteri e bordelli, osterie e labirinti sotterranei, Raphael Dardo comincia a seguire le tracce del pittore maledetto, incontrando donne diaboliche, artisti folli, collezionisti stravaganti ed eretici satanisti. Ma si troverà ben presto invischiato in un affare molto più pericoloso del previsto. Chi è l’Anonimo? Perché tutti gli danno la caccia?

֎ L’autore ֎

Fabio Delizzos Nato a Torino nel 1969, è cresciuto in Sardegna e vive a Roma. Laureato in Filosofia, creativo pubblicitario, per la Newton Compton ha pubblicato con grande successo e consenso di critica i romanzi La setta degli alchimisti; La cattedrale dell’Anticristo; La stanza segreta del papa; La loggia nera dei veggenti; Il libro segreto del Graal e Il collezionista di quadri perduti. Ha partecipato anche alle antologie di racconti Giallo Natale; Delitti di Capodanno; Sette delitti sotto la neve. Sempre ai vertici delle classifiche di vendita, i suoi romanzi sono stati tradotti in diversi Paesi.

֎ L’incipit ֎

Roma, 18 maggio 1555
Quarto giorno di conclave

A fulgure et tempestate libera nos Domine.
La grande campana oscillava possente stagliandosi contro un
cielo dello stesso colore. Il battaglio colpiva con forza il bronzo
facendo vibrare le frasi che vi erano incise, dando loro voce.
Soli Deo honor et gloria.
Un rintocco per scacciare gli eserciti ostili e tutte le insidie del
demonio, un altro per allontanare il fragore della pioggia di
ghiaccio, un altro ancora contro il turbine degli uragani, l’impeto
delle tormente e dei fulmini e i tuoni minacciosi, per fermare il
vento vorticoso, debellare e vincere gli spiriti delle tempeste e le
potenze dell’aria.
Exaudi Domine vocem popoli tui et libera eum ab omni malo.
Ma il maligno pareva attratto dalle preghiere rivolte a Dio. Come
un cacciatore di supplicanti seguiva le tracce delle sue prede e non
lasciava scampo. Gli uomini avrebbero dovuto tremare in silenzio
e, invece, gridavano ai quattro venti di essere in pericolo e inermi.
Il piede del birro esitò prima di toccare il corpo nudo della donna.
Nessuna reazione.
Provò ancora. Niente.
Si chinò per metterle una mano davanti alla bocca, ve la tenne
alcuni istanti, poi la ritrasse asciutta.
Non respirava. Il barcaiolo che si era tuffato nel fiume per ripescarla
si stava ancora strizzando i vestiti, ma la sua nudità era
coperta dalla ridda di curiosi che gli facevano domande.
«Quando è successo?».
«L’hai vista che si gettava dal ponte?».
«L’hai trovata già morta?».
Lui non rispondeva, e allora gli altri cominciarono a farsi domande
tra loro.
«Qualcuno la conosce?».
«Quanti anni avrà avuto?».
«Sarà il caso di avvisare il bargello?».
Il birro estrasse la spada e la puntò contro il tumulto. «Fate
silenzio!», sbraitò.
Aveva bisogno di calma.
La scena alla quale si era trovato davanti non era facilmente
decifrabile per la sua mente annebbiata dal vino.
Non ricordava neppure per quale motivo si trovasse a passare
dalle parti di San Pietro a quell’ora, con un possente temporale
in arrivo.
Con il sole erano scomparse anche le ombre.
Presto sarebbe giunta la pioggia.

Siamo a Roma, la Città Eterna, nella primavera del 1555. Il conclave è riunito per eleggere il nuovo papa, e le vie oscure e pericolose vicino a San Pietro sono piene di straccioni, mendicanti, birri, e assassini. La scena con cui si apre il romanzo è fosca, caravaggesca. Una grande campana di bronzo suona i suoi rintocchi, tra litanie religiose recitate in latino. Si invoca la protezione di Dio contro i fulmini e le tempeste, consapevoli della propria debolezza di fronte al male. Un birro, poliziotto dell’epoca, rinviene dal Tevere il corpo nudo di una ragazza morta, forse annegata. Una ridda di curiosi lo circonda tra un susseguirsi di domande su chi possa essere la ragazza e sulle modalità della sua morte. Intanto l’aria annuncia un temporale in arrivo, tra il sole che declina e con lui anche le ombre della sera. La natura sembra ostile, il cielo minaccioso, una certa violenza diffusa incute paura e timore nella popolazione, dando al lettore un senso di inquietudine. Dunque c’è una ragazza assassinata, bellissima anche da morta, forse la musa di qualche pittore per cui posava. C’è un birro che inizierà un’ indagine, e più avanti il protagonista che osserva la scena. Chi è l’assassino? perchè ha ucciso la ragazza? sono le domande inespresse, che aggiungono alla scena tensione e drammaticità. Dunque l’autore sceglie di partire da uno snodo cruciale, in mezzo all’azione. Nell’incipit non abbiamo ancora spiegazioni o ipotesi investigative. Tutto è avvolto nel mistero. Le frasi sono brevi, secche, i periodi sincopati, atti a creare una certa urgenza e agganciare il lettore. Il clima è cupo, ci sono le preghiere ma anche la paura scaturita dalle insidie del demonio. Il bene e il male contrapposti. Interessante la scelta dell’autore di richiamarsi all’arte pittorica, accennavo prima caravaggesca, con la drammaticità dei toni scuri illuminati da brevi sprazzi di luce. Abbiamo una scena corale, una folla che si accalca intorno al cadavere di una ragazza morta, tipica dei quadri dell’epoca. L’autore non dà grandi indicazioni, non dice ancora il nome della ragazza, scopriremo che è molto noto a Roma, per ora sappiamo solo che il poliziotto ha la mente annebbiata dal vino e si fa le stesse domande della folla, che tenta di contenere anche sguainando una spada.

֎ I blog partecipanti e le tappe ֎

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:: Un’ intervista con Alessandro Girola

5 gennaio 2017 by

greAlessandro, grazie per aver accettato la mia intervista. Racconta ai nostri lettori qualcosa di te. Chi è Alessandro Girola?

– Sono un milanese, classe ’75, a cui piace viaggiare e far viaggiare con la fantasia. Da qui il mio impegno come blogger, come autore e – uso una definizione forte – come divulgatore del fantastico. Nella vita di tutti i giorni mi occupo di tutt’altro ma, come sanno i miei lettori, il mio fine ultimo è quello di campare di scrittura. Dovessi farcela anche a 70 anni già compiuti, sarebbe comunque una soddisfazione.

Come è nato il tuo interesse per la scrittura e la letteratura in genere?

– Mi è sempre piaciuto pensare che la mia passione per la letteratura (per la lettura) sia nata grazie ai miei genitori che, pur essendo di umili origini, hanno iniziato a regalarmi libri fin da ragazzino. L’amore tra me e le “storie di carta” è sbocciato subito.
L’interesse per la scrittura l’ho maturato più in là nel tempo. Non da un desiderio di realizzazione o di auto-psicanalisi, bensì dalla volontà di raccontare delle belle storie, in grado di far esclamare ai miei potenziali lettori un bel “wow!” entusiasta.

Sei forse il più conosciuto, sicuramente il più attivo scrittore indie italiano, come è nata la tua carriera nell’editoria indipendente?

– Da un rigetto per l’elefantiaca lentezza dell’editoria tradizionale italiana. I tempi per attendere una risposta sono lunghissimi, e spesso questa risposta nemmeno c’è, né positiva né negativa. Io odio i tempi morti, le attese, le lungaggini. Questo è stato il primo fattore che mi ha spinto verso l’autopubblicazione. Tutto il resto, compreso il rigetto per certi giochetti poco puliti che caratterizzano l’editoria italiana, è venuto dopo. Tuttavia, ancora oggi, il maggior pregio che trovo nella mia condizione di autore indie è proprio quello riguardante la gestione dei tempi.

Un autore indie si occupa di tutto: dalla copertina all’editing, passando anche alle varie fasi della promozione. Alcuni si chiedono chi te lo fa fare. Non sarebbe più semplice affidare tutte queste fasi “tecniche” a un editore e pensare solo a scrivere? Domanda provocatoria che in realtà vuole chiederti se l’indipendenza ha un prezzo, in cambio cosa offre?

– Io in realtà da diversi anni mi servo di molti collaboratori esterni: editor, grafici, testimonial promozionali, in passato anche di impaginatori. Non sono quindi un solitario pasticcione che si illude di fare tutto da solo, bensì un autore che paga le competenze altrui per pubblicare ebook e libri nel modo e nelle tempistiche che preferisco.

Per un autore che si autoproduce, e all’estero è una strada percorsa anche da autori importanti, penso a Lawrence Block, la maggiore difficoltà è la promozione. Come ti muovi in questo campo?

– Ho studiato 🙂 Intendo dire che ho letto almeno una trentina di manuali che si occupano di promozione e di pubblicità. Da ciascuno di essi ho tratto qualche spunto utile. Per esempio ho imparato a gestire le promozioni che offre il portale Amazon, ho ingaggiano testimonial esterni per fare pubblicità ai miei ebook, eccetera eccetera. Di certo la cosa peggiore da fare è affidarsi allo spam cieco e selvaggio che, lo affermo senza paura di smentite, non serve a far vendere nemmeno una copia.

Oltre che scrittore sei anche blogger del seguitissimo Plutonia experiment. Al giorno d’oggi coi i social sempre più invasivi, gli youtuber che spopolano, fare il blogger dà ancora soddisfazioni?

– No. Il mondo del blogging è cambiato radicalmente. Il blog, come strumento, è sempre indispensabile per uno scrittore, ma è meno incisivo. La gente tende a cazzeggiare (si può dire “cazzeggiare”?) sui social media, piuttosto che leggere articoli lunghi e documentati. Quindi ho ridotto i ritmi di pubblicazione, concentrandomi su argomenti che mi stanno veramente a cuore, e sulle informazioni riguardanti gli work in progress. Per tutto il resto mi affido anch’io ai miei canali social.

Quali sono i generi letterari che maggiormente pratichi, quali ti danno un maggior riscontro anche a livello di vendite?

– Io sono orgogliosamente un autore del fantastico. Scrivo al 90% per intrattenere (e la ritengo una nobile arte). Nel restante 10% potete trovare impegno “sociale”, messaggi da veicolare, pensieri che mi appartengono. Ma si tratta comunque di concetti ben nascosti in storie di mostri, d’avventura, d’azione.
Ho testato molti sottogeneri del fantastico, dall’horror allo steampunk, dallo sword and sorcery alla fantascienza supereroistica. A livello di vendite sono sempre molto soddisfatto dal rendimento delle mie novelette horror, così come dai romanzi e dai racconti che trattano di kaiju (mostri giganti in stile Godzilla, tanto per capirci).

Quali sono i tuoi maestri letterari quelli che sono per te una continua fonte di ispirazione?

– Sarò banale, ma l’unico, primo, grande maestro che reputo tale (soggettivamente parlando) è H.P. Lovecraft. Ho poi molte fonti di ispirazione: Dan Simmons, Brian Keene, James Lovegrove, per citare tre autori ancora in attività. Tra i grandi del passato non posso non nominare Richard Matheson, James Herbert e John Christopher. Per quel che riguarda il fantasy ho grande stima per Tolkien e Howard, ma il mio “maestro” è forse Michael Moorcock, anche se, per assurdo, ho letto meno del 50% delle cose che ha scritto.

Tu sei praticamente uno degli autori indie più venduto. Un punto di riferimento anche per i più giovani che solo da poco si affacciano all’autopubblicazione. Senza entrare nei dettagli, ma sono certa che è una domanda che tutti vorrebbero farti, quanto vendi? o meglio i tuoi guadagni sono sufficienti a bilanciare le spese per copertine, editing, promozione?

– Ti rispondo in modo abbastanza preciso, tanto non ho nulla da nascondere. Un mio ebook “di successo” (ovvero presente nella top 10 del genere in cui viene catalogato) vende circa 60-70 copie nei primi due mesi di pubblicazione, la metà nel terzo, e via via a diminuire. Diciamo che una stima veritiera, per un ebook di discreto successo, si attesta sulle 300 copie vendute in un anno. Ci sono poi le eccezioni in positivo, così come quelle in negativo.
Rientro quasi sempre nelle spese di produzione e, nei mesi in cui le cose girano bene, porto a casa anche qualche guadagno interessante. Nulla di lontanamente paragonabile a un normale salario mensile di tipo impiegatizio (tanto per fare un termine di paragone).
Ma le cifre, in Italia, se si è scrittori del fantastico, sono queste.

Il tuo rapporto con la critica letteraria è un rapporto conflittuale o pacifico?

– Neutro. Mi fanno piacere i complimenti, non lo nego, ma non vado a cercarli. Spesso non controllo la presenza di nuove recensioni ai miei ebook per mesi e mesi.
Le critiche sono ben accette quando sono formulate con garbo e se non si basano su pregiudizi (quelli che partono con un giudizio massimo pari al classico 6 scolastico, solo perché sono un autore indie, li reputo dei cretini).

Ci sono errori che hai commesso nella tua carriera che adesso, grazie all’esperienza, non rifaresti più?

– Un solo errore: essere stato molto polemico, soprattutto quando mi è capitato di vedere strani giochetti editoriali molto vicini al concetto di truffa. Purtroppo fare polemica su queste cose non mi ha mai portato granché, se non l’iscrizione a diverse liste nere 🙂 Lo rifarei? Probabilmente no, anche perché polemizzare è stressante e porta via energie e tempo.

Il self-publishing è una attività relativamente recente, esplosa con Amazon che ha dato la possibilità ad autori esordienti o semiesordienti di confrontarsi con un mercato ipoteticamente sconfinato. Un’occasione anche solo una decina d’anni fa impensabile. Cosa funziona e cosa no? Cosa può essere ancora migliorato?

– Questa domanda richiederebbe una risposta di almeno un migliaio di parole. Cercherò, al contrario, di essere molto stringato. Funziona: la libertà creativa, lo svincolarsi dai mercati di riferimento dell’editoria classica. Cosa non funziona: tutti i beoti dotati di un computer si sentono improvvisamente scrittori, e saturano Amazon di ebook scritti malissimo, spesso senza editing, senza storia, senza nulla. Questo è un grande male, perché il mercato viene saturato di roba orrenda, che allontana i lettori meno convinti e meno curiosi.
Io confido sempre nella selezione naturale.

Che ruolo pensi svolgano i forum, i blog, i siti specializzati nel successo di un autore indie? Orientano e calamitano davvero le vendite?

– I siti specializzati che parlano del fantastico, in Italia, sono pochi. Quelli più grandi sono house organ che fingono soltanto di essere indipendenti, ma che in realtà fanno pubblicità occulta alle case editrici che li finanziano. Quelli piccoli svolgono un’opera meritoria di divulgazione e di resistenza, ma faticano terribilmente ad allargare il pubblico di riferimento. Idem per i blog e per i forum. Quando riusciremo a uscire dallo stagno e ad attirare nuovi lettori potremo – forse – avere una rinascita del mercato del fantastico, con tutto ciò che ne deriverebbe (investimenti, sponsor, visibilità… soldi).

Su Amazon vendono tanto gli autori che si orientano in un tipo di narrativa per adulti, con copertine suggestive, contenuti anche sessualmente espliciti. Tu invece ti occupi di fantastico, horror, e nonostante questo hai avuto successo. Perché non hai scelto la strada più facile? Cosa pensi dei colleghi che seguono le mode prima che una reale propensione personale ai generi?

– Forse ti stupirò, ma non ne penso male. Ciascuno scrive ciò che più gli piace, o che più ritiene vendibile. Io rispetto anche gli scrittori che pubblicano pornografia (“erotismo” è un termine ipocrita) e ultimamente ho rivalutato molto le scrittrici di paranormal romance.
La determinante per me è soltanto una: scrivere bene.
Perché sì, si possono scrivere anche racconti erotici interessanti, anche se non è un genere di cui sono appassionato.
I veri cialtroni sono quelli che pensano di essere bravi, ma che in realtà sono dei caproni analfabeti, che però truccano le vendite per essere sempre in top 10.

Quali sono le doti che deve possedere un autore indie? Come affronti e gestisci le critiche? Ti è mai capitato di sentirti scoraggiato, pronto a dire ora smetto?

– Le doti che deve possedere un autore indie? Coraggio, resistenza, vitalità e onestà (quest’ultima è opzionale :D) Sulle critiche credo di averti già risposto in precedenza Riguardo allo scoraggiamento, sì, mi capita. Così come la voglia di smettere, che torna almeno un paio di volte all’anno. Poi, fortunatamente, passa.

Quale sarà il futuro dell’autopubblicazione?

– Come ho già detto, credo nella selezione naturale. Ci sarà una parziale scrematura, ma su tempi molto lunghi. Ancora per qualche anno saremo sommersi di ebook indie, alcuni molto buoni, altri terribili.

Cosa stai leggendo, in questo periodo?

Guiscardi senza Gloria, di Mauro Longo (Acheron Books) e Il Manuale del Cattivo, di Francesco Dimitri (Ultra).

Per concludere, la fatidica domanda. A cosa stai lavorando?

– Al terzo racconto autoconclusivo della mia collana narrativa Kaijumachia. Titolo provvisorio: Il Sussurro della Sfinge.

:: Il maestro delle ombre, Donato Carrisi, (Longanesi, 2016) a cura di Federica Belleri

4 gennaio 2017 by
maes

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Piove senza sosta su Roma e il Tevere fa paura. Viene programmato un black out. La città non è mai stata al buio, lo intimava anche Leone X nella sua bolla papale. Perché questo ritorno alle origini, all’uomo privato di ogni comodità? Ventiquattro ore anomale, che spaventano. Perché l’ignoto può arrivare da ogni dove. La luce è sicura, consente di orientarsi e di prevedere il pericolo. Il buio no. Il buio nasconde, inganna, illude. Modifica dimensioni e sensazioni. Un pugno di ore per distruggere la capitale della storia e della cultura. Un pugno di ore per morire annegati o vittime di un’aggressione. Come se fosse “the day after”, come una moderna apocalisse, fra macerie, fuoco e atti vandalici. Nel buio ci sono ombre che si muovono, silenziose. Ombre pericolose e calcolatrici, portatrici di morte. Marcus deve trovarne una in particolare. Fa parte dell’Ordine dei Penitenzieri del Tribunale delle Anime. È nudo, ammanettato, in una stanza circolare che sembra ricavata nel tufo. Non ricorda come e perché si trova lì. Ha memoria solo del suo nome. La sua missione comincia proprio da quel luogo di prigionia, o forse no? Passa attraverso orribili omicidi e il mistero di un bambino scomparso nove anni prima. È costellata di segni premonitori e simboli strani, da riordinare e legare nella giusta sequenza. Tutto deve essere interpretato, in nome della verità. Il romanzo è animato da personaggi che sono antagonisti di se stessi. Nel peccato ad esempio, e nel desiderio di essere perdonati per poi peccare di nuovo. Nella solitudine, dove rifugiarsi per dare libero sfogo alle pulsioni del corpo. Nel lusso, lasciando da parte la missione apostolica. Nelle bugie, per coprire il male, nella dimensione più inaspettata. Anima e carne. Buoni e cattivi. Luce e buio. Come cambia la prospettiva delle cose dal giorno alla notte? Come si riduce l’essere umano quando non può essere identificato e può dare vita a una guerra personale? Quanto si lascia influenzare dagli eventi e dall’illusione di conoscere veramente se stesso? Nemmeno l’amore può aiutare, quando si ha un obiettivo preciso. Forse il male nascosto nell’ombra si lava con altro male. Forse i segreti più infamanti si possono utilizzare per il proprio tornaconto … Fin dove può arrivare la cattiveria? Quali sono le conseguenze quando si viene plagiati? Forse è meglio non ricordare, come nel caso di Marcus. Oppure ricordare è un’espiazione della colpa?
Donato Carrisi mantiene alta l’attenzione e la tensione per tutto il romanzo, portandoci in una Roma surreale e claustrofobica. La trama stimola le emozioni che ovviamente strindono fra di loro. Il Maestro delle ombre domina, in silenzio. Nessuno sa chi sia. Eppure …
Bentornato Marcus. Buona lettura.

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. È sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio e La ragazza nella nebbia, tutti pubblicati da Longanesi.

Source: acquisto del recensore.

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