
Non è un carcere, ma per chi lo subisce è peggio. La detenzione amministrativa dello straniero nei centri per il rimpatrio (Cpt, Cie, Cpr) è un rito di segregazione, un atto di apartheid che avalla la mortificazione della dignità umana. Mentre sperimentano il fallimento del proprio progetto migratorio, i reclusi subiscono il potere statale nella sua forma più invasiva e feroce. Qui deflagra una violenza a grappolo: contro il diritto, che autorizza giudici non professionisti a convalidare la detenzione di persone che non hanno commesso alcun reato; contro i corpi, esposti alla tentazione dell’autolesionismo; e contro i luoghi stessi, bersaglio della rabbia dei segregati e di un continuo maquillage giuridico e materiale. E poi c’è il paradosso dell’inefficienza: nonostante l’enorme impiego di denaro, appena il 50% delle persone trattenute viene rimpatriato. Cosa attende gli stranieri dopo il trattenimento? Cosa può nascere dal rifiuto e dal risentimento? In quale pace può sperare una società che, in nome della sicurezza, sacrifica la libertà e la dignità dei più vulnerabili? Un viaggio nei Cpr, ferita della legalità e delle garanzie civili, obbrobrio giuridico del nuovo millennio.
Maurizio Veglio è avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione, socio Asgi e lecturer presso l’International University College di Torino. Dal 2011 collabora con la Human Rights and Migration Law Clinic (Hrmlc), con la quale ha supervisionato la ricerca Betwixt and Between: Turin’s Cie, l’istituzione della Refugee Law Clinic e l’avviamento dell’Osservatorio sulla giurisprudenza dei giudici di pace in materia di immigrazione (Lexilium). Oltre all’attività di formazione e ricerca, è autore di numerose pubblicazioni tra cui il volume Lo straniero e il giudice civile (Utet, 2014) e il saggio Uomini tradotti. Prove di dialogo con richiedenti asilo (“Diritto, Immigrazione e Cittadinanza” 2/2017). Ha curato il volume L’attualità del male. La Libia dei Lager è verità processuale, pubblicato in questa stessa collana nel 2018.
La Cooperativa Autori Fantastici, editore nato come associazione culturale, presenta un’interessante iniziativa letteraria, l’antologia Gli eroi di Howard, una raccolta di storie di autori e autrici italiani di oggi con cui si omaggia Robert E. Howard.
La Società Editrice La Torre, da tempo attiva a proporre testi relativi la cultura del fumetto, soprattutto quella legata a manga ed anime, ampia il suo raggio d’azione e d’interesse con due romanzi storici di ambientazione antica che raccontano una pagina poco nota e per questo molto interessante.






Molti pensano che il fantasy sia iniziato con Tolkien, uno dei suoi più importanti esponenti sempre e comunque, certo, ma la strada di questo genere era iniziata ben prima, con l’epica e la fiaba, ovviamente, ma anche con l’apporto di autori tra Sette e Ottocento.
Quarant’anni fa arrivava sulle reti italiane quello che è stato uno degli anime più amati da un’intera generazione: Candy Candy, di Yumiko Igarashi e Kyoko Mizuki, pseudonimo di Keiko Nagita. Purtroppo, le limitazioni dovute alla pandemia con la cancellazione di vari eventi hanno impedito di organizzare quest’anno una serie di eventi per celebrare questo personaggio ispirato anche all’immaginario europeo, amatissimo e ricordato anche dai non otaku e al centro di un vero e proprio fenomeno di costume.
Oscar Draghi propone, tra i suoi titoli per le feste, una riproposta di un classico del fantasy d’antan e del filone di avventure: Sword & Sorcery – L’epopea di Fafhrd e del Gray Mouser, di Fritz Leiber.
























