:: Lanark. Una vita in quattro libri (Vol. 2), di Alasdair Gray (Safarà Editore)a cura di Lucilla Parisi

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Definito dal Guardian come “uno dei pilastri della narrativa del XX secolo” e da Anthony Burgess come “il miglior romanziere scozzese dai tempi di Walter Scott”, Alasdair Gray, autore, drammaturgo, scenografo e pittore riesce con l’ambizioso progetto Lanark. Una vita in quattro libri (pubblicato in Italia da Safarà Editore; traduzione di Enrico Terrinoni) a uscire dallo schema di narratore etichettabile in qualche genere, creando una sorta di biografia surrealista, gotica, e a tratti distopica, del personaggio di Duncan Thaw, antieroe enigmatico sulle strade di una Glasgow al contempo antica e futurista.

Si trovava ai piedi di una rupe di granito quattro volte la sua altezza, con un pendio formato da uno strato più basso che finiva per proiettarsi oltre quello più alto. Man mano che si arrampicava, la paura dell’altitudine raffinava la sua eccitazione. Il pendio era eroso e pieno di ghiaia, e a ogni passo sassolini crepitavano per poi rimbalzare nel cielo oltre la scogliera.

Scritto in un periodo di quasi trent’anni e considerato un classico della letteratura, Lanark. Una vita in quattro libri fonde elementi provenienti dai più diversi generi letterari, in cui il realismo si unisce all’elemento fantastico, la satira sociale al dramma e lo humour è sempre al servizio della verità della narrazione. Nei primi due volumi già pubblicati assistiamo alla formazione di Duncan Thaw, bambino e poi ragazzo, dal carattere difficile, nato precocemente da genitori indigenti dell’East End di Glasgow. Le vicende narrate iniziano con l’evacuazione del quartiere in tempo di guerra, l’istruzione scolastica di Duncan fino all’ottenimento della borsa di studio per la Glasgow School of Art, dove la sua incapacità di stringere relazioni con le donne e la sua ossessiva e visionaria concezione dell’arte lo condurranno verso un percorso di follia e nichilismo, fino al tentativo di suicidio per annegamento.

L’angoscia lo attirò a sé da un angolo della mente di cui era quasi inconsapevole, come un cucciolo che prova a catturare l’attenzione del padrone, strattonandolo per l’orlo del cappotto.

Con influenze che vanno da Franz Kafka a Aldous Huxley, l’opera può essere vista come una trasposizione letteraria degli incubi e dei presagi dell’autore nei confronti di una certa società massmediatica e contemporanea. Bizzarre, oniriche, le riflessioni di Duncan Thaw, alter ego di Alasdair Gray, rimandano continuamente a una catastrofica visione di una disgregazione umana totale, devastata dai conflitti politici, dall’avarizia, dalla paranoia e dall’endemica crisi economica mondiale.

A volte mi fai paura, Duncan. Le cose che dici non sono di uno che ci sta con la testa. Tutto perché vuoi essere superiore alla vita normale.

Lanark è parte del progetto editoriale di narrativa con il quale Safarà Editore è risultata tra le quattro case editrici italiane vincitrici del programma di finanziamento europeo EACEA, un bando che intende favorire la circolazione di opere letterarie in traduzioni di alta qualità.

Alasdair Gray (Glasgow, 28 dicembre 1934) è un eclettico scrittore, artista, poeta e drammaturgo scozzese. Personalità poliedrica del panorama artistico europeo, nelle sue opere fonde elementi provenienti dai più diversi generi letterari, in cui il realismo si unisce all’elemento fantastico, la satira sociale al dramma, e lo humour è sempre al servizio della verità della narrazione. L’opera più nota è il suo primo romanzo Lanark – Una vita in quattro libri. Scritto in un periodo di quasi trent’anni e oramai considerato un classico della letteratura, è stato definito dal New York Times Book Review «La Divina Commedia del cripto-calvinismo anglosassone». Il suo romanzo Poveracci! ha vinto il Whitbread Novel Award e il Guardian Fiction Prize.

Source: libro inviato al recensore dall’editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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