:: L’uroboro di corallo di Rosalba Perrotta (Salani, 2017) a cura di Lucilla Parisi

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Sotto il fascio di collane Chanel, Anastasia trova un bracciale d’avorio, una specie di anello da tenda […] Questo va bene per Doriana, l’altra figlia, che ama le cose lineari: niente fronzoli, tutto deve essere ben definito. […] Ecco un piccolo scrigno di velluto amaranto con dentro orecchini di ambra. Opaca. Acqua e sapone e si trasformano in caramelle al miele. Dolci, come è dolce Nuvola. Poi una scatolina sconnessa e, nella scatolina, una spilla: un cerchio di scaglie di corallo con due piccoli granati. Guarda meglio, è un serpente? Sì un serpente che si morde la coda, i granati sono gli occhi. Il corallo ha perduto la lucentezza, ma il disegno le piace. Questo, pensa Anastasia, è adatto al vestito che indosserà per la cena. Qualcosa di diverso, ogni tanto.

E’ di questo che Anastasia ha bisogno, ma ancora non lo sa. Il ritrovamento della spilla con l’uroboro, carico di significati e presagi, è per lei il segnale che qualcosa è finalmente arrivato per cambiare la sua vita, ferma da tempo in un limbo di ricordi e rimpianti.
Quando, insieme alle cugine del “nord” dalle mille risorse e dai nomi evocativi quanto il suo – Myrna, Alida e Claretta –, Anastasia viene convocata come erede di una casa appartenuta a un’affascinante sconosciuta di Vilnius, con cui il nonno paterno aveva a lungo convissuto a Catania, tutto sembra tornare.
Il decadente palazzo oggetto dell’eredità è infatti l’occasione per rinsaldare legami e ripercorrere le tappe di un vita che Anastasia non intende lasciare andare. Dopo l’abbandono del marito con cui aveva condiviso ideali e sacrifici e nel pieno della crisi esistenziale di una figlia, Nuvola, e di quella familiare dell’altra, Doriana, Anastasia riscopre dentro di sé la forza di voltare pagina, facendo leva su risorse e talenti che non sapeva di possedere.
La spilla con l’uroboro, ritrovata nella casa della lituana, è il talismano che rende tutto possibile e poco importa che intorno a questo straordinario simbolo di rinascita, si aggirino improbabili stregoni pronti a tutto e segreti che è meglio non svelare. Ora Anastasia, a 71 anni, ha le idee chiare e gli incontri, vecchi e nuovi, rappresentano per lei l’occasione per una felicità possibile.

Si è sentita dentro un frullatore magico: lei, un frutto banale, chessò, una mela o una pera, insieme a delizie esotiche tipo papaja, mango, frutto della passione. Un mondo nuovo […] Sua madre non avrebbe approvato, ma sua madre è vissuta in un’altra epoca. […] Sua madre le ha imposto il rispetto per un’ortodossia che lei stessa non considerava infallibile: la vedeva fragile e pensava che le regole l’avrebbero protetta. Ma così non è stato. I frammenti della giornata ruotano come vetrini di un caleidoscopio. Colori, profumi, voci. Sinfonia da un nuovo mondo.

La ricchezza delle descrizioni e degli espedienti poetici, la varietà degli spunti (letterari, musicali, culinari e “magici”) e delle contaminazioni culturali scandiscono l’intera narrazione rendendola seducente sin dalle prime pagine.
Gli intrecci ben riusciti, gli scorci lirici e la grande maestria dell’autrice nel costruire dialoghi e tratteggiare i personaggi rendono L’uroboro di corallo un romanzo appassionante e divertente. Complice una Sicilia che, con le sue autentiche meraviglie, (i personaggi e i loro ricordi si muovono tra Catania, Taormina, Acireale, Messina, Noto e Palermo) è lo sfondo ideale per questa storia originale i cui molteplici personaggi (dal sorprendente notaio-cuoco Matteo all’improbabile cavalier Santospirito, passando da Igor, il sognatore nella lontana Guadalupe, a Nuvola che suona il jambè in un ristorante marocchino) sembrano solcare un palcoscenico immaginario.
Il lettore è lo spettatore rapito dall’atmosfera magica – e a tratti sospesa – degli eventi che si susseguono, naturalmente, verso l’atto finale.

Non è mai troppo tardi per imparare a vivere, dice Anastasia a se stessa. Vivere significa disobbedire quando è necessario: bisognerebbe insegnarlo ai bambini.

Rosalba Perrotta vive a San Gregorio, un piccolo centro alle pendici dell’Etna. È sposata e ha un figlio, Stefano. Non possiede bestiole domestiche, ma dà i croccantini ai gatti che visitano il suo giardino. Ha insegnato con grande passione Sociologia all’Università di Catania. È autrice, tra l’altro, di All’ombra dei fiori di jacaranda, edito da Salani.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Matteo dell’Ufficio Stampa “Salani”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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Una Risposta to “:: L’uroboro di corallo di Rosalba Perrotta (Salani, 2017) a cura di Lucilla Parisi”

  1. Rosalba Perrotta Says:

    Grazie a Lucilla Parisi per la bella recensione

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