Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Le lacrime di Dio di Fabio Mundadori (Sette chiavi 2024) di Patrizia Debicke

30 settembre 2024

Un titolo decisamente intrigante e un incipit che non lo smentisce.
È la mattina di Natale. Ma quando Andrea Veronesi, un imprenditore, presidente della filiale italiana di Could News, canale satellitare con il miglior trend di crescita negli ultimi cinque anni, si sveglia nel suo letto Anna sua moglie non è sdraiata accanto a lui. Anche sua figlia Martina deve essersi già alzata perché in camera sua il piumino è abbandonato a terra.
E anche al piano di sotto, a pianterreno, non c’è nessuno. Ma dove sono andate le sue donne?
Si direbbe che in casa siano rimasti soltanto lui e il gatto Nemo con i suoi languidi miagolii imploranti cibo. Nel bel salone della sua villa di Marsala, di fronte allo Stagnone e alle sue isole, caldo e accogliente con le sue allegre decorazioni natalizie, dove ha cenato la sera prima, quella della Vigilia con moglie, figlia e il fidanzato della ragazza, tutto sembra come è stato lasciato per andare a dormire… Solo sotto il grande abete scintillante, i pacchi rimasti intonsi e appoggiati là intorno, sono misteriosamente svaniti. Ne resta solo uno nuovo, diverso ? Una scatola color oro con un fiocco verde e un biglietto e sul biglietto il suo nome. Dietro il biglietto una parola che ordina: “aprimi” Ma da quando Veronesi lo farà, la sua vita verrà completamente stravolta e non sarà più la stessa.
E da un momento all’altro l’imprenditore si troverà implicato in una quasi crudele e fantascientifica rincorsa alla James Bond per tentare di salvare la pelle di moglie e figlia. Ma davanti e contro di lui non ci sono dei rapitori qualunque. Non deve confrontarsi con dei dilettanti ma con dei lucidi professionisti che sanno bene dove e come arrivare. E lui deve solo ubbidire passo, passo a ogni loro istruzione, perché la posta in gioco è la vita o la morte delle sue donne. E senza dubbi o indugi perché il tempo a sua disposizione è risicato e non gli lascia alcuna scelta. Ma qualcosa di imprevisto invece rischia di inceppare le sue mosse. Simone, il fidanzato di sua figlia suona alla porta… Le sue incerte e affannose giustificazioni sull’assenza di madre e figlia lo costringeranno ad andarsene ma poi anche a chiedere l’intervento della polizia. Infatti quelle risicate spiegazioni lo spingeranno a recarsi in questura a parlare con la vicequestore Valeria Primavera, ormai vicinissima alla pensione e al suo ispettore Cangemi, di turno e in pista nonostante le festività per la morte per droga di Rosa Schirà, una donna di 39 anni ritrovata priva di vita a casa sua.
Dalla messa in circolazione sul mercato internazionale di una nuova e sconosciuta sostanza sintetica chiamata Le lacrime di Dio anche a Marsala si contano ormai diversi morti solo in nome di quel maledetto business che avvelena le vite e distrugge le esistenze. Una droga spacciata nelle discoteche e che miete soprattutto vittime tra i ragazzi. Ma stavolta hanno per le mani una vittima di diversa età, insomma stranamente fuori target…
Proprio a loro il giovane denuncerà l’accaduto di casa Veronesi per lui molto strano, della scomparsa della sua fidanzata e della madre. Con in più il particolare che Martina, la sua ragazza ha persino lasciato il cellulare a casa….
Un Natale ben presto impressionante per tutti loro perché una tragica scoperta lo trasformerà in un caso da incubo … E il diretto coinvolgimento della polizia, ponendo Veronesi con le spalle al muro, lo costringerà a fuggire.
Ormai è solo un uomo braccato sia dal fidanzato della figlia che dalle forze dell’ordine… Mentre contemporaneamente la sua affannosa corsa contro le lancette dell’orologio verrà da quel momento scandita senza pietà da una sensazionale serie di colpi di scena con la suspence in progressivo crescendo a ogni pagina.
Una storia opaca, no peggio, nera più di una notte senza stelle, con pensieri, atti e reazioni dei diversi personaggi, maschili e femminili imponderabili e in continuo mutamento. Una trama oscura legata a una famiglia che avrebbe dovuto essere felice o addirittura perfetta e invece… Con il male che pare sempre volersi insinuare dappertutto mietendo ohimè anche vittime innocenti. E magari pronto a impedire alla vicequestore Valeria Primavera di concludere davvero a Marsala la sua carriera di poliziotta?
Ma il male non guarda in faccia a nessuno e si dice a ragione: nero come il male.
Mentre invece solare e luminosissima, risulta la splendida ambientazione siciliana arricchita dalla presenza di quel posto magico, rappresentato dalla laguna che si estende davanti alla costa, quella che tutti a Marsala conoscono come “lo Stagnone.
Un thriller intrigante, redatto con una scrittura chiara e lineare dotata di uno stile privo di sbavature ma sempre completo e preciso nei particolari.

Fabio Mundadori è nato nel 1966 e vive a Latina, dove si occupa di sicurezza informatica. Scrittore di gialli, thriller, noir e testi fantascientifici, nel 2008 ha vinto “Giallolatino” e nel 2011 “Garfagnana in giallo”. Condirettore del premio letterario, è anche direttore artistico di “NeRoma Noir Festival” e collabora alla Staffetta di Scrittura di BiMed. Per Puntozip conduce la video rivista “ENTERPRISE”, dedicata al mondo della fantascienza. Da gennaio 2024 cura la rubrica La parola al male all’interno del programma Tra il dire e il male in onda sul canale nazionale Cusano Italia TV. Dal 2010 a oggi ha all’attivo la sua antologia personale d’esordio, quattro romanzi e numerosi racconti pubblicati in varie antologie. Le lacrime di Dio è la prima avventura della vicequestore Valeria Primavera.

:: Naufragio di Enrico Pandiani (Rizzoli 2024) a cura di Valerio Calzolaio

30 settembre 2024

Torino. Febbraio – marzo 2024. Abdel sta osservando e controllando con goduria una Alvis TD21 del 1963, seconda serie con freni a disco; dopo un’accorta trattativa la compra per ventiduemila euro, cinquemila in meno del tetto che si era prefissato. Sale a bordo per portarla a sistemare nella propria officina e, uscendo, riconosce la figura del Numero Uno, cappotto grigio di taglio classico e consueta lobbia sul capo. Lo scaltro vecchietto vuole parlargli, ha un incarico per i quattro della banda Ventura: il vissuto attempato marsigliese Max Ventura, che ora gestisce insieme alla compagna Federica un buon ristorante popolare (aperto a tutti coloro che hanno i soldi per pagare e pure a chi non ce li ha); la magnifica malgascia Sanda, socia di una palestra di arti marziali; la malinconica alsaziana Victoria, che si sta ricostruendo una vita da infermiera, con la figlia e con la splendida compagna poliziotta Elettra; e appunto il vissuto kabilo algerino Abdel, che possiede un’officina di auto d’epoca. Tutti e quattro nacquero in realtà con altri nomi e cognomi, sono ex detenuti francesi, scappati, latitanti e fuggiti in Italia da quasi venti anni. Numero Uno, per non denunciarli, li ha convinti a lavorare per lui, coinvolti in pericolose avventure con mille sfaccettature internazionali; questa è la terza, tre mesi dopo la precedente; protestano ma sono costretti ad accettare. Devono indagare su un naufragio di un mese prima sul Lago Maggiore: a bordo c’erano dieci ricchi amici, pure inglesi e tedeschi, e ci furono quattro vittime fra cui una contessa italiana ancora dispersa. Un po’ tutti risultavano proprietari, collezionisti o commercianti di preziose auto d’epoca e vi sono varie questioni che non convincono nella vicenda, anche se la bufera meteo è certificata.

L’ottimo grafico editoriale, illustratore, sceneggiatore e scrittore Enrico Pandiani (Torino, 1956, primo noir nel 2009) ha vinto il Premio Scerbanenco 2022 con il primo romanzo della nuova serie (introdotta accanto a quelle Les Italiens e Zara Bosdaves), intitolato “Fuoco”. I quattro protagonisti piacciono e anche questa storia è godibile, un giallo hard-boiled narrato in terza persona varia (talora su altri personaggi, non solo i “buoni”), attraverso quasi una cinquantina di capitoli il cui titolo è anche l’ultima frase di ogni testo. Continua ovviamente pure la storia parallela commissionata dall’avvocato Teodoro (amico di Max e Abdel) per “rendere migliore la vita di un gruppo di persone”; qui seguiamo Lamberti (attraverso quattro capitoli) in Albania, Belgio e Francia per affrontare un’inchiesta su alcuni omicidi avvenuti dieci anni prima nelle Ardenne, era stata sgominata una pessima crudele banda che rapiva ragazzini per il traffico di organi. Per il naufragio attuale (da cui il titolo) si va da giovedì 22 febbraio a martedì 19 marzo 2024, con frequenti inevitabili incursioni nell’intera regione Piemonte, soprattutto dalle parti di Stresa e dell’affascinante Lago Maggiore, il secondo italiano per superficie dopo quello di Garda. Innumerevoli le vetture storiche citate, lo scomparso conte Murazzano di Salignon aveva nell’immensa rimessa della villa, fra le altre, l’Aston Martin stile Bond e la Jaguar stile Diabolik, un Maggiolino Volkswagen del 1950 e un’antica rossa Ferrari. Inoltre, si scopre che da qualche parte potrebbe anche esserci una Mercedes d’incommensurabile valore. A Reims si chiacchiera degustando Pommery cuvée Louise 2004. Casualmente, la radio trasmette spesso canzoni appropriate con le contingenze, come Fortunate Son dei Credence Clearwater Revival o Anywhere on This Road di Lhasa De Sela.

Enrico Pandiani ha esordito nel 2009 con Les Italiens, primo romanzo dell’omonima serie poliziesca, di cui tutti i titoli sono disponibili in BUR, insieme a quelli che compongono la serie di Zara Bosdaves. Con questo romanzo – vincitore del premio Scerbanenco 2022 – si apre la saga della banda Ventura.

:: “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura”, Joe e Grace Commoner Grace Commoner (Dialoghi) A cura di Viviana Filippini

30 settembre 2024

Metello è il ragazzino protagonista di “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” di Joe e Grace Commoner, edito da Dialoghi.  Metello è buono, buffo e anche un po’ impacciato e pure tanto timido. Per tutte queste ragioni il bulletto della scuola Marcus non esita prenderlo di mira come bersaglio dei suoi scherzi. Stanco dei soliti attacchi,  e dopo l’ennesimo sberleffo subito, Metello va al parco dove sta bene e in pace,  perché per lui è un luogoche lo ripara e protegge. Metello è lì intento a fare delle fotografie quando tutto cambia all’improvviso e lui si trova nel fantastico Mondo dell’Apparenza. Una dimensione nuova, sconosciuta dove il ragazzino non sa come muoversi, ma ad aiutarlo ci saranno un satiro e un paperiglio, che lo condurranno alla scoperta del mondo misterioso e purtroppo colpito da una maledizione. Solo chi riuscirà a richiamare  in vita la Magia Pura potrà riportare la pace e Metello si ritroverà ad affrontare una serie di peripezie e prove che non solo avranno conseguenze per il  Mondo dell’Apparenza , ma anche per quello del protagonista. Metello nato dalla penna del due Commoner si muove quindi in un mondo pieno di avventure e in un’atmosfera fantasy, che forse solo fantasy non è. Infatti, ad un’ attenta lettura questo personaggio narrativo contemporaneo vive un percorso che ricalca i classici passi del  “viaggio dell’eroe”, dove oltre al viaggio fisico, c’è un pellegrinaggio più profondo che porta Metello, quando è nell’altra dimensione, quella del Mondo dell’Apparenza, a vivere un percorso di  ricerca del proprio io e della comprensione delle emozioni che vivono nel proprio animo.  A tal fine “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” di Joe e Grace Commoner, oltre ad essere un fantasy può essere interpretato come un vero e proprio romanzo di formazione, perché tutte le avventure vissute da Metello, tutte le prove da lui superate lo porteranno ad essere un ragazzino  con maggiore fiducia in se stesso e diverso qua quello che si incontra nelle prime pagine. “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura”  ha un doppio fine quindi, uno è quello di aiutare i giovani lettori a trovare e a far crescere la fiducia in loro stessi e, allo stesso tempo, il libro vuole aiutare i ragazzi meno fortunati di Migoli (Tanzania), luogo dove l’autore ha avuto esperienze che hanno lasciato un segno profondo in lui.

Joe Commoner ha esordito nel 2005 con la fiaba “Blue Sky e l’ingannevole Mondo dell’Apparenza”.

Grace Commoner è alla prima esperienza come scrittrice: ha conosciuto Joe nel 2017 e dal comune interesse per il genere fantasy è nata l’idea di scrivere insieme il nuovo libro della saga di Blue Sky.

Source: inviato dall’autore.

:: Intrigo a Shanghai di Xiao Bai (Sellerio, 2013) a cura di Giulietta Iannone

28 settembre 2024

Cina inizio anni ’30. Shanghai è un porto franco diviso in tre settori: la città cinese, la Concessione internazionale, la Concessione francese. I giapponesi sono all’orizzonte, dopo aver invaso la Manciuria, terra natale dell’antica dinastia Qing, si apprestano a occupare la Cina del sud, tra cui nel 1937 il porto di Shanghai crocevia di traffici, più o meno leciti, di genti di ogni nazionalità, e soprattutto di spie. Questo lo scenario in cui è ambientato Intrigo a Shanghai di Xiao Bai, un elegante noir con derive spionistiche, edito da Sellerio e tradotto dal cinese da Paolo Magagnin (titolo originale: Zu Jie). Una storia di spie, dicevamo, intente a fare il doppio, se non il triplo doppio gioco, in cui si muove il protagonista Xiao Xue, un uomo tra due mondi, di padre francese e madre cinese, che vive scattando fotografie e vendendole ai giornali. Un giorno arriva a Shanghai a bordo del piroscafo Paul Lécat in compagnia della sua amante, Therese Irxmayer, un’ebrea russa dalle frequentazioni ambigue e pericolose. Con loro Cao Zhengwu, alto funzionario del partito nazionalista cinese con sua moglie Leng Xiaoman, ex rivoluzionaria. Cao Zhengwu cade vittima di un attentato e da qui in poi si dipana una storia violenta e pericolosa, drammatiche le scene dell’arresto di Xiao Xue, e delle torture con la testa in un secchio di metallo. Tutti vogliono informazioni, e non tutti dicono la verità. Tra comunisti e nazionalisti la partita è aperta, e i traffici d’armi rendono ben chiara la guerra all’orizzonte. Xiao Xue è in fondo un sentimentale, ama due donne e fa il doppio gioco per sopravvivere in un mondo corrotto e spietato dove ognuno pensa solo ai suoi interessi e a trovare il modo di arricchirsi e sopravvivere. Certo c’è anche un velo di idealismo, ma è la lotta per il potere che dirige le fila di questo noir complesso per le varie angolazioni in cui è narrato e per il sorprendente numero di nomi diversi dei personaggi che creano un affresco dettagliato e ben documantato del periodo. Un noir di atmosfera, in cui Xiao Bai si perde in tante trame e sottotrame, descrizioni dettagliate e zoom quasi cinematografici. Non di semplice lettura, ma interessante.

Xiao Bai è lo pseudonimo, assunto per motivi non politici, di un quarantenne di Shanghai che dopo aver scritto su blog e riviste ha pubblicato saggi e il romanzo Game point.

:: Takeko – Storia di una samurai di Daniele Cellamare (Les Flaneurs Edizioni, 2024) a cura di Giulietta Iannone

27 settembre 2024

Takeko annuì con la testa, adesso iniziava a capire. Quindi alcuni domini erano favorevoli allo shogun e altri si erano schierati con l’imperatore Komei, che voleva abolire lo shogunato e portare il Paese verso la modernità senza l’aiuto degli stranieri.

Siamo a metà ottocento, le potenze occidentali con le loro cannoniere incombono all’orizzonte e il Giappone si trova in bilico: cedere alle spinte verso la modernizzazione dettate dall’imperialismo occidentale o rimanere saldamente ancorato alle antiche tradizioni? Le potenze occidentali, soprattutto Inghilterra e Stati Uniti, puntando all’apertura dei porti per incentivare i commerci e gli scambi non vogliono solo questo ma anche cambiare il tessuto stesso sociale di un paese antico in cui la figura del samurai e dello shōgun (una sorta di generale ma con qual cosa in più ) sono i difensori e depositari di queste tradizioni che non comprendono solo il bushido (codice di comportamento simile al codice cavalleresco occidentale) e l’arte del combattimento, ma lo studio dei testi antichi e sacri, la poesia, la calligrafia, la pittura, la cerimonia del te. Takeko, figlia primogenita del celebre samurai Nakano Heinai ha solo quattordici anni quando riceve dal padre la naginata (si pronuncia naghinata), la spada ricurva con cui difendere l’onore del suo clan. Come la celebre Tomoe Gozen, la grande condottiera della guerra Genpei, addestrata nelle arti marziali e armata di naginata e di kaiken, il piccolo pugnale riposto in una tasca del kimono per difesa personale oppure, in caso di suicidio rituale jigai, per recidersi le vene della parte sinistra del collo. Takeko vede addensarsi scure nubi all’orizzonte e istruita anche dalla madre, anch’essa figlia di samurai, si dedica a eccellere oltre che negli studi anche nella difesa dello shōgun Tokugawa Yoshinobu.

Avvolte da questo spettacolo inebriante di colori delicati e di antichi profumi, le due sorelle passeggiarono a lungo nel giardino costeggiando il piccolo torrente che lo attraversava. Immersa nella pace incantata di quello spettacolo, a Takeko tornarono alla mente le parole di sua madre, quando le aveva spiegato che il fiore di ciliegio era strettamente legato al Bushido, l’antico codice dei samurai che incarnava le doti del guerriero: la purezza, la lealtà, l’onestà e il coraggio. Un fiore sacro che appariva sulla terra solo una decina di giorni all’anno prima di sfiorire, un regalo degli dèi per ricordare ai mortali la brevità e la bellezza della vita.

Personaggio storicamente esistito Nakano Takeko è la protagonista del romanzo storico Takeko – Storia di una samurai del professor Daniele Cellamare edito da Les Flaneurs Edizioni. Forse è meno conosciuto il fatto che ci fossero samurai donna, qui in Occidente si ha un po’ l’idea che la casta dei samurai fosse prerogativa maschile, per cui è interessante leggere questo libro che indaga su una figura storica che eccelse tra i tanti samurai, si stima che con la sua naginata uccise più di 200 samurai, e si distinse per coraggio, abilità e valore nella battaglia di Azu. Il romanzo di Cellamare è molto interessante per i dettagli storici e sulla cultura giapponese, tutti accurati e documentati, è apprezzabile il grande lavoro di ricerca, e per l’indagine psicologica di una figura di spicco della storia giapponese. La difesa dell’onore, l’amore per la natura, il rispetto per le tradizioni sono tutte caratteristiche intrinseche nello spirito del Giappone antico e moderno, ed emergono da questo libro, molto dettagliato, e soprattutto ben scritto, in cui non manca anche un’appassionata storia d’amore tra Takeko e il giovane Nakamura Yakumo, ma sarà lui il temibile ninja al servizio dei clan rivali? Takeko non solo fu una guerriera valorosa ma insegnò anche l’arte della spada ad altre donne e ai soldati dell’esercito, tramandando un’arte importante per comprendere lo spirito del Giappone in cui l’onore proprio e del proprio clan venivano prima dell’amore stesso per la vita. Cellamare con una scrittura sempre misurata, competente, e attenta ai dettagli, scrive un libro piacevole da leggere e appassionante. Una lettura consigliata.

Daniele   Cellamare    (1952)   è   stato   docente   presso   la facoltà   di   Scienze   Politiche   della   Sapienza   di   Roma   e presso il Centro Alti Studi per la Difesa. È stato direttore dell’Istituto Studi Ricerche e Informazioni della Difesa. Ha collaborato con emittenti televisive nazionali e con diverse testate nazionali e straniere. Attualmente è consulente per le   attività   culturali   dell’Agenzia   Generale   Treccani   di Roma   ed   è   responsabile   del   gruppo   di   analisti   “Doctis Ardua”   per   la   stesura   di   saggi   di   carattere   geopolitico.
Appassionato di studi sulla Storia Militare, ha pubblicato diversi romanzi storici: La Carica di Balaklava,   Gli Ussari Alati ,  Il   drago   di   Sua   Maestà,   Gli   artigli   della   Corona,  Delitto a Dogali e  La fortezza di Dio.

:: Marsiglia 1937 di Shanmei, recensione di Patrizia Debicke

26 settembre 2024

Con un linguaggio scarno ed essenziale, Shanmei ci narra una coinvolgente storia di malavita, perdizione, tradimenti ma che lascia intravedere anche la luce di una possibile redenzione ambientata a Marsiglia fine anni 37’ quando già i peggiori istinti del nazismo avevano cominciato a bussare alle porte delle coscienze Europee.

Una storia infatti collocata in Francia a due anni dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, un periodo particolare in cui si guardava con invidia e ammirazione al di là dell’Oceano e si osannavano il jazz, la musica americana, le loro abitudini, ignorando volutamente i loro difetti.

Marsiglia, ove “Il milieu”, nome attribuito alla criminalità locale, era molto attivo, specie nella vecchia città con i suoi vicoli malfamati, era chiamata anche “la Chicago francese”. Punto di raccolta privilegiato della criminalità, con le sue case, i suoi locali equivoci e il suo porto: punto di attracco per ogni genere di traffici irregolari, ma anche punto di partenza per tanti poveretti costretti a cercare un possibile futuro in America.

Protagonisti della trama André e Marie, lui ex detenuto che ha scontato cinque anni a Tolone, oggi padrone di un ristorante a Marsiglia e lei assunta come guardarobiera. Sarà vero amore il loro?

Ma come potranno viverlo alla luce del sole con in ballo la preparazione del grosso colpo destinato a cambiare il destino di Andrè ma sotto la spada di Damocle brandita della sua vendicativa vecchia fiamma, la cantante Jojo che si esibisce nel locale attiguo, e dall’ispettore Marchal con un vecchio conto tra loro rimasto in sospeso?

Un raccontare che rimanda con dovizia di particolari alle polverose immagini delle vecchie pellicole francesi anni 30, interpretate da grandi attori, giganti della cinematografia mondiale quali Jean Gabin, Michel Simon Jean Renoir e Michèle Morgan.

:: Dodici cavalli di Anne Holt (Einaudi 2024) a cura di Valerio Calzolaio

25 settembre 2024

Oslo. Febbraio e marzo 2022. Sabato 12 marzo la dolce Nefis se ne va da casa con la figlia diciottenne Ida, sbattendo la porta, non ne può più della moglie Hanne. Tutto era cominciato un paio di settimane prima, quando avevano a cena due cari amici: il timido ispettore Henrik Holme e la giovane redattrice Ebba Braut. Lui, 35enne laborioso competente meticoloso, era stato incredibilmente sospeso per l’accusa di un presunto casuale contatto sessuale e, senza incarico, si stava interessando al caso della 23enne Vilde, suicidatasi improvvisamente (della quale si era invaghito senza dirlo a nessuno, come al solito). Ebba, bionda snella carina, aveva appena saputo di essere incinta pur essendo andata a letto l’ultima volta con un uomo ben due anni prima e si sta comunque occupando del manoscritto consegnatole a mano da un poeta eremita. Nefis aveva cucinato benissimo ma la moglie si era mostrata inopportuna con gli ospiti, preoccupati e desiderosi di dire, alla fine imbronciati. Nei giorni successivi Henrik aveva scoperto che pure Vilde era incinta all’insaputa di tutti, senza aver avuto rapporti sessuali, ancora vergine. Provando a indagare, aveva chiamato insistentemente Hanne senza risposta, poi è stato ucciso. Da quasi diciannove anni la 62enne Hanne Hammo Wilhelmsen è su una sedia a rotelle, tappata in casa, sempre più ombrosa e insopportabile. Prima che un proiettile le tranciasse il midollo spinale, era stata brava poliziotta per oltre un ventennio: suo malgrado si trova a indagare, si fa aiutare anche da Emma, Ida e dalla recluta Marius; non si accanisce solo fa per affrontare in qualche modo il senso di colpa e la sofferta attesa che Nefis possa ricomparire prima o poi; è quello il suo mestiere e non smette mai di studiare, legge compara riflette. Capisce che c’è un gruppo che mette incinta donne alla loro insaputa: come accidenti fanno e quanto sono pericolosi?

La grande scrittrice norvegese Anne Holt (1958), laureata in legge, giornalista dal 1984, avvocato dal 1994, ministro nazionale della giustizia nel biennio 1996-97, ha pubblicato ora il dodicesimo bel romanzo della serie iniziata trenta anni prima, nel 1993. Nel frattempo ha scritto pure tanto altro, di genere e non solo, seriale e non solo, anche diverso dalla fiction. Considera il movente il buco della serratura dell’atto criminale, l’indagine serve a capire le connessioni, ben diverse dalle casualità. L’amata protagonista ha maturato quasi il peggior carattere di eroe seriale che si ricordi. Innamorate al primo sguardo (si erano incontrate in una piazza a Verona), sta insieme con Nefis dal 1999, ma questa volta la moglie è proprio stufa, nel prologo. La prima parte racconta le due settimane precedenti e arriva al ritrovamento del cadavere dell’amico ispettore, che per un decennio era stato il tramite per tanti casi, lui sempre gentile e premuroso, definibile quasi come incel (bloccato nei rapporti con le donne, “vergine”), pur mai violento o con fantasie violente (come invece il gruppo su cui si sviluppano le indagini). La lunga seconda e ultima parte è appunto “la caccia” e il titolo viene evocato attraverso poesie e tatuaggi con riferimento a “dodici cavalli”. La tenace Hanne si sforza di dare il massimo, abbandonata e abbastanza isolata, trovando un discreto rapporto con il 58enne capitano capo Odin Gammelgård. Emma ha due “giallisti” nella scuderia (così giustamente recita la traduzione italiana). L’appena maggiorenne Ida spiega che gli uomini “pensano che vogliamo solo i maschi belli e attraenti quando in realtà sarebbe già d’aiuto se si … facessero la doccia. E fossero gentili. Interessanti … Mostrassero affetto e senso dell’umorismo …”. Hanne preferisce il rosso e offre Barbera all’ospite. Ida sceglie Let It Be in chiesa, era stato Henrik a insegnarle ad amare i Beatles, e Hanne si commuove.

Anne Holt (1958), avvocato, giornalista e dal 1996 al 1997 ministro della Giustizia norvegese, è una delle piú importanti scrittrici di gialli scandinavi. Le sue due serie, quella incentrata sui detective Johanne Vik e Yngvar Stubø, nonché quella con protagonista l’ispettore di polizia Hanne Wilhelmsen, hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. Della prima serie Einaudi Stile Libero ha già pubblicato Quello che ti meriti, Non deve accadere, La porta chiusa, La paura e Il presagio; della seconda, La dea cieca , vincitore del Premio Riverton per il miglior giallo norvegese dell’anno, La vendetta, L’unico figlio, Nella tana dei lupi, Il ricatto, La ricetta dell’assassino, Quale verità, Quota 1222, La minaccia, La condanna, Il manoscritto e Dodici cavalli. Con La pista,La tormenta e Lo sparo ha preso il via una nuova avvincente serie gialla, con protagonista l’avvocata Selma Falck.

:: Dal libro al cinema: L’amante di Marguerite Duras a cura di Giulietta Iannone

24 settembre 2024
THE LOVER, (aka L’AMANT), Jane March, Tony Leung, 1992, (c) MGM

Fedele trasposizione in immagini del bellissimo romanzo di Marguerite Duras, L’amante diretto nel 1992 da Jean Jacques Annuad e interpretato da Jane March e Tony Leung Ka Fai è una sorta di tributo al genio letterario della Duras (sebbene la scrittrice l’abbia sempre contestato) che nel suo breve romanzo semi autobiografico ci descrive il suo primo amore nell’Indocina francese della fine degli anni ’20. Che si tratti d’amore, anche da parte della ragazza, sia nel libro, che soprattutto nel film, si scoprirà alla fine quando la vita li separa, lei torna in Francia e lui per mancanza di coraggio, (è un debole non può vivere senza i soldi di suo padre) sposa come tradizione una donna ricca come lui. A incombere su questo amore, che per il cinese è autentico e manifesto, (non ha mai sofferto tanto per una donna), è il denaro, più che la differenza etnica, o la differenza di età (lei è minorenne se denunciato dalla famiglia di lei rischierebbe un processo e il carcere). Ma la ragazza che pur essendo in miseria, dopo la morte del padre e gli investimenti sbagliati della madre che insegna nella scuola rurale di Sadec, è sempre una bianca, (i cinesi per quanto ricchi, secondo le rigide convenzioni sociali del tempo, non possono avere relazioni con donne bianche a parte le prostitute francesi), non comprende subito che ciò che prova per il cinese è amore, crede che il suo interesse per lui sia legato solo al suo denaro, che la gretta famiglia di lei ricava dalla relazione, sfruttando la ragazza. Nel film il personaggio della madre, molto amato dalla ragazza, diventa quasi epico nel suo crescere tre figli da sola ed ergersi contro forze che la sovrastano, e solo alla fine la donna rivaluta l’amante della figlia apprezzandone la generosità e la discrezione. L’erotismo patinato, meno incisivo che nel libro molto più graffiante, ne fa un incontro di corpi sì, perchè è resta un amore carnale, che tende però a una spiritualità impalpabile e remota. E’ un incontro anche di anime, specie nelle confessioni reciproche che si fanno o di quando lei gli dice che vuole diventare scrittrice contro la volontà della madre che la sogna professoressa di matematica per guadagnare. Mai il cinese (di cui nè nel libro, nè nel romanzo sapremo mai il nome, nè tra l’altro quello della ragazza), tratta la ragazza da prostituta, anche nelle scene più violente, o quando glielo dice; la sua estrema miseria è per lui solo una leva per farsi amare da una bianca se no irraggiungibile, da cui pensa tra l’altro non sarà mai amato se non per i suoi soldi. Ma la ragazza si accorge di amarlo veramente quando lo perde. Il dolore che prova le rivela l’intensità di questo sentimento così profondo da sopravvivere alla guerra, ai matrimoni, ai figli, ai divorzi, al successo letterario, alla morte. Jeanne Moreau legge, nella versione originale recitata in inglese, stralci del libro e molto spesso i personaggi dicono le identiche parole scritte nel romanzo a sottolineare l’opera di ricalco e fedeltà al testo. Stupendi gli scenari, la foce del fiume Mekong, le vie trafficate di Saigon, gli scorci della scuola rurale. La pioggia, il sudore, la polvere, il senso di decomposizione e rovina, che sporca la perfezione della fotografia di Robert Fraisse, cadenzata dalle musiche di Gabriel Yared, rendono il film un’ottima prova autoriale nella filmografia di Jean Jacques Annuad. Forse diverso da come l’avrebbe immaginato la Duras ma non per questo meno significativo.

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:: L’amante di Marguerite Duras (Feltrinelli, 1985) a cura di Giulietta Iannone

19 settembre 2024

Tutto ha origine da un incontro tra un ricco ed elegante giovane cinese e una ragazza francese sul ponte di un traghetto che naviga sul fiume Mekong, in direzione di Saigon. Lui fa parte di quella minoranza di finanzieri Cinesi che posseggono tutti gli edifici popolari della colonia. È lui che passava il Mekong quel giorno, in direzione di Saigon. Torna da Parigi, due anni passati in Francia. Rimpiange Parigi, le adorabili parigine, le cene, le feste, la Coupole, la Rotonde, preferisce la Rotonde, i locali notturni, quei due anni di vita “stupenda”. Lei è una graziosa quindicenne, con le trecce, un cappello da uomo e scarpe da sera di lamé, affacciata mollemente al parapetto. Lui le offre un passaggio e iniziano a parlare e successivamente ne diviene l’amante. Così inizia L’amante di Marguerite Duras, breve romanzo, in parte autobiografico, edito in Francia nel 1984, premio Goncourt. La storia di un amore proibito nell’Indocina degli anni ’30, oltre che per la giovanissima età della ragazza, per la differenza etnica e soprattutto la grande differenza sociale. Lei è povera quasi in miseria, lui è l’erede di una grande fortuna. A dividerli inoltre la ferma volontà del padre di lui (c’è un matrimonio combinato all’orizzonte, come era tradizione nella comunità cinese), e l’avidità della famiglia di lei che spera di trarne profitto. La storia d’amore oltre a essere il filo narrativo della storia si alterna con varie vicende della vita scolastica e familiare della ragazza. Romanzo raffinato e sensuale, anche con alcune sfumature erotiche, L’amante è una storia di passioni contrastanti, che evidenzia quanto sia difficile abbandonarsi all’amore senza preconcetti. La Duras prova nostalgia e tenerezza per la sé ragazzina e deve ammettere che quell’amore l’ha cambiata sebbene fatichi ad accettare anche con sé stessa che era ricambiato. La prosa frammentaria è utilizzata per descrivere la difficoltà di ritornare a quel periodo e far emergere i ricordi in una prosa semplice e scevra ma ricca di pathos. Lo stile è evocativo, e alterna il flusso di pensieri della protagonista con narrazioni più oggettive in cui traspare in filigrana il dolore e l’oppressione che caratterizzano la sua infanzia e la sua prima adolescenza. Ma lei è sempre una bianca in un impero coloniale in lenta decadenza ma ancora fermamente conscio dei suoi privilegi. Solo nel letto che condividono, abbandonandosi al piacere e all’intimità, circondati dal frastuono della via furori dalle persiane, le barriere scompaiono e si trovano a essere solo un uomo e una donna senza sovrastrutture o senso di superiorità. E mentre lei sciupa, disprezza e umilia questo amore solo al momento della separazione deve ammettere che è vero e autentico e in un certo senso continuerà nel tempo sopravvivendo alla guerra, ai matrimoni, ai figli, ai divorzi, al successo letterario, alla morte. Ci sarà un seguito L’amante della Cina del nord che riprende le tematiche di questo libro ma non con la stessa poesia e grazia. Interessante quindi solo per motivi di studio.

Marguerite Duras (Saigon, 1914 ˗ Parigi, 1996) ha vissuto nell’Indocina francese (l’attuale Vietnam) fino a diciotto anni. Rientrata in Francia nel 1932, ha preso parte alla Resistenza e ha militato nel dopoguerra nelle file del Pcf da cui è stata espulsa come dissidente nel 1950. Oltre a numerose opere narrative, ha scritto sceneggiature per il cinema e ha diretto diversi film, tra cui India Song (1974) e Les enfants (1984). Con Feltrinelli ha pubblicato: L’amante (1985, vincitore del premio Goncourt nel 1984; audiolibro Emons-Feltrinelli letto da Licia Maglietta, 2010), Il dolore (1985), Moderato cantabile (1986), Il viceconsole (1986), Testi segreti (1987), Occhi blu, capelli neri (1987), La vita materiale (1988), Emily L. (1988), Il rapimento di Lol V. Stein (1989), Giornate intere fra gli alberi (1989), La pioggia d’estate (1990), Il marinaio di Gibilterra (1991), L’amante della Cina del Nord (1992), Yann Andréa Steiner (1993), Scrivere (1994), La vita tranquilla (1996) e Quaderni della guerra e altri testi (2008).

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:: La gentile di Roberta Lepri (Voland 2024) a cura di Giulietta Iannone

15 settembre 2024

Alice Hallgarten, personaggio realmente esistito di cui a giugno si è festeggiato il 150° anniversario dalla nascita, è al centro del nuovo romanzo storico di Roberta Lepri, dal titolo La gentile, edito da Voland. Alice Hallgarten nacque a New York il 23 giugno del 1874 da una ricca coppia di ebrei askenaziti d’origine tedesca, dediti a opere filantropiche e di assistenza che giudicavano giusto usare i loro soldi anche per fare del bene al prossimo. E sopprattutto che pensavano che anche le donne possono lavorare, guadagnare ed essere indipendenti. Anche Alice erediterà questa caratteristica di famiglia e quando arriva in Italia incontra e sposa il barone Leopoldo Franchetti, anche lui ebreo ma di origine sefardita, grande latifondista e deputato del Regno molto più anziano di lei, proprietario di centinaia di ettari di terre nell’alta valle del Tevere ed esperto della questione meridionale italiana, e lo convincerà a sovvenzionare una scuola gratuita per i figli dei contadini, certa che dall’istruzione e dal lavoro nasce l’emancipazione e il miglioramento sociale, sollievo dal degrado e lo sfruttamento. Da qui la storia della Lepri ci fa conoscere Ester, povera figlia di ebrei convertiti, giudea per metà, ma la cosa doveva restare segreta, la “gentile” del titolo che prova dolore per la compassione che la baronessa le tributa. Ester sogna di diventare insegnante e abbandonare così la dura e faticosa vita della servitù e dei campi, ma nulla andrà come previsto: Ester lascia la scuola, ormai sa leggere, scrivere, fare di conto e ha un lavoro, l’ombrellaia, l’ombrellaia più brava dell’Umbria come diceva suo padre e si sposa. Alice e cagionevole di salute ma non si arrende alla malattia e per combatterla si occupa del lavoro femminile, le donne hanno il loro libretto di lavoro, e vengono pagate. Hanno un libretto di risparmio alla Cassa di Risparmio di Perugia e sono autonome e indipendenti dai mariti. Poi il progetto della Tela Umbra l’appassiona, tessuti pregiati che faranno dell’Umbria un centro di sviluppo. Ma la salute di Alice peggiora e ben presto muore lasciando Ester in balia di forze più grandi di lei. Amore e odio, speranza e tragedia, sono le forze telluriche che muovono le sorti dei personaggi, oltre all’uneluttabilità del destino e i limiti della filantropia, che ben poco può contro strutture sociali antiquate e che premiano solo il più economicamente forte. Un romanzo colto, appassionato, scritto con una lingua felice, dalla sicura struttura narrativa. Femminista nello spirito e combattivo. Roberta Lepri è brava ed è riuscita a scrivere un romanzo che non è un’agiografia dell’Hallgarten, ma nello stesso tempo aiuta a capire tematiche sociali e politiche importanti, moderne ancora oggi. Alice Hallgarten morì nel 1911 a soli 37 anni. Il marito non le sopravvisse e si uccise lasciando tutte le sue ingenti ricchezze, con annesse la scuola e il laboratorio tessile, ai contadini che lavoravano le sue terre.

ROBERTA LEPRI nata a Città di Castello nel 1965, vive in Maremma. Dal 2003, ha scritto dieci romanzi e una raccolta di racconti. Con Voland ha pubblicato Hai presente Liam Neeson? (2021) e Dna chef (2023), vincitore del Premio Letterario Chianti 2024.

:: L’ultima strega. Una storia vera dalla Calabria del XVIII secolo, Emanuela Bianchi (Oligo editore 2024) a cura di Viviana Filippini

15 settembre 2024

Quanto possono fare male il pregiudizio, il pettegolezzo della gente verso una persona? Possono fare tanto da metterne a rischio la vita? Ebbene sì, e qualcosa di simile accadde in Calabria nella seconda metà del 1700, quando Cecilia Faragò venne accusata di essere una strega. A raccontarci la sua storia in “L’ultima strega. Una storia  vera dalla Calabria del XVIII secolo” ci pensa Emanuela Bianchi, con prefazione di Roberto Alessandrini, nel libro pubblicato da Oligo Editore. Cecilia Faragò, vedova e analfabeta, venne ingiustamente accusata di essere una strega e di aver provocato la morte del parroco e non solo.  A darle il tormento due preti interessati ad appropiarsi dei suoi beni che la accusano di essere una maga, fattucchiera e di usare le erbe per fare cose strane. I due religiosi sono davvero pronti a tutto, pure a mentire, pur di ottenere ciò che vogliono. Così, come altri cittadini che lanciano -come leggerete- accuse ingiuste alla Faragò, nate dal pettegolezzo e che gravano poi in modo concreto sulla donna. La protagonista , anche se non sa leggere e scrivere, è tenace, coraggiosa e soprattutto ben consapevole del suo essere innocente, tanto è vero che farà di tutto pur di ottenere giustizia. Ad aiutarla in questo un giovane avvocato – tal Giuseppe Raffaelli- che finirà pure alla corte di Napoli e riuscirà ad ottenere giustizia per la Faragò, incastrando i veri colpevoli e inducendo Re Ferdinando ad abolire per sempre il reato di stregoneria. Emanuela Bianchi ha conosciuto la figura della Faragò grazie ad un libro che sua madre le regalò mentre stava pensando ad uno spettacolo su Cassandra. Da lì prese il via una volontà profonda di conoscere e ricercare dettagli sulla storia della Faragò. “L’ultima strega. Una storia  vera dalla Calabria del XVIII secolo” edito da Oligo editore, non solo racconta una vicenda umana avvenuta nel Sud d’Italia che si è innestata nella Storia, ma mette in evidenza come il pregiudizio, l’ignoranza, la non conoscenza, la maldicenza portarono spesso, nel corso del tempo, ad accusare degli innocenti trasformandoli in vittime condannate ed escluse da qualsiasi rapporto sociale e umano, come accadde alla Faragò, che però ottenne una riabilitazione e venne completamente scagionata.  Riportando alla luce la vicenda di Cecilia Faragò, ritenuta l’ultima Magara della Calabria, Emanuela Bianchi fa sentire e rivivere la sua voce, la storia di una donna innocente– anche se probabilmente furono molte altre quelle ingiustamente condannate-, ma consapevole delle proprie conoscenze e proprietà. Un figura femminile forte, troppo autonoma, indipendente per quei tempi che voleva giustizia, perché conscia della propria innocenza. Il lavoro teatrale di  Emanuela Bianchi ha avuto un forte impatto su Soveria Simeri, in provincia di Catanzaro, perché ha riportato l’attenzione della popolazione e dei giovani sulla figura della Faragò e l’interesse è così tanto che nella località calabrese, ogni anno, si svolge una rievocazione storica ispirata all’opera teatrale “LaMagara” della Bianchi (Premio della critica Gaiaitalia 2014) , finita poi nel libro edito da Oligo editore.

Emanuela Bianchi, antropologa e attrice catanzarese, ha studiato all’Università di Roma La Sapienza e,nel 2004, ha formato una compagnia teatrale che si concentra sul teatro antropologico e interattivo. 

Source: grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: Marsiglia 1937 di Shanmei, a cura di Paola Rambaldi

13 settembre 2024

Marsiglia 1937 è una storia che evoca i noir di Simenon e i bei film con Jean Gabin, Marlene Dietrich, Humphrey Bogart e Lauren Bacall, ambientati negli anni ‘30. Stessi luoghi, stesse atmosfere.

André Durand, L’alsaziano, è un trentacinquenne biondastro dagli occhi chiari, che si è fatto da solo. Un duro, elegantemente vestito, che ha imparato presto a leggere, scrivere e far di conto per portare avanti le sue attività: un locale con annessa balera e un paio di negozi dislocati nella zona vecchia di Marsiglia, la partepiù malfamata della città.

Un posto rude e pericoloso come i luoghi in cui è cresciuto, dove vive gente brutta, sporca e cattiva che, come lui, ha già provato la galera per un furto, una spiata o per un colpo andato a male, ma che, come lui, non fa la spia e non tradisce i propri complici. Complici che, in cambio del suo silenzio, gli hanno tenuto da parte una ricca parte di bottino, con cui ha potuto rilevare le sue attività. Attività prettamente legali, anche se non disdegna di organizzare altri colpi come il prossimo che ha già in mente. Certo dopo la galera la polizia non ha mai smesso di tenerlo d’occhio e il commissario Pierre Marchal non gli dà tregua soprattutto per una vecchia ruggine che risale a quando erano giovani per colpa di una donna che non era neppure bella.

Intanto Marie Matignon, venticinque anni, arriva a Marsiglia in corriera per raggiungere l’anziana madre con gravi problemi di salute. Una madre anaffettiva che non l’ha mai amata, che l’ha chiamata solo perché non è più in grado di pagarsi le medicine e che vuole che trovi immediatamente un lavoro sul posto per mantenerla.

“So che sei un’inetta, un’incapace, non sai fare nulla, neanche trovarti un marito a 25 anni suonati, ma devi trovarti un lavoro. Abbiamo bisogno di soldi. Le medicine costano e io sono quasi sempre a letto. Esci e vai, finché non hai trovato un lavoro, non tornare”.

Marie è alta, magra, poco vistosa, povera ma elegante. Non indossa gioielli anche perché non ne ha i mezzi. Marsiglia non le piace, ne detesta lo squallore, ma ora sarà costretta a bussare a tutte le porte per elemosinare un lavoro. E sarà proprio André a darle da lavorare. Nel suo locale cercano una guardarobiera. André osserva Marie con occhio critico. Non la trova bella ma è elegante e ha qualcosa di misterioso che l’attira. Al lavoro poi se la cava, è veloce e sorride ai clienti.

Marie è consapevole di essere in un locale equivoco ma ha troppo bisogno di soldi per pensarci. Intanto sua madre muore, il colpo che André aveva in mente comincia a presentare qualche problema e l’attuale amante Jojo non è per nulla contenta dell’arrivo della nuova guardarobiera, per non parlare del commissario Marchal che continua a tenerli d’occhio. Cosa succederà?

Mentre leggi Marsiglia 1937 ti scorrono davanti le immagini del film in bianco e nero che l’autrice ha abilmente confezionato. Una scrittura essenziale dove tutto è descritto in frasi asciutte con colpi di scena rarefatti in favore dell’atmosfera.