:: Gruppo di lettura – Il mio angelo ha le ali nere – Elliott Chaze

29 aprile 2017 by

1Quando Tim Sunblade fugge dal carcere l’unica cosa che possiede è un piano infallibile per una rapina che risolva tutti i suoi problemi. Ma per portare a termine il lavoro Tim ha bisogno di un’altra persona. Così quando incontra Virginia pensa di poterla condurre con sé sulla strada per Denver. Virginia sogna il lusso e una vita agiata. In poco tempo diventa molto più di una partner. Ma quello che Tim non può sospettare è che questo angelo dagli occhi di lavanda potrebbe nascondere ali scure…
Una storia esplosiva dove niente è quello che sembra, scritta in uno stile ricercato che non teme il confronto coi grandi del genere da James Cain a James Crumley. Uno di quei romanzi dove sai che tutto andrà a rotoli ma che non puoi smettere di leggere, aspettando solo di assistere al disastro.

Elliott Chaze (1915-1990) è nato a Mamou, Louisiana. Ha servito nell’esercito durante la seconda guerra mondiale, esperienza che ha ispirato il suo primo romanzo, The Stainless Steel Kimono (1947). Tornato negli Stati Uniti si è stabilito nel Mississippi dove ha lavorato come giornalista, editorialista e redattore. Chaze ha scritto nove romanzi, oltre a numerosi articoli e racconti brevi per il Reader Digest, il New Yorker, Collier, e Cosmopolitan. È considerato, fra gli addetti ai lavori, un maestro del noir. Le sue opere, da tempo scomparse dalle librerie, stanno vivendo una nuova vita oggi, grazie a una recente riscoperta. Il mio angelo ha le ali nere sta per uscire sul grande schermo per la sceneggiatura di Barry Gifford.

Appuntamento oggi, sabato 29 aprile, dalle ore 18,00 alle 19,00 per discutere del libro qui nei commenti al post. Partecipate numerosi.

:: Sandro Pertini. L’autunno del centrismo e l’alternativa socialista. Scritti e discorsi: 1953-1958, curato da Stefano Caretti, con introduzione di Vittorio Emiliani, (Piero Lacaita Editore, 2016) a cura di Daniela Distefano.

29 aprile 2017 by
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Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, detto Sandro (San Giovanni di Stella, 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990), è stato un politico, giornalista e partigiano italiano. Fu il settimo Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985, secondo socialista (dopo Giuseppe Saragat) e unico esponente del PSI a ricoprire la carica.

E’ così che viene presentato Sandro Pertini su Wikipedia. Ma davvero non occorrono presentazioni per una figura umana – come la sua – di forte impatto meteoritico per il nostro Paese.
Ero piccola e vedevo in televisione questo omino vestito di scuro, sorrideva e parlava con piglio autorevole, era il nonnino d’Italia. Con gli anni ho appreso che Sandro Pertini è stato sì Capo di Stato, ma anche una guida sicura verso la salvezza, un combattente per la giustizia sociale, un vanto per noi tutti che lo abbiamo amato per la coriacea tenacia, la sanguigna caparbietà, la serenità dello spirito.
In questa raccolta di Scritti e discorsi: 1953-1958, curati magistralmente dal prof. Caretti, emerge pure il pensiero di Sandro Pertini. La sua lungimiranza. Per fare un esempio, ecco cosa diceva sulle donne e sulla loro agognata libertà:

L’emancipazione della donna non è un atto di ribellione verso l’uomo(..). La donna raggiunge la sua vera emancipazione quando, trovandosi dinanzi ai problemi della vita, sente, prima ancora che il diritto, il dovere di cooperare con l’uomo alla loro giusta soluzione e quindi sente il dovere di gettarsi nella lotta.

Pertini, eroe della Resistenza, constatava poi amaramente:

Uomini che erano entrati in carcere con una giovinezza esuberante, ne uscirono quando la loro giovinezza se n’era andata con tutti i suoi sogni, quei sogni che gran parte di voi è riuscito a realizzare. Se io fossi entrato in carcere per un reato comune, commesso in un momento di smarrimento, vi assicuro che non avrei sopportato il carcere, l’avrei fatta finita subito, perché la galera è una cosa veramente schifosa, impone delle rinunce tremende. Soltanto chi ha fede può resistere in carcere.

Per non dimenticare la tragicità della guerra, il sacrificio, l’abnegazione di chi non volle capitolare dinanzi al Male, Pertini lanciava un monito:

Se il vento dell’oblio ha cancellato molte cose un segno tuttavia rimane: i nostri morti. (..) Antonio Gramsci ha sopportato la prigionia soffrendo in silenzio pene indicibili. E fu spento ma la sua luce si irradia ancora dagli scritti e soprattutto dalle lettere che ci ha lasciato.

La fede di Pertini era tutta fondata sull’edificio umano. Occorreva una più osservata Giustizia sociale:

gli operai e soltanto gli operai devono difendere le loro conquiste in un regime socialista, non già la polizia e tanto meno lo straniero.

Nel ricordare i Martiri delle Ardeatine, celebrati solennemente, il futuro Presidente della Repubblica denunciava però la involuzione della classe dirigente italiana, di cui una prova era costituita dalla collusione con le forze di destra sul piano parlamentare.
Non basta –diceva– accontentarsi della democrazia politica, bisogna arrivare alla democrazia economica e sociale, bisogna dare un contenuto economico e sociale alla nostra democrazia, immettendo le classi lavoratrici nella direzione dello Stato, affinché sia adempiuto il precetto costituzionale che vuole la Repubblica “fondata sul lavoro”.

Stefano Caretti è ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena. E’ autore di numerosi studi su figure e vicende del socialismo italiano. Sua l’edizione critica delle opere di Giacomo Matteotti in dodici volumi. E’ membro della giuria del Premio Di Vagno e del Premio Matteotti della Presidenza del Consiglio.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo il prof. Stefano Caretti per la gradita disponibilità.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Fabio Novel, curatore editoriale della collana Delos Passport

29 aprile 2017 by

indexBenvenuto Fabio su Liberi di scrivere, e grazie di aver accettato questa intervista. Ti intervisto in veste di curatore della collana Delos Passport, quindi ti farò domande anche sulla tua veste di autore, ma meno specifiche. Dunque iniziamo, mi piacerebbe che presentassi ai nostri lettori questo tuo impegno editoriale. Raccontaci come è nata questa collana.

Ciao. Innanzitutto: grazie a Liberi di scrivere dell’ospitalità e ai “naviganti” che qui trovano felice approdo, per la loro curiosità e attenzione.
Quello di Delos Passport è un progetto che ho ideato e fortemente voluto. Si è concretizzato per la fiducia che mi ha dato Delos Digital.
Come nasce? Dalla passione per i viaggi, dall’attenzione per la geopolitica, dalla profonda convinzione sul valore reale e potenziale della diversità, benché con quel pragmatismo critico che stempera l’idealismo prendendo in considerazione le varie problematiche pertinenti, per tenerlo in allerta su tutte le sfumature della complessità del mondo e dell’essere umano. Aspetti che già erano emersi in alcuni miei lavori di narratore. E aspetti che, soprattutto, ritengo possano catturare l’attenzione forse non di un vasto pubblico, ma comunque di un numero potenzialmente significativo di lettori, quantomeno sul mercato digitale. Lettori che però vanno raggiunti e convinti. Intenti, impegno e qualità dei testi non bastato. Ci vuole visibilità. Quindi, opportunità come questa intervista sono davvero utili.
L’idea iniziale per la collana è scaturita mentre leggevo Internazionale, un settimanale che seguo da più di vent’anni. Attraverso la traduzione di articoli e approfondimenti della stampa dei vari paesi, e interventi dedicati di giornalisti, economi, scrittori e scienziati, aiuta a tenersi aggiornati su quanto accade nel mondo. Una pubblicazione che resta preziosa anche nei tempi di internet e Google. Nel fruire di queste “finestre” sull’attualità internazionale e sulle varie sfaccettature globali, locali e interconnesse, il mio animo di autore si è spesso detto “diavolo, qui si potrebbe costruire un bel racconto”. E in un paio di alcune occasioni l’ho anche fatto. Tuttavia, complice la mia personalità, la mia professionalità (sono un responsabile di funzione Formazione & Sviluppo) ed esperienze pregresse di curatela, in particolare di due volumi di spy fiction italiana per Mondadori, mi sentivo fortemente attratto dalla prospettiva di coordinare una collana AAVV di tale taglio.
Così, ho strutturato un progetto e mi sono fatto avanti con Delos. La sua impostazione editoriale digitale era l’ideale per ciò che avevo in mente: una collana di narrativa che portasse il lettore in giro per il mondo con uno certo spirito comune, emozionandolo sì, ma anche con un’alta attenzione alla qualità dell’ambientazione. I luoghi (non solo fisici – naturali e/o antropici – ma anche umani e/o culturali e/o sociali) diventano protagonisti al pari dei personaggi delle trame. Il tutto, attraverso versatilità di stili personali, di tematiche e declinazioni di genere.
Insomma: un “passaporto” fiction per le realtà che stanno oltre i nostri confini nazionali.

Apre la collana La prima pietra, un tuo racconto. Penso racchiuda tutte le caratteristiche principali che deve avere un racconto adatto a comparire in questa collana. Che linee guida daresti a un autore che volesse presentarti un suo racconto?

Per punti.
Le location sono rigorosamente estere. Ogni ebook ci porta in uno stato (o nazione) diverso. Eventuali scenari italiani possono entrare nel narrato, ma solo se aggregati e funzionali nella location primaria.
L’ambientazione deve essere tra i protagonisti. O perché racconta qualcosa di peculiare del luogo e/o dei fatti e/o delle genti di cui si racconta. O perché il narrato, pur se in fondo adattabile anche ad altri quadri, viene accuratamente coniugato al contesto proposto. Come scrivo in una mia nota esplicativa in Facebook, agli autori della collana viene data libertà di approcciare le varie ricostruzioni sceniche del mondo anche servendosi dei riferimenti più riconoscibili e noti, ma viene però assolutamente richiesto di evitare superficialità e luoghi comuni, ponendo invece attenzione alla cronaca, alle società, agli usi, ai fatti, alle persone, alla geopolitica, ecc. Con gli occhi, la mente e il cuore del viaggiatore e/o, in un certo senso, del reporter di qualità; o anche semplicemente di chi si sforza di capire, approfondire, empatizzare o talvolta condannare, ma sempre sforzandosi di evitare stereotipi consolidati e perniciosi manicheismi.
Il punto precedente ci porta al fatto che prediligerò per la collana racconti che, oltre ad appassionare il lettore, affrontino delle tematiche forti: storie perlopiù drammatiche, intellettivamente ed emozionalmente intense. Attenzione, però: il “prediligerò” non significa per niente l’esclusione di opere di approccio più leggero, prettamente ma intelligentemente evasive, o persino ironiche.
Per quanto concerne i generi narrativi, la collana sarebbe idealmente configurata come trasversale ai generi, ma per i primi tempi abbiamo deciso di focalizzarci su un contenitore un po’ meno eclettico, tuttavia ampio e versatile, aperto a misurate contaminazioni, capace di spaziare tra noir, cronaca, crime, giallo, spionaggio, bellico, thriller e parenti vari.
Lunghezza. Lo standard è tra 60.000 e 120.000 caratteri, spazi bianchi inclusi. Eccezionalmente, potranno trovare pubblicazione opere che arrivano a un limite minimo di 50.000. Per il limite superiore… be’, forse la collana potrebbe ospitare anche romanzi, in futuro. Un passo per volta, ad ogni modo.
Circa La prima pietra, sì: ha battezzato Delos Passport perché risponde a questi requisiti ed è uno dei possibili esempi di soggetto centrato. L’unico parametro di collana che il mio racconto non rispetta è quello della preferenza per testi che superino i 50.000 caratteri, salvo sporadiche e ragionevoli deroghe. L’eccezione, in questo caso, è coerente con la scelta di avere un numero di lancio a (come si usa dire: “soli!” 😉 ) 0,99 centesimi.

A che tipo di lettori ti immagini siano destinati questi racconti? Ti sei fatto un identikit, per quanto naturalmente ipotetico?

Direi che la tua domanda indaga soprattutto su quale potrebbe essere il lettore più fidelizzato, giusto?
Be’, sicuramente quanti amano o si sforzano di guardare anche oltre i confini del proprio cortile. Chi ama viaggiare, non necessariamente solo in modo sfidante e impegnativo, ma anche turistico, purché non con le logiche da villaggio turistico. Chi legge le notizie internazionali, oltre che la cronaca locale. Chi è curioso…
Insomma, la risposta sta già negli obiettivi principali di collana, dai. Se una/o ci si riconosce, Delos Passport fa decisamente per lei/lui.
Tuttavia, saranno storie molto differenti tra loro, quindi ognuna saprà accontentare (oltre ai dedicati e agli “onnivori” 😉 ) insiemi di palati diversi, a seconda della singola trama, autore e genere proposti.

Stai svolgendo anche un vero e proprio lavoro di scouting editoriale, alla ricerca di testi adatti. Come ti stai muovendo su questo piano? Hai già lettori, scout, persone di riferimento?

Non puoi partire con una collana senza un palinsesto iniziale affidabile e programmato. Quindi, una prima serie di autori l’ho reclutata in fase progettuale.
Ora la ricerca di scrittori interessati alla collana prosegue da parte mia, ma nel contempo sono iniziate ad arrivare candidature spontanee.
A marzo è stato anche avviato un contest per un racconto dal titolo Ucciso il 4 di luglio, con ambientazione necessariamente USA. In premio la pubblicazione nel numero 7 della collana, in distribuzione appunto il 4/7/2017. Scopo del contest è non solo trovare il racconto utile, ma fare scouting di possibili autori nuovi, o a me nuovi. Inoltre, qualche testo valido potrebbe comunque trovare successiva pubblicazione, con altro titolo.
Nel complesso, mi piacerebbe creare nel tempo un team di persone che credono nel progetto nel suo insieme, oltre che – ovviamente – nella propria opera.

È una collana prevalentemente digitale, giusto?

È una collana solo digitale, come del resto tutte le pubblicazioni Delos Digital.
Tant’è vero che i diritti per la pubblicazione in cartaceo restano comunque all’Autore.

Prima pubblicazione dunque “La prima pietra”. Ce ne vuoi parlare?

La prima pietra ha una sua storia alle spalle. Non nasce per questa collana, benché ne incarni in pieno lo spirito, come abbiamo visto prima. Tanto da sentirmi di proporlo come apripista.
Ha un tocco da reportage, come ha fatto notare un mio lettore affezionato, che ritengo mi preferisca su narrazioni meno mainstream e più di genere. Perché dietro alla storia umana, c’è lo scenario delle lotte indipendentiste tuareg, e di quanto siano state infiltrare da frange fondamentaliste. Ma si tratta decisamente di narrativa, e i punti di vista sono quelli dei protagonisti. Inoltre, penso/spero di avere intriso di emozione il racconto. Che è una storia d’amore, innanzi tutto. Senza smancerie. Con passione e dolore. E realismo. Perché se i protagonisti sono del tutto di fantascia, la mia storia ci conduce a un fatto realmente accaduto nella regione dell’Azawad, nel 2012.

Puoi anticiparci alcuni titoli che avete già selezionato per la pubblicazione?

Con piacere!
Sinora sono usciti, oltre a La prima pietra:
L’ustascia, le donne e Dio, un racconto lungo di Diego Zandel, un autore di lungo corso, il cui esordio per la libreria Mondadori risale al 1981. Diego ci propone un noir che parla della ex-Yugoslavia, di fanatismo nazionalista intrecciato a quello religioso, di violenza sulle donne, di legami di amicizia.
E Vendetta finlandese, di Lorenzo Davia, una storia a sfondo spionistico, ambientata prettamente a Helsinki. Presenta un protagonista che aspira alla serializzazione: Jyrki Linna, il Silenzioso, agente di punta dell’intelligence finlandese. Un tipo che parla poco persino per gli standard finnici, e odia la musica.
Seguirà, il 2 maggio, Sotto gli occhi di Pericle. L’autrice, Scilla Bonfiglioli, ci porta ad Atene, solo qualche anno fa, all’avvio del protocollo governativo Xenios Zeus contro l’immigrazione. Due amiche volontarie in una ONG, un brutale poliziotto, una piccola rifugiata e un misterioso e straniero sono i protagonisti principali di questo racconto, dove presente e mito s’incontrano.
Sempre a maggio, con Baba Jaga, Oriana Ramunno ci riporta al freddo Nord, nel 2011. Dopo un passaggio per la Piazza Rossa di Mosca, arriviamo tra i veleni nucleari di Murmansk, cimitero della Flotta del Nord dell’ex-URSS. Una giovane vuole la verità sulla misteriosa morte del padre. La verità, come al solito, non è mai pura. E viene sempre accompagnata.
A giugno, il Premio Tedeschi Andrea Franco ci accompagna invece in Romania, in quel di Brașov. Un racconto molto curato, oltre che nell’ambientazione, anche in quello delle relazione personali, anche più intime, tra individui di nazionalità diverse. “So dove sei” è un racconto che piacerà anche ai lettori della collana Segretissimo Mondadori.
Ai primi di luglio uscirà il racconto vincitore del contest Ucciso il 4 di luglio.
In seguito Delos Passport vi porterà nel Kurdistan, e in Azerbaijan, Spagna, Ungheria, Sudafrica, Danimarca, Bosnia, forse Somalia… Ci stiamo lavorando.
Per ora usciamo ogni tre settimana, ma se ci sarà riscontro, potremmo valutare di passare quattordicinali, con maggiori opportunità anche per gli autori che si riconoscono nel progetto, oltre che per i lettori.
Contiamo sul vostro interesse e sostegno 😉 🙂 .

Ringraziandoti della disponibilità, noi di Liberi ti facciamo un grande imbocca al lupo per il tuo progetto e come ultima cosa magari forniscici dei recapiti, dei riferimenti dove gli autori possano contattarti per proporti i loro lavori.

Innanzitutto, la pagina Facebook di Delos Passport:  (un “Mi piace” alla pagina è sempre gradito J ).
Qui, in Nota di FB, un’informale dichiarazione d’intenti.
Sempre in FB, trovate anche il sottoscritto, sia come individuo qui, che come autore qui.
La pagina web di Delos Passport è qui.
Per dubbi, domande ed eventuali proposte (soggetti possibili o racconti già finalizzati), abbiamo un account di posta specifico: passport@delosdigital.it.
Vi aspetto.
E non dimenticate che siete anche lettori, oltre che autori, eh? 😉
Grazie a tutti.
Un abbraccio.

:: Presentato il Salone del Libro 2017, a cura di Elena Romanello

28 aprile 2017 by

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Dal 18 al 22 maggio torna al Lingotto, dopo varie traversie ma anche molte conferme, il Salone del libro, giunto alla trentesima edizione, con come tema portante Oltre il confine. Tante le conferme e le novità, cosa non male per chi dava la manifestazione per spacciata meno di un anno fa.
In fiera ci saranno 424 stand, tra cui 390 case editrici con stand propri e 360 editori italiani e stranieri ospitati in spazi condivisi, a cui si aggiungono di ritorno dopo alcuni anni dieci tra case discografiche ed editori musicali, i dodici spazi regionali con la Toscana come regione ospite, e i tre stand internazionali di Cina, Romania e Marocco, oltre allo spazio sugli Stati Uniti, il Paese ospite.
Agli Stati Uniti è dedicata appunto la sezione Another side of America, per raccontare contraddizioni di un continente, con spazio per le librerie indipendenti e le voci di Richard Ford, Jonathan Lehem, Alan Friedman, Brian Turner, Bruce Sterling, Emily Witt, dell’autrice canadese Miriam Toews che dialogherà con Daria Bignardi e del prete messicano Alejandro Soladinde che parlerà della sua lotta contro i narcos con Lucia Capuzzi, Moni Ovadia e padre Alex Zanotelli. A questo va aggiunto un tributo al genere hard boiled e l’omaggio a Stephen King per il suo settantesimo anniversario.
Non mancheranno gli autori e autrici di culto, molto habitué del Salone da anni, come Daniel Pennac, Luis Sepulveda, Roberto Saviano, Annie Ernaux, Amitav Ghosh, Alicia Giménez Bartlett, Corrado Augias, Fabio Geda, Luciano Canfora, Paolo Giordano, Luciana Litizzetto, Dacia Maraini, Concita di Gregorio, Furio Colombo, Alessandro Baricco.
Spazio inoltre alle donne con il percorso di incontri Solo noi stesse, con ospiti quali la drammaturga Yasmine Reza, Lidia Ravera, Lella Costa, Elena Loewenthal, Farian Sabahi, Loredana Lipperini, Valeria Parrella, Monica Guerritore.
Sia al Salone che fuori città nell’ambito del Salone off, si terrà la rassegna Festa mobile, con letture di professionisti della cultura famosi dei loro libri preferiti, come Marcello Fois che leggerà Cuore di De Amicis, Bruno Gambarotta con Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne, Eugenio Allegri con Il nome della rosa di Eco, e altri ancora, tra cui Alessandro Barbero, Alessandro Bergonzoni, Eraldo Affinati, Enzo Bianchi, coinvolgendo vari luoghi della cultura e non solo in giro per Torino.
Spazio anche alle commemorazioni e ai ricordi di persone e fatti speciali, come i trent’anni dalla morte di Primo Levi, i quaranta da quella di Roberto Rossellini, i cinquanta di Totò ma anche il centoventinquesimo compleanno di Tolkien, i cinquecento anni della Riforma luterana e il centenario dalla Rivoluzione d’Ottobre.
Non mancherà un tributo alle zone terremotate, con spazio a scrittori e editori di quei territori, e incontri in tema tra gli altri con Mario Tozzi, Vittorio Sgarbi, Melania Mazzucco.
Cibo e libri saranno al centro dello spazio Gastronomica, in collaborazione con Slow Food, con workshop, libreria internazionale, editori e la partecipazione di nomi come quelli di Oscar Farinetti, Philippe Daverio, Carlo Petrini.
E poi ancora il match tra Arte e letteratura, tra scritto e disegnato, dalla pittura al fumetto, con contributi di Alessandro Bergonzoni, Milo Manara, Zerocalcare, Leo Ortolani, Daniel Cuello, Igort, un focus su Hugo Pratt e uno sui trent’anni di Dylan Dog.
La già citata sezione sulla musica, a cui si affiancherà in giro per la città il festival Narrazioni Jazz, vedrà la presenza di molti musicisti di ieri e di oggi, come Levante, Fabio Concato, Pino Strabioli, i Dik Dik, Don Backy e un tributo a Gianmaria Testa.
Il Salone del libro di Torino è gemellato inoltre con settantun festival culturali di tutta Italia, che avranno il loro spazio per incontri e confronti: tra le realtà presenti, il Festival del Mondo antico di Rimini, il Festival della Comunicazione di Camogli, I Boreali di Milano, La Grande Invasione di Ivrea, Pordenonelegge, Scrittorincittà di Cuneo, Urbino e le città del libro, Women’s Fiction Festival di Matera, Cagliari Festivalscienza, Garfagnana in giallo, Luccautori, Tuttestorie di Cagliari.
Al Salone del libro saranno protagoniste anche le Biblioteche, con una piazza dei lettori aperta a tutti, e ci sarà il mercato dei diritti, con 370 operatori all’International Book Forum, e la nuova sezione Book to screen, per gli adattamenti sullo schermo, che occuperà in particolare il Museo Carpano di Eataly. Partecipano tra gli altri professionisti da Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Canada, Egitto, Giappone, Stati Uniti, con realtà produttive come Cattleya, Lucky Red, Fox, Mediaset, Rai Fiction, Studio Canal, HBO, Netflix.
Non manca il Bookstock Village, con libreria e fumetteria e spazio per parlare di libri con i giovani e giovanissimi, con ospiti, workshop e tanto altro, dove ci saranno il disegnatore Disney Federico Taddia, Syusy Blady, Patrizio Roversi, Piergiorgio Odifreddi, ma anche il progetto Nati per leggere, per i più piccoli, e Adotta uno scrittore, che ha coinvolto scuole superiori, un ospedale e quattro case circondariali.
Il programma completo e dettagliato, e del Salone del libro e di quello Off, è disponibile nel sito www.salonelibro.it

:: Review Party – Il giallo di villa Ravelli, Alessandra Carnevali (Newton Compton, 2017)

28 aprile 2017 by

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Torna il commissario Adalgisa Calligaris, nata dalla penna dell’ orvietana Alessandra Carnevali, già autrice de Uno strano caso per il commissario Calligaris, vincitore del premio “Il mio esordio”. Questa nuova indagine si intitola Il giallo di villa Ravelli, e in suo onore la Newton Compton ha organizzato questo Review Party, che vede coinvolti i blog Penna d’oro, Il Flauto di Pan, GrapheMania, il Libro Fatato, e il nostro Liberi di scrivere. Il romanzo compare nella collana Nuova Narrativa Newton – Giallo Italia, e viene stampato su carta prodotta con cellulose senza cloro gas provenienti da foresye controllate, nel rispetto delle normative ambientali vigenti. Siamo a Rivorosso Umbro, la temperatura è sotto lo zero e si appresta a cadere una forte nevicata, che avrebbe poi imbiancato la cittadina e le campagne limitrofe. La vita scorre tranquilla, finchè il commissario riceve una telefonata che l’avvisa che qualcuno è stato ucciso in una delle ville della zona. La morta si chiamava Silvia Ravelli, scrittrice solitaria, nipote di un importante imprenditore del luogo, una della Rivorosso bene, sorella di Antonia Ravelli, che ora sosta in commissariato in stato di shock. Subito sorge il dubbio se la donna si sia suicidata, con un colpo d’arma da fuoco, o l’abbiano uccisa. La postura, è seduta davanti al camino nel salotto della sua villa, farebbe pensare a un suicidio, ma manca l’arma, e questo mette in moto le indagini, capitanate dall’ intrepida Adalgisa Calligaris.  Il giallo di villa Ravelli è un giallo investigativo classico, la cui drammaticità è stemperata da simpatici tocchi di umorismo. C’è la piccola provincia italiana, con le sue luci e le sue molte ombre, un borgo tipico umbro, avvolto nella neve, una donna poliziotto coraggiosa e intuitiva, tutto uno scenario umano e sociale, tipico di questi luoghi quasi persi nel tempo, in cui però non tarda a infiltrarsi la malavita. Le indagini del commissario Adalgisa Calligaris devono subito far luce su uno scenario che sembra oscuro e imperscrutabile. In che misura centrano i dissapori tra le due sorelle, a cui alla morta uno zio diede il grosso dell’eredità, e soprattutto la scoperta, quasi per caso che la vittima era un’ accanita giocatrice d’azzardo orienta le indagini su nuove piste. Quando poi altre vittime si aggiungono, il commissario è costretto a fare i conti con un intrigo che vede coinvolti personaggi insospettabili. Tutto verrà svelato nell’ultimo capitolo, con la classica riunione risolutiva, alla Agatha Christie, in cui il commissario spiega come andarono le cose, inchiodando il colpevole alle sue responsabilità. Colpo di scena finale assicurato.

Alessandra Carnevali È nata a Orvieto ed è laureata in Lingue. Nel 1996 si diploma come autrice di testi presso il CET di Mogol. Ha partecipato, in veste di autrice, al Festival di Sanremo 2002 con il brano All’infinito eseguito da Andrea Febo. Scrive romanzi, racconti e poesie. Nel 2007 è la prima blogger ufficialmente accreditata al Festival di Sanremo. Dal 2005 al 2012 ha curato online il blog Festival, sulla musica italiana e Sanremo, per il network Blogosfere. Dal 2007 si occupa di promozione web per eventi e artisti emergenti. La Newton Compton ha pubblicato Uno strano caso per il commissario Calligaris, libro vincitore del Premio Ilmioesordio nel 2016 e Il giallo di Villa Ravelli.

:: L’importanza di indagare sul senso della vita ne “Il coltivatore di rose” di Antonino La Piana (Falco Editore, 2016), a cura di Irma Loredana Galgano

26 aprile 2017 by
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Esce con Falco Editore a maggio 2016 il romanzo di formazione di Antonino La Piana, Il segreto del coltivatore di rose. Un libro di poco oltre duecento pagine nel quale l’autore mette nero su bianco tutti i pensieri, le riflessioni, le argomentazioni e gli interrogativi che lo hanno accompagnato dalla giovinezza, trascorsa tra le aule della Facoltà di Filosofia all’età adulta, vissuta in vari paesi soprattutto dell’Africa. E ritornando in maniera fors’anche più acuta nel momento del suo rientro in Italia.
Il segreto del coltivatore di rose pur trattando di temi esistenziali, di religione e filosofia sembra ruotare interamente intorno alla figura del protagonista, che altri non è che lo stesso autore, e spesso la narrazione si perde nel dettagliato racconto di episodi ordinari e quotidiani che non riscontrano molto interesse in chi li legge. Come la rocambolesca rincorsa per non perdere la corsa del tram o l’iter della rottura del fidanzamento, o meglio di quando il protagonista è stato lasciato dalla fidanzata. Il lettore non riesce a ben comprendere il fine ultimo di queste prolungate narrazioni che a volte addirittura interrompono il racconto di altre vicende, in considerazione anche del fatto che esulano dal ragionamento che l’autore porta avanti nel suo libro e che trova la sua conclusione nell’ultimo capitolo.
Tutto questo va un po’ a inficiare il tono e il senso del libro, che a tratti risulta confusionario. Scritto come fosse la trascrizione simultanea dei pensieri e delle riflessioni dell’autore che spaziano e saltellano tra i vari argomenti. Maggiore ordine avrebbe potuto coincidere con un più alto gradimento e interesse in chi legge e, al contempo, avrebbe garantito più spazio alle valide conoscenze ed esperienze che La Piana dimostra di avere e aver fatto.
Interessante risulta il racconto dell’incontro-scontro tra le varie culture, lo stridente contrasto tra le futilità del vivere occidentale e il forte legame con la Terra che ancora conservano le etnie “primitive” che l’autore ha avuto modo di conoscere nei lunghi soggiorni nel continente africano. Traspare dagli aneddoti trascritti ne Il segreto del coltivatore di rose quella corrente che trascina tutti, chi più chi meno, nel vortice dei legami morbosi con gli oggetti solo in apparenza utili e necessari, nell’inutilità del pensiero rivolto solo alla materialità del ‘possedere’ senza la benché minima cura del proprio essere e del proprio pensiero. Un vortice che non lascia indenne neanche lo stesso autore. Accusa La Piana tutti coloro che scelgono di vivere «senza comprendere la ragione ultima per la quale si vive», che sono in buona sostanza il suo esatto contrario, tormentato invece dagli interrogativi esistenziali fin da giovanissimo. «Porsi delle domande, porsi le domande giuste e nel modo giusto, per tentare di cominciare a svelare, almeno in parte, il mistero nel quale siamo immersi», sembra essere il suo mantra.
Un libro particolare, Il segreto del coltivatore del rose di Antonino La Piana, che si ‘insinua’ nella mente di chi legge, nonostante i suoi limiti, e lo accompagna in riflessioni sul senso della vita e sulla vita stessa. Un libro con un finale dichiarato sensazionale dallo stesso protagonista. Il lettore potrebbe non concordare con le conclusioni cui giunge l’autore ma ne apprezza di certo l’entusiasmo. Un libro che nonostante tutto ha il suo perché. E questo, in un ragionamento sugli interrogativi esistenziali, potrebbe anche bastare.

Antonino La Piana: nato a Messina, ha vissuto molto all’estero, soprattutto in Africa. Ha sempre continuato a coltivare la sua passione per la Filosofia. La professione di Funzionario Diplomatico gli ha permesso di entrare in contatto con diverse culture, stimolando ulteriormente la curiosità sui grandi perché della vita.

Source: pdf inviato dall’autore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Falco editore”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Malatesta – Indagini di uno sbirro anarchico (Vol.8): Riti propiziatori di un uomo perbene – Lorenzo Mazzoni, (Koi Press, 2017)

25 aprile 2017 by
maz

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Latitante Numero Uno. Sterminatore di poliziotti. Bisbigli nei caffè e nei giardinetti pubblici davanti al castello Estense. Autopattuglie in processione per le strade del centro.
Sguardi vigili e attenti dietro i finestrini. Delinquenti di poco conto e potenziali delinquenti a ridosso dei muri, assenti giustificati da ogni momento della vita sociale cittadina: l’ora dell’aperitivo non era mai stata cosi triste. Chi era il killer in bicicletta? Una domanda da un milione di euro. L’assassino neorealista, capace di far piombare il medioevo su Ferrara.

Torna Malatesta, lo sbirro anarchico, goloso di noodles Lucky Me! e tifoso della Spal, creatura di carta figlia della penna di Lorenzo Mazzoni e lo fa nel silenzio quasi generale della critica e finanche dei blog. Ho cercato recensioni online, anche solo qualche commento ed è strano notare come sia quasi completamente ignorato. Male, dico io, perché la scrittura di Mazzoni merita, unisce tocchi di ironia a una struttura tipicamente noir, con virate surrealiste che divertono e nello stesso tempo spingono alla riflessione.
La mosca, in pelliccia e sciarpa di lana, che ronza, molto chandlerianamente, non può che strappare un sorriso in un angusto ufficio di polizia, mentre a Ferrara si indaga sulla morte di quattro poliziotti. Un misterioso individuo a bordo di una bici li ha uccisi davanti a un pub. A Malatesta il compito di scoprire l’identità del killer e le sue oscure motivazioni.
La storia è concentrata in una novantina di pagine, forse più una novella che un romanzo, ma dense di sulfureo umorismo e non troppa velata critica sociale. La globalizzazione, il razzismo, (La DIGOS era impegnata a interrogare extracomunitari con qualche precedente penale, totalmente estranei ai fatti di quell’ultimo mese), l’anarchia si innestano in una struttura narrativa efficiente e funzionale a cosa l’autore vuole trasmettere, pur non cedendo alle regole dell’ intrattenimento.
Leggere Riti propiziatori di un uomo perbene insomma è un’ esperienza piacevole oltre che istruttiva. Il gioco metaletterario che unisce il killer a Stephen King, per esempio è uno degli inside joke, di cui Mazzoni si serve per i suoi funambolici paradossi, che lasciano nel lettore sempre un retrogusto amaro. Il gioco riesce proprio per l’analfabetismo, diciamo funzionale, della proprietaria dell’ Hotel Belvedere, nel quale non si vede un libro in giro.

― Esistono ancora gli scrittori? ― aveva chiesto lei, quando Stefano le aveva rivelato la sua professione.
― Ho venduto milioni di copie con il mio nome d’arte: Stephen King, lo avrà sentito nominare.
― E un nome straniero.
― Inglese, si. Ma io i libri li scrivo in italiano, quando compare la dicitura “traduzione di”, e una bugia. Il mio editore e un tipo in gamba: sa che non voglio essere scocciato e per tenere nascosta la mia vera identità fa stampare nei quarti di copertina la foto di questo tizio con gli occhiali. ― Stefano aveva prontamente tirato fuori dalla valigia una copia di It e l’aveva mostrata alla donna. ― E un brav’uomo, che si presta al gioco. E un bidello di una scuola primaria di Longobucco.

Ecco per dare un esempio del tipo ironia di cui parlavo prima che rende veloce la lettura e affatto pesante o noiosa. Dopo sprazzi sulla vita del killer, Mazzoni si concentra sull’ indagine di Malatesta, impegnato a far luce sul passato dei quattro poliziotti per vedere se c’è un elemento comune che li possa collegare alla ragione della loro esecuzione.
Capannoni industriali, cieli tersi, le vie di Ferrara, anche lo scenario urbano, si inserisce nella costruzione della trama, tesa come abbiamo visto allo svolgimento dell’indagine e a scoprire la vera natura del killer, tanto oscura a Malatesta, quanto al lettore.

Intorno a Ferrara tutti i campi erano luminosi, quasi fluorescenti. Migliaia di piante di girasole abbagliavano, con i loro fiori gialli, ogni spazio coltivato. Tra i capannoni di Salvi Frutta, dietro al Mercatone Uno, a fianco della strada che costeggiava la nuova caserma dei Vigili del Fuoco, si incuneavano in ogni spazio libero, fin sotto il cavalcavia e a ridosso del cantiere della metropolitana di superficie. Sullo sfondo i palazzoni a piu piani della prima periferia di via Ippolito Nievo e viale Krasnodar. La distesa infinita di giallo diventava ancora piu fluorescente e luminescente a contatto con le tinte pastello del cielo: un grigio spesso, quasi di piombo, strappato da qualche quadro iperrealista, un muro di fabbrica inglese della rivoluzione industriale stampato sull’etereo.

Finché sbuca una testimone a cui sembra di aver visto Brad Pitt. Lascio a voi scoprire come Malatesta arriverà al killer e che conclusione l’autore ha scelto per la storia. Buona lettura.

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Ha abitato a Londra, Istanbul, Parigi, Sana’a, Hurghada e ha soggiornato per lunghi periodi in Marocco, Romania, Bulgaria, Vietnam e Laos. Scrittore, saggista e reporter ha pubblicato numerosi romanzi, fra cui Apologia di uomini inutili (Edizioni La Gru, 2013), Quando le chitarre facevano l’amore (Edizioni Spartaco, 2015; Premio Liberi di Scrivere Award), Un tango per Victor (Edicola Ediciones, 2016). È il creatore dell’ispettore Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Koi Press) Indagini di uno sbirro anarchico (2011), La Tremarella (2012), Termodistruzione di un koala (2013), Italiani brutta gente (2014), Il giorno in cui la Spal vinceva a Renate (2015). Il suo ultimo romanzo, Il muggito di Sarajevo (2016), è stato pubblicato da Edizioni Spartaco. È docente di scrittura creativa, reportage e fotografia, in Italia e all’estero, per Corsi Corsari e Mille Battute, e curatore del service editoriale ThinkABook. Collabora con Il Fatto Quotidiano. I suoi libri sono tradotti in spagnolo, romeno e inglese.

Source: pdf inviato dall’Editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Koi Press”.

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:: L’uroboro di corallo di Rosalba Perrotta (Salani, 2017) a cura di Lucilla Parisi

25 aprile 2017 by
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Sotto il fascio di collane Chanel, Anastasia trova un bracciale d’avorio, una specie di anello da tenda […] Questo va bene per Doriana, l’altra figlia, che ama le cose lineari: niente fronzoli, tutto deve essere ben definito. […] Ecco un piccolo scrigno di velluto amaranto con dentro orecchini di ambra. Opaca. Acqua e sapone e si trasformano in caramelle al miele. Dolci, come è dolce Nuvola. Poi una scatolina sconnessa e, nella scatolina, una spilla: un cerchio di scaglie di corallo con due piccoli granati. Guarda meglio, è un serpente? Sì un serpente che si morde la coda, i granati sono gli occhi. Il corallo ha perduto la lucentezza, ma il disegno le piace. Questo, pensa Anastasia, è adatto al vestito che indosserà per la cena. Qualcosa di diverso, ogni tanto.

E’ di questo che Anastasia ha bisogno, ma ancora non lo sa. Il ritrovamento della spilla con l’uroboro, carico di significati e presagi, è per lei il segnale che qualcosa è finalmente arrivato per cambiare la sua vita, ferma da tempo in un limbo di ricordi e rimpianti.
Quando, insieme alle cugine del “nord” dalle mille risorse e dai nomi evocativi quanto il suo – Myrna, Alida e Claretta –, Anastasia viene convocata come erede di una casa appartenuta a un’affascinante sconosciuta di Vilnius, con cui il nonno paterno aveva a lungo convissuto a Catania, tutto sembra tornare.
Il decadente palazzo oggetto dell’eredità è infatti l’occasione per rinsaldare legami e ripercorrere le tappe di un vita che Anastasia non intende lasciare andare. Dopo l’abbandono del marito con cui aveva condiviso ideali e sacrifici e nel pieno della crisi esistenziale di una figlia, Nuvola, e di quella familiare dell’altra, Doriana, Anastasia riscopre dentro di sé la forza di voltare pagina, facendo leva su risorse e talenti che non sapeva di possedere.
La spilla con l’uroboro, ritrovata nella casa della lituana, è il talismano che rende tutto possibile e poco importa che intorno a questo straordinario simbolo di rinascita, si aggirino improbabili stregoni pronti a tutto e segreti che è meglio non svelare. Ora Anastasia, a 71 anni, ha le idee chiare e gli incontri, vecchi e nuovi, rappresentano per lei l’occasione per una felicità possibile.

Si è sentita dentro un frullatore magico: lei, un frutto banale, chessò, una mela o una pera, insieme a delizie esotiche tipo papaja, mango, frutto della passione. Un mondo nuovo […] Sua madre non avrebbe approvato, ma sua madre è vissuta in un’altra epoca. […] Sua madre le ha imposto il rispetto per un’ortodossia che lei stessa non considerava infallibile: la vedeva fragile e pensava che le regole l’avrebbero protetta. Ma così non è stato. I frammenti della giornata ruotano come vetrini di un caleidoscopio. Colori, profumi, voci. Sinfonia da un nuovo mondo.

La ricchezza delle descrizioni e degli espedienti poetici, la varietà degli spunti (letterari, musicali, culinari e “magici”) e delle contaminazioni culturali scandiscono l’intera narrazione rendendola seducente sin dalle prime pagine.
Gli intrecci ben riusciti, gli scorci lirici e la grande maestria dell’autrice nel costruire dialoghi e tratteggiare i personaggi rendono L’uroboro di corallo un romanzo appassionante e divertente. Complice una Sicilia che, con le sue autentiche meraviglie, (i personaggi e i loro ricordi si muovono tra Catania, Taormina, Acireale, Messina, Noto e Palermo) è lo sfondo ideale per questa storia originale i cui molteplici personaggi (dal sorprendente notaio-cuoco Matteo all’improbabile cavalier Santospirito, passando da Igor, il sognatore nella lontana Guadalupe, a Nuvola che suona il jambè in un ristorante marocchino) sembrano solcare un palcoscenico immaginario.
Il lettore è lo spettatore rapito dall’atmosfera magica – e a tratti sospesa – degli eventi che si susseguono, naturalmente, verso l’atto finale.

Non è mai troppo tardi per imparare a vivere, dice Anastasia a se stessa. Vivere significa disobbedire quando è necessario: bisognerebbe insegnarlo ai bambini.

Rosalba Perrotta vive a San Gregorio, un piccolo centro alle pendici dell’Etna. È sposata e ha un figlio, Stefano. Non possiede bestiole domestiche, ma dà i croccantini ai gatti che visitano il suo giardino. Ha insegnato con grande passione Sociologia all’Università di Catania. È autrice, tra l’altro, di All’ombra dei fiori di jacaranda, edito da Salani.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Matteo dell’Ufficio Stampa “Salani”.

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:: Tempo di Libri 2017, qualche riflessione

24 aprile 2017 by

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Si è chiusa ieri, domenica 23 aprile, la prima edizione della fiera del libro di Milano, Tempo di Libri. Che dire? Ho seguito la manifestazione da Torino, vedendo foto, leggendo commenti di chi partecipava, traendo alcune conclusioni che non si discostano molto da cosa ho pensato a caldo nei giorni della nascita di questa fiera e del suo “divorzio” da Torino. Continuo a pensare che fare due fiere di tale importanza così ravvicinate nel tempo sia uno spreco di fondi ed energie,  ma queste sono le scelte fatte finora con cui bisogna conviverci. La scelta infelice dei giorni, a ridosso del week end di Pasqua e del 25 aprile,  che ha portato pochissimi visitatori mercoledì, giovedì, e venerdì (con un significativo incremento nel weekend, tanto da raggiungere in totale poco meno di 70,000 visitatori) forse non ci permette di analizzare approfonditamente la portata di questa iniziativa, ma ci dà l’idea abbastanza precisa che nessuno può agire da solo, ma bisogna interagire, giungere a compromessi, rinunciare a qualche campanilismo, (chiamiamolo egoismo in più) per il bene di un settore piuttosto affaticato, che è un errore considerare dal mero punto di vista economico. L’editoria, i libri, la cultura, sono uno spazio in cui si spendono tanti entusiasmi, tanta energia creativa, tanta voglia di fare, e vedere tanti giovani partecipare a Tempo di Libri, mi ha dato il senso di quanto ci sia ancora da fare, e quanto ancora si abbia voglia di farlo. Gli spazi alla fiera di Rho erano immensi, luminosi, mi piacerebbe sapere il numero di libri che materialmente erano esposti, tutto era nuovo, pulito, funzionale. La cura di chi ha organizzato il tutto era evidente. Da torinese certo ho vissuto la nascita di questa fiera non a cuor leggero, ma l’assenza di visitatori dei primi giorni non mi ha granchè fatto giubilare, la riproposizione di schemi collaudati mi ha anche un po’ deluso, (pensavo più a una italiana fiera di Francoforte, che a una riedizione milanese del Salone di Torino), ma c’era poco tempo, poca esperienza, insomma solo una sinergia vera tra Torino Milano potrebbe davvero fare la differenza e competere con realtà come la fiera del libro di Londra, Parigi, Francoforte appunto. Il punto forte di Torino è il suo essere internazionale, è la sua storia, i suoi monumenti, i suoi caffé ottocenteschi, il suo clima culturale vivace e multietnico. Adesso a maggio ci sarà il nuovo Salone, si festeggerà il 30° anno, spero senza polemiche e senza boicottaggi, anzi sono quasi sicura che non ce ne saranno, sarà una festa del libro e dei lettori, e il prossimo anno si vedrà. Augurandoci sempre che il buon senso prevalga.

:: L’eclisse dell’antifascismo. Resistenza, questione ebraica e cultura politica in Italia dal 1943 al 1989. Prefazione di Anna Foa, Manuela Consonni, (Laterza,2015), a cura di Daniela Distefano

20 aprile 2017 by
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Il paradigma antifascista rappresentò il legame storico con il passato antifascista utilizzato per costruire il nuovo Stato democratico e il modello che pose le condizioni formali per la legittimazione del nuovo ordine. La democrazia avrebbe potuto così ricevere la propria giustificazione istituzionale.

Un libro importante questo sulla memoria di fatti indelebili.
Malgrado l’ansia di non essere creduti, fu una sorta di obbligo sociale e di impegno civile a spingere i superstiti a parlare, a raccontare, a dire:

” Siamo in molti a ricordare il modo specifico in cui laggiù temevamo la morte: se morremo nel lager in silenzio come vogliono i nostri nemici, se non ritorneremo, il mondo non saprà di che cosa l’uomo è stato capace, di cosa è tuttora capace; il mondo non conoscerà se stesso, sarà più esposto di quanto non sia ad un ripetersi della barbarie nazionalsocialista”.

Può l’Olocausto assurgere a stillicidio politico e non solo razziale?
Anche gli ebrei  potevano reclamare una Resistenza gloriosa e la deportazione razziale era una deportazione politica, come aveva sostenuto Primo Levi.
Perché occorre leggere i diari, le testimonianze, i resoconti atroci delle vittime dello sterminio nazista?
I brevi memoriali testimoniano che anche nell’inferno dell’odio e della violenza, dove si abbruttivano gli individui con la fame, la sete, la paura, il bastone e il lavoro, germogliarono spontaneamente mille e mille episodi di solidarietà, di amicizia, di abnegazione tra persone diversissime per classe sociale, cultura e lingua.
Anche all’Inferno arriva la voce di Dio per chi continua a cercarla, per chi spera nella liberazione dello spirito.

Manuela Consonni insegna alla Hebrew University of Jerusalem al Dipartimento di storia ebraica. Si occupa di storia contemporanea europea ed ebraica, di studi della Shoah, di memoria e di studi di genere.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Imma dell’Ufficio Stampa “Laterza”.

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:: La gemella sbagliata, Ann Morgan, (Piemme, 2017) a cura di Federica Belleri

19 aprile 2017 by
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Esordio nella narrativa per Ann Morgan, che vive a Londra, e proprio nella sua città ha ambientato questo thriller psicologico, carico di suspance.
Due gemelle, identiche in tutto, tranne nel carattere. Due i tempi narrativi, passato e presente, perfettamente calibrati. Un gioco semplice, che spesso i bambini fanno, lo scambio dei ruoli. Un disagio mentale, problematico e da curare.
La gemella sbagliata è il percorso di Ellie ed Helen, attraverso le “voci” e le inquietudini. Leggendo questo romanzo capirete cosa significa sentirsi soli e devastati nell’anima, distrutti e rabbiosi. Avrete la concreta percezione di subire, senza poter fare nulla, di osservare sentendovi invisibili. L’ansia e la paranoia vi costringeranno a girare le pagine, per saperne di più.
Perché in fondo i traumi possono danneggiare la crescita e la personalità di tutti, soprattutto di chi è fragile e indifeso. In fondo la vita può offrire una seconda possibilità, a chi ne ha davvero bisogno. Con quali conseguenze? In fondo la felicità può essere a un passo da noi, ma il prezzo per ottenerla è altissimo. In fondo, distruggere la vita degli altri, diventa la soluzione migliore. Ma chi ne ha il diritto?
La gemella sbagliata mette in discussione la voglia di essere se stessi e di sentirsi chiamare con il proprio nome, senza fingere, senza nascondersi. La gemella sbagliata è la libertà, lontano da controlli e oppressioni. È l’unicità di ognuno. È l’affetto mancato
e la rabbia che esplode. È la sfiducia nel prossimo. È la fatica di condurre una vita normale, attaccandosi morbosamente alla routine quotidiana, per non morire. È la confusione creata dalla maschera che ci costringono a indossare. È il coraggio di dire la verità. Sempre.
Buona lettura

Ann Morgan, vive a Londra, dove collabora a giornali come il “Guardian”, l'”Independent” e il “Financial Times” in qualità di freelance. Dopo il successo del blog in cui si riprometteva di leggere nel corso del 2012 un libro per ogni paese del mondo (ayearofreadingtheworld.com), ha pubblicato nel 2015 il suo primo libro, intitolato appunto Reading the World: Confessions of a Literary Explorer. La gemella sbagliata è il suo straordinario esordio nella narrativa, che ha colto di sorpresa critica e pubblico, è stato tra i thriller più premiati dell’anno in Inghilterra ed è in corso di traduzione in tutto il mondo.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Torino Comics 2017, non solo fumetti, a cura di Elena Romanello

19 aprile 2017 by

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Dal 21 al 23 aprile il Lingotto si colora con Torino Comics, la kermesse dedicata a fumetti e cultura geek e nerd giunta alla ventitreesima edizione, che quest’anno occuperà i padiglioni 2 e 3.

I fumetti, che siano manga, comics, francobelgi, italiani, sudamericani, sono i grandi protagonisti, sia come albi sia come gadget ad essi ispirati, ma del resto ormai è stato riconosciuto il loro valore come narrativa disegnata, e le fiere come Torino Comics sono un’ottima occasione per completare le proprie collezioni e scoprire nuovi personaggi e saghe, con anche offerte di arretrati da cercare in vere e proprie cacce al tesoro negli stand.

I libri comunque ci sono eccome, che siano volumi illustrati o romanzi, perché il mondo della cultura geek, otaku e nerd abbraccia ormai anche i libri, sopratttutto la narrativa di genere fantasy, fantascientifico e horror.

Tra gli ospiti spiccano i nomi dell’illustratore Lucio Parillo, dell’autore Bonelli Corrado Mastantuono, del nome ormai internazionale Claudio Castellini, Don Alemanno e il suo Jenus, la graffiante Felinia e del professor Alessandro Barbero, medievalista, saggista e romanziere che tiene a battesimo la nuova sezione della fiera dedicata al Medio Evo e alle sue riletture fantastiche organizzata in collaborazione con il Borgo medievale di Torino.

Tra i libri che si possono trovare, tra una gara cosplay e l’altra (quella del sabato presieduta da Arturo Brachetti e valida per l’International Cosplay League di Madrid), una dimostrazione, un workshop della Scuola di Comics e un firma copie si possono segnalare i romanzi di Doctor Who in inglese e in italiano venduti dal fan club della celebre serie britannica e la saga fantasy dei Due Regni di Alessia Palumbo.

Per i bibliofili è da non perdere anche la mostra allestita dal Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza, di Torino sul fantasy, primo nucleo della sezione omonima presso l’ente, con un viaggio partendo dalla fiaba e dall’epica per arrivare poi alle riviste pulp, ai romanzi di Tolkien e alle storie contemporanee, a cominciare dalla saga di Game of thrones, attraverso volumi d’epoca in cui si scopriranno o riscopriranno miti e idoli.

Il programma completo della manifestazione è nel sito ufficiale http://www.torinocomics.com