Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: L’alba di Cesare di Franco Forte (Mondadori, 2024) a cura di Giulietta Iannone

12 settembre 2024

Conosciamo il De bello gallico, unica fonte su cui si è basato Franco Forte per la stesura del romanzo L’alba di Cesare, edito da Mondadori, dai banchi di scuola, forse gioivamo nei compiti in classe quando c’era una sua traduzione perchè era semplice, non come l’aborrito Seneca, pieno di metafore filosofiche involute e oscure e soprattutto di non limpida interpretazione. Gaio Giulio Cesare, o chi per lui trascriveva le sue cronache dalla Gallia, usava una lingua schietta, semplice, facilmente comprensibile, immediata, fatta per essere tramandata ai posteri. E non raccontava solo di battaglie, assedi, massacri, ma anche di popoli, usi e costumi, anticipando quella ricerca e attenzione antropologica comune a noi moderni. Perchè Cesare, uso a comandare, perse, si fa per dire, tempo a scrivere nelle pause dei combattimenti, che furono sanguinosi e spietati? perchè aveva capito, con la sua grande intelligenza da fine stratega, che il potere si ammanta di leggenda, di gesti eclatanti e simbolici, che buoni biografi tramanderanno nei secoli le gesta, forse anche in realtà anche poco nobili, di chi dietro intrallazzi e cospirazioni, e la sua leggendaria rete di spie, si costruiva la fama di eroe. Fece un uso strumentale del De bello gallico? Forse sì serviva ai suoi scopi, ammantare di leggenda imprese guerresche che causarono la morte di tanti innocenti, che portarono alla schiavitù genti indomite e coraggiose, che in realtà premevano da nord e se non domate avrebbero potuto giungere fino a Roma. Cesare voleva il potere, nel triunvirato composto anche da Marco Licinio Crasso e Gneo Pompeo Magno era il solo con una visione futura, sebbene fosse il Senato l’apparente detentore del potere in una Roma repubblicana, checchè ne dicesse Cicerone dal suo esilio. O Roma tramite le sue legioni si difendeva dai popoli barbari in fermento che la circondavo o sarebbe perita, con il suo sogno di grandezza e di civiltà. Cesare combattè i Galli appellandosi alle richieste di aiuto provenienti dagli alleati di Roma, per conquistare terre e popoli da assoggettare all’Urbe, per accrescere venalmente le sue ricchezze, la sua potenza militare, il suo prestigio, essendo il punto debole del triunvirato: non aveva il denaro di Crasso, né i successi militari di Pompeo. Sebbene non si fidasse né dell’uno nè dell’altro era troppo scaltro per non intessere con loro legami di interessi e parentele ma erano di fatto i suoi nemici più prossimi. Perchè mentre lui combatteva nelle Gallie il vero scontro era all’Urbe. Cesare incarnò coi suoi pregi e i suoi difetti, coi suoi sogni, questo ideale di grandezza e fu molto amato sia dai suoi uomini, si circondò sempre da fedelissimi pronti a morire per lui, che dal popolo minuto e forse anche per allontanarlo da Roma, e da questa venerazione, fu mandato a combattere nelle Gallie, lontano dal centro del potere che speravano di spartirsi Crasso e Pompeo. Ma Cesare fece di questa guerra, otto anni di polvere, sudore, ferro e sangue, pianificata in ogni minimo dettaglio, il suo trampolino di lancio, il suo asso nella manica, e gli andò bene. Il suo azzardo gli consentì di conquistarsi la gloria di cui aveva bisogno per tornare a Roma in trionfo, portando Vercingetorige in catene. Dopo tanti anni trascorsi nelle tende pretorie e sui campi di battaglia, temprato dalla dura vita militare. Trionfò infatti e si sa la storia ama i vincitori, e per vincere fu anche necessaria una dose di coraggio e di spregiudicatezza che lo contraddistinse. Franco Forte, da fine storico e profondo conoscitore della storia romana, dei suoi usi, dei suoi costumi, dei suoi vizi, delle sue virtù, dipinge un affresco realistico e appassionante di un mondo scomparso ma ancora attuale con il suo lusso, i suoi privilegi, la sua saggezza, la sua crudeltà. La metafora del potere perseguito con ogni mezzo è un qualcosa che ci coinvolge ancora oggi, sebbene oggi forse non esiste più un condottiero della tempra di Cesare, e forse non è mai esistito. Franco Forte lo studia, in ogni piega del suoi essere, scrutandone anche i pensieri, i sentimenti, e fa vivere un personaggio di carne, di ossa e di sangue, non immune da qualche fragilità (gli attacchi del male oscuro, o crisi epilettiche lo rendono vulnerabile) che teneva ben celata ma che forse era la sua vera forza, la potenza dei sogni e delle aspirazioni più segrete e intime. Franco forte è uno scrittore di ampio respiro, ama gli affreschi grandiosi, le gesta eroiche, i chiaroscuri che ammantarno le grandi personalità della storia e cerca di carpire a Cesare il suo segreto. Ci sarà riuscito? A voi lettori la risposta.

Franco Forte è direttore delle collane Giallo Mondadori, Segretissimo e Urania. Per Mondadori ha pubblicato, tra gli altri, Karolus, L’uranio di Mussolini, La bambina e il nazista, Carthago, Roma in fiamme, Cesare l’immortale e Cesare il conquistatore e la serie dedicata ai sette re di Roma.

:: “Il soprannaturale in san Giovanni Paolo II” di Giuseppe Portale (Edizioni Segno), a cura di Daniela Distefano

11 settembre 2024

Karol Wojtyla – questo il nome secolare del compianto Pontefice, oggi Santo, prima che venisse innalzato al Soglio di Pietro il 16 ottobre 1978 – è stato il primo Papa venuto dall’Europa Orientale. Con lui la Chiesa è divenuta davvero “universale”. Oggi, purtroppo, con la guerra in Ucraina si parla ancora una volta di “blocchi contrapposti”. Il Papa polacco non fu mai un Papa “straniero”. Con Giovanni Paolo II il Cristianesimo è tornato vivo come ai suoi albori e, nello stesso tempo, vicino agli uomini nostri contemporanei. Sin dalle prime mosse del suo pontificato, il Santo Wojtyla ha pensato soprattutto alla rievangelizzazione delle società fortemente secolarizzate. Le sue prime parole da Papa, possono essere veramente considerate come il grande manifesto di tutto il suo magistero: ”Non abbiate paura;aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”, ripeteva di continuo, in particolare ai giovani. Un Papa ecumenico ( il “Papa del dialogo”), con precedenti sportivi, operaio, prete colto, anticonformista, che non gradendo il rigido protocollo vaticano, destò subito l’affetto del mondo dei fedeli e anche di quello laico. Colpisce, poi, il fatto che egli sia venuto da un Paese dell’Est: quella tanto martoriata Polonia nella quale professarsi cristiano, dinanzi al sistema sovietico, richiedeva grande fede e altrettanto coraggio.

Giovanni Paolo II è stato il Papa viaggiatore, i suoi pellegrinaggi lo hanno portato in terre lontane. Ha compiuto per ben trenta volte il giro del mondo. Anche anziano e malato, verso gli ultimi anni della sua vita, il Papa polacco divenuto internazionale, non rinunciò a compiere i suoi viaggi apostolici, seppur faticosi e impegnativi.

Il suo Pensiero era nutrito di Fede e Sapienza. Come affermato da Wojtyla nell’enciclica “Veritatis Splendor”, la libertà non è pensabile se non in vista della verità, anzi la libertà è se stessa nella misura in cui realizza la verità sul bene. Insomma, la verità è oggettiva ed assoluta, in quanto rappresentata da una persona: Gesù Cristo, che ha redento l’intera umanità con la Sua Morte e Resurrezione, dando a tutti la possibilità di emanciparsi dal peccato commesso dai nostri “progenitori Adamo ed Eva”. Dunque, il compito dell’umanità, dei credenti e dei non credenti, è quello di tornare a Cristo.

Uno dei fatti più eclatanti e misteriosi, dove si rivela già un qualcosa di soprannaturale nella vita del Santo Papa Giovanni Paolo II è, certamente, quello dell’attentato alla sua vita avvenuto in Piazza San Pietro nel pomeriggio di mercoledì 13 maggio 1981. Quando il killer Alì Agca sparò al Sommo Pontefice a distanza ravvicinata, la mano della Vergine Maria deviò la pallottola.

Resta nella memoria il toccante incontro in carcere tra Wojtyla e l’uomo che aveva cercato di ucciderlo, il quale non gli chiese nemmeno perdono, ma mosso da curiosità cercò di sapere come mai il Santo Padre non fosse stato colpito in parti vitali: eppure lui aveva mirato giusto! Se fosse vero, cioè, che egli, Papa Wjotyla, godesse della protezione della Madonna. Nonostante la mancata richiesta di perdono, il Papa fu generoso e lo abbracciò lo stesso.

Giovanni Paolo II era informatissimo sul “Problema” in Sicilia, una terra che pagò, in quegli anni, un prezzo altissimo in vite umane cercando di opporsi ad una mafia violenta che non risparmiava nessuno. La risposta della mafia al discorso del Papa nella Valle dei Templi di Agrigento non si fece attendere. La sera di mercoledì 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno, infatti, il parroco di San Gaetano, nel popoloso quartiere di Brancaccio, a Palermo, don Pino Puglisi, fu ucciso con un colpo alla nuca da un gruppo di killer davanti il portone di casa.

Il Sommo Pontefice intervenne la mattina del giorno dei funerali, e chiese a San Francesco: ”Agli offesi da ogni genere di cattiveria comunica la tua gioia di saper perdonare, a tutti i crocifissi dalla sofferenza, dalla fame e dalla guerra riapri le porte della speranza.

La Devozione Mariana – La Santa Vergine Maria è stata costante figura di riferimento della sua spiritualità e del suo magistero. Cominciò ad amare la Madonna sin da quando era bambino. Nel 1929, ad appena nove anni, rimase orfano della madre. Imparò a recitare il Rosario dal padre. Gli albori del futuro Totus Tuus, quale divenne per Amore di Maria Santissima.

San Giovanni Paolo II per me, e per molti ragazzi e ragazze cresciuti alla scuola dei suoi occhi dolci e della sua voce musicale, è stato semplicemente un nonno, il Nonno di tutti i bambini, dei ragazzini, delle fanciulle che vedevano nei suoi insegnamenti un modo per avvicinarsi a Gesù e a Maria Santissima. Per questo oggi lo rimpiangiamo mentre con singulti dell’anima preghiamo che interceda per noi dal Cielo. Che ci doni una Chiesa non più così secolare, ma come quella delle origini.

Papa Wojtyla è morto la sera del 2 aprile 2005, guardando la finestra, raccolto in preghiera. Innumerevoli furono i casi segnalati di miracoli per intercessione del Santo Padre. Santo subito, il grido unanime.

Da quella finestra ci affacciamo noi adesso e guardiamo in sù per leggervi una scritta formata da catene di nuvole: “Non abbiate paura!”.

:: La torre delle tenebre di Paul Harding, (Mondadori 2024) a cura di Patrizia Debicke

11 settembre 2024

Febbraio, 1381. Londra è stretta nella gelida morsa di uno degli inverni più rigidi mai registrati e le tasse sempre crescenti pretese dal Reggente, Giovanni di Gand, per conto del re quattordicenne Riccardo II stanno facendo montare il risentimento tra gli strati più poveri della città guidati dal segreto esercito degli Uomini Retti.
A The Candle Flame, la grande e lussuosa taverna cittadina di Southwark che sorgeva sulla sponda del fiume famosa per i grotteschi frontoni con figure scolpite di satiri e scimmie ghignanti, maestoso edificio ingrandito grazie ai guadagni dell’oste, Simon Thorne, nella recente guerra in Francia, grandi fuochi generosamente riforniti di legna dai servitori riuscivano a fatica a stiepidire l’aria degli stanzoni.
Comunque la Candle Frame doveva la sua fama oltre al suo magnifico aspetto, agli alloggi e alla fastosa cucina offerta agli avventori, anche al Barbican la torre a due piani in pietra grigia che si ergeva solitaria e minacciosa sulla Palisade, ampia distesa di terra incolta a est dell’ edificio. La Palisade usata anche come luogo di esecuzioni per Southwark e la forca e il ceppo erano piazzate proprio vicino al Barbican.
Il 13 febbraio lo spietato esattore della tasse Edward Marsen si era presentato alla taverna e dopo aver chiesto il meglio per sé e i suoi, aveva preso alloggio nel Barbican con Mauclerc il suo scriba e Hugh di Hornsey, un capitano degli arcieri, e cinque uomini al suo servizio. Poi aveva sollecitato il meglio all’oste, il cibo più esclusivo, insomma solo piatti sopraffini accompagnati dalla birra di produzione propria della Candle Frame, famosa per l’eccellente gusto e la gradazione.
Marsen era il responsabile della riscossione del testatico ( forma di imposizione fiscale a testa, cioè a persona, dei padroni sui servi poi, e nelle signorie territoriali, anche cittadini per la protezione del signore), lungo l’argine sud del Tamigi per conto dell’autoproclamatosi reggente, Giovanni di Gand.
Odiato pertanto da tutta la gente della zona per le sue ripetute e continue vessazioni , non era che un crudele e spietato pirata di terra al quale nessuno osava mai opporsi. Horne aveva affidato allo stalliere Monncalf il compito di svegliare Marsen e lo scriba dopo le loro notti dedicate a ripetute gozzoviglie condite da sbornie e libidine con le prostitute del postribolo cittadino.
Ma presto, ma non troppo per timore di essere male accolto dai crapuloni, la mattina del 17 Mooncalf scoprirà all’esterno della torre i cadaveri di due arcieri di guardia abbandonati vicino alle poche braci di un fuoco morente uccisi da due dardi piumati. Busserà freneticamente, ma nessun segno di vita in risposta proviene dall’interno e tutti gli accessi a Barbican sono sprangati. Dopo aver chiamato in soccorso il padrone, il taverniere, che stava ancora dormendo, insieme servendosi di una lunga scala riusciranno ad accedere all’interno tramite una finestra del piano superiore e scopriranno un tremendo e sanguinoso spettacolo. Marsen e Mauclerc lo scriba sono stati brutalmente assassinati, come pure le due prostitute con cui si stavano intrattenendo. La prima con una stoccata al cuore mentre la seconda presenta un orrido squarcio alla gola. E scendendo attraverso una botola troveranno al piano inferiore morti e in un lago di sangue anche gli altri tre uomini della scorta alloggiati al piano di sotto . Solo il capitano degli arcieri, tutti assassinati, risulta scomparso e il contenuto nel forziere di ferro dell’esattore, un cospicuo bottino in oro e argento, frutto delle imposte, è stato rubato. Un riquadro di pergamena lasciato appeso a una finestra mostra lo stesso minaccioso messaggio lasciato da tale Beowulf, l’abile assassino che si serve del nome famoso eroe sassone e con il quale ha già colpito più volte giurando vendetta contro la reggenza.
Convocato immediatamente sul posto dal coroner e suo protettore sir John Cranston, Fratello Athelstan, parroco della chiesa di St Erconwald e che già in passato ha aiutato in altri difficili casi di omicidio, durante l’ispezione sul luogo dei delitti, troverà un guanto d’arme e una maglia metallica che sembra essere stata lubrificata… A chi appartiene? E perché mai si trova là ? E visto che accessi e finestre sono sbarrati come ha fatto l’assassino a penetrare nella stanza chiusa ?… E soprattutto dove si nasconde Hugh di Hornsey, il capitano degli arcieri ?
Ma su immediato ordine del furioso e sconvolto Giovanni di Gand, che ha avuto resoconto della scena degna dei peggiori gironi dell’inferno e del suo braccio religioso il magister secretorum Mastro Thibault, Fratello Athlestan, riceverà mandato di indagare fino in fondo e scoprire chi sia stato e come sia stato possibile perpetrare una tale macabra carneficina. Per di più il reggente e i suoi più fedeli collaboratori sono già stati messi in guardia delle voci sulla presenza di una spia francese che da tempo starebbe operando lungo le rive del Tamigi, registrando per i suoi lontani padroni in Francia, al Louvre, lo stato e le debolezze delle difese inglesi.
Ancora una volta il nostro parroco investigatore Athelstan e il coroner sir John Cranston si preparano “a immergersi nella orrenda e viscida palude del delitto.” In un momento storico particolare in cui la rivolta guidati dagli Uomini Retti e dai Vermi della Terra nutre e rafforza giorno dopo giorno l’odio crescente nei confronti di Giovanni di Gand. Non solo perché anche la carneficina attorno alla Candle Frame pare non volersi fermare … E i cittadini hanno cominciato a fuggire lontano da Londra per scampare alla morte.
Davanti a tanti inquietanti segni della presenza del male legato al torbido mondo dell’omicidio, dove l’oscurità cambia costantemente e poi nessuno è chi o cosa sembra davvero, ci sarà solo l’acume di una persona su cui fare affidamento: quello del Frate domenicano Athelstan.
Perfetta la ricostruzione storico ambientale che consente al lettore di proiettarsi mani e piedi nella Londra del XIV secolo.

Paul Harding, pseudonimo dello scrittore Paul Doherty, è nato a Middlesborough nel 1946. Ha studiato alla Woodcote Hall e si è specializzato in storia nelle università di Liverpool e Oxford. Vive in Inghilterra ed è un maestro del giallo d’ambientazione storica. Tra i secoli XIV e il XV si svolgono le vicende del frate domenicano Athelstan, del coroner Sir John Cranston e del medico ed erborista di Canterbury Kathryn Swinbrooke.

:: #tutticontroclara, Annelise Heurtier, (Gallucci 2024)A cura di Viviana Filippini

9 settembre 2024

Clara, protagonista di “#tutticontroclara”, di Annelise Heurtier, edito da Gallucci, è giovane, è un’adolescente che ad un certo punto riceve in regalo uno smarthphone. Un dono per lei importante, che la rende super felice, perchè per è in un certo senso l’inizio di una nuova fase della sua vita dove entreranno a far parte chat, social media, meme e video. Accanto a questo però la madre e in particolar e il padre, le presentano un “Contratto” nel quale Clara deve impegnarsi ausare lo smarthphone e quello che gli gravita assieme nel miglior modo possibile, divertendosi nel rispetto delle regole date. Clara accetta, poi però un malinteso con un’amica cambia le cose e scatena una scia di commenti cattivi, offensivi, fotomontaggi di fotografie dove compare il volto della protagonista che non sa come difendersi e soprattutto non capisce il perchè di tutto questo odio. Nel nuovo romanzo per ragazzi,  Annelise Heurtier si occupa di  temi sociali attuali che vengo presi in esame anche a conseguenza di fatti di cronaca nei quali ritornano e che spesso sono fonte di ispirazione per la scrittrice. Nel romanzo con protagonista Clara i temi sono infatti i social, il loro utilizzo più o meno consapevole, ma anche i fenomeni di cyberbullismo che si scatenano in essi e che evidenziano non solo quanto sia sottile il confine tra realtà materiale e virtuale. Nel libro emerge anche il fatto che non sempre chi scrive commenti offensivi si rende conto delle conseguenze che quelle frasi, parole scritte o foto modificate pubblicate, possono scatenare in chi si trova ad esserne il bersaglio. Clara rischia davvero il crollo completo, tanto che anche i genitori ad un certo punto si sentono in colpa per non aver capito quello che stava accadendo alla figlia. Poi però, piano piano, le cose cambiano, ma il dolore per l’esperienza vissuta resta. Annalise Heurtier in “#tutticontroclara tratta”, come negli altri romanzi scritti in precedenza, tratta temi contemporanei (in questo caso il rapporto con i social, il loro utilizzo con relative conseguenze) per invitare i giovani lettori, ma anche quelli più adulti, a riflettere sulle insidie che a volte la vita nasconde e lo fa per raccontare storie dove fantasia e realtà convivono in perfetto equilibrio e per indurre chi legge prendere consapevolezza di quello che potrebbe accadere e trovare soluzioni per poter superare gli ostacoli e ricominciare a vivere una vita reale. Traduzione di Marina Karam.

Annelise Heurtier è nata nel 1979 vicino a Lione e da oltre quindici anni scrive per bambini e ragazzi di tutte le età. Spesso ispirate a fatti reali, le sue storie sono anche pretesti per viaggiare e scoprire culture e percorsi di vita singolari. Con Gallucci ha già pubblicato i romanzi “L’età dei sogni”, finalista al Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020, “La ragazza con le scarpe di tela” e “Diario di una ginnasta”.

:: Finestra sul vuoto di Raymond Chandler (Adelphi 2024) a cura di Valerio Calzolaio

8 settembre 2024

Pasadena, California.
Decenni fa. Philip Marlowe, sigaretta spenta fra le labbra e cappello calcato sulla fronte, entra nella sontuosa residenza della ricca vedova Mrs. Elizabeth Murdock, che da una chaise-longue, mentre sbevacchia un bicchiere di porto dietro l’altro, lo incarica di indagare sulla misteriosa scomparsa di una moneta molto preziosa, il doblone Brasher. Si scatenerà una serie di omicidi comprensibili solo affrontando avidità, egoismo, accidia in un dissoluto mondo industriale e meccanico. Meriteranno infine una solitaria partita a scacchi.
L’immenso scrittore statunitense Raymond Chandler (Chicago, 1888 – San Diego, 1959) può essere letto sempre e ovunque. All’inizio non fu quasi mai ben tradotto, per varie ragioni culturali che meriterebbe una lunga assestante storia (il primo Mystfest del 1980 a Cattolica gli era dedicato). Adelphi sta meritoriamente ripubblicando e ritraducendo tutto. Finestra sul vuoto è il terzo splendido romanzo della serie, alta letteratura. Traduzione di Gianni Pannofino.

Scrittore statunitense di romanzi gialli e polizieschi, Raymond Thornton Chandler nasce a Chicago (Illinois) il giorno 23 luglio 1888. Si trasferisce in Gran Bretagna nel 1895, quando i genitori divorziano. Torna negli USA nel 1912. Non ancora ventenne, nel 1917 si arruola prima nell’esercito canadese, poi nella R.A.F. (Royal Air Force), combattendo la Prima guerra mondiale in Francia. Lavora saltuariamente come giornalista e corrispondente. Inizia a scrivere per guadagnarsi da vivere e, dopo una breve parentesi in cui lavora come operaio in campo petrolifero, pubblica il suo primo racconto all’età di quarantacinque anni, nel 1933, su “Black Mask Magazine”, rivista che pubblica storie di detective. Il suo primo romanzo si intitola “Il grande sonno”, e viene dato alle stampe nel 1939. Il suo talento viene a galla e la casa di produzione cinematografica Paramount, nel 1943 gli propone un contratto come sceneggiatore.

:: Sulla pietra di Fred Vargas (Einaudi 2024) a cura di Valerio Calzolaio

5 settembre 2024

Parigi e Bretagna. Primavera 2023. Il basso magrissimo magnetico commissario Jean-Baptiste Adamsberg, da tempo operativo nel tredicesimo arrondissement, spostandosi a piedi da casa alla sua squadra dell’Anticrimine, salva un riccio investito da un’auto pirata e coinvolge un veterinario per farlo tornare nel boschetto. Sul lavoro è ora assorbito da vicende bretoni. Appena arrivato in ufficio si fa portare un giornale dell’ovest con la notizia di un omicidio a Louviec. Vi aveva cenato un mese prima (era andato con lo zaino per partecipare alla riunione conclusiva della spossante caccia che aveva condotto con successo contro un vecchio maniaco, grasso e calvo, paterno e bonaccione, capace di violentare e massacrare in modo atroce cinque sedicenni) e aveva conosciuto la vittima, il grosso guardiacaccia locale che stava chiacchierando del fantasma del castello di Combourg, appena ricomparso dopo un’assenza di quattordici anni. In quella zona aveva trascorso la giovinezza François-René de Chateaubriand e oggi vi gira spesso pure un 53enne sosia, forse discendente dello scrittore visconte. Mentre risolve distrattamente altri delicati casi parigini in contatto con l’amico, collega e vice Danglard (quasi il suo opposto), chiede informazioni al commissario locale e poi, quando avviene il secondo omicidio otto giorni dopo, si trasferisce per indagare a suo modo. La scia di morti sarà lunga, se ne interessa in governo, arrivano rinforzi, finché Adamsberg non si mette comodo su una pietra a pensare lungamente (protetto dalla scorta), quei dolmen, quei menhir là.

Da oltre un trentennio Fred Vargas delizia molti lettori e lettrici: ecco l’ultima godibile opera dell’archeozoologa doppia e multipla, fiabesca e illuminosa Frédérique Audouin-Rouzeau (Parigi, 1957), dotatasi di uno pseudonimo (in comproprietà con la gemella pittrice) per romanzi polar, colti e ironici. Ha la fissa del protagonista, delucidato in terza, maschio ormai senza più libido, in connessione con donne mai seduttive, giunto alla decima avventura della serie. Adamsberg è nebbioso lento trasandato iponervoso ondeggiante, ostinato prolisso visionario; già tiratore scelto, sempre appuntatore assorto e lettore camminante; i pensieri si formano prima ancora che li pensi, non resta mai arrabbiato a lungo, prende sonno all’istante; ha andatura beccheggiante e vagabonda e mangia con indifferenza; noncurante cafone montanaro originario del pirenaico Béarn (padre calzolaio); adulto (e bambino) ficcanaso refrattario alle regole; zigomi prominenti, grande naso aquilino, guance incavate, mento debole, capelli bruni spettinati, algoso sguardo svagato, irregolare accattivante sorriso, carnagione olivastra, torace sodo e muscoli nervosi, voce flautata da tonalità basse e dolci; logica disordinata alla ricerca di pensieri accidentali, fumatore di ritorno, straordinario disegnatore di profili sul taccuino multiuso, privo di amor proprio, spesso di nero vestito, al polso sinistro due orologi (fermi). Qui siamo ancora nell’amata Bretagna! Il titolo riecheggia anche fontane e panchine, in copertina la pietra giusta. A Parigi la squadra è composta da 27 agenti dell’Anticrimine nel XIII°, ognuno descritto con fantastica concreta creatività, fra scartoffie e distrazioni, gerarchie e fobie (tipo 87°); qui ne potrà portare solo cinque quando gli omicidi iniziano a divenire seriali. Ancora una volta si parla di cose orrende come in una fiaba, orripilanti e leggiadre al contempo. Chateaubriand si era occupato della storia dello Zoppo, filo narrativo. Sidro e idromele, oltre al resto. Il generoso acuto oste Johan ha una potente voce di baritono e canticchia spesso arie del Seicento e del Settecento.

:: Woody Allen con Eric Lax – Conversazioni su di me e tutto il resto (La Nave di Teseo, 2024) a cura di Nicola Vacca

4 settembre 2024

Eric Lax, scrittore e autore di biografie dei divi del cinema, ha stretto un legame particolare con Woody Allen.

Per quarant’anni i due si sono incontrati spesso. Da quegli incontri sono venute fuori conversazioni interessanti.

Da La nave di Teseo esce Conversazioni su di me e tutto il resto (traduzione di Carlo Prosperi), un libro di seicento pagine in cui Woody Allen si racconta senza veli su tutto.

I suoi film, il suo modo di fare cinema, la scrittura, il set e la scelta delle location, i suoi rapporti con le donne e il genere umano.

Lax nel suo libro ci mette tutto Allen, proprio così come lo ha conosciuto.

«Woody Allen – scrive Lax nell’introduzione – è l’antitesi del suo personaggio cinematografico, tipicamente frenetico e in crisi».

Interessante, in proposito, il giudizio che lui stesso dà di sé: «Sono una persona seria, un lavoratore disciplinato, mi interessa la scrittura, la letteratura, mi interessano il teatro e il cinema. Non sono un inetto come mi dipingo per raggiungere un effetto comico. So che la mia vita non è una serie di problemi catastrofici talmente assurdi da risultare buffi. La mia è un’esistenza banale».

In queste pagine è ben delineato il ritratto di uno degli artisti più geniali del nostro tempo.

Allen e il suo rapporto con l’umorismo che lui considera un fatto estremamente complicato, perché non è affatto facile proporre verità universali.

Il suo grande amore per la commedia che, come una partita a scacchi o di baseball, si compone di mille dati psicologici, noti e ignoti.

Allen conversando con Lax ci porta sul set dei suoi numerosi film e dettagliatamente ci spiega la genesi, le intuizioni e le idee. Mentre parla dei suoi film a noi lettori ci sembra di stare proprio sul set insieme a lui e ci godiamo la lavorazione.

Dalla scrittura della sceneggiatura, al casting, alle riprese, alla colonna sonora, Woody Allen nelle chiacchierate con Eric Lax conversa davvero su di sé e al lettore non nasconde proprio nulla.

«Quando entrai nel mondo del cinema adoravo Bergman, e tuttora lo ritengo il miglior regista che abbia mai visto. Io invece cos’ero? Un comico da night – club, uno scrittore di gag per Broadway. Non ero un intellettuale, non ero una figura austera e meditabonda».

Eccolo il genio Woody che non avendo paura degli effetti collaterali si cita addosso con intelligente ironia scanzonata, la stessa che troviamo nelle sue commedie esilaranti che il suo pubblico ama tantissimo soprattutto perché Woody non si prende mai troppo sul serio e quello che vuole con ogni suo film è mollare tutti gli ormeggi e far ridere.

Strappare al suo pubblico una risata. E per questo motivo scalerebbe montagne e sprofonderebbe negli abissi.

Leggiamo questo libro e godiamoci pagina dopo pagina l’unicità del grande genio Woody Allen.

Eric Lax è autore delle biografie di successo di Woody Allen, Humphrey Bogart (scritta insieme a A.M. Sperber), Paul Newman. I suoi articoli sono apparsi su importanti testate quali “The New York Times”, “Vanity Fair” e “The Los Angeles Times”.

Woody Allen è uno scrittore, regista e attore. È stato stand-up comedian e autore di diversi libri. Vive nell’Upper East Side di Manhattan con Soon-Yi, sua moglie da ventiquattro anni, e le loro due figlie, Manzie e Bechet. È un grande appassionato di jazz e un tifoso di sport. Come ha detto, si rammarica di non aver mai fatto un grande film, ma ci sta ancora provando. Per La nave di Teseo ha pubblicato A proposito di niente (2020) e nel 2023 le nuove edizioni di Rivincite, Senza piume, Effetti collaterali e Pura anarchia.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa.

:: Fuoco al fuoco di Candice Fox (Marcos Y Marcos 2024) a cura di Giulietta Iannone

3 settembre 2024

Fuoco al fuoco (Fire with Fire, 2023) traduzione dall’inglese di Beatrice Sterza, dell’autrice australiana super premiata Candice Fox, pubblicato in Italia da Marcos Y Marcos, è un surreale poliziesco con due improbabili protagonisti: Lynette Lamb un’aspirante poliziotta capace di farsi licenziare il primo giorno di lavoro e il detective della polizia di Los Angeles Charlie Hoskins poliziotto sottocopertura la cui copertura salta e si salva per il rotto della cuffia. Hanno ventiquatr’ore di tempo per trovare la piccola Tilly, scomparsa due anni prima sulla spiaggia di Santa Monica, prima che i genitori disperati pur di fare riaprire il caso distruggano una per una le prove custodite nel Laboratorio biologico forense di Los Angeles, tenendo tre ostaggi sotto tiro. Buffo, surreale, sgangherato, divertente Fuoco al fuoco è un ottimo poliziesco che sa intrattenere grazie ai suoi personaggi ben delineati e al suo sottile umorismo che sa stemperare i momenti più drammatici. Riusciranno i nostri intrepidi eroi a trovare la bimba e a scoprire cosa le è successo? E’ ancora viva? Prigioniera nelle mani di chissà chi? Uccisa dalla sorella? E soprattutto che figura ci farà la polizia di Los Angeles se a risolvere il caso sarà una recluta e un poliziotto tutto acciaccato? Una lettura veloce per questa fine estate, corre veloce e scivola via come l’acqua. Forse diventerà una serie.

Candice Fox è nata a Sidney in una famiglia pronta ad accogliere non solo figli propri e altrui ma anche un’ampia gamma di animali selvatici feriti. In questa comunità vivacissima ha coltivato la sua passione per il crimine espressa felicemente in thriller che negli Stati Uniti hanno slalato le classifiche del New York Times. I romanzi di Candice Fox sono tradotti in tutto il mondo; in Australia è l’autrice di gialli più amata l’unica ad avere vinto tre volte gli ambiti Ned Kelly Awards.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Marcos Y Marcos.

:: “Vuoto, nulla, vacuità. Il buddhismo e il pensiero moderno”, di Marcus Boon, Eric Cazdyn e Timothy Morton (Ubiliber 2024) a cura di Giulietta Iannone

30 agosto 2024

Vuoto, nulla, vacuità Il buddhismo e il pensiero moderno (Nothing. Three Inquiries in Buddhism, 2015) è un’interessante saggio composto da tre saggi di tre dei più profondi e innovativi filosofi contemporanei le cui ricerche stanno ponendo un ponte, mai così necessario come oggi, tra Occidente e Oriente. Tutti con all’attivo numerose e importanti pubblicazioni Marcus Boon, Eric Cazdyn e Timothy Morton analizzano parallelismi, similitudini e affinità tra il vuoto come categoria essenziale del buddhismo e il vuoto della teoria critica occidentale gettando le basi di un serio confronto tra le due scuole di pensiero e soprattutto analizzando il buddhismo come base fondativa per rileggere la dimensione politica dell’Occidente, cosa che non era mai ancora stata fatta e che costituisce il nucleo innovativo di questa opera decisamente originale e necessaria che va così a colmare questa grave lacuna nel dibattuto filosofico conteporaneo.

Il saggio di Marcus Boon si concentra sulla politica ed esplora la politica buddhista del periodo della Guerra fredda.

I dibattiti teorici su buddhismo e il marxismo sono oggi il prodotto di questa scissione ideologica (il cui esito non sono necessariamente due distinte ideologie, ma la scissione stessa come ideologia), in Asia forse quanto in Europa e in America. E, ancora una volta, è proprio nel divario o nella distanza tra queste due visioni apparentemente opposte che si possono inquadrare le nozioni di comunità e il problema del buddhismo politico nei termini in cui li intende Bataille.

Il saggio di Eric Cazdyn compara e compendia la categoria buddhista di “illuminazione”, quella marxista di “rivoluzione” e quella psicoanalitica di “cura” giungendo alla conclusione che hanno una funzione simile.

Il saggio di Morton infine è un’esplorazione del fenomeno che l’autore chiama buddhafobia, una “paura del buddhismo” o meglio del nulla che caratterizza una delle principali ansie generate dalla modernità.

Questo volume è anche corredato poi da un glossario introduttivo dei termini buddhisti, compilato da Claire Villareal che aiuterà chi non ha dimestichezza con questi termini a seguire le argomentazioni e i dibattiti via via svolti. Traduzione di Andrea Libero Carbone.

Marcus Boon è scrittore, giornalista e professore di Inglese alla York University di Toronto. Eric Cazdyn è professore di Estetica e Politica presso la Uni-versity of Toronto; è anche regista e artista. Timothy Morton è titolare della cattedra “Rita Shea Guffey” di Letteratura Inglese alla Rice University di Houston in Texas.

:: La moglie del becchino di Frédéric Dard (Rizzoli 2024) a cura di Giulietta Iannone

29 agosto 2024

Celebre forse più per le inchieste umoristiche del commissario Sanantonio, Frédéric Dard è anche autore di una serie più che considerevole di romanzi noir che Rizzoli sta meritoriamente pubblicando in italiano tradotti da Elena Cappellini, tra cui l’ultimo La moglie del becchino (Le Pain Des Fossoyeurs, 1956). Protagonista di questo breve romanzo dove trionfa l’amour fou, è Blaise Delange, un parigino senza né arte né parte che si reca in provincia per rispondere a un’inserzione di lavoro da parte di una ditta di caucciù. Arriva tardi, il posto è già stato preso ma all’ufficio postale incontra una donna bellissima e melanconica e se ne innamora. La donna perde il portafogli e l’uomo in un rigurgito di coscienza e onestà, o forse solo per rivedere la donna, decide di non tenersi gli ottomila franchi che contiene, di cui avrebbe disperatamente bisogno, e di riconsegnare il portafogli. Così fa la conoscenza di Germaine Castain, infelice moglie di Achille Castain, il becchino del paese. Colpito da tanta onestà Castain decide di offrirgli un lavoro e così Blaise accetta rimanendo inevitabilmente invischiato nei segreti di quell’improbabile coppia. Dard ha un debole per le belle donne capaci di portare alla rovina uomini sentimentali e inevitabilmente ingenui seppure fondamentalmente poco onesti e anche in questa storia vediamo ripresentato questo schema seppure l’ironia e l’amarezza con cui Dard delinea caratteri e ambienti rende la lettura piacevole e scorrevole. I romanzi di Dard si leggono in fretta e questo non fa differenza. Abbiamo la provincia inquietante e sonnolenta, una coppia mal assortita, e l’ingenuo Blaise Delange come terzo incomodo, innamorato e poi amante di Germaine, la dark lady della storia, una ragazza giovane, bellissima, malinconica forse non raffinata ed elegante ma basta poco arrivata a Parigi per trasformarla in una vera bellezza. A ritroso poi ci si chiede se la bella Germaine ha davvero perso inavvertitamente il portafogli o è stato solo un ingegnoso e diabolico piano per catturare un ingenuo nella sua trappola. I noir non prevedono lieto fine, e anche questo non l’avrà ma è singolare vedere come Dard riesca a far sembrare tutto inevitabile, seppure l’ingiustizia del finale gridi vendetta. Particolare. Da segnalare soprattutto la scena nella tomba quando Blaise tenta di recuperare un cadavere, macabra e nello stesso tempo divertente.

Frédéric Dard (1921-2000) ha iniziato a pubblicare romanzi alla fine degli anni Quaranta e i 175 volumi della serie del commissario San-Antonio sono stati uno dei più grandi successi editoriali francesi della seconda metà del Novecento. Parallelamente, Dard ha scritto numerosi altri romanzi e racconti. Amico di Georges Simenon, come lui autore di una vastissima opera, Dard è considerato tra i più importanti esponenti del noir francese. Per Rizzoli sono usciti: Il montacarichi (2019), I bastardi vanno all’inferno (2021), Gli scellerati (2022), Prato all’inglese (2022) e Negli occhi di Marianne (2023).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’Ufficio Stampa Rizzoli.

:: E cosy sia Antologia del Giallo Mondadori a cura di Patrizia Debicke

20 agosto 2024

Il cosy crime prende ufficialmente cittadinanza tra le pagine del Giallo Mondadori con “E cosy sia”, una raccolta di storie a tinte mystery dense di ironia. Una raccolta di dodici racconti scritti per divertimento da alcune tra le migliore penne italiane del settore.
E quindi largo in rigoroso ordine alfabetico ad Aicardi, Aloisi, Basso, Corciolani, Ingrosso, Morlupi, Paolacci, Pastori, Perna, Regina, Rinaldi, Ronco, Venditto, Venturini.
Con una copertina decisamente sfiziosa, un titolo stuzzicante, un’azzeccata prefazione di Alice Basso (ma se ne poteva dubitare?), dodici racconti destinati ai lettori, due dei quali affidati a coppie di autori , amorevolmente accuditi da Barbara Perna (la mamma, creatrice di Annabella Abbondante) che in più ci regala le sue interviste fatte agli scrittori e le loro brevi biografie. Mica male no?
Ciascuno meriterebbe magari un commento a sé, ma forse meglio lasciare un po’ di suspence in più e stringere, regalando solo qualche assaggino qua le là. Tanto per gradire.
Insomma comincio subito col dire onore al merito per averci risparmiato sangue a fiumi, angoscianti scene da incubo e orripilanti e minuziose descrizioni di delitti. La formula del cosy crime, infatti, fa volentieri a meno dei dettagli cruenti, della tensione o delle location in zone degradate caratteristiche del poliziesco noir. Beh certo direte ma un po’ di morti ci vogliono e anche degli assassini, meglio se da mettere in manette, quando necessario. Tranquilli ci saranno.
Una dimensione dunque il cosy crime tipica spesso delle piccole comunità e della vita di provincia, che si limita a fornire qualche informazione, senza indugiare nel torbido o in morbosi dettagli. Ma con le ambientazioni/scenografie volendo si può sbizzarrirsi e chiunque in teoria può indossare le vesti del detective . E quindi se il caso non ci si fa mancare il più classico vedi: questore, vicequestore, capitano della finanza, tenente dei carabinieri, ispettori e, se si va in trasferta in Francia, il lieutenant, e naturalmente per parità di genere sia al maschile che al femminile, ma anche e perché no chiunque altro, investigatori amatoriali, talvolta coinvolti loro malgrado dai loro conoscenti nella storia fino ad estreme conseguenze e costretti per forza a darsi da fare.
Vi consiglio caldamente di leggere sullo sciopero catanese delle marchette inserito con un salto indietro nel tempo nella Sicilia degli anni Sessanta liberamente tratta da una storia vera… Per poi scoprire come sia bello cambiare orizzonte di continuo, saltellando: da Catania, a Genova, a Roma, a Napoli, a Posillipo, a Bisceglie ecc…fino a Parigi pronti ad ammirare le scintillanti luci della Ville Lumière.. Il tutto, in compagnia di personaggi conosciuti e non, spostandovi con ogni mezzo, magari in crociera, una crociera dai risvolti imprevedibili in cui imparerete persino come può diventare facile liberarsi del peggior cascamorto e convinto seduttore presuntuoso. Sissignori vi muoverete tra discutibili situazioni familiari, personaggi particolari, discorsi spesso irreali ma, garantisco, non dimenticando mai il buon cibo legato alla tradizione, dal Nord alla Sicilia, e dunque tanta buona cucina trasformata spesso in ingrediente indispensabile della trama. Comunque sì, in “E cosy sia” si mangia bene. Anzi benissimo e volendo s’impara persino. Ma oibò detta cucina potrebbe servire, perché no? anche come mezzo per eliminare chi se lo merita. Ci sarebbero addirittura alcuni ingredienti che usati in un certo modo potrebbero diventare pericolosi. Eh già! Ma anche le cose più buone se si esagera.. Insomma ricorderete il detto : il troppo stroppia… Certo e può fare talmente male da uccidere?
E come non parlare dei gatti dai nomi parlanti legati a mostri sacri vedi: Nerouolf e (Mycroft Holmes fratello di Sherlock) della letteratura gialla. E che dire di rimandi ad altri classici del genere …Quali per esempio Assassinio sull’Orient Express. Liti e intrighi, amori, tradimenti, favole (il Mostro del Pantano)… Insomma troveremo un po’ di tutto in dodici storie costellate da indizi e tanta ironia da chi ci sa fare.
Ma non rilassatevi troppo: nonostante il tono leggero e l’ironia, il cosy crime non si risparmia quando si tratta di intrighi e colpi di scena!
Ecco comunque doverosamente a voi l’elenco dei racconti che compaiono nell’antologia:
• “Ultima cena a Parigi” di François Morlupi;
• “Peri Peri” di Maria Elisa Aloisi;
• “Vertigine” di Antonio Paolacci e Paola Ronco;
• “All inclusive” di Cristina Aicardi e Ferdinando Pastori;
• “Morte a km zero” di Nora Venturini;
• “Il Gatto, l’Astice e il Cammello” di Valeria Corciolani;
• “Il caso è risotto – Il giallo del risotto giallo” di Lucia Tilde Ingrosso;
• “La dieta è un delitto” di Serena Venditto;
• “Il Pescatore, il Professore e la Carne Jatta” di Patrizia Rinaldi;
• “Il mostro nel pantano” di Paolo Regina;
• “Cuore di mamma” di Alice Basso;
• “Cozze amare” di Barbara Perna.
Quindi ricapitoliamo : Antologia a cura di Barbara Perna, alla quale si deve anche l’introduzione “L’irresistibile leggerezza del cosy crime”, preceduta dalla prefazione di Alice Basso : “Piccolo manuale di sopravvivenza per amanti del cosy crime”.

:: Addio, Bocca di Rosa di Daniela Piazza (Laurana 2024) a cura di Patrizia Debicke

17 agosto 2024

Il clamore per la tragica vicenda di “La morte non ha rispetto” che aveva sconvolto nell’inverno Celle Ligure tranquilla e ridente cittadina balneare della Riviera di ponente balneare ,della provincia di Savona non si è ancora placato del tutto quando un nuovo caso, estivo stavolta, costringerà il maresciallo Talarico e la sua caparbia “collaboratrice” Annarita Rebagliati a lasciare da parte la lettura degli amati romanzi per andare a ficcare il naso tra i tanti segreti dei cellesi. Un ritorno quindi e un nuovo e imprevedibile caso da risolvere.
Ma partiamo dall’antefatto. Dicevamo Celle, piena estate e uno straordinario evento musicale, una serata organizzata nella piazzetta Raffaele Arecco, vicino al molo. Imperdibile occasione con come principale protagonista la Perfaber, una band che canta e bene cover di Fabrizio De André, amatissimo autore della signora Rebagliati e francamente amato e famoso in tutta Italia e altrove.
Ragion per cui, finita rapidamente la cena, non le resterà che spronare vivacemente la sua bella e intelligente giovane dama di compagnia ucraina per farsi aiutare a vestire con eleganza e uscire di casa prima possibile. Portando uno scialle, saranno anche più di trentacinque gradi, ma non si sa mai.
E a un tale evento non poteva certo mancare come spettatore il maresciallo Antonio Talarico, giovane, piacente e simpatico, arrivato in piazza sia per il piacere di ascoltare buona musica che per garantire ordine, controllo e sicurezza alla serata. Una serata speciale che a giudicare dalla folla in strada, nonostante la calura, stava richiamando oltre ai tanti foresti anche l’intera cittadina. E infatti lasciato al volante della gazzella il vicebrigadiere Carlo Marella, per controllare a distanza la situazione, si era avvicinato al palco.
Il gruppo musicale era di qualità, le canzoni di De Andrè, assolutamente incantatrici tanto che tutti i presenti apparivano rapiti dalla magia della musica e delle poetiche parole del celebre cantautore. Un incanto rotto solo brevemente dalla rumorosa entrata in scena della carrozzella della signora Rebagliati a mo’ di carro da guerra. Ma quando la band aveva intonato il popolarissimo brano Bocca di rosa, accompagnato da tutto il pubblico, sulle parole: “C’era un cartello giallo, con una scritta nera, diceva “addio bocca di rosa con te se ne parte la primavera”… era successo il patatrac. Una ragazza infatti, tale Alice Sanfilippo, arrivata con un folto gruppo di coetanei che si agitavano chiassosi si era accasciata al suolo mentre gli amici gridavano il suo nome. Immaginando un malore provocato dal caldo, la serata era afosa in modo quasi insopportabile, il maresciallo si era avvicinato, mentre la band smetteva di suonare e i militi della Croce Rossa si facevano largo per raccogliere la giovane donna e portarla al Pronto Soccorso . Tutti pensavano che potesse riprendersi ma invece la ragazza morirà addirittura prima di arrivare in ospedale.
A colpire la fantasia della stampa locale, naturalmente già la mattina dopo il fatto balzerà in prima pagina, saranno subito le analogie della vita e delle allegre abitudini della giovane morta, una ragazza molto libera senza legami fissi come la della protagonista di Bocca di rosa, la canzone che veniva eseguita proprio nello stesso momento del suo malore. Si tratta solo di una triste e fatale coincidenza o potrebbe trasformarsi in una accusa? Quale è stata la vera causa della morte di Alice? L’immediato referto medico dell’Ospedale di Savona darà come causa del malore fatale: sovraddosaggio da methil methylene dioxy amfetamina. Ovverosia Ectasy…Ragion per cui sarà indispensabile far intervenire l’antidroga.
La successiva autopsia evidenzierà poi che l’ectasy assunto dalla ragazza era associato a del metafentanyl detto anche Persiano Bianco. Insomma un porcheria all’ennesima potenza. Un mixer fatale. Nuove sostanze oltre la cocaina, fino ad allora lo spauracchio peggiore nella zona, si starebbero facendo largo sulla costa?
In una pletora di potenziali piste, di colpevoli forse improbabili e altri invece possibili, il maresciallo Talarico dovrà portare avanti la sua indagine e risolvere il caso barcamenandosi con le levate di testa della stravagante ma ingegnosa coppia formata da Annarita, padrona che rifiuta ostinatamente di restare fuori dall’inchiesta, e dalla sua riottosa badante…
Ma e soprattutto chinando la testa e destreggiandosi in qualche modo tra l’ira e le continue critiche, pressioni e levate di cappello del magistrato inquirente, il maresciallo dovrà riuscire a trovare il bandolo di un’intricata matassa sullo sfondo di una cittadina apparentemente paradisiaca ma ancora teatro di insospettabili misteri poi, senza farsi sopraffare, anzi coprendo in qualche modo persino le magagne del figlio del dottor Benzi, regalargli addirittura la soluzione del caso su un piatto d’argento assicurando l’omicida alla giustizia.
E ci riuscirà avvalendosi di appoggi inconfessabili, di strampalati intrighi, di apparentemente sconclusionate indagini e di sorprendenti scoperte, come quella sull’ identità di chi ha commesso il delitto, ardita tesi che funziona bene e rimanda i lettori a un indispensabile seguito. Insomma abbiamo un maresciallo del carabinieri da manuale, coadiuvato da un brigadiere locale che ci sa fare, una lucidissima signora Annarita che ama la cucina, la letteratura e si sente finalmente impegnata in qualcosa che la stuzzica abbastanza da farle usare gli apparecchi per l’udito , sostenuta dalla sua badante Elena, coltissima laureata ucraina, costretta dalla guerra nel suo paese ad accettare tutt’altro lavoro. Personaggi da commedia dell’arte molto ben inquadrati e gradevolmente sorretti da un canovaccio dai risvolti comico-mangerecci.
Un romanzo dunque “dove si legge molto e bene” e soprattutto, cosa che non guasta mai, si mangia benissimo.

Daniela Piazza (Savona, 1962) è laureata in Lettere, con specializzazione in Storia dell’Arte. Diplomata in pianoforte, è insegnante di Storia dell’Arte. Ha pubblicato articoli a soggetto storico-artistico prima di esordire con il fortunato romanzo storico Il tempio della luce, edito nel 2012 da Rizzoli e accolto con notevole interesse da stampa e lettori, a cui hanno fatto seguito L’enigma Michelangelo (Rizzoli, 2014), La musica del male (Rizzoli, 2019), Il tempo del giudizio (Rizzoli, 2022), Il bastardo (Altrevoci, 2022), La brigante (Altrevoci, 2023) e il poliziesco La morte non ha rispetto (Laurana, 2022), vincitore nella sezione inediti del Premio NebbiaGialla 2021.