:: Un’ intervista con Alessandro Girola

greAlessandro, grazie per aver accettato la mia intervista. Racconta ai nostri lettori qualcosa di te. Chi è Alessandro Girola?

– Sono un milanese, classe ’75, a cui piace viaggiare e far viaggiare con la fantasia. Da qui il mio impegno come blogger, come autore e – uso una definizione forte – come divulgatore del fantastico. Nella vita di tutti i giorni mi occupo di tutt’altro ma, come sanno i miei lettori, il mio fine ultimo è quello di campare di scrittura. Dovessi farcela anche a 70 anni già compiuti, sarebbe comunque una soddisfazione.

Come è nato il tuo interesse per la scrittura e la letteratura in genere?

– Mi è sempre piaciuto pensare che la mia passione per la letteratura (per la lettura) sia nata grazie ai miei genitori che, pur essendo di umili origini, hanno iniziato a regalarmi libri fin da ragazzino. L’amore tra me e le “storie di carta” è sbocciato subito.
L’interesse per la scrittura l’ho maturato più in là nel tempo. Non da un desiderio di realizzazione o di auto-psicanalisi, bensì dalla volontà di raccontare delle belle storie, in grado di far esclamare ai miei potenziali lettori un bel “wow!” entusiasta.

Sei forse il più conosciuto, sicuramente il più attivo scrittore indie italiano, come è nata la tua carriera nell’editoria indipendente?

– Da un rigetto per l’elefantiaca lentezza dell’editoria tradizionale italiana. I tempi per attendere una risposta sono lunghissimi, e spesso questa risposta nemmeno c’è, né positiva né negativa. Io odio i tempi morti, le attese, le lungaggini. Questo è stato il primo fattore che mi ha spinto verso l’autopubblicazione. Tutto il resto, compreso il rigetto per certi giochetti poco puliti che caratterizzano l’editoria italiana, è venuto dopo. Tuttavia, ancora oggi, il maggior pregio che trovo nella mia condizione di autore indie è proprio quello riguardante la gestione dei tempi.

Un autore indie si occupa di tutto: dalla copertina all’editing, passando anche alle varie fasi della promozione. Alcuni si chiedono chi te lo fa fare. Non sarebbe più semplice affidare tutte queste fasi “tecniche” a un editore e pensare solo a scrivere? Domanda provocatoria che in realtà vuole chiederti se l’indipendenza ha un prezzo, in cambio cosa offre?

– Io in realtà da diversi anni mi servo di molti collaboratori esterni: editor, grafici, testimonial promozionali, in passato anche di impaginatori. Non sono quindi un solitario pasticcione che si illude di fare tutto da solo, bensì un autore che paga le competenze altrui per pubblicare ebook e libri nel modo e nelle tempistiche che preferisco.

Per un autore che si autoproduce, e all’estero è una strada percorsa anche da autori importanti, penso a Lawrence Block, la maggiore difficoltà è la promozione. Come ti muovi in questo campo?

– Ho studiato 🙂 Intendo dire che ho letto almeno una trentina di manuali che si occupano di promozione e di pubblicità. Da ciascuno di essi ho tratto qualche spunto utile. Per esempio ho imparato a gestire le promozioni che offre il portale Amazon, ho ingaggiano testimonial esterni per fare pubblicità ai miei ebook, eccetera eccetera. Di certo la cosa peggiore da fare è affidarsi allo spam cieco e selvaggio che, lo affermo senza paura di smentite, non serve a far vendere nemmeno una copia.

Oltre che scrittore sei anche blogger del seguitissimo Plutonia experiment. Al giorno d’oggi coi i social sempre più invasivi, gli youtuber che spopolano, fare il blogger dà ancora soddisfazioni?

– No. Il mondo del blogging è cambiato radicalmente. Il blog, come strumento, è sempre indispensabile per uno scrittore, ma è meno incisivo. La gente tende a cazzeggiare (si può dire “cazzeggiare”?) sui social media, piuttosto che leggere articoli lunghi e documentati. Quindi ho ridotto i ritmi di pubblicazione, concentrandomi su argomenti che mi stanno veramente a cuore, e sulle informazioni riguardanti gli work in progress. Per tutto il resto mi affido anch’io ai miei canali social.

Quali sono i generi letterari che maggiormente pratichi, quali ti danno un maggior riscontro anche a livello di vendite?

– Io sono orgogliosamente un autore del fantastico. Scrivo al 90% per intrattenere (e la ritengo una nobile arte). Nel restante 10% potete trovare impegno “sociale”, messaggi da veicolare, pensieri che mi appartengono. Ma si tratta comunque di concetti ben nascosti in storie di mostri, d’avventura, d’azione.
Ho testato molti sottogeneri del fantastico, dall’horror allo steampunk, dallo sword and sorcery alla fantascienza supereroistica. A livello di vendite sono sempre molto soddisfatto dal rendimento delle mie novelette horror, così come dai romanzi e dai racconti che trattano di kaiju (mostri giganti in stile Godzilla, tanto per capirci).

Quali sono i tuoi maestri letterari quelli che sono per te una continua fonte di ispirazione?

– Sarò banale, ma l’unico, primo, grande maestro che reputo tale (soggettivamente parlando) è H.P. Lovecraft. Ho poi molte fonti di ispirazione: Dan Simmons, Brian Keene, James Lovegrove, per citare tre autori ancora in attività. Tra i grandi del passato non posso non nominare Richard Matheson, James Herbert e John Christopher. Per quel che riguarda il fantasy ho grande stima per Tolkien e Howard, ma il mio “maestro” è forse Michael Moorcock, anche se, per assurdo, ho letto meno del 50% delle cose che ha scritto.

Tu sei praticamente uno degli autori indie più venduto. Un punto di riferimento anche per i più giovani che solo da poco si affacciano all’autopubblicazione. Senza entrare nei dettagli, ma sono certa che è una domanda che tutti vorrebbero farti, quanto vendi? o meglio i tuoi guadagni sono sufficienti a bilanciare le spese per copertine, editing, promozione?

– Ti rispondo in modo abbastanza preciso, tanto non ho nulla da nascondere. Un mio ebook “di successo” (ovvero presente nella top 10 del genere in cui viene catalogato) vende circa 60-70 copie nei primi due mesi di pubblicazione, la metà nel terzo, e via via a diminuire. Diciamo che una stima veritiera, per un ebook di discreto successo, si attesta sulle 300 copie vendute in un anno. Ci sono poi le eccezioni in positivo, così come quelle in negativo.
Rientro quasi sempre nelle spese di produzione e, nei mesi in cui le cose girano bene, porto a casa anche qualche guadagno interessante. Nulla di lontanamente paragonabile a un normale salario mensile di tipo impiegatizio (tanto per fare un termine di paragone).
Ma le cifre, in Italia, se si è scrittori del fantastico, sono queste.

Il tuo rapporto con la critica letteraria è un rapporto conflittuale o pacifico?

– Neutro. Mi fanno piacere i complimenti, non lo nego, ma non vado a cercarli. Spesso non controllo la presenza di nuove recensioni ai miei ebook per mesi e mesi.
Le critiche sono ben accette quando sono formulate con garbo e se non si basano su pregiudizi (quelli che partono con un giudizio massimo pari al classico 6 scolastico, solo perché sono un autore indie, li reputo dei cretini).

Ci sono errori che hai commesso nella tua carriera che adesso, grazie all’esperienza, non rifaresti più?

– Un solo errore: essere stato molto polemico, soprattutto quando mi è capitato di vedere strani giochetti editoriali molto vicini al concetto di truffa. Purtroppo fare polemica su queste cose non mi ha mai portato granché, se non l’iscrizione a diverse liste nere 🙂 Lo rifarei? Probabilmente no, anche perché polemizzare è stressante e porta via energie e tempo.

Il self-publishing è una attività relativamente recente, esplosa con Amazon che ha dato la possibilità ad autori esordienti o semiesordienti di confrontarsi con un mercato ipoteticamente sconfinato. Un’occasione anche solo una decina d’anni fa impensabile. Cosa funziona e cosa no? Cosa può essere ancora migliorato?

– Questa domanda richiederebbe una risposta di almeno un migliaio di parole. Cercherò, al contrario, di essere molto stringato. Funziona: la libertà creativa, lo svincolarsi dai mercati di riferimento dell’editoria classica. Cosa non funziona: tutti i beoti dotati di un computer si sentono improvvisamente scrittori, e saturano Amazon di ebook scritti malissimo, spesso senza editing, senza storia, senza nulla. Questo è un grande male, perché il mercato viene saturato di roba orrenda, che allontana i lettori meno convinti e meno curiosi.
Io confido sempre nella selezione naturale.

Che ruolo pensi svolgano i forum, i blog, i siti specializzati nel successo di un autore indie? Orientano e calamitano davvero le vendite?

– I siti specializzati che parlano del fantastico, in Italia, sono pochi. Quelli più grandi sono house organ che fingono soltanto di essere indipendenti, ma che in realtà fanno pubblicità occulta alle case editrici che li finanziano. Quelli piccoli svolgono un’opera meritoria di divulgazione e di resistenza, ma faticano terribilmente ad allargare il pubblico di riferimento. Idem per i blog e per i forum. Quando riusciremo a uscire dallo stagno e ad attirare nuovi lettori potremo – forse – avere una rinascita del mercato del fantastico, con tutto ciò che ne deriverebbe (investimenti, sponsor, visibilità… soldi).

Su Amazon vendono tanto gli autori che si orientano in un tipo di narrativa per adulti, con copertine suggestive, contenuti anche sessualmente espliciti. Tu invece ti occupi di fantastico, horror, e nonostante questo hai avuto successo. Perché non hai scelto la strada più facile? Cosa pensi dei colleghi che seguono le mode prima che una reale propensione personale ai generi?

– Forse ti stupirò, ma non ne penso male. Ciascuno scrive ciò che più gli piace, o che più ritiene vendibile. Io rispetto anche gli scrittori che pubblicano pornografia (“erotismo” è un termine ipocrita) e ultimamente ho rivalutato molto le scrittrici di paranormal romance.
La determinante per me è soltanto una: scrivere bene.
Perché sì, si possono scrivere anche racconti erotici interessanti, anche se non è un genere di cui sono appassionato.
I veri cialtroni sono quelli che pensano di essere bravi, ma che in realtà sono dei caproni analfabeti, che però truccano le vendite per essere sempre in top 10.

Quali sono le doti che deve possedere un autore indie? Come affronti e gestisci le critiche? Ti è mai capitato di sentirti scoraggiato, pronto a dire ora smetto?

– Le doti che deve possedere un autore indie? Coraggio, resistenza, vitalità e onestà (quest’ultima è opzionale :D) Sulle critiche credo di averti già risposto in precedenza Riguardo allo scoraggiamento, sì, mi capita. Così come la voglia di smettere, che torna almeno un paio di volte all’anno. Poi, fortunatamente, passa.

Quale sarà il futuro dell’autopubblicazione?

– Come ho già detto, credo nella selezione naturale. Ci sarà una parziale scrematura, ma su tempi molto lunghi. Ancora per qualche anno saremo sommersi di ebook indie, alcuni molto buoni, altri terribili.

Cosa stai leggendo, in questo periodo?

Guiscardi senza Gloria, di Mauro Longo (Acheron Books) e Il Manuale del Cattivo, di Francesco Dimitri (Ultra).

Per concludere, la fatidica domanda. A cosa stai lavorando?

– Al terzo racconto autoconclusivo della mia collana narrativa Kaijumachia. Titolo provvisorio: Il Sussurro della Sfinge.

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Una Risposta to “:: Un’ intervista con Alessandro Girola”

  1. Non sparate sull’intrattenitore – Plutonia Experiment Says:

    […] un passaggio, nell’intervista che mi ha fatto il blog Liberi di Scrivere, che immagino abbia fatto storcere il naso a qualcuno. Ve lo […]

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